STORIA DEL TABACCO

L'uso di fumare è molto antico, giacché sono state trovate pipe dell'epoca del bronzo, fatte di questo metallo. Secondo alcuni la prima origine del fumare deve essere ricercata in cerimonie magiche, di carattere propiziatorio, allo scopo di attirare la pioggia producendo nuvole di fumo. I sacerdoti Aztechi, all'inizio delle cerimonie religiose, usavano soffiare il fumo verso il Sole ed i quattro punti cardinali tramite pipe o direttamente dal tabacco arrotolato. Durante questi riti i sacerdoti, qualche volta, anziché soffiare il fumo lo aspiravano; in questo modo deve essere stato scoperto che il fumo di certe erbe esercitava sull'organismo un potere ipnotico, od eccitante fino all'ebbrezza, permettendo quelle sensazioni che facilitavano la comunicazione con la divinità. Così, progressivamente, dal fumo rituale si passa al fumo piacere.

DALLE AMERICHE A TUTTO IL MONDO

Per l'Europa la storia del tabacco ha inizio con la scoperta dell'America, nell'ottobre del 1492. Il primo europeo a fumare tabacco fu probabilmente un certo Rodrigo de Jeréz, un amico di Cristoforo Colombo, che fu poi imprigionato per questa sua abitudine. Nel 1495, dopo la seconda spedizione di Colombo, il frate Romano Pane, che l'aveva accompagnato, rimaneva ad Haiti e a lui dobbiamo la prima approssimativa descrizione della pianta del tabacco, che gli indigeni chiamavano "cojibà, cohivà, o goli". Egli credeva che gli Indiani fumassero soprattutto per scacciare i moscerini e che usassero l'erba come medicinale in alcune malattie. Ma Don Fernando di Oviedo y Valdéz, governatore di Santo Domingo, dove venne iniziata la prima coltivazione di tabacco, si esprimeva così: " fra le molte sataniche arti gli indigeni ne posseggono una altamente nefasta, e cioè l'aspirazione del fumo delle foglie che essi chiamano tabacco, che produce in loro un profondo stato di incoscienza". Nel 1560 Jean Nicot de Vellemain, ambasciatore di Francia in Portogallo, inviò a Francesco II e Caterina de' Medici dei semi di tabacco, vantandone le virtù curative: diceva che erano efficaci per l'ulcera e le malattie dello stomaco, che curavano piaghe, asma e varie malattie respiratorie e che potevano anche essere usati come dentifricio. Il medico Monardez di Siviglia raccomandava l'uso del tabacco contro i morsi di serpenti e di insetti, contro il mal di testa, i raffreddori e i reumatismi; altri sostenevano che era un rimedio per l'apoplessia e le vertigini; in Gran Bretagna venne addirittura usato come preservativo dalla peste. Per tutte queste sue supposte virtù terapeutiche alla pianta del tabacco vennero attribuiti i nomi di " erba santa" e "panacea". Così nel 1584 un dizionario enciclopedico, compilato da Etienne de Thierry, introduce nella seconda edizione la voce Nicotiana, così definita: "erba di meravigliose virtù contro tutte le piaghe ulcere dermatiti squamose e tante altre cose, che il signor Jean Nicot inviò in Francia e di cui prese il nome". L’uso del tabacco si diffuse rapidamente in Francia, poi in Europa ed in tutto il mondo: in Italia, nel 1561, attraverso un alto prelato, il cardinale Prospero di Santa Croce; in Inghilterra, nel 1565; in Germania, verso il 1570, attraverso gli Ugonotti, protestanti francesi che lasciavano la patria a causa delle persecuzioni; a Vienna, in quegli stessi anni. Nel 1580 raggiunse la Turchia che gli apre le porte all'Asia. In 15 anni raggiunge Giappone, Corea e Cina. In Africa l'ingresso è avvenuto attraverso il Marocco nel 1593. Il secolo XVII vede confermarsi l'espansione del tabacco in tutto il mondo, ma vede anche tentativi abbastanza numerosi, un po' dovunque, di opporsi al suo progresso. In Inghilterra sin dall'inizio del secolo si organizzano "smoking parties" (raduni in cui si fuma) in tutte le classi sociali. 1 bambini vanno a scuola portando una pipa carica invece della merenda; durante la ricreazione, il maestro accende la pipa ed insegna agli alunni a tenerla correttamente. Il tabacco trova però un nemico irriducibile nel re Giacomo I (1566-1625), che denuncia "questa deplorevole abitudine, disgustosa per gli occhi, sgradevole per il naso, pericolosa per il cervello, disastrosa per i polmoni. Tanto che promulgò un decreto contro il fumo. Pare che lo avesse fatto anche perché gli importatori erano spagnoli, suoi acerrimi nemici. Ne scaturì una pesantissima tassa sul tabacco, che contribuì notevolmente alla coltivazione clandestina della pianta. Tuttavia in Francia, all'epoca di Luigi XIII (1601_ 1643), quando era già un'abitudine fumare, alcuni medici iniziarono a considerare il tabacco come una pianta dannosa. Le autorità però tennero una posizione più sfumata, frutto, sin da allora, dello stesso conflitto di interessi che contrappone oggi la salute all'interesse economico: il tabagismo è un male, ma è anche una fonte di entrate. Nel 1621 il cardinale Richelieu aumentò considerevolmente le tasse sul tabacco, come su qualsiasi prodotto di origine coloniale o estera. Anche in altre parti del mondo si imponevano tasse e si perseguitavano i fumatori con pene corporali. In Persia lo scià Abbas, richiamandosi al Corano, fa mozzare il naso agli annusatori di tabacco e tagliare le labbra ai fumatori. In Turchia Amurat IV arrivò sino alla pena di morte, facendo scegliere ai condannati: o l'impiccagione con la pipa tra i denti o il rogo con foglie di tabacco. In Russia i fumatori venivano condannati ad essere bastonati e mutilati, ma lo zar Pietro il Grande tranquillamente fumava in lunghe pipe d'argilla. Anche le donne presero posizione contro il tabacco: a Bayonne, nel 1610, dicono: "è meglio il deretano del diavolo che la bocca dei nostri mariti". Questo perché all'epoca il tabacco, che veniva quasi sempre masticato, era di qualità scadente e rendeva il fiato maleodorante ed i denti marci. Riprendendo gli argomenti della Santa Inquisizione spagnola, il papa Urbano VIII nel 1630 parla di scomunica per i fumatori. Il tabacco, nella forma di cicca o di materiale per la pipa, si estende dalla marina all'esercito. Il soldato mastica, l'ufficiale si prepara la pipa di sera al bivacco. Dopo aver masticato la foglia e poi averla fumata nella pipa, nel mondo si comincia a fiutare il tabacco. Il gesto di prendere un pizzico di tabacco da una apposita scatoletta e di portarlo alle narici si diffonde ampiamente in tutta Europa, questa volta attraverso l'aristocrazia e la borghesia. Se ne fa ben presto una questione di stile. Il gesto è accompagnato da un grazioso movimento del polso che mette in bella mostra il polsino ricamato. L'oreficeria si impadronisce delle tabacchiere, che diventano il dono privilegiato da fare a chi si vuole onorare. Da Luigi XIV a Carlo X essa è il ringraziamento tradizionale del sovrano, i cui lineamenti, spesso circondati da diamanti, sono raffigurati sul coperchio. Fino alla metà del XIX secolo si produce un'enorme varietà di tabacchiere, dal gioiello più favoloso alla modesta scatola di giunco. Ad ogni modo fiutare il tabacco, con la leggera sensazione di ubriachezza che dà il suo odore, comincia a far parte delle tossicomanie minori. Nel 1809 il chimico francese Nicolas L. Vanquelin isola la nicotina.

LA COMPARSA DELLE SIGARETTE

Da Oriente arrivò un giorno una innovazione rivoluzionaria: nel 1832 i soldati mussulmani di Ibraim Pascià all'assedio di San Giovanni d'Acri cominciarono ad infilare un po' di tabacco in cilindretti di carta in cui conservavano la polvere da sparo ed ad accenderli. Inventarono così la sigaretta, che arrivò in Italia nel 1857, nelle tasche dei reduci della spedizione in Crimea. La moda della sigaretta si diffuse a macchia d'olio in tutta Europa, creando una domanda inaspettata delle sigarette turche o delle loro imitazioni inglesi. A partire dal 1860 esse sono già generalizzate ed hanno relegato la cieca da masticare in fondo alle miniere e la pipa nei bivacchi militari. La guerra civile americana (1861-65) introduce un tipo di sigarette fatte di tabacco americano, di colore chiaro, più aromatico e più dolce. Ancora una volta la guerra mise l'economica sigaretta nelle mani dei soldati, prima dei confederali, poi di quelli dell'unione. Dopo aver provato qualche sigaretta con questo insolito tabacco, i nuovi fumatori sentivano l'impellente necessità di fumare di nuovo. Pertanto l'industria delle sigarette aveva generato un nuovo e potente vizio. Il successo della sigaretta fu talmente rapido che già nel 1868 venne fondata l'Associazione francese contro l'abuso del tabacco. Ben presto i commercianti di tabacco ebbero l'idea di servirsi di annunci pubblicitari per attirare nuovi clienti. Una macchina brevettata nel 1880 produsse sigarette in serie e contribuì a tenere bassi i prezzi, mentre foto di divi dello sport e di ragazze sorridenti resero popolare tra il pubblico maschile l'immagine della sigaretta.

LE GUERRE MONDIALI

Secondo lo storico Robert Soliel i due metodi più importanti per diffondere il consumo di sigarette sono stati la pubblicità e la guerra. Infatti il consumo aumentò vertiginosamente con la prima guerra mondiale: la produzione americana passò da 18 miliardi di sigarette nel 1914 a 47 miliardi nel 1918. A questo contribuì una crociata per fornire sigarette gratis ai soldati: il loro effetto narcotico era considerato utile per combattere la solitudine al fronte. Una canzone inglese del tempo di guerra suggeriva: "chiudi i tuoi problemi nello zaino, mentre hai un fiammifero per accendere la sigaretta". Coloro che si erano convertiti al fumo da soldati, divennero buoni clienti anche dopo la guerra. La pubblicità fece sì che gli americani continuassero a comprare sigarette anche durante e dopo la depressione economica del 1929. Furono stanziate somme colossali (circa 75.000.000 di dollari del 1931) perla promozione delle sigarette come aiuto per mantenersi snelli, come alternativa ai dolciumi; film che esaltavano dive fumatrici, come Marlene Dietrich, contribuivano a creare un'immagine sofisticata che colpì anche le donne . Così nel 1939, alla vigilia di un'altra guerra mondiale, le donne americane si unirono agli uomini nel consumare 180 miliardi di sigarette. Quando scoppiò la II guerra mondiale, di nuovo i soldati ebbero le sigarette gratis. Nell'Europa postbellica ad un certo punto le stecche di sigarette sostituirono la valuta nel mercato nero: i soldati americani di stanza in Europa compravano sigarette prodotte con le sovvenzioni governative per pochi centesimi e con esse pagavano tutto: dalle scarpe nuove alle ragazze. Nella sua marcia trionfale alla conquista del mondo, spesso il tabacco ha avuto come principali alleati nei fatti anche coloro che si dichiaravano suoi avversati a parole. Questi ambigui rapporti continuano: ad esempio, le Poste italiane hanno emesso nel 1982 un francobollo contro il fumo, che si acquistava dallo stesso venditore delle sigarette del Monopolio di stato.

TABACCO E SALUTE

Nelle scuole elementari americane anni fa una campagna per l'educazione antifumo cominciava con un indovinello. "Nasce come stramberia, si trasforma in costume, diviene vizio, finisce piaga dell'umanità". Come stramberia la portano in Europa i reduci delle esplorazioni colombiane. Le prime notizie storiche le troviamo nella "Storia Generale delle Indie" di Bartolomeo de la Casas in cui si legge al riguardo che gli indiani " mischiano il fiato con il fumo di un'erba chiamata "petum" e soffiano come dannati". Il "petum" o "tabago" veniva annusato, masticato o fumato in delle specie di pipe di pietra rossastra. Sia per I Maya, che per i pellirosse il far ardere il tabacco rappresentava un fatto religioso e voler osannare il Dio Balan , il dio dei quattro venti, che accendeva con i suoi lampi e le sue fumate ( le nuvole) il cielo. Ma le testimonianze degli esploratori sono comunque concordi nell'affermare che " inghiottire fumo prende più tempo che lavorare...". Sembra che a portare il tabacco in Europa fosse il frate Romano Pace; sicuramente in Spagna venne introdotto nel 1559 da Gonzalo Fernadez de Toledo: Si diffuse a livello diplomatico in tutto il continente quando l'ambasciatore portoghese Jean Nicot fece omaggio a Caterina de Medici non solo delle foglie ma anche dei semi delle piante che venne denominata dal nome di Nicot "Herba nicotina". Credo che pochi, anche tra i più incalliti fumatori sono a conoscenza dell'origine del nome tabacco e nicotina. Ma andiamo avanti con qualche ricordo di storia: in Italia venne introdotta nel 1579 dai Cardinali Santa Croce e Tornabuoni. Nelle buona borghesia l'ora del fumo precedette cronologicamente di almeno due secoli l'ora del te. Già nel 1600 gli Stati (prima l'Inghilterra, seguita dalla Francia e poi dagli altri)pensarono di far fruttare il vizio costituendo i Monopoli. Ma intanto nel 1650 alla corte di Savoia si ballava "il ballo del tabacco", segno del favore goduto dalla moda. Nel 1700 tabaccavano tutti: papi, re , cardinali, ambasciatori , medici e parroci. Il vizio o l'abitudine finì anche per contagiare le donne. M.M., la suora che divideva i suoi favori tra l'abate di Bernis e Casanova, regalò a quest'ultimo una tabacchiera che aveva un doppio segreto. Tirando il fondo della scatoletta appariva il suo ritratto in abiti monastici, ma spingendo su un angolo si apriva un coperchietto che la mostrava tutta nuda distesa su un materasso nero. Sempre nel 1700 alcune dame fondarono poi l'ordine della Tabacchiera. Vi si legge :"Noi Cavalieresse dell'Ordine della Tabacchiera, dichiariamo di non aver trovato fino ad oggi nulla all'infuori del tabacco degno di farsi amare costantemente da noi. Il tempo ci fa trovare dei difetti nei nostri amanti, dell'ingratitudine nelle nostre amiche, del ridicolo in una moda che noi cambiamo 4 volte all'anno. solo il tabacco noi troviamo degni di essere amato. Nel 700 infine gli si ritenevano qualità medicamentose: era decisivo per combattere la peste, le ulcere gastriche e le polmoniti erano purificate con dense nuvole aspirate nella cassetta toracica; le piaghe perdevano la loro virulenza dopo essere state affumicate; gli epilettici ritrovavano un equilibrio dopo robuste pipate. Non parliamo poi dei piccoli malessere, tipo emicranie, capogiri, nausee; le carie dentarie erano poi intossicate dal fumo. Dall'uso e all'abuso di tale panacea il passo era breve: un sigaro, quando si è fuori forma, una fiutatina di tabacco per schiarire le idee annebbiate e il tabacco diventa costume. L'origine della sigaretta sembra che sia stata inventata durante la guerra di Crimea, quando un carico di pipe colò a picco e ai soldati venne l'idea di arrotolare il tabacco nei contenitori di carta della polvere da sparo. Per molti anni la sigaretta non interessò i fumatori di pipa e di sigari, perché ritenuta troppo dolciastre o insipida ma quando , tra le due guerre mondiali, i trinciati si fecero più forti, quello che prima era un vizio ora divenne una piaga che si estendeva sempre più, spinto dall'avvio delle necessità industriali: Tale necessità sui sposò dopo la seconda guerra mondiale con lo sviluppo della pubblicità che indirizzò , come ancor oggi, i costumi e le abitudine della collettività. E con questa triste constatazione finisce o meglio si interrompe la storia del fumo e del tabacco, una storia che ci serberà ancora però capitoli interessanti. E con questa triste constatazione finisce o meglio si interrompe la storia del fumo e del tabacco, una storia che ci serberà ancora però capitoli interessanti. Saranno i capitoli , aperti nel 1964 con il rapporto Terry, che mettono in luce l'azione negativa del fumo, inserendolo in una situazione sempre più grave di inquinamento atmosferico. La fine degli anni ottanta vedono salire in tutto il mondo i movimenti cosiddetti dei "verdi" che vogliono mettere in luce gli aspetti negativi della commercializzazione e industriali per far ritornare in vita l'aspetto naturalistico dell'uomo. Il fumo ha cessato di essere un fatto individuale, una scelta personale e in definitiva insindacabile nel momento in cui ci si è accorti che il fumo passivo, cioè il fumo che la vicinanza di un fumatore ti costringe a inalare, è anch'esso nocivo. Agli inizi degli anni ottanta un giapponese, Takeshi Hirayama, pubblicò uno studio statistico che dimostrava che in un campione di 50.000 donne sposate, le mogli dei fumatori pur non essendo fumatrici si ammalavano di cancro del polmone con frequenza doppia delle mogli dei fumatori. Da allora, in alcuni popoli più degli altri, ma in generale ovunque, se ti fumano addosso non è più un gesto maleducato ma un attentato alla tua salute. Questa in breve la storia del tabacco e di come si fuma; si potrebbe riassumere così la sua storia: nascita, vita e morte di una stramberia che è diventata una abitudine e un vizio.

 
 
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Organizzazione dell' Istituto Sperimentale per il Tabacco, Scafati (SA) In conformità alle norme per il riordinamento della sperimentazione agraria contenute nel decreto del Presidente della Repubblica 23 novembre 1967, n. 1318 ed in base alla legge 6 giugno 1973, n.156 viene istituito l'Istituto Sperimentale per il Tabacco con sede in Scafati. L'Istituto provvede agli studi e alle ricerche riguardanti: la genetica, il miglioramento e la costituzione delle varietà coltivate, il controllo della produzione e della certificazione del seme; la biochimica; le tecniche di coltivazione e di cura; la difesa fitosanitaria in campo e in magazzino; le tecniche di lavorazione, di fermentazione e di trasformazione del tabacco, nel quadro delle esigenze dell'industria manifatturiera, nonché le indagini economiche sulla produzione, lavorazione e commercio del tabacco. L'Istituto è articolato in sei Sezioni Operative Centrali (OPC) e in Sezioni Operative Periferiche (SOP) in Lecce, Bovolone e Roma. Le funzioni, i programmi, le attrezzature ed i relativi mezzi finanziari delle singole Sezioni saranno determinati nel programma di riordinamento dell'Istituti, che dovrà assicurare e definire una relativa autonomia operativa delle Sezioni. In particolare la Sezione Operativa di Lecce dovrà disporre della Sez ione di biochimica e del tabacchificio sperimentale anche per la trasformazione e fermentazione dei tabacchi di seme levantino. I particolari settori di ricerca delle singole Sezioni Operative sono determinati secondo le disposizioni contenute nell'articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 23 novembre 1967, n.1318 . Le Sezioni Operative Centrali sono: Sezione di Genetica Sezione Tecniche di Lavorazione Sezione di Tecniche Colturali Sezione di Cura e Fermentazione Sezione Biologia e Difesa Sezione di Biochimica La legge costitutiva è stata abrogata dall'art.9, comma 10, D.Lgs. 29 ottobre 1999, n.454 Dal 1993, data di messa a riposo dell'ultimo Direttore Ordinario dell'IST prof. Marcelli, l'Istituto ha avuto una serie di vicissitudini che ne hanno condizionato il funzionamento legate soprattutto alle seguenti cause: l'alternanza dal 1993 al 2004 di undici Direttori incaricati con un avvicendamento quasi annuale, finanziamenti ridotti sufficienti appena a coprire l'ordinario funzionamento della struttura, un'attività di ricerca non omogenea svolta nell'ambito delle diverse Sezioni dovuto soprattutto alla diversa specializzazione. Alcune Sezioni come quelle di Biologia e Difesa, di Genetica, Biochimica e Tecniche Colturali si sono potute meglio relazionare con altri Enti ed Organismi di ricerca sfruttando appieno i limitati finanziamenti e svolgendo soprattutto attività di laboratorio. L'attività svolta, infatti, ha consentito di produrre nell'ultimo triennio una serie di pubblicazioni su riviste nazionali ed internazionali (120), di cui alcune con I.F. elevato (V. elenchi allegati). L'attività svolta nell'ambito sia della Sezione di Tecnica delle Lavorazioni che di quella di Cura e Fermentazione , ha presentato maggiori difficoltà legate soprattutto sia al tipo di ricerca, unica sul territorio nazionale, ed alla limitata possibilità di instaurare collaborazioni scientifiche con altri Enti. Nel 2002-2003 sono stati completati sei progetti internazionali sul miglioramento della qualità del tabacco e delle tecniche produttive, in vista di una riduzione della pericolosità del fumo e dell'impatto ambientale, finanziati dalla Comunità Europea nell'ambito di una iniziativa denominata Tobaco Research and Information. Nel 2004 l'attività di ricerca svolta e quella programmata per il 2005 ha subito una notevole modifica grazie sia all'applicazione della legge di riforma degli Istituti ed alla costituzione del C.R.A. ma soprattutto alla definitiva affermazione, a livello di Comunità Europea e del nostro Ministero delle Politiche Agricole, del convincimento della pericolosità del fumo di tabacco per la salute umana. Pertanto, questa svolta definitiva di politica agricola, sommata alla già preesistente decisione del Fondo Comunitario del tabacco di utilizzare le somme disponibili per il sostegno di iniziative miranti alla riconversione dei tabacchicoltori, impone all'Istituto Sperimentale per il Tabacco (IST) la scelta di filoni di ricerca rivolti alla individuazione di specie vegetali che sostituiscano il tabacco, assicurando redditi equivalenti o superiori. E' in quest'ottica che si sta muovendo l'IST con un importante programma di ricerca ( Co.Al.Ta. 1 in corso e Co.Al.Ta. 2 in fase di approvazione), coinvolgente anche Istituzioni di ricerca diverse e contemplante lo scopo ultimo di stabilire quali possano essere le altre specie vegetali (orticole, cereali, officinali ecc.) alternative alla coltivazione del tabacco. Nonostante questo orientamento venga ritenuto ormai ineluttabile, va sottolineato che nel corso del 2004 le attività, ordinaria, straordinaria e collaterale, dell'IST si sono mantenute nei canali di ricerca propri della Istituzione ed incentrate su aspetti diversi della coltivazione del tabacco, molti dei quali già tracciati negli anni trascorsi. A tal proposito va senz'altro ricordato che molti programmi, a suo tempo inoltrati con le opportune schede previste dal Ministero, sono rimaste a livello progettuale perchè mai sovvenzionate. Più oltre verranno citate, in opportuni quadri sinottici, sia le attività ordinarie che quelle straordinarie e collaterali previste per il 2005. Ancora rimandando nell'illustrazione delle attività dell'IST, va evidenziato che già alcune delle ricerche proposte da questa struttura hanno sposato tematiche che possono ritenersi proprie di un piano di riconversione: esempio la ricerca sulle piante officinali. Altre tematiche di ricerca sono, invece, rimaste coerenti ai filoni tradizionali e istituzionali dell'IST. Ricordiamo: l'impiego di prodotti brachizzanti per il controllo della crescita, in semenzaio, delle piante di tabacco, allevato con il float - system; contenuto di nicotina e di alcuni alcaloidi minori , precursori di sostanze nocive nel fumo, in tabacchi prodotti in Italia; analisi della variabilità genetica in tabacco mediante marcatori molecolari ; uso alternativo e studio della mutagenicità del condensato di tabacco ; ordinamenti colturali per gli ambienti meridionali coinvolgenti il tabacco e le colture orticole; costituzione di linee di tabacco resistenti a nematodi root - knot ( Meloidogyne incognita e Meloidogyne javanica ), ottimizzazione delle tecniche agronomiche e delle condizioni di cura in funzione della qualità merceologica del tabacco Burley ; produzione di tabacco Burley e Bright con la tecnica della ridotta ( minimum - tillage ) o nulla ( no - tillage ) lavorazione del terreno. Le conclusioni di queste ricerche daranno sicuramente indicazioni utili a quegli imprenditori agricoli che vorranno proseguire la loro attività di tabacchicoltori. Ad esempio la ricerca incentrata sul no-tillage ed il minimum-tillage può risultare particolarmente interessante per i tabacchicoltori veneti che ancora oggi mostrano un grande interesse a questa solanacea, potendo essi impossessarsi di tecniche colturali mirate a ridurre i costi di coltivazione, a conservare un buono stato colturale del suolo e a ridurre l'incidenza di alcuni parasiti tellurici. Non meno utili, per i risvolti pratico - applicativi sono le ricerche, anch'esse bene illustrate nelle allegate schede, che riguardano l'effetto migliorativo dei brachizzanti su piantine prodotte con il float-system ; contenuti in metaboliti dannosi all'uomo in fumo di tabacco, ecc.. I programmi illustrati nelle schede dimostrano chiaramente, che, a livelli diversi, sono coinvolte tutte le sezioni e tutti i ricercatori dell'IST e che, in moltissimi casi, vengono citate collaborazioni con altre strutture, qualificate, di ricerca appartenenti ad altri Enti (es. Università, C.N.R., ecc..) che potranno con le loro particolari specializzazioni, corroborare le operatività. Da quanto sinteticamente ricordato e tenuto conto del contenuto delle allegate schede si evince che, ancora una volta, i ricercatori dell'IST hanno dimostrato un'ottima e aggiornata conoscenza delle problematiche più attuali legate alla coltivazione del tabacco. Se ci è consentita di ribadire un'ultima considerazione sulla operatività dei ricercatori coinvolti, va ricordato che essa è stata pesantemente ostacolata, in passato dalla carenza di fondi e da una mancanza di giovani ricercatori, che ci si augura con il passaggio al C.R.A., siano messi generosamente a disposizione dell'IST nel prossimo futuro. Il Monopolio italiano dei tabacchi, subentrante nel 1862 alle analoghe istituzioni operanti negli Stati della penisola prima dell'unità, dopo un lungo periodo di consolidamento, si convinse dell'opportunità di attivare un Istituto di sperimentazione dei tabacchi, per contribuire al miglioramento della produzione nazionale e ridurre il pesante disavanzo commerciale del settore. L'attività dell'Istituto si sarebbe esplicata mediante la ricerca agronomica e tecnologica e la formazione dei quadri tecnici del Monopolio, incaricati di fornire una capillare e minuziosa assistenza ai coltivatori, nel contesto di un settore allora verticalmente integrato. L'idea era stata del dott. Leonardo Angeloni, tecnico del Monopolio esperto di miglioramento genetico del tabacco, e del prof. Orazio Comes, illustre botanico della Scuola Superiore di Agricoltura di Portici, dotto nicozianologo, autore, tra l'altro, di una celebre Monographie du genre Nicotiana, comprenant le classement botanique des tabacs industriels, di una ben documentata Histoire, géographie, statistique du tabac - son introduction et son expansion dans tous les pays e di una classificazione dei tabacchi coltivati, Delle razze dei tabacchi - filogenesi, qualità ed uso. Lo stesso Comes, che conosceva molto bene l'area di Pompei, per aver studiato l'iconografia botanica delle rovine della città sepolta dal Vesuvio, indicò una sede idonea a poca distanza dagli scavi nell'ex "Regio Polverificio Militare", dotato di quindici ettari di fertile terreno irriguo, tra il fiume Sarno e il canale Bottaro, nel comune di Scafati e nella circoscrizione tabacchicola di Cava dei Tirreni. Per il Regio Istituto Sperimentale per la coltivazione dei Tabacchi, istituito con Decreto Reale n. 110 del 25 aprile 1895 e posto sotto la vigilanza del Ministero delle Finanze, venne costruita una sede su progetto dell'ing. Carlo Gaetano Chelli, funzionario del Monopolio. La direzione venne affidata al dott. Leonardo Angeloni, che organizzò l'Istituto in tre divisioni o reparti tecnici e un ufficio amministrativo. Il reparto scientifico-didattico, con laboratori di chimica, microscopia e batteriologia, era dedicato alla ricerca e alla formazione, mentre i reparti agrario e industriale curavano la fase che oggi si direbbe di sviluppo, in riferimento ai due poli della filiera. Vennero presto attivati corsi di insegnamento e aggiornamento per tecnici qualificati e operatori. I temi affrontati riguardavano in particolare i tabacchi da sigari, prodotto ancora maggioritario nel consumo: miglioramento genetico, operazioni di coltura e cura, fermentazioni, condizionamento e conservazione del tabacco in foglia. Lo stesso Angeloni diede un contributo rilevante al miglioramento genetico, costituendo cultivar di tabacchi da sigari adatte agli ambienti italiani e ancora in coltura, con una metodologia di reincrocio che a un contemporaneo studioso nordamericano della materia, lo Shamel, risultava abbastanza audace, in contrasto con la convinzione, sua e di altri esperti americani, che l'incrocio non potesse essere di alcuna utilità nel miglioramento genetico del tabacco. Per i meriti riconosciuti al suo promotore e primo direttore, con Regio Decreto n. 974 del 30 giugno 1921, l'Istituto venne intitolato a Leonardo Angeloni, ed è lecito paragonare la funzione esercitata dall'Angeloni per il progresso della tabacchicoltura italiana a quella del contemporaneo Strampelli per la cerealicoltura. Con il ritiro dell'Angeloni l'attività dell'Istituto per la diffusione e il consolidamento della tabacchicoltura si estese ai tipi di tabacco orientali (da sigari fini e sigarette) e nordamericani chiari (Maryland, Burley e Virginia Bright, per sigarette di gusto speciale). L'Istituto fu articolato in sette sezioni: agronomia e genetica pratica; industriale; biologia; patologia; chimica agraria; zimologia; bibliografia, fotografia scientifica, economia della coltivazione e industria. Inoltre vi era un reparto autonomo di costruzioni e meccanica. Le attività di sperimentazione potevano giovarsi di numerosi campi sperimentali situati nei 9 compartimenti di coltivazione del tabacco di Verona, Bologna, Firenze, Arezzo, Perugia, Cava dei Tirreni, Benevento, Palermo, e Sassari. Il livello di integrazione verticale del settore e la partecipazione dell'Istituto all'assitenza tecnica, sia direttamente che mediante i corsi di formazione dei tecnici, consentiva di avere un quadro adeguato dei problemi e delle priorità di intervento. Ciò tuttavia non impedì il perseguimento di ricerche più "di base", prevalentemente nei campi botanico e genetico, che diedero notorietà al dott. Achille Splendore, seguito all'Angeloni nella direzione dell'Istituto, e al dott. Giuseppe Emilio Anastasia. Nel primo trentennio di vita l'Istituto costituì, secondo l'espressione dello studioso russo-austriaco Igor Bolsunov, "la mecca della tabaccologia", ispirando imitazioni in vari altri paesi. Il "Bollettino Tecnico" dell'Istituto di Scafati, pubblicato con continuità fin dai primi anni, divenne un veicolo privilegiato per la diffusione degli studi sul tabacco. A segno della notorietà raggiunta dall'Istituto lo Splendore fu invitato dal governo brasiliano ad organizzare la sperimentazione e la tabacchicoltura di quel paese. Altre istituzioni a supporto della tabacchicoltura Negli anni tra le due guerre mondiali si ebbe un'espansione delle strutture di supporto alla tabacchicoltura, interpretabile sia come fenomeno imitativo, e quindi riprova del successo dell'Istituto di Scafati, sia come fenomeno rivelatore di una non corrispondenza alle attese di tale Istituto. Il moltiplicarsi delle strutture non sembra tuttavia aver portato a una crescita nell'incisività della ricerca. Nel 1924 il Monopolio aprì una sezione dell'Istituto a Verona, associandola in un medesimo fabbricato alla manifattura dei tabacchi e alla direzione compartimentale delle coltivazioni, con compiti di sviluppo relativamente ai tabacchi scuri nell'area veronese, anche attraverso corsi teorico-pratici sulla produzione e cura del tabacco Kentucky. Nel 1929 venne costituito dal Gruppo Industriali del Tabacco l'Ufficio Nazionale di Protezione del Tabacco Italiano, con sede in Roma, allo scopo di completare in campo tecnico ed economico l'attività del Gruppo. Dotato di un nuovo statuto e di personalità giuridica con Regio Decreto 10 dicembre 1931 n. 1820, assumeva il nome di Ente Nazionale per la Protezione del Tabacco Italiano, e successivamente, con Regio Decreto 4 luglio 1935 n. 2265, diventava Ente Nazionale per il Tabacco, con compiti di promozione di studi e sperimentazioni sul tabacco, di assistenza ai produttori e ai rivenditori, e di supporto all'esportazione dei tabacchi greggi. A sostegno dell'attività degli Istituti di Scafati e di Lecce, l'Ente finanziava sperimentazioni in campo, costruzioni di strutture (semenzai a Lecce, Sezione di Zimologia del tabacco a Scafati), corsi di specializzazione (Scafati), stampa di libri e materiale informativo. Inoltre finanziava borse di studio per la formazione di tecnici qualificati, erogava premi ai coltivatori, e produsse documentari filmati sui processi di coltivazione e manifattura dei tabacchi oltre a un film di fantasia sul tabacco. Nel 1930 venne istituito a Lecce dai concessionari delle coltivazioni del Salento l'Istituto Sperimentale per la Tabacchicoltura Salentina "Luigi Starace Cilento", articolato in sezioni di agronomia, biologia, trasformazione industriale, propaganda e assistenza ai tabacchicoltori, con compiti di studio e sperimentazione sui tabacchi levantini. L'Istituto era sostenuto finanziariamente dai concessionari: per esempio nel 1931 i contributi a favore dell'Istituto ammontavano, per ogni quintale netto di prodotto consegnato e ammesso al pagamento, a L. 2 per la varietà Xanthi, L. 1,50 per la Perustitza, e L. 1 per l'Erzegovina. L'Istituto ottenne il riconoscimento giuridico con Regio Decreto 25 maggio 1936 n. 1161. Nell'ambito della politica autarchica del periodo queste strutture contribuirono probabilmente a ridurre le importazioni di prodotto greggio, scese dal 71% del consumo totale nel 1915 al 10% nel 1935. Tuttavia una stanchezza delle istituzioni, tra le cui cause si può includere l'organizzazione dirigistica e burocratica e una scarsa cura per la formazione di ricercatori professionali, doveva essere palese se nel 1942 l'Ente Nazionale per il Tabacco proponeva di costituire ancora un Centro di Studi e Ricerche sul Tabacco, con lo scopo di potenziare le attività di ricerca nel settore, adducendo a motivo le difficoltà in cui si era venuto a trovare l'Istituto "Leonardo Angeloni", impegnato con poco personale scientifico in una notevole mole di lavori. Lo stato di guerra non consentì comunque la realizzazione di tale disegno. L'Istituto Scientifico Sperimentale per i Tabacchi di Roma L'argomento fu ripreso a guerra appena conclusa, nel 1946, accorpando, con Decreto Legislativo Luogotenenziale del 26.3.1946 n. 297, nell'Istituto Scientifico Sperimentale per i Tabacchi (ISST), con sede in Roma e ancora sotto la vigilanza del Ministero delle Finanze, i tre Enti esistenti all'epoca: l'Istituto "Leonardo Angeloni", l'Ente Nazionale per il Tabacco, e l'Istituto per la Tabacchicoltura Salentina. Con D.M. del 26.3.1946 veniva fissato lo statuto e la sede di Scafati veniva organizzata in quattro Sezioni: agraria, chimica, tecnologica, culturale (documentazione, biblioteca, rapporti con l'estero, corsi didattici). La Sezione di Verona nel 1954 acquisiva un'area a Bovolone (VR), costruendovi un locale per la cura ad aria di notevoli capacità, un magazzino-tabacchificio per la cura, fermentazione e lavorazione di tutti i tipi di tabacco, una serra e una palazzina per uffici e laboratori. Nel 1957 la Sezione di Lecce acquisiva una nuova sede costruendovi nuovi laboratori scientifici. Nel 1968 venne costruita una nuova sede anche a Scafati, ritenendosi non più idoneo l'edificio costruito appena una settantina di anni prima e che successivamente avrebbe subito dal terremoto del 1982 lesioni tali da renderlo inagibile. Per un quarto di secolo ancora il nuovo Istituto continuò ad affiancare alle attività di ricerca e sviluppo i corsi di formazione, tenuti a Casalina (Perugia), in convenzione con la Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Perugia e la Fondazione per l'Istruzione Agraria, con docenti dell'Università, tecnici del Monopolio e dell'Istituto di Scafati. In questo periodo l'Istituto contribuì a promuovere lo sviluppo di una cooperazione internazionale in campo scientifico, partecipando alla fondazione del Centro di cooperazione per la ricerca sul tabacco (CO.RES.TA.), con sede a Parigi, che finora ha provveduto a mantenere un'aggiornata bibliografia tabaccologica, ad organizzare congressi scientifici annuali e a costituire un ambito di lavoro internazionale sulle tematiche agronomiche, tecnologiche e del fumo. Negli anni '60 l'Istituto fu particolarmente coinvolto nella messa a punto di varietà resistenti e metodi di lotta contro la peronospora del tabacco, comparsa in Italia nel 1960 con distruzioni molto estese delle colture. L'Istituto Sperimentale per il Tabacco di Scafati L'ISST rimaneva tuttavia afflitto da dirigismo e burocratizzazione, dovuti a una gestione quasi diretta da parte del Monopolio, ed entrò in una fase di stallo quando, con l'instaurazione del mercato comune europeo, il primo regolamento comune del tabacco liberalizzò la coltivazione, assicurandole protezione e sostegno a carico della Comunità. Dopo una fase di incertezze, il destino dell'Istituto 1fu deciso in sede parlamentare, con la Legge 6 giugno 1973, n. 306, che istituiva l'Istituto Sperimentale per il Tabacco (IST) e lo collocava tra gli Istituti di ricerca e sperimentazione agraria vigilati dal Ministero dell'Agricoltura e Foreste, oggetto essi stessi di una recente ristrutturazione, sancita dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 1318 del 23.11.1967, con la quale 52 entità, di cui 35 direttamente dipendenti dal Ministero dell'Agricoltura, venivano sistemate sotto la denominazione di 22 Istituti di Ricerca e Sperimentazione Agraria, con altrettante sedi centrali e numerose sezioni periferiche disseminate sul territorio nazionale. Con il D.P.R. 1.4.1978 n. 245 i 23 Istituti sono stati inseriti tra gli Enti pubblici regolati dalla Legge 20.3.1975 n. 70, senza tuttavia cambiare lo stato giuridico del personale, inquadrato in ruoli del Ministero dell'Agricoltura. La recente Legge 4 dicembre 1993, n. 491, che ha istituito il Ministero delle Risorse Agricole, Alimentari e Forestali, prevede (art. 6, comma 2c) che "al fine di orientare le strategie di intervento nel settore agroalimentare e forestale, gli Istituti di ricerca e sperimentazione agraria ... saranno riordinati in un unico ente ...". Il compito della riorganizzazione passa infine al nuovo Ministero per le Politiche Agricole, istituito con Decreto Legislativo del 4/6/1997. Organizzazione dell'IST L'Istituto Sperimentale per il Tabacco ha per scopo, secondo l'art. 2 della Legge istitutiva, gli studi e le ricerche riguardanti: la genetica, il miglioramento e la costituzione delle varietà coltivate, il controllo della produzione e della certificazione del seme; la biochimica; le tecniche di coltivazione e di cura; la difesa fitosanitaria in campo e in magazzino; le tecniche di lavorazione, di fermentazione e di trasformazione del tabacco, nel quadro delle esigenze dell'industria manifatturiera; le indagini economiche sulla produzione, lavorazione e commercio del tabacco. Con D.M. 28.2.1976 vennero istituiti i settori di ricerca, articolando l'IST in sei sezioni centrali (genetica, biochimica, tecniche agronomiche, biologia e difesa fitosanitaria, cura e fermentazione, tecniche di lavorazione e trasformazione) nella sede di Scafati, e in tre sezioni periferiche, situate a Lecce (tabacchi levantini), Bovolone (tabacchi scuri, Kentucky e Virginia) e Roma (indagini economiche). La Sede di Scafati dispone di laboratori per analisi chimiche, biochimica, biotecnologie vegetali, patologia vegetale, batteriologia, entomologia, pedologia, analisi fisiche e tecnologia di trasformazione del tabacco in foglia, di camere climatizzate di crescita, e di un annesso campo sperimentale di 12 ettari, con serre e installazioni per i vari tipi di cura del tabacco. Laboratori di pedologia e biotecnologie vegetali e aziende agricole sperimentali si trovano anche presso le sezioni di Bovolone e di Lecce. E' disponibile una biblioteca specializzata nelle discipline afferenti al tabacco, con numerosi periodici scientifici disciplinari e di settore. La collezione di germoplasma comprende oltre un migliaio di linee di Nicotiana tabacum, 130 linee di N. rustica, e un centinaio tra specie e accessioni di Nicotiana. La dotazione organica di personale, stabilita con Decreto Ministeriale del 18.3.1994, prevede, oltre il direttore e 9 direttori di sezione, 1 dirigente di ricerca, 10 primi ricercatori, 12 ricercatori, 4 tecnologi, 14 collaboratori tecnici enti di ricerca (T.E.R.), 3 collaboratori di amministrazione, 16 operatori di amministrazione, 23 operatori tecnici, 6 ausiliari di amministrazione, 2 ausiliari tecnici. Attualmente l'organico comprende 82 persone, di cui 24 nei ruoli scientifici, 44 nei ruoli tecnici e 14 nei ruoli amministrativi. La Legge istitutiva dell'IST definiva soltanto in parte l'organizzazione dell'Istituto e demandava ad azioni successive la sistemazione del patrimonio immobiliare ricevuto in uso dall'ISST. La composizione del Consiglio di Amministrazione, con rappresentanti di tutte le regioni tabacchicole, oltre che delle principali associazioni dei produttori e dei trasformatori, ma nessun rappresentante del Monopolio, manifestava la volontà di reagire al dirigismo del passato e una fiducia forse eccessiva nella possibilità di trovare mercati diversi dal Monopolio per il tabacco in foglia, ma rompeva l'integrazione verticale nel segmento a valle della filiera, rendendo più difficile un'adeguata percezione dei problemi. D'altra parte la pletorica rappresentanza politico-sindacale non favoriva la capacità decisionale del Consiglio. Infatti venti anni non sono bastati per risolvere la questione patrimoniale della sede di Scafati, le cui strutture in tale condizione accumulano problemi dalla soluzione sempre più onerosa. Sezione in costruzione Attività editoriale Bollettino Tecnico della coltivazione dei tabacchi, dal 1902 al 1941, comprendente lavori originali sulle ricerche dell'Istituto, sintesi della letteratura tabaccologica e informazioni congiunturali sul settore relative all'Italia e all'estero. Bollettino dell'Istituto Sperimentale "L. Starace Cilento", 1931-41. Collana di Pubblicazioni Scientifiche e Tecniche, dal 1946 al 1973, comprendente vari trattati tecnico-scientifici sul tabacco e sulle tecnologie di produzione. Monografie del Regio Istituto di Scafati, dell'Ente Nazionale per il Tabacco, dell'Istituto Sperimentale per la tabacchicoltura salentina e dell'ISST. Conversazioni pratiche di tabacchicoltura, dal 1955 al 1971. Il Tabacco, fondato da Carlo Alessandro Mosso a Roma nel 1897 come "Organo dell'Industria e del Commercio del Tabacco", curato dall'Ente Nazionale per il Tabacco dal 1934 al 1943, dall'ISST dal 1946 al 1973, e dall'IST dal 1993. Annali dell'Istituto Sperimentale per il Tabacco, dal 1973 al 1992. Per ulteriori informazioni Bollettino Tecnico - Regio Istituto Sperimentale per la Coltivazione dei Tabacchi, Scafati. Dal 1902 al 1941. Botti G. - L'Ente Nazionale per il Tabacco - L'Avanguardia Rurale VIII (3), 39-41 (1937). Decreto del Presidente della Repubblica 23 novembre 196318 -Norme per il riondella sperimentazione agraria - Suppl. ord. Gazzetta Ufficiale 18 gennaio 1968, n.14. Decreto del Presidente della Repubblica 1 aprile 1978, n. 245 - Conferma, ai sensi dell'art. 3 della Legge 20 marzo 1975, n. 70, degli istituti di ricerca e sperimentazione agraria di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 novembre 1967, n. 1318 e alla legge 6 giugno 1973, n. 306 - Gazzetta Ufficiale n. 156, 7 giugno 1978. Decreto Legislativo Luogotenenziale 26 marzo 1946, n. 297 - Istituzione dell'Istituto Scientifico Sperimentale per i Tabacchi - Gazzetta Ufficiale n. 114, 17 maggio 1946. Decreto Ministeriale 26 marzo 1946 - Regolamento dell'Istituto Scientifico Sperimentale per i Tabacchi - Gazzetta Ufficiale n. 114, 17 maggio 1946. Decreto Ministeriale 28 febbraio 1976 - Settori di ricerca dell'Istituto Sperimentale per il Tabacco. Il Tabacco - Organo dell'Industria e del Commercio del Tabacco, Roma. Dal 1897 al 1933. Il Tabacco - Ente Nazionale per il Tabacco, Roma. Dal 1934 al 1943. Il Tabacco - Istituto Scientifico Sperimentale per i Tabacchi, Scafati. Dal 1946 al 1973. L'Istituto Sperimentale di Scafati - Il Tabacco, Annuario 1920-1921, 135-146, 1921. Legge 6 giugno 1973, n. 306 - Istituzione dell'Istituto Sperimentale per il Tabacco - Gazzetta Ufficiale n. 306, 19 giugno 1973. Medici Umberto - L'Istituto Sperimentale di Scafati e la coltivazione dei tabacchi in Italia - La Gazzetta del Popolo della Domenica, XVIII (22), 172-173, 3 giugno 1900. Regio Decreto 25 aprile 1895 n. 110 - Istituzione nel Comune di Scafati (Salerno) di un Istituto sperimentale e di tirocinio per le coltivazioni dei tabacchi - Gazzetta Ufficiale n. 98, 25 aprile 1895. Regio Decreto 30 giugno 1921, n. 974 - Il Regio Istituto sperimentale per le coltivazioni dei tabacchi intitolato al nome di "Leonardo Angeloni" - Gazzetta Ufficiale n. 177, 28 luglio 1921. Regio Decreto 10 dicembre 1931, n. 1820 - Riconoscimento giuridico e statuto dell'Ente Nazionale per la Protezione del Tabacco Italiano - Gazzetta Ufficiale n. 41, 19 febbraio 1932. Regio Decreto 4 luglio 1935, n. 2265 - Statuto dell'Ente Nazionale per il Tabacco -Gazzetta Ufficiale n. 10, 14 gennaio 1936. Regio Decreto 25 maggio 1936 - Riconoscimento giuridico e statuto dell'Istituto Sperimentale per la Tabacchicoltura Salentina "Luigi Starace Cilento" - Il Tabacco 40 (474), 16-17, 1936. Regolamento dell'Ufficio Nazionale di Protezione del Tabacco Italiano - Il Tabacco 32 (383), 15 dicembre 1928. Indirizzi Sede centrale Via Pasquale Vitiello 66, 84018 Scafati (Salerno) tel. (081) 856 36 11 (6 linee passanti) fax (081) 850 62 06 E-mail: istab@uniserv.uniplan.it Sezione di Lecce Via Francesco Calasso 3, 73100 Lecce tel. (0832) 30 68 82 fax (0832) 30 54 11 Sezione di Bovolone Via Canton 4, 37051 Bovolone (Verona) tel. (045) 710 00 89 fax (045) 710 10 97 E-mail: istabov@tin.it Sezione di Roma Via Sallustiana,10, 00187 Roma tel. 0642010343 - 0646656419 fax 0642010343 E-mail: istab@tiscalinet.it Programma 2005 1 C.R.A. ISTITUTO SPERIMENTALE PER IL TABACCO Scafati (SA) Programma attività sperimentale Anno 2005 Programma 2005 2 ISTITUTO SPERIMENTALE PER IL TABACCO Programma di attività per l’anno 2005 Il 2004 è stato caratterizzato dalla definitiva affermazione, a livello di Comunità Europea e del nostro Ministero delle Politiche Agricole, del convincimento della pericolosità del fumo di tabacco per la salute umana. Pertanto, questa svolta definitiva di politica agricola, sommata alla già preesistente decisione del Fondo Comunitario del tabacco di utilizzare le somme disponibili per il sostegno di iniziative miranti alla riconversione dei tabacchicoltori, impone all’Istituto Sperimentale per il Tabacco (IST) la scelta di filoni di ricerca rivolti alla individuazione di specie vegetali che sostituiscano il tabacco, assicurando redditi equivalenti o superiori. E’ in quest’ottica che si sta muovendo l’IST con un importante programma di ricerca, coinvolgente anche Istituzioni di ricerca diverse, attualmente in fase di decollo e contemplante lo scopo ultimo di stabilire quali possano essere dette specie alternative. Nonostante questo orientamento venga ritenuto ormai ineluttabile, va sottolineato che nel corso del 2004 le attività, ordinaria, straordinaria e collaterale, dell’IST si sono mantenute nei canali di ricerca propri della Istituzione ed incentrate su aspetti diversi della coltivazione del tabacco, molti dei quali già tracciati negli anni trascorsi. A tal proposito va senz’altro ricordato che molti programmi, a suo tempo inoltrati con le opportune schede previste dal Ministero, sono rimaste a livello progettuale perchè mai sovvenzionate. Più oltre verranno citate, in opportuni quadri sinottici, sia le attività ordinarie che quelle straordinarie e collaterali previste per il 2005. Ancora rimandando nell’illustrazione delle attività dell’IST, va evidenziato che già alcune Programma 2005 3 delle ricerche proposte da questa struttura hanno sposato tematiche che possono ritenersi proprie di un piano di riconversione: esempio la ricerca sulle piante officinali. Altre tematiche di ricerca sono, invece, rimaste coerenti ai filoni tradizionali e istituzionali dell’IST. Ricordiamo: - l’impiego di prodotti brachizzanti per il controllo della crescita, in semenzaio, delle piante di tabacco, allevato con il float - system; - contenuto di nicotina e di alcuni alcaloidi minori, precursori di sostanze nocive nel fumo, in tabacchi prodotti in Italia; - analisi della variabilità genetica in tabacco mediante marcatori molecolari; - uso alternativo e studio della mutagenicità del condensato di tabacco; - ordinamenti colturali per gli ambienti meridionali coinvolgenti il tabacco e le colture orticole; - costituzione di linee di tabacco resistenti a nematodi root - knot (Meloidogyne incognita e Meloidogyne javanica), - ottimizzazione delle tecniche agronomiche e delle condizioni di cura in funzione della qualità merceologica del tabacco Burley; - produzione di tabacco Burley e Bright con la tecnica della ridotta (minimum - tillage) o nulla (no - tillage) lavorazione del terreno. Le conclusioni di queste ricerche daranno sicuramente indicazioni utili a quegli imprenditori agricoli che vorranno proseguire la loro attività di tabacchicoltori. Ad esempio la ricerca incentrata sul no-tillage ed il minimum-tillage può risultare particolarmente interessante per i tabacchicoltori veneti che ancora oggi mostrano un grande interesse a questa solanacea, potendo essi impossessarsi di tecniche colturali mirate a ridurre i costi di coltivazione, a conservare un buono stato colturale del suolo e a ridurre l’incidenza di alcuni parasiti tellurici. Non meno utili, per i risvolti pratico - applicativi sono le ricerche, anch’esse bene illustrate nelle allegate schede, che riguardano l’effetto Programma 2005 4 migliorativo dei brachizzanti su piantine prodotte con il float - system; contenuti in metaboliti dannosi all’uomo in fumo di tabacco, ecc.. I programmi illustrati nelle schede dimostrano chiaramente, che, a livelli diversi, sono coinvolte tutte le sezioni e tutti i ricercatori dell’IST e che, in moltissimi casi, vengono citate collaborazioni con altre strutture, qualificate, di ricerca appartenenti ad altri Enti (es. Università, C.N.R., ecc..) che potranno con le loro particolari specializzazioni, corroborare le operatività. Da quanto sinteticamente ricordato e tenuto conto del contenuto delle allegate schede si evince che, ancora una volta, i ricercatori dell’IST hanno dimostrato un’ottima e aggiornata conoscenza delle problematiche più attuali legate alla coltivazione del tabacco. Se ci è consentita qualche considerazione sulla operatività dei ricercatori coinvolti, va ricordato che essa è stata pesantemente ostacolata, in passato dalla carenza di fondi e di giovani ricercatori che ci si augura siano, ambedue generosamente messi a disposizione, nel prossimo futuro, dal tutelante Mi.P.A.F\\. Programma 2005 5 ATTIVITA’ ORDINARIA GRUPPO A SCHEDE DELLE RICERCHE CONCLUSE 1) IMPIEGO DI PRODOTTI BRACHIZZATI PER IL CONTROLLO DELLA CRESCITA, IN SEMENZAIO, DELLE PIANTE DI TABACCO ALLEVATE CON IL FLOAT-SYSTEM. 2) CONTENUTO DI NICOTINA E DI ALCUNI ALCALOIDI MINORI, PRECURSORI DI SOSTANZE NOCIVE NEL FUMO, IN TABACCHI PRODOTTI IN ITALIA Programma 2005 6 Allegato 2 B. SCHEDA DI PROGETTO CONCLUSO 1. Titolo Impiego di prodotti brachizzanti per il controllo della crescita, in semenzaio, delle piante di tabacco allevate con il float-system 2. Acronimo Numero/anno 2002 3. Tipo di progetto Ricerca Sviluppo Dimostrativo Misto 4. Durata (mesi) 36 5. Costo del Costo totale (€) 0,00 progetto Importo finanziato (€) 0,00 Ricercatori e tecnologi 45 Tecnici 36 Personale ausiliario 6. Impegni di personale (in mesi ETP) Borsisti e assegnisti 7. Responsabile(i) del progetto Nome e COGNOME MARIA GRAZIA TREMOLA Previsti Ottenere piantine uniformi e ridurre la velocità di crescita eliminando, così, la pratica dello sfalcio 8. Obiettivi Conseguiti Sono stati conseguiti gli obiettivi previsti Previsti Ci si attendeva di riuscire ad ottenere piantine più uniformi e ridurre la velocità di crescita eliminando, così, la pratica dello sfalcio. Tale pratica, infatti, oltre a comportare un onere finanziario, aumenta l’esposizione delle piante all’attacco di agenti patogeni. 9. Risultati Ottenuti Allo stato attuale è stato individuato un prodotto brachizzante il flurprimidol che impiegato alla dose di 0.5 e 1ml/l ha fatto registrare un notevole rallentamento nell’accrescimento delle piantine che assumevano un portamento più a vaso ed anche l’apparato radicale delle piantine appariva modificato assumendo una forma meno allungata e con più ramificazioni laterali. Previsti Clormequat; Flurprimidol; 10. Prodotti Effettivi Per il primo anno Clormequat; Flurprimidol per il 2° e 3° annp Flurprimidol Programma 2005 7 Scientifici Riduzione della velocità di crescita delle piantine allevate con la tecnica del Float- System, eliminando, così, la pratica dello sfalcio. Economici Riduzione dei costi di produzione delle piantine. Sociali Influenza positiva sull’economicità della coltura 11. Benefici apportati Ambientali Minore sviluppo di virosi per piantine non traumatizzate dallo sfalcio 12. Piano per ulteriore diffusione e sfruttamento dei risultati Pubblicazioni, materiali didattici, brevetti, … I dati sono in corso di pubblicazione Programma 2005 8 Allegato 2 B. SCHEDA DI PROGETTO CONCLUSO 1. Titolo Contenuto di nicotina e di alcuni alcaloidi minori, precursori di sostanze nocive nel fumo, in tabacchi prodotti in Italia 2. Acronimo Numero/anno 01/02 3. Tipo di progetto Ricerca Sviluppo x Dimostrativo Misto 4. Durata (mesi) 36 5. Costo del Costo totale (€) 24000,00 progetto Importo finanziato (€) 0,00 Ricercatori e tecnologi 6 Tecnici 7 Personale ausiliario 6. Impegni di personale (in mesi ETP) Borsisti e assegnisti 7. Responsabile (i) del progetto Nome e COGNOME Massimo Abet Previsti: Individuazione di tabacchi a basso contenuto di nicotina e nor nicotina, per la riduzione di sostanze nocive nel fumo di sigarette. 8. Obiettivi Conseguiti: Messa a punto della tecnica di estrazione degli alcaloidi del tabacco per analisi cromatografica Previsti: Caratterizzazione dei contenuti dei principali alcaloidi in alcuni tabacchi prodotti in Itali. 9. Risultati Ottenuti: Il progetto, durante questi anni, non ha ricevuto alcun finanziamento. E’ stato possibile soltanto definire il metodo di estrazione degli alcaloidi, e qualche prova per la messa a punta del metodo di separazione gas cromatografico, utilizzando risorse (reattivi) già in dotazione e ormai esauriti. Per il mancato finanziamento si decide, pertanto, di non continuare il progetto. Previsti 10. Prodotti Effettivi Scientifici 11. Benefici apportati Economici Programma 2005 9 Sociali Ambientali 12. Piano per ulteriore diffusione e sfruttamento dei risultati Pubblicazioni, materiali didattici, brevetti, … Programma 2005 10 ATTIVITA’ ORDINARIA GRUPPO B SCHEDE IN ATTO DI NUOVA IMPOSTAZIONE 1) INDIVIDUAZIONE DEL PUNTO DI MATURAZIONE-RACCOLTA IN FOGLIE DI TABACCO BRIGHT 2) COLTURE ALTERNATIVE AL TABACCO – PIANTE OFFICINALI 3) OTTIMIZZAZIONE DELLE TECNICHE AGRONOMICHE E DELLE CONDIZIONI DI CURA IN FUNZIONE DELLA QUALITA’ MERCEOLOGICA DEL TABACCO BURLEY 4) ATTIVITA’ BIOLOGICA DI METABOLITI SECONDARI PRODOTTI DA ISOLATI DI PENICILLIUM 5) USO DI DOSE RIDOTTE DI FUNGICIDI ASSOCIATE AD AGENTI DI CONTROLLO BIOLOGICO NELLA DIFESA DA FUNGHI PATOGENI TERRICOLI 6) VALUTAZIONE AGRONOMICA DI COMPOSTI PROVENIENTI DA RESIDUI SOLIDI URBANI 7) ANALISI DELLA VARIABILITA’ GENETICA IN TABACCO MEDIANTE MARCATORI MOLECOLARI 8) COSTITUZIONE DI LINEE DI TABACCO RESISTENTI AI NEMOTIDI ROOT-KNOT (MELOIDOGYNE INCOGNITA E MELOIDOGYNE JAVANICA) 9) COLTIVAZIONE DEL TABACCO CON RIDOTTA LAVORAZIONE DEL TERRENO 10) STUDIO DELLA COMUNITA’ VEGETALE Programma 2005 11 Allegato 1 A. SCHEDA DI PROGETTO NUOVO 1. Titolo Individuazione del punto di maturazione-raccolta in foglie di tabacco bright. 2. Acronimo maturazione Numero/anno 2/2002 3. Tipo di progetto Ricerca X Sviluppo Dimostrativo Misto 4. Durata (mesi) 12 Per l’intero progetto (€) Per l’anno 2005 (€) Costo 0,00 0,00 5. Costo del progetto Fabbisogno 0,00 17200,00 6. Responsabile del progetto Nome e COGNOME Fabio CASTELLI 7. Curriculum del responsabile del progetto (con 5 titoli di pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento) (max 1 pag.) Nel 1978 consegue la laurea in Scienze agrarie presso l'Università di Padova con tesi sperimentale in seguito pubblicata. Nello stesso anno è assunto dall'Università di Padova come assistente incaricato presso la Cattedra di Coltivazioni arboree, occupandosi di irrigazione climatizzante su vite e di impianti fitti del pesco, interrompendo l'esperienza per assolvere agli obblighi di leva. Dal 1979 insegna presso l'Istituto tecnico agrario statale di Buttapietra (VR), quale docente di Scienze agrarie e tecniche di gestione aziendale fino alla nomina, nel 1982, a sperimentatore presso gli IRSA del MAF. Con tale qualifica presta servizio inizialmente presso l'Istituto sperimentale per le colture foraggere di Lodi, occupandosi di miglioramento genetico dell'erba medica per fattori antinutrizionali, e dal 1984 presso la Sezione di Bovolone dell'Istituto sperimentale per il tabacco. Tra il 1985 e il 1989 è Direttore facente funzioni e poi fino al 1993 è Direttore incaricato della Sezione. Dal 1991 è Primo Ricercatore. Ha svolto attività di referee per la rivista Italian Journal of Agronomy e per il Bollettino della Soc. Italiana della Scienza del Suolo. Nell’ultimo anno ha curato la stesura della voce “Tabacco” per il “Nuovo manuale dell’agronomo – Tassinari” e per il “Manuale dei metodi di valutazione dei suoli e delle terre”, entrambi in corso d’opera. Settori specifici di ricerca: a) tecniche di coltivazione dei tabacchi Burley e Bright; b)miglioramento genetico per il Bright e confronti varietali per Nostrano del Brenta, Burley e Bright; c) stima dei consumi idrici e dell’efficienza nell’uso della radiazione luminosa nel Bright; d) aspetti nutrizionali dei tabacchi Burley e Bright, con particolare riferimento ad azoto, fosforo e potassio; e) modalità di cura del tabacco Burley e Bright; g) studio sull’effetto delle rotazioni sulla coltivazione del tabacco Bright; h) studio delle condizioni pedologiche e climatiche dell’ambiente italiano, con particolare riguardo alle condizioni pedoclimatiche delle zone coltivate a tabacco Bright del Veneto; i) applicazione di modelli matematici volti ad una maggiore conoscenza dei processi che regolano la crescita e la produttività del tabacco Bright; j) impiego di modelli matematici per la valutazione dei regimi termici e idrici dei suoli; l) indagini su alcuni patogeni del tabacco (nematodi, orobanche, tripidi, virus, peronospora); m) valutazione qualitativa del tabacco; n) adozione di nuove tecniche per la valutazione strumentale del fabbisogno in azoto e dei tempi di somministrazione al tabacco Bright. Partecipazione a progetti nazionali ed europei come responsabile UO: AGRIMED (Riconversione varietale con introduzione di tabacchi aromatici V. Bright e Burley in varie zone ed interventi sul risparmio energetico) – CEE; POC (Programma coordinato di base “Ordinamenti colturali”) – Maf; SENAPI (Senescenza delle piante) Programma 2005 12 - CNR; TAB-RES-INFO (96/T/67 - Diminution des taux de composés indésirables dans le tabac par l’utilisation d’outils d’aide à la gestion de la fertilisation azotée) – UE; come collaboratore: PANDA (Definizione dei regimi pedoclimatici italiani in relazione alle coltivazioni agricole e ai processi pedogenetici) – Mipaf; SUOLO (Conservazione e valorizzazione della risorsa suolo: definizione delle qualità del suolo ai fini della gestione agricola e forestale ecocompatibile) – Mipaf. Marchetti R., Castelli F., Gamba C., Spallacci P., Contillo R. (2001) Effetto della fertilizzazione azotata sulla dinamica dei nitrati in un suolo franco coltivato a tabacco di tipo flue-cured. Atti del Convegno Nazionale “La scienza del suolo per l’ambiente”, Venezia, 12-16 giugno 2000. Boll. Soc. Ital. Scienza Suolo, Vol. 50, Suppl., 131-139 Ceotto E., Castelli F. (2002) Radiation-use efficiency in flue-cured tobacco (Nicotiana tabacum L.): response to nitrogen supply, climatic variability and sink limitations. Field Crops Research, 74, 2-3, 117-130 Castelli F., Marchetti R., Contillo R., Ceotto E. (2003) Riduzione nel tabacco Bright di composti azotati indesiderati. L’Inf. Agr.,16, 47-51 Castelli F., Contillo R. (2003) Governo della concimazione azotata in tabacco Bright per un miglioramento della qualità. Il Tabacco Italiano, 36, 29-30 Castelli F., Contillo R., Ceotto E., Marchetti R. (2003) Effetto della concimazione azotata sul contenuto in nitrati nelle foglie di tabacco bright. Atti del XXXV Convegno Società Italiana di Agronomia “Obiettivo qualità integrale: il ruolo della ricerca agronomica”, Portici (NA), 16-18 settembre 2003, 55-56 8. Parole chiave tabacco, flue-cured, Spad-502, colorimetro 9. Sintesi (in forma di elenchi puntati o numerati per ciascun elemento richiesto) Motivazioni In seguito alla cessazione del sistema di premi comunitari alla produzione, la tabacchicoltura italiana rischia di scomparire a causa del divario negativo fra i prezzi del tabacco sul mercato mondiale ed i costi di produzione europei. Per conservare una capacità di competizione, il prodotto italiano deve minimizzare i costi e massimizzare i ricavi. Obiettivi Trovare alcune condizioni che permettano la riduzione dei costi e l’aumento dei ricavi, agendo principalmente sulla qualità del tabacco curato. Come per altre produzioni agricole di qualità, la determinazione strumentale in campo dello stato di maturazione delle foglie contribuirà a massimizzare la qualità del prodotto, consentendo inoltre di ridurre i costi aziendali. Risultati attesi Possibilità di individuare in modo oggettivo (strumentale) le condizioni fisiologiche ottimali della foglia commercialmente matura. Ottenimento di un prodotto di qualità. Contenimento degli scarti di produzione. Limitazione dei consumi di combustibile impiegati nel processo di cura. Prodotti (deliverables) Definizione di un protocollo di misura del tenore di clorofilla nelle foglie di tabacco Virginia Bright, con un apposito strumento utilizzabile in pieno campo. Definizione dell’intervallo dei valori di clorofilla indicativi dello stato di maturazione ottimale per la raccolta. 10. Partecipanti COGNOME, Nome, funzione (ricercatore, tecnico, esecutivo) CASTELLI Fabio, ricercatore CONTILLO Renato, ricercatore Programma 2005 13 11. Descrizione del progetto (max. 16 pagine) 11.1 Motivazioni (max. 1 pagina) La tabacchicoltura europea affronterà nei prossimi anni una crisi potenzialmente in grado di farla scomparire, in conseguenza della cessazione del regime di aiuti comunitari alla produzione. I costi di produzione europei sono mediamente troppo elevati rispetto ai prezzi del prodotto sul mercato mondiale; in assenza di sovvenzione pubblica, il tabacco di produzione europea non ha margini di competitività. Per alcuni tipi di tabacco, principalmente quelli che permettono elevati livelli di meccanizzazione come il tipo flue-cured, si possono raggiungere condizioni di remuneratività, minimizzando i costi di produzione e massimizzando i ricavi. Le aree tabacchicole del nord-est, dove si coltivano pressoché esclusivamente tabacchi di tipo flue-cured, hanno già raggiunto livelli di meccanizzazione mediamente molto elevati, per cui i costi di produzione non possono essere ridotti in modo significativo. Margini di intervento sono invece possibili sul versante dei ricavi, producendo un tabacco di qualità superiore, più uniforme e più costante nel tempo, che può spuntare prezzi più elevati alla vendita. Le stesse condizioni che permettono un aumento della qualità, possono produrre una riduzione di costi aziendali, che pur restando marginale, concorre ad accrescere le possibilità di persistenza della coltura e della filiera ad essa collegata. 11.2 Stato dell'arte (max. 1 pagina) Nel tabacco di tipo Bright (flue-cured) il valore del prodotto è fortemente determinato dalla qualità dello stesso. La qualità, a sua volta, è influenzata in pari modo dalle tre fasi fondamentali della produzione: sviluppo della pianta, maturazione-raccolta e cura (TSO, 1990). Da ciò si ricava che un terzo dell'effetto totale risiede nella fase di maturazione-raccolta e, quindi, nella scelta del momento più opportuno per il distacco delle foglie. Nella pratica agronomica, ciò avviene in più passate in quanto la maturazione delle foglie procede scalarmente. Il momento della raccolta deve tendere ad ottimizzare due esigenze non sempre concordanti: razionalizzare la gestione aziendale, volta principalmente ad anticipare e limitare il numero delle passate (GWYNN, 1976); raccogliere foglie a maturazione commerciale, con caratteristiche tali da permettere l'ottenimento con la cura di un prodotto di colore gradito alle manifatture. La qualità del tabacco secco è, infatti, ancor oggi valutato visivamente, utilizzando allo scopo principalmente, anche se non esclusivamente, il parametro "colore" (WERNSMAN, 1975; BOWMAN et al., 1988). L'optimum per la raccolta cade nell'intervallo tra maturità fisiologica e inizio della senescenza, quando nella foglia si stabiliscono condizioni che portano ai due processi che, per quanto detto, influiscono in modo decisivo sulla qualità: degradazione di clorofilla e carotenoidi ed idrolisi di amido e proteine. Durante la successiva fase della cura, i processi di senescenza sono fatti proseguire in ambiente controllato (cella di cura o bulk-curing nel caso del V.Bright), in condizioni tali da favorire alcuni processi, specifici per i diversi tipi di tabacco, che nei flue-cured consistono essenzialmente nell’accumulo di zuccheri e nel viraggio del colore al giallo tipico. La raccolta delle foglie di tabacco di tipo flue-cured avviene normalmente dopo la comparsa dei sintomi della senescenza ma prima del completo ingiallimento. Per la buona riuscita della cura, è essenziale che alla maturazione la pianta non abbia più azoto disponibile. Il contenuto di nitrati nelle foglie è largamente influenzato dal suolo, dal suo contenuto in acqua, dagli apporti con la concimazione e dal momento delle applicazioni, mentre scarso rilievo ha il patrimonio genetico (BROADDUS, 1965). L'azoto totale decresce passando dalle foglie superiori a quelli inferiori, con l'età della foglia e quindi con la maturazione. In riferimento a quest'ultimo fenomeno, sono maggiori i cambiamenti nelle foglie superiori, mentre sono minimi nelle foglie inferiori (BOWMAN, 1972), anche se l'azoto appare essere in continuo scambio in tutte le parti vitali della pianta, incluse le foglie vecchie ed ingiallite (OERTLY, 1966). L'occhio umano non e' in grado di valutare correttamente l'intensità della colorazione verde delle foglie e quindi è indispensabile disporre di uno strumento idoneo ad effettuare una valutazione oggettiva (TURNER e JUND, 1991). Lo strumento utilizzato nelle sperimentazioni citate è lo SPAD-502 Chlorophyll Meter MINOLTA. Lo SPAD-502 determina la quantità relativa di clorofilla presente mediante la misurazione della trasmittanza della foglia nelle regioni del rosso (650 nm) e dell'infrarosso (940 nm). Per la trasformazione delle letture SPAD in clorofilla totale sarà utilizzata l’equazione di secondo grado individuata in un precedente lavoro (Castelli et al., 1996). 11.3 Obiettivi generali e specifici (max. 1 pagina) Programma 2005 14 Determinazione delle relazioni tra contenuto in clorofilla e parametri di definizione del colore, in un intorno temporale centrato sul momento di maturazione ottimale, con la qualità del prodotto curato. L’obiettivo è definire le modalità d'utilizzazione dello SPAD-502, in sostituzione della stima visiva del colore, per valutare agevolmente e oggettivamente il momento migliore per effettuare la raccolta e come possibile ausilio per la raccolta meccanica. 11.4 Piano di lavoro (max. 10 pagine). Per ogni task/sub-task/work package: • Descrizione delle attività previste Su campioni di foglie raccolte, identificate singolarmente, sarà misurato il contenuto in clorofilla mediante il colorimetro portatile Minolta SPAD-502. Sulle medesime foglie sarà eseguita l’analisi cromatica con colorimetro Minolta Croma Meter CR-100 secondo i parametri Yxy dello spazio colore. Dopo la cura, sulle stesse foglie sarà ripetuta l’analisi cromatica e saranno determinati i principali parametri chimici e fisici, per la definizione della qualità del prodotto curato. • Articolazione temporale delle attività In una prova di campo saranno individuate alcune piante di tabacco Bright. Il sesto di trapianto sarà 1 x 0.45 m (22.000 piante ad ettaro). Le foglie saranno raccolte in quattro passaggi. Il momento della raccolta sarà stabilito in base ai parametri solitamente utilizzati per il tabacco Bright (ingiallimento della lamina fogliare, imbianchimento della nervatura principale, aumento dell’angolo di inserzione sul fusto). Per ogni raccolta saranno raccolti campioni in cinque epoche, distanziate di 2 giorni intorno al momento stimato di maturazione ottimale. I cinque prelievi serviranno a stimare con sufficiente affidabilità un comportamento curvilineo della relazione fra i descrittori dello stato della foglia al momento della raccolta con quelli della qualità dopo cura. Sulle foglie immediatamente dopo la raccolta saranno effettuate le determinazioni strumentali di clorofilla e colore. Su campioni di tabacco curati e macinati saranno determinati presso i laboratori di Scafati: azoto totale (metodo Kjeldhal automatico Technicon), alcaloidi totali (metodo automatico Technicon modificato), zuccheri riduttori. Su foglie curate saranno determinati, dopo opportuno condizionamento, colore, combustibilità e potere di riempimento. • Responsabile CASTELLI Fabio • Eventuali collaborazioni esterne • Risultati attesi con indicazione temporale 11.5 Descrizione delle modalità di monitoraggio interno del progetto e verifica dei risultati (revisioni, tempi, procedure) 12. Ricadute e benefici (max. 2 pagine) 12.1 Benefici scientifici Possibilità di individuare in modo oggettivo (strumentale) le condizioni fisiologiche ottimali della foglia commercialmente matura 12.2 Benefici economici Ottenere un prodotto di qualità, contenere gli scarti di produzione e limitare i consumi di combustibile impiegati nel processo di cura. 12.3 Impatto sociale Mantenimento della struttura economica principale nelle aree a vocazione tabacchicola del nord-est. Programma 2005 15 12.4 Impatto ambientale Contenimento nell’impiego di risorse energetiche. 13. Piano di diffusione e sfruttamento dei risultati (max. 2 pagine) 13.1 Pubblicazioni scientifiche, tecniche e divulgative previste: (Autori, Titolo, Rivista o Editore) 13.2 Convegni: (Indicazione dei convegni e del contributo che si intende presentare relativamente al progetto) 13.3 Materiali didattici e corsi di formazione: (Descrizione dei materiali, Organizzatore dei corsi, Target) 13.4 Brevetti: (Varietà vegetali, brevetti industriali, marchi, design) Programma 2005 16 14. Descrizione delle attrezzature da acquistare Attrezzatura Motivazione Vita utile (mesi) [a] Uso nel progetto (mesi) [b] Importo totale (€ ) (IVA compresa) [c] Costo per il progetto [c × b / a] Software Licenza SAS e aggiornamento software 12 12 1500 1500 Totale Riportare la somma degli importi totali nel fabbisogno finanziario e il costo per il progetto nel costo totale del punto 5. Se le attrezzature vanno acquistate nell’anno di riferimento, riportare l’intera somma nel fabbisogno finanziario dell’anno. Se l’uso nel progetto è inferiore alla vita utile indicare di seguito a carico di quali altri progetti si intende imputare il costo. Programma 2005 17 15. Impegni di personale (giornate sulla base di 210 7) Tempo indeterminato Categoria Cognome e Nome Totale nel progetto Anno 2005 CASTELLI FABIO 50 CONTILLO Renato 35 Ricercatori e tecnologi Sub-totale Tecnici Sub-totale Personale ausiliario Sub-totale Totale a tempo indeterminato 85 Tempo determinato Categoria Numero Totale nel progetto Anno 2005 Ricercatori e tecnologi Tecnici Personale ausiliario 1 1 90 Borsisti e assegnisti Totale a tempo determinato 90 Totale generale Programma 2005 18 16. Costi e fabbisogno Intero progetCtoo sto (€)A nno 2005 a. Personale a tempo indeterminato (*) b. Personale a tempo determinato 9900 c. Missioni nazionali ed estere 1800 Subtotale Personale d. Materiale di consumo, automezzi, noleggi, servizi 4000 e. Consulenze f. Commesse esterne (parti del progetto affidate a terzi) Attrezzature (**) hg.. CFaobsbtois poegrn iol progetto 1500 COSTO TOTALE (a+b+c+d+e+g) FABBISOGNO TOTALE (b+c+d+e+f+h) 17200 (*) Includere la voce nel calcolo del costo ma non del fabbisogno nel quadro 5 (**) Calcolare il costo in proporzione all’uso delle attrezzature nel progetto; calcolare il fabbisogno come somma dei costi interi d’acquisto. Firma del responsabile di progetto Firma del responsabile della struttura Programma 2005 19 Allegato 1 A. SCHEDA DI PROGETTO NUOVO 1. Titolo Colture alternative al tabacco – Piante officinali 2. Acronimo C.A.P.OF. Numero/anno 02/2004 3. Tipo di progetto Ricerca Sviluppo Dimostrativo x Misto 4. Durata (mesi) 24 Per l’intero progetto (€) Per l’anno 2005 (€) Costo 16000,00 8000,00 5. Costo del progetto Fabbisogno 16000,00 8000,00 6. Responsabile del progetto Nome e COGNOME ROMOLO CAROTENUTO 7. Curriculum del responsabile del progetto (con 5 titoli di pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento) Conseguita la laurea nel 1970 si dedicava all’insegnamento fino al 30 Ottobre 1975. Durante il periodo di insegnamento conseguiva l’abilitazione all’esercizio della professione di agronomo, l’abilitazione all’insegnamento di scienze agrarie e tecniche di gestione aziendale, l’abilitazione all’insegnamento di chimica agraria e scienze dell’alimentazione. Dal 1974 è iscritto all’albo dei professori della provincia di Salerno. Il 31 Ottobre 1975 prendeva servizio quale sperimentatore nell’istituto sperimentale per il tabacco. Nel 1976 conseguiva l’abilitazione all’insegnamento di scienze naturali, chimica e geografia. Nel 1983 gli veniva conferito l’incarico della direzione della sezione di tecniche di lavorazione. Nel 1987, in seguito a concorso, è stato nominato direttore di sezione straordinario. Dal 1987 è membro dell’Institute of Food Technologists di Chicago, Illinois. Nel 1990 conseguiva la nomina ad ordinario. Dal 1994 al 1997 è stato membro del comitato consultivo per la ricerca, la sperimentazione e la consulenza in agricoltura della regione campana. Dal 1 Gennaio 2001 al 31 MARZO 2003 è stato incaricato della direzione dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco. Durante la vita di ricercatore ha affrontato le seguenti tematiche dei tabacchi: Riconversione varietale con l’introduzione di tabacchi aromatici V.Bright e Burley (contratto CEE-MAF n.6314).Programma di sperimentazione per il tabacco nelle aree interne del mezzogiorno (CAS-MEZ n.9852). La conservazione dei tabacchi chiari. La fermentazione del tabacco Havanna. Processi di cura e caratteristiche tecnologiche dei prodotti curati. Introduzione della cernita elettronica nell’industria di lavorazione del tabacco. Trasformazione dei tabacchi: processi di scostolatura. Indirizzi per una corretta coltivazione del Burley in Campania. Utilizzo dell’Analisi strumentale dei colori delle foglie di tabacco curato ai fini della programmazione della cernita elettronica. Relazione tra i colori delle foglie di tabacco e caratteristiche tecnologiche. Crop Value response of Burley Tobacco to N application Timing Rate- J.Meeting Coresta 2001 Cape Town. Colour changes in burley tobacco curing as affected by fertilization.-J. Meeting Coresta 2001 Cape Town. Limited effect of sucker control on yield of Italian style burley tobacco- 2002 Coresta Congress, New Orleans 22-27 September, Louisiana USA. Doubtful advantages of topping for primed burley – 2002 Coresta Congress, New Orleans 22-27 September, Louisiana USA. Dry matter production and lead distribution in different tobacco varieties grown in greenhouse in presence of lead.- 2002 Coresta Congress, New Orleans 22-27 September, Louisiana USA. Programma 2005 20 8. Parole chiave Tabacco Colture alternative Piante officinali 9. Sintesi (in forma di elenchi puntati o numerati per ciascun elemento richiesto) Motivazioni L’analisi dei dati statistici riguardanti le superfici investite a piante officinali mostra una situazione alquanto stazionaria in contrasto con l’esigenza della domanda che risulta in continua crescita. Considerando le esportazioni del settore, il saldo negativo è di circa 200 miliardi. Attualmente, nel nostro Paese le colture officinali sono maggiormente diffuse nel nord e nel centro, in particolar modo in Piemonte e in Toscana. Nel Sud, ad eccezione del bergamotto coltivato in Calabria, sono presenti solo alcune specie minori (tra cui la liquirizia) per le quali è ancora prevalente la raccolta allo stato spontaneo. Dal quadro economico sinteticamente esposto scaturisce l’opportunità per le regioni meridionali di poter avviare progetti agronomici e di miglioramento genetico miranti all’incremento tecnologico del settore e alla valorizzazione delle proprie specie officinali, poco studiate, ma ricchissime di popolazioni locali, ecotipi, ecc. Obiettivi Il progetto si propone di meglio definire gli itinerari tecnici per la messa a coltura di specie officinali sia già presenti allo stato spontaneo sul territorio, sia di nuova introduzione, sulle quali le prospettive di mercato appaiono promettenti. Pertanto l’individuazione e la valorizzazione di ecotipi di piante officinali con caratteristiche morfo-biologiche e qualitative particolarmente pregevoli rappresenta un intervento dalla ricaduta più certa ed immediata per un rilancio produttivo delle aree interne del meridione. Queste specie, infatti, per le loro molteplici utilizzazioni nel campo alimentare, farmaceutico, cosmetico e liquoristico creano le premesse per la costituzione di forme associative e marchi tali da movimentare sul piano economico le aree rurali, soprattutto interne che allo stato attuale con l’abbandono del tabacco appaiono vocate all'abbandono.. Nelle aree di interesse del progetto l'attenzione sarà rivolta a specie aromatiche quali origano, melissa, menta, camomilla, basilico, rucola, timo, rosmarino e maggiorana, iberico e camomilla, cosmetiche, elicriso, jojoba, lippa e specie biocide. In particolare origano, maggiorana, rosmarino, salvia possono rientrare tra quelle specie che presentano una certa difficoltà di affermazione anche se alquanto richiesti dal mercato, per le quali sarà opportuno realizzare una lavoro di caratterizzazione dei diversi ecotipi presenti nelle diverse aree di interesse del progetto e di genotipi provenienti da altre aree per definire il potenziale produttivo in termini quanti-qualitativi. Risultati attesi Verificare la possibilità di incrementare od introdurre nelle aree marginali di coltivazione del tabacco piante officinali. Prodotti (deliverables) Origano, menta, melissa, maggiorana, rosmarino etc. suscettibili di essere coltivati in aree a riconversione del tabacco 10. Partecipanti COGNOME, Nome, funzione (ricercatore, tecnico, esecutivo) D’AMORE RAFFAELE direttore I.S.T. ASCIONE SALVATORE ricercatore TREMOLA MARIA GRAZIA ricercatore RAIMO FRANCESCO ricercatore MELLONE GERARDO tecnologo PORRONE FELICE ANTONIO tecnico LEONE VINCENZO tecnico Programma 2005 21 11. Descrizione del progetto (max. 16 pagine) 11.6 Motivazioni (max. 1 pagina) Filiera piante officinali L’analisi dei dati statistici riguardanti le superfici investite a piante officinali mostra una situazione alquanto stazionaria in contrasto con l’esigenza della domanda che risulta in continua crescita. Ciò trova conferma nelle richieste del mercato internazionale che, nel ventennio 1970-90, sono aumentate da 220.000 t a 400.000 t. Il fabbisogno nazionale è soddisfatto per un quarto dalla produzione interna e per la restante parte da quella estera. Le importazioni si aggirano mediamente intorno a 750.000 q.li, per un valore medio intorno ai 400 miliardi. Considerando le esportazioni del settore, il saldo negativo è di circa 200 miliardi. Attualmente, nel nostro Paese le colture officinali sono maggiormente diffuse nel nord e nel centro, in particolar modo in Piemonte e in Toscana. Nel Sud, ad eccezione del bergamotto coltivato in Calabria, sono presenti solo alcune specie minori (tra cui la liquirizia) per le quali è ancora prevalente la raccolta allo stato spontaneo. Dal quadro economico sinteticamente esposto scaturisce l’opportunità per le regioni meridionali e, più in generale, per quelle mediterranee, di poter avviare progetti agronomici e di miglioramento genetico miranti all’incremento tecnologico del settore e alla valorizzazione delle proprie specie officinali, poco studiate, ma ricchissime di popolazioni locali, ecotipi, ecc. 11.7 Stato dell'arte (max. 1 pagina) Il progetto si propone di meglio definire gli itinerari tecnici per la messa a coltura di specie officinali sia già presenti allo stato spontaneo sul territorio, che manifestano un certo interesse sia in mercati di 'nicchia' che a livello agroindustriale, sia di nuova introduzione, sulle quali le prospettive di mercato appaiono promettenti. Pertanto l’individuazione e la valorizzazione di ecotipi di piante officinali con caratteristiche morfo-biologiche e qualitative particolarmente pregevoli rappresenta un intervento dalla ricaduta più certa ed immediata per un rilancio produttivo delle aree del mediterranee. Queste specie, infatti, per le loro molteplici utilizzazioni nel campo alimentare, farmaceutico, cosmetico e liquoristico creano le premesse per la costituzione di forme associative e marchi tali da movimentare sul piano economico le aree rurali, soprattutto interne che allo stato attuale appaiono vocate all'abbandono. In aggiunta le piante officinali presentano allo stato attuale grandi possibilità di inserimento in 'sistemi agroindustriali' evoluti tali da produrre un reddito stabile nel tempo nel rispetto di una salvaguardia dell'ambiente. Nelle aree di interesse del progetto l'attenzione sarà rivolta a specie aromatiche quali origano, elicriso, liquirizia, camomilla, basilico, rucola, timo, rosmarino e medicinali liquirizia, iberico e camomilla, cosmetiche, elicriso, jojoba, lippa e specie biocide. In particolare origano, elicriso, rosmarino, salvia possono rientrare tra quelle specie che presentano una certa difficoltà di affermazione anche se alquanto richiesti dal mercato, per le quali sarà opportuno realizzare una lavoro di caratterizzazione dei diversi ecotipi presenti nelle diverse aree di interesse del progetto e di genotipi provenienti da altre aree per definire il potenziale produttivo in termini quanti-qualitativi, mentre per le rimanenti specie rientrano tra quelle suggerite da alcuni settori agro-industriali per le quali sarà opportuna una loro standardizzazione quanti-qualitativa sia da un punto di vista genetico che di tecnica di produzione sulla base delle esigenze tecnologiche della trasformazione industriale. Pubblicazioni Marzi, V., 1996. Risultati di un quinquennio di prove sulla coltivazione della liquirizia (Glycyrrhiza glabra L.) in differenti condizioni pedoclimatiche. Atti del Convegno su: "Coltivazione e miglioramento di piante officinali" Trento 2-3 giugno 1994. Marzi, V., 1996. Risultati di prove sulla coltivazione dello zafferano (Crocus sativus L.). Atti del Convegno su: "Coltivazione e miglioramento di piante officinali" Trento 2-3 giugno 1994. Marzi V., 1997. Agricultural practices for oregano. proceedings of the IPGRI International Workshop on Oregano 8-12 May 1996 CIHEAM, Valenzano (Bari), Italy, 61-67. Marzi, V., Cucci, G., De Caro, A., 1997. Influenza dell’avvicendamento, dell’interramento dei residui vegetali e della concimazione minerale sulla disponibilità degli elementi nutritivi. Agricoltura Ricerca, 168, 39-48.Cucci, G., De Caro, A., Marzi, V., 1997. Concimazione minerale, produttività e perdita di nutrienti da un terreno coltivato a frumento. Riv. di Agron., 31, 3, 565- 570. Cucci, G., De Caro, A., Marzi, V., 1997. Influence of mineral nutrition on some components of wheat grown in a soil with different cropping histories. Atti IX Internationale Colloquium for the optimisation of plant nutrition”, Prague 8-15 settembre, 397-401. Marzi, V., 1998. Evoluzione dei consumi alimentari e mutamenti nell’agricoltura tradizionale. (in corso di stampa sugli Atti dell’Accademia Pugliese delle Scienze). Marzi, V., 1998. Le colture per dolcificanti. In “Le colture di nicchia”, a cura di M.T. Amaducci, V. Marzi e G. Venturi. Edagricole, 41-46. Marzi, V., 1999. La situazione e le prospettive in Italia. Dossier piante officinali. Terra e Vita, 7, 1-16. Marzi, V., 1999. Specie officinali d’interesse nell’Italia meridionale. Atti Convegno “Biodiversità e agricoltura biologica nelle aree marginali e nei parchi nazionali, Alessandria 3/9/1999, 113-117. Programma 2005 22 Marzi, V., Pala, M., 1999. Il contributo della sperimentazione per lo sviluppo delle specie officinali. Finalità del progetto I.P.P.O. del MiPAF. Giornate di studio sul Mirto, Sassari, 30 maggio-1 luglio 1999. De Mastro, G., Tedone, L., Rotondo, G., Marzi, V., 1999. Influenza della densità di semina e dell’intervento irriguo sulla produttività del Guar. “33° Convegno annuale S.I.A.” (in corso di stampa sulla Rivista di Agronomia). Ruta C., De Mastro G., Morone Fortunato I., Marzi V.. 1999. Modalità di propagazione e tecniche di coltivazione di Stevia rebaudiana Bertoni. Atti 33° Convegno Sia 1999 – 21-23 settembre Agripolis (PD), pagg. 310-311; Marzi, V., 2000. L’architettura rurale dell’Italia meridionale. Masserie fortificate, case contadine e borghi di Puglia. Giornata di studio su: Il fabbricato rurale: bene architettonico e paesaggistico, Firenze 29 ottobre 1999. Atti dell’Accademia dei Georgofili, settima serie, vol. XLVI, 511-519. Marzi, V., 2000. Erbe officinali, il mercato tira. Terra e Vita, 2, 93-93. Marzi, V., 2000. Le specie officinali in Italia. Il ruolo della sperimentazione ed il progetto I.P.P.O. (Incremento Produttività Piante officinali). Convegno nazionale di studio su “La biodiversità vegetale del Pollino come opportunità di sviluppo – Prospettive di valorizzazione delle specie officinali dell’area”, Cersosimo (PZ), 16-17 giugno (in corso di stampa sugli Atti). Marzi, V., Laganà, S., 2000. Le piante officinali in Italia. Agricoltura, 298, 79-84. 11.8 Obiettivi generali e specifici (max. 1 pagina) I anno 2004 Nel primo anno sono state introdotte o seminate molte specie officinali che sono andate a costituire un campo catalogo. Per le annuali è stato prodotto il seme, mentre per le poliannuali continuano le tecniche colturali per avere una efficientissima disponibilità di germoplasma per future utilizzazioni. Il campo catalogo è costituito delle seguenti specie o biotipi: Ruta, finocchio selvatico, crescione, dragoncello, erba cipollina, issopo, maggiorana, melissa, menta, origano, lavanda, timo, salvia, prezzemolo, rabarbaro rucola selvatica, tarassaco, aneto, santoreggia, anice, basilico, cerfoglio, coriandolo, rucola coltivata, camomilla, cedronella. II anno Realizzazione di un campo catalogo delle specie officinali spontanee presenti nelle aree di interesse del progetto. Verifica della adattabilità e della produttività delle specie di nuova introduzione. III anno Caratterizzazione e valorizzazione agronomica delle specie officinali spontanee raccolte nelle aree di interesse del progetto. Verifica della adattabilità e della produttività delle specie di nuova introduzione. Definizione degli ambienti più adatti alla coltivazione di specie di nuova introduzione e realizzazione di un campo sperimentale. Messa a punto di tecniche di conservazione del prodotto di ogni singola specie aromatica. 11.9 Piano di lavoro (max. 10 pagine). Per ogni task/sub-task/work package:unica • Descrizione delle attività previste 1. Raccolta allo stato spontaneo di ecotipi di specie di interesse officinale e realizzazione di un campo catalogo La crescente domanda di prodotti erboristici ha indotto molto spesso una irrazionale raccolta di piante allo stato spontaneo producendo fenomeni di intensa azione di erosione genetica. Il patrimonio genetico di specie officinali spontanee costituisce tutto oggi una notevole risorsa di elevato valore scientifico. Fondamentale, pertanto, appare la necessità di realizzare un inventario delle diverse specie di interesse officinale. Questo permetterebbe di valorizzare le risorse umane locali dotate di competenze nel settore (raccoglitori, ricercatori, coltivatori, ecc..) con i quali interagire per la realizzazione di un data base in cui raccogliere tutte le informazioni relative alle aree di diffusione, alle caratteristiche botaniche e fitochimiche oltre che di carattere etnobotanico al fine anche di consolidare, anche nella memoria dei più giovani, le conoscenze dell’uso tradizionale di tali specie. L’acquisizione tecnica e l’applicazione delle buone pratiche agricole per la coltivazione di piante officinali consentirà, inoltre, di creare nuove opportunità di lavoro nella produzione e trasformazione delle stesse e di contribuire a valorizzare attraverso il miglioramento qualitativo le produzioni erboristiche nazionali. Dati da rilevare: Lo svolgimento di tale ricerca prevede ovviamente la realizzazione di indagini floristiche nelle are di interesse del progetto. Verranno acquisite informazione rispetto alla distribuzione di specie di interesse officinale attraverso una puntuale identificazione (Coordinate geografiche) dei siti di ritrovamento. Sarà registrato lo stadio fenologico al momento del rilevamento e prelevati campioni di porzioni di piante e/o piante intere. In aggiunta si procederà con una indagine etnobotanica con la Programma 2005 23 preparazione di opportune schede per l’avvio di una campagna di interviste sugli usi medicinali e non solo di specie spontanee. 2. Programmazione nella produzione di specie aromatiche in vaso L’evoluzione dell’uso di piante da condimento allo stato fresco trova i suoi elementi di forza nelle disponibilità di prodotto fuori stagione e di specie tradizionalmente consumate allo stato secco. In particolare, l’impiego di piante aromatiche sta assumendo una funzione di rilievo soprattutto in alcune nicchie di mercato come il catering e la ristorazione di qualità, anche se promettente appare il settore agroindustriale dove sempre più frequentemente è la presenza di erbe fresche nella preparazione di salse e piatti pronti. Non trascurabile d’altra parte è l’attuale espansione dell’uso di piante aromatiche in vaso ritornando ad un utilizzo più tradizionale di un impiego domestico delle piante aromatiche e nello stesso tempo abbastanza innovativo per l’ampia gamma di specie aromatiche in vaso attualmente disponibili anche fuori stagione. Le problematiche principali legate alla produzione di piantine aromatiche in vaso riguardano essenzialmente la programmazione del ciclo colturale per consentire una disponibilità di prodotto anche in epoche extrastagionali, scelta dei contenitori e dei substrati, delle cultivar e delle epoche di semina, densità colturale, ciclo colturale e condizioni di allevamento in ambiente protetto, irrigazione, concimazione e difesa. L’attività di ricerca, in particolare, sarà rivolta a specie quali origano, rosmarino, salvia e basilico per le quali verranno messi a confronto diverse epoche e modalità di impianto in vaso al fine di giungere ad una programmazione del processo produttivo e garantire una disponibilità continua di prodotto fresco. Dati da rilevare: Durata delle fasi di germinazione e di attecchimento delle piantine, determinazione del ritmo di accrescimenti in funzione di diverse condizioni di luce, temperatura, disponibilità idrica ed in elementi nutritivi, in ambiente controllato. 3. Messa a punto di tecniche per la produzione di seme di specie officinali Negli ultimi anni la richiesta di semi di piante officinali è in notevole incremento sia sul mercato interno che in quelli esteri. Particolarmente interessante è la richiesta in specie officinali tipiche degli ambienti mediterranei (salvia, rosmarino, origano, finocchio) in virtù dell’apprezzamento che questi aromi trovano anche in popolazioni nordiche dove le particolari condizioni climatiche impongono il ricorso alla semina annualmente ed una certa difficoltà ad autoapprovigionarsi. Le problematiche maggiori relative alla produzione di seme di piante officinali riguardano: - reperimento e validazione di materiale di base, varietà o ecotipi, per l’individuazione di piante madri selezionate con caratteristiche agronomiche e qualitative rispondenti alle diversi tipologie di utilizzo; - individuazione, specie per specie, degli areali più vocati per produzioni in seme quantitativamente e qualitativamente soddisfacenti; - definizione di itinerari tecnici colturali specifici per la produzione in seme. Negli ambienti meridionali, le condizioni climatiche appaiono favorevoli per la produzione sementiera di diverse specie officinali anche se ben poco è noto sulle tecniche agronomiche più adatta al conseguimento di buone rese in seme. L’attività di ricerca riguarderà il confronto tra diverse densità di impianto di specie quali salvia, maggiorana, origano e basilico per individuare quella più idonea ad esaltare la produzione in seme. Dati da rilevare: Fasi fenologiche, parametri biometrici, investimenti reali, numero di organi fruttiferi, numero di semi per organo fiorale, numero di seme per pianta, peso 1000 semi, percentuale di semi maturi, resa areica in seme, peso 1000 semi, germinabilità. • Articolazione temporale delle attività Filiera produzioni officinali I anno 2004 Vedi 13.3= attività svolta nel 2004 II anno 2005 Realizzazione di un campo catalogo delle specie officinali spontanee presenti nelle aree di interesse del progetto. Verifica della adattabilità e della produttività delle specie di nuova introduzione. III anno Caratterizzazione e valorizzazione agronomica delle specie officinali spontanee raccolte nelle aree di interesse del progetto. Realizzazione, in ambiente protetto, di cicli produttivi di specie aromatiche in vaso e loro valutazione commerciale. Verifica della adattabilità e della produttività delle specie di nuova introduzione. • Responsabile Romolo Carotenuto Programma 2005 24 • Eventuali collaborazioni esterne: Prof.V.MARZI Università di BARI • Risultati attesi con indicazione temporale: Al termine dei tre anni si avrà una cospicua banca di germoplasma di piante officinali utili per riorientare le ricerche dell’IST a nuove realtà che si vanno a configurare. Individuazione di colture alternative al tabacco per aree a riconversione. Determinazione di filiere produttive di maggiore valenza economica. 11.10 Descrizione delle modalità di monitoraggio interno del progetto e verifica dei risultati (revisioni, tempi, procedure) Revisioni: L’obiettivo di aver un campo catalogo di piante officinali veramente ampio richiede un continuo riadattamento nelle strategie; si tratta di trovare le piante adatte in senso generale e quelle specifiche che vengono riportate per un interesse specifico. Tempi: Riunioni trimestrali tra ricercatori e tecnici per fare il punto sull’avanzamento dei risultati e studio degli adattamenti per raggiungere gli scopi prefissati. Procedure: Ogni ricercatore si farà carico di studiare ed approfondire le conoscenze di alcune specie officinali prefissate per raggiungere l’obiettivo. 12. Ricadute e benefici (max. 2 pagine) 12.5 Benefici scientifici Buona parte delle piante officinali che si utilizzano in Italia sono importate anche se molte di esse potrebbero avere un proficuo sviluppo in Italia. La presenza di un germoplasma permetterebbe a coloro che eventualmente vorrebbero coltivarle di avere materiale idoneo. Offrire agli imprenditori nazionali valide alternative alla coltivazione del tabacco. 12.6 Benefici economici L’eventuale adattamento di specie officinali alle zone interne della Campania permetterà di trovare soluzioni in considerazione del prossimo abbandono della coltura di tabacco in queste zone. 12.7 Impatto sociale In mancanza di una agricoltura sostenibile le zone interne del mezzogiorno rischiano lo spopolamento. 12.8 Impatto ambientale Le piante officinali rappresentano il meglio in fatto di impatto ambientale sopratutto perché le coltivazioni vanno effettuate senza trattamenti 13. Piano di diffusione e sfruttamento dei risultati (max. 2 pagine) 13.5 Pubblicazioni scientifiche, tecniche e divulgative previste: (Autori, Titolo, Rivista o Editore) Il progetto si pone l’obiettivo di una conoscenza dello stato dell’arte e dell’acquisizione di materiale in catalogo per cui saranno privilegiate le riviste divulgative a carattere locale. Es.Campania agricoltura. 13.6 Convegni: (Indicazione dei convegni e del contributo che si intende presentare relativamente al progetto) Alla fine del triennio saranno divulgati in convegno i risultati acquisiti. 13.7 Materiali didattici e corsi di formazione: (Descrizione dei materiali, Organizzatore dei corsi, Target) Il campo catalogo già da oggi è pronto per visite istruttive per studenti e tecnici interessati alle piante officinali 13.8 Brevetti: (Varietà vegetali, brevetti industriali, marchi, design) Programma 2005 25 14. Descrizione delle attrezzature da acquistare Attrezzatura Motivazione Vita utile (mesi) [a] Uso nel progetto (mesi) [b] Importo totale (€ ) (IVA compresa) [c] Costo per il progetto [c × b / a] Totale 0/oo 0/oo Riportare la somma degli importi totali nel fabbisogno finanziario e il costo per il progetto nel costo totale del punto 5. Se le attrezzature vanno acquistate nell’anno di riferimento, riportare l’intera somma nel fabbisogno finanziario dell’anno. Se l’uso nel progetto è inferiore alla vita utile indicare di seguito a carico di quali altri progetti si intende imputare il costo. Programma 2005 27 15. Impegni di personale (giornate sulla base di 210 gg./anno) Tempo indeterminato Categoria Cognome e Nome Totale nel progetto Anno 2005 Carotenuto Romolo gg.60 gg.30 D’Amore Raffaele gg.30 gg.15 Ascione Salvatore gg.60 gg.30 Raimo Francesco gg.30 gg.15 Ricercatori e tecnologi Tremola Maria Grazia gg.90 gg.45 Sub-totale Porrone Felice gg.60 gg.30 Leone Vincenzo gg.60 gg.30 Tecnici Mellone Gerardo gg.60 gg.30 Sub-totale Personale ausiliario Sub-totale Totale a tempo indeterminato gg.450 gg.225 Tempo determinato Categoria Numero Totale nel progetto Anno 2005 Ricercatori e tecnologi Tecnici Personale ausiliario 1 gg.200 gg.100 Borsisti e assegnisti Totale a tempo determinato Totale generale gg.650 gg.325 Programma 2005 28 16. Costi e fabbisogno Intero progetCtoo sto (€)A nno 2005 a. Personale a tempo indeterminato (*) 60.000/oo 30.000/oo b. Personale a tempo determinato 10000/oo 5000/oo c. Missioni nazionali ed estere 2000/oo 1000/oo Subtotale Personale 72.000/oo 36.000/oo d. Materiale di consumo, automezzi, noleggi, servizi 4.000/oo 2.000/oo e. Consulenze f. Commesse esterne (parti del progetto affidate a terzi) Attrezzature (**) hg.. CFaobsbtois poegrn iol progetto COSTO TOTALE (a+b+c+d+e+g) 76.000/oo 38.000/oo FABBISOGNO TOTALE (b+c+d+e+f+h) 16.000/oo 8.000/oo (*) Includere la voce nel calcolo del costo ma non del fabbisogno nel quadro 5 (**) Calcolare il costo in proporzione all’uso delle attrezzature nel progetto; calcolare il fabbisogno come somma dei costi interi d’acquisto. Firma del responsabile di progetto Firma del responsabile della struttura Programma 2005 29 Allegato 1 A. SCHEDA DI PROGETTO NUOVO 1. Titolo Ottimizzazione delle tecniche agronomiche e delle condizioni di cura in funzione della qualità merceologica del tabacco Burley 2. Acronimo QUALITA’ Numero/anno 03/04 3. Tipo di progetto Ricerca Sviluppo Dimostrativo X Misto 4. Durata (mesi) 24 Per l’intero progetto (€) Per l’anno 2005__ (€) Costo 167600,00 83800,00 5. Costo del progetto Fabbisogno 43600,00 21800,00 6. Responsabile del progetto Nome e COGNOME Giuseppe Interlandi Programma 2005 30 7. Curriculum del responsabile del progetto (con 5 titoli di pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento) (max 1 pag.) Nel 1971 ha conseguito il diploma di laurea in Scienze Agrarie, con voti 110/110, presso L’Università di Catania, discutendo una tesi sperimentale. Nel 1972 ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione di agronomo. Dall’1/10/1972 al 30/4/76 ha insegnato Meccanica Topografia e Costruzioni presso l’I.T.A. di Remedello (BS). Dall’1/5/1976 al 28/10/77 ha prestato servizio all’E.S.A. della regione Sicilia con la qualifica di Ispettore. Dal 29/10/1977, quale vincitore di concorso, è stato nominato sperimentatore presso l’Istituto Sperimentale per l’orticoltura. Dall’8/9/80 al 3/10/80 ha partecipato all’XI Corso di Metodologia Statistica organizzato dalla Regione Italiana della Biometria Society. Dall’1/9/81 è stato trasferito, a domanda, all’Istituto Sperimentale per il Tabacco di Scafati dove presta attualmente servizio. Dal 14/10/1985 al 6/7/93 è stato membro del comitato scientifico dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco. Dal 7/7/1989 al 7/6/1993, con D.M., è stato incaricato della direzione della Sezione operativa centrale di Cura e Fermentazione dei tabacchi. Presso la sezione di Cura ha svolto un'attività di ricerca orientata su tre problematiche: a) risparmio energetico; b) ricerca di sistemi di cura alternativi a quelli tradizionali; c) qualità del tabacco. In relazione alla qualità del tabacco, le ricerche hanno riguardato lo studio di differenti profili termoigrometrici, diversi stadi di maturazione delle foglie, diversi livelli di concimazione azotata e modalità di somministrazione, differenti densità dei locali di cura. Pubblicazioni attinenti al progetto: Interlandi G., Piro F., De Caro F., Leone V., 1998. Influenza della densità di carico e della sezione della capanna di cura sulla qualità del tabacco burley. Il Tabacco, 6,13-22. Carotenuto R., Interlandi G., Tremola M.G., Bovienzo D., Savoia A., Zampilli G., 1998. Classificazione merceologica del burley. Il Tabacco, 6, 55-58.Carotenuto R., Interlandi G., Tremola M.G., Abet M., De Risi E., Leone V., Sodano E., Cutolo R., 2000. Variazioni cromatiche durante la cura. Il Tabacco, 8(2), 27-30.Interlandi G., Tremola M.G., Carotenuto R., Piro F., ., Leone V., Cutolo R., 2001. Crop value response of burley tabacco to N application timing and rate. Il Tabacco, 9, 51-55.Tremola M.G., Interlandi G., Carotenuto R., Piro F., ., Leone V., Cutolo R., 2001. Color changes in burluy tabacco curing as by N fertilization. Il Tabacco,9, 47-49. 8. Parole chiave TABACCO QUALITA’ Programma 2005 31 9. Sintesi (in forma di elenchi puntati o numerati per ciascun elemento richiesto) Motivazioni Il sostegno economico di cui gode il tabacco nell’ambito della politica agricola della UE consente ancora la coltivazione in alcune aree del nostro Paese. Con il venir meno, nei prossimi anni, degli aiuti pubblici al settore, la possibilità di mantenere una tabacchicoltura in Italia dipenderà dalla capacità di migliorare il rapporto qualitàprezzo dei prodotti e di competere con paesi che possono offrire foglia di elevata qualità e/o prezzi più bassi. Obiettivi La ricerca si propone di migliorare la qualità del tabacco attraverso la razionalizzazione di alcune pratiche colturali. Risultati attesi Determinazione di livelli di concimazione azotata, irrigazione e densità di carico dei locali di cura idonei a massimizzare la qualità tipica del burley italiano. Prodotti (deliverables) 10. Partecipanti COGNOME, Nome, funzione (ricercatore, tecnico, esecutivo) D’AMORE Raffaele: Direttore incaricato; CAROTENUTO Romolo: Direttore di sezione incaricato; ASCIONE Salvatore: Ricercatore; NAPOLITANO Antonietta: Ricercatrice; TREMOLA Maria Grazia: Ricercatrice; LEONE Vincenzo: Tecnico Programma 2005 32 11. Descrizione del progetto (max. 16 pagine) 11.11 Motivazioni (max. 1 pagina) In questi ultimi anni l’andamento dei mercati del tabacco in foglia, caratterizzato da un’espansione dell’offerta cui non ha corrisposto analoga espansione dei consumi, ha reso sempre più difficile mantenere i livelli produttivi raggiunti per il tabacco Burley italiano. Il sostegno economico di cui gode il tabacco nell’ambito della politica agricola della UE consente ancora alla coltura una certa diffusione in alcune aree del nostro Paese. Tuttavia tale politica agricola diventa sempre meno giustificabile in prospettiva dell’allargamento della UE e di fronte alle esigenze dei rapporti di scambio tra UE e resto del mondo. Si può pertanto prevedere una progressiva contrazione degli aiuti pubblici al settore nei prossimi anni. Con il venir meno della protezione, la possibilità di mantenere ancora una tabacchicoltura in Italia dipenderà dalla capacità di migliorare il rapporto qualità-prezzo dei prodotti e di competere con paesi che possono offrire foglia di elevata qualità e/o prezzi più bassi. 11.12 Stato dell'arte (max. 1 pagina) Il tabacco Burley, tabacco chiaro curato all’aria, è un componente fondamentale delle sigarette di tipo americano, che costituiscono la massa della produzione corrente nei paesi sviluppati. Per ottenere un Burley della qualità più richiesta occorrono particolari condizioni agro-ecologiche e tecniche di produzione e cura adatte all’ambiente di produzione. Attualmente le aree di produzione del Burley che entra nel commercio internazionale del tabacco in foglia non sono molte e si trovano concentrate in pochi paesi: Stati Uniti, Brasile, Messico, Italia, Zimbabwe. Il Burley italiano, concentrato prevalentemente in Campania e in particolare nella provincia di Caserta, è potenzialmente interessante per il basso tenore di alcaloidi e rappresenta una quota rilevante del Burley prodotto nella UE. La qualità corrente, molto trascurata anche a causa della sicurezza di collocamento di cui finora il prodotto ha goduto, è suscettibile di miglioramento. L’idoneità agroecologica dell’area di produzione lascia sperare nella possibilità di ottenere produzioni competitive per il mercato internazionale anche in condizioni di sostegno pubblico declinante. La qualità del tabacco è il risultato di una combinazione di proprietà fisico-chimiche che lo rendono idoneo all’uso previsto. Nelle sigarette di tipo americano il Burley è il tipo più neutro e serve a incorporare gli aromi e a migliorare la combustibilità grazie all’elevato potere di riempimento. Il miglioramento qualitativo del tabacco deve tendere ad esaltare queste caratteristiche, determinate in larga misura dalla struttura della foglia, che dipende dall’andamento della crescita vegetale e della cura post-raccolta. Cultivar, concimazione, irrigazione e modalità di cura hanno influenza rilevante su tali processi. L’azoto costituisce l’elemento chiave per la qualità. Il difetto e l’eccesso hanno effetti negativi. In carenza di azoto le foglie non raggiungono uno sviluppo adeguato, hanno un più basso contenuto di azoto totale e di alcaloidi e un più alto contenuto in zuccheri. L’eccesso ritarda la fioritura e la maturazione prolungando lo stadio vegetativo attraverso un esteso predominio del metabolismo proteico. Gli esperimenti di fertilizzazione al tabacco sono complicati per l’interferenza della cura post-raccolta e i risultati ottenuti sono stati spesso contrastanti. Mentre da alcune ricerche si evince che il burley non trae vantaggio da dosi di azoto superiori a 160-200 Kg/ha, da altre si rilevano miglioramenti produttivi a seguito di apporti di 300 e fino a 400 Kg/ha. Risposte così diverse possono essere spiegate con l’eterogeneità delle situazioni climatiche, pedologiche e colturali. Per i terreni dell’area italiana a Burley non è stata finora condotta una soddisfacente calibrazione in rapporto ai fabbisogni di azoto ed altri elementi per una coltura volta ad ottimizzare la qualità della foglia curata. L’acqua, oltre ad essere il componente principale dei tessuti vegetali e veicolo dell’assorbimento minerale, fornisce il mezzo per tutte le reazioni biochimiche che avvengono nella pianta dalla crescita alla senescenza. Anche per l’irrigazione del Burley occorre ottimizzare i livelli e le modalità di impiego in relazione alla concimazione e in funzione del miglioramento qualitativo della foglia. Il tabacco dopo la raccolta per essere utilizzato dall’industria di trasformazione deve subire una serie di modificazione di ordine biologico, chimico e fisico. I fattori fondamentali che influiscono sull’andamento dei processi di cura sono l’umidità e la temperatura. Con l’aria secca le foglie vive perdono troppo rapidamente l’acqua e muoiono precocemente arrestandosi così il processo dell’ingiallimento e con esso le trasformazioni biochimiche. Un essiccamento troppo rapido nella prima fase di cura, dovuto a basse umidità relative, produce un tabacco con colorazioni verdastre ed elevati tenori di azoto e di zuccheri. Al contrario, l’elevata umidità relativa (> 75%) tende a causare fenomeni di eccessivo imbrunimento della lamina e di marcescenza della costola. Con umidità relativa superiore al 90% sono stati riscontrati, specialmente in corrispondenza di temperature elevate, sensibili perdite di sostanza secca durante la cura. Anche il grado d’illuminazione sembra avere un certo ruolo sul processo di cura. Le foglie curate in piena luce si presentano con colorazioni sbiadite; le foglie curate all’ombra hanno una maggiore intensità del colore caratteristico. Attualmente la cura viene condotta in capanne, a due e, raramente, a tre piani di apprendimento, con copertura di film plastico. E’ invalsa Programma 2005 33 una tendenza a sottodimensionare i locali di cura rispetto alla superficie investita a tabacco, da cui consegue, soprattutto nei mesi di settembre e di ottobre, un deterioramento del prodotto da eccesso di umidità. Yoshio Kikuchi; Hisashi Izumi. Effects of curing conditions on smoke quality of air-cured tobacco, Matsukawa: I I. Effects of daytime temperatures during curing on smoke quality of cured leaves. Bull. Utsunomiya Tob. Exp. Stn. 21: 75-86, 1985. Bae S.K; Lim H.G.; Cho H.K. Studies on the prevetion of excessive drying (of) leaves during burley tobacco curing: I. Effect of temperature and relative humidity on the production of excessive drying leaves. Korean Journal of Crop Science 31:425-425, 1988. Postiglione L., Barbieri G., De Falco E., 1989. Risultati produttivi e qualitativi del tabacco Burley sottoposto a carenze o eccessi di acqua in diversi periodi del ciclo biologico. Irrigazione e drenaggio, 36(4), 115-120. Interlandi G., Piro F., De Caro F., Leone V., 1998. Influenza della densità di carico e della sezione della capanna di cura sulla qualità del tabacco burley. Il Tabacco, 6,13-22. Carotenuto R., Interlandi G., Tremola M.G., Bovienzo D., Savoia A., Zampilli G., 1998. Classificazione merceologica del burley. Il Tabacco, 6, 55-58. Pelivanoska V., Trajkoski J., Filiposki K., 2000. Effects of fertilization and irrigation on yield and quality of tobacco type burley. CORESTA Congres, APOST 8,15-19 october, Lisbona, Portogallo. Ascione S., Lombardi P., Ruggiero C., 2000. Influenza della diversificazione colturale e della concimazione fosfo-azotata sulla produzione del tabacco burley e mais. Riv. Agron. 34: 81-91. Carotenuto R., Interlandi G., Tremola M.G., Abet M., De Risi E., Leone V., Sodano E., Cutolo R., 2000. Variazioni cromatiche durante la cura. Il Tabacco, 8(2), 27-30. Interlandi G., Tremola M.G., Carotenuto R., Piro F., ., Leone V., Cutolo R., 2001. Crop value response of burley tobacco to N application timing and rate. Il Tabacco, 9, 51-55. Tremola M.G., Interlandi G., Carotenuto R., Piro F., ., Leone V., Cutolo R., 2001. Color changes in burley tobacco curing as by N fertilization. Il Tabacco,9, 47-49. 11.13 11.14 Obiettivi generali e specifici (max. 1 pagina) Migliorare la qualità del tabacco burley ottimizzando la concimazione azotata, l’irrigazione e la modalità di cura. In particolare: - Valutare l’effetto del livello di azoto, dei regimi irrigui e modalità di somministrazione sulla produzione e sulla qualità del tabacco burley. - Valutare l’influenza della densità di carico dei locali di cura sull’andamento del processo di cura e sulle caratteristiche fisico-chimiche del tabacco curato. - Indagare sulla dinamica delle proprietà merceologiche in relazione ai fattori agronomici sperimentati. 11.15 Piano di lavoro (max. 10 pagine). La ricerca sarà eseguita presso il campo sperimentale di Scafati confrontando in un esperimento le combinazioni di tre volumi di adacquamento (70% E.T.M, E.T.M., 130% E.T.M,) x due modalità di somministrazione (infiltrazione - a goccia) x tre livelli di concimazione azotata (0, 150, 300 kg/ha) x tre densità di carico dei locali di cura (distanziando filze di uguale peso 8, 13 e 18 cm). I livelli di concimazione saranno applicati a subparcelle. L’esperimento sarà condotto utilizzando una cultivar rappresentativa della coltura del burley, coltivata a una densità d’investimento di 33.000 p/ha disposte a distanze di 0,4 x 0,75m, impegnando un’area di circa 2.000m2. I locali di cura saranno costituiti da struttura a capanna a due piani di apprendimento ricoperti di film plastico. Durante la coltivazione saranno effettuati rilievi morfologici e biometrici. Sulle foglie curate verranno eseguite analisi fisiche (potere di riempimento, combustibilità e peso specifico) e chimiche (azoto totale, alcaloidi) e saranno determinati i gradi per la stima di un indice prezzo. 11.16 Per ogni task/sub-task/work package: • Descrizione delle attività previste • Articolazione temporale delle attività • Responsabile Programma 2005 34 • Eventuali collaborazioni esterne • Risultati attesi con indicazione temporale 11.17 Descrizione delle modalità di monitoraggio interno del progetto e verifica dei risultati (revisioni, tempi, procedure) 12. Ricadute e benefici (max. 2 pagine) 12.9 Benefici scientifici Ottimizzazione delle tecniche di coltivazione e di cura del tabacco burley al fine di individuare un protocollo agronomico in grado di dare, dal punto di vista quanti-qualitativo, i migliori risultati produttivi. 12.10 Benefici economici Ottenere un tabacco di maggior valore regolando adeguatamente la concimazione azotata l’irrigazione e la densità di carico dei locali di cura. Benefici che possono sintetizzarsi in minori perdite di prodotto durante la cura, minore impiego di fertilizzante e acqua e un prezzo maggiore del tabacco curato. 12.11 Impatto sociale 12.12 Impatto ambientale Ottimizzazione delle risorse idriche e riduzione d’inquinamento dovuto alle eccessive concimazioni azotate. 13. Piano di diffusione e sfruttamento dei risultati (max. 2 pagine) 13.9 Pubblicazioni scientifiche, tecniche e divulgative previste: (Autori, Titolo, Rivista o Editore) 13.10 Convegni: (Indicazione dei convegni e del contributo che si intende presentare relativamente al progetto) 13.11 Materiali didattici e corsi di formazione: (Descrizione dei materiali, Organizzatore dei corsi, Target) 13.12 Brevetti: (Varietà vegetali, brevetti industriali, marchi, design) Programma 2005 35 14. Descrizione delle attrezzature da acquistare Attrezzatura Motivazione Vita utile (mesi) [a] Uso nel progetto (mesi) [b] Importo totale (€ ) (IVA compresa) [c] Costo per il progetto [c × b / a] contatori Impianto irrigazione localizzata a microportata di erogazione 12 12 2000 2000 filtri 12 12 1000 1000 manometri 12 12 300 300 Totale 3300 3300 Riportare la somma degli importi totali nel fabbisogno finanziario e il costo per il progetto nel costo totale del punto 5. Se le attrezzature vanno acquistate nell’anno di riferimento, riportare l’intera somma nel fabbisogno finanziario dell’anno. Se l’uso nel progetto è inferiore alla vita utile indicare di seguito a carico di quali altri progetti si intende imputare il costo. Programma 2005 36 15. Impegni di personale (giornate sulla base di 210 gg./anno) Tempo indeterminato Categoria Cognome e Nome Totale nel progetto Anno 2005_ D’AMORE RAFFAELE 120 60 CAROTENUTO ROMOLO 120 60 Ricercatori e tecnologi INTERLANDI GIUSEPPE 150 75 ASCIONE SALVATORE 150 75 NAPOLITANO ANTONIETTA 150 75 TREMOLA MARIA GRAZIA 150 75 Sub-totale 840 420 LEONE VINCENZO 200 100 Tecnici Sub-totale Personale ausiliario Sub-totale 200 100 Totale a tempo indeterminato 1040 520 Tempo determinato Categoria Numero Totale nel progetto Anno 2005__ Ricercatori e tecnologi Tecnici Personale ausiliario 4 480 240 Borsisti e assegnisti Totale a tempo determinato 800 400 Totale generale 1840 920 Programma 2005 37 Allegato 1 A. SCHEDA DI PROGETTO NUOVO 1. Titolo Attività biologica di metabolici secondari prodotti da isolati di Penicillium 2. Acronimo ABIMESP Numero/anno 03/03 3. Tipo di progetto Ricerca Sviluppo Dimostrativo Misto 4. Durata (mesi) 24 Per l’intero progetto (€) Per l’anno 200__ (€) Costo 80000,00 40000,00 5. Costo del progetto Fabbisogno 27400,00 15200,00 6. Responsabile del progetto Nome e COGNOME Rosario Nicoletti Programma 2005 38 7. Curriculum del responsabile del progetto (con 5 titoli di pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento) (max 1 pag.) Curriculum del Dr. Rosario Nicoletti Laurea in Scienze Agrarie conseguita il 25/10/1985 (punteggio 110/110). Abilitazione professionale di dottore agronomo conseguita nel 1986. Servizio preruolo nella scuola media statale come supplente temporaneo (anni 1986-88). Ingresso nei ruoli del personale degli Istituti di Ricerca e Sperimentazione Agraria il 1/7/1988 con la qualifica di funzionarioagrario (poi equiparata al profilo di tecnologo). Passaggio al profilo di ricercatore dal 9/1/1990 quale vincitore di concorso con programma d'esame in fitopatologia, con servizio prestato presso gli Istituti Sperimentali per la "Floricoltura di Sanremo (fino al 18/11/1990), per l'Olivicoltura di Cosenza (fino al 29/3/1992) e per il Tabacco di Scafati (dal 30/3/1992). Nel settembre 1999 ha conseguito l'idoneità al profilo di primo ricercatore, relativamente al quale resta tuttora in attesa di inquadramento. Presso le varie sedi di servizio si è sempre interessato dello studio dei patogeni fungini e del relativo controllo, con particolare riferimento alle malattie causate da funghi terricoli e ai relativi antagonisti. Ha isolato segnalato per la prima volta in Italia alcune specie di miceti antagonisti come Vertìcillium biguttatum, Lecanicillium psalliotae, Penicillium pinophilum; da isolati di quest'ultima specie ha messo in evidenza due nuovi metaboliti secondari biologicamente attivi, denominati 3-0-metilfùnicone e 3-0-meiil-5,6-epossifùmcone. Tale ritrovamento ha permesso all'IST di ottenere il brevetto per invenzione industriale intitolato "Produzione di un metabolita fùngitossico da parte di un nuovo isolato di Penicillium pinophilum", del quale il Dr. Nicoletti è inventore designato. Ha istituito e cura attualmente la collezione micologica presso il laboratorio della ex sezione di Biologia e Difesa fitosanitaria dell'IST. E' autore di oltre 60 pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali ed internazionali ed ha effettuato stages presso diverse istituzioni straniere tra cui il Centraalbureau voor Schimmelcultures di Utrecht (Olanda) e il CABI-Bioscience di Egham (Regno Unito), acquisendo competenze nell'ambito della tassonomia di funghi terricoli. Ha partecipato ai progetti MiPAF "Lotta biologica ed integrata per la difesa delle colture agrarie e delle piante forestali", "Collezione nazionale di microrganismi di interesse agrario ed agro-industriale" e "Risorse genetiche di organismi utili per il miglioramento di specie di interesse agrario e per un'agricoltura sostenibile", ed è attualmente responsabile della scheda di ricerca IST "Attività biologica del 3-0- metilfùnicone, metabolita secondario del fùngo Penicillium pinophilum", nell'ambito del quale coordina le attività in corso presso i laboratori dell'Istituto di Chimica Biomolecolare del CNR e del Dipartimento di Medicina Sperimentale della II Università di Napoli. Titoli di 5 pubblicazioni prodotte negli ultimi 5 anni attinenti l'argomento: De Stefano S., Nicoletti R., Milone A., Zambardino S., 1999. 3-0-Methylfùnicone, a fùngitoxic metabolite produced by thè fùngus Penicillium pinophilum. Phytochemistry 52 1399-1401. Stammati A., Nicoletti R., De Stefano S., Zampaglioni F., Zucco F., 2002. A novel cytostatic compound derived from thè fùngus Penicillium pinophilum. Advances in Tests on Laboratory Animals30, 69-75. De Stefano S., Nicoletti R., Zambardino S., Milone A., 2002. Structure elucidation ofa novei fanicone-like compound produced by Penicillium pinophilum. Naturai Product Letters 16 207-211. Nicoletti R., De Stefano M., De Stefano S., Trincone A., Marziano F., 2004. Identification of fùngitoxic metabolites produced by some Penicillium isolates antagonistic to Rhizoctonia solani. Mycopathologia 158 (4), in corso di stampa. Buommino E., Nicoletti R., Gaeta G.M., Orlando M., Ciavatta M.L., Baroni A., Tufano M.A-, 2004. 3-0-Methylfùnicone induces apoptosis and hsp70 actìvation in HeLa cells. Celi Proliferation 37, in corso di stampa. Programma 2005 39 8. Parole chiave Secondary metabolites, Penicillium, 3-o-methylfuncione, antitumour compounds 9. Sintesi (in forma di elenchi puntati o numerati per ciascun elemento richiesto) Motivazioni 1. Studio della biodiversità dei microrganismi fùngini in rapporto alla produzione di metaboliti secondari e alla comprensione del ruolo da questi svolto nei rapporti di antagonismo tra miceti terricoli 2. Sfruttamento della biodiversità per il reperimento di nuovi prodotti antitumorali Obiettivi 1. Caratterizzare nuovi metaboliti secondari prodotti da isolati di Penicillium 2. Verificare il loro coinvolgimento nelle interazioni antagonistiche con altri miceti terricoli 3. Individuare metaboliti secondari in possesso di attività citostatica in colture fùngine e di cellule vegetali 4. Individuare metaboliti secondari in possesso di attività citostatica ineelture di cellule tumorali da studiare a livello biomolecolare per lo sviluppo di nuovi Farmaci Risultati attesi 1. Individuazione di nuovi metaboliti secondari; alcuni metaboliti sono già in fase di caratterizzazione chimica 2. Utilizzazione dei dati relativi ai nuovi metaboliti a livello chemotassonomico ai fini della caratterizzazione di nuove specie e/o della classificazione di isolati di incerta attribuzione 3.Contributo alla conoscenza dei rapporti di antagonismo tra miceti terricoli 4. Verifica della correlazione esistente tra le proprietà citostatiche rilevate su cellule vegetali, fungine ed umane 5. Individuazione di alcuni composti suscettibili di essere sottoposti a valutazione farmacologica Prodotti (deliverables) Nuovi metaboliti secondari; sostanze antitumorali; brevetti 10. Partecipanti COGNOME, Nome, funzione (ricercatore, tecnico, esecutivo) LAHOZ Ernesto Ricercatore GALASSO Pasqua Esecutivo Mascolo Eliodoro Esecutivo Programma 2005 40 11. Descrizione del progetto (max. 16 pagine) Motivazioni (max. 1 pagina) Negli ultimi anni si è registrato un progressivo incremento dell'attenzione della comunità scientifica verso la biodiversità, in considerazione delle prospettive di sfruttamento nel campo della medicina umana. In tal senso un posto di primo piano è occupato dai microrganismi fùngini. Lo studio dei rapporti di competizione tra funghi terricoli sviluppato in anni recenti presso il laboratorio della sezione di Biologia e Difesa fitosanitaria ha portato all'isolamento di oltre 300 ceppi fùngini appartenenti a numerose specie di miceti fitopatogeni e relativi antagonisti. Tra questi ultimi, circa 130 appartengono a specie del genere Penicillium. Indagini preliminari hanno messo in luce come in molti casi l'antagonismo sia mediato da metaboliti secondari in possesso di attività citostatica. È noto dalla letteratura che molti metaboliti secondari fùngini sono in possesso di attività biologica di vario tipo, in particolar modo attività citostatica, anche su cellule umane. Pertanto è opportuno svolgere indagini in questa direzione per i metaboliti di nuova caratterizzazione, o per i metaboliti già noti ma allo stato non ancora valutati in maniera adeguata, al fine di individuare nuovi composti da studiare in maniera particolareggiata per i possibili sviluppi in campo medico. Stato dell'arte (max. 1 pagina) A parte l'uso di lunga data quali antibiotici (es. penicillina, cefalosporine, ecc.), numerosi metaboliti fùngini sono entrati in uso corrente in medicina umana come farmaci antitumorali o antirigetto (es. ciclosporine, ecc.). Gli studirecentemente espletati presso il laboratorio della sezione di Biologia e Difesa fitosanitaria su ceppi di miceti antagonisti hanno già messo in evidenza vari metaboliti secondari, tra cui pachibasina e crisofanolo da Trichoderma aureoviride (De Stefano et al., 199), acido micofenolico da Penicillium brevicompactum (Nicoletti et al., 2004), patulina da P. expansum (Nicoletti et al., 2004), 3-0-metilfùnicone e 3-0-metil-5,6-epossifùnicone da P. pinophilum (De Stefano et al., 1999, 2002), griseofùlvina e declorogriseofùlvina da P. canescens, P. griseofulvum e P. jancze-wskii, acido curvulico da P. canescens, nonché quinolactacina e acido tanzawaico da P. sizovae (dati in corso di pubblicazione). Il 3-0-metilfùnicone, già oggetto di una specifica linea di ricerca in fase di sviluppo nell'ambito del programma ordinario IST e che confluisce nella presente, è risultato in possesso di attività citostatica su colture di cellule tumorali (Hep-2, HeLa) (Stammati et al., 2002); inoltre è risultato in grado di inibire geni coinvolti nel ciclo cellulare e che presiedono alla trasformazione tumorale, e di attivarne altri antagonisti dei precedenti (Buommino et al., 2004). Obiettivi generali e specifici (max. 1 pagina) Completamento delle indagini in corso sui meccanismi di azione biomolecolare del 3-0- metilfùnicone e verifica delle possibilità di impiego della sostanza in campo medico. Caratterizzazione di nuovi metaboliti secondari, con applicazioni chemotassonomiche per la classificazione di isolati di Penicillium, e accertamento del loro ruolo nell'espressione dell'antagonismo nei confronti di altri miceti terricoli. Verifica delle proprietà citostatiche nei confronti di colture fùngine e di cellule vegetali, anche quale passaggio intermedio finalizzato all'individuazione di metaboliti in possesso di proprietà antitumorali. Studio dei meccanismi biomolecolari che sono alla base dell'attività biologica. Programma 2005 41 11.4Piano di lavoro (max. 10 pagine). Per ogni task/sub-task/work package: Descrizione delle attività previste Per il 3-0-metilfùnicone verranno completati gli studi sull'attività antitumorale e i relativi meccanismi biomolecolari già previsti nella scheda 3/03 del programma ordinario IST in collaborazione con il Dipartimento di Medicina Sperimentale della II Università di Napoli. Inoltre sarà sviluppato uno studio comparato su mastociti di una linea tumorale (MCF7) e di una linea normale (MCFIO) in rapporto ai seguenti elementi: motilità cellulare, azione sulle metalloproteasi, inibizione delle integrine e dei geni TERT e survivin (markers individuabili in tessuti tumorali). Sarà altresì avviato analogo studio su linee cellulari da melanoma. Presso il Dipartimento di Gestione delle Risorse Ambientali dell'Università di Dublino verranno condotti studi sulla attività citostatica del 3-0-metilfùnicone su cellule vegetali (Arabidopsis thaliand). In collaborazione con l'Istituto di Chimica Biomolecolare del CNR sarà completata la caratterizzazione molecolare di ulteriori metaboliti ad attività citostatica già messi in evidenza; gli stessi saranno quindi oggetto di saggi preliminari su colture di cellule tumorali presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale. Il CBS di Utrecht collaborerà alla caratterizzazione di isolati fùngini, non attribuibili a specie note di Penicillium, che risultassero in grado di produrre metaboliti di interesse per le fasi successive della ricerca. • Articolazione temporale delle attività Lo studio sull'attività biologica del 3-0-metilfunicone verrà completato entro la fine del 2005, cosi come previsto nel progetto di ricerca originario sviluppato nell'ambito del programma ordinario IST (3/03). Eventuali sviluppi meritevoli di ulteriori approfondimenti, anche in considerazione del coinvolgimento di una istituzione di ricerca estema quale il Dipartimento di Medicina Sperimentale, direttamente interessata alla applicazione dei ritrovamenti in campo medico, verranno tempestivamente comunicati per un supplemento di valutazione da parte dell'Ente finanziatore. Le restanti attività verranno condotte nell'arco dei 24 mesi previsti per la durata della ricerca senza uno scadenzario prestabilito. Naturalmente le attività di saggio biologico seguiranno quelle di caratterizzazione tassonomica e molecolare • Responsabile Dr. Rosario Nicoletti • Eventuali collaborazioni esterne Dipartimento di Medicina Sperimentale, n Università di Napoli Prof. Tufano, Dr. Buommino Istituto di Chimica Biomolecolare, C.N.R., Pozzuoli (NA) Dr. Ciavatta Department of Environmental Resource Management, Università di Dublino (Irlanda) Dr. Doohan Centraalbureau voor Schimmelcultures, Utrecht (Olanda) Dr. Samson Programma 2005 42 Risultati attesi con indicazione temporale Per il 3-0-metilfunicone nel corso del 2005 verranno completati gli studi sui meccanismi biomolecolari che sono alla base dell'attività citostatica e i saggi su ulteriori linee di cellule tumorali. L'esperienza fin qui acquisita con il 3-0-metilfunicone prodotto da Penicillium pinophilum induce a ritenere possibile la messa in evidenza di un certo numero di nuovi metaboliti da alcuni dei circa 130 isolati di Penicillium al momento annoverati nella collezione micologica IST. Attualmente due nuovi metaboliti, rispettivamente da isolati di P. canescens e P. glabrum, sono in fase di caratterizzazione molecolare; oltre ad attività fìmgistatica, quello da P. canescens ha già palesato proprietà citostatiche in colture di cellule tumorali (HeLa), motivo per cui si intende portare a termine a breve sia la caratterizzazione molecolare che le indagini biomolecolari. Descrizione delle modalità di monitoraggio interno del progetto e verifica dei risultati (revisioni, tempi, procedure) Verifica continua di tutte le fasi in cui si articola la ricerca. Si fa presente che la ricerca viene condotta in strettissima collaborazione con le istituzioni esteme partecipanti. I risultati previsti, essendo direttamente e strettamente correlati, vanno verificati direttamente all'atto della conclusione del progetto. 12. Ricadute e benefici (max. 2 pagine) 12.1 Benefici scientifici Caratterizzazione di nuovi metaboliti funghii, con applicazioni in campo chemotassonomico. Contributo alla conoscenza delle basi molecolari dei rapporti di antagonismo tra miceti terricoli. Individuazione di nuove sostanze ad azione citostatica, sulla base delle quali sviluppare nuovi farmaci da impiegare nel trattamento delle malattie tumorali. L'Ente sarà naturalmente il beneficiario diretto dei brevetti che verranno richiesti sui prodotti e sulle procedure di estrazione individuate. Allo stesso tempo, parte dei risultati possono rappresentare il punto di partenza per lo sviluppo di progetti più particolareggiati, prevedibilmente afferenti al settore medico-farmaceutico. Programma 2005 43 12.2 Benefici economici Per l'Ente, possibilità di acquisire e sfruttare brevetti inerenti la produzione e l'impiego in campo farmaceutico dei composti individuati. Per la comunità, disponibilità di nuovi tarmaci antitumorali a basso costo. Per le imprese possibilità di sviluppare nuovi prodotti in un settore in cui la domanda è in forte crescita. 12.3 Impatto sociale Miglioramento delle prospettive di cura delle malattie tumorali. Creazione di posti di lavoro nell’industria chimica-farmaceutica 12.4 Impatto ambientale Nessuno diretto 13. Piano di diffusione e sfruttamento dei risultati (max. 2 pagine) 13.13 Pubblicazioni scientifiche, tecniche e divulgative previste: (Autori, Titolo, Rivista o Editore) Varie su riviste scientifiche da definire in base al tipo di risultato conseguito Convegni: (Indicazione dei convegni e del contributo che si intende presentare relativamente al progetto) Presentazione di un lavoro sulla produzione di metaboliti secondari in isolati di Penicillium del gruppo canescens-janczewskii in occasione dell' Vffl Conferenza della Fondazione Europea di Patologia Vegetale, Copenaghen (Danimarca), settembre 2006. Da definire la presentazione di altri risultati in altri convegni. 13.14 Materiali didattici e corsi di formazione: (Descrizione dei materiali, Organizzatore dei corsi, Target) Programma 2005 44 Brevetti: (Varietà vegetali, brevetti industriali, marchi, design) In relazione all'eventuale carattere di novità dei metaboliti caratterizzati, per ciascun metabolita individuato verrà presentata domanda brevettuale avente per oggetto l'isolato produttore, il procedimento di estrazione e i possibili impieghi in campo farmacologico. Programma 2005 45 14. Descrizione delle attrezzature da acquistare Attrezzatura Motivazione Vita utile (mesi) [a] Uso nel progetto (mesi) [b] Importo totale (€ ) (IVA compresa) [c] Costo per il progetto [c × b / a] Evaporatore rotante Concentrazione filtrati colturali e relativi estratti 120 24 3000 600 Totale 3000 600 Riportare la somma degli importi totali nel fabbisogno finanziario e il costo per il progetto nel costo totale del punto 5. Se le attrezzature vanno acquistate nell’anno di riferimento, riportare l’intera somma nel fabbisogno finanziario dell’anno. Se l’uso nel progetto è inferiore alla vita utile indicare di seguito a carico di quali altri progetti si intende imputare il costo. Programma 2005 46 15. Impegni di personale (giornate sulla base di 210 gg./anno) Tempo indeterminato Categoria Cognome e Nome Totale nel progetto Anno 200__ NICOLETTI ROSARIO 200 100 LAHOZ ERNESTO 60 30 Ricercatori e tecnologi Sub-totale 260 130 Tecnici Sub-totale GALASSO PASQUA 60 30 MASCOLO ELIODORO 60 30 Personale ausiliario Sub-totale 120 60 Totale a tempo indeterminato 380 190 Tempo determinato Categoria Numero Totale nel progetto Anno 200__ Ricercatori e tecnologi Tecnici Personale ausiliario 1 120 60 Borsisti e assegnisti Totale a tempo determinato 120 60 Totale generale 500 250 Programma 2005 47 16. Costi e fabbisogno Intero progetCtoo sto (€)A nno 2005 a. Personale a tempo indeterminato (*) 55000 27500 b. Personale a tempo determinato 7400 3700 c. Missioni nazionali ed estere 9000 4500 Subtotale Personale 71400 35700 d. Materiale di consumo, automezzi, noleggi, servizi 8000 4000 e. Consulenze f. Commesse esterne (parti del progetto affidate a terzi) Attrezzature (**) hg.. CFaobsbtois poegrn iol progetto 3060000 3030000 COSTO TOTALE (a+b+c+d+e+g) 80000 40000 FABBISOGNO TOTALE (b+c+d+e+f+h) 27400 15200 (*) Includere la voce nel calcolo del costo ma non del fabbisogno nel quadro 5 (**) Calcolare il costo in proporzione all’uso delle attrezzature nel progetto; calcolare il fabbisogno come somma dei costi interi d’acquisto. Firma del responsabile di progetto Firma del responsabile della struttura Programma 2005 48 Allegato 1 A. SCHEDA DI PROGETTO NUOVO 1. Titolo Uso di dosi ridotte di fungicidi associate ad agenti di controllo biologico nella difesa da funghi patogeni terricoli 2. Acronimo CICAT Numero/anno 2004 3. Tipo di progetto Ricerca Sviluppo Dimostrativo Misto 4. Durata (mesi) 30 Per l’intero progetto (€) Per l’anno 2004_ (€) Costo 339900,00 125800,00 5. Costo del progetto Fabbisogno 187749,99 64749,99 6. Responsabile del progetto Nome e COGNOME Ernesto LAHOZ, 1° Ricercatore Programma 2005 49 7. Curriculum del responsabile del progetto (con 5 titoli di pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento) (max 1 pag.) Lahoz Ernesto nato a Napoli il 15/09/58 laureato in Scienze Agrarie presso l'Università degli Studi di Napoli con 110, dal 1984 al 1987 ha collaborato presso l'Istituto di Patologia Vegetale della suddetta facoltà. Vincitore di una borsa di studio presso ['Istituto di Colture Industriali di Bologna, ed idoneo nel concorso per ricercatore in Patologia Vegetale presso la Facoltà di Agraria di Reggio Calabria. Nel 1987 risultava vincitore del concorso per Sperimentatore e veniva assegnato all'Istituto Sperimentale per le Colture Industriali sezione di Battipaglia. Nel 1991 si è recato presso l'Istituto di Patologia dell'Università di Washington (visita privata) per approfondire lo studio sull'interazione tra potenziale idrico del suolo e sviluppo di alcuni funghi patogeni. Ha partecipato a numerosi progetti finalizzati. È stato correlatore di tesi di specializzazione in Patologia Vegetale. Dal 1992 si è trasferito presso la sede centrale dell'Istituto Sperimentale per il Tabacco. Ha fatto parte di una "Task-Force" intemazionale negli anni 1999 e 2000 (Italia, Germania e Francia) sullo studio dello smaltimento delle acque utilizzate per l'allevamento in "float system" delle piantine di tabacco. E' stato responsabile di unità operativa nel progetto comunitario TOB.RES.INFO. 94/T22 sul controllo di Erysipbe sp. sul tabacco. E' responsabile di una unità operativa nell'ambito del progetto finalizzato "Collezione Nazionale di Microrganismi di Interesse Agrario ed Agroindustriale" e di un'altra del progetto "Risorse genetiche di organismi utili per il miglioramento di specie di interesse agrario e per un'agricoltura sostentile". Nel 1999 si è recato presso il CAB! in Inghilterra per seguire un corso sulle tecniche di caratterizzazione biochimica e molecolare di funghi patogeni. Nel 2000 è stato scelto come esperto per la valutazione di progetti di ricerca dalla Commissione Europea partecipando ad un "panel" di valutazione con esperti provenienti da diverse nazioni europee nell'ambito del 5° Programma Framework, nel settore della fitopatologia con specializzazione in malattie fungine. Dal 2001 è divenuto responsabile del sottogruppo di studio "Blue moid" al quale partecipano 25 UU.OO in tutto il mondo, nell'ambito delle attività svolte dal CORESTA (Cooperation Centre for Scientific Research Relative to Tobacco), organismo Internazionale al quale partecipano oltre 70 paesi con centinaia di centri di ricerche pubblici e privati. Dal 2002 è membro del Gruppo di Studio Fitopatologia (5 mèmbri) e della Commissione Scientifica (20 mèmbri) del CORESTA in seguito all'elezione avvenuta al CORESTA Congress di New Orleans nel settembre 2002. La Commissione Scientifica sovrintende ed indirizza le ricerche dei 4 gruppi di studio, delle task torce e dei sottogruppi (oltre 20) che agiscono nell'ambito del CORESTA. Nello stesso anno ha effettuato uno stage presso il Dipartimento di Biologia Vegetale dell'Università Federico II di Napoli su tecniche di gas cromatografìa da utilizzare nello studio dell'impatto degli agenti di controllo biologico sulla composizione e variabilità dei microrganismi del suolo. Il sottoscritto è membro dell' American Phytopathological Society e della Associazione Italiana Protezione delle Piante e della Società Italiana di Patologia vegetale (SIPAV). Il sottoscritto è autore di 85 lavori a stampa. Nicoletti R., Lahoz E., Kanematsu S., Naito S., Contillo R., 1999. Characterization of Rhizoctonia solani isolates related to anastomosis groups 2-1 and Bl (AG 2-1 and AG Bl). Journal of Phytopathology 197, 71-77. Oliva A., Lahoz E., Aliotta G., Contillo R. 1999. Fungistatic activity of Ruta graveolens L. exctract. Journal of Chemical Ecology 25, 519-526. Lahoz E, Nicoletti R., Porrone F., Raimo F., Covarelli L., Contillo R. - 2002 - Selection of funga! isolates with antagonistic effect against Rhizoctonia solani (AG 4 and AG 2-1 Nt). (Presentazione orale). Pr. of CORESTA Congress, New Orleans 21-29 September. p. 37. and CORESTA Bulletin CD rom version 15 Kuninaga S., Nicoletti R., Lahoz E., Naito S. 2000 - Ascription of Nt isolates of R. solani to AG-2-1 on account of rDNA-ITS sequence similarity. Journal of Plant Pathoiogy 82, 61-65. Infantino A, Aragona M., Brunetti A., Lahoz E., Oliva A. and Porta-Puglia A. 2003. Molecular and physiological Characterization of Italian isolates of Pyrenochaeta lycopersici. Mycological Research 107(6): 707-716. Lahoz E., Contillo R., Porrone F. 2004 Induction of Systemic Resistance to Erysiphe orontii Cast in tabacco by application on roots of an isolate of Gliocladium roseum Bainier. J. Phytopathology, 152, 1-6. Programma 2005 50 8. Parole chiave Lotta integrata, soil-borne, Gliocladium roseum 9. Sintesi (in forma di elenchi puntati o numerati per ciascun elemento richiesto) Motivazioni: 1) Ridurre l'impatto ambientale dei fungicidi comunemente utilizzati nel controllo di agenti patogeni riducendone le dosi. 2) Ridurre le probabilità di indurre una resistenza ai fungicidi nei patogeni allorché usati in dosi ridotte 3) Utilizzare Gliocladium roseum come agente di biocontrollo in virtù della sua spiccata versatilità ecologica in applicazioni di campo. Obiettivi: 1) Selezionare isolati di Gliocladium roseum resistenti all'iprodione e antagonisti di Rhizoctonia solani. 2) Evitare l'insorgere di resistenze nel patogeno dovute alle basse dosi di fungicida adoperate, associando ad esse la presenza del fungo antagonista. 3) Determinare se, dopo trattamento inducente i mutanti mantengono le medesime caratteristiche antagoniste del ceppo selvatico 4) Controllare Rhizoctonia solani su divere specie in semenzaio, serra e pieno camoo mediante l'utilizzo di dosi ridotte di fungicida in associazione con l'aqente di biocontrollo prescelto. Risultati attesi: 1) Ottenimento di isolati di Gliocladium roseum resistenti alliprodione e antagonisti di Rhizoctonia solani da utilizzare come agenti di biocontrollo. 2) Creazione di una collezione composta esclusivamente da isolati resistenti sezionati che mantengano le medesime caratteristiche del ceppo selvatico. 3) Messa a punto un efficace sistema di controllo che sia efficiente anche in casi in cui l'impiego di fitofarmaci risulterebbe particolarmente oneroso e che risulti di minore impatto ambientale. Prodotti (deliverables): 1) Isolati di Gliocladium roseum resistenti all'iprodìone efficaci nel controllo di R. so/ani ed acquisizione di un eventuale brevetto 2) Sviluppo di una metodica di controllo integrato di facile applicazione in diversi ecosistemi agrari. 10. Partecipanti COGNOME, Nome, funzione (ricercatore, tecnico, esecutivo) CONTILLO Renato, 1° ricercatore NICOLETTI Rosario, ricercatore RAIMO Francesco, ricercatore SANNINO Luigi, 1° ricercatore TARANTINO Paola, borsista CAIAZZO Rosa, assegnista PORRONE Felice, tecnico Programma 2005 51 11. Descrizione del progetto (max. 16 pagine): Negli ultimi anni, è sensibilmente cresciuta sia la consapevolezza del potenziale pericolo derivante dall'uso spesso inadeguato, dei composti chimici di sintesi per combattere i patogeni delle piante che l'attenzione per l'ambiente; inoltre le relazioni esistenti tra salute ed alimentazione hanno provocato una maggiore richiesta di forme di agricoltura a basso impatto ambientale. Sulla base di tali presupposti il presente progetto di ricerca si propone di mettere a punto una metodica di lotta integrata in cui possano essere adoperate dosi ridotte di fungicida associate ad agenti di biocontrollo per il contenimento della R. solani e di altri patogeni del suolo. Rhizoctonia solani è ascrivibile al gruppo di patogeni di maggiore interesse per diverse colture in molte aree geografiche e l'applicazione dei fungicidi sta diventando la principale arma per ridurre l'incidenza della malattia; tuttavia restrizioni di carattere tecnico ed economico, sommate alla richiesta di un ridotto utilizzo di fungicidi nelle coltivazioni tabacco ed alle crescenti preoccupazioni per la salute pubblica ed ambientale inducono ad esplorare possibilità alternative per il controllo di tale patogeno. Il controllo biologico già ampiamente usato in molti casi come parte di un meccanismo di controllo integrato della malattia potrebbe assolvere a tale ruolo. Gliociadium roseum, è da considerare uno dei principali agenti di biocontrollo (BCA) grazie alla sua capacità di moderare i livelli di malattia dovuti a differenti agenti patogeni: Botrytìs cinerea sulla fragola ed il pomodoro (Sutton et al., 1997) e Rhizoctonia. solani su piante di tabacco (Lahoz et al 2002). Esso è ritrovabile in diverse regioni climatiche (tropicali, desertiche, temperate) ed ha la caratteristica di creare associazioni con diversi organismi (funghi, nematodi, piante) nonché con radici, foglie frutti e semi di molte piante. Per questa sua versatilità ecologica il Gliocladium roseum è un ottimo candidato all'utilizzo ricorrente in agricoltura. Questo BCA è interessante anche in relazione ai differenti meccanismi proposti per l'esplicazione dell'antagonismo (Sutton era/,,1997, Lahoz et al., 2004). Un'altra possibilità per il controllo dei patogeni del suolo soddisfacendo, contemporaneamente, la richiesta di ridotte dosi di fitofarmaci è data dall'utilizzo di quantitativi esigui di fungicidi. Tuttavia si possono verificare fenomeni di insorgenza della resistenza nei patogeni alle basse dosi di fungicidi. Al fine di evitare un uso smodato di composti chimici di sintesi e l'insorgenza di una rapida resistenza da parte dei patogeni, si potrebbe saggiare l'utilizzo contemporaneo di quantitativi ridotti di fungicida associati ad agenti di biocontrollo resistenti al fungicida stesso. Sulla base di tali motivazioni questo progetto di ricerca si prefìgge ['obiettivo primario di ottenere degli isofati del microrganismo scelto come antagonista (Gliocladium roseum) resistenti al fungicida iprodione che verranno successivamente caratterizzati per verificare le loro reali capacità antagoniste nei confronti di Rhizoctonia. solani. A tal fine sarà, in primis, effettuata la classificazione, la caratterizzazione e la valutazione dell'antagonismo di Gliociadium roseum; successivamente all'ottenimento ed alla caratterizzazione di isolati resistenti all'iprodione si condurranno delle prove sperimentali di lotta alla Rhizoctonia. solani associando basse dosi di fungicida ed isolati resistenti, sia in un float system, sia in serra che in pieno campo. I risvolti principali di tale progetto di ricerca saranno riconducibili a diversi contestiscientificamente sarà di rilevante interesse approfondire le conoscenze circa le proprietà biochimiche degli isolati oggetto di studio, nonché le loro reali condizioni di utilizzo come antagonisti di agenti patogeni; inoltre I uso di dosi ridotte di composti chimici nelle pratiche agricole si rifletterà su una migliore possibilità di tutelare la salute umana ed i redditi degli operatori agricoli attraverso una riduzione dei costi, e di salvaguardia dell'atmosfera se si riuscisse, con le tecniche proposte, a sostituire le fumigazioni con bromuro di metile. Programma 2005 52 11.1 Motivazioni (max. 1 pagina) Nel corso degli ultimi anni, l'aumento della popolazione mondiale ha richiesto una maggiore resa di prodotti agricoli per ettaro di terreno coltivato. A tale scopo sono state intensificate tutte le tecniche agricole particolarmente quelle relative all'uso di piante e semi selezionati, alla concimazione ed alla meccanizzazione. In tale contesto, ha assunto crescente importanza la difesa delle piante e delle produzioni agricole dalle avversità di varia natura con l'uso, talvolta inadeguato, di fitofarmaci di sintesi. Tuttavia, oltre a molteplici aspetti ecologici, tossicologici ed economici indesiderabili sono da tenere in conto anche ulteriori svantaggi: la comparsa di nuove specie dannose; la mancata specificità nei confronti del competitore naturale e, cosa ancora più importante, l'insorgenza di resistenze da parte degli organismi da controllare e di rischi igienico-sanitari ed ambientali legati alla presenza dei residui dei fitofarmaci stessi. Recentemente, invece, e sensibilmente cresciuta sia la consapevolezza del potenziale pericolo derivante dall'uso, spesso inadeguato, dei composti chimici di sintesi per combattere i patogeni delle piante che l'attenzione per l’ambiente; inoltre le relazioni esistenti tra salute ed alimentazione hanno provocato una maggiore richiesta di forme di agricoltura a basso impatto ambientale. Sulla base di tali presupposti il presente progetto di ricerca si propone di mettere a punto una metodica di lotta integrata in cui possano essere adoperate dosi ridotte di fungicida per il controllo della R. solani e di altri patogeni del suolo, associate ad agenti di biocontrollo. I microrganismi antagonisti, utilizzati nei sistemi di lotta integrata, si presentano come potente strumento di investigazione per il controllo dei patogeni sulle specie vegetali di interesse agrario. Essi sono in grado di esercitare il loro ruolo in differenti modi; possono, infatti, inibire il patogeno mediante la produzione di composti antimicrobici (antibiosi); competere per il ferro presente formando siderofori; indurre l'insorgenza dei. meccanismi di resistenza delle piante; inattivare i fattori di germinazione del patogeno presenti negli essudati radicali; degradare i fattori di patogenicità del patogeno come le tossine; produrre enzimi extracellulari in grado di degradare la parete cellulare del patogeno quali chitinasi e 3-1,3 glucanasi. Nessuno dei meccanismi d'azione citati è necessariamente e mutualmente esclusivo e, frequentemente differenti meccanismi o combinazioni di meccanismi possono essere necessari per il controllo del patogeno. Tra gli agenti di biocontrollo elitari possono essere annoverati molteplici funghi quali Verticillium biguttatum, Verticillium psalliotae, Trichoderma spp., PenicUlium oxalicum, Penicillium pinophilum, Gliocladium roseum. In particolare Gliocladium roseum è ritenuto un potente BCA, essendo in grado di controllare molteplici patogeni tra cui Botrytis cinerea su colture di fragole e pomodoro e Rhizoctonia solani su colture di tabacco utilizzando diversi meccanismi dì antagonismo per esso individuati, e di stabilire delle associazioni con le radici, i semi, i frutti e le foglie di molte specie vegetali. In virtù di questa sua versatilità ecologica esso è ritenuto un ottimo candidato per l'utilizzo nelle pratiche di lotta integrata come quella che il presente progetto di ricerca si prefigge dì mettere a punto. Programma 2005 53 11.2 Stato dell'arte (max. 1 pagina) Rhizoctonia solani Kùhn è un patogeno del suolo polifago in grado, quindi, di colpire numerose coltivazioni arrecando danni non trascurabili. In molti casi, soprattutto in pieno campo, il controllo di queste fìtopatie risulta difficile ed oneroso. Negli ultimi decenni grandi passi in avanti sono stati compiuti in patologia vegetale nell'ambito della lotta biologica, (vedi gli atti del Cogresso Internazionale IOBC, tenutosi a Trento dal 9 al 13 giugno 2004), ciò che però, in molti casi e per molti patogeni, è venuto alla luce è che l'efficacia dell'uso di agenti di biocontrollo non raggiunge i livelli ottenibili con i fitofarmaci. Per tale motivo lo sviluppo di tecniche combinate od integrate sembrano essere la prospettiva futura per la riduzione dell'uso di fitofarmaci. In proposito diversi studi sono stati condotti con buoni risultati. In Israele è stata usata la combinazione della solarizzazione con Trichoderma spp. per il controllo di B. cinerea e S. fuliginea (Levy et al., 2004), in Gran Bretagna è stato utilizzato Trichoderma viride insieme con trattamento dei semi con il tebuconazolo per il controllo di S. cepivorum (Clarkson et al., 2004), in Grecia si è tentato di combinare Gliocladium roseum e Talaromyces fìavus con trattamenti termici sub-letali o dosi ridotte di metam sodio nel controllo di V. dahiiae (FraveI e Tjamos, 1997). Numerosi lavori sono anche disponibili sull'insorgenza di resistenza ai fungicidi nei funghi patogeni rendendo l'argomento ben noto, spesso sussiste una relazione inversa con le dosi di prodotto utilizzate (Zhonghua et al. 2000; Biggs, 1994; Moyano, 2004; Dunne, 1998; Lovell, 1986; Cullino et al. 1992, etc...). Da qui l'esigenza di mettere a punto una metodica che combini diversi meccanismi di azione per controllare i patogeni. Molti funghi antagonisti hanno una più o meno elevata sensibilità ai fungicidi per cui per poterli utilizzare occorre scegliere fitofarmaci che non influenzino lo sviluppo dell'antagonista o isolati resistenti agli stessi. Le caratteristiche genetiche dei funghi permettono di ottenere in laboratorio isolati con resistenza ai fungicidi prescelti e sufficientemente stabili nelle loro caratteristiche di antagonisti (Van Tuyl 1977, Papavizas, 1985; Abd-EI Moity, 1982; Yoshimi, et al., 2001); in questo caso, però sarà necessario mettere a punto e/o scegliere le migliori metodiche per ottenere gli isolati resistenti. A tuttociò va aggiunto che, finalmente le registrazioni di prodotti biologici stanno avendo un impulso anche da parte delle industrie impegnate in agricoltura, questo renderebbe più semplice lo sfruttamento degli isolati di antagonisti più efficaci. Obiettivi generali e specifici (max. 1 pagina) Gli obiettivi che il progetto vuole realizzare sono, come già citato in precedenza, prevalentemente quattro: selezionare isolati di Gliocladium roseum resistenti all'iprodione e antagonisti di Rhizoctonia solani; evitare l'insorgenza di resistenze nel patogeno, dovute alle basse dosi di fungicida adoperate, associando ad esse la presenza del fungo antagonista; determinare se i mutanti, dopo il trattamento inducente, mantengano le stesse caratteristiche dei ceppo selvatico; controllare Rhizoctonia solani in diverse coltivazioni soggette all'attacco del patogeno mediante l'utilizzo di dosi ridotte di fungicida in associazione con l'agente di biocontrollo prescelto. In una prima fase risulterà quindi necessario, in seguito alla classificazione, caratterizzazione e valutazione dell’ antagonismo degli isolati di Gliocladium roseum, condurre degli esperimenti volti a dimostrare l'iniziale sensibilità del microrganismo al fungicida dicarbossimmidico iprodione, che saranno succeduti dall'attuazione di protocolli per l'induzione della resistenza. Una volta individuati gli isolati resistenti essi saranno caratterizzati per verificare se abbiano o meno mantenuto le medesime proprietà del ceppo selvatico; si condurranno pertanto analisi biochimiche ed analisi in vivo sia in float system che in pieno campo. In questo modo, si dovrebbe riuscire a combattere l'insorgenza di eventuali resistenze alle basse dosi di principio attivo adoperato da parte del patogeno Rhizoctonia solani, associando ad esse !a presenza degli isolati fungini resistenti ottenuti in precedenza, ed a controllare lo sviluppo del Programma 2005 54 patogeno avvalendosi però, di una metodica integrata di lotta che sia conforme alle esigenze di tutela della salute pubblica ed ambientale. 11.3 Piano di lavoro (max. 10 pagine). Per ogni task/sub-task/work package: • Descrizione delle attività previste: Task 1: classificazione, caratterizzazione e valutazione dell'antagonismo degli isolati di Gliocladium roseum; Sub-task 1.A Ottenimento e classificazione: gli isolati ottenuti da diverse provenienze (geografìche, colture, tipo di isolamento) verranno classificati su base morfologica e comparati con quelli già presenti in collezione presso la Micoteca dell'ex IST di Scafati. Saranno utilizzati due metodi: 1) dalla rizosfera delle piante con il metodo delle diluizioni utilizzando l'agar patata destrosio o l'agar chitina come substrati; 2) utilizzando piastre pre-colonizzate di R. soiani. Sub-task 1.B caratterizzazione degli isolati: gli isolati saranno caratterizzati, sia dal punto di vista biochimico che molecolare; saranno condotte analisi del polimorfismo dei principali isoenzìmi,nonché il rilevamento e la quantificazione degli enzimi coinvolti nel processo di antagonismo (N- Acetil β-D-glucosaminidasi, β-D-N-N-diacetil-chitobiosidasi and endochitinasi) seguendo il metodo di Tronsmo and Harman (1993). Successivamente si utilizzeranno metodiche di biologia molecolare per verificare se e quali complessi genici sono coinvolti nei processi di antagonismo e di resistenza al fungicida prescelto ( analisi del rDNA, mRNA, clonaggi di eventuali geni individuati). Sub-task 1.C valutazione antagonismo in vitro: saranno utilizzate colture duali in piastra, ponendo il patogeno di interesse e l'isolato fungine antagonista in coltura su PDA per 7 giorni al buio. Successivamente si valuterà l'entità ed il tipo di crescita del micelio del fungo patogeno. L'inibizione della crescita del fungo patogeno sarà confrontata con quella del medesimo fungo in coltura pura. Colture liquide degli isolati antagonisti saranno preparate utilizzando brodo di Czapek poste a 25° C al buio, dopo 2 settimane il brodo di coltura sarà filtrato e concentrato per liofilizzazione. Il liofilizzato sarà aggiunto a colture del patogeno in concentrazioni diverse per valutare l'eventuale presenza di metaboliti che possano interferire con la crescita di R. solani. Programma 2005 55 Sub-task 1.D valutazione in vivo (serra): plantule di tabacco con 3-4 foglie saranno inoculate con il patogeno, con gli antagonisti o con entrambi e confrontate con piante non inoculate. Dopo 3 settimane sarà valutato il livello di gravita della malattia utilizzando una scala empirica, i valori saranno poi trasformati secondo Me Kinney; inoltre si determineranno il peso secco e il peso fresco delle piante. I dati che si otterranno saranno sottoposti ad analisi statistica Task 2: ottenimento di isolati resistenti all'iprodione e loro caratterizzazione; una volta ottenuti gli isolati selvatici con buone caratteristiche di antagonismo il lavoro proseguirà secondo i punti sotto-elencati. Sub-task 2.A valutazione della suscettibiirtà degli isolati ali'iprodione: gli isolati di Gliocladium roseum prescelti, saranno inizialmente saggiati per verificare la loro sensibilità al fungicida. A tal fine, si inoculeranno gli isolati su piastre contenenti differenti concentrazioni di iprodione che verranno incubate per 10 giorni al buio. Dopo quattro e dieci giorni si procederà alla misurazione della crescita delle colonie alle diverse concentrazioni di prodotto chimico, avendo come controllo positivo piastre in cui non è presente il fungicida. I dati saranno plottati su di un grafico in cui si porrà la concentrazione su scala logaritmica sull'asse delle ascisse e la crescita radiate, espressa come percentuale del controllo, sull'asse delle ordinate. La tossicità relativa sarà espressa come ED50 che e la concentrazione di prodotto che causa il 50% di riduzione della crescita radiale, e come MIC, Concentrazione Minima di Inibizione, che verrà determinata utilizzando la curva di doserisposta di crescita. Sub-task 2.B induzione della resistenza all'iprodione: il trattamento mutageno sarà condotto utilizzando i raggi UV, secondo il metodo riportato da Van Tuyl (1977) con la finalità di riuscire ad ottenere degli isolati del fungo antagonista che siano resistenti al fungicida dicarbossimmidico iprodione. Per questo motivo si utilizzeranno i conidi provenienti da colture fungine del ceppo selvatico che siano in grado di sporulare bene, opportunamente diluiti, in modo da ottenere una concentrazione sufficiente di conidi / mi; successivamente all'applicazione del trattamento mutacene un adeguato volume di tale sospensione sarà posto su piastre contenenti diverse concentrazioni di fungicida che siano in grado, in percentuali differenti, di inibire la crescita radiale degli isolati fungini di Gliocladium roseum. Dopo 5 giorni dal trattamento si conterà il numero di conidi germinati e tutte le colonie capaci di sopravvivere al trattamento applicato, saranno nuovamente trasferite su un substrato a cui si aggiungeranno quantitativi ancora maggiori di fungicida con la finalità di confermare la resistenza. I ceppi risultati effettivamente mutati e quindi resistenti, saranno infine ritestati, unitamente al ceppo selvatico, e ricollocati in presenza di tutte le concentrazioni di iprodione adoperate nel corso dell'esperimento in modo da essere sicuri dei fatto che siano effettivamente dei mutanti e non degli escapers e di stabilire la ED50. Programma 2005 56 Sub-task 2.C caratterizzazione dei ceppi resìstenti all'iprodione: gli isolati di Gliocladium roseum resistenti saranno caratterizzati, sia dal punto di vista biochimico che molecolare in modo da rilevare eventuali differenze rispetto al ceppo selvatico; saranno, quindi, condotte analisi del polimorfismo dei principali isoenzimi, nonché il rilevamento e la quantificazione degli enzimi coinvolti nel processo di antagonismo (N-Acetil-β-D-glucosaminidasi, (β-D-N-N-diacetilchitobiosidasi ed endocnitinasi) seguendo il metodo di Tronsmo and Harman (1993). Successivamente si utilizzeranno metodiche di biologia molecolare per verificare se e quali complessi genici siano coinvolti nei processi di antagonismo e di resistenza al fungicida prescelto ( analisi del rDNA, mRNA, clonaggi di eventuali geni individuati). Task 3: prove di lotta nei confronti di R. solarii utilizzando dosi ridotte di fungicida associate agli isolati resistenti al fungicida; Sub-task 3.A prove di lotta in semenzaio: la prima applicazione pratica proposta sarà il controllo di R.. solani in semenzaio ed in particolare in float system. A tale scopo verrà preliminarmente preparato un inoculo del patogeno facendo crescere R. solani su semi di orzo sterili, per un periodo di 10 giorni al buio, alla temperatura di 25°C. L'inoculo del fungo antagonista sarà preparato costituendo una miscela dei conidi cresciuti su piastre e portata alla concentrazione voluta con l'emocitometro. Le prove saranno pianificate con 4 repliche secondo uno schema fattoriale dell seguenti variabili: I) presenza della Rhizoctonia solani (2 livelli), presenza o assenza II) inoculo con l'antagonista (4 livelli), 3 isolati + il controllo non trattato; III) dosi del fungicida (3 livelli), dose piena, dose ridotta, controllo; IV) 2 varietà a diversa suscettibilità al patogeno. Sub-task 3.B prove di lotta in pieno campo: le prove di campo saranno condotte sulla base dei risultati ottenuti in float system ed in serra. Saranno scelte quelle combinazioni più efficaci nelle prove "in vivo", i sistemi prescelti saranno: Rhizoctonia-garofano; Rhizoctonia-fagiolo e Rhizoctonia- tabacco. Programma 2005 57 Task 4:disseminazione dei risultati Sub-task 4.A pubblicazione dei risultati: di volta in volta sulla base dei risultati si sceglieranno le riviste idonee; è chiaro che nelle prime fasi ci si rivolgerà a riviste internazionali poi via via che i dati diverranno applicativi ci si rivolgerà a riviste di ampia divulgazione. Sub-task 4.A visite ai campi oggetto delle prove di efficacia: nell'ultimo anno, in collaborazione con gli Enti territoriali si cercherà di organizzare visite ai campi sperimentali nelle zone di elezione delle colture. • Articolazione temporale delle attività: Dal 1° al 6° mese le attività progettuali previste consisteranno nell'ottenimento e nella classificazione di isolati di diversa provenienza che verranno caratterizzati mediante confronto con quelli già presenti nella collezione dell'ex IST. Contemporaneamente si condurranno, quindi, analisi biochimiche e molecolari degli isolati di interesse. Incomincerà poi la valutazione dell'antagonismo dei nuovi isolati mediante la conduzione di prove in vitro ed in vivo (serra). Dal 7° al 12° mese, avendo ottenuto degli isolati con buone proprietà di antagonismo il lavoro prevederà l'esecuzione di prove sperimentali volte a dimostrare l'iniziale sensibilità al fungicida prescelto iprodione da parte degli isolati di Gliocladium roseum scelti. Successivamente si cercherà di ottenere degli isolati del fungo antagonista che siano resistenti all'iprodione e si condurranno pertanto esperimenti di induzione della resistenza mediante l'applicazione di trattamenti mutageni Dal 13° al 18° mese gli isoiati resistenti di Gliocladium roseum ottenuti si caratterizzeranno effettuando analisi biochimiche e molecolari per evidenziare eventuali differenze significative rispetto al ceppo selvatico. Saranno, quindi, condotte analisi del polimorfismo dei principali isoenzimi nonché il rilevamento e la quantificazione degli enzimi coinvolti nel processo di antagonismo N-Acetil-β-D-glucosaminidasi, β-D-N-N-diacetil-chitobiosidasi and endochitinasi) seguendo il metodo di Tronsmo and Harman (1993). Successivamente si utilizzeranno metodiche di biologia molecolare per verificare se e quali complessi genici sono coinvolti nei processi di Programma 2005 58 antagonismo e dì resistenza al fungicida prescelto ( analisi del rDNA, mRNA, RNA display, clonaggi di eventuali geni individuati). Dal 19° al 24° mese di attività si condurranno prove di lotta in semenzaio per il controllo del patogeno R. solani utilizzando un float system; si prepareranno quindi inoculi del patogeno e del fungo antagonista Gliocladium roseum. Le prove saranno pianificate con 4 repliche secondo uno schema fattoriale con diverse variabili L'ultimo anno di attività, dal 18 al 30° mese, vedrà la conduzione con ripetizione biennale di prove di campo che saranno direttamente collegate ai risultati del lavoro ottenuti in tutto l'arco di tempo precedente. Le tesi che daranno, infatti, i migliori risultati nelle prove di lotta del patogeno R solani in serra ed in float system saranno condotte in campo con visite specifiche ai campi sperimentali nelle zone di elezione della malattia per verificare se in queste condizioni sarà possibile o meno ottenere gli analoghi risultati positivi per il controllo della malattia stessa. I sistemi prescelti saranno-Rhizoctonia-garofano; Rhizoctonia-fagiolo e Rhizoctonia-tabacco. Infine i risultati del lavoro saranno posti all'attenzione sia di riviste scientifiche intemazionali che di ampia divulgazione. E' chiaro che in ognuno dei periodi saranno contunuate le attività non completate od in itinere delle altre fasi. Gli isolati che di volta in volta si otterranno seguiranno un proprio iter per cui si avranno isolati appena ottenuti, ben caratterizzati ed in fase di applicazione. Responsabile: Doti. Ernesto Lahoz, 1° ricercatore dell'ex Istituto Sperimentale per il Tabacco • Eventuali collaborazioni esterne: Dott.ssa Aida Raio, Istituto per la Protezione delle Piante-CNR Sezione di Portici; Prof. Astolfo Zoina, Dipartimento ArBoPaVe, Sezione Patologia Vegetale, Università Federico il di Napoli. • Risultati attesi con indicazione temporale: Nel 1 ° anno sarà allestita una collezione di isolati che avranno mostrato la loro efficacia in prove di laboratorio, nei mesi dal 12 al 18° si dovrebbero avere i mutanti resistenti e si effettueranno le prime prove in serra; dal 19° alla fine si applicheranno in campo i migliori isolati cosi da avere contemporaneamente il rilascio degli isolati e della metodica di controllo ipotizzata. Programma 2005 59 11.4 Descrizione delle modalità di monitoraggio intemo del progetto e verifica dei risultati (revisioni tempi, procedure) Le revisioni saranno effettuate semestralmente mediante riunioni tra i partecipanti a progetto e sottoponendo i risultati ed i protocolli sperimentali ad un responsabile della qualità nominato tra esperti della materia non partecipanti al progetto. Il candidato di elezione potrebbe essere un professore ordinario di Patologia Vegetale o di materie affini. I risultati della verifica saranno discussi criticamente ed eventualmente accettati. Per la parte più applicativa del progetto ci si rivolgerà a rappresentanti delle categorie che dovranno applicare le metodiche per un confronto sulla praticabilità ed economicità dei metodi proposti. 12. Ricadute e benefici (max. 2 pagine) 12.1 Benefici scientifici: incremento delle conoscenze relative alla possibilità ed allo sfruttamento di isolati di funghi antagonisti resistenti all'iprodione utilizzabili nel controllo di R. solani. Migliore conoscenza delle proprietà e delle caratteristiche biochimiche degli isolati oggetto di studio. Possibilità di interazioni internazionali con altre Istituzioni scientifiche impegnate nello stesso tipo di ricerche. 12.2 Benefìci economici: possibilità di sfruttamento di eventuali brevetti. Per gli operatori agricoli riduzione dei costi colturali e dei danni da patogeni terricoli difficilmente controllabili con conseguente aumento del reddito. 12.3 Impatto sociale: riduzione dell'uso di fungicidi e possibilità di evitare le applicazioni dì bromuro di metile, con minori danni per la salute umana; possibilità di controllo di malattie di, difficile contenimento senza fumigazione evitando danni alle coltivazioni con conseguente aumento dei reddito degli operatori agricoli. 12.4 Impatto ambientale: riduzione del quantitativo di prodotti chimici adoperati, possibile sostituzione del bromuro di metile con metodi di lotta integrata e/o biologica e conseguente salvaguardia dell’atmosfera. 12.5 13. Piano di diffusione e sfruttamento dei risultati (max. 2 pagine) 13.1 Pubblicazioni scientifiche, tecniche e divulgative previste: (Autori, Titolo, Rivista o Editore) Si sottoporranno i resoconti scientifici a riviste nazionali ed internazionali con referee 13-2 Convegni: (Indicazione dei convegni e del contributo che si intende Puntare relativamente al progetto) Programma 2005 60 13.3 Materiali didattici e corsi di formazione: (Descrizione dei materiali, Organizzatore dei corsi, Target) 13-4 Brevetti: (Varietà vegetali, brevetti industriali, marchi, design): ottenimento di brevetti per gli isolati risultati efficaci nel controllo di R. solani. Programma 2005 61 14. Descrizione delle attrezzature da acquistare Attrezzatura Motivazione Vita utile (mesi) [a] Uso nel progetto (mesi) [b] Importo totale (€ ) (IVA compresa) [c] Costo per il progetto [c × b / a] Termoigrografo Controllo delle condizioni climatiche in serra 30 30 1000,00 1000,00 Alimentatore per elettroforesi Per esami delle proteine e del DNA 36 30 2000,00 1666.66 Sistema per elettroforesi Per elettroforesi di proteine 36 30 2500,00 2083,00 Totale 102 90 5500,00 4749.99 Riportare la somma degli importi totali nel fabbisogno finanziario e il costo per il progetto nel costo totale del punto 5. Se le attrezzature vanno acquistate nell’anno di riferimento, riportare l’intera somma nel fabbisogno finanziario dell’anno. Se l’uso nel progetto è inferiore alla vita utile indicare di seguito a carico di quali altri progetti si intende imputare il costo. Programma 2005 62 15. Impegni di personale (giornate sulla base di 210 gg./anno) Tempo indeterminato Categoria Cognome e Nome Totale nel progetto Anno 200__ Lahoz Ernesto 250 100 Contillo Renato 105 35 Nicoletti Rosario 105 35 Raimo Francesco 105 35 Ricercatori e tecnologi Sannino Luigi 90 30 Sub-totale 655 235 Porrone Felice 250 100 Tecnici Sub-totale 250 100 Mascolo Eliodoro 250 100 Galasso Pasqua 150 50 Personale ausiliario Sub-totale 400 150 Totale a tempo indeterminato 1305 485 Tempo determinato Categoria Numero Totale nel progetto Anno 200__ Ricercatori e tecnologi Tecnici Personale ausiliario 2 750 300 Borsisti e assegnisti 2 525 210 Totale a tempo determinato 1275 510 Totale generale 2580 995 Programma 2005 63 16. Costi e fabbisogno Intero progetCtoo sto (€)A nno 2005 a. Personale a tempo indeterminato (*) 190400,00 72300,00 b. Personale a tempo determinato 45000,00 15000,00 c. Missioni nazionali ed estere 24000,00 8000,00 Subtotale Personale 259400,00 95300,00 d. Materiale di consumo, automezzi, noleggi, servizi 75000,00 25000,00 e. Consulenze 0 0 f. Commesse esterne (parti del progetto affidate a terzi) 36000,00 12000,00 Attrezzature (**) hg.. CFaobsbtois poegrn iol progetto 45754090,,9090 45754090,,9090 COSTO TOTALE (a+b+c+d+e+g) 339900,00 125800,00 FABBISOGNO TOTALE (b+c+d+e+f+h) 187749,99 64749,99 (*) Includere la voce nel calcolo del costo ma non del fabbisogno nel quadro 5 (**) Calcolare il costo in proporzione all’uso delle attrezzature nel progetto; calcolare il fabbisogno come somma dei costi interi d’acquisto. Firma del responsabile di progetto Firma del responsabile della struttura Programma 2005 64 Allegato 1 A. SCHEDA DI PROGETTO NUOVO 1. Titolo Valutazione agronomica di compost provenienti da residui solidi urbani 2. Acronimo COMPOST Numero/anno 1/2005 3. Tipo di progetto Ricerca Sviluppo Dimostrativo X Misto 4. Durata (mesi) 36 Per l’intero progetto (€) Per l’anno 2005(€) Costo 328.920,00 110.920,00 5. Costo del progetto Fabbisogno 114.200,00 40.200,00 6. Responsabile del progetto Nome e COGNOME FRANCESCO RAIMO Programma 2005 65 7. Curriculum del responsabile del progetto (con 5 titoli di pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento) (max 1 pag.) DOTT. RAIMO FRANCESCO (RICERCATORE) 1. laurea in Scienze Agrarie presso la Facoltà di Agraria di Portici (NA) anno 1985, con Tesi Sperimentale in Enologia; 2. abilitazione alla professione di Dottore Agronomo presso la Facoltà di Agraria di Portici nell’anno 1986; 3. in servizio con la qualifica di Tecnologo dal 1 luglio 1988 presso l’Istituto Sperimentale per il Tabacco fino al 31 dicembre 2003; 4. dal 1 gennaio 2004 in servizio con la qualifica di Ricercatore; Argomenti di cui si è occupato: 1) presso l’Istituto Sperimentale per il Tabacco, Sezione Operativa Periferica di LECCE: - riproduzione conservativa del germoplasma; - miglioramento genetico dei tabacchi orientali e loro valutazione agronomica (tipi Erzegovina, Xanthi e Perustitza); attività che ha portato alla selezione di nuove linee a maturazione contemporanea (con l’introduzione del carattere “yellow”), al fine di ridurre il numero di raccolte; - produzione di piantine per i tabacchi orientali con la tecnica del “float system”, mettendo a punto le modalità e le quantità di fertilizzante da immettere nelle vasche d’allevamento; - contemporaneamente si è occupato anche dell’isolamento di Rhizoctonia solani su colture in coltivazioni del Salento, caratterizzando i gruppi di anastomosi; 2) presso la sede centrale di Scafati dal 01/03/1999: - alla direzione del campo sperimentale annesso alla sede dall’anno 2001 all’anno 2003; - alla determinazione delle caratteristiche fisico-chimiche ed idrologiche di terreni agrari e all’approfondimento delle relazioni esistenti tra alcuni parametri climatici e l’irrigazione; - con ricercatori della Sezione di Biologia e Difesa ha sviluppato alcune tematiche afferenti, alle principali malattie fungine del tabacco, all’isolamento di funghi antagonisti di agenti patogeni e alla loro valutazione, ai danni provocati da Phytophthora nicotianae in coltivazioni di tabacco; - ha condotto per conto dell’Istituto, in collaborazione con l’ENSE, le prove di iscrizione al Registro Varietale Nazionale di cultivar di tabacco Burley nell’azienda Sperimentale annessa alla sede di Scafati, curando l’impostazione e la realizzazione delle prove, eseguendo i rilievi e l’elaborazione dei dati. - Titoli di pubblicazioni: Napolitano A., Raimo F. (2000) – “Stima degli interventi irrigui a Scafati” – Il Tabacco, volume 8 (2) 2000, 3-13. Nicoletti R., Raimo F., Carella A. (2002) – “Verticillium psalliotae, un nuovo antagonista di Rhizoctonia solani.” Atti IX Convegno Nazionale S.I.Pa.V. “Innovazioni in Patologia Vegetale”, Roma 1-2 ottobre 2002, 135. F. Raimo, A. Napolitano –2002 – “Approccio alla valutazione granulometrica ed idrologica di vari suoli”. Il Tabacco, vol. 10, 9-22. R. Nicoletti, F. Raimo, and A. Carella – 2003 – “Searching Penicillium isolates antagonistic to Rhizoctonia solani in suppressive soils in Salento”. Journal of Plant Pathology 85, 295. F. Raimo, A. Napolitano –2003 – “Studio della distribuzione spaziale di alcuni parametri chimici”. Il Tabacco, vol. 11, 11-17 8. Parole chiave Compost, terreno, sostanza organica Programma 2005 66 9. Sintesi (in forma di elenchi puntati o numerati per ciascun elemento richiesto) Motivazioni Ripristino del contenuto in sostanza organica nei terreni mediante l’utilizzo di compost provenienti dalla frazione organica di Residui Solidi Urbani Obiettivi Valutazione agronomica del compost, influenza sulla fertilità dei terreni e sulla produzione quali-quantitativa delle colture Risultati attesi Ampliamento delle conoscenze sulla dinamica dei compost nei terreni campani e verifica delle potenzialità di applicazione su colture in pieno campo Prodotti (deliverables) 10. Partecipanti COGNOME, Nome, funzione (ricercatore, tecnico, esecutivo) RAIMO FRANCESCO – ricercatore – C.R.A. - I.S.T. - Scafati D’AMORE RAFFAELE – direttore incaricato - C.R.A. - I.S.T. - Scafati LOMBARDI PASQUALE – tecnologo - C.R.A. - I.S.T. - Scafati ASCIONE SALVATORE – ricercatore - C.R.A. - I.S.T. - Scafati NAPOLITANO ANTONIETTA – ricercatrice - C.R.A. - I.S.T. - Scafati CONTILLO RENATO – ricercatore - C.R.A. - I.S.T. - Scafati GALASSO PASQUA – esecutivo – C.R.A. - I.S.T. - Scafati MORRA LUIGI – tecnologo – C.R.A. - ISPORT – Pontecagnano (SA) BILOTTO MAURIZIO – tecnico - C.R.A. - ISPORT – Pontecagnano (SA) BENI CLAUDIO – ricercatore – C.R.A. - I.S.N.P. - Roma AROMOLO RITA – tecnologo – C.R.A. - I.S.N.P. - Roma MATURILLI RENATO - esecutivo – C.R.A. - I.S.N.P. – Roma Programma 2005 67 11. Descrizione del progetto (max. 16 pagine) 11.18 Motivazioni (max. 1 pagina) La diffusione della tecnica del compostaggio può essere un passaggio decisivo per risolvere un problema ambientale ambivalente: da un lato il recupero di enormi quantità di biomasse che escono come prodotti dagli agroecosistemi e finiscono, come rifiuti,dopo l’uso, in discariche; dall’altro lato, l’impiego del compost come ammendante del terreno permetterebbe di restituire al suolo la sostanza organica che è in continua diminuzione specialmente nei sistemi di coltivazione intensivi. L’impiego di compost di qualità rappresenta una nuova fonte di sostanza organica che si affianca ad altri fertilizzanti tradizionali (letami, concimi organo-minerali) e ad operazioni di mantenimento o ricarico di sostanza organica al suolo (sovesci, rotazioni, etc.). Per comprendere il ruolo del compost e per definirne gli ambiti di impiego si devono individuare le caratteristiche agronomiche salienti (contenuto in sostanza secca, sostanza organica, acidi umici, elementi nutritivi, metalli pesanti, inerti, etc.). Tali approfondimenti sono essenziali in quanto il compost rappresenta, tra i fertilizzanti organici, un prodotto certamente innovativo. Pertanto, sono necessari interventi di studio approfondito e articolati sul territorio al fine di quantificare la quota di sostanza organica da restituire come compost a terreni e sistemi colturali differenti per ripristinare e/o mantenere dei livelli di humus adeguati a contrastare il degrado della risorsa suolo e sostenere la produttività delle colture. Individuare le quantità adeguate da usare ha importanti riflessi sia nella prevenzione di rischi per eccessivo rilascio di nitrati che possono percolare in falda, sia per lo sviluppo e la qualità delle colture che si vogliono praticare: il tabacco, ad esempio, vedrebbe peggiorare la sua qualità in presenza di eccessi di azoto mentre le ortive in genere possono essere penalizzate da una ridotta disponibilità di azoto. Inoltre, monitorare la variazione di indici indicativi delle attività biologiche nel suolo o di parametri quali la capacità di infiltrazione dell’acqua, la stabilità degli aggregati aiuta a comprendere come la modifica di una serie di condizioni prodotta dall’ammendamento organico si rifletta direttamente sul sistema produttivo. 11.19 Stato dell'arte (max. 1 pagina) Il contenuto di sostanza organica nei suoli italiani sta, in maniera lenta ma costante, diminuendo progressivamente. L’European Soil Bureau ha costruito una mappa del territorio europeo distinguendo tra i territori con un contenuto maggiore e minore di carbonio organico nel suolo coltivato (strato 0-30 cm). Da tale mappa si evidenzia molto chiaramente la situazione dell’Europa Mediterranea dove mediamente il 75 % del territorio ha un contenuto inferiore al 2 % in carbonio organico. L’Italia rientra in quest’area con almeno l’86 % della superficie nazionale. Questo processo di impoverimento progressivo è una condizione che oltre a ridurre la fertilità dei suoli predispone al fenomeno della desertificazione (Ozores-Hampton et al., 1998; Felipò, 1996). Le prove agronomiche con impiego di compost impostate su periodi di tempo superiori alla singola annualità hanno fornito numerose evidenze positive sul ruolo che questo ammendante può avere nella pratica agricola al fine di sostenere la fertilità integrale del terreno (Roe, 1998; Rhoads e Olson, 1995; Morra, 2003). Il compost di qualità è un prodotto che viene così definito sulla base di una serie di parametri quali: la stabilità biologica acquisita con il compostaggio, il basso contenuto di metalli pesanti, l’assenza di organismi fitopatogeni o pericolosi per la salute umana, il bassissimo contenuto di materiali inerti, alcune caratteristiche di interesse agronomico (sostanza organica, umidità, salinità, contenuto in elementi nutritivi, assenza di semi di malerbe vitali). La qualità finale di un compost dipende strettamente dalla qualità dei materiali organici di scarto (Zorzi, 1997; Centemero and Corti, 2000). Nel caso della frazione organica dei rifiuti solidi urbani è ormai acquisito che la loro raccolta separata è un prerequisito essenziale per l’ottenimento di un buon compost. Un recente (ottobre 2004) Convegno Nazionale “Compostaggio della frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU) e fertilizzazione dei terreni agrari” organizzato dalla regione Campania ha permesso di fare il punto sui risultati che si stanno raccogliendo nell’ambito di un Progetto Interregionale partito nel 2003 con il quale si sta conducendo un’articolata azione di studio sulle implicazioni dell’impiego di compost: produttive, qualità delle produzioni, fertilità chimica, fisica e biologica dei terreni, rischi di inquinamento del terreno da metalli pesanti ed IPA. Tale studio riguarda, al momento due siti collocati nella Piana del Sele (SA). Appare, pertanto, interessante ampliare i siti territoriali ove sperimentare le risposte di colture diverse in condizioni pedo-ambientali differenti. 1. Centemero, M. and Corti, C. 2000.Caratteristiche tecniche del compost per un’agricoltura sostenibile. L’Informatore Agrario, 6: 23-39. 2. Felipò, M.T. 1996. Compost as source of organic matter in Mediterranean soils. P. 402-412. In: M. de Bertoldi, P. Sequi, B. Lemmes, T. Papi (eds.), The Science of composting, Vol. 2, Blackie Academic & Professional, UK. Programma 2005 68 3. Morra L., Iovieno P., Magnifico V., 2003. Il ruolo della sostanza organica nella gestione di un sistema colturale orticolo sotto serra. Atti 2° Workshop su Agricoltura Biologica “L’agricoltura biologica fuori dalla nicchia: le nuove sfide”, Portici, 9-10 maggio. In stampa 4. Ozores-Hampton, M., Obreza, T.A., Hochmuth, G. 1998. Using composted wastes on Florida vegetable crops. HortTechnology, 8 (2): 130-137. 5. Roe N., 1998. Compost utilization for vegetable and fruit crops. HortScience, 33 (6): 934-937. 6. Rhoads F.M., Olson S.M., 1995. Crop production with mushroom compost. Proceedings of Soil and Crop Sciences Soc. of Florida, vol 54: 54-57. 7. Zorzi, G. 1997. La legislazione sulla produzione e sull’impiego del compost. L’Informatore Agrario, 44: 7-10. 11.20 Obiettivi generali e specifici (max. 1 pagina) Obiettivi principali della ricerca sono: 􀂾 valutazione degli effetti del compost su suoli che hanno avuto origine da materiale vulcanico e dal deposito di materiali alluvionali; 􀂾 dinamica delle proprietà fisiche, chimiche e biologiche del terreno in seguito all’incorporamento del compost; 􀂾 confronto con tecniche tradizionali di concimazioni dell’ambiente Campano; 􀂾 valutazione degli effetti della somministrazione di compost sulle produzioni quali-quantitative del tabacco, della melanzana e del cavolfiore; 􀂾 variazione del contenuto in metalli pesanti alla fine del triennio di sperimentazione. 11.21 Piano di lavoro (max. 10 pagine). Per ogni task/sub-task/work package: 􀂃 Descrizione delle attività previste La prova sarà realizzata presso il campo Sperimentale dell’Istituto di Scafati (SA). E consisterà nella valutazione agronomica di compost proveniente da residui solidi urbani, su terreno coltivato a tabacco Burley e Melanzana, entrambe avvicendate con cavolfiore in coltura autunno-vernina. Sono previste le seguenti cinque tesi di concimazione: 􀂾 testimone non concimato; 􀂾 compost alla dose di 15 t/ha di sostanza secca; 􀂾 compost alla dose di 30 t/ha di sostanza secca; 􀂾 solo concimazione minerale; 􀂾 concimazione integrata (compost 15 t/ha + ¼ del livello di azoto minerale ordinariamente somministrato per ogni singola coltura). Sarà adottato un disegno sperimentale a parcella suddivisa replicato tre volte assegnando la concimazione alla parcella principale e le specie vegetali alle parcelle elementari. Ogni combinazione fattoriale sarà ripetuta sulla stessa superficie nel triennio di sperimentazione. La distribuzione e l’interramento del compost sarà effettuata subito dopo la raccolta del cavolfiore. Durante la coltivazione saranno effettuate le pratiche colturali ordinariamente adottate per ogni singola specie nell’ambiente di coltivazione. Durante la prova sono previsti, per ciascuna specie, rilievi biometrici e produttivi. In particolare sul tabacco curato sono previsti anche le seguenti determinazioni: colore, combustibilità, resa in scotolato, potere di riempimento, e il contenuto in cloruri, nitrati e alcaloidi. All’inizio e alla fine della prova saranno studiate le principali caratteristiche fisico-chimiche del terreno e su ogni parcella elementare il contenuto in sostanza organica ed in azoto totale. E’ prevista un’analisi del compost, al fine di conoscere le caratteristiche chimiche del materiale che si andrà ad utilizzare nel corso della sperimentazione. Programma 2005 69 􀂃 Articolazione temporale delle attività Nominativi Attività previste Task 1 Raimo Francesco D’Amore Raffaele Lombardi Pasquale Ascione Salvatore Galasso Pasqua Nei tre anni previsti della prova provvederà all’impostazione e conduzione dell’esperimento in campo, effettuazione dei rilievi (biometrici, produttivi e qualitativi), elaborazione dei dati rilevati e coordinamento con le altre unità operative. Sub-task 1.1 Contillo Renato Napolitano Antonietta Studio della dinamica dell’azoto nel terreno Sub-task 1.2 Centro compostaggio – (Pomigliano d’Arco, Polla o Caivano) Fornitura del materiale compostato Sub-task 1.3 Laboratorio LARIAN - Pomezia (ROMA) Analisi granulometrica e chimica del terreno Sub-task 1.4 Laboratorio EST di Bergamo Analisi qualità sostanza organica compost Task 2 Morra Luigi Bilotto Maurizio Collaborazione all’impostazione, alla conduzione della prova ed all’effettuazione dei rilievi previsti. Stesura del bilancio semplificato della sostanza organica nel terreno Task 3 Beni Claudio Aromolo Rita Maturilli Renato Studio dei parametri fisici del terreno e stesura del bilancio semplificato dell’azoto nel terreno Programma 2005 70 Diagramma U. O. Gennaio-Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre Gennaio Task 1 a) prelievo terreno per analisi; b)interramento compost; c)preparazione piantine per trapianto trapianto (tabacco - melanzana) rilievi biometrici e produttivi rilievi biometrici e produttivi trapianto cavolfiore rilievi e deteminazioni su tabacco curato rilievi e deteminazioni su tabacco curato rilievi biometrici e produttivi su cavolfiore Sub-task 1.1 prelievo campioni per dinamica azoto prelievo campioni per dinamica azoto prelievo campioni per dinamica azoto prelievo campioni per dinamica azoto prelievo campioni per dinamica azoto Prelievo campioni per dinamica azoto prelievo campioni per dinamica azoto prelievo campioni per dinamica azoto prelievo campioni per dinamica azoto prelievo campioni per dinamica azoto prelievo campioni per dinamica azoto Sub-task 1.2 Fornitura compost Sub-task 1.3 Analisi complete del terreno Determ. S.O. ed N totale Sub-task 1.4 Analisi qualità sostanza organica compost Task 2 Impostazione, prove e stesura bilancio semplificato S.O. rilievi biometrici e produttivi Rilievi biometrici e produttivi rilievi biometrici e produttivi. Stesura bilancio semplificato S.O. Task 3 Determ. parametri fisici terreno e bilancio N Determ. parametri fisici terreno e bilancio N Determ. parametri fisici terreno e bilancio N Programma 2005 71 􀂃 Responsabile Dott. Raimo Francesco, ricercatore presso il CRA di Scafati (ex Istituto Sperimentale per il Tabacco) 􀂃 Eventuali collaborazioni esterne - Centro di Compostaggio “Pomigliano Ambiente” di Pomigliano d’Arco (NA), Caivano (NA) o Volla (NA); - Laboratorio analisi LARIAN di Pomezia (ROMA); - Laboratorio EST di Bergamo. 􀂃 Risultati attesi con indicazione temporale L’evoluzione della sostanza organica nel terreno non permette di dare risposte definitive nell’arco dei primi mesi dall’applicazione, pertanto sono previste alla fine del primo anno indicazioni di massima sulle ricerche effettuate, che ci permetteranno negli anni successivi di affinare le ricerche ed avere un quadro completo sugli obiettivi prefissati. 11.22 Descrizione delle modalità di monitoraggio interno del progetto e verifica dei risultati (revisioni, tempi, procedure) Durante la prove verranno effettuate riunioni tecnico-scientifiche per verificare l’andamento della ricerca, al fine di poter valutare e confrontare i risultati in tempo reale. Si prevede alla fine di ogni anno di fare una riunione con tutti i ricercatori e tecnologi interessati al progetto, in modo da verificare i risultati ottenuti, e coordinare l’attività successiva. 12. Ricadute e benefici (max. 2 pagine) 12.13 Benefici scientifici La ricerca si pone l’obbiettivo di ampliare lo sviluppo delle conoscenze agronomiche sull’impiego dei compost nei suoli e valutarne l’utilizzo in terreni che hanno avuto origine da materiale vulcanico e dal deposito di materiale alluvionale, a tessitura prevalentemente sciolta, in modo da renderne razionale l’utilizzo in agricoltura. Verificare la possibilità di utilizzazione del compost su tabacco. Studiare nell’arco del triennio la dinamica dei principali parametri fisici e chimici nel terreno, per approfondire le conoscenze scientifiche sulle relazioni fra suolo e pianta. 12.14 Benefici economici Il beneficio atteso è la possibilità di sostituire parzialmente o totalmente le altre fonti di sostanza organica, con costi inferiori a quelli attualmente praticati per gli altri materiali, sia per la disponibilità del materiale, sia per l’approvvigionamento del compost che si potrà trovare nei centri di produzione situati a poche decine di chilometri dalle aziende agricole. 12.15 Impatto sociale Contribuire alla diffusione del compost nelle aziende agricole, favorendone un utilizzo mirato. 12.16 Impatto ambientale Diminuzione dell’impatto ambientale dovuto allo smaltimento in discarica di materiale organico da RSU, incremento della fertilità del terreno con diminuzione delle perdite di azoto, miglioramento delle Buone Pratiche Agricole, razionalizzazione delle concimazioni con conseguente diminuzione dell’inquinamento dovuto al rilascio dei nutrienti nell’ambiente. 13. Piano di diffusione e sfruttamento dei risultati (max. 2 pagine) 13.15 Pubblicazioni scientifiche, tecniche e divulgative previste: (Autori, Titolo, Rivista o Editore) 13.16 Convegni: (Indicazione dei convegni e del contributo che si intende presentare relativamente al progetto) 13.17 Materiali didattici e corsi di formazione: (Descrizione dei materiali, Organizzatore dei corsi, Target) 13.18 Brevetti: (Varietà vegetali, brevetti industriali, marchi, design) Programma 2005 72 14. Descrizione delle attrezzature da acquistare Attrezzatura Motivazione Vita utile (mesi) [a] Uso nel progetto (mesi) [b] Importo totale (€ ) (IVA compresa) [c] Costo per il progetto [c x b / a] Bilancia tecnica Rilievi quantitativi 60 36 2.000,00 1.200,00 Sgorbie Campionamento sequenziale terreno 60 36 1.200,00 720,00 Totale 3.200,00 1.920,00 Riportare la somma degli importi totali nel fabbisogno finanziario e il costo per il progetto nel costo totale del punto 5. Se le attrezzature vanno acquistate nell’anno di riferimento, riportare l’intera somma nel fabbisogno finanziario dell’anno. Se l’uso nel progetto è inferiore alla vita utile indicare di seguito a carico di quali altri progetti si intende imputare il costo. Programma 2005 73 15. Impegni di personale (giornate sulla base di 210 gg./anno) Tempo indeterminato Categoria Cognome e Nome Totale nel progetto Anno 2005 Raimo Francesco 240 80 D’Amore Raffaele 150 50 Lombardi Pasquale 150 50 Ascione Salvatore 90 30 Napolitano Antonietta 60 20 Contillo Renato 30 10 Morra Luigi 120 40 Beni Claudio 90 30 Ricercatori e tecnologi Aromolo Rita 90 30 Sub-totale 1.020 340 Bilotto Maurizio 120 40 Tecnici Sub-totale 120 40 Galasso Pasqua 180 60 Maturilli Renato 90 30 Personale ausiliario Sub-totale 270 90 Totale a tempo indeterminato 1.410 470 Tempo determinato Categoria Numero Totale nel progetto Anno 2005 Ricercatori e tecnologi Tecnici Personale ausiliario 840 280 Borsisti e assegnisti Totale a tempo determinato 840 280 Totale generale 2.250 750 Programma 2005 74 16. Costi e fabbisogno Intero progetCtoo sto (€)A nno 2005 a. Personale a tempo indeterminato (*) 216.000,00 72.000,00 b. Personale a tempo determinato 48.000,00 16.000,00 c. Missioni nazionali ed estere 27.000,00 9.000,00 Subtotale Personale 291.000,00 97.000,00 d. Materiale di consumo, automezzi, noleggi, servizi 36.000,00 12.000,00 e. Consulenze f. Commesse esterne (parti del progetto affidate a terzi) Attrezzature (**) hg.. CFaobsbtois poegrn iol progetto 31..290200,,0000 31..290200,,0000 COSTO TOTALE (a+b+c+d+e+g) 328.920,00 110.920,00 FABBISOGNO TOTALE (b+c+d+e+f+h) 114.200,00 40.200,00 (*) Includere la voce nel calcolo del costo ma non del fabbisogno nel quadro 5 (**) Calcolare il costo in proporzione all’uso delle attrezzature nel progetto; calcolare il fabbisogno come somma dei costi interi d’acquisto. Firma del responsabile di progetto Firma del responsabile della struttura Raimo Francesco Programma 2005 75 Allegato 1 A. SCHEDA DI PROGETTO NUOVO 1. Titolo Analisi della variabilità genetica in tabacco mediante marcatori molecolari 2. Acronimo AGETA Numero/anno 3. Tipo di progetto X Ricerca Sviluppo Dimostrativo Misto 4. Durata (mesi) 12 Per l’intero progetto (€) Per l’anno 2005 (€) Costo 78665,49 78665,49 5. Costo del progetto Fabbisogno 32200,00 32200,00 6. Responsabile del progetto Nome e COGNOME Luisa del Piano Programma 2005 76 7. Curriculum del responsabile del progetto (con 5 titoli di pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento) (max 1 pag.) La dott.ssa Luisa del Piano si è laureata in Scienze Biologiche il 30/03/1983 con la votazione di 110 e lode su 110. Nella I sessione dell'anno 1984 ha sostenuto e superato l'esame di abilitazione all'esercizio della professione di Biologo. Nell'aprile 1987 è risultata idonea al concorso di ammissione al dottorato in Scienze Biochimiche (III ciclo). Nell'aprile 1987 ha conseguito l'abilitazione all'insegnamento di Scienza dell'Alimentazione e nel luglio 1987 quella di Scienze Naturali, Chimica e Geografia nella scuola secondaria superiore. Dal 1 Agosto 1988 al 11 Febbraio 1990, ha prestato servizio presso l'Istituto Sperimentale per l'Orticoltura di Pontecagnano nel profilo professionale di Biologo. Dal 12 Febbraio al 25 Novembre 1990 ha prestato servizio presso l'Istituto Sperimentale per le Colture Foraggere di Lodi (MI), in qualità di sperimentatore. Dal 26 Novembre 1990 presta servizio presso l'Istituto Sperimentale per il Tabacco . Dal 1992 la dott. Luisa del Piano è socia della Società Italiana di Genetica Agraria. Nel 1999 ha superato il concorso per l’inquadramento nel profilo di I ricercatore – Livello II, sub condizione del riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata. E' stata correlatrice delle seguenti tesi sperimentali di laurea in scienze biologiche dal titolo: “Individuazione di marcatori molecolari "RAPD" associati alla resistenza al TMV in Nicotiana tabacum L. varietà Samsun. (anno acc.co 1997-1998). “Effetti dell’esposizione al piombo in piante di Nicotiana tabacum L. allevate in vitro : osservazione al SEM e al TEM (anno acc.co 1998- 1999) “Risposta della Nicotiana tabacum L., allevata in serra, all’esposizione al piombo” (anno acc.co 2002- 2003) E' stata responsabile della ricerca di attività ordinaria dell'IST "Individuazione di marcatori molecolari (RAPD MARKER) associati alla resistenza al TMV (scheda 5/96). E' stata responsabile della gestione dell'attività scientifica dell'I.S.T. afferente al progetto finalizzato dall'Unione Europea 96/T/35 "Monitoring and Minimizing heavy metal contents in tobacco" (1998- giugno 2003). E' responsabile della ricerca di attività ordinaria dell'IST "Analisi della variabilità genetica in tabacco mediante marcatori molecolari” (scheda 3/99). I principali temi di ricerca di cui la dott. Luisa del Piano si è interessata sono: -Studio degli effetti di alcuni antibiotici sul processo di sintesi proteica della Caldariella acidophila, ricostituito in vitro da componenti purificati. - Studi sull'impiego di cellule immobilizzate di Sulfolobus solfataricus in processi biotecnologici. - Studi sul trasporto e sul metabolismo della citidindifosfocolina (CDPcolina) condotti utilizzando la molecola doppiamente marcata con 3 H nella porzione citidinica e con 14 C nei metili colinici. - Studi di cinetica, di specificità di substrato e di inibizione dell'enzima 1,2 diacilglicerolo: CDP colina colinafosfotransferasi da fegato di ratto. - Studi sul metabolismo di analoghi strutturali della CDPcolina. - Studi sul metabolismo della S-adenosilmetionina in diversi modelli sperimentali condotti utilizzando la (metil- 14 C) S-adenosil-metionina, od il suo precursore (metil-14 C)metionina. - Studi in vitro sulla metil esterificazione enzimatica di proteine del cristallino, condotti utilizzando l'enzima proteina carbossimetiltransferasi purificato da cervello bovino. - Studi condotti utilizzando il cristallino bovino come modello sperimentale in vivo ed in vitro per l'approfondimento del ruolo della reazione di metil esterificazione delle proteine nei processi di invecchiamento. - Studi su innesti tra melanzana ed altre Solanaceae. - Studi sul ruolo di oligosaccarine sulla morfogenesi in N. tabacum. - Studi sulle differenze di metilazione del DNA associate alla morfogenesi in N. tabacum. - Studi sulla genotossicità di condensati da vari tipi di tabacco in cellule di mammifero in coltura e su linfociti umani in coltura. - Studi in vitro sugli effetti del piombo sulla crescita e la morfogenesi in N. tabacum ed in altre Nicotiane. - Studi sulla distribuzione e localizzazione del piombo a livello di organi e tessuti in N. tabacum, dopo esposizione al metallo sia in vitro, che in serra. - Studi sull'individuazione di marcatori molecolari RAPD (Random Amplified Polymorphic DNA) associati alla resistenza al TMV (Tobacco Mosaic Virus) in tabacco. - Studi sulla variabilità genetica rivelata da marcatori molecolari del DNA ( RAPD e ISSR) in diverse varietà di tabacco ed in altre specie del genere Nicotiana. Pubblicazioni: - del Piano L., Abet M., Sorrentino C., Acanfora F., Cozzolino E., Di Muro A.: “Genetic variability in Nicotiana tabacum and in Nicotiana species as revealed by RAPD markers: Development of the RAPD procedure” Beitrage zur Tabakforschung International, Contributions to tobacco research vol. 19, n°1, pagg. 1-15, 2000. - del Piano L., Acanfora F., Abet M., Sorrentino C., Cozzolino E., Cuciniello A., Barbato L.: “RAPD polymorphism in tobacco ” Poster presentato al XLV ANNUAL CONGRESS della Società Italiana di Genetica Agraria, 26-29 Settembre 2001, Salsomaggiore Terme (PR), Italia. Abstract of papers n° 5.5 - del Piano L, Barbato L., Abet M, Sorrentino C., Cozzolino E., Cuciniello A., M. Sicignano: ISSR analysis of genetic polymorphism among cultivated and wild Nicotiana species. Poster presentato al SIFV-SIGA Joint Congress, 15-18 September 2004, Lecce. - del Piano L, Barbato L., Abet M, Sorrentino C., Cozzolino E., Cuciniello A.: “Genetic fingerprinting of Nicotiana species by ISSR markers”. Comunicazione orale “2004 CORESTA Congress”, 3-7 October 2004, Kyoto, Giappone. Programma 2005 77 8. Parole chiave ISSR , RAPD, AFLP, Tabacco, Nicotiana 9. Sintesi (in forma di elenchi puntati o numerati per ciascun elemento richiesto) Motivazioni Sviluppo di tecniche per l’analisi del polimorfismo genetico rivelato da marcatori molecolari del DNA in Nicotiana tabacum e Nicotiana spp sia per fini tassonomici che per la valutazione e la conservazione della biodiversità Obiettivi Caratterizzazione mediante marcatori molecolari di Nicotiana tabacum e Nicotiana spp. Risultati attesi Ottenimento dei profili di amplificazione idonei per la caratterizzazione. Prodotti (deliverables) Definizione di strumenti validi per la registrazione, la certificazione e il controllo di qualità dei prodotti commerciali 10. Partecipanti COGNOME, Nome, funzione (ricercatore, tecnico, esecutivo) Di Muro Adolfo direttore di sezione Sorrentino Ciro I ricercatore Abet Massimo ricercatore Cozzolino Eugenio CTER Cuciniello Antonio CTER Sodano Enrico CTER Lucrezio Costantino operatore tecnico Alfano Anna tecnico agrario Programma 2005 78 11. Descrizione del progetto (max. 16 pagine) 11.23 Motivazioni (max. 1 pagina) I marcatori molecolari del DNA forniscono la stima migliore della diversità genetica, in quanto essi sono indipendenti dagli effetti confondenti dei fattori ambientali. Le tecniche di analisi del DNA hanno dato un notevole impulso alla realizzazione di programmi di ricerca in numerosi campi della genetica vegetale applicata alle colture di interesse agrario. L’analisi del polimorfismo genetico rivelato dai marcatori molecolari può essere utilizzata, ai fini tassonomici e per la valutazione e la conservazione delle risorse genetiche (Germoplasma). Inoltre, può consentire l’identificazione univoca delle cultivar e costituire un valido strumento per la registrazione, la certificazione e il controllo di qualità dei prodotti commerciali. 11.24 Stato dell'arte (max. 1 pagina) I recenti progressi nel campo della biologia molecolare hanno permesso lo sviluppo di diverse tecniche, principalmente basate sulla reazione a catena della polimerasi (Polymerase Chain Reaction, PCR) che consentono di determinare la variabilità esistente a livello di DNA, permettendo di discriminare anche tra genotipi strettamente correlati. Tali tecniche, infatti, generano dei profili molecolari diagnostici che rappresentano l’impronta genetica molecolare o “fingerprint” di un organismo. Nell’ambito dell’attività di ricerca dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco (IST), sono stati già condotti studi sulla variabilità genetica rivelata da marcatori molecolari in tabacco e in alcune specie del genere Nicotiana utilizzando due tipi di metodiche, entrambe basate sulla PCR e applicate con successo ad altre colture. La ricerca è iniziata impiegando la tecnica RAPD (Random Amplified Polymorphic DNA) (1) e successivamente proseguita utilizzando una tecnica molecolare più discriminante denominata ISSR (Inter Simple Sequence Repeat) (2). Per quanto riguarda l’analisi interspecifica condotta su diverse specie del genere Nicotiana, i risultati ottenuti hanno evidenziato un alto grado di polimorfismo sia con la tecnica RAPD (3) che ISSR (5 e 6). Pertanto tali metodiche possono consentire di ottenere “fingerprint” caratteristici del DNA di ciascuna specie. Per quanto riguarda l’analisi intraspecifica condotta sulla Nicotiana tabacum, i risultati ottenuti con la tecnica RAPD hanno evidenziato un basso grado di polimorfismo anche tra varietà appartenenti a diversi tipi di tabacco (3 e 4). Pertanto l’impiego di marcatori molecolari RAPD non può essere utilizzato per un’efficiente identificazione varietale in tabacco. Dati preliminari, ottenuti con un esiguo numero di primer mediante la tecnica ISSR, sembrano indicare che anche questa tecnica non sia applicabile per la caratterizzazione varietale in tabacco (5). A tal fine è, opportuno valutare il polimorfismo rivelato da una tecnica per il fingerprinting del DNA più discriminante delle precedenti, come quella denominata AFLP (Amplified Fragment Length Polymorphism) (7). La procedura classica della tecnica AFLP si basa sulla evidenziazione di frammenti di restrizione di DNA genomico, mediante amplificazione “PCR” e può essere usata per DNA di qualsiasi origine o complessità. I profili di amplificazione sono ottenuti usando un limitato set di primer generici, senza la necessità di conoscere a priori la sequenza di tratti di DNA. Tale tecnica è, però più costosa e prevede una procedura operativa più complessa di quelle RAPD ed ISSR. Recentemente è stato riportato, in letteratura, un protocollo modificato della tecnica AFLP (8 e 9) che consente di semplificare la procedura operativa con riduzione sia i tempi di esecuzione che dei costi. Bibliografia 1) Williams J.G. K., A. R. Kubelik, K. J. Livak, J. A. Raflaski and S.V. Tingey, 1990. DNA polymorphisms amplified by arbitrary primers are useful as genetic markers; Nucleic Acid Research, 18, 22, 6531-6535. 2) Zietkiewicz E., Rafalski A.and Labuda D., 1994. Genome fingerprinting by simple sequence repeat (SSR) - anchored polymerase chain reaction amplification. Genomics, 20, 176-183. 3) del Piano L., Abet M., Sorrentino C., Acanfora F., Cozzolino E., Di Muro A.: “Genetic variability in Nicotiana tabacum and in Nicotiana species as revealed by RAPD markers: Development of the RAPD procedure” Beitrage zur Tabakforschung International, Contributions to tobacco research vol. 19, n°1, pagg. 1-15, 2000. 4) del Piano L., Acanfora F., Abet M., Sorrentino C., Cozzolino E., Cuciniello A., Barbato L.: “RAPD polymorphism in tobacco ” Poster presentato al XLV ANNUAL CONGRESS della Società Italiana di Genetica Agraria, 26-29 Settembre 2001, Salsomaggiore Terme (PR), Italia. Abstract of papers n° 5.5. 5) del Piano L, Barbato L., Abet M, Sorrentino C., Cozzolino E., Cuciniello A., M. Sicignano: ISSR analysis of genetic polymorphism among cultivated and wild Nicotiana species. Poster presentato al SIFV-SIGA Joint Congress, 15-18 September 2004, Lecce. Programma 2005 79 6) - del Piano L, Barbato L., Abet M, Sorrentino C., Cozzolino E., Cuciniello A.: “Genetic fingerprinting of Nicotiana species by ISSR markers”. Comunicazione orale “2004 CORESTA Congress”, 3-7 October 2004, Kyoto, Giappone. 7) Vos P., Hogers R., Bleker R., Van de Lee T., Hornes M., Freijters A., Pot J., Peleman J., Kuiper M. and Zabeau M., 1995. AFLP: a new technique for DNA fingerprinting. Nucleic Acid Res., 23 (21), 4407-4414. 8) Ranamukhaarachchi D. G., Kane M. E., Guy C. L., Lee Q. B., 2000: Modified AFLP technique for rapid genetic characterization in plants. BioTechniques, 29: 858-866. 9) Scarano M., Tusa N., Abbate L. Lucretti S., Nardi L. Ferrante S., 2003 Flow cytometry, SSR, and modified AFLP markers for the identification of zygotic plantlets in backcrosses between “Femminiello” lemon cybrids (2n e 4n) and a diploid clone of “Femminiello” lemon (Citrus limon L. Burm. F.) tolerant to mal secco disease. Plant Science, 164 1009-1017. 11.25 Obiettivi generali e specifici (max. 1 pagina) Caratterizzazione mediante marcatori molecolari di Nicotiana tabacum e Nicotiana spp. Identificazione varietale del tabacco. Valutazione e conservazione delle risorse genetiche . 11.26 Piano di lavoro (max. 10 pagine). Materiale vegetale: Semina e allevamento di cultivar di tabacchi Burley e Bright e linee della collezione dell’IST. Semina e allevamento di specie di Nicotiana appartenenti alla collezione dell’IST e provenienti da collezioni di altri Istituti. Analisi del polimorfismo mediante marcatori molecolari ISSR: Estrazione del DNA da tessuto fogliare, mediante il sistema NucleonPhytoPure. Esperimenti di amplificazione con DNA estratto da diversi tabacchi utilizzando primer ISSR, per il completamento dell’analisi intraspecifica. Esperimenti di amplificazione con DNA estratto da diverse Nicotiana spp. utilizzando primer ISSR, per il completamento dell’analisi interspecifica. Acquisizione e archiviazione di pattern elettroforetici mediante il sistema BioRad gel Doc 2000 e successiva valutazione del polimorfismo evidenziato utilizzando i softwares Multi-Analyst e Molecular Analyst fingerprinting. Analisi del polimorfismo mediante marcatori molecolari AFLP: Ottimizzazione della metodica utilizzando il DNA di sole due linee di tabacco: -estrazione del DNA da tessuto fogliare utilizzando il metodo CTAB; -messa a punto della metodica AFLP modificata secondo il protocollo di Ranamukhaarachchi (8); -confronto dei profili AFLP ottenuti con DNA estratto con il metodo CTAB (8) ed il sistema NucleonPhytoPure, più rapido e già in uso; -confronto dell’efficienza di separazione elettroforetica dei prodotti di amplificazione ottenuta utilizzando per la preparazione del gel agarosio/Synergel (8) o MetaPhor Agarose (9). Esperimenti di amplificazione mediante il protocollo AFLP ottimizzato con DNA estratto da tutte le linee di tabacco allevate. Acquisizione e archiviazione di pattern elettroforetici mediante il sistema BioRad gel Doc 2000 e successiva valutazione del polimorfismo evidenziato utilizzando i softwares Multi-Analyst e Molecular Analyst fingerprinting. Per ogni task/sub-task/work package: • Descrizione delle attività previste • Articolazione temporale delle attività • Responsabile • Eventuali collaborazioni esterne • Risultati attesi con indicazione temporale Programma 2005 80 11.27 Descrizione delle modalità di monitoraggio interno del progetto e verifica dei risultati (revisioni, tempi, procedure) 12. Ricadute e benefici (max. 2 pagine) 12.17 Benefici scientifici Le tecniche di analisi del DNA hanno dato un notevole impulso alla realizzazione di programmi di ricerca in numerosi campi della genetica vegetale applicata alle colture di interesse agrario. L’utilizzazione di tali tecniche dipende dalle conoscenze sulla variabilità genetica disponibile. Informazioni di questa natura possono essere utilizzate per l’identificazione varietale (Registro varietale), ai fini tassonomici e per la valutazione e la conservazione delle risorse genetiche (Germoplasma). 12.18 Benefici economici La possibilità di identificazione varietale mediante marcatori molecolari costituisce un utile strumento di controllo nel campo della commercializzazione del seme sia per i costitutori che per i distributori e gli allevatori. 12.19 Impatto sociale 12.20 Impatto ambientale Valutazione e conservazione del germoplasma per la tutela della biodiversità 13. Piano di diffusione e sfruttamento dei risultati (max. 2 pagine) 13.19 Pubblicazioni scientifiche, tecniche e divulgative previste: (Autori, Titolo, Rivista o Editore) 13.20 Convegni: (Indicazione dei convegni e del contributo che si intende presentare relativamente al progetto) Meeting CORESTA 2005 Convegno SIGA 2005 Convegni inererenti la ricerca. 13.21 Materiali didattici e corsi di formazione: (Descrizione dei materiali, Organizzatore dei corsi, Target) 13.22 Brevetti: (Varietà vegetali, brevetti industriali, marchi, design) Programma 2005 81 14. Descrizione delle attrezzature da acquistare Attrezzatura Motivazione Vita utile (mesi) [a] Uso nel progetto (mesi) [b] Importo totale (€ ) (IVA compresa) [c] Costo per il progetto [c × b / a] Sistema completo per elettroforesi Separazione dei prodotti di amplificazione 36 12 4200.00 1400.00 Totale Riportare la somma degli importi totali nel fabbisogno finanziario e il costo per il progetto nel costo totale del punto 5. Se le attrezzature vanno acquistate nell’anno di riferimento, riportare l’intera somma nel fabbisogno finanziario dell’anno. Se l’uso nel progetto è inferiore alla vita utile indicare di seguito a carico di quali altri progetti si intende imputare il costo. Programma 2005 83 15. Impegni di personale (giornate sulla base di 210 gg./anno) Tempo indeterminato Categoria Cognome e Nome Totale nel progetto Anno 2005 del Piano Luisa 120 120 Di Muro Adolfo 20 20 Ricercatori e tecnologi Sorrentino Ciro 60 60 Abet Massimo 60 60 Sub-totale 260 260 Cozzolino Eugenio 40 40 Cuciniello Antonio 40 40 Tecnici Sodano Enrico 40 40 Sub-totale 120 120 Alfano Anna 40 40 Lucrezio Costantino 20 20 Personale ausiliario Sub-totale 60 80 Totale a tempo indeterminato 440 440 Tempo determinato Categoria Numero Totale nel progetto Anno 2005 Ricercatori e tecnologi Tecnici Personale ausiliario 3 60 60 Borsisti e assegnisti Totale a tempo determinato 60 60 Totale generale 500 500 Programma 2005 84 16. Costi e fabbisogno Intero progetCtoo sto (€A) nno 200__ a. Personale a tempo indeterminato (*) 43665.00 43665.00 b. Personale a tempo determinato 4800.00 4800.00 c. Missioni nazionali ed estere 6000.00 6000.00 Subtotale Personale 54465.00 54465.00 d. Materiale di consumo, automezzi, noleggi, servizi 20000.00 20000.00 e. Consulenze f. Commesse esterne (parti del progetto affidate a terzi) Attrezzature (**) hg.. CFaobsbtois poegrn iol progetto 14420000..0000 14420000..0000 COSTO TOTALE (a+b+c+d+e+g) 78665.00 78665.00 FABBISOGNO TOTALE (b+c+d+e+f+h) 32200.00 32200.00 (*) Includere la voce nel calcolo del costo ma non del fabbisogno nel quadro 5 (**) Calcolare il costo in proporzione all’uso delle attrezzature nel progetto; calcolare il fabbisogno come somma dei costi interi d’acquisto. Firma del responsabile di progetto Firma del responsabile della struttura Programma 2005 85 Allegato 1 A. SCHEDA DI PROGETTO NUOVO 1. Titolo Costituzione di linee di tabacco resistenti ai nematodi rootknot (Meloidogyne incognita e Meloidogyne javanica) 2. Acronimo TARERK Numero/anno /2005 3. Tipo di progetto Ricerca X Sviluppo Dimostrativo Misto 4. Durata (mesi) 12 Per l’intero progetto (€) Per l’anno 200_5_ (€) Costo 101.809,00 101.809,00 5. Costo del progetto Fabbisogno 53.000,00 53.000,00 6. Responsabile del progetto Nome e COGNOME DOMENICO ANTONIO LOMBARDI 7. Curriculum del responsabile del progetto (con 5 titoli di pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento) (max 1 pag.) (*)allegato 8. Parole chiave Tabacco,genotipi,resistenza rk 9. Sintesi (in forma di elenchi puntati o numerati per ciascun elemento richiesto) Motivazioni -Ottenimento di linee di N.tabacum resistenti o tolleranti a M.i. e a M.j. Obiettivi -Trasferimento del carattere resistenza a root-knot in nuove linee di tabacco Conseguiti -Le progenie di differenti famiglie sono state selezionate per resistenza a M.i. e a M.j.,realizzando un piano di incrocio con i parentali ricorrenti e ottenendo le progenie in BC2F1,e le progenie in BC1F3,F3ed F4. Risultati attesi Ottenuti -Nel 1996-97-98 sono state valutate le accessioni disponibli e le famiglie ottenute mediante il metodo classico di selezione del back-cross, Programma 2005 86 sono stati identificati ed isolati nel Salento differenti patotitpi di M.i. e M.j. -Nel 2004,in campo sono state effettuate le valutazioni delle famiglie,sottoposte alle popolazioni di Meloidogyne spp., Sono state selezionate le famiglie BC1F3,F3 ,F4 per resistenza ai nematodi galligeni M.i. e M.j. ,e per i caratteri agronomici del parentale ricorrente, è stato realizzato un piano d’incrocio tra i parentali dei tabacchi ricorrenti ed il materiale genetico già selezionato, per l’ottenimento della generazione BC2F1; Prodotti -Linee selezionate per i caratteri di resistenza e i caratteri agronomici del genitore ricorrente 10. Partecipanti COGNOME, Nome, funzione (ricercatore, tecnico, esecutivo) D.A.LOMBARDI-ricercatore –CRA-IST-Lecce M.DI VITO -ricercatore- CNR-INA-Bari F.P.FESTA -ctr - CRA-IST-Lecce R.TORSELLO -ot -CRA-IST-Lecce V. PALADINI -ot -CRA-IST-Lecce (*)Curriculum vitae et studiorum Il dott. Lombardi Domenico Antonio, nato a Grottaglie (Ta) il 25/06/1944, si è laureato in Scienze Agrarie nel 1970 presso l’Università degli studi di Napoli (Portici) .Nel 1970- 71 ha frequentato il VII corso di “Specializzazione post-universitario in Orticoltura” presso l’Istituto di Agronomia e coltivazioni erbacee della Facoltà di Agraria dell’università di Napoli (Portici), risultando vincitore di una borsa di studio. Nel 1976 è risultato vincitore del concorso di Sperimentatore negli Istituti di Ricerca e Sperimentazione Agraria del M.A.F., iniziando la sua attività di ricerca presso l’Istituto Sperimentale per l’Orticoltura di Salerno. Negli anni 1977, 1978 e 1979 ha frequentato il Corso biennale post-universitario di perfezionamento in Programma 2005 87 “Biologia Genetica applicata” presso l’Istituto di Genetica dell’Università degli Studi di Milano, collaborando in questi anni nell’attività di ricerca col prof. Ercole Ottaviano sul tema “Controllo genetico delle componenti della produzione del mais”: dal 1979 al 1981 ha svolto nell’ambito dell’ Istituto Sperimentale per l’Orticoltura l’incarico di Analista di sistemi e di disegni sperimentali applicati all’informatica. Nel 1980 ha partecipato al II corso di “Biologia, coltivazione e riproduzione delle orchidee” presso l’Istituto Orto Botanico dell’Università di Roma. Dal 1981 ha proseguito l’attività di ricerca presso l’Istituto Sperimentale per il Tabacco nella Sezione periferica di Lecce. Nel 1982 ha frequentato i corsi della “Scuola estiva di Informatica” presso l’Istituto di Matematica dell’Università degli Studi di Lecce. Nel 1985 ha frequentato il corso sulla “Mobilità genica” presso la Scuola di Genetica organizzato dall’Associazione Genetica Italiana. Nel 1986 è stato nominato componente del Comitato Scientifico Nazionale organizzatore del Meeting “Riqualificazione del comparto tabacco”. Nella stessa occasione è stato invitato a presentare una relazione scientifica sul” Miglioramento genetico dei tabacchi italiani di tipo orientale“. Nel 1987 ha effettuato una frequenza di studio presso l’Istituto di Mutagenesi e Differenziamento del C.N.R. di Pisa per l’acquisizione delle metodologie di laboratorio delle colture cellulari. A partire dal 1987 al 1993 è stato Direttore Incaricato della Sezione Periferica di Lecce dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco, confermato con nota del sig. Ministro,dal 1993 al 2000 è stato “Fiduciario” e “Sostituto” del Direttore Incaricato della Sezione suddetta(Direttore dell’Istituto). Nel 1988 ha effettuato frequenze di studio presso il laboratorio di biotecnologie dell’E.N.E.A. Roma- Casaccia per l’acquisizione delle metodologie riguardanti la coltura di protoplasti. Nel 1988 ha svolto l’incarico di docente di Miglioramento genetico dei tabacchi nel corso biennale di qualificazione per tecnici agricoli, organizzato dall’Associazione dei Produttori di Tabacco. È stato invitato a presentare una relazione scientifica su Nicotiana spp. al Simposio Internazionale per la “Celebrazione del V Centenario della Scoperta dell’America” tenutosi a Genova nel 1991. Nel 1996 ha effettuato uno stage di studio presso l’Institut National de la Recherche Agronomique Laboratoire de Biologie des Invertébrés sulle nuove metodologie delle colture pure di Meloidogyne spp. e sulle metodologie di selezione per resistenza al parassita,del Prof. A.Dalmasso, Antibes 3-14 settembre. Ha coordinato lo studio e la compilazione del “Programma di ricerca per il Miglioramento qualitativo e la riduzione dei costi di produzione dei tabacchi orientali e per l’introduzione in Puglia di tabacchi di tipo Virginia Bright e Burley” Regione Puglia. Ha curato diverse relazioni scientifiche sui lavori di ricerca realizzati dalla SOP di Lecce, presentati al Comitato Scientifico per l’Istituto Sperimentale per il Tabacco,di cui è stato componente. Ha partecipato a vari Convegni e Congressi Nazionali ed Internazionali. È socio della: Società Italiana di Genetica Agraria., e della Associazione Tecnici e Ricercatori in Agricoltura . È autore di numerose pubblicazioni scientifiche e tecniche; ha costituito diverse linee di pomodoro e di tabacco,ha realizzato un nuovo prototipo,una nuova tecnica di raccolta e cura nei tabacchi orientali; mantiene rapporti di studio e di scambio di materiale con diversi Istituti del C. R. A. (Mi.P.A.F.), C.N.R., E.N.E.A., Università Italiane ed estere, Istituti di ricerca esteri: Americani, Francesi, Jugoslavi, Indiani, Albanesi e Greci. Ha svolto la seguente attività scientifica nell’Istituto Sperimentale per l’Orticoltura (I.S.O.) di Salerno dal 1976 sviluppando le tematiche di ricerca: °Valutazione bio- agronomica delle specie fragola e lattuga in coltura aereoponica e messa a punto di detta tecnica.° Espressione bioagronomica di lattuga, fagiolino e fragola su terreno pacciamato e non.°Influenza delle coperture plastiche fotoselettive a diverse cubature sulle colture ortive. °Utilizzazione dell’energia solare, a mezzo di pannelli piani, negli ambienti confinati.° Prove di confronto tra cultivar ed ibridi F1 di peperone.° Prove di raccolta meccanica del pomodoro da industria. Prove di forzatura dell’asparago sotto tunnels, semplici e doppi, con films di diverso colore.° Ricerca di biotipi adatti alle basse temperature nelle solanacee, utilizzando nel pomodoro come test biologico la crescita del tubo pollinico in vitro a basse temperature. °Trasferimento del Programma 2005 88 carattere tolleranza alle basse temperature in cultivar di pomodoro da tavola e da industria mediante il metodo di selezione del back cross, sono state selezioante 5 linee tolleranti alle basse temperature (LRF/5. LRF/6. LRF/7. LRF/9. LRF/10) delle quali 4 tolleranti al Fusarium oxysporum Schlecht e 2 resistenti al Verticillium dalhie Kleb. ° Studio per la messa a punto di colture di tessuti in vitro nel peperone.° Ricerca dei fattori, che controllano la produzione, la crescita e lo sviluppo del fagiolo da granella. Ha collaborato con il Prof. Ercole Ottaviano presso l’Istituto di Genetica dell’università di Milano sul tema di ricerca: °“Controllo genetico delle componenti della produzione in mais.Nell’Istituto Sperimentale per il Tabaccosi Lecce(IST):° Studio biometrico dei fattori di crescita nel biotipo Erzegovina allevato in dry culture. °Ricerca di test biologici per selezionare in laboratorio biotipi di tabacco tolleranti o resistenti alle basse temperature e/o allo stress idrico. °Ricerca di genotipi di N.tabacum L. ad elevato contenuto proteico.°Costituzione di linee di tabacchi orientali a maturazione contemporanea delle foglie e con attitudine alla cura a pianta intera in celle elioelettroventilata. Per il trasferimento dei caratteri genetici: in laboratorio mediante l’applicazione della biotecnologia dell’androgenesi in vitro, ed in campo mediante il metodo di selezione del back cross.° Studio della maschiosterilità nei tabacchi orientali e trasferimento del carattere CMS in linee e cultivar di T.O. (sono state costituite e valutate nø12 linee CMS di tipo Erzegovina). °Prove di confronto varietale, coltivazione e cura di linee di tabacco Virginia Bright in Puglia (Contratti Convenzioni E.R.S.A.P. Regione Puglia e C.E.E. M.A.F. n° 6314).° Costituzione di ibridi F1 Virginia Bright di tipo americano, l’ibrido V.B.F1 LE presenta buone caratteristiche merceologiche ed un buon adattamento all’ambiente.° Prove di confronto varietale e di coltivazione di tabacco Virginia Bright e Burley di tipo americano (programma collegiale Aree interne del Mezzogiorno). Partecipazione al progetto finalizzato del M.A.F. “Tecnologie avanzate in agricoltura” (responsabile della U.O.) con uno studio sulla °“Ricerca di genotipi resistenti ad uno o più stress ambientali (idrici e termici)”, che ha consentito la messa a punto di diverse metodiche di laboratorio e la selezione della linea 467HI/87, risultata tollerante ai diversi livelli di pressione osmotica. °Ricerca di genotipi resistenti o tolleranti allo stress idrico, sono state selezionati numerosi somacloni. ° Determinazione dei livelli ottimali dei parametri coinvolti nella nuova tecnica di produzione di piantine di tabacco in “Float system”.°Valutazione di linee di tabacco orientale di neocostituzione. °Trasferimento del fattore di resistenza a Meloidogyne incognita in linee di tabacco orientale. °“Effect of salinity on growth, physiology, yield and quality of tobacco” progetto U.E.: Tob.Res.Inf. 96/T/55 (Responsabile U.O.).° “Studio sul livello di contaminazione salina nelle acque d’irrigazione nel Salento ed influenza sulle colture di tabacco orientale, patata e crisantemo” programma di ricerca Camera di Commercio di Lecce. Dal 1981 al 1995 ha curato la riproduzione conservativa del germoplasma di Nicotiana della Sezione , costituito da accessioni provenienti da tutti i paesi orientali produttori di tabacco. PUBBLICAZIONI DEGLI ULTIMI ANNI -M.Di Vito ,D.A.Lombardi,G.Zaccheo and F.Catalano.Response of lines and varietes of tabacco to italian populations of Meleidogyne species.Nematologia Mediterranea,26,1998; -D.A.Lombardi, M.Di Vito, F.P.Festa, F.Raimo, G.Zaccheo and F.Catalano – Root Knot nematode resistance of F2 tobacco hybrids from crosses of resistant accensions and sun cured tobacco cultivars – XV Eucarpia General Congress, Viterbo september 20- 25 1998. -D.A.Lombardi, P.Angelini, F.Raimo – Drought and salinity tolerance in tobacco Virginia bright (Nicotiana tabacum L.) – XV Eucarpia General Congress, Viterbo september 20- 25 1998. -D.A.Lombardi, P.Angelini, F.Raimo – Effetti della salinità sulla crescita e sullo sviluppo della coltura in vitro di Virginia bright (Nicotiana tabacum L.) – Atti XLIII Convegno Società di Genetica Agraria, Molveno (TN) 22- 25 settembre 1999. Programma 2005 89 -D.A.Lombardi, F.Raimo, R.Torsello, P.Angelini – Effetti dello stress osmosalino sulla pianta di Nicotiana tabacum L.– Atti XLIV Convegno Società di genetica Agraria, Bologna 20 -23 settembre 2000. -D.A.Lombardi, P.Angelini, R.Torsello – Salt tolerance of tobacco Virginia bright – Atti XLV Convegno di Genetica Agraria, Salsomaggiore T. (PR) 26 -29 settembre 2001 -D.A. Lombardi – La qualità delle acque di falda nel Salento – XX Giornata dell’ambiente – Accademia dei Lincei. Roma 5 giugno 2002. -D.A. Lombardi – Effetti della salinità dell’acqua sui genotipi di tabacco orientale e crisantemo spray – Accademia dei Lincei – Roma 2003. -D.A.Lombardi,F.Raimo,R.Torsello – Study of effects of salinità in genotypes of Nicotiana tabacum L..XLVII Annual Congress Società Italiana di Genetica Agraria,Lecce 15-18 settembre 2004. -D.A.Lombardi,F.P.Festa-Response of tabacco sun-cured seed to osmoconditioning,Coresta Congress,Kyoto 3-7 october.(in stampa). . Programma 2005 90 11. Descrizione del progetto (max. 16 pagine) 11.1 Motivazioni (max. 1 pagina) Scientifici -Trasferimento del carattere di resistenza a stress biotico in nuove linee di tabacco Economici -Riduzione dei costi per i trattamenti antiparassitari al terreno,miglioramento della qualità della produzione di tabacco,recupero di territori in cui la presenza dei nematodi galligeni è diventato un fattore limitante per la coltivazione del tabacco. Sociali -Produzioni di tabacco ottenibile con minor utilizzo di sostanze chimiche,minor danno per i fumatori,recupero occupazionale nei territori interessati Ambientali -Attuazione di uno sviluppo sostenibile in agricoltura con minor apporto di molecole al terreno e alle falde acquifere,con minor impatto ambientale. -Si è proceduto all’isolamento e identificazione dei diversi patotipi delle popolazionidi M.i. e di M.j. presenti nel territorio del Salento ,ed al mantenimento controllato ,all’acquisizione delle accessioni portatrici dei caratteri di resistenza ai nematodi galligeni,al trasferimento del carattere resistenza a M. i. ed a M. j. nei parentali di tabacco , aventi buone caratteristiche agronomiche,mediante il metodo del backcross in campo e l’androgenesi in vitro in laboratorio ,per la costituzione di nuove linee che presentino la migliore combinazione dei caratteri di resistenza ed agronomici . -Sarà realizzato un programma di miglioramento genetico dei tabacchi per resistenza ai nematodi galligeni, M.i. e M.j., mediante il metodo classico del reincrocio e le metodologie dell’androgenesi in vitro per l’ottenimento di varietà migliorate per resistenza alle popolazioni di I genotipi BC2F1 , BC1F3,F3 ed F4 ed i parentali saranno saggiati in campo secondo un disegno sperimentale a blocco randomizzato con due ripetizioni. In serra le piante appartenenti alle suddette famiglie ed i parentali saranno inoculate con popolazioni isolate di M. incognita e di M javanica, con un dosaggio controllato secondo uno schema fattoriale. La messa in coltura delle antere ,prelevate dalle piante risultate resistenti ,sarà effettuata su terreno MS modificato (Kasperbauer et al.), il raddoppio del set cromosomico sarà realizzato trattando le plantule ottenute con colchicina.. In serra saranno allevate le linee androgenetiche ottenute in laboratorio. In campo saranno selezionate le famiglie per i caratteri agronomici dei parentali ricorrentiMeloidogyne spp., presenti nei territori di coltivazioni dei suddetti tabacchi. -responsabile del progetto:D.A.Lombardi-CRA-ISR-Lecce -collaborazione esterne:M.Di Vito-CNR-Bari -linee selezionate,in campo ed in laboratorio, per i caratteri di resistenza e per i caratteri agronomici del genitore ricorrente 12. Ricadute e benefici (max. 2 pagine) 12.1 Scientifici -Trasferimento della resistenza a stress biotico in nuove linee di tabacco Programma 2005 91 12.2 Economici -Riduzione dei costi per i trattamenti antiparassitari al terreno,miglioramento della qualità della produzione di tabacco,recupero di territori in cui la presenza dei nematodi galligeni è diventato un fattore limitante per la coltivazione del tabacco. 12.3 Sociali -Produzioni di tabacco ottenibile con minor utilizzo di sostanze chimiche,minor danno per i fumatori,recupero occupazionale nei territori interessati 12.4 Ambientali -Attuazione di uno sviluppo sostenibile in agricoltura con minor apporto di molecole al terreno e alle falde acquifere,con minor impatto ambientale. 13.Piano di diffusione e sfruttamento dei risultati (max. 2 pagine) … 13.1-Convegno Società Italiana di Genetica Agraria;Convegno Internazionale del CORESTA; 13.2-visita nei campi sperimentali e in serra per una appropriata descrizione ai tecnici ed ai produttori di tabacco delle caratteristiche delle nuove linee selezionate ; -distribuzione delle varietà selezionate alle Associazioni dei produttori. Programma 2005 92 14. Descrizione delle attrezzature da acquistare Attrezzatura Motivazione Vita utile (mesi) [a] Uso nel progetto (mesi) [b] Importo totale (€ ) (IVA compresa) [c] Costo per il progetto [c × b / a] Cella climatica Allevamento colture in vitro 60 12 6.000,00 1200,00 Condizionatore x cella climatica Allevamento plantule in vitro 36 12 3.800,00 1266,66 Completamento e sistemazione serra Riparazione,collegamento elettrico,impianto irriguo per allevamento e test di resistenza su materiale genetico in selezione 60 12 15.000,00 3000,00 Totale 23.800,00 5466,66 Riportare la somma degli importi totali nel fabbisogno finanziario e il costo per il progetto nel costo totale del punto 5. Se le attrezzature vanno acquistate nell’anno di riferimento, riportare l’intera somma nel fabbisogno finanziario dell’anno. Se l’uso nel progetto è inferiore alla vita utile indicare di seguito a carico di quali altri progetti si intende imputare il costo: -CO.Al.Ta Programma 2005 93 15. Impegni di personale (giornate sulla base di 210 gg./anno) Tempo indeterminato Categoria Cognome e Nome Totale nel progetto Anno 200_5_ LOMBARDI D.A. 80 80 DI VITO M. 80 80 Ricercatori e tecnologi 160 160 Sub-totale FESTA F.P. 80 80 TORSELLO R. 80 80 Tecnici PALADINI V. 80 80 Sub-totale 240 240 RIEZZO R: 50 50 Personale ausiliario Sub-totale 50 50 Totale a tempo indeterminato 450 450 Tempo determinato Categoria Numero Totale nel progetto Anno 200_5_ Ricercatori e tecnologi Tecnici Personale ausiliario 100 100 Borsisti e assegnisti 1 210 210 Totale a tempo determinato 1 210 210 Totale generale 760 760 Programma 2005 94 16. Costi e fabbisogno Intero progetCtoo sto (€A) nno 200_5_ a. Personale a tempo indeterminato (*) 58809.00 58809,00 b. Personale a tempo determinato 19333,00 19333,00 c. Missioni nazionali ed estere 9000,00 9000,00 Subtotale Personale 87142,00 87142,00 d. Materiale di consumo, automezzi, noleggi, servizi 9000,00 9000,00 e. Consulenze ---- f. Commesse esterne (parti del progetto affidate a terzi) 10000,00 10000,00 Attrezzature (**) g. Costo per il progetto 5667,00 5667,00 h. Fabbisogno 5667,00 5667,00 COSTO TOTALE (a+b+c+d+e+g) 101809,00 101809,00 FABBISOGNO TOTALE (b+c+d+e+f+h) 53000,00 53000.00 (*) Includere la voce nel calcolo del costo ma non del fabbisogno nel quadro 5 (**) Calcolare il costo in proporzione all’uso delle attrezzature nel progetto; calcolare il fabbisogno come somma dei costi interi d’acquisto. Firma del responsabile di progetto Firma del responsabile della struttura Dott.Domenico Antonio Lombardi Dott.Raffaele D’Amore Programma 2005 95 Allegato 1 A. SCHEDA DI PROGETTO NUOVO 1. Titolo Coltivazione del tabacco con ridotta lavorazione del terreno 2. Acronimo Minimum tillage Numero/anno 3/2003 3. Tipo di progetto Ricerca Sviluppo Dimostrativo X Misto 4. Durata (mesi) 36 Per l’intero progetto (€) Per l’anno 2005 (€) Costo 190.500,00 68.500,00 5. Costo del progetto Fabbisogno 160.000,00 60.000,00 6. Responsabile del progetto Nome e COGNOME Dr. Alfredo CERSOSIMO 7. Curriculum del responsabile del progetto (con 5 titoli di pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento) (max 1 pag.) Laureato in Scienze Agrarie presso l’Università di Padova (110/110), ha svolto la sua attività di ricerca e sperimentazione presso le seguenti Sezioni dei rispettivi Istituti: a. Ampelografia e Miglioramento Genetico, dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano Veneto (Treviso); b. Bovolone (Verona) dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco. A Conegliano si è occupato in particolare di: a) Ampelografia. Si è interessato allo studio dei sistemi computerizzati per la caratterizzazione di cultivar e cloni, utilizzando il nuovo Codice Internazionale (OIV, FAO, UPOV) e le nuove tecniche di indagini biochimiche (Isoenzimi) e biogenetiche (RFLP). Su tale base è stato effettuato lo studio ampelografico di 35 vitigni ad uve da vino, iscritti nel Catalogo Nazionale, pubblicati nella Nuova Serie dell’Opera in 5 volumi: “Principali Vitigni da Vino Coltivati in Italia”, edita nel 1990 dal Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste; b) Difesa delle Risorse Genetiche della Vite. Ha curato il programma di recupero di vecchi vitigni e varietà locali realizzando la costituzione di un'ampia riserva di germoplasma, quale utile strumento per i futuri programmi di miglioramento genetico; c) Selezione clonale dei vitigni ad uva da vino: La ricerca, svolta nell'ambito del Progetto Nazionale: Produzione di Materiale di Moltiplicazione della Vite categoria Base mediante la Selezione Clonale, ha portato all’omologazione (iscrizione nel Cat.Naz.) con riconoscimento della qualifica di costitutore, di 35 selezioni clonali relative a 18 cultivar ad uva da vino; d) Mutazioni indotte da radiazioni ionizzanti (raggi γ da Co60). Per il ripristino della variabilità genetica andata perduta nel corso della lunga storia di moltiplicazione vegetativa della vite, da sottoporre a pressione selettiva nei programmi di miglioramento genetico; e) Biotecnologie avanzate. Dal 1983 si è dedicato prevalentemente allo studio delle biotecnologie avanzate, assumendo la responsabilità di un’Unità Operativa del Progetto Nazionale: Tecnologie Avanzate in Agricoltura (coord. Prof. Francesco Salamini), nel quale ha svolto due programmi di ricerca: Programma 2005 96 1°) “Miglioramento genetico della vite mediante la coltura in vitro di antere, ovuli, microspore isolate, ecc., per l'ottenimento di piante aploidi”; 2°) “Prove di isolamento, fusione e rigenerazione di protoplasti per la trasformazione genetica della vite”. Sempre nel campo delle Biotecnologie avanzate, nel 1989 ha assunto la responsabilità di un’Unità Operativa del nuovo Progetto M.A.F.: Biotecnologie Avanzate Applicate alle Piante, svolgendo altri 2 programmi di ricerca su: 3°) “Embriogenesi somatica, rigenerazione e selezione in vitro nel genere Vitis”. 4°) “Caratterizzazione cito-istologica e biochimica dei processi induttivi e rigenerativi nell'embriogenesi somatica della vite”. Dal 21/06/96 è Direttore ordinario della Sezione di Bovolone dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco, presso la quale ha svolto e svolge la propria attività nelle seguenti aree di ricerca: – Induzione di resistenza agli erbicidi a largo spettro (Glyphosate) in cultivar commerciali di tabacco burley e Bright; – Validazione in campo di alcune linee di tabacco Burley e Bright ai fini del miglioramento qualitativo e del riorientamento colturale in alcune zone del Veneto”; Coordinatore Nazionale del progetto Comunitario TAB-RES-INFO 94/T/19- 24 – Production of Burley tobacco with low content of Nicotine and T.A.R., svolgendo i seguenti Programmi di ricerca: • By2 “Comparison Field of Burley Varieties” • By3 “Burley cv’s x cultural practices” • By4 “Optimum N fertilization for Burley tobacco” Responsabile dell’U.O. di Bovolone del Progetto TAB-RES-INFO 94/T/22, svolgendo il seguente programma di ricerca: • Pe2 “Post-planting herbicides” Responsabile dell’U.O. di Bovolone del progetto TAB-RES-INFO 96/T/18 svolgendo il seguente programma di ricerca: • Manegement of insect compatible technologies” (quinquennale) Attività in seno alla Task Force Internazionale CORESTA (Cooperation Center for Research on Tobacco): Genetically Modified Tobacco – Detection methods” (24 membri da 13 Paesi). Coordinatore Responsabile del Progetto straordinario Mi.P.A.F. – Induzione di Resistenza ai Virus in cultivar commerciali di Tabacco Burley e Bright. (v. Scheda sintetica allegata) Responsabile del Sottoprogetto straordinario Mi.P.A.F. – Usi Alternativi del Tabacco, nell’ambito del Progetto: Usi alternativi e mutagenicità del Tabacco (v. Scheda sintetica allegata) Programma 2005 97 Pubblicazioni inerenti l’argomento: Poiché la ricerca viene affrontata per la prima volta, non è possibile produrre pubblicazioni del proponente sull’argomento. 8. Parole chiave Tabacco; Minimum-tillage; Strip-tillage; no-tillage; coltivazione su sodo Programma 2005 98 9. Sintesi (in forma di elenchi puntati o numerati per ciascun elemento richiesto) Motivazioni La coltivazione del tabacco richiede, com’è noto, continue lavorazioni al terreno, adeguati interventi irrigui, elevati livelli di concimazione azotata, ed accurato controllo delle erbe infestanti che, oltre ad elevarne in modo considerevole i costi di produzione, influiscono negativamente sulla salvaguardia dell’ambiente, sia in termini di inquinamento delle falde che di erosione, assetto strutturale, ecc. La ricerca si propone una forte riduzione o l’annullamento delle lavorazioni al terreno, un minore apporto di concimi azotati, il contenimento delle erbe infestanti Obiettivi • Riduzione degli apporti azotati; • Riduzione delle lisciviazioni di azoto nelle falde sottostanti la rizosfera; • Mantenimento degli assetti strutturali ottimali del terreno; • Contenimento dei fenomeni erosivi superficiali; • Contenimento dei consumi idrici; • Riduzione del fabbisogno energetico della coltura; • Contenimento dei costi di produzione. Risultati attesi Realizzazione di una tabacchicoltura sostenibile attraverso la razionalizzazione degli interventi agronomici ed il contenimento dei costi. Prodotti (deliverables) Definizione di modelli produttivi specifici per le diverse zone colturali e per i diversi tipi di tabacco, ottimizzanti gli interventi agronomici e gli apporti di fertilizzanti azotati, presidi fitosanitari e pesticidi, ai fini della salvaguardia dell’ambiente. 10. Partecipanti COGNOME, Nome, funzione (ricercatore, tecnico, esecutivo): • Dr. Alfredo Cersosimo – Ricercatore (SOP di Bovolone – Verona) • Dr. Ciro Sorrentino – Ricercatore (SOC di Genetica – Scafati) • Sig. Manuel Segala – Esecutivo (SOP di Bovolone – Verona) Programma 2005 99 11. Descrizione del progetto (max. 16 pagine) 11.1 Motivazioni (max. 1 pagina) La protezione dell’ambiente sta giustamente assumendo un ruolo di primaria importanza in tutte le attività produttive dell’uomo ed in particolarmente in quella agricola, sempre più soggetta all’uso di prodotti e tecniche colturali che sebbene ne migliorino la produttività, gli aspetti qualitativi ed il loro comportamento nei confronti dei più pericolosi patogeni, possono provocare, se non applicati in modo razionale e rispettoso dell’ambiente, dei danni irreparabili al sistema naturale ed ai suoi equilibri vitali per l’uomo, gli animali e le piante. L’uso razionale delle tecniche agricole assume pertanto un ruolo insostituibile quale strumento di salvaguardia dell’ambiente dal degrado e dallo inquinamento ed in quest’ottica si vanno sviluppando delle nuove tecniche di coltivazione. Tra queste è possibile annoverare quella cosiddetta della non lavorazione (no tillage) o minima lavorazione (minimum tillage o strip-tillage) del terreno. Entrambe prevedono: ridotti interventi energetici, apporti minimi di fertilizzanti, tesaurizzazione della sostanza organica del terreno quale prezioso elemento di fertilità e di conservazione della microflora e microfauna naturale del suolo, controllo mirato delle infestanti e minor apporto di prodotti diserbanti. A questi vantaggi, che costituiscono gli elementi di ricaduta nel settore operativo e nell’ambiente, deve aggiungersi anche quello della forte limitazione dei fenomeni di erosione superficiale del terreno, particolarmente apprezzati nelle zone declive. Considerati i cospicui interventi richiesti dalla coltivazione del tabacco, i vantaggi attesi appaiono di una certa entità e degni di essere perseguiti. 11.2 Stato dell'arte (max. 1 pagina) L’interesse per la salvaguardia dell’ambiente ha spinto molte Nazioni ed organizzazioni mondiali ad emanare apposite normative a favore di un’agricoltura sostenibile. Nel Nord Carolina (USA) molti produttori di tabacco Burley praticano da almeno dieci anni la tecnica della non coltivazione del terreno. Alcuni la individuano come una fra le poche possibilità reali di rispettare le normative americane sulla conservazione del territorio, mentre altri la giudicano come la migliore tecnica colturale capace di conservare lo strato superficiale del suolo rendendo l’agricoltura più sostenibile. In Italia, da almeno dieci anni questa tecnica viene applicata in larga scala su frumento, con semine su sodo, ossia su terreno proveniente direttamente dalla coltura precedente od assoggettato a livelli minimi di lavorazione. Nulla però è ancora stato fatto su tabacco. In considerazione dei prevedibili cospicui vantaggi che se ne potrebbero trarre, si ritiene opportuno intraprendere una prova sperimentale su tabacco al fine di valutare l’ottimizzazione della tecnica alla specificità della coltura. La produzione di tabacco (Nicotiana tabacum L.) con la tecnica della coltivazione conservativa del terreno e dell’ambiente, è stata affrontata per molti anni e con sempre maggiore interesse nelle zone tabacchicole nordamericane (Nord Carolina, Virginia, ecc.), con l’intento di prevenire la perdita di suolo, per fenomeni di erosione, e la conservazione dell’ambiente. La riduzione delle produzioni, mediamente del 9,3%, la mancanza di un adeguato controllo delle infestanti e l’applicazione di metodi inefficaci di fertilizzazione, sono state annoverate fra le principali cause di risultati insoddisfacenti e di abbandono degli sforzi per la prosecuzione delle ricerche sulla tecnica conservativa (Moschler et al., 1971). L’adeguamento alle norme ambientali che limitano la quantità di erosione accettabile ed incoraggia la protezione dei suoli nei campi coltivati, hanno rinnovato un certo interesse per questa tecnica, basata essenzialmente sulla lavorazione di una stretta striscia di terreno (strip-tillage) che Programma 2005 100 costituirrà la progettata area di trapianto (Oschwald, 1973). Lo strip-tilage offre il vantaggio di un letto di trapianto uniforme, di una sufficiente aerazione del suolo e l’opportunità di utilizzare i fertilizzanti chimici ed i residui colturali da incorporare nella sola striscia di terreno lavorato. I mutamenti nelle pratiche di coltivazione alterano i fattori ecologici nei campi coltivati con risultati che possono potenzialmente alterare la crescita delle piante e la qualità del prodotto. Le proprietà del suolo possono anche essere cambiate con l’aggiunta dei residui colturali (Vitosh et al., 1985; Hanks, 1992). L’incremento dell’umidità del suolo, il compattamento del sottosuolo e la diminuzione della temperatura del terreno, possono risultare fattori limitanti per lo sviluppo dell’apparato radicale, specie nel caso di trapianti anticipati, a causa di un ridotto assorbimento e immobilizzazione degli elementi nutritivi essenziali (Oschwald, 1973; Reicosky et al., 1977; Mellish, 1978; Vepraskas and Miner, 1986; Bockus and Shroyer, 1998). Un ridotto sviluppo delle radici può inoltre causare una crescita disforme delle piantine, che si ripercuote potenzialmente sulla capacità produttiva della coltura. Ne consegue che la qualità e la quantità del prodotto possono essere messe a repentaglio e causare una perdita economica per l’azienda (Reicosky et al., 1977; Lewis, 1973). Anche l’inadeguato controllo delle infestanti contribuisce, nella coltivazione conservativa, a ridurre la crescita delle piante (Weise and Staniforth, 1973). Un loro eccessivo sviluppo crea infatti una forte competitività con le piantine di tabacco per la disponibilità di acqua, luce ed elementi nutritivi. L’uso di erbicidi di pre-trapianto, autorizzati per il tabacco, spesso richiedono l’incorporazione nel terreno per massimizzarne il controllo. Ne consegue che il controllo può non raggiungere la sua massima efficacia nella stagione in corso (Reed et al., 2000; Rhodes et al., 1997). Erbicidi di post-trapianto, oltre ad essere estremamente limitati di numero, forniscono solo un controllo minimo delle più comuni infestanti del tabacco. Una ricerca con coltivazione superficiale bassa ha mostrato che il residuo di copertura mantenuto in superficie in quantità necessaria, riduce l’erosione e incrementa l’infiltrazione (Fisher and Lane, 1973; Weise and Staniforth, 1973). Inoltre, recentì ricerche hanno indicato la necessità di effettuare delle coltivazioni per fornire un sistema radicale adeguato per un’accettabile produzione di tabacco anche con il sistema della non coltura (no-tillage) (Jones, 1998). Pertanto, l’uso di una coltura secondaria in periodi critici di crescita può comportare un aumento della produzione della qualita e della remunerazione del flue-cured tabacco allevato con la tecnica dello strip-tillage rispetto al no-tillage. Lidentificazione dei fattori che riducono la qualità e la quantità del bright prodotto con lo strip-tillage costituisce una fase critica per lo sviluppo della nuova tecnica di allevamento. Modificando le strategie di coltivazione, lo strip-tillage può essere una possibile alternativa al metodo convenzionale di coltivaione del Bight. Specifiche informazioni sulla temperatura e l’umidità del terreno durante tutta la fase produttiva, sono risultate importanti quanto l’identificazione dei fattori coinvolti nella diminuzione del vigore delle piantine. La disponibilità di elementi nutritivi può essere un fattore attribuibile all’umidità ed alla temperatura del terreno. La sostanza organica lasciata sulla superficie del terreno per ridurre l’erosione aumenta anche il suo contenuto di acqua in virtù dei bassi livelli di evaporazione. Durante i mesi primaverili, i residui riflettono calore ed agiscono come meccanismo di raffreddamento, mentre più alti livelli di umidità abassano le temperature riducendo lo sviluppo delle radici e l’utilizzo degli elementi nutritivi. Scopi della ricerca sono: i. Valutare rapporto e metodo di fertilizzazione di base crescita e vigore delle piante nella coltivazione del tobacco nei sistemi: strip-tillage e convenzional-tillage; Programma 2005 101 ii. Monitoraggio delle condizioni ambientali del suolo nello strip-tillage trapiantato in piano e in colmo riceventi residui colturali (strip-killed e broadcast-killed) e convenzional tillage; 11.3 Obiettivi generali e specifici (max. 1 pagina) • Razionalizzazione degli apporti azotati; • Riduzione delle lisciviazioni di azoto nelle falde sottostanti la rizosfera; • Mantenimento degli assetti strutturali ottimali del terreno; • Contenimento dei fenomeni erosivi superficiali; • Contenimento dei consumi idrici; • Riduzione del fabbisogno energetico della coltura; • Contenimento dei costi di produzione. 11.4 Piano di lavoro (max. 10 pagine). Per ogni task/sub-task/work package: • Descrizione delle attività previste A) Variabili da considerare (Tesi): A.1 non lavorazione (no tillage) A.2 minima lavorazione (a) (minimum tillage) (con copertura vernino-primaverile + diserbo); (b) (senza copertura vernino-primaverile + diserbo); (c) (lavorazione sulla fila del trapianto + diserbo); A.3 Lavorazione normale (testimone) B) Schema distributivo a blocchi randomizzati con 4 ripetizioni e 2-3 località (L1, L2, L3 ev.); C) Superficie minima: - parcella = 500 m2; - Blocco = 2500 m2 - Campo sperimentale = 10.000 m2 D) Prelevamento dati su: - epoche fenologiche; - sviluppo vegetativo e caratteristiche biometriche delle piante; - produttività; - indici di qualità del prodotto curato; - Fertilità iniziale e finale (residua) del terreno espressa in: N, P, K, Sost.Org. • Articolazione temporale delle attività 1° anno: Impostazione del piano sperimentale specifico per la coltivazione del Tabacco su sodo, compresi i due campi esterni; Valutazione delle variabili da considerate, con particolare riferimento alle operazioni di diserbo, sulla base dei dati bibliografici già disponibili; Valutazione della tecnica per i tabacchi Bright e Burley; Valutazione parziali dei benefici attesi; Visite tecniche ai campi sperimentale degli operatori locali; Programma 2005 102 2° anno: Ottimizzazione della tecnica per i due tipi di tabacco e per differenti località; Riflessi della tecnica sugli aspetti produttivi e qualitativi del tabacco prodotto su sodo; Valutazioni parziali dei benefici attesi; Visite tecniche ai campi sperimentale degli operatori locali; 3° anno: Allestimento di campi dimostrativi esterni, presso le aziende tabacchicole degli operatori interessati; Valutazione finale dei benefici attesi; Definizione della tecnica e dei valori ottimali dei parametri coinvolti; Sulla base degli obiettivi di perseguire, si prevede di attuare il seguente piano operativo: • Impostazione del piano sperimentale specifico per la coltivazione del Tabacco su sodo; • Acquisizione delle attrezzature necessarie alle operazione colturali previste dal piano operativo; • Valutazione delle variabili da considerare , con particolare riferimento alle operazioni di diserbo, sulla base della bibliografia già disponibile; • Preparazione delle piantine da impiantare nei campi sperimentali interni ed esterni; • Allestimento e cura dei campi sperimentali interni ed esterni all’azienda sperimentale della Sezione; • Raccolta ed elaborazione dati; • Valutazione della tecnica specifica per i tabacchi Bright e Burley; • Valutazioni parziali dei benefici attesi; • Relazione sull’attività svolta • Responsabile: Dr. Alfredo Cersosimo • Eventuali collaborazioni esterne Sono previsti n° 2 campi sperimentali dimostrativi esterni, uno per il tabacco Bright ed uno per il Burley • Risultati attesi con indicazione temporale 1° anno: Definizione dei livelli ottimali dei parametri coinvolti nella ricerca. Primi risultati ed eventuale migliore definizione delle tecniche e degli obiettivi prefissati; 2° anno: Prime risposte sulla rispondenza delle tesi introdotte, completa valutazione delle risposte ottenute alla luce degli obiettivi posti; 3° anno: Definizione della tecnica ottimale di coltivazione del tabacco su “sodo” e sua diffusione presso gli operatori. 11.5 Descrizione delle modalità di monitoraggio interno del progetto e verifica dei risultati (revisioni, tempi, procedure) Verranno attuati i consueti metodidi monitoraggio interno attraverso l’osservazione continua delle attività messe in atto sia all’interno della Sezione che nei campi esterni. La verifica dei risultati sarà effettuata attraverso la significatività risultante dalle analisi statistiche. Programma 2005 103 12. Ricadute e benefici (max. 2 pagine) 12.1 Benefici scientifici I benefici scientifici sono riscontrabili nella più approfondita conoscenza dei fenomeni agronomici, fisiologici e biochimici che regolano le funzioni vitali delle piante e consentono la coltivazione sostenibile del tabacco. 12.2 Benefici economici La razionalizzazione degli interventi colturali si traducono in un abbattimento dei costi di produzione ed in un incremento del reddito del coltivatore. 12.3 Impatto sociale L’impatto sociale appare decisamente positivo sulla base di un mantenimento dei livelli occupazionali e di reddito conseguenti alla razionalizzazione delle operazioni colturali ed all’abbattimento dei costi di produzione. 12.4 Impatto ambientale La razionalizzazione delle concimazioni, particolarmente di quella azotata, il ridotto uso di presidi fitosanitari per il contenimento delle erbe infestanti, l’oculato impiego degli apporti idrici, consentono il mantenimento conservativo del terreno agricolo e della sua migliore condizione strutturale. Tutto ciò si traduce in un più basso coefficiente d’inquinamento ambientale, sia in termini di ambiente agricolo che di salvaguardia del sottosuolo e delle falde. 13. Piano di diffusione e sfruttamento dei risultati (max. 2 pagine) 13.1 Pubblicazioni scientifiche, tecniche e divulgative previste: (Autori, Titolo, Rivista o Editore) I risultati conseguiti formeranno oggetto di specifiche pubblicazioni scientifiche su riviste specializzate, nazionali ed estere. I titoli rifletteranno gli aspetti più interessanti delle tematiche svolte. Le note porteranno i nomi dei ricercatori, tecnici e collaboratori che hanno apportato il loro impegno e contributo nella ricerca. Note divulgative saranno presentate per la pubblicazione sulle più diffuse Riviste divulgative. 13.2 Convegni: (Indicazione dei convegni e del contributo che si intende presentare relativamente al progetto) Al fine di dare la più ampia diffusione dei risultati conseguiti, ancorpiù se di grande rilevanza per gli operatori, si avrà cura di organizzare uno o più convegni e/o riunioni tecnico-informative nelle zone di maggiore attività tabacchicola. Nelle stesse zone saranno istituiti dei campi dimostrativi destinati ad accogliere le visite tecniche dei coltivatori 13.3 Materiali didattici e corsi di formazione: (Descrizione dei materiali, Organizzatore dei corsi, Target) Materiali informatici e cartellonistici, Organizzazione di visite tecniche degli operatori presso i campi dimostrativi appositamente organizzati. 13.4 Brevetti: (Varietà vegetali, brevetti industriali, marchi, design) La ricerca non prevede la costituzione di brevetti Programma 2005 104 \ 14. Descrizione delle attrezzature da acquistare Attrezzatura Motivazione Vita utile (mesi) [a] Uso nel progetto (mesi) [b] Importo totale (€ ) (IVA compresa) [c] Costo per il progetto [c × b / a] Zappatrice completa per coltura su sodo Coltivazione parcelle nello “Stri-tillage” 48 36 6.000,00 4.500,00 Elemento per trapianto su sodo Trapianto piantine su colmo ed in piano 48 36 4.000,00 3.000,00 Totale 10.000,00 7.500,00 Riportare la somma degli importi totali nel fabbisogno finanziario e il costo per il progetto nel costo totale del punto 5. Se le attrezzature vanno acquistate nell’anno di riferimento, riportare l’intera somma nel fabbisogno finanziario dell’anno. Se l’uso nel progetto è inferiore alla vita utile indicare di seguito a carico di quali altri progetti si intende imputare il costo. Programma 2005 105 15. Impegni di personale (giornate sulla base di 210 gg./anno) Tempo indeterminato Categoria Cognome e Nome Totale nel progetto Anno 2005 Alfredo Cersosimo 300 100 Ciro Sorrentino 150 50 Ricercatori e tecnologi Sub-totale 450 150 Tecnici Sub-totale Manuel Segala 150 50 Personale ausiliario Sub-totale 150 50 Totale a tempo indeterminato 600 200 Tempo determinato Categoria Numero Totale nel progetto Anno 2005 Ricercatori e tecnologi Tecnici 1 (Impiegato agr.) 300 100 Personale ausiliario 1 (Operaio agr.) 450 150 Borsisti e assegnisti 1 (Borsista dipl.) 630 210 Totale a tempo determinato 1080 360 Totale generale 1.980 660 Programma 2005 106 16. Costi e fabbisogno Intero progetCtoo sto (€)A nno 2005 a. Personale a tempo indeterminato (*) 45.000,00 15.000,00 b. Personale a tempo determinato 105.000,00 35.000,00 c. Missioni nazionali ed estere 3.000,00 1.000,00 Subtotale Personale 153.000,00 51.000,00 d. Materiale di consumo, automezzi, noleggi, servizi 30.000,00 10.000,00 e. Consulenze f. Commesse esterne (parti del progetto affidate a terzi) 12.000,00 4.000,00 Attrezzature (**) hg.. CFaobsbtois poegrn iol progetto 107..500000,,0000 170..500000,,0000 COSTO TOTALE (a+b+c+d+e+g) 190.500,00 68.500,00 FABBISOGNO TOTALE (b+c+d+e+f+h) 160.000,00 60.000,00 (*) Includere la voce nel calcolo del costo ma non del fabbisogno nel quadro 5 (**) Calcolare il costo in proporzione all’uso delle attrezzature nel progetto; calcolare il fabbisogno come somma dei costi interi d’acquisto. Firma del responsabile di progetto Firma del responsabile della struttura Firmato Dr. Alfredo Cersosimo Firmato Dr. Alfredo Cersosimo Programma 2005 107 Allegato 1 A. SCHEDA DI PROGETTO NUOVO 1. Titolo Studio della Comunita’ Vegetale 2. Acronimo COVE Numero/anno 4/2005 3. Tipo di progetto * Ricerca applicata Sviluppo Dimostrativo Misto 4. Durata (mesi) 12 Per l‘intero progetto (€) Per l’anno 2005__ (€) Costo 33840.00 33840.00 5. Costo del progetto Fabbisogno 14800.00 14800.00 6. Responsabile del progetto Nome e COGNOME Antonietta Napolitano Programma 2005 108 7. Curriculum del responsabile del progetto (con 5 titoli di pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento) (max 1 pag.) Ho preso servizio in data 8/5/91 presso l’Istituto Sperimentale per l’Olivicoltura di Cosenza Rende durante questa permanenza ho partecipato al corso teorico pratico su differenziazione inter ed intravarietale mediante marcatori genetici:analisi isoenzimatiche dal giorno 25/11/91 al 28/11/91 con impostazione teorica delle problematiche ed esercitazioni di laboratorio. Successivamente ho partecipato al lavoro sul polimorfismo enzimatico dell’olivo. Negli anni 1996-1999 presso l’istituto sperimentale per il tabacco ho collaborato per l’attuazione dei programmi UE, nella tipizzazione delle cultivar prese in considerazione per un basso contenuto di condensato (tar). Negli ultimi anni (1999 in poi) mi sono occupata della definizione dei parametri fisici e idrologici del suolo. Utilizzando i dati evaporimetrici e climatici degli anni 1992-1995 ho studiato la relazione tra evaporato di bacino teorico e reale in modo da calcolare il coefficiente di correzione di vasca che per la zona del Sarno (0.83). Iparametri idrologici del suolo ed i coefficienti di correzione del bacino evaporimetrico,mi sono serviti per la stima del volume medio di intervento e del numero medio di interventi irrigui necessari a Scafati durante i vari mesi dell’anno Ho partecipato negli anni 2001-2002 alla prova di irrigazione e concimazione su tabacco Burley curando il bilancio idrico. Negli anni 2000-2001 ho partecipato alle osservazioni sulla dinamica dell’azoto minerale nel suolo durante il suo ciclo annuale. 1)-NAPOLITANO A.,RAIMO F., Stima degli interventi irrigui a Scafati il Tabacco Volume 8(2)- 2000:3-13 2)-CONTILLO R.,NAPOLITANO A.,COZZOLINO E., Dynamics of mineral nitrogen in a volcanic soil in southern Italy 2001. Comunicazione verbale al convegno di Bari, Istituto Agronomico Mediterraneo. 3)-CONTILLO R.,NAPOLITANO A.,COZZOLINO E., Dynamics of mineral nitrogen in a tabacco cultivated soil, with different level of inputspresentato a Bucharest, Romania 12-17 Ottobre 2003. Joint meeting of the Coresta Agronomy & Phitopatology Study Groups.United Through Coresta. 4)- NAPOLITANO A., RAIMO F.,,Approccio alla valutazione granulometrica ed idrologica di vari suoli.Il Tabacco Volume 10(2)2002: 9-22. 5)C.Ruggiero, S.Ascione, G., Angelino, A. Napolitano. Effect of water regime and nitrogen fertilization on growth dynamics, water status and yeld of Burley tobacco.Betrage zur Tabakforschung international contribution to tobacco research 2004 (In stampa) . 6)Effects of agricultural practices on tar potential of burley tobacco.Contillo R.,Abet M., Ascione S., Cersosimo A, Interlandi G. Napolitano A. 1)-PERRI E.,PARLATI M.V., PALOPOLI A, NAPOLITANO A.- Polimorfismo isoenzimatico in olivo.Giornate scientifiche SOI 1992. 2)Produzione del tabacco Burley a ridotto contenuto di alcaloidi, azoto e nitrati nelle foglie e ridotto tenore di condensato nel fumo.AA Progetto TAB-RES-INFO 97/T/19-24. Il Tabacco volume 9-2001. 3)-NAPOLITANO A.,RAIMO F., Stima degli interventi irrigui a Scafati il Tabacco Volume 8(2)- 2000:3-13 4)-CONTILLO R.,NAPOLITANO A.,COZZOLINO E., Dynamics of mineral nitrogen in a volcanic soil in southern Italy 2001. Comunicazione verbale al convegno di Bari, Istituto Agronomico Mediterraneo. 5)-CONTILLO R.,NAPOLITANO A.,COZZOLINO E., Dynamics of mineral nitrogen in a tabacco cultivated soil, with different level of inputspresentato a Bucharest, Romania 12-17 Ottobre 2003. Joint meeting of the Coresta Agronomy & Phitopatology Study Groups.United Through Coresta. 6)- NAPOLITANO A., RAIMO F.,,Approccio alla valutazione granulometrica ed idrologica di vari suoli.Il Tabacco Volume 10(2)2002: 9-22. 7)-RAIMO F.,NAPOLITANO A., Studio della distribuzione spaziale di alcuni parametri chimici (pH, Conducibilità, Calcare Totale e Calcare Attivo). in stampa Il Tabacco 11(3)2003:11-18. 8)Effects of agricultural practices on tar potential of burley tobacco. Contillo R., Abet M.,Ascione S.,Cersosimo A., Interlandi G., Napolitano A. Coresta Congress. Kyoto Japan. 3-7 Ottobre 2004. Programma 2005 109 8. Parole chiave 9. Sintesi (in forma di elenchi puntati o numerati per ciascun elemento richiesto) Motivazioni Abbiamo la necessità di studiare come sono costituite le comunità vegetali perché solo in tal modo è possibile tenere libero razionalmente il terreno dalle infestanti controllando sia l’impatto ambientale sia lo sbilanciamento verso specie oligofitiche molto competitive. (la mia tesi di laurea era sul riconoscimento delle specie botaniche spontanee presenti sulle pendici del Vesuvio).Le necessità del controllo delle malerbe sono di diversa natura: 1. Il susseguirsi della stessa coltura ( tabacco) porta ad una specializzazione della flora infestante (Amarantus, Chenopodium,Portulaca) per cui bisogna verificare la composizione floristica . 2. Evitare il danno dovuto alle infestanti che è sia di tipo qualitativo sia di tipo quantitativo.Il danno qualitativo può derivare dalla sottrazione dell’azoto e di altri elementi nutritivi da parte delle infestanti. 3. Il danno sulla quantità viene generalmente effettuato soprattutto nei primi periodi di accrescimento (quattro settimane), esso può essere alto o addirittura completo.E’ evidente che per avere una resa economicamente accettabile è necessaria l’eliminazione chimica o meccanica delle malerbe. 4. Ridurre la produzione abbondante di pollini che determinano reazioni allergiche (contenendo grandi quantità di proteine rispetto alle specie coltivate) ed essendo i pollini anche molto leggeri sono trasportabili facilmente dal vento 5. Alcune piante avendo infiorescenze grandi e colorate interferiscono con l’impollinazione attirando gli insetti pronubi a scapito delle colture agrarie. 6. La presenza di sostanze tossiche nei semi o nelle foglie che si possono inserire nelle produzioni. 7. Conferire gusti sgradevoli ai prodotti. 8. Diffondere sclerozi di funghi che causano gravi disturbi. Obiettivi 1. Avere una flora composta da diverse specie e quindi equilibrata in modo da poterla facilmente eliminare con un basso utilizzo di erbicidi. 2. Evitare l’insorgere di specie resistenti agli stessi erbicidi utilizzati troppo spesso sulla stessa coltura. 3. Controllare le aree incolte per evitare pericolosi accumuli di seme che influenzano sull’infestazione potenziale. 4. Limitare gli interventi con gli erbicidi al minimo indispensabile per ridurre l’impatto ambientale. Risultati attesi Rilevamento della composizione percentuale della flora infestante con tutti i parametri annessi allo studio fitosociologico. Prodotti (deliverables) 10. Partecipanti COGNOME, Nome, funzione (ricercatore, tecnico, esecutivo) Antonietta Napolitano, Ascione Salvatore, Aprile M.Grazia (università), Contillo Renato, Palma Lucio. Programma 2005 110 11. Descrizione del progetto (max. 16 pagine) 11.1 Motivazioni (max. 1 pagina) Riduzione dei danni qualitativi e dei danni quantitativi .La produzione subisce una riduzione di circa il 10% ma può essere anche totale a causa dell’asporto dei nutritivi da parte delle infestanti.il danno è diverso sia in relazione alle specie che per la durata dell’infestazione e per lo stadio in cui si trovano le piante coltivate. Se le piante si trovano all’inizio del ciclo produttivo il danno è grande perché le malerbe sono particolarmente competitive.Nel tabacco ad esempio il periodo critico si ha nelle prime quattro settimane. La competizione avviene attraverso l’assorbimento dell’acqua perché le infestanti hanno un apparato radicale che si sviluppa rapidamente e raggiunge profondità elevate.Attraverso la competizione della luce perché hanno una maggiore rapidità di crescita.La presenza di elementi nutritivi limitati nel suolo, la quantità e la rapidità con cui l’apparato radicale delle infestanti assorbe le sostanze nutritive rende le infestanti maggiormente competitive. La situazione peggiora se si aggiungono fertilizzanti ed in particolare l’azoto rispetto al fosforo ed al potassio qualsiasi altro fattore produttivo che aumenta la crescita delle colture. Il danno ovviamente non è solo di tipo quantitativo ma anche di tipo qualitativo.(Esso consiste nel conferire odori e sapori particolari,o nell’aggiungere sostanze tossiche che possono causare anche danni gravi all’organismo (Stramonio) .Si può avere inquinamento negli alimenti durante la raccolta perché non è possibile separare le piante coltivate da quelle infestanti.Infatti si possono avere glucosinolati nei prodotti zootecnici in quantità tossiche. Si può inquinare le sementi con semi dello stesso calibro.Inutile ricordare che le specie spontanee avendo impollinazione anemofila producono grandi quantità di pollini che possono arrecare danni alla salute creando manifestazioni allergiche di diversa entità.Virus nematodi e crittogame svolgono parte del loro ciclo sulle specie spontanee senza apportare alcun sintomo evidente e l’infezione può essere evidenziata solo con saggi diagnostici.Nei pascoli le specie con spine possono rendere inutilizzabile il prato). Esistono molti accorgimenti di tipo agronomico quali gli avvicendamenti colturali,che contribuiscono a mantenere una composizione floristica equilibrata e stabilizzata.Alcune colture lasciano anche un effetto allelopatico per cui le sostanze presenti nel terreno degli essudati radicali hanno un effetto inibente lo sviluppo delle infestanti. Una buona sistemazione idraulico agraria che evita ristagni sulle capezzagne e l’esplosione della flora infestante. 11.2 Stato dell'arte (max. 1 pagina) Da un lavoro sull’evoluzione della flora infestante (Barberi, Silvestri e Bonari 1995), è emerso che utilizzando tre livelli di sistemi colturali (poco intensivo,intermedio e più intensivo) si ha una semplificazione strutturale delle comunità avventizie, tanto maggiore è il ricorso alla lotta chimica tanto più accentuata è questa semplificazione.Integrando al riconoscimento delle specie e riducendo al diserbo solo in post emergenza si riesce a contenere le malerbe sotto la soglia di dannosità.Un lavoro eseguito sulla vegetazione infestante su campi di mais (Zanin,Mosca e Catione 1991) ha evidenziato sette gruppi diversi non correlati a condizioni pedoclimatiche o colturali.In ogni caso si è osservata una tale semplificazione floristica che ha ridotto la flora ad un numero limitato di specie.E’ stata riscontrata una bassa diversità e alta dominanza cioè comunità con poche specie, che sono diventate “farming management”e non più indicatori ecologici.Per quanto riguarda l’influenza di pratiche agronomiche sull’infestazione potenziale delle malerbe (Baldoni, Catione, Barbina e Spessotto1989)è stato visto che,( confrontando 4 rotazioni con e senza irrigazione,con letamazione e con 4 livelli di concimazione azotata),la semplificazione delle rotazioni restringe la composizione della flora potenziale,nelle monosuccessioni c’è una prevalenza di specie resistenti agli erbicidi. L’irrigazione ha provocato un forte aumento nella popolazione dei semi ed un ampliamento della sua composizione mentre la letamazione ha mostrato una scarsa influenza sulla popolazione del seme. 11.3 Obiettivi generali e specifici (max. 1 pagina) Rilevare la composizione floristica in un sistema colturale basato sul tabacco; determinare l’area minima, la quantità, la densità, la frequenza, il ricoprimento (LAI) e la quantità di seme presente nel suolo. Tutto ciò con le metodiche tuttora in uso. Il fine è di: a) individuare eventuali sbilanciamenti presenti nella flora spontanea; b) avere una flora composta da diverse specie e quindi equilibrata in modo da poterla facilmente eliminare con un basso utilizzo di erbicidi; c) evitare l’insorgere di specie resistenti agli stessi erbicidi utilizzati troppo spesso sulla stessa coltura; d) controllare le aree incolte per evitare pericolosi accumuli di seme che influenzano sull’infestazione potenziale. 11.4 Piano di lavoro (max. 10 pagine). Per ogni task/sub-task/work package: • Descrizione delle attività previste Questo lavoro si prefigge lo scopo di individuare la composizione floristica di un appezzamento del campo dell’Istituto Sperimentale di Scafati. Di essa si determinerà il riconoscimento delle specie, la determinazione di parametri quantitativi Programma 2005 111 e qualitativi. Si prevede un rilievo mensile nel periodo invernale fino ad arrivare intorno ai due o tre rilievi durante la maggiore attività vegetativa. Il primo passo consiste nel costituire una cartina dell’appezzamento per individuare la lunghezza delle diagonali del campo, in relazione ad essa si stabilirà approssimativamente l’area da esaminare. Essa verrà stabilita con precisione solo durante il rilievo perché dipende esclusivamente dal fatto che eseguendo ulteriori lanci non si aggiungono nuove specie all’interno delle successive aree campionate. I lanci dei quadrati o dei cerchi di 1 m2 verranno eseguiti lungo le due diagonali del rettangolo del campo ed uno nel centro dove esse si incontrano, si passerà al transetto lineare nel momento in cui ci saranno le colture in campo. Per la determinazione dell’abbondanza dominanza si utilizzerà la scala Braun-Blanquet che è una stima sintetica del numero e dello spazio occupato (volume) dagli stessi individui di una medesima specie e sulla stessa area campionata . La biomassa della flora infestante si definirà attraverso la determinazione percentuale del peso fresco rispetto al peso secco della parte aerea. Un altro parametro che si prenderà in esame è la densità cioè il numero di individui di ciascuna specie presente nell’area campione. La media del numero di individui di ogni quadrato riportata all’unità di superficie (m2 o ha) ci darà la densità della singola specie. Si prevede il calcolo della frequenza degli individui per singola specie rispetto al totale. Per il ricoprimento, cioè la proiezione della parte aerea sul terreno, si utilizzerà un areametro e si calcolerà il LAI ( Leaf Area Index ) per unità di superficie(m2 o ha).Alla fine o durante le osservazioni emergerà l’area minima da campionare. Con un carotaggio superficiale all’interno di ogni area si preleverà il terreno che opportunamente setacciato ci darà i semi presenti sul suolo essi verranno posti per qualche giorno in condizioni ambientali controllate. Il contenuto dei semi totali e di quelli vitali verrà fatto quantificando i semi germinati in ambiente climatizzato tal quali o con aggiunta di acido gibberellico . • • Articolazione temporale delle attività • Rilievi mensili dei parametri citati nel punto attività previste. • Non c’è articolazione temporale in quanto le osservazioni si limiteranno al primo anno. • Responsabile • Antonietta Napolitano • Eventuali collaborazioni estern Pof.ssa M. Grazia Aprile dell’Istituto di Botanica dell’Università di Portici (NA). • Risultati attesi con indicazione temporale • Individuare come sono distribuite le piante infestanti ed i loro semi in relazione alle condizioni climatiche nei diversi mesi dell’anno. 11.5 Descrizione delle modalità di monitoraggio interno del progetto e verifica dei risultati (revisioni, tempi, procedure) 12. Ricadute e benefici (max. 2 pagine) 12.21 Benefici scientifici Individuare come si distribuiscono sul terreno le specie spontanee di un suolo vulcanico ed in relazione alla presenza di una coltura come il tabacco susseguitasi per differenti annate.Individuare come la composizione floristica si è specializzata nel corso degli anni. 12.22 Benefici economici Razionalizzazione e riduzione degli interventi erbicidi. 12.23 Impatto sociale 12.24 Impatto ambientale Negli ultimi decenni molte pratiche agronomiche hanno perso importanza per il controllo delle infestanti in quanto i diserbanti assicurano un intervento sul loro controllo. Ma è pur vero che oggi ci troviamo di fronte a degli inquinamenti delle falde di tipo chimico di fronte al quale dovremo prendere prima o poi seri provvedimenti. Intervenendo con razionalità si può cercare intanto di ridurre i veleni apportati con gli erbicidi utilizzati indiscriminatamente sia come principi attivi che come numero di interventi. Programma 2005 112 13. Piano di diffusione e sfruttamento dei risultati (max. 2 pagine) 13.23 Pubblicazioni scientifiche, tecniche e divulgative previste: (Autori, Titolo, Rivista o Editore) 13.24 Convegni: (Indicazione dei convegni e del contributo che si intende presentare relativamente al progetto) 13.25 Materiali didattici e corsi di formazione: (Descrizione dei materiali, Organizzatore dei corsi, Target) 13.26 Brevetti: (Varietà vegetali, brevetti industriali, marchi, design) Programma 2005 113 14. Descrizione delle attrezzature da acquistare Attrezzatura Motivazione Vita utile (mesi) [a] Uso nel progetto (mesi) [b] Importo totale (€ ) (IVA compresa) [c] Costo per il progetto [c × b / a] Cella climatica Oosservazione sui semi.(germinazione) 60 12 11.000 2200 Totale 60 12 11.000 2200 Riportare la somma degli importi totali nel fabbisogno finanziario e il costo per il progetto nel costo totale del punto 5. Se le attrezzature vanno acquistate nell’anno di riferimento, riportare l’intera somma nel fabbisogno finanziario dell’anno. Se l’uso nel progetto è inferiore alla vita utile indicare di seguito a carico di quali altri progetti si intende imputare il costo. Programma 2005 15. Impegni di personale (giornate sulla base di 210 gg./anno) Tempo indeterminato Categoria Cognome e Nome Totale nel progetto Anno 2005__ Antonietta Napolitano 60 10080.00 Ascione Salvatore 30 5040.00 Ricercatori e tecnologi M.G. Aprile 20 3360.00 Sub-totale Contillo Renato 20 3360.00 Tecnici Sub-totale 130 Palma Lucio 60 6000.00 Personale ausiliario Sub-totale 60 Totale a tempo indeterminato 190 27840.00 Tempo determinato Categoria Numero Totale nel progetto Anno 2005__ Ricercatori e tecnologi Tecnici Personale ausiliario 40 40 2200.00 Borsisti e assegnisti Totale a tempo determinato 40 40 2200.00 Totale generale 230 30040.00 Programma 2005 16. Costi e fabbisogno Intero progetCtoo sto (€A) nno 2005_ a. Personale a tempo indeterminato (*) 190 27840.00 b. Personale a tempo determinato 40 2200.00 c. Missioni nazionali ed estere 600.00 Subtotale Personale 230 30640.00 d. Materiale di consumo, automezzi, noleggi, servizi 1.000.00 e. Consulenze f. Commesse esterne (parti del progetto affidate a terzi) Attrezzature (**) hg.. CFaobsbtois poegrn iol progetto 112020000..0000 112020000..0000 COSTO TOTALE (a+b+c+d+e+g) 33840.00 338400.00 FABBISOGNO TOTALE (b+c+d+e+f+h) 14800.00 14800.00 (*) Includere la voce nel calcolo del costo ma non del fabbisogno nel quadro 5 (**) Calcolare il costo in proporzione all’uso delle attrezzature nel progetto; calcolare il fabbisogno come somma dei costi interi d’acquisto. Firma del responsabile di progetto Firma del responsabile della struttura Napoletano Antonietta Programma 2005 ATTREZZATURE TECNICO-SCIENTIFICHE E AZIENDALI Programma 2005 ATTREZZATURE TECNICO SCIENTIFICHE E AZIENDALI ELENCO ATTREZZATURE TECNICO SCIENTIFICHE TIPO IMPORTO IVAIncl. QUANTITA’ TOTALE SEZIONE E SCHEDA SOFTWARE SAS 1500/00 1 1500/00 2/2002 BOVOLONE CONTATORI 3300/00 1 3300/00 3/2004 CURA EVAPORATORE 3000/00 1 3000/00 3/2003 BIOLOGIA TERMO IGROGRAFO 1000/00 1 1000/00 4/2004 BIOLOGIA ALIMENTATORE PER ELETTROFORESI 2000/00 1 2000/00 4/2004 BIOLOGIA SISTEMA PER ELETTROFORESI 2500/00 1 2500/00 4/2004 BIOLOGIA BILANCIA TECNICA 2000/00 1 2000/00 1/2005 BIOLOGIA SGORBIE 1200/00 1 1200/00 1/2005 BIOLOGIA ELETTROFORESI 1400/00 1 1400/00 2/2005 GENETICA CELLA CLIMATICA 5667/00 1 5667/00 3/2005 LECCE ZAPPATRICE 6000/00 1 6000/00 3/2003 BOVOLONE ELEMENTO PER TRAPIANTO 4000/00 1 4000/00 3/2003 BOVOLONE CELLA CLIMATICA 11000/OO 1 11000/OO 4/2005 T.COLT. TOTALE 44567/00 Programma 2005 ATTIVITA’ COLLATERALI Programma 2005 ATTIVITA’ COLLATERALI Nel corso del 2005 l’IST prevede di attuare le seguenti attività collaterali: • Divulgazione dei risultati delle attività di ricerca a mezzo riunioni convegni e pubblicazioni • Stampa rivista “Il Tabacco” • Acquisto libri, riviste, estratti, ecc • Monitoraggio erbe infestanti delle colture nel campo sperimentale. • Partecipazione alle attività dei sottogruppi CORESTA • Rilevamento dati meteorologici e manutenzione apparecchi a Scafati, Lecce e Bovolone • Partecipazioni a Convegni tematici e alle attività di Società scientifiche • Sistemazione delle biblioteche della Sede e delle Sezioni periferiche con rinnovo della dotazione di mobili e scaffalature per il mantenimento della copiosa dotazione di libri e riviste di notevole valore storico, con la previsione di acquisto di nuovi testi, riviste ed altro • Manutenzione macchine per ufficio e apparecchiature di laboratorio presso la Sede e le Sezioni periferiche • Attività colturali integrative sulle superfici aziendali non impiegate a scopo sperimentale a Scafati, Lecce e Bovolone • Adeguamento dotazione dispositivi per la sicurezza individuale per il personale dell’Istituto • Partecipazione al convegno CORESTA Tecnologia e Fumo per due partecipanti che si terrà dal 4-8 Settembre 2005 a Stratford (U.K.). • Partecipazione al convegno CORESTA Agronomia e Fitopatologia per due partecipanti che si terrà dal 23-28 Ottobre 2005 a Santa Cruz do Sul (Brazil) • Partecipazione a convegni tematici e alle attività di società scientifiche in Italia e all’estero, in cui i ricercatori dell’IST avranno l’opportunità di discutere i risultati delle attività svolte. Programma 2005 RIEPILOGO DELLE ATTIVITA’ COLLATERALI Divulgazione dei risultati delle attività di ricerca a mezzo riunioni convegni e pubblicazioni 5.000,00 Stampa rivista “Il Tabacco” 8.000,00 Acquisto libri, riviste, estratti, ecc 8.000,00 Monitoraggio erbe infestanti la coltura del tabacco 5.000,00 Partecipazione alle attività dei sottogruppi CORESTA 5.000,00 Rilevamento dati meteorologici e manutenzione apparecchi a Scafati, Lecce e Bovolone 5.000,00 Partecipazioni a Convegni tematici e alle attività di Società scientifiche 6.000,00 Rinnovo dotazione mobili biblioteca presso la Sede e le Sezioni periferiche 20.000,00 Manutenzione macchine per ufficio e apparecchiature di laboratorio presso la Sede e le Sezioni periferiche 10.000,00 Attività colturali integrative sulle superfici aziendali non impiegate a scopo sperimentale a Scafati, Lecce e Bovolone 10.000,00 Materiale per la sicurezza individuale per il personale dell’Istituto 10.000,00 Partecipazione Coresta Tecno-Fumo per due ricercatori a Stratford, Inghilterra 6.000,00 Partecipazione Coresta Agro-fito per due partecipanti a Santa Cruz do Sul, Brasile 12.000,00 totale 110.000/oo Programma 2005 ATTIVITA’ STRAORDINARIA Programma 2005 ATTIVITA STRAORDINARIA SCHEDE DELLE RICERCHE STRAORDINARIE IN ATTO Ente finanziatore: M.I.P.A.F. 1) Programma: Risorse Genetiche Vegetali e Germoplasma. 2) Programma: Uso alternativo e studio della mutagenicità del condensato di tabacco. 3) Programma: Induzione di resistenza ai virus in tabacco. Ente finanziatore: A.G.E.A. Programma: Colture alternative al tabacco. Altri Gruppi Finanziatori Programmi in attesa di approvazione Programma Dow AgroSciences: Impiego di Spinosad nella lotta alla Spodoptera littoralis. Programma Sipcam: Valutazione dell’efficacia di Etofenprox per la difesa del tabacco. Programma Isagro Italia: Monitoraggio di Spodoptera littoralis nella piana del Sele e impiego di Bacillus thuringiensis per il suo controllo. Programma Università di Bari: Valutazione dei campi magnetici oscillanti alla frequenza delle microonde nel controllo degli insetti infestanti il tabacco in post-raccolta. Programma 2005 SCHEDA DI RICERCA PER ATTIVITA' STRAORDINARIA PROGRAMMA : Risorse Genetiche Vegetali e Germoplasma ENTE FINANZIATORE: Mi.P.A.F. TIPO DELLA RICERCA Fondamentale Applicata X Di sviluppo NUMERO DELLA RICERCA Codice prodotto Codice disciplina Codice obiettivo 1) Titolo della ricerca: Conservazione, caratterizzazione valorizzazione e documentazione della biodiversità di risorse genetiche vegetali presenti presso gli IRSA: Nicotiana Spp. e tabacco 2) Responsabile della ricerca: Dott. C.Sorrentino (S.O.C. Genetica) Collaboratori interni: Dott.ssa L. del Piano Dott. M. Abet Tecnici: A. Cuciniello E. Cozzolino E. Sodano Collaboratori esterni: Prof.ssa Rosa Castaldo – Università Napoli Dott.ssa Valeria Spagnuolo– Università Napoli Dott.ssa Silvana Simi – CNR Pisa Dott. Antonio Salluzzo – ENEA Portici 3) Obiettivi: 􀂾 Costituzione, per le attuali collezioni presenti presso gli IRSA, di un data base secondo un sistema di descrittori concordato nell’ambito del Progetto di Coordinamento RGV e compatibili con descrittori internazionalmente riconosciuti, che consenta l’interscambio di informazioni; 􀂾 Integrazione e rinnovamento delle collezioni; 􀂾 Conservazione delle accessioni in collezione; 􀂾 Caratterizzazione delle specie presenti in collezione tramite descrittori morfo-fisiologici ed agronomici adottati a livello internazionale; 􀂾 Valorizzazione di alcune specie di Nicotiana quali accumulatrici di metalli pesanti. 􀂾 Valorizzazione di alcune specie di Nicotiana adatte ad un mercato floricolo 4) Attività prevista: 􀂾 Mantenimento ed integrazione delle collezioni presenti; 􀂾 Costituzione di un data base delle collezioni esistenti; Programma 2005 􀂾 Individuazione di specie di Nicotiana tolleranti a metalli pesanti (Pb) 􀂾 Allevamento in serra di alcune specie di Nicotiana aventi caratteristiche di piante ornamentali 5) Attività realizzata: Per il mancato finanziamento per l’anno 2004 è stato possibile il solo mantenimento delle accessioni. 6) Attività nell'anno Mantenimento ed integrazione della collezione presente; identificazione mediante rilievi morfobiometrici ed agronomici delle accessioni sconosciute. Produzione in purezza del seme. Prove di germinabilità. Rilievi ed informazioni necessarie, per le singole accessioni, per il data base. Allevamento in serra di alcune specie di Nicotiana aventi caratteristiche di piante ornamentali; valorizzazione di alcune specie di Nicotiana quali accumulatrici di metalli pesanti. E’ prevista (in base al finanziamento che sarà assegnato) un’indagine molecolare mediante tecnica RAPD. 7) Durata della ricerca: pluriennale (con finanziamento annuale) 8) Finanziamento totale previsto: richiesto euro 44100,00 9) Finanziamento dell'anno (2005): richiesto euro 44100,00 10) Finanziamento dell'anno 2004: euro 0,00 Il Responsabile della ricerca Dott. Ciro Sorrentino Programma 2005 SCHEDA DI RICERCA PER ATTIVITA' STRAORDINARIA PROGRAMMA : Uso alternativo e studio della mutagenicità del condensato di tabacco ENTE FINANZIATORE: Mi.P.A.F. – (C.R.A.) TIPO DELLA RICERCA Fondamentale Applicata X Di sviluppo NUMERO DELLA RICERCA: U.A.S.M.T. (D.M. 614/7303/03) DURATA: 2004 - 2006 Codice prodotto Codice disciplina Codice obiettivo 1) Titolo della ricerca: Uso alternativo e studio della mutagenicità del condensato di tabacco 2) Coordinatore della ricerca: Dott. A. Di Muro (S.O.C. Genetica) • A) “Studio sugli usi alternativi del tabacco” Responsabile: Dott. Alfredo Cersosimo (U.O. n° 1 – Sez. di Bovolone I.S.T.) (4 m/u) Collaborazioni interne: Dott. Fabio Castelli (Sez. di Bovolone I.S.T.) (2 m/u) Dott. Ciro Sorrentino (Sez. Genetica di Scafati I.S.T.) (1 m/u) Dott. Massimo Abet (Sez. di Biochimica di Scafati I.S.T.) (1 m/u) Dott.ssa Luisa del Piano (Sez. Genetica di Scafati I.S.T.) (1 m/u) Collaborazioni esterne: Dott. Gianpaolo Grassi (U.O. n° 2 – I.S.C.I. Bologna) Dott. Fabrizio Ferretti (U.O. n° 3 – DIPROVAL Univ. di BO/Modena) • B) “Studio sulla mutagenicità del condensato” Responsabile: Dott. Ciro Sorrentino (U.O. n° 4 – Sez. di Genetica I.S.T.) (4 m/u) Collaborazioni interne: Dott. Alfredo Cersosimo (Sez. di Bovolone I.S.T.) (2 m/u) Dott. Ciro Sorrentino (Sez. Genetica. di Scafati I.S.T.) (1 m/u) Dott. Massimo Abet (Sez. di Biochimica di Scafati I.S.T.) (1 m/u) Dott.ssa Luisa del Piano (Sez. Genetica di Scafati I.S.T.) (1 m/u) Dott. Giuseppe Interlandi (Sez. di Cura. di Scafati I.S.T.) (1 m/u) Dott. Salvatore Ascione (Sez. Tecniche Colturali di Scafati I.S.T) (1 m/u) Dott. Luigi Sannino (Sez. di Biologia e Difesa di Scafati I.S.T.) (1 m/u) Collaborazioni esterne: Dott.ssa Silvana Simi (U.O. n° 5 – C.N.R. Pisa) Dott.ssa Rosa Castaldo (Università di Napoli) Dott. Antonio Salluzzo (ENEA – Portici ) Programma 2005 3) Obiettivi: A) Scopo del presente lavoro è di valutare le possibilità reali di sfruttamento delle potenzialità emerse dai laboratori che le hanno prospettate, in merito alle potenzialità del tabacco per usi alternativi al fumo, per avviarne lo sfruttamento su scala economica. Tutto ciò tenendo presente gli indirizzi del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali in materia di OGM. B) Determinare il potere mutageno del condensato in funzione di due tipi di tabacco, di alcune tecniche agronomiche e di cura. 4) Attività prevista: A) Sul piano operativo, lo studio prevede: 1) Ampia indagine conoscitiva sullo stato dell’arte, sugli orientamenti attuali e sulle prospettive future degli usi alternativi del tabacco. Valutazione qualitativa dei parametri coinvolti nell’attuazione pratica delle potenzialità emergenti e reali possibilità attuative.; 2) Valutazioni agronomiche in campo ed in serra. Il progetto prevede una sperimentazione agronomica e biometrica da attuare su alcune specie, linee ed accessioni di tabacco, reperite nella vasta riserva di germoplasma esistente presso l’I.S.T.: a) Sperimentazione in campo, finalizzata: 1) all’individuazione delle specie, linee e cultivar che meglio si prestano ad essere utilizzate per gli usi alternativi, attraverso lo screening degli oltre 1200 genotipi disponibili presso la sede di Scafati dell’I.S.T., tra Nicotianae, Tabacchi e Nuove Accessioni; 2) alla valutazione parallela della linea Wild-type, per i necessari raffronti con la linea trasformata; b) Sperimentazione in serra, finalizzata: 3) alla valutazione della linea costituita presso l’Istituto di Botanica e Genetica Vegetale dell’Università Cattolica del “Sacro Cuore” di Piacenza, per la produzione della proteina farmaceutica glucocerebrosidasi.; 4) alla valutazione di altre proteine eterologhe prodotte dall’Università di Piacenza, in tempi compatibili con quelli previsti dal presente progetto, quali ad esempio: – α-galattosidasi (utilizzata nella cura della Sindrome di Fabry, malattia genetica rara che provoca un disordine nella metabolizzazione dei lipidi per la carenza dell’enzima α-galactosidase A); – α-1,4-glucosidasi (utilizzata nella cura della Sindrome di Pompe, malattia genetica rara che provoca disordini nell’accumulazione del glicogeno. La deficienza di questo enzima provoca un eccesso di glicogeno in tutti i tessuti del corpo per l'incapacità a degradarlo); B) Prove agronomiche, in diverse località, per la valutazione del contenuto di condensato nel fumo di campioni di tabacco Burley e Bright. Saggi di mutagenicità del condensato mediante analisi degli scambi tra cromatidi fratelli e micronuclei, su linfociti umani in coltura. 5) Attività realizzata: Programma 2005 Coordinamento Nel aprile 2004 è stato organizzato e svolto una “Giornata di lavoro” sul progetto finalizzato “U.A.S.M.T Uso alternativo e studio della mutagenicità del Tabacco”, con intervento del Direttore generale del C.R.A. e del Dirigente, Ricerca, sperimentazione del Mi.P.A.F.. Sono state presentate relazioni del coordinatore del progetto e le responsabili di tutte le unità operative. Interventi programmati sono stati svolti sia dai ricercatori di nuove unità operative che dovrebbero subentrare nel progetto del 2005 (Centro di ricerche oncologiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Dipartimento di Scienze farmaceutiche dell’Università di Modena e Reggio Emilia e l’Istituto di Genetica dell’Università Cattolica del S. Cuore di Piacenza) che da rappresentanti di organizzazioni della filiera tabacco (Associazione nazionale periti tabacco, Assessorato all’Agricoltura della Provincia di Caserta, Centro di ricerche Eti di Roma, Aprotav di Trestina e UNITAB di Roma). Hanno partecipato il commissario straordinario I.S.T. (presidente della “Giornata”) ed il Direttore dell’I.S.T. (conclusioni). Il coordinatore ha preso contatti con la Regione Umbria, Il Ministro della Salute e le province di Salerno, Benevento ed Avellino per un ampliamento delle prove con relativo finanziamento. Al momento è stato già approvato della giunta provinciale di Benevento un finanziamento per € 10.000,00 (ulteriore campo sperimentale 2005 nel beneventano). Sono stati effettuati incontri di coordinamento con le UU.OO. dei due sottoprogetti (A e B). E’ stato presentato sia al C.R.A. che al Mi.P.A.F., una richiesta di ulteriore finanziamento anche e soprattutto per l’incremento nel progetto di ricerca delle seguenti UU.OO. A) Per la ricerca “Uso alternativo del tabacco”, inserimento di 2 Unità Operative. La prima a cura del prof. Mario Baraldi, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia – Dipartimento di Scienze Farmaceutiche : “ Studio sulla Presenza di Sostanze Benzopdiazepino-simili ad attività centrali e periferiche in linee di Nicotiana Tabacum”. Per un ammontare annuo di € 21.000,00 (€ 42.000,00 nel biennio 2005-2006). La seconda a cura del prof. Corrado Fogher, Istituto di genetica – Università cattolica S.Cuore; “Tecniche di purificazione di proteine ricombinanti di interesse farmaceutico, estratte da semi di tabacco e studio delle vie metaboliche che determinano la sintesi di sostanze benzodiazepino-simili in Nicotiana spp.”. Per un ammontare annue di € 20.000,00 (€ 40.000,00 nel biennio 2005-2006). B) Per la ricerca “Studio della mutagenicità del tabacco”, inserimento di una Unità Operativa a cura del prof. A. Cittadini Direttore del Centro di Ricerca Oncologiche dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma. Per la ricerca “Studio della mutagenicità del tabacco”, il prof. A.Cittadini ha prospettato l’argomento “Mutagenesi, trasformazione neoplastica e induzione della apoptosi da parte del condensato da fumo di tabacco. Influenza di diversi carotenoidi (beta carotene, licopene, etc.) e dei loro prodotti d’ossidazione. Modelli in vivo e in vitro”, per un ammontare annuo di € 50.000,00 ( € 100.000,00 nel biennio 2005-2006). Per l’Unità Operativa, della quale il dott. C. Sorrentino (I.S.T.) è responsabile, per un ammontare di 40.000,00 € (20.000,00 per il 2005 e 20.000,00 per il 2006) sia per attivare ulteriori test su cellule eucariatiche (a cura del Dipartimento di Genetica dell’Università Federico II a Napoli – prof. G. Geraci -), sia per ampliare la conoscenza dei componenti chimici del condensato in esame. Per il coordinamento delle ricerche (soprattutto per la divulgazione dei risultati – seminari, convegni ecc. – anno per anno) € 30.000,00 (15.000,00 per ciascun anno 2005-2006). Il totale richiesto per anno è di € 126.000,00 , pari a € 252.000,00 per il biennio 2005-2006. A) Unità Operativa n. 1 Programma 2005 Conformemente a quanto stabilito dalla programmazione progettuale, l’attività del primo anno ha interessato una fase di pieno campo ed una di acquisizione di elementi informativi presso gli Enti pubblici e privati operanti nel particolare settore d’interesse. L’attività di campo è iniziata con la produzione in float-system delle piantine occorrenti per le prove agronomiche, che ha interessato un primo lotto di 100 genotipi provenienti dalla collezione di germoplasma dell’I.S.T., coltivati contestualmente presso le aziende sperimentali delle Sedi di Bovolone (Verona) e Scafati (Salerno). Le valutazioni agronomiche sono state effettuate sulla base dei dati rilevati in campo, secondo quanto previsto al punto 2) della scheda 8.3 (dal punto 2.1 al punto 2.7). Si è inoltre provveduto al prelievo dei campioni di foglie da trasmettere all’Unità Operativa dell’Istituto Sperimentale per le Colture Industriali, Sezione di Rovigo, per la prevista determinazione dei contenuti in sostanze Benzodiazepine-simili. Campioni consegnati in data 02/09/2004. Per quanto concerne i rapporti con l’Istituto di Botanica e Genetica Vegetale dell’Università di Piacenza e la Ditta farmaceutica Transpharm, strettamente collegate sul piano operativo, va precisato che i mutati indirizzi programmatici di entrambi hanno reso non più praticabile i rapporti di collaborazione esterna, consigliandone la loro trasformazione in compartecipazione diretta alle attività progettuali sulla base di finanziamenti appropriati. Sul piano delle acquisizioni degli elementi informativi, è in fase di svolgimento l’analisi delle norme vigenti in campo nazionale e Comunitario nel settore tabacco, ai fini della valutazione delle possibili interconnessioni con le finalità del progetto. Analoga fase di svolgimento interessa anche il monitoraggio dei detentori di brevetti di materiali genetici utilizzabili per gli usi alternativi, finalizzato alla valutazione delle possibilità di sfruttamento su licenza degli stessi, anche in considerazione delle alte finalità del loro utilizzo. Nella prospettiva di sfruttamento dei brevetti è inoltre in atto la valutazione delle possibilità organizzative per la produzione del seme ricombinante necessario per le coltivazioni finalizzate agli usi alternativi, il tutto alla luce delle limitazioni colturali imposte dalle normative vigenti sugli OGM. Unità Operativa n. 2 A seguito del protrarsi degli adempimenti amministrativi necessari all’inserimento nel bilancio 2004 del contributo previsto per la realizzazione del progetto “Uso alternativo e studio della mutagenicità del tabacco”, solo nel mese di luglio è stato possibile dare il via alle attività ed all’assunzione del personale necessario alla conduzione delle ricerche. In pratica, solo da pochi giorni ci sono le condizioni per avviare le attività di laboratorio. Nel frattempo sono state date istruzioni alle unità operative impegnate nel progetto per la raccolta dei campioni fogliari di tabacco e nel contempo sono state indicate le modalità di conservazione del materiale vegetale. Per ora i campioni di tabacco dell’U.O. di Bovolone sono stati consegnati e conservati in congelatore presso l’ISCI di Rovigo, mentre i campioni dell’U.O. di Scafati sono conservati presso la sezione periferica dell’ISCI di a Battipaglia, in attesa di essere recuperati e conservati a loro volta a Rovigo. Per quanto riguarda l’attività vera e proporia di analisi sono stati recuperati i diversi reagenti e gli strumenti indispensabili al lavoro e si sta addestrando il personale all’esecuzione delle analisi di laboratorio. Unità Operativa n. 3 Sulla base del lavoro preliminare svolto dalla dott.ssa Manelli si è iniziato a lavorare alla ricerca “tabacco” su due fronti. Primo: l’analisi della filiera del tabacco e dell’influenza della politica U.E. Su questo tema è stato coinvolto il Prof. Zuppiroli (Prof. Associato – Facoltà di Economia Università di Parma) esperto di PAC e di filiere agro-industriali. Programma 2005 Secondo: un modello econometrico del mercato del tabacco. Su questo tema è stato coinvolto il Prof. Messori (Prof. Ordinario – Facoltà di Agraria, Università di Bologna) esperto di econometria dei mercati agricoli. Entro la primavera del 2005 questa fase del lavoro sarà terminata. B) Unità Operativa 4 Sono state condotte le prove del tabacco Burley e Bright sia per il tipo aromatico (cimato) sia per il tipo “neutro” (non cimato) differenziando i livelli di concimazione azotata (3 dosi); sul tabacco Burley Italia si è indagato sia sulle modalità di cura sia sull’incidenza dei trattamenti insetticida. I campi sono stati allestiti nella prov. di Benevento (Burley Aromatico), Caserta Burley Italia, Perugia (Bright neutro), Vicenza (bright Aromatico) e presso la sezione di Bovolone (Bright Aromatico e neutro), infine nel campo sperimentale di Scafati (Burley A. e Italia). I campioni di tutte le prove sono attualmente in lavorazione presso la sezione di biochimica per la preparazione delle sigarette per ottenere il condensato. In laboratorio è stato messo a punto il test dei micronuclei ed è stato attivato e perfezionato tutto il sistema per estrarre e dosare il condensato dal fumo di sigarette. Unità Operativa n. 5 In questi primi mesi del progetto • Sono state messe a punto le tecniche di coltivazione delle linee cellulari • È stato definito il protocollo sperimentale • Sono stati eseguiti dei test preliminari con estratti di tabacco forniti dall’Ist Sperimentale per il Tabacco Scafati. 6) Attività nell'anno 2005: Coordinamento, Incontri con U.O., Organizzazione di un Convegno e Presentazione di note scientifiche in convegni vari. A) Unità Operativa n. 1 Secondo anno • Completamento dell’indagine conoscitiva sullo stato dell’arte e sulle prospettive future. Valutazione qualitativa dei parametri coinvolti nell’attuazione pratica delle potenzialità emergenti e comprensione dei dati sulle reali possibilità attuative degli usi alternativi. Individuazione delle persone, dei laboratori degli enti pubblici e privati, detentori dei brevetti rientranti negli interessi degli usi del tabacco alternativi al fumo; • Preparazione del semenzaio in float-system per la produzione delle piantine necessarie per le prove agronomiche del secondo anno. E’ previsto lo screening di un ulteriore lotto di 200/300 genotipi provenienti dalla collezione di germoplasma dell’I.S.T., da coltivare presso le aziende sperimentali della Sezione di Bovolone (Verona) e di Scafati (Salerno); • Valutazione agronomiche in campo sui genotipi in coltivazione. Si provvederà, inoltre al prelievo dei campioni fogliari da trasmettere all’Unità Operativa dell’Istituto Sperimentale Programma 2005 per le Colture Industriali per la determinazione dei contenuti in sostanze Benzodiazepinesimili; • Produzione della piantine ed allevamento in serra, di eventuali altri genotipi forniti dall’Istituto di Botanica e Genetica Vegetale dell’università di Piacenza, per la produzione in semi di tabacco di enzimi eterologi ad uso farmaceutico (es. α-galattosidasi, α-1-4- glucosidasi, transglutaminasi). Rilievo in campo, sullo stesso genotipo, delle coltivazione in campo eventualmente attuata a cura del predetto Istituto, su autorizzazione della Commissione sulle Biotecnologie e la Biosicurezza del Ministero della Sanità; • Prosecuzione delle valutazioni, presso la Ditta farmaceutica Transpharma di Trieste, dei metodi di estrazione delle proteine e dei relativi costi. Unità Operativa n. 2 • Prosecuzione delle valutazioni, presso l’unità Operativa dell’Istituto Sperimentale per le Colture Industriali, dei contenuti in sostanze Benzodiazepine-simili nei genotipi nel secondo anno. Unità Operativa n. 3 • Prosecuzione dell’indagine economica, affidata all’Unità Operativa di Bologna – Sezione economica del DIPROVAL, sull’impiego delle proteine, omologhe ed eterologhe, sui loro presumibili fabbisogno nel medio e lungo termine e sugli scenari evoluti alla luce di un incremento dell’offerta, conseguente alla produzione su scala economica delle stesse proteine; • Prosecuzione dell’analisi delle norme vigenti nel settore tabacco, sia in campo nazionale che Comunitario e valutazione delle possibili interconnessioni. L’analisi verrà completata anche attraverso contatti diretti con i funzionari responsabili di settore in seno allìU.E. ed al Mi.P.A.F.. Sarà inoltre valutata la possibilità di accedere ai finanziamenti del Fondo europeo per la Ricerca e l’Informazione (TAB-RES-INFO), costituito presso la Commissione Europea ai sensi del Regolamento CEE n° 1636/98; • Monitoraggio dei detentori di brevetti di materiali genetici utilizzabili per gli usi alternativi e definizione di eventuali protocolli d’intesa per lo sfruttamento su licenza degli stessi, visto alla luce delle alte finalità di utilizzo delle proteine prodotte; • Completamento delle valutazioni sulle possibilità organizzative per la produzione del seme ricombinante necessario per le coltivazioni finalizzate agli usi alternativi. B) Unità Operativa n. 4 E’ previsto di realizzare quanto segue: • In campo sarà attuata la medesima Prova agronomica, aggiungendo nella provincia di Benevento e Caserta un ulteriore campo (finanziata rispettivamente dalle prov. di Benevento e Caserta). In laboratorio si effettueranno le determinazione del condensato, ed i relativi test di mutagenicità, saranno, infine, fatte le determinazioni analitiche dei principali parametri chimici, in particolare di alcuni gruppi di nitrosammine, quest’ultime si realizzano presso l’ENEA, come previsto dal programma. Unità Operativa n. 5 • Saranno ripetuti gli esperimenti al fine di confermare i dati precedentemente ottenuti. Programma 2005 7) Durata della ricerca: tre anni 8) Finanziamento totale previsto: € 797.912,81 9) Finanziamento dell'anno: € 268.000,00 Il Coordinatore del Progetto (Dott. Adolfo Di Muro) Programma 2005 SCHEDA SINTETICA DI RICERCA PER ATTIVITÀ STRAORDINARIA NELL’ANNO 2005 PROGRAMMA: Programma di ricerca finalizzato e coordinato del Mi.P.A.F. ENTE FINANZIATORE: 99 % Ministero delle Politiche Agricole e Forestali TIPO DI RICERCA : Fondamentale 􀀨 Applicata × Di Sviluppo 􀀨 NUMERO DELLA RICERCA : D.M. 532/7240/98 Codice prodotto: 51.02 Codice disciplina: 22.04 Codice obiettivo: 30.01 1) Titolo della ricerca: “Induzione di resistenza ai virus in cultivars commerciali di Tabacco Burley e Bright ” 2) Responsabile della ricerca: Dr. Alfredo Cersosimo S.O.P. – Bovolone (VR) – I.S.T. 3) Obiettivi: Ottenimento di linee commerciali di tabacco Burley e Bright resistenti alle più importanti infezioni virali (es. TMV, CMV, PVY, PVYn.) 4) Attività prevista : Reperimento dei geni che conferiscono al tabacco il carattere di resistenza agli agenti virali, loro inserimento in un vettore di trasformazione (Agrobacterium tumefaciens) e trasformazione di cultivars di tabacco per l’induzione della resistenza. Individuazione delle cultivars da prendere in considerazione, con preferenza per quelle cultivars che, pur commercialmente affermate, risultano sensibili alle virosi. Isolamento ed allevamento dei biotipi trasformati su terreno selettivo ed in ambiente confinato (serra pavimentata). Saggi biologici e biochimici per la verifica dell’espressione genica. Allevamento in vaso (serra) delle linee trasformate e loro autofecondazione per la stabilizzazione omozigotica dei geni introdotti. Inoculazioni e saggi biologici per la verifica dell’espressione genica, con particolare riferimento alla resistenza ai virus:TMV, CMV, PVY e PVYn. Produzione di seme delle linee transgeniche resistenti. Prove parcellari, in ambiente protetto, per un raffronto qualitativo e quantitativo con le stesse linee non trasformate e con altre di comprovata resistenza naturale. Valutazione merceologica del tabacco transgenico, in raffronto alle cultivars non trasformate. 5) Attività realizzata: Il progetto, iniziato nel 1999, ha potuto usufruire del finanziamento previsto per il primo anno di attività e per l’acquisizione delle apparecchiature scientifiche programmate. (€ 88.314,13). Ciò ha consentito l’inizio delle attività previste dal piano di lavoro che hanno portato alla trasformazione genetica di alcune linee di tabacco Bright (K326, K394 e BTMS21) e Burley (G94/2, TN86), all’isolamento ed allevamento in Programma 2005 ambiente confinato dei trasformati e ad alcuni cicli della loro autofecondazione. Il finanziamento del secondo anno, limitato al 50% per mancanza di fondi presso il Mi.P.A.F. (€ 32.536,78 su una spesa prevista di € 65.073,57), oltre ad essere pervenuto con notevole ritardo non è stato reso completamente disponibile a causa delle sofferenze di cassa dell’amministrazione dell’I.S.T. Sono state infatti autorizzate spese per complessivi € 7.806,25 a fronte dei € 32.536,78 già assegnati in bilancio e con i restanti € 24.730,54 rimasti a residuo. Per tale motivo, si è verificato una forte limitazione delle attività programmate. Nel contempo, l’avversione dell’Ente finanziatore (l’allora Ministro per le Politiche Agricole e Forestali) nei confronti degli organismi geneticamente modificati (O.G.M.) si concretizzava con la sospensione degli ulteriori finanziamenti (50% del secondo anno e 100% del terzo) ed il conseguente blocco delle attività. Solo il superamento condizionato di tale avversione nel 2002, ha consentito la ripresa del finanziamento (D.M. 506/7303/01 del 31/12/2001) previsto per l’intera durata del progetto. Ancora una volta, però, le sofferenze di cassa esistenti in seno all’amministrazione dell’I.S.T. non hanno consentito il completo utilizzo dei fondi assegnati, nè la loro disponibilità in tempi compatibili con l’effettuazione delle attività programmate. Pur nelle difficoltà che hanno accompagnato l’attuazione dei piani di lavoro, l’attività finora svolta ha portato all’ottenimento di numerosi biotipi trasformati delle cultivars prima menzionale, con disponibilità di semi OGM al primo od al secondo ciclo di autofecondazione (v. relazione 2001). A causa dei ritardi che si sono succeduti, il termine di ultimazione dei lavori è stato spostato al 31/12/2004. 6) Attività nell'anno: In considerazione dei ritardi verificatisi nell’erogazione dei fondi da parte del Mi.P.A.F. e nella messa a disposizione degli stessi da parte dell’IST, si è reso necessario chiedere il la proroga dei termini di ultimazione del progetto ed il prolungamento di un ulteriore periodo di due anni al fine di completare le diverse fasi delle attività programmate. Le attività dell’anno prevedono l’allevamento in serra dei mutanti ottenuti in vitro e loro autofecondazione, secondo ciclo di autofecondazione dei mutanti ottenuti precedentemente, e verifica della funzionalità del gene introdotto. Recupero e selezione dei semi transgenici e loro screening su terreno selettivo, a verifica dell’espressione genica. Tutti i trasformati ottenuti saranno sottoposti ai previsti saggi biologici della diagnostica ed ai raffronti con le stesse linee non trasformate (wt) e con quelle dotate di resistenza naturale agli attacchi dei virus considerati. 7) Durata della ricerca 3 anni 8) Finanziamento totale previsto € 218.461,27 9) Finanziamento dell'anno (2005) € 00.000,00 Il Responsabile della Ricerca (Dr. Alfredo Cersosimo) Programma 2005 SCHEDA DI RICERCA CO.AL.TA. PROGRAMMA: CO.AL.TA. Analisi e valutazione di colture alternative al tabacco TIPO DELLA RICERCA Fondamentale Applicata Di sviluppo Titolo della ricerca : Analisi e valutazione di colture alternative al tabacco (Benevento e Lecce) Coordinatore scientifico : Prof. Antonio Ragozzino Responsabile Unità Operativa CRA I.S.T.: Dott. Raffaele D’Amore Collaborazioni interne all’U.O.: I ricercatori ed i tecnici dell’Istituto Sperimentale del Tabacco di Scafati e Lecce Obbiettivi : Potenziare le opportunità di riconversione dei produttori di tabacco verso altre colture o attività, ai sensi dell’art. 14 del Regolamento (CE) n. 2182/2002 della Commissione del 6 dicembre 2002, attraverso una analisi delle diverse possibilità produttive che siano comparabili dal punto di vista tecnico, economico e sociale, con una particolare attenzione al contesto economico territoriale, alle colture tradizionali, ai vincoli e alle opportunità poste dalla legislazione comunitaria, nazionale e alla struttura dell’occupazione interna ed esterna al settore agricolo, il tutto attraverso la verifica agronomica delle alternative. Attività da svolgere: -analisi e contesto socioeconomico in cui si inserisce l’attività produttiva tabacchicola - studio sulla razionale gestione dell’ambiente agricolo per assicurare una qualità totale - studio degli attuali sistemi di coltivazione nelle zone interessate al programma - verifica sui territori interessati delle colture tipiche e di quelle che attualmente sono utilizzate in aggiunta o già in alternativa al Tabacco -verifica agronomica delle alternative alla produzione di tabacco, identificate in base all’analisi economica ed allo studio delle tradizioni locali -raccolta di informazioni -valutazione degli effetti dei programmi di riconversione -valutazione delle potenzialità del territorio da riconvertire attraverso l’analisi delle caratteristiche Attività da svolgere nell’anno : Saranno approntati campi sperimentali-dimostrativi presso le zone del beneventano e del salernitano individuate ai fini della conversione del tabacco. Verranno introdotte colture erbacee alternative e sarà potenziata la coltivazione di colture locali (ecotipi) già presenti nell’area. Verranno adottati schemi sperimentali adeguati ed approntati protocolli comuni per i rilievi e per le valutazioni bio-agronomiche, merceologiche, stato fitosanitario e di impatto sull’ambiente delle colture prescelte. L’attività di ricerca che verrà sviluppata nel 2005 avrà la seguente sequenza operativa: - analisi del contesto socio-economico in cui si inserisce l’attività produttiva tabacchicola; Programma 2005 - studio sulla razionale gestione dell’ambiente agricolo per assicurare una qualità totale; - studio degli attuali sistemi di coltivazione nelle zone interessate al programma; - verifica sui territori interessati delle colture tipiche e di quelle che attualmente sono utilizzate in aggiunta o già in alternativa al tabacco; - verifica agronomica delle colture alternative alla produzione del tabacco, identificate in base all’analisi economica ed allo studio delle tradizioni locali; - valutazione degli effetti dei programmi di riconversione; - valutazione delle potenzialità del territorio attraverso l’analisi delle caratteristiche pedoclimatiche, irrigue, grado di meccanizzazione, sanità e qualità del prodotto; - indagine sulla presenza nel territorio di centri di raccolta ed industrie di trasformazione sufficienti a favorire l’ampliamento del panorama agricolo vegetale sia inter che intra-specifico; - valutazione della possibilità di introdurre coltivazioni ad alto reddito, soprattutto orticole di pieno campo, con cicli di coltivazione primaverili-estivoautunnali (orticole transumanti) in grado di sopperire al mancato reddito da tabacco (anche in regime di disaccoppiamento); - valutazione bio-agronomica e di impatto ambientale della coltivazione introdotta, utilizzazione del prodotto, sia delle colture orticole che di quelle industriali, cerealicole ed officinali; - potenziamento delle coltivazioni locali di nicchia. Durata della ricerca: 2 anni Finanziamento previsto: 1.379.000 euro Finanziamento per l’anno 2005: circa 839.500 euro Programma 2005 Programma: Convenzione C.R.A. I.S.T. - Dow AgroSciences Ente finanziatore: Dow AgroSciences Tipo di ricerca: applicata Titolo della ricerca: Impiego di Spinosad nella lotta alla Spodoptera littoralis (Boisd.). Responsabile della ricerca: Sannino Luigi Collaboratori: Contiero Massimo Obiettivi: dall’inizio degli anni ‘90 il lepidottero nottuide Spodoptera littoralis (Boisd.) si è reso responsabile di numerosi gravi attacchi a diverse colture delle regioni centro-meridionali, diventando così un problema fitopatologico di primo piano. L’amplissimo spettro alimentare fa sì che la Spodoptera sia suscettibile di arrecare danno praticamente a tutte le colture ortive oltre che al tabacco ed è proprio questa sua versatilità alimentare che rende il fitofago particolarmente difficile da combattere. Contro il lepidottero si usano, di solito, fitofarmaci a largo spettro d’azione, che comportano il rischio di residui eccessivi nel prodotto. La ricerca si propone di individuare alternative valide ai prodotti attualmente in uso. Attività prevista: esperimenti di campo per la valutazione dell’efficacia di Spinosad saranno condotti in alcuni comprensori dell’Italia meridionale. Il protocollo sperimentale prevede l’uso di prodotti nuovi e tradizionali confrontati con Spinosad, a diverse dosi e con differenti modalità di applicazione. I trattamenti saranno applicati una o più volte secondo un disegno sperimentale a blocchi randomizzati completi con quattro ripetizioni. A intervalli regolari saranno rilevati il numero di larve vive di Spodoptera, il numero delle piante danneggiate per parcella e il numero di foglie danneggiate per pianta. Se possibile saranno fatti rilievi anche sulla produzione, valutandone gli aspetti qualitativi e quantitativi. Attività realizzata: negli anni precedenti (1989-2004) l’attività ha riguardato l’allestimento di prove di campo, condotte nella Piana del Sele (SA), nella Piana di Lamezia (CZ) e nel Grossetano (Albinia), tese alla valutazione dello Spinosad, nuovo insetticida di origine naturale, nel controllo di S. littoralis su varie colture. I risultati acquisiti hanno consentito di individuare, a seconda della coltura, modalità, dosi e tempi d’intervento più opportuni. Si è trovato ad esempio che un solo trattamento, applicato a una dose relativamente bassa venti giorni dopo il trapianto, è stato sufficiente a proteggere una coltura di lattuga in tunnel per tutto il ciclo colturale. Le prove relative al 2004 sono tuttora in corso. I risultati saranno oggetto della redazione di un rapporto dettagliato che sarà inviato alla società finanziatrice secondo quanto concordato nel protocollo d’intesa sottoscritto con la Dow AgroSciences. Attività dell’anno: nel 2005 si prevede di continuare la collaborazione; due o tre esperimenti di campo saranno condotti nella Piana del Sele (Salerno) e nel Grossetano, con lo scopo di saggiare ulteriormente l’efficacia insetticida dello Spinosad. Durata della ricerca: annuale Finanziamento totale: € 24.000,00 Finanziamento previsto per il 2005: € 5.000,00 Programma 2005 Programma: Convenzione C.R.A. I.S.T. - Sipcam Ente finanziatore: Sipcam Tipo di ricerca: applicata Titolo della ricerca: Valutazione dell’efficacia di Etofenprox per la difesa del tabacco dai nottuidi. Responsabile della ricerca: Sannino Luigi Collaboratori: Contiero Massimo Obiettivi: I nottuidi (spodoptera littoralis, plusidi, ecc.) danneggiano le piante di tabacco provocando erosioni alle foglie. Scopo della ricerca è quello di valutare in campo contro le larve dei nottuidi l’etofenprox in confronto con altri insetticidi Attività prevista: esperimenti di campo saranno condotti nel Casertano su colture di tabacco Burley. I trattamenti confrontati comprenderanno prodotti in uso e sperimentali applicati secondo due modalità, per irrorazione della pianta e somministrazione con l’adacquamento, secondo un disegno sperimentale a blocchi randomizzati completi con quattro ripetizioni. A intervalli regolari sarà valutata l’efficacia insetticida mediante il conteggio delle foglie danneggiate per pianta si un certo numero di piante per parcella. Attività realizzata: nel 2004 l’attività ha riguardato l’allestimento di una prova di campo, condotta nell’azienda De Simone nel comune di S. Tammaro (CE), su una coltura di Tabacco Burley, trapiantata il 28 aprile. I trattamenti erano costituiti da etofenprox, indoxacarb e dal controllo non trattato (testimone). Il confronto è stato condotto a livello di due applicazione dei prodotti, eseguita mediante pompa a spalla a volume normale, impiegando 1000 litri di acqua per ettaro. Rilievi dell’infestazione sono stati eseguiti a diverse date dopo l’applicazione dei trattamenti. L’analisi dei dati è tuttora in corso. Attività dell’anno: nel 2005 si prevede di continuare la collaborazione con la realizzazione di una prova di campo contro Spodoptera littoralis Durata della ricerca: annuale Finanziamento totale: € 5.750,00 Finanziamento previsto per il 2005: € 2.500,00 Programma 2005 Programma: Convenzione C.R.A. I.S.T. - Isagro Italia Ente finanziatore: Isagro Italia Tipo di ricerca: applicata Titolo della ricerca: Monitoraggio di Spodoptera littoralis nella Piana del Sele e impiego del Bacillus thuringiensis Berlin ssp. aizawai per il suo controllo. Responsabile della ricerca: Sannino Luigi Collaboratori: Contiero Massimo Obiettivi: il lepidottero nottuide Spodoptera littoralis (Boisd.) è un insetto tra i più nocivi dell’area mediterranea. La larva si ciba indifferentemente di tutti gli organi vegetali (foglie, fiori, frutti, semi), con voracità crescente con l’età. Recentemente il fitofago si è diffuso in alcune regioni del Meridione, provocando danni a numerose colture ortive, in ambiente protetto e in pieno campo. Conoscere l’evoluzione della popolazione di S. littoralis nel corso dell’anno è utile per programmare efficaci interventi di controllo. Scopo della collaborazione con Isagro è di determinare l’evoluzione annuale dei voli di S. littoralis, valutare la capacità attrattiva di alcuni dispositivi di cattura e l’efficacia insetticida di un nuovo prodotto a base di Bacillus thuringiensis Berliner ssp. aizawai. Attività prevista: esperimenti di campo per il controllo di S. littoralis saranno condotti nella Piana del Sele (SA). I trattamenti comprenderanno prodotti in uso e sperimentali. Per stimare il grado di attacco sarà rilevato il numero di larve e quello di piante danneggiate per parcella e il relativo numero di foglie attaccate, ripetendo i rilievi a diverse date dopo l’applicazione dei trattamenti. Saranno sperimentate diverse modalità di applicazione dei prodotti. I voli degli adulti di S. littoralis saranno seguiti mediate trappole a feromone, installate in un’ampia area della pianura del Sele. Attività realizzata: nel 2004 l’attività ha riguardato l’allestimento di una prova di campo, condotta nell’azienda Pierro nel comune di Battipaglia (SA), su una coltura pacciamata di lattuga (cv Cambria), trapiantata sotto tunnel di polietilene il 6 ottobre ad una densità di investimento di circa 130.000 piante per ettaro. L’azienda, che si trova a meno di un km dal mare, è solitamente interessata da consistenti infestazioni di S. littoralis nel periodo autunnale, che si sviluppano a carico di diverse colture ortive, in particolare lattuga, carciofo e peperone. I prodotti dell’azienda vengono conferiti prevalentemente alla grande distribuzione, che pone come condizione l’assoluta mancanza di residui, soprattutto sugli ortaggi destinati al consumo fresco. Il Bacillus thuringensis Berliner ssp. aizawai, sierotipo H7 è stato confrontato alle dosi di 1.000 e 1.500 g/ha del formulato commerciale Xentari, con Bacillus thuringensis Berliner ssp. kurstaki sierotipo 3a, 3b-ceppo SA11, alla dose di 1.000 g/ha del formulato commerciale Delfin, Bacillus thuringensis ssp. kurstaki sierotipo 3a, 3b ceppo EG2348, alla dose di 1.000 g/ha del formulato commerciale (Rapax), e con il controllo non trattato (testimone), in un disegno sperimentale a blocchi randomizzati completi con quattro repliche. Il confronto è stato condotto con quattro applicazioni di prodotti, alle dosi suggerite dai produttori, eseguite mediante motopompa a spalla (pressione di 3,5 bar), impiegando 1.000 litri di acqua per ettaro e irrorando fino a gocciolamento. Gli insetticidi sono stati applicati il 26 ottobre e l’applicazione è stata ripetuta nei giorni 28 ottobre, 3 e 9 novembre. L’unità sperimentale era costituita da una parcella di 16 m2 (4 x 4 m) comprendente 7 file binate di piante, distanziate 0,28 m sulla fila e 0,28 m tra le file. Per stimare il grado di attacco è stato rilevato il numero di foglie danneggiate per pianta su 20 piante della bina centrale di ogni parcella, effettuando i rilievi alle seguenti date 28 ottobre, 2, 5 , 9, 12 e 17 novembre (rispettivamente a 2, 7, 10, 14 17 e 22 giorni dal primo trattamento). Dopo ogni rilievo le foglie danneggiate venivano asportate. Durata della ricerca: annuale Finanziamento totale: € 6.750,00 Finanziamento previsto per il 2005: € 3.000,00 Programma 2005 Programma: Convenzione C.R.A. I.S.T. - Università degli Studi di Bari Ente finanziatore: Università degli Studi di Bari Tipo di ricerca: applicata Titolo della ricerca: Valutazione dell’efficacia dei campi magnetici oscillanti alla frequenza delle microonde nel controllo degli insetti infestanti il tabacco in post-raccolta. Responsabile della ricerca: Sannino Luigi Collaboratori: Contiero Massimo Obiettivi: il lepidottero ficitino Ephestia elutella (Hub.) e il coleottero anobide Lasioderma serricorne (F.) possono infestare molti prodotti conservati sia di origine vegetale che animale, pur mostrando una spiccata preferenza per il tabacco. Contro la tignola e il tarlo del tabacco in magazzino è possibile condurre una lotta integrata basata sull’uso degli insetticidi di sintesi e delle microonde. Scopo della collaborazione con il Dipartimento di Biologia e Chimica Agroforestale ed Ambientale dell’Università di Bari è quello di condurre un esperimento teso a valutare la capacità insetticida delle microonde per il contenimento degli insetti del tabacco secco. Attività prevista: un esperimento sarà condotto nel 2005 presso un locale della Itel Telecomunicazioni S.r.L. di Ruvo di Puglia (BA), su alcune decine di cartoni di tabacco secco sia allo stato sciolto che pressato. Durata della ricerca: annuale Finanziamento previsto per il 2005: € 10.000,00 Programma 2005 ATTIVITA’ STRAORDINARIA PROSPETTO RIEPILOGATIVO MiPAF o altro Ente finanziatore Programma di ricerca Estremi Autorizzazione Min. Contributo complessivo 2005 (euro) Contributo prevedibile successivo MiPAF Risorse geneticheVegetali e Germoplasma In attesa di definizione 44.100,00 MiPAF Uso alternativo e studio della mutagenicità del condensato di tabacco D.M. n. 614/7303/03 del 02/12/03 268.000,00 MiPAF Induzione di resistenza ai virus in tabacco. In attesa di proroga In attesa di definizione A.G.E.A Colture alternative al tabacco Nota MIPAF n.41311 del 25.6.04 839.500,oo Dow AgroSciences Valutazione dell’efficacia di nuovi insetticidi nella lotta contro Spodoptera littoralis (Boisd.) In attesa di definizione 5.000,00 Sipcam Valutazione dell’efficacia di Etofenprox per la difesa del tabacco. In attesa di definizione 2.500,00 Isagro Monitoraggio di Spodoptera littoralis nella Piana del Sele e impiego del Bacillus thuringiensis In attesa di definizione 3.000,00 Università di Bari Campi magnetici e controllo infestanti in tabacco In attesa di definizione 10.000,00 Programma 2005 INTERVENTI STRUTTURALI Programma 2005 INTERVENTI STRUTTURALI SCAFATI Uffici e Laboratori Rifacimento facciate con interventi straordinari 50.000,00 Rifacimento impianto di riscaldamento 40.000,00 Ristrutturazione impianto antincendio 20.000,00 Sostituzione ascensore 20.000,00 totale 130.000,00 Azienda Rifacimento tetto locale di cura ad aria mq. 1000 100.000,00 Rifacimento impianto idrico uffici e servizi 20.000,00 Ristrutturazione serra in vetro mq 1000 40.000,00 totale 160.000,00 Totale Scafati 290.000,00 LECCE Uffici e Laboratori Rifacimento condotta idrica 10.000,00 Rifacimento impianto telefonico 5.000,00 totale 15.000,00 Azienda Sant’Anna Rifacimento ricenzione 30.000,00 Serra per float system 15.000,00 totale 45.000,00 Totale Scafati 60.000,00 BOVOLONE Magazzino Sistemazione vetrata sovrastante portone di ingresso Rifacimento del tetto e delle lattoniere Adeguamento dei servizi igienico-sanitari Uffici e Laboratori Eliminazione fessurazione pareti Rifacimento della pavimentazione Adeguamento dei servizi igienico-sanitari Revisione del tetto Essiccatore TR Rifacimento del tetto Rafforzamento passerelle nella parte alta per aggancio filze Programma 2005 ESIGENZE FINANZIARIE Programma 2005 ESIGENZE FINANZIARIE ANNO 2005 USCITE 1) FUNZIONAMENTO 1.1 Venivano indicate le spese per gli organi istituzionali dell’Ente soppresso. 1.2 Gli oneri per il personale riguardano le spese salariali, assegni, oneri previdenziali per il personale a tempo indeterminato (una unità) e personale a tempo determinato per esigenze di conduzione aziendale. 1.3 La spesa si riferisce all’acquisto di beni e servizi per l’attività ordinaria dell’Ente. 1.4 La spesa si riferisce ad oneri finanziari per commissioni bancarie 1.5 Trattasi di spese per oneri tributari, imposte e tasse. Dati analitici più dettagliati sono contenuti nella relazione che accompagna il Bilancio di previsione per il 2005. 2) ATTIVITA’ Prevede le spese per missioni, servizi, salari, manodopera avventizia a tempo determinato e per materiali destinati all’attività ordinaria sulla base delle richieste avanzate dai ricercatori dell’IST. Prevede inoltre spese per la partecipazione dei ricercatori a corsi di perfezionamento e di specializzazione, per l’elaborazione di dati meteorologici, per il mantenimento delle collezioni botaniche, per la stampa della rivista il Tabacco, per gli stage in Italia e all’estero dei ricercatori ENTRATE Non si ritiene di realizzare un avanzo di amministrazione nel 2004. Sono evidenziate le entrate che si prevedono incassare attraverso i cespiti patrimoniali (vendita di prodotti dei campi sperimentali, fitti attivi, recuperi vari), in aumento rispetto all’anno precedente. CONTRIBUTI MINISTERIALI Sono evidenziati i contributi che si richiedono al Mi.P.A.F. per il funzionamento e per la realizzazione dei programmi pari a €. 962933/oo Sostanzialmente la situazione complessiva dell’IST rispetto all’anno precedente resta immutata con l’aggravio di maggiori spese generali previste per consumi di acqua ed energia elettrica, manutenzione impianti e locali per la sicurezza degli ambienti di lavoro (D.L. 626/94) Programma 2005 PROSPETTO FINANZIARIO ATTIVITA’ ORDINARIO 2005 1) FUNZIONAMENTO 1.1) Spese per organi istituzionali 1.2) Oneri per il personale in servizio o in quiescenza dei fondi ordinari (in concordanza con quanto riportato all’legato 10 le. G29 ed esclusa la quota imputabile alle ricerche programmate e pertanto ascrivibile al successivo punto 2.1) 1.3) Acquisto di beni di consumo e servizi ( esclusa la quota imputabile alle ricerche programmate e pertanto ascrivibile al successivo punto 2.1) 1.4) Trasferimenti passivi ed oneri finanziari 1.5) Altre spese generali (oneri tributari, somme non classificabili, poste correttive TOTALE FUNZIONAMENTO 2) ATTIVITA’ 2.1) Materiali, servizi, missioni, emolumenti al personale a tempo determinato i cui oneri sono imputabili alle ricerche programmate 2.2) Attività collaterali TOTALE ATTIVITA’ 3) ACQUISTO ATTREZZATURE (punto 5 “istruzioni”) TOTALE GENERALE USCITE E N T R A T E 4) AVANZO DI AMM.NE DELL’ANNO PRECEDENTE 5) ENTRATE DERIVANTI DALLA VENDITA DI BENI E DALLA PRESTAZIONE DI SERVIZI, REDDITI E PROVENTI PATRIMONIALI, ED ALTRE ENTRATE NON CLASSIFICABILI 6) CONTRIBUTI CHE SI RICHIEDONO AL MINISTERO PER: 6.1) Funzionamento ed attività ordinaria 1 + 2 – (4 + 5) 6.2) Attrezzature per attività ordinaria (previsione punto 3 delle uscite) TOTALE GENERALE ENTRATE PREVISIONI CONSUNTIVO 2004 60.000,00 50.000,00 364.076,69 5.000,00 134.100,00 613.176,69 42.000,00 3.600,00 45.600,00 22.690,80 658.776,69 155.727,95 101.156,85 333.601,09 22.690,80 613.176,69 PREVISIONI CONSUNTIVO 2005 0,00 120.000,00 400.000,00 5.000,00 120.000,00 645.000,00 284.433,00 110.000,00 394.433,00 44.567,00 1.084.000/oo 0,00 87.500,00 951.933,00 44.567,00 1.084.000/oo Note: Il presente prospetto non deve essere modificato in alcune delle sue voci. Programma 2005 INDICE Introduzione Attività ordinaria : Schede di ricerca concluse Attività ordinaria:Schede in corso o di nuova impostazione Individuazione del punto maturazione-raccolta in foglie di tabacco bright Colture alternative al tabacco:Piante officinali Ottimizzazione delle tecniche agronomiche e delle condizioni di cura in ……. Attività biologica di metabolici secondari prodotti da isolati di Penicillum…. Uso di dosi ridotte di fungicidi associate ad agenti di controllo biologico nella. Valutazione agronomica di compost provenienti da residui solidi urbani. Analisi della variabilità genetica in tabacco mediante marcatori molecolari…. Costituzione di linee di tabacco resistenti ai nematodi ……………………….. Coltivazione del tabacco con ridotta lavorazione del terreno. Studio della comunità vegetale. ATTREZZATURE TECNICO SCIENTIFICHE ATTIVITA’ COLLATERALI ATTIVITA’ STRAORDINARIA PROSPETTO RIEPILOGATIVO DELL’ATTIVITA’ STRAORDINARIA INTERVENTI STRUTTURALI ESIGENZE FINANZIARIE Pag.2 Pag.5 Pag.10 Pag.11 Pag.19 Pag.29 Pag.37 Pag.48 Pag.64 Pag.75 Pag.85 Pag.95 Pag.107 Pag.116 Pag.118 Pag.121 Pag.140 Pag.141 Pag.143 1 PRIMO RAPPORTO SEMESTRALE RELATIVO AGLI ASPETTI ECONOMICI ED AGRONOMICI DEL PROGETTO CO.AL.TA. (25 GIUGNO 2004/30 GENNAIO 2005) Con la ratifica da parte degli Stati membri della UE nel giugno 2003 della riforma della PAC (Politica Agricola Comune), si è inteso privilegiare il produttore piuttosto che il sostegno al prodotto, trasferendo la maggior parte del finanziamento disponibile dal sistema corrente al “pagamento unico aziendale”. La riforma permette di trasferire risorse dalle misure di mercato allo sviluppo rurale ed inoltre, essendo il pagamento unico condizionato al rispetto di norme ambientali, assicura il mantenimento degli alti standard di prodotto che i consumatori mostrano di desiderare. La separazione tra l’erogazione dei fondi strutturali dell’UE ed il tipo di produzione (c.d. “disaccoppiamento”) ha riguardava anche la coltura del tabacco. Ciò ha messo in allarme gli operatori del settore nonché il Ministero delle politiche agricole, data l’importanza socio - economica del tabacco in Italia, che è coltivato su una superficie complessiva di circa 40'000 ha, con una produzione media di 3,42 t ha-1 (Istat, 2003). La distribuzione del tabacco nelle diverse regioni italiane è riportata nella figura seguente. (Dati Istat e Agea, 2001): Puglia 4.020 ha Abruzzo 1.149 ha Campania 16.524 ha Lazio 1.465 ha Toscana 2.326 ha Umbria 7.490 ha Veneto 6.420 ha Pertanto, il Consiglio dei Ministri dell’agricoltura dell’Unione Europea, in particolare grazie all’impegno del Ministro dell’Agricoltura italiano, per non creare un traumatico abbandono della coltura con serie ripercussioni economiche ed occupazionali, ha raggiunto, nell’aprile del 2004, un accordo per riformare il settore del tabacco, mantenendo per il 2005 lo status quo ed attivando dal 2006 al 2010 il disaccoppiamento parziale degli aiuti. 2 Il problema, tuttavia, è stato spostato nel tempo ma non accantonato. Il mancato sostegno alla coltivazione di tabacco per combattere il tabagismo, infatti, potrebbe portare, presumibilmente, al graduale “smantellamento” della tabacchicoltura italiana. E’ quindi opportuno prevedere in anticipo la riconversione della coltura ed il diverso utilizzo delle superfici agricole attualmente coltivate a tabacco. A questo scopo è stato presentato ed è in corso di svolgimento a partire dal 25 giugno 2004 il progetto Co.Al.Ta. (l’acronimo sta per “Colture Alternative al Tabacco”). In vero, l’accordo raggiunto nell’aprile 2004 a livello comunitario ha reso il problema della riconversione colturale meno stringente, consentendo all’azione intrapresa con il progetto Co.Al.Ta. di uscire da una logica emergenziale. Il progetto consiste nell’individuazione, con approccio multidisciplinare di taglio socio - economico ed agronomico, delle alternative al tabacco per le zone rientranti nelle province di Salerno e Benevento per la regione Campania e di Brindisi e Lecce (il Salento) per la regione Puglia. Il Co.Al.Ta., come tutti i progetti di riconversione colturale, si caratterizza dunque per un approccio complesso, che investe oltre ad aspetti di natura propriamente agronomica anche problematiche socio-economiche. Ecco perché si è reso necessario un momento di raccordo fra le varie centrali di ricerca (di natura sia agronomica che economica) ed i rappresentanti delle istituzioni del mondo agricolo (assessorati regionali all’agricoltura, sindacati, mondo imprenditoriale, ecc…). In questo ambito si è svolto il primo semestre di attività, in cui tutte le unità operative coinvolte nel progetto (oltre all’Istituto Sperimentale per il Tabacco - ente attuatore su incarico del Mipaf -, il CNR – ISAFOM, l’ISCI – Battipaglia, l’Università di Bari, l’Università di Lecce, l’Università di Napoli) sono state impegnate soprattutto nell’individuazione delle possibili alternative colturali al tabacco, nonché nell’impostazione della successiva fase agronomica, che già è stata, sia pure in parte, avviata. Pertanto, esaurita la fase della riflessione e della scelta delle colture alternative, si deve ora procedere a sperimentare in campo le colture prescelte, per verificarne la compatibilità con il contesto pedoclimatico in cui si vanno ad inserire, nonché per valutarne gli eventuali aspetti problematici di natura tecnico-agronomica, di patologia vegetale ed economica. Nella presente relazione si dà atto delle attività realizzate dal 25 giugno 2004, data di avvio del progetto, al 25 gennaio 2005. Al fine di individuare le alternative colturali al tabacco, nelle aree interessate al programma di riconversione, è stato necessario realizzare una serie di incontri fra i responsabili delle unità operative afferenti al progetto, con gli interlocutori sindacali ed istituzionali (in particolare i responsabili degli Assessorati regionali all’agricoltura, anche per far coincidere le scelte operate nell’ambito del CO.Al.Ta. con le scelte di politica agricola regionale), nonché con esponenti del mondo imprenditoriale, per vagliare il possibile impiego e la redditività delle colture prescelte. 3 Per dare conto delle azioni intraprese, il presente rapporto si articolerà in quattro parti: 1. nella prima parte sarà descritto, attraverso la sommaria ricostruzione dei tavoli di lavoro e degli incontri svoltisi, anche al fine di colloquiare con gli operatori economici interessati allo sviluppo di filiere che si originino dalle alternative colturali al tabacco, il processo che ha condotto alla individuazione di dette alternative; 2. nella seconda parte viene riportato il contributo reso dall’Istituto Nazionale di Economia Agraria (INEA), al fine di accompagnare ed indirizzare sul piano economico le scelte di riconversione operate dai vari responsabili delle altre Unità Operative (U.O.); 3. nella terza parte si riporta l’elenco delle colture su cui le singole U.O. hanno riferito intendono svolgere la propria attività di ricerca; 4. infine, concluderà il rapporto una sintesi del programma di ricerca attualmente in corso di esecuzione. 4 PARTE I RICOSTRUZIONE DEI TAVOLI DI LAVORO E DEGLI INCONTRI SVOLTISI NEL PRIMO SEMESTRE DI ATTIVITÀ Nel primo semestre di attività si sono svolte le seguenti riunioni operative: 1) 10 settembre a Lecce; 2) 17 settembre a Scafati; 3) 8 ottobre a Roma; 4) 27 ottobre a Bari; 5) 22 novembre a Scafati; 6) 25 novembre a Napoli; 7) 15 dicembre a Portici; 8) 25 gennaio a Bari. Nell’incontro del 10 settembre a Lecce, come risulta diffusamente dal verbale, si è provveduto ad illustrare brevemente il progetto Co.Al.Ta., distribuito in copia a tutti i presenti, sottolineando la sua natura “aperta”, nel senso che la parte agronomica di esso, come di fatto sta accadendo, avrebbe avuto inizio solo a partire dal 2005, una volta chiarite dal punto di vista economico e della vocazione del territorio quali colture alternative al tabacco dovessero essere oggetto di verifica agronomica. Nel corso dell’incontro, i rappresentanti delle istituzioni agricole ed industriali salentine invitati hanno fornito indicazioni e suggerimenti al riguardo (si segnalano, in particolare, gli interventi del dott. Vincenzo Castellano, dell’assessorato provinciale all’agricoltura della provincia di Lecce, del dott. Pasquale Giordano, rappresentante dell’Ispettorato Agrario Provinciale, del rappresentante della Coldiretti, Dott. Giuseppe Mori e del rappresentante dell’Assindustria di Lecce, dott. Giovanni La Gioia). Parimenti, nell’incontro del 17 settembre a Scafati, come risulta dal verbale, si è provveduto ad illustrare brevemente il progetto Co.Al.Ta., distribuito in copia a tutti i presenti. Nel corso dell’incontro, i rappresentanti delle istituzioni agricole invitati hanno fornito indicazioni e suggerimenti al riguardo (si segnalano, in particolare, gli interventi del rappresentante della Regione Campania STAPAC - Caserta Dr. Firmo Del Vecchio, del rappresentante della Coldiretti Nazionale Tabacchicoltori Dr. L Auriemma, del Presidente dell’Ordine degli Agronomi di Salerno Dr. D. Maisto, del rappresentante della Confederazione Italiana Agricoltori F. De Gregorio, nonché del rappresentante della Regione Campania Settore IPA DR. G. Allocca). L’incontro dell’8 ottobre 2004 svolto a Roma, presso la sede dell’ Istituto Nazionale di Economia Agraria, ha avuto essenzialmente natura preparatoria del tavolo di lavoro fra tutti i responsabili delle Unità Operative del CO.AL.TA, successivamente tenutosi a Bari il 27 ottobre. Nell’occasione si è provveduto a trasmettere al responsabile dell’Unità Operativa dell’INEA, dott.ssa Roberta Sardone, copia dei verbali degli incontri di Lecce (10 settembre) e di Scafati (17 settembre), nonché di tutto il materiale pervenuto all’Istituto Sperimentale per il Tabacco da parte dei singoli responsabili delle Unità Operative, in cui si propongono una serie di alternative colturali al tabacco, da sottoporre all’esame economico dell’INEA. I rappresentanti dell’INEA presenti al 5 tavolo di lavoro (oltre alla Dott.ssa Sardone, i dott.ri Pallara e Sequino degli Osservatori Inea della Puglia e della Campania), nell’occasione hanno ritenuto di dover procedere esprimendosi, dopo attenta analisi, sulle colture proposte, fornendo indicazioni su quelle da ritenere inammissibili rispetto alla normativa comunitaria attualmente vigente, o comunque escluse da finanziamenti. All’incontro del 27 ottobre a Bari, hanno preso parte tutti i rappresentanti delle Unità operative. I presenti sono stati informati dell’avvenuta approvazione delle variazioni di bilancio, ad opera dell’AGEA e del MIPAF. Quindi sono state illustrate le modalità della rendicontazione economica, da presentare con scadenza trimestrale, provvedendo alla distribuzione di un floppy disk contenente i prospetti da seguire per la rendicontazione stessa. Nell’occasione, però, le Unità Operative hanno concordato di chiedere all’AGEA una proroga fino al 30 di novembre per operare detta rendicontazione, in quanto il lavoro svolto sino ad allora non aveva prodotto un impegno di spesa significativo. Nel corso dell’incontro, i rappresentanti delle Unità Operative hanno discusso dell’andamento del progetto e delle alternative agronomiche già individuate (si veda il verbale della riunione). Si segnalano, in particolare, gli interventi del Prof. Antonio Ragazzino (IST), del Prof. Vittorio Marzi (UniBA), del Prof. Silvano Marchiori (UniLe) e dei Dott.ri Roberta Sardone e Vincenzo Sequino, dell’INEA. In particolare, i responsabili dell’INEA hanno definito due possibili strategie nell’individuazione delle colture alternative: 1) quelle compatibili con il finanziamento previsto dalla normativa comunitaria sul disaccoppiamento (c.d. “ammissibili”); 2) quelle non compatibili con detta normativa (”non ammissibili”), che porterebbero quindi alla perdita dei contributi. Anche dette colture, però, potrebbero essere prescelte come alternative al tabacco, nella misura in cui - per la loro tipicità o per la possibilità di essere coltivate con metodi biologici -, garantirebbero comunque degli utili importanti, risultando quindi economicamente delle alternative altrettanto valide al tabacco. Si è, inoltre, sottolineata l’importanza di creare una qualche forma di collegamento con l’industria (filiera), cercando di far adattare la futura produzione agricola alle esigenze delle industrie. Conclusivamente si è deciso: a) di concentrare la sperimentazione sulle colture compatibili con il finanziamento per il disaccoppiamento, senza però trascurare altre ipotesi di colture tipiche come ad esempio il fagiolo di controne o il pomodorino di collina, che trovano comunque il consenso del mercato; b) di fare affidamento sul buon senso dei Ricercatori quanto al numero ed al tipo di sperimentazioni (su proposta del Prof. Ragazzino); c) di delegare l’INEA ed il Coordinatore del progetto per la scelta delle colture da sperimentare, previo invio presso l’IST di Scafati di una relazione da parte di ogni singola U.O., sulla scorta delle analisi da ciascuna realizzate anche attraverso la somministrazione di questionari, tenendo conto delle indicazioni emerse nel tavolo di lavoro; d) di delegare già oggi l’INEA a studiare la fattibilità sul piano normativo ed economico del farro, proposto come alternativa colturale sia per il Salento che per la Campania; 6 e) di consentire di avviare la sperimentazione in campo anche prima del mese di gennaio, invitando i ricercatori interessati a detto anticipo ad informarne il coordinatore scientifico e l’INEA; f) di incaricare il Project Manager, in collaborazione con il Prof. Vittorio Marzi e l’INEA, per l’organizzazione di incontri con gli imprenditori interessati, attraverso la convocazione di tavoli di lavoro. All’incontro del 22 novembre a Scafati, hanno preso parte i ricercatori dell’I.S.T. di Scafati e di Lecce, ente attuatore del progetto Co.Al.ta. maggiormente coinvolto nello stesso sul piano economico ed operativo (v. verbale allegato). Nell’occasione il Project Manager ha descritto analiticamente quanto emerso dal tavolo di lavoro del 27 Ottobre a Bari, invitando i ricercatori, entro il mese di dicembre, a predisporre una relazione su tutte le colture che si intendono sperimentare con indicazione delle necessarie risorse (sia in termini di personale che di budget, in particolare per le attrezzature da acquistare) che bisogna impiegare. Nell’occasione il Dott. Raffaele D’Amore, di recente nominato Direttore incaricato dell’Istituto, ha svolto un articolato intervento sul progetto sottolineando l’alto valore qualitativo ed economico dei nostri prodotti tipici, il significato economico della “transumanza orticola” fra la produzione collinare e quella dell’entroterra nei mesi estivi e soffermandosi sull’analisi della base territoriale su cui si andrà ad operare (distinguendo diverse tipologie di territorio). All’incontro del 25 novembre a Napoli, presso la sede dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania, si è provveduto ad illustrare agli operatori istituzionali del settore agricolo campano lo stato di avanzamento del progetto, distribuendo una copia della lista delle colture che le varie unità operative, tenendo conto di diversi fattori quali ad esempio le caratteristiche del suolo, la redditività economica, etc., intendono sperimentare in alternativa al tabacco. Il Prof. A. Ragazzino ha precisato che la scelta delle colture da sperimentare in alternativa al tabacco è stata fatta seguendo due metodi: l’osservazione diretta, effettuata personalmente dagli agronomi, e la raccolta di suggerimenti da parte degli operatori locali attraverso la compilazione di appositi questionari. All’articolato dibattito (riportato diffusamente nel verbale) hanno preso parte il Dott. De Gregorio della CIA Regionale, i rappresentanti dell’Assessorato regionale all’agricoltura, la Dott.ssa Di Martino, il Dott. Massaro, la Dott.ssa Di Mauro, il Dott Giordano dell’ISCI e il Dott. D’Amore, Direttore dell’I.S.T. I partecipanti al tavolo di lavoro, sia pure suggerendo aggiustamenti e proposte, hanno complessivamente approvato le scelte operate dalle unità operative del progetto Co.Al.Ta. All’incontro del 15 dicembre a Portici, presso la Facoltà di Agraria, hanno preso parte i responsabili delle Unità Operative impegnate nel progetto, oltre a diversi ricercatori afferenti alle stesse. Il Project Manager ha introdotto i lavori ricordando che la fase delle scelte colturali, si è conclusa, nel senso che i singoli istituti partecipanti, hanno dato delle indicazioni sulla base della loro esperienza, sulla base della somministrazione di questionari e di tutta una serie di elementi, grazie ai quali l’INEA ha potuto effettuare, con riferimento alla normativa comunitaria, una prima valutazione delle colture alternative. A tal fine tutte le unità operative hanno ricevuto da parte dell’INEA un documento specifico dal titolo“La nuova OCM tabacco: alcune valutazioni preliminari sulle colture per la riconversione”, presentato in data 3 dicembre (allegato). Non si 7 tratta comunque di una scelta definitiva perché l’INEA si è impegnata, mentre la sperimentazione va avanti, a seguire ulteriormente queste scelte per poter esprimere alla fine del percorso valutazioni più approfondite su ulteriori elementi come la ricaduta occupazionale, l’effettiva economicità delle alternative, etc. Anche l’INEA dunque, a conclusione del progetto, darà delle indicazioni più precise sulla base di elementi che le unità operative avranno tratto dal punto di vista agronomico. Il Project Manager ha quindi sottolineato che bisogna procedere alla seconda fase, provvedendo, al più presto, alla stesura del progetto operativo dal punto di vista agronomico. Pertanto ogni unità operativa deve indicare in via ufficiale su quale colture, nell’ambito di quelle precedentemente individuate sulla base delle indicazioni dell’INEA, intende svolgere la sperimentazione. Si è quindi aperto un ampio dibattito (riportato nel relativo verbale), in cui le unità operative hanno dato conto del lavoro realizzato (sono già in atto alcune colture), che si conclude con l’impegno a predisporre entro il mese di dicembre, un progetto più dettagliato con l’indicazione delle colture che ciascuna unità operative provvederà a sperimentare, dei tempi necessari e delle risorse che si intendono impiegare. Le unità operative concordano, inoltre, sulla necessità di ottenere fin da ora dal Mipaf e dall’Agea una proroga dei tempi complessivi di realizzazione del progetto di sei mesi. Tale proroga si rende particolarmente necessaria anche in seguito al ritardo con il quale sono stati assunti i borsisti che dovranno collaborare al progetto, naturale conseguenza dei tempi di espletamento delle procedure concorsuali. All’incontro del 25 gennaio 2005 a Bari, presso la sede dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Puglia, si è provveduto ad illustrare al responsabile dell’Assessorato regionale all’agricoltura, dott. Antonicelli, lo stato di avanzamento del progetto, fornendo la lista delle colture che le varie unità operative, tenendo conto di diversi fattori quali le caratteristiche del suolo, la redditività economica, etc., intendono sperimentare nel Salento in alternativa al tabacco. Il dott. Antonicelli, confortato anche dagli interventi chiarificatori del Prof. Marzi, del Prof. Marchiori, del Dott. D’Amore, Direttore dell’IST, dei dott.ri Pallara (INEA), Greco e Lombardi (IST) (il tutto come da verbale), sia pure suggerendo aggiustamenti e proposte, ha complessivamente approvato le scelte operate dalle unità operative del Co.Al.Ta.. INCONTRI CON GLI OPERATORI ECONOMICI Quanto alla ricerca di operatori economici interessati ad attivare filiere produttive che trovino origine in nuove colture sostitutive del tabacco, si è provveduto, soprattutto grazie all’impegno del Project Manager ed all’apporto delle singole unità operative coinvolte nel progetto (in particolare il Prof. Vittorio Marzi), a prendere contatti con vari imprenditori del settore delle piante officinali, farmaceutico, dell’alimentazione, della produzione di mangimi. Detti contatti si sono concretizzati in un incontro con il mondo imprenditoriale svoltosi a Lecce il 1° dicembre 2004, presso la sede dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco (si veda il verbale). Hanno partecipato all’incontro: 1) il presidente dello zuccherificio Molisano Dott. Bizzarri, il quale ha chiarito l’importanza ed il valore economico ed occupazionale del settore della barbabietola, precisando che attualmente detta coltura ha mercato. Solo con riferimento all’anno 2004 8 si è registrata la mancanza di ben 3.000 ettari di prodotto, che lo zuccherificio Molisano avrebbe tranquillante assorbito. L’industria si è anche dichiarata disponibile a sostenerne la coltivazione anche facendosi onere dei costi di trasporto. Il ricavo economico della coltura è pari a circa 1.600 Euro per ettaro. 2) il Dott. Manfreda, responsabile del Consorzio produttori di patate, a giudizio del quale è possibile riconvertire alla coltura della patata qualche centinaio di ettari del Salento oggi coltivati a tabacco. Il primo Paese acquirente di tale prodotto è la Germania e le relative richieste coprono quasi tutta la produzione annuale, tanto che si sta cercando di realizzare una doppia produzione nell’arco dell’anno. La tecnologia agraria utilizzata dai produttori, tuttavia, è carente e questo li espone immancabilmente a grossi problemi come quello delle gelate o quello dei parassiti. Ciò limita molto la produzione complessiva di prodotto, che invece è di alta qualità. Si nota, infine, la mancanza di un’organizzazione capace di valorizzare il prodotto. 3) il Dott. Luigi Villanova, presidente della Lachifarma, azienda farmaceutica impegnata nella produzione di piante officinali utilizzate nella produzione di farmaci antimalarici (Artemisia). La Lachifarma ha già introdotto la coltivazione di questa pianta sul territorio del Sud Italia, dopo averla sperimentata con buoni risultati in Grecia. Gli sforzi dei laboratori di ricerca dell’azienda sono attualmente volti a potenziare la quantità di principio attivo della pianta che attualmente si aggira intorno al 12, 13% (in Cina la percentuale è del 10 - 11%). Il ciclo vitale dell’artemisia è in pratica simile a quello del tabacco, la semina avviene ad aprile mentre il raccolto si effettua ad agosto. E’ però in corso di valutazione dalla Lachifarma anche la possibilità di effettuare un secondo ciclo, che va da agosto a gennaio-febbraio. Circa 1.200 ettari di terreno potrebbero essere sufficienti per soddisfare quelle che al momento sono le esigenze produttive della Lachifarma. Il prezzo che verrebbe garantito ai coltivatori si aggira intorno ai 5.000 Euro per ettaro. 4) il Dott. Giuseppe Tarantini rappresentante Assindustria di Lecce, nonché proprietario dell’azienda Molino del Salento (situata a Maglie), che opera nel settore dei cereali, in particolare stoccaggio dei cereali, molitura, panificazione e pastificazione. L’azienda è interessata all’introduzione dei c.d. “cereali minori “ in particolare Farro e Orzo, per i quali sta già collaborando in un progetto con il CNR. Da studi commerciali svolti in Italia si è rilevata l’importanza di questi cereali per la dieta, soprattutto il farro, rivalutando le proprietà organolettiche di queste fibre. Diverso invece è il discorso per l’orzo, la cui diffusione di tipo alimentare resta limitata alla provincia di Lecce. Per il farro, nell’anno in corso è stata data una disponibilità di coltivazione per circa cento ettari. Per quanto riguarda la quotazione del prodotto, è stato preso come riferimento il prezzo del grano duro e su questo è stata applicata una maggiorazione tra il 25 e il 30% in funzione delle qualità mercantili della granella. Il Dott. Tarantini avrebbe anche interesse per le leguminose da granella, dichiarando che la sua azienda è disposta ad effettuare investimenti tecnologici che le possano consentire di intraprendere la coltivazione e la lavorazione di questi prodotti. 5) il Dott. Giuseppe Maria Ricchiuto, proprietario dell’azienda agricola Specchiasol, che da circa 10 anni si occupa della coltivazione e lavorazione di piante officinali ed aromatiche. Il suo interesse, affinché le filiere si espandano è notevole. La qualità del prodotto coltivato è attualmente superiore a quella delle altre piante presenti sul mercato. L’obiettivo futuro della Specchiasol è quello di aumentare il più possibile la coltivazione biologica, molto richiesta dal mercato. A tal fine sono stati contattati diversi agricoltori della zona ma i risultati sono ancora scadenti, occorrendo adeguata 9 formazione e l’organizzazione di tipo cooperativo. Attualmente la rendita di queste colture si aggira intorno ai 1500/3000 Euro per ettaro, a fronte di un numero di ore lavorative molto ridotto. Anche la ricettività del mercato è buona. Nel caso di piccoli appezzamenti, la Specchiasol potrebbe anche occuparsi di ritirare ed essiccare direttamente il prodotto. Attualmente le piante che hanno una resa economica maggiore perché più richieste dal mercato sono la camomilla e la menta piperita. Oltre alle aziende che hanno partecipato all’incontro di Lecce, interessate alla produzione su tutto il territorio di riconversione (Salento e Campania), sono in corso contatti con altre aziende del settore agro-alimentare, aziende produttrici di senape bianca da seme e del settore floricolo. E’ anche in corso di definizione una convenzione tipo che sarà utilizzabile per regolare i rapporti di collaborazione fra l’Istituto Sperimentale per il Tabacco – ente attuatore del Co.Al.Ta. per conto del Mipaf – e le aziende che intendono coadiuvare la ricerca, mettendo a disposizione le esperienze già maturate sulle colture da sperimentare (di prossima sottoscrizione è, in particolare, un protocollo con la Lachifarma). 10 Parte II CONTRIBUTO DELL’ISTITUTO NAZIONALE DI ECONOMIA AGRARIA AL FINE DI ACCOMPAGNARE ED INDIRIZZARE SUL PIANO ECONOMICO LE SCELTE DI RICONVERSIONE COLTURALE LA NUOVA OCM TABACCO: ALCUNE VALUTAZIONI PRELIMINARI SULLE COLTURE PER LA RICONVERSIONE 1. Descrizione sintetica nuovo regime di aiuti per il tabacco Con il regolamento (CE) 864/2004 del 29 aprile, e successiva rettifica del 9 giugno, è stata riformata l’OCM tabacco; il nuovo regime richiama alle norme generali dettate nel regolamento (CE) 1782/2003, dove vengono introdotti il regime di pagamento unico, la modulazione e la condizionalità. In dettaglio, con il nuovo regolamento, avremo che: • per il 2005 è prorogato l’attuale regime basato sui Regolamenti (CEE) n. 2075/92, n. (CE)1636/98, n. (CE) 2848/98 e n. (CE) 546/2002. La politica per il settore attualmente in vigore è fondata su quattro punti: un regime di quote per il contenimento della produzione complessiva europea, un regime di premi ai produttori agricoli per il sostegno del reddito, un sistema di misure di orientamento volte al miglioramento qualitativo della produzione, alla riduzione della produzione di tabacco e allo sviluppo dell’associazionismo e un regime per gli scambi con i paesi terzi. • dal 2006 al 2009 questi quattro anni rappresentano un periodo transitorio che precede l’introduzione a pieno regime della nuova politica del settore in base ai regolamenti (CE) n. 1782/2003 e 864/2004. In questo periodo il regime di aiuti per il settore del tabacco sarà, di fatto, un “mix” tra il vecchio e il nuovo regime, tant’è che alcune delle precedenti norme rimarranno in vigore. In altre parole, per il periodo 2006 – 2009 il regime di aiuti è basato sia sui regolamenti della precedente OCM che sul reg. (CE) n. 1782/2003 e 864/2004. Nel periodo transitorio, il premio dovrà essere almeno per il 40% completamente disaccoppiato ovvero trasferito al regime di pagamento unico, il restante 60% potrà ancora essere legato alla produzione e quindi normato dalla “vecchia” OCM1. Per quanto riguarda la parte disaccoppiata, in linea con quanto descritto nel regolamento 1782 del 2003, il premio è legato alla media degli aiuti ricevuti dall’azienda agricola negli anni 2000, 2001 e 20022. Il tabacco dovrà provenire da una zona di produzione elencata nell’allegato II del regolamento (CE) 2848/98, dovrà rispettare i requisiti di qualità definiti sempre dallo stesso regolamento e l’agricoltore, come nella precedente OCM dovrà avere in essere un contratto di coltivazione con una impresa di prima trasformazione. • dal 2010 (pieno regime) il premio sarà completamento disaccoppiato (premio ad ettaro), ovvero ricadrà in regime di pagamento unico, così come disposto dal reg. (CE) 1782/2003. Da questa data l’ammontare complessivo del premio viene decurtato del 50%, ovvero viene dimezzato. Dal 2010, quindi, avremo che metà del pagamento unico 1 Per conoscere la quota che rimarrà accoppiata bisognerà attendere il regolamento nazionale anche se, nel caso dell’Italia, l’aspettativa è che tale quota sarà del 60%, ovvero la percentuale massima ammessa. 2 Sono ammessi agli aiuti anche gli agricoltori che hanno acquisito quote di produzione di tabacco durante il periodo dal 1° gennaio 2002 al 31 dicembre 2005. 11 destinato al settore del tabacco sarà riservato ai produttori sotto forma di aiuto totalmente disaccoppiato, mentre l’altra metà sarà destinata all’attuazione di misure a favore delle regioni produttrici di tabacco nell’ambito dei programmi di sviluppo rurale (FEOGA-sezione garanzia, regolamento (CE) n. 1257/1999). All’interno del regime di pagamento unico, e quindi anche per il settore del tabacco, è previsto che tutti gli importi dei pagamenti diretti corrisposti agli agricoltori siano soggetti al regime di modulazione, ovvero ridotti annualmente di un determinata percentuale, 4% per il 2006 e 5% dal 2007 al 2012, da destinare come sostegno supplementare comunitario alle misure dei programmi di sviluppo rurale finanziati dalla sezione Garanzia del FEOGA. I produttori di tabacco subiranno di conseguenza una riduzione del premio sia nel periodo transitorio che in quello di pieno regime. 2. Uso del suolo agricolo nel regime di pagamento unico In base al nuovo regime di pagamento unico, ogni agricoltore è titolare di un diritto all’aiuto per ettaro calcolato dividendo la media dei pagamenti percepiti nel periodo di riferimento (importo di riferimento) per il numero medio di ettari che ha dato vita ai pagamenti diretti in quel periodo; il numero medio di ettari definisce il numero totale dei diritti all’aiuto. Ogni diritto all’aiuto abbinato ad un ettaro ammissibile conferisce il diritto al pagamento dell’importo fissato. Non sono considerati ammissibili, e quindi esclusi dal calcolo del numero medio di ettari, i terreni destinati: − alle colture permanenti (colture fuori avvicendamento che occupano il terreno per almeno cinque annate e forniscono raccolti ripetuti, reg. (CE) n. 795/2004); − alle produzioni di ortofrutticoli, sia destinati al consumo diretto (i prodotti di cui all’articolo 1, paragrafo 2 e del reg. (CE) n. 2200/96), che alla trasformazione (i prodotti di cui all’articolo 1, paragrafo 2 del reg. (CE) n. 2201/96); − e alla coltivazione di patate diverse da quelle destinate alla fabbricazione di fecola. In altre parole, l’azienda, qualora impegni del terreno in colture non ammesse al regime di pagamento, perderà il valore del premio ad ettaro moltiplicato per il numero di ettari non più ammissibili. L’agricoltore beneficiario di aiuti può anche decidere di non svolgere alcuna attività agricola; in ogni caso, egli è tenuto a rispettare su tutta la superficie aziendale i criteri di gestione obbligatori e le buone condizioni agronomiche e ambientali fissati nell’ambito della condizionalità, disposta dallo stesso regolamento 1782/2003. 3. Valutazione di ammissibilità delle colture Per quanto riguarda l’elenco di colture consegnato dall’IST in data 26 novembre 2004 - che raccoglie le proposte di sperimentazione inviate dalle altre unità operative afferenti al progetto CO.AL.TA. - si è operata una valutazione di “compatibilità” in base a quanto disposto dal regolamento sulle norme comuni ai regimi di sostegno diretto (reg. 1782/2003), tra cui come sopra illustrato rientra anche il tabacco a seguito della recente riforma dell’aprile 2004 (reg. 846/2004). Di detta valutazione si dà conto nell’elenco delle colture, nella parte III della presente relazione. Come sopra esplicitato (par. 2), il sistema di pagamento unico prevede rigide regole sull’uso del suolo. Queste comportano la possibilità di impiegare il suolo, a discrezione dell’agricoltore, per la produzione di una serie di colture, di seguito definite “ammissibili” (compreso il tabacco stesso), che determinano il mantenimento del diritto al pagamento unico. Viceversa, il regolamento indica delle colture, la cui introduzione sulle superfici che hanno originato il diritto al sostegno determina la 12 perdita del sostegno stesso. Le colture che comportano la perdita del diritto al pagamento dell’aiuto sono state di seguito definite “non ammissibili”, sebbene la loro introduzione sia comunque tecnicamente possibile, pur comportando la rinuncia al sostegno da parte dell’agricoltore beneficiario. 4. Analisi dei documenti di programmazione regionali Ulteriori valutazioni di opportunità, rispetto all’elenco delle colture indicate come proposta per la sperimentazione da parte delle altre unità operative del progetto, emergono da una sintetica descrizione di quanto riportato da alcuni documenti di programmazione relativi alle aree di interesse. Da questi documenti si evince come, a giudizio delle autorità amministrative competenti, sia potenziabile la produzione di alcuni prodotti in particolare; mentre, su altre colture sembra sussistere un generico parere negativo da parte di dette autorità, che comunque sarebbe opportuno verificare, caso per caso, in occasione dei programmati incontri locali (tavoli regionali). Puglia Come indicato nell’allegato al Programma Operativo Regionale (POR) e relativo Complemento di Programmazione (CdP) della Puglia per il periodo 2000-2006 Analisi degli sbocchi di mercato dei prodotti, gli interventi futuri che riguarderanno il mondo agricolo pugliese potranno nella gran parte dei casi riguardare miglioramenti della meccanizzazione o delle pratiche colturali, attraverso l’introduzione di innovazioni e reimpianti con varietà di maggiore qualità. Solo nei casi della floricoltura e dell’allevamento (ovicaprino e bufalino) risultano ammissibili incrementi della base e della capacità produttiva regionale. Sbocchi di mercato in base al POR e CdP Coltura/Allevamento/Prodotto Tipologia intervento Incremento capacità produttiva Olivicoltura da olio e da mensa Reimpianti e meccanizzazione (olio), impianti (mensa), irrigazione, innovazioni tecnologiche, prodotti qualità, prodotti bio NO (per olio) Floricoltura Serre e impianti, innovazioni tecnologiche, meccanizzazione operazioni colturali SI Ortaggi Prodotti biologici, prodotti qualità, tracciabilità, meccanizzazione operazioni colturali, innovazioni tecnologiche NO Pomodoro da industria Prodotti qualità, prodotti biologici, tracciabilità, meccanizzazione operazioni colturali, innovazioni tecnologiche NO Frutticoltura (ciliegio, mandorlo, susino, pesco, albicocco) Nuovi impianti SI Viticoltura vino Meccanizzazione NO Cereali Produzione biologica, tracciabilità, prodotti di qualità, innovazioni tecnologiche, meccanizzazione operazioni colturali NO Coltivazioni vivaistiche Serre e impianti SI Zootecnia (bovini, ovicaprini, bufalini) Ristrutturazione fabbricati Acquisto riproduttori maschi Solo per ovicaprini e bufalini Uova Allevamenti a terra NO Fonte: allegato al POR e CdP della Puglia 2000-2006 Analisi degli sbocchi di mercato 13 Colture minori con potenziale espansione nella provincia di Lecce Alternative colturali Ammissibili al sostegno pubblico “Sostenibili” in riforma PAC Fonte proposta Canapa NO SI COLDIRETTI Fico NO NO Piano Agricolo Triennale Mandorlo SI NO Piano Agricolo Triennale Melograno NO NO Piano Agricolo Triennale Nespolo del Giappone NO NO Piano Agricolo Triennale Cotogno NO NO Piano Agricolo Triennale Fico d’india NO NO Piano Agricolo Triennale Gelso nero NO NO Piano Agricolo Triennale Azzeruolo NO NO Piano Agricolo Triennale Corbezzolo NO NO Piano Agricolo Triennale Carrubo NO NO Piano Agricolo Triennale Sorbo NO NO Piano Agricolo Triennale Nespolo comune NO NO Piano Agricolo Triennale Piante officinali (lavanda, timo, rosmarino, origano, ecc.) NO SI Piano Agricolo Triennale Cappero NO SI Piano Agricolo Triennale Giuggiolo NO SI Piano Agricolo Triennale Fonte: Piano Agricolo Triennale della Provincia di Lecce Regione Campania Anche per quel che concerne la regione Campania, l’analisi sintetica dei documenti di programmazione regionale evidenzia l’opportunità di concentrare gli incrementi produttivi nel settore del florovivaismo e della trasformazione dei prodotti a base di latte bufalino. Sbocchi di mercato in base al POR Coltura/Allevamento/Prodotto Tipologia intervento Incremento capacità produttiva Olivicoltura da olio e da mensa a) Produzione agricola e trasformazione 􀂾 miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente e di igiene; 􀂾 recupero delle capacità abbandonate nella stessa NO 14 impresa o in altre imprese considerando il numero di piante. Florovivaismo a) Produzione agricola 􀂾 miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente; 􀂾 recupero delle capacità abbandonate nella stessa impresa o in altre imprese, 􀂾 aumento delle capacità produttive regionali entro un limite massimo del 20%. Ciò in termini di superficie per i fiori recisi e le attività vivaistiche, di piante prodotte per i fiori in vaso. b) Impianti di raccolta, conservazione e commercializzazione 􀂾 adeguamento delle capacità degli impianti di prima lavorazione, selezione, presentazione mercantile del prodotto, al reale fabbisogno del settore; 􀂾 miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente e di igiene. SI Ortaggi a) Produzione agricola 􀂾 miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente; 􀂾 recupero delle capacità abbandonate nella stessa impresa o in altre imprese. 􀂾 Incremento delle superfici in coltura protetta, ad esclusione del pomodoro, nella misura massima del 25% dell’attuale capacità regionale. b) Impianti di raccolta, conservazione e commercializzazione del prodotto 􀂾 Adeguamento delle capacità degli impianti di prima lavorazione, selezione, calibratura, presentazione mercantile del prodotto, al reale fabbisogno del settore; 􀂾 Miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 Rispetto dell'ambiente c) Trasformazione 􀂾 Miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della NO 15 qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 Miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente e di igiene; 􀂾 Recupero delle capacità abbandonate nella stessa impresa o in altre imprese. Frutticoltura (ciliegio, mandorlo, susino, pesco, albicocco) a) Produzione agricola 􀂾 Miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 Miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente; 􀂾 Recupero delle capacità abbandonate nella stessa impresa o in altre imprese; b) Impianti di raccolta, conservazione e commercializzazione del prodotto fresco 􀂾 Adeguamento delle capacità degli impianti di prima lavorazione, selezione, calibratura, presentazione mercantile del prodotto; 􀂾 Miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 Miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente e di igiene c) Trasformazione 􀂾 Miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 Miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente e di igiene; 􀂾 Recupero delle capacità abbandonate nella stessa impresa o in altre imprese NO Viticoltura vino a) Produzione agricola 􀂾 Miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 Miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente. b) Trasformazione 􀂾 Miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 Miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente e di igiene; 􀂾 Recupero delle capacità abbandonate nella stessa impresa o in altre imprese. NO Cereali a) Produzione agricola 􀂾 Miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico; NO 16 􀂾 Miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente. Zootecnia (bovini, ovicaprini, suini) 􀂾 Miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 Miglioramento delle condizioni igieniche, di benessere degli animali e di rispetto dell'ambiente; 􀂾 Recupero capacità abbandonate nella stessa impresa o in altre imprese. NO Latte e Derivati Comparto ovi-caprino 􀂾 Miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 Miglioramento delle condizioni igieniche, di benessere degli animali e di rispetto dell'ambiente; 􀂾 Recupero delle capacità abbandonate nella stessa impresa o in altre imprese. NO Latte e Derivati Comparto bovino 􀂾 Miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 Miglioramento delle condizioni igieniche, di benessere degli animali e di rispetto dell'ambiente; 􀂾 Recupero delle capacità abbandonate nella stessa impresa o in altre imprese. 􀂾 NO Latte e Derivati Comparto bufalino Produzione di latte 􀂾 miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 miglioramento delle condizioni igieniche, di benessere degli animali e di rispetto dell’ambiente ; 􀂾 incremento delle capacità produttive regionali entro un limite massimo del 20% di quelle attuali. Produzione di derivati 􀂾 miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico; 􀂾 miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente e di igiene; 􀂾 incremento delle capacità di trasformazione regionali entro un limite massimo del 20% di quelle attuali per la produzione biologica e per la produzione di “Mozzarella di bufala campana DOP. I prodotti per i quali possono essere sostenuti investimenti comprendono, oltre alla mozzarella di bufala, gli altri tipi di formaggi e ricotta derivati dal latte di bufala. SI Fonte: allegato n. 2 al POR Campania 2000-2006 Analisi degli sbocchi di mercato … 17 5. Considerazioni conclusive In sintesi, le ipotesi sulle colture che saranno oggetto dei processi di riconversione nelle aree attualmente investite a tabacco devono tenere conto dei seguenti aspetti: − fino al 2010, non sembra sussistere un vantaggio per gli imprenditori agricoli alla riconversione delle superfici a tabacco; − dopo il 2010, si può ipotizzare che gli agricoltori reagiranno con comportamenti tra loro profondamente diversi: − coltivare produzioni nell’ambito di quelle che consentono il mantenimento del pagamento unico (ammissibili), compreso lo stesso tabacco; − non coltivare nulla sui terreni precedentemente utilizzati a tabacco, mantenendo il diritto al pagamento unico (almeno fino al 2013), a fronte del rispetto degli impegni previsti nell’ambito della condizionalità; − diversificare verso produzioni che comportano la perdita del diritto al pagamento unico (non ammissibili), ma che si caratterizzano per un elevato apprezzamento sul mercato, per le loro caratteristiche e per la possibilità di essere oggetto di processi di valorizzazione (denominazioni, biologico ecc.), che consentono una migliore collocazione sul mercato. In questa ipotesi la perdita del pagamento unico potrebbe essere (in tutto o in parte) compensata, sia dal maggiore valore delle produzioni messe a coltura, rispetto al tabacco, sia dalla possibilità di accesso alle forme di sostegno previste nell’ambito delle misure di sviluppo rurale, tenuto conto anche del loro potenziamento, proprio a vantaggio delle aree tradizionalmente a tabacco, come descritto in riferimento alla nuova OCM dell’aprile 2004 (par. 1). 18 Parte III ELENCO COLTURE DA SPERIMENTARE RISULTANTI DAGLI ELABORATI PRESENTATI DALLE U.O. Istituto Sperimentale per il Tabacco Province di Salerno e Benevento Attività agricola ammissibile: - Farro - Carciofo di Pietralcina - Piante officinali (Artemisia, Camomilla, Melissa, Timo, ecc…) Attività agricola “non ammissibile”, ma considerata dalle U.O. parimenti di rilevante valenza economica: - Fagiolo di Controne - Radicchio estivo - Brassicacee, minicavoli per produzione estiva - Pomodorino Salento Attività agricola “ammissibile”: - Artemisia - Asparago in coltura precoce - Canapa “Thc free” da fibra e da seme - Colture floricole a fronda recisa a basso imput energetico Attività agricola “non ammissibile” ma considerata dall’U.O. parimenti di rilevante valenza economica: - Patata precoce: non ammissibile come previsto dall’art. 51 del reg. (CE) n. 684/2004 - Brassicacee (quali biofumiganti per il controllo dei nematodi fitoparassiti) - Leguminose (Cece di Muro e pisello riccio di San Nicola) 19 CNR - ISAFOM Beneventano Attività agricola ammissibile: - Diverse linee di farro - Senape bianca da seme - Segale - Grano saraceno - Stevia Attività agricola “non ammissibile” ma considerata dall’U.O. parimenti di rilevante valenza economica: - Pomodorino ISCI - Battipaglia Beneventano: Attività agricola “non ammissibile” ma considerata parimenti dall’U.O. di rilevante valenza economica: Pomodorino da industria (tipo cherry o “tondino”) Salernitano: Fagiolo di Controne Pomodorino “corbarino” 20 Università di Bari Attività agricola “ammissibile”: - Farro - Orzo - Carciofo - Avena - Frumento duro e tenero - Piante officinali (Camomilla, Artemisia, Echinacea, Salvia, Menta) Attività agricola “non ammissibile” ma considerata parimenti dall’U.O. di rilevante valenza economica: - Patata - Cece - Lenticchia - orticole Colture originariamente non previste, la cui ammissibilità è ancora da valutare: - lupino - cicerchia - pisello proteico - segale - triticale - topinambur - cicoria da radice - girasole Università di Lecce Attività agricola “non ammissibile” ma considerata parimenti dall’U.O. di rilevante valenza economica: - Brassica botrytis var. cimosa (cultivar locali)- localmente denomianata “Mugnolo” - Daucus carota L. (cultivar locali)- denominata “Pastincana di Santu Pati” - Licopersicon esculentum Mill. (cultivar locali) - Pomodoro di Marciano ed altre cv. - Erba di S. Giovanni – Buglossaides 21 Parte IV SINTESI DELL’ATTIVITÀ AGRONOMICA PREVISTA DALLE SINGOLE U.O. 1. SINTESI DELL’ATTIVITÀ SVOLTA NEL SEMESTRE DALL’U.O. ISTITUTO SPERIMENTALE PER IL TABACCO RESPONSABILE PROF. ANTONIO RAGOZZINO, DAL 15/11/2004 RESPONSABILE DR. RAFFAELE D’AMORE Collaborano: Settore Agronomico Settore chim. e pedo-climatico Settore fitopatologico Dr. Romolo Carotenuto Dr. Renato Contillo Dr.Ernesto Lahos Dr.Antonio Ascione Dr.ssa Antonietta Napolitano Dr.Rosario Nicoletti Dr.Giuseppe Interlandi Dr.ssa Napolitano Antonietta Dr-.ssa Maria grazia Tremola Dr.Francesco Raimo Dr. Pasquale Lombardi Settore entomologico Settore Genetico Dr. Felice Porrone Dr. Luigi Sannino Dr. Ciro Sorrentino Dr. Eugenio Cozzolino Dr.ssa Luisa del Piano Sig. Vincenzo Leone Dr. Massimo Abet Sig. Giuseppe D’Amore B- Sottounità di Lecce: Dr. Pasquale Greco e Dr. Domenico Lombardi 22 A - ATTIVITÀ SVOLTA DALL’IST DI SCAFATI NEL BENEVENTANO E NEL SALERNITANO Attività agronomica predisposta e definita nel corso delle riunioni tenute a Scafati il 22/11/2004, a Lecce il 30/11/2004 ed a Portici il 15/12/04. In base all’indagine svolta, l’U.O. di Scafati ha tracciato un primo piano sulle potenzialità del territorio e sulla possibilità di introdurre nuovi ordinamenti produttivi in grado di favorire la riconversione delle aree destinate alla coltivazione del tabacco nelle province di Benevento e di Salerno. L’area da riconvertire è stata, dunque, suddivisa per zone agricole omogenee dato che le tradizionali superfici destinate a tabacco presentano caratteristiche pedo-climatiche, irrigue e grado di meccanizzazione delle coltivazioni differenti. E’ necessario, quindi, tenere in debita considerazione tutte le possibilità che le nuove colture e le tecnologie agronomiche ad esse collegate saranno in grado di esplicare nella loro globalità. La possibilità di produrre in condizioni di sanità e salubrità ambientale elevate può contribuire in modo efficace alla riuscita del progetto consentendo elevate rese e qualità superiore del prodotto. Inoltre, è indispensabile che nelle zone individuate esistano i presupposti per l’insediamento ed il potenziamento di centri di raccolta e di industrie di trasformazione in grado sia di utilizzare direttamente i prodotti e sia di facilitarne la commercializzazione (V. Convenzione con Lachifarma). Queste premesse sono fondamentali ai fini di un ampliamento del panorama agricolo vegetale sia inter che intra-specifico. Occorre individuare, inoltre, ordinamenti colturali alternativi basati su coltivazioni di specie in coltura intensiva di alto reddito da realizzare in cicli di coltivazione vernino-estivi e primaverili-estivo-autunnali in grado di sopperire al mancato reddito da tabacco. Nel rapporto predisposto dal responsabile dell’U.O. IST Scafati viene riportata una prima caratterizzazione di tipo politico-economico e agricolo della regione Campania (panorama agricolo, popolazione e consistenza delle produzione agricola, conto ecnomico) ed una seconda di tipo agro-ambientale (esame geologico, orografico, idrogeologico e pedoclimatico del territorio). Sono state esaminate le coltivazioni agricole presenti nella provincia di Benevento e di Salerno ed in particolare è stata sottoposta ad un esame tecnico-economico più accurato l’area tabacchicola beneventana sottoposta a riconversione. Le valutazioni effettuate in base a dati statistici forniti dalla Regione Campania sono state completate con l’esame dei dati per i singoli distretti produttivi rilevati dall’INEA di Napoli e riportati nella relazione del Dr.Sequino. In base all’esame dei dati ed in seguito alle rilevazioni effettuate dal personale scientifico dell’IST di Scafati con questionari approntati ad hoc e compilati dopo aver effettuato numerose Ricognizioni sul territorio interessato (agosto-settembre) sono state individuate e classificate le zone in cui sarà svolta l’attività sperimentale (v. rapporto allegato): - Zona A, costituita da terreni di fondo valle, con circa il 90-95 % della superficie irrigata, il profilo altimetrico oscilla dagli 80 ai 200 m. - Zona B, costituita da terreni di media-bassa collina, con circa il 60% della superficie irrigata, il profilo altimetrico oscilla dai 200 ai 400 m. - Zona C, costituita da terreni di media-alta collina, con circa il 30-40% della superficie irrigata, il profilo altimetrico oscilla dai 400 ai 600 m. - Zona D, costituita dai terreni di alta collina e di montagna, non irrigui, il profilo altimetrico oscilla dai 600 agli oltre 800 m. 23 In base a quanto esposto in precedenza sono state individuate le zone di coltivazione dove è in corso l’impianto dei campi sperimentali-dimostrativi. Le zone in via di definizione sono state predisposte seguendo il concetto di concentrare le colture da potenziare o da introdurre in campi la cui funzione è duplice in quanto nelle singole unità di campo verrà verificata sia l’adattabilità ambientale delle nuove introduzioni, ma soprattutto verrà esaminata la possibilità di suscitare un interesse tecnico-economico negli agricoltori tale da spingerli ad una seria riconversione della coltura del tabacco (disposizione dei campi in piccola e grande costellazione). La scelta dei campi avvenuta tra la fine di novembre ed i primi di dicembre è stata effettuata tenendo in debita considerazione quanto detto in precedenza e tenendo in debito conto la marginalità delle coltivazioni a tabacco presenti nella Zona D. La nostra attenzione è stata, quindi, focalizzata verso comuni ricadenti nelle Zone A, B e C dove più si è più concentrata nel passato la coltivazione del tabacco e dove è possibile introdurre con successo ordinamenti colturali altamente intensivi, con rotazioni e successioni accelerate tipiche delle aree ad agricoltura intensiva con colture idonee sia per il consumo fresco che per la trasformazione industriale. La scelta delle zone, gli ordinamenti colturali e le specie da coltivare nel 2005 è stata effettuata seguendo la tempistica e linee programmatiche sotto riportate: 1 - cicli di coltivazione: ciclo vernino-estivo (per il farro e per alcune officinali), cicli primaverili-estivo-autunnali (per le altre specie), ciclo annuale per il carciofo 2 – zone di riconversione: - Zona di riconversione C: sono stati allestiti tre campi già operativi, il primo nel comune di Calvi e gli altri due nel comune d Pietrelcina Campo situato nel comune di Calvi, colture previste: - Farro (7 tipi), 1° ciclo di coltivazione, la semina è stata effettuata alla fine di dicembre - Piante officinali Campi situati nel comune di Pietrelcina - Carciofo in coltura pre-esistente, area collinare (150 – 200m) - Carciofo in coltura pre-esistente, area collinare (300 - 350m) - Zona di riconversione B: Campo situato nel comune di Paduli, colture previste: - Farro, 1° ciclo coltivazione, la semina è stata effettuata alla fine di dicembre - Piante officinali, inclusa l’artemisia annua - Fagiolo ed altre leguminose per produzioni di baccelli allo stato ceroso. In questo ultimo caso è prevista l’introduzione nell’area del Fagiolo di Controne, varietà locale del salernitano, la cui produzione è molto richiesta sui mercati campani - Zona di riconversione A: Sono in fase di individuazione le due aziende ricadenti nei comuni della zona A. In questa zona dove è stata più intensa la coltivazione del tabacco e dove le condizioni bioagronomiche sono più favorevoli per una riconversione del tabacco con ordinamenti colturali più intensivi sono state scelte, per ambedue i campi, in irriguo ed in ciclo primaverile-estivo-autunnale le seguenti colture: 24 - Radicchio rosso ed altre cicorie per produzioni estivo-autunnali - Fagiolo ed altre leguminose per la produzione di baccelli cerosi, Fagiolo di Controne - Brassicacee, inclusi i cavolfiori colorati, per produzioni estivo-autunnali - Pomodorino per il consumo fresco e per la trasformazione industriale - Piante officinali, inclusa l’artemisia annua Si prevede, inoltre, anche l’utilizzazione di un ulteriore campo presso l’Azienda in Benevento di proprietà del C.N.R. – Isafom, in particolare per la coltura di varie linee di artemisia). Per la provincia di Salerno, invece, poiché l’area attualmente interessata alla coltura del tabacco è particolarmente ridotta (circa 200 ha), si prevede di avviare un solo campo in collaborazione con l’ISCI di Battipaglia nella zona collinare intorno a Cava de’ Tirreni, in cui sperimentare le seguenti colture: - pomodorino cherry - fagiolo di Controne - Artemisia annua ed altre piante officinali L’attività di ricerca e sperimentazione predisposta dal settore agronomico, prevede l’acquisto di attrezzature per i rilevi di campo, come bilance elettroniche per le pesate, termoigrografi, geotermografi, igrometri, luxometri, apparecchiature per la determinazione diretta dell’umidità del terreno, ecc. Attività di ricerca nell’ambito del Co.Al.Ta. afferente ai settori di pedologia, patologia, entomologia e genetica dell’IST di Scafati L’attività agronomica descritta in precedenza sarà completata con osservazioni e ricerche effettuate dalle altre componenti scientifiche dell’IST di Scafati. L’attività di ricerca, che sarà svolta dai vari settori, è la seguente: Attività di ricerca del Settore Chimico e Pedoclimatico (Dr.Renato Contillo e Dr.ssa Antonietta Napoletano) Saranno effettuate indagini di impatto ambientale su alcune colture proposte come alternative al tabacco, allo scopo di definire gli effetti dell’insieme delle pratiche agrotecniche su alcuni processi chiave dell’azoto del suolo, in almeno due ambienti rappresentativi del Beneventano ed uno del Salernitano. In particolare si sceglieranno ambienti aventi caratteristiche pedoclimatiche ben differenziate, un ambiente di pianura ed uno di collina. In due campi sedi di prove agronomiche, saranno eseguiti campionamenti del terreno a cadenza il più possibile ravvicinata, in dipendenza delle possibilità operative, ad almeno tre profondità. Sui campioni di suolo saranno determinati i contenuti di acqua, nitrati ed ammonio, sostanza organica solubile in acqua e poi biomassa, nitrificazione potenziale. All’inizio della coltura, i campi saranno sottoposti ad un campionamento per definire la caratteristiche principali dei terreni. Durante la coltura, saranno eseguiti rilievi distruttivi sulle piante, per determinare i principali parametri morfologici e biometrici ed il contenuto totale di azoto asportato. 25 L’andamento termo-pluviometrico locale sarà monitorato durante tutto il periodo della attività, saranno inoltre annotate tutte le operazioni colturali eseguite sulle coltivazioni. L’attività prevede l’acquisizione di nuova strumentazione, sia per sostituire apparecchi obsoleti, sia per arricchire l’IST di nuove dotazioni strumentali, necessarie a mantenere aggiornate le capacità operative. Si prevede l’acquisto di un nuovo AutoAnalyzer, tenendo presente che l’apparato potrà servire a coprire le esigenze di determinazioni chimiche di massa anche per altre U.O. del progetto. Nello stesso ambito, occorrerà acquisire un nuovo conduttimetro, due stazioni meteo portatili, da installare nei campi scelti per le prove per il monitoraggio dei parametri climatici, una stufa di buone dimensioni per l’essiccazione dei campioni di materiale vegetale. Il Dr. Contillo, inoltre, segnala segnala l’opportunità di dotare l’Istituto di strumenti come: - misuratore di nitrati portatile - apparato per la misura dell’umidità del terreno di tipo TDR - misuratore di CO2 emessa dal suolo - misuratore di attività fotosintetica L’attività di ricerca prevista richiede l’acquisto di reagenti, materiali e vetreria per laboratorio, di mappe e altre materiale documentale riferito alle aree interessate. - Attività fitopatologica (Dr. Ernesto Lahos e Dr. Rosario Nicoletti) L’attività programmata presso il laboratorio di Fitopatologia dell’IST prevede studi sui patogeni delle colture individuate come possibili alternative al tabacco nelle varie zone interessate al progetto (Campania e Puglia). Le fasi dell’attività prevedranno: a) individuazione delle patologie più diffuse sulle colture oggetto di studio; b) campionamento di piante malate nelle zone del leccese, beneventano e salernitano previste nel progetto; c) caratterizzazione e riconoscimento dei patogeni fungini isolati; d) messa in collezione dei funghi SI prevede, inoltre, che l’attività fitopatologia dell’I.S.T. si svolga in stretta sinergia con l’azione svolta dall’U.O. dell’Università di Napoli Facoltà di Agraria – Dipartimento di Arboricoltura, Botanica e Patologia vegetale, di cui è responsabile la Prof.ssa Alioto. L’attività prevede l’acquisto di apparecchiature scientifiche, reagenti e materiali di laboratorio, vetreria ed altre prodotti specifici connessi all’attività di ricerca nel settore fitopatologico. - Attività entomologica (Dr.Luigi Sannino) Nell’ambito del progetto Co.Al.Ta. veranno condotte presso il laboratorio dell’IST di Scafati studi sui patogeni e sui fitofagi delle colture individuate come possibili alternative al tabacco nelle zone interessate al progetto Benevento, Salerno e Salento. Particolare attenzione sarà dedicata alla rilevazione, identificazione e stima quantitativa dei parassiti delle specie individuate. Per gli insetti il rilevamento sarà condotto a intervalli regolari sui campioni di piante, identificando e contando l’entomofauna presente sia sulla parte ipogea che epigea. 26 Nel corso delle rilevazioni saranno identificati anche gli eventuali predatori e parassitoidi. Dall’analisi dell’incidenza dei parassiti e la valutazione dei danni si otterranno dati sufficienti per una prima formulazione di una difesa integrata. L’attività prevede l’acquisto di attrezzature scientifiche e di materiali per laboratorio per l’acquisizione e le valutazione dei dati. - Attività biochimica sezione di Genetica dellIST (Dr.Ciro Sorrentino, Dott.ssa Luisa Del Piano, Dr. Massimo Abet) Nell’ambito del progetto Co.Al.Ta., è stata proposta la seguente attività di ricerca: determinazione di alcuni parametri biochimici di rilievo su alcune delle colture oggetto di indagine, per esempio componente proteica nel fagiolo e licopene e vitamina C nel pomodorino, inulina nel carciofo ed altre componenti biodinamiche presenti nella altre specie vegetali interessate alla riconversione. Si cercherà, inoltre di genotipizzare il carciofo di Pietrelcina, mediante l’impiego di marcatori molecolari. E’ previsto l’acquisto di attrezzature scientifiche e di materiale per laboratorio al fine di poter eseguire le attività di analisi previste. 27 B. Istituto Sperimentale Tabacchi, Sottounità di Lecce Nell’ambito dell’IST la sottounità di Lecce ha predisposto il seguente programma ATTIVITÀ PREVISTA DAL DR.PASQUALE GRECO - Prima scheda ricerca: Possibilità di introduzione dell’asparago nel Salento in parziale sostituzione del tabacco. Ci si propone la finalità generale di diffondere la conoscenza nell’ambiente salentino di una coltura innovativa, quale l’asparago, dagli interessanti aspetti economico-sociali. Per conseguire tale scopo si intende mettere a punto una gestione della coltura che assicuri alla pianta le migliori condizioni per uno sviluppo adeguato fornendo nel contempo una rapida risposta ai produttori. L’asparago, tradizionalmente, è coltivato nelle regioni settentrionali. Negli ultimi anni, però, si è manifestata la possibilità di impiegare nuovi ibridi con caratteristiche di precocità adatte alle condizioni climatiche meridionali che determinano un allungamento del periodo vegetativo con conseguenti aumenti produttivi. In Puglia la coltivazione dell’asparago è localizzata in massima parte nella provincia di Foggia (circa 850 ettari); seguono Taranto e Brindisi con 70 e 35 ettari rispettivamente. Non risultano investimenti nella provincia di Lecce. La ricerca sarà realizzata nelle aree a maggiore presenza irrigua, sperimentando la compatibilità dell’asparago con i problemi connessi alla salinità delle acque tipica de larga parte del Salento. - Seconda scheda di ricerca: Caratterizzazione e potenzialità biofumiganti di Brassicacee in avvicendamenti colturali per il controllo dei nematodi fitoparassiti del terreno. La ricerca avrà come obiettivo la caratterizzazione di alcune Brassicaceae da olio per usi industriali rispetto alla loro capacità di produrre quantità sufficienti di GSLs tali che gli ITCs rilasciati per idrolisi risultino avere una buona efficacia biofumigante. A tal fine si provvederà a realizzare una comparazione tra la potenzialità produttiva in GSLs delle Brassicaceae in studio (biomassa x concentrazione di GSLs), oltre che a determinare l’effetto dell’ambiente e delle diverse fasi ontogenetiche sulla concentrazione, composizione e produzione dei GSLs e a definire la tossicità, in vitro e nel suolo, rispetto alle principali specie di nematodi fitoparassiti ed alle forme più diffuse, in ambiente meridionale, di patogeni terricoli. L’attività di ricerca, pertanto, sarà focalizzata sulle seguenti specie: Brassica napus var. oleifera Metzg.; Brassica rapa L.; Brassica juncea Czern. et Coss; Brassica carinata Braum; Raphanus sativus L. var. oleifera; Sinapis alba L.; Crambe abyssinica Hoecst ex Freus. Nell’ambito di ciascuna specie verranno studiati 7 genotipi ad habitus invernale e primaverile, ad alto contenuto in acido erucico e glucosinolati. 28 ATTIVITÀ DI RICERCA PREVISTA DAL DR. DOMENICO LOMBARDI -Titolo della prima ricerca: Introduzione di una nuova specie (Canapa “THC free”) per la produzione della fibra , di sostanze lipidiche e la messa a punto di un processo innova tivo. L’introduzione di una nuova specie, Cannabis sativa L.”THC free, incentivata dalla UE, può consentire in molte aree del Salento un’alternativa sia al tabacco sia a colture di basso reddito. Si vuole realizzare, con questa ricerca, uno studio sull’adattabilità nell’ambiente salentino di 4 – 5 accessioni con contenuto di tetraidrocannabinolo(THC) inferiore a 0,3% (THC free), così come ammesse alla coltivazione dalla UE. Saranno effettuate le determinazioni dei parametri morfo-fisiologici della pianta per lo studio della crescita e lo sviluppo di questa nuova specie nel Salento. Saranno determinati e analizzati gli aspetti quantitativi e qualitativi delle produzioni della fibra e del seme della pianta di canapa, valutando le caratteristiche agro-industriali della fibra, effettuando le analisi delle componenti fibrose, realizzando le determinazioni analitiche del contenuto in acidi grassi, proteine, antiossidanti del seme, mediante metodi tradizionali e procedendo all’estrazione e all’analisi mediante processi innovativi (mediante il sistema della CO2 supercritica) delle componenti lipidiche ed antiossidanti del seme. -Titolo della seconda ricerca: Valutazione degli aspetti fisiologici e produttivi di alcune leguminose da granella. Lo studio ha lo scopo di individuare cv.s locali e nuove costituzioni che presentino buona adattabilità agli ambienti pugliese e campano: genotipi con background genetivo differente, ad elevata attività fotosintetica, e con capacità di trasferire i prodotti fotosintetati dalla pianta nella granella, genotipi a più elevata produzione di dry matter e con un più elevato harvest index. Saranno studiati i parametri morfo-fisiologici della pianta delle leguminose da granella, tradizionalmente coltivate nel territorio, individuando i fattori della produzione nei diversi genotipi. L’individuazione delle varietà più rispondenti alle caratteristiche pedoclimatiche del territorio, può consentire di riconvertire quelle aziende a coltivazione tabacchicola, che subiscono una crisi commerciale sempre più accentuata. Titolo della terza scheda ricerca: Valutazione di cloni di patata con attitudine alla coltura primaticcia. La ricerca prevede la valutazione dell’adattabilità di nuovi cloni di patata nell’ambiente salentino messi a confronto con i cloni tradizionali coltivati nella provincia di Lecce per la coltura precoce. Lo studio è rivolto all’individuazione di genotipi che presentino la migliore espressione dell’interazione genotipo-ambiente con migliore efficienza vegetativa e produttiva nel periodo invernale. Inoltre, verrà effettuta la riproduzione controllata in vitro e poi in vivo per la produzione del tubero-seme. Titolo della quarta scheda di ricerca: Introduzione di nuove specie per la produzione di fronde verdi recise a basso imput energetico. Per le aree da riconvertire è proponibile la produzione di fronde verdi o anche di fronde fiorite e/o con frutti ornamentali utilizzando tecniche produttive a basso costo, nel 29 massimo rispetto ambientale, sia per l’operatore, sia per il consumatore finale. Potrebbero essere impiegate piante appartenenti ai generi Aralia sieboldi, Aralia variegata,Eucaliptus baby blue ed Aspidistra elatior. Lo studio prevede la valutazione di adattabilità ambientale e del potenziale produttivo. Tra le categorie fronde recise lo studio approfondirà gli aspetti produttivi e qualitativi dell’Aralia, Aspidistra, ed Eucaliptus per la produzione delle foglie e fronde recise, per valutare l’adattabilità ambientaledi queste produzioni non tradizionali del Salento, lo studio del ciclobiologico della specie, l’analisi del comportamentopost-raccolta dele fronde recise per la individuazione del processo produttivo nei territori salentini. Sarà effettuata la valutazionedei caratteri merceologici del prodotto successivi alla raccolta, senescenza delle foglie, durata e conservabilità della foglia recisa. 30 2 . U.O. Università di Bari Facoltà di Agraria – Dipartimento di Scienze delle Produzioni vegetali Prof. Vittorio Marzi – Resp.Unità operativa Nel primo semestre di attività l’Unità operativa di Bari ha impostato la propria attività su due direttive: la prima rivolta, attraverso una approfondita indagine conoscitiva a valutare la situazione agricola del Salento, nella logica di una visione d’assieme della problematica di trovare ordinamenti colturali alternativi al tabacco; la seconda rivolta alla valutazione di una serie di colture, che possono trovare concreta affermazione nel Salento, con la realizzazione di campi sperimentali. Pertanto, la prima finalità dell’indagine conoscitiva, molto si è avvalso del lavoro collegiale delle diverse unità, impostate con diversi incontri nelle diverse sedi con i rappresentanti delle istituzioni agricole e con operatori della produzione agricola e della utilizzazione industriale. In questo contesto utili sono state le indicazioni fornite dall’INEA sulla nuova OCM del tabacco, gli orientamenti preliminari sulla coltura per la riconversione. A questo proposito, è da tener presente che l’agricoltura salentina presenta nelle sue linee fondamentali una struttura tradizionale, impostata sulle colture legnose, con numerosi problemi di sopravvivenza e di perdita di competitività, a cui si affianca però un agricoltura più recente e dinamica, che avvalendosi dell’intervento irriguo, lascia intravedere migliori prospettive per il futuro. Un posto di rilievo nell’agricoltura Salentina, occupano le colture ortofloricole, a conferma della vocazione ambientale, caratterizzata da un clima alquanto mite, che permette una successione di colture durante l’anno sia in piena area che sotto protezione. Una maggiore diffusione presentano il carciofo nell’alto Salento, interessante parte della provincia di Brindisi, e la patata in alcuni centri vicini S.Maria di Leuca. Sul carciofo è stata già organizzata una giornata di studio a Mesagne, nel corso della quale sono state illustrate le possibilità delle innovazioni nelle agrotecniche, in particolar modo negli aspetti del risanamento varietale attraverso nuove tecniche vivaistiche, in modo da favorire la ripresa della coltura, che nell’alto Salento ha buone prospettive di affermazione. Anche sulla patata primaticcia, la problematica del rinnovamento varietale è molto sentito nel basso Salento, per cui sono in atto delle prove di valutazione varietale, in collaborazione con le associazioni di categoria. Un nuovo settore in fase di espansione è quello della coltivazione di specie officinali, per la presenza di operatori industriali, disponibili all’acquisto di una ampia gamma di specie, attraverso contratti di coltivazione con gli agricoltori, per la preparazione di specialità erboristiche. Per le caratteristiche di questa specie, che richiedono particolari cure post-raccolta, appaiono tra le più indicate in alternativa al tabacco. Allo stesso tempo, alcune specie come la camomilla, la calendula, l’escolzia, la malva ed altre hanno una buona richiesta sul mercato, per cui possono interessare qualche centinaia di ha, da coltivare attraverso contratti con l’industria operante nel comune di Specchia. Nel corso di un incontro con la società Lachifarma sono stati presi accordi per la messa a punto della filiera produttiva della Artemisia annua L., specie di grande interesse per l’estrazione di principi attivi nella produzione di farmaci antimalarici, molto richiesti in molti paesi in via di sviluppo. L’attività sull’Artemisia dovrebbe avere inizio in primavera. 31 Un rilevante interesse è stato dimostrato per una maggiore affermazione della bietola da zucchero, già presente da diversi anni nel Salento, il cui futuro è ovviamente legato alle disposizioni comunitarie. L’industria saccarifera del Molise, con sede a Termoli, estende il suo bacino di approvvigionamento della bietola in gran parte del foggiano, ma è presente nel salento e nella pianura metapontina, ove è possibile ottenere del prodotto più precoce, consentendo l’anticipo della campagna bieticola con allargamento del calendario di raccolta. Per tale ragione il mondo industriale bieticolo sollecita una maggiore espansione in tali aree. Sotto l’aspetto tecnico, la coltura della bietola a ciclo autunno-primaverile a raccolta anticipata a fine giugno, nel salento è abbastanza interessante sia nella programmazione della campagna di lavorazione industriale sia per il minor fabbisogno di irrigazione, per cui si giustifica l’attuale presenza per la validità dei discreti risultati economici. In accordo con il settore industriale saccarifero, è da sostenere l’attuale espansione della coltura, con interventi nel miglioramento delle agrotecniche e ad eventuali sostegni ai produttori. Il settore saccarifero ha dichiarato che nel salento ci sono i presupposti per un ulteriore aumento delle superfici anche fino a 1.500 ha. E’ da considerare che la bietola è una coltura da rinnovo, che nella regione pugliese riesce ancora a ricevere il parere favorevole degli agricoltori per la discreta redditività. Di un certo rilievo anche l’attenzione per nuovi prodotti cerealicoli, a base di farro ed orzo e per leguminose da granella. È da prevedere che le attuali disposizioni CEE nei riguardi degli aiuti alle coltivazioni agrarie possano modificare l’attuale tendenza alla monocoltura del grano duro e favorire colture alternative, con una maggiore diffusione di leguminose da granella, non solo per il consumo alimentare diretto, ma anche per l’impiego mangimistico. Particolare attenzione è stata posta al farro ed orzo tra i cereali e pisello proteico e cece tra le leguminose da granella. ***** Da questa preliminare analisi del salento, coadiuvati dagli interventi degli operatori di vari settori, sono emerse interessanti indicazioni per incentivare le attività dimostrative e sperimentali su un ampio numero di specie, che potrebbero rappresentare una possibile alternativa al tabacco. Ovviamente, gli attuali sforzi tecnici sono rivolti a migliorare la produttività, sia per gli aspetti quantitativi che qualitativi. In parallelo, a questa fase preliminare di incontri ed analisi per la crescita dell’agricoltura salentina, sono in fase di allestimento delle prove sperimentali, uno presso la sede dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco di Lecce, altri presso i campi sperimentali del Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali di Bari, in tre località (Monopoli, Policoro (MT), Gravina (BA), abbastanza differenti. In sintesi, l’U.O. di Bari ha in corso le seguenti attività: 1) Realizzazione campi catalogo di specie tipiche meridionali 2) Valutazione di ordinamenti colturali alternativi 3) Completamento dell’indagine conoscitiva sulle prospettive di nuovi indirizzi produttivi del salento, con particolare attenzione alle aree tabacchicole 4) Valutazione di varietà di patata per la coltura primaticcia 5) Possibilità di produzione di tubero seme di patata 32 6) Studi ecofisiologici finalizzati alla valutazione dei parametri ambientali sulle caratteristiche qualitative delle colture 1. Creazione campi catalogo di specie tipiche Il Salento vanta antiche tradizioni gastronomiche, dovute all’influenza degli usi dei popoli invasori venuti dal mare che hanno arricchito, condizionato e a volte modificato i sapori originari. Si pensi, ad esempio, al cece, all’orzo, all’avena. La rivalutazione di queste antiche tradizioni può rappresentare un elemento utile per la tipicizzazione dei prodotti. A tal riguardo sono stati realizzati campi dimostrativi con le seguenti specie: 􀂃 Cece (18 tra varietà, biotipi e linee sperimentali: Para 4, Para 3 PA 21, Pascià, Corlian, Ella 6287, Nero, PA 3, Athenas, Para 7, PA 34, Paki 459, Paki 609, Sultano, Paki 304, Bianka, Molian, Kairo ) 􀂃 Lenticchia (3 varietà) 􀂃 Lupino (2 linee, uno a utilizzo alimentare (locale di Locorotondo), l’altro a destinazione zootecnica (Multitalia) 􀂃 pisello proteico 􀂃 frumento duro (Kronos, Meridiano, Duilio, Portobello, Svevo, Iride, Bronte, Claudio, Canonizzo, Lesina, Simeto 􀂃 avena (Rogarotto) 􀂃 frumento tenero Craklin Carisma Sagittario 􀂃 farro (Padre Pio, Davide, Mosè) 􀂃 segale (Ascari) 􀂃 orzo (Otis, Dasio) 􀂃 cicoria (Locale di Maglie) 􀂃 cetriolo (Locale di Corigliano) Tali specie sono stati poste in campi collezione ripetuti in diverse località, al fine di individuare i materiali più interessanti. La semina di frumento duro, frumento tenero, avena, orzo, lupino e pisello proteico è stata effettuata a Monteroni in data 15/12/2004, a Monopoli in data 18/12/2004, a Gravina in data 06/01/2005. Per quanto riguarda il cece, la semina è stata effettuata il 16/02/2005 a Monopoli, il 21/02/2005 a Gravina, durante il mese di marzo a Lecce. Per la lenticchia la semina sarà effettuata nel prossimo marzo per tutti gli areali. Delle diverse linee poste a confronto saranno valutate le capacità produttive di ciascuna linea e gli aspetti qualitativi, al fine di caratterizzare il prodotto. Lo schema sperimentale relativo a tale attività a riportato in allegato I 2.Valutazione di ordinamenti colturali alternativi L’introduzione di nuove colture negli ordinamenti colturali richiede studi relativi al razionale utilizzo del fattore suolo, al fine di massimizzare il reddito con l’uso di tecniche agronomiche in grado di ridurre l’intervallo tra la raccolta della coltura principale e la semina dell’intercalare, tenendo in considerazione la perdita di fertilità agronomica dei suoli. Per il raggiungimento di questi importanti obiettivi è necessario adottare tecniche agronomiche capaci di conservare gli equilibri edafici del suolo e la produttività dello stesso per le generazioni future. 33 Vanno inoltre valutati aspetti legati al grado di intensificazione dei terreni, legato all’indirizzo produttivo aziendale, più intensivo in aziende a carattere orticolo, con disponibilità di acqua irrigua, più estensivo nelle azienda cerealicole, caratterizzate da estensioni maggiori e minor possibilità di utilizzo dell’irrigazione. A tal fine sono state impostate 3 tipologie di rotazione quadriennale alternative: - cerealicolo estensivo (girasole, cereale, cereale, erbaio) In tale rotazione è stato impostato un parcellone della dimensione di circa 400 mq suddiviso in quattro sub-parcelle seminate ciascuna con una delle specie da alternare nell’avvicendamento. Sono state utilizzate le seguenti varietà: - Davide (Farro) - Rogarotto (avena), - un miscuglio contenente avena (cv Rogarotto), veccia (cv. Sauro), orzo (cv Dasio) per quanto riguarda l’erbaio. Queste tre parcelle sono state seminate in data 15/12/2004 presso l’azienda di Monteroni (LE). Per quanto riguarda il girasole, specie primaverile estiva, la semina è prevista per la prima decade di marzo. - cerealicolo intensivo (bietola, grano tenero, patata da seme + pomodoro, leguminose) Anche in tal caso è stato impostato un parcellone della dimensione di 400 mq suddiviso in quattro sub-parcelle di 100 mq ciascuno ove sono state seminate le seguenti varietà: - Monautunno (bietola) - Sagittario (frumento tenero) - Patata da seme (cv Sieglinde) - Leguminose (cece/lenticchia) La bietola e il frumento sono stati seminati in data 15/12/2004, mentre per quanto riguarda la patata, la semina è stata effettuata in data 09/02/2005 Il pomodoro, specie tipicamente estiva, sarà posto a dimora in maggio, dopo la raccolta della patata da seme. - orticolo (insalata/pomodoro, patata novella/cetriolo, cicoria/ fagiolo, cavolfiore/peperone) Anche in tal caso è stato impostato un parcellone della dimensione di 400 mq suddiviso in quattro sub-parcelle di 100 mq ciascuno ove sono state seminate le seguenti varietà: patata (cv Sieglinde) La semina della patata è stata effettuata in data 10/02/2005 Le altre specie saranno seminate in primavera. In tutte e tre le rotazioni saranno effettuate valutazioni sulla produttività delle colture in rotazione, la loro redditività, aspetti legati all’impatto ambientale. Saranno inoltre valutati aspetti legati alla compatibilità del sistema colturale con la disponibilità di manodopera in loco. Lo schema sperimentale è riportato in allegato II 3. Valutazione di varietà di patata per la coltura primaticcia La coltivazione della patata primaticcia si estende, nel Salento su 2.400 ha, nella zona di Galatina. 34 Essa si basa su un numero limitato di cultivar: ‘Sieglinde’ , ‘Spunta’ e ‘Nicola’, che rappresentano circa il 90% del panorama varietale. La possibilità di incrementare la coltivazione della patata richiede la risoluzione di problemi legati a: a) la concentrazione dell’offerta in periodi limitati di tempo, b) alla raccolta anticipata dei tuberi non maturi con peggioramento delle caratteristiche qualitative e deprezzamento del prodotto, c) una riduzione, negli ultimi anni, della componente di esportazione estera (soprattutto verso la Germania) per le vecchie varietà coltivate, con maggiore pressione del prodotto sul mercato interno A questo si aggiunga anche il ruolo svolto dalle produzioni di alcuni Paesi del Bacino del Mediterraneo quali Spagna, Marocco, Cipro, Egitto e Tunisia, che in questi ultimi anni hanno progressivamente aumentato le superfici a patata precoce ed aumentato la loro presenza sui mercati. Questo quadro suggerisce la necessità di sviluppare iniziative sperimentali rivolte all’individuazione di nuove cultivar di patata capaci di rafforzare la componente fondamentale dell’esportazione verso i mercati del nord Europa e di aprire nuovi spazi commerciali nel mercato interno La scelta varietale rappresenta un momento importante nella programmazione colturale, in quanto ad essa si attribuisce un peso determinante per la buona riuscita della coltura. Le difficili condizioni climatiche che accompagnano il ciclo biologico della coltura precoce fanno sì che non tutte le cultivarin contesti ambientali profondamente differenti da quelli italiani, siano in grado di manifestare un adeguato adattamento. Le principali caratteristiche che una cultivar adattabile alla coltura extrastagionale deve possedere sono: 1) ciclo breve; 2) buon ritmo di accrescimento vegetativo in condizioni di temperature moderatamente basse; 3) precoce differenziazione dei tuberi ed elevato ritmo di accrescimento degli stessi nelle prime fasi del processo di tuberificazione; 4) indifferenza al fotoperiodo, unita ad una buona resistenza alle più comuni avversità parassitarie; 5) elevata capacità produttiva; 6) tubero di dimensioni medie, a pasta gialla e tenuta della stessa dopo cottura al vapore, nonché buon indice di lavabilità. A tal fine grande importanza assume la sperimentazione finalizzata a valutare la capacità di adattamento al ciclo vernino-primaverile della coltura precoce. La presente linea di ricerca, condotta in collaborazione con l’associazione provinciale Produttori patate, intende valutare la possibilità di introduzione di nuove varietà. In particolare, nel 2005, è stato allestito un campo sperimentale, in Agro di Lecce, ove sono state poste a confronto le seguenti varietà: Volumia Elisabeth, Spunta, Safrane, Gourmandine, Isci 67, Annabel, Marabel, Inova, Princess, Arnova, El paso, Sieglinde. La semina è stata effettuata in data 07/02/2004 utilizzando uno schema sperimentale a blocchi randomizzati. La distanza tra le file adottata è stata i 90 cm tra le file e 20 sulla fila, al fine di favorire la meccanizzazione di tutte le operazioni colturali. In allegato III si riporta lo schema sperimentale di tale linea di ricerca 4. Possibilità di produzione di tubero-seme di patata L’Italia è fortemente carente nella produzione di tubero seme tanto che nell’analisi dei costi per la produzione della patata l’acquisto di questo materiale rappresenta una delle voci più elevate. 35 Il buon esito della coltura è strettamente correlato all’uso dei tuberi-seme di qualità, caratterizzato da un buono stato sanitario e dall’ottimale stato fisiologico, in quanto una sua alterazione comporta una crescita più lenta e perdite di produzione. La dormienza dei tuberi viene definita come il periodo di tempo durante il quale i tuberi non sono in grado di germogliare a causa di fattori endogeni, anche se le condizioni esogene non sono limitanti (Hemberg 1985). Il periodo di dormienza può essere suddiviso in un fase iniziale di vera dormienza (rest period), condizionata esclusivamente da fattori endogeni, ed un fase di quiescenza (quiescent period o dormant period) che si verifica quando i fattori esogeni risultano limitanti. Particolarmente problematica risulta la coltivazione della patata di secondo raccolto o bisestile, a causa della indisponibilità sul mercato di tubero seme di idonee caratteristiche da destinare a tale tipo di coltivazione, che risulta il fattore produttivo limitante per il conseguimento di rese accettabili. Diverse ricerche condotte nell’Italia meridionale hanno evidenziato che, con particolari accorgimenti (Marzi et al, ), è possibile produrre tuberi seme da coltura a semina invernale (precoce) e raccolta a fine maggio inizio di giugno, da destinare sia alla a semina estiva (bisestile), con possibilità di conseguire rese accettabili, come anche a quella invernale, utilizzando adeguate tecniche di conservazione del tubero-seme. A tal fine è stata impostata una prova utilizzando del tubero seme della cv. Sieglinde della Classe Elite, da destinare alla produzione di tubero seme Le semine sono state effettuate il 09/02/2005 su terreno mai destinato a tale tipo di coltura. La conduzione della prova prevederà: - un monitoraggio della presenza di afidi al fine di intervenire alle prime catture ed assicurare la conduzione in sanità della coltura. - concimazione azotata con dosi contenute di azoto al momento dell’induzione alla tuberizzazione, al fine di assicurare un accrescimento contenuto dei tuberi e un accorciamento del periodo di dormienza dei tuberi raccolti (vedi Vecchio et al, 2001) - trattamento con dissecante al fine di ridurre il rischio di attacchi afidici e il contenimento dell’accrescimento dei tuberi - test virologici per verificare la sanità del tubero seme prodotto - conservazione dei tuberi raccolti, del calibro 35-55 mm, in magazzino a 10- 12°C, al fine di assicurare un decorso ottimale del periodo di dormienza. - illuminazione 2-3 giorni prima della raccolta al fine di assicurare una rapida germogliazione dei tuberi. I tuberi cosi trattati saranno poi seminati in coltura bisestile, confrontando poi le rese fra i tuberi cosi ottenuti e quelli comunemente utilizzati dagli agricoltori, generalmente provenienti dallo scarto di raccolta dei tuberi di coltura precoce. 5. Studi ecofisiologici finalizzati alla valutazione dei parametri ambientali sulle caratteristiche qualitative delle colture La produttività delle colture agrarie è fortemente influenzata dallo sviluppo fogliare, responsabile dell’intercettazione luminosa e della produttività della coltura. A tal fine, la misurazione del LAI risulta fondamentale per rilevare l’andamento vegetativo della coltura. Molti dei fattori limitanti la produzione si manifestano attraverso la riduzione della superficie fogliare, con riduzione della produttività. 36 Uno dei principali obiettivi di una efficiente gestione agronomica delle colture consiste nel massimizzare l’intercettazione della radiazione solare, creando le condizioni per uno sviluppo adeguato dell’area fogliare. Attraverso la realizzazione di campi dimostrativi in diverse località, utilizzando una specie per ciascuna famiglia studiata (cereali, leguminose, solanacee), è stato avviato uno studio di caratterizzazione ambientale, andando a valutare l’influenza di interventi tecnici fortemente miglioratori sulla produttività (irrigazione, concimazione, trattamenti fitosanitari) ad alto impatto ambientale. Lo studio dell’influenza di interventi agronomici fortemente miglioratori sullo sviluppo fogliare prevederà la misurazione di questo parametro al momento tramite misurazioni utilizzando metodi indiretti, attraverso stumenti portatili ( Accupar LP-80), e introducendo metodiche di misurazione basati sulla modellazione tridimensionale della vegetazione (Casa, 2002). La presenza di campi in località differenti consentirà di ottenere dati in condizioni pedoclimatiche differenti, al infine di valutare fattori edifici limitanti. Le misurazioni saranno effettuate durante le seguenti fasi: cereale - emergenza - accestimento - levata leguminose: - emergenza - formazione delle ramificazioni secondarie - levata - fioritura - allegazione solanacee - emergenza a cadenza di dieci giorni dopo la emergenza Metodi di confronto: - distruttivo (Area meter) - strumenti di campo (ceptometro) - telerilevamento (attraverso fotografie con macchina fotografica a raggi infrarossi e analisi d’immagine) Lo studio sarà infine completato, in fase di raccolta, andando a valutare l’entità delle rese e le caratteristiche qualitative dei prodotti ottenuti. La finalità dello studio è una analisi comparativa della risposta ambiental alla coltura, utile per definire quali interventi agrotecnici sono da prevedere per ottimizzare i risultati produttivi nelle differenti condizioni pedo-climatiche. 37 3. U.O. Università di Lecce – Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali Prof. Silvano Marchiori – Resp. Unità operativa L’attenzione del dipartimento di Lecce si è concentrato sulle cosiddette colture di nicchia, ovvero quelle che, in funzione di una produzione ben caratterizzata dal punto di vista geografico, si possono considerare tipiche del territorio salentino e che ben si prestano, pertanto, al mercato dei prodotti locali. Ovviamente la chiave per il successo di queste colture sta nella diversificazione colturale e nella coltivazione su piccola scala. Sarebbe, inoltre, da promuovere una politica consortile e di valorizzazione commerciale del prodotto, al fine di poterlo collocare oltre che sui mercati locali anche nei canali della media e grande distribuzione. Dopo aver suddiviso le colture più interessate al progetto in tre gruppi: colture arboree, Colture erbacee e Piante officinali, il Responsabile passa ad esaminare il primo gruppo facendo particolare attenzione alle piante arboree minori (cotogno, fico, fico d’india, gelso, melangolo, amarena, giuggiolo). Al secondo gruppo appartengono le colture erbacee tipiche del Salento. Dopo un esame delle specie interessate si sono individuate quelle, in considerazione dei limiti temporali ed economici del progetto, sulle quali si concentrerà l’attenzione dell’U.O.: cavolo mugnolo, pastinaca locale, pomodoro (cv. locale di Marciano), erba di S.Marina (Buglossoides purpurocoerulea) . L’attività sarà svolta nell’Orto Botanico del polo scientifico Ecotekne dell’Università degli Studi di Lecce in cui vengono coltivati verdure, legumi ed ortaggi più rappresentativi dell’alimentazione salentina. L’attività prevede l’adozione di una tempistica e di tecniche alternative legate al territorio in cui si va ad operare. Le tecniche di coltivazione saranno impostate secondo un protocollo di coltivazione già concordato nell’ambito dell’Orto Botanico ed in rispetto alle sequenze delle coltivazioni tradizionali. 38 4. U.O. Università di Napoli Facoltà di Agraria – Dipartimento di Arboricoltura, Botanica e Patologia vegetale Prof.ssa Daniela Alioto – Resp. Unità operativa L’attività di ricerca è stata incentrata sul prosieguo dell’opera di monitoraggio delle malattie fungine e virali delle piante erbacee, orticole e non in Campania. Nel caso specifico le ricerche si sono concentrate nelle province di Benevento e di Avellino e sono state di tipo diagnostico ed epidemiologico necessaria per attuare una buona profilassi. Il tabacco nella provincia di Benevento subisce danni cronici da nematodi galligeni (Meloidoyne spp.), da funghi tellurici (Phytophtora spp., Rhizoctonia sp.e Fusarium sp.) e da virus. In particolare i virus più presenti sono il virus del mosaico del cetriolo (CMV), il virus y della patata (PYV) ed il virus del mosaico dell’erba medica (AMV). In questa prima fase operativa, data la limitatezza temporale disponibile non è stat ancora instaurata una stretta collaborazione operativa con l’IST di Scafati, l’ISCI di Battipaglia ed il CNR di Ercolano, che pure si realizzerà necessariamente a partire dall’avvio concreto della fase agronomica del progetto. Al momento, però, sembra di poter concludere che la situazione sanitaria dovrà essere intensamente ed estesamente monitorata se si vuole giungere ad una valutazione più realistica considerato la grande variabilità ambientale degli areali ricadenti nelle province di Salerno e Benevento. 39 5. U.O. C.N.R. – Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo Dott. Riccardo D’Andria – Resp. Unità operativa Sulla base dei risultati da prove di campo dell’ISAFoM già realizzata nel beneventano le specie che hanno fornito i migliori risultati sono state il pomodoro, l’olivo da mensa ed il gladiolo da fiore reciso e per la produzione del materiale riproduttivo. Il pomodoro da industria e da consumo fresco sono colture della tradizione agricola campana. Tra le nuove cv il tipo cherry è interessante per l’intera filiera, produzione in campo e industria conserviera. E’ stato dimostrato che queste cv possono essere coltivate con buoni risultati nelle aree interne senza l’apporto irriguo c con apporti limitati ad alcune fasi del ciclo critiche per la formazione della produzione. Per quanto riguarda la qualità del prodotto da destinare all’industria dovrebbero essere messi a punto protocolli di programmazione che, prendendo in considerazione le epoche di impianto e la durata del ciclo colturale, diano la possibilità di organizzare la distribuzione in base alla capacità lavorativa sia dell’industria che dei produttori agricoli. Questo potrebbe contribuire al mantenimento di elevati standard di qualità durante il processo di produzione/trasformazione. Tra le altre colture di interesse per l’area considerata, vengono citate: l’olivo, la vite da vino e tra le colture floricole il gladiolo. Tra le colture da inserire nei piani di riconversione del tabacco vengono proposte diverse linee di farro, grano saraceno, gladiolo, senape. Ai primi di dicembre è stato seminato il farro. 40 6. U.O. C.R.A. - Istituto Sperimentale per le Colture Industriali – S.O.P. di Battipaglia Dott. Italo Giordano – Resp. Unità operativa L’andamento del mercato degli ultimi anni e le recenti iniziative per la lotta al tabagismo previste dalla Comunità e tendenti a contenere la produzione di tabacco, hanno determinato un calo considerevole delle superfici investite a tabacco e delle relative produzioni anche nella Regione Campania. Le zone regionali maggiormente toccate dalla crisi sono le aree interne collinari del Beneventano e alcune piccole aree interne del Salernitano collocate al margine della Piana del Sele, al confine con il vallo di Diano o anche quelle ai confini con l’Agro Sarnese-Nocerino. Una delle possibili azioni di intervento per ridurre al minimo l’impatto sull’occupazione e sui redditi derivanti da una drastica riduzione della coltivazione del tabacco in queste aree è rappresentata dalla possibilità di riconversione aziendale con la sostituzione parziale o completa di questa coltura con altre che riescano a garantire adeguati livelli di reddito. La scelta dovrebbe ricadere sulla coltivazione di specie di elevato interesse commerciale ed a basso impatto ambientale. Sulla base di studi precedentemente condotti da questo Istituto ed in considerazione dei risultati di indagini condotte presso gli agricoltori delle aree interessate, anche attraverso la compilazione di appositi questionari, si ritiene di individuare come possibili alternative al tabacco: il pomodorino da industria per le aree interne del Beneventano; ecotipi locali di ortive (il “Fagiolo di Controne” per le aree interne della valle del Sede e il pomodorino “Corbarino” per le zone limitrofe all’Agro Sarnese-Nocerino). Allo stato attuale delle ricerche effettuate si evidenzia come la coltivazione del pomodorino da industria potrebbe sicuramente rappresentare, per le aree interne del Beneventano, una valida ed interessante alternativa alla coltivazione del tabacco. In tali zone, esso, potrebbe imporsi come prodotto tipico di qualità ad alto valore aggiunto, soprattutto se tutelato da un marchio che ne attesti e ne garantisca l’origine e le specifiche caratteristiche qualitative legate al territorio ed alla tecnica di produzione. Precedenti sperimentazioni hanno, inoltre, evidenziato che, negli areali del Beneventano è possibile rispettare, per la coltivazione del pomodorino da industria, quanto prescritto dai disciplinari di lotta fitopatologica integrata, per cui le produzioni ottenute possono ritenersi, a tutti gli effetti, derivanti da coltura integrata. L’attività programmata prevede lo svolgimento di prove di confronto varietale, allo scopo di individuare, fra i numerosi materiali genetici disponibili (sia ibridi che varietà standard), quelli più idonei per gli ambienti in studio. Saranno, inoltre, condotte prove di tecnica colturale (con particolare riferimento all’irrigazione), allo scopo di definire l’agrotecnica più idonea per conseguire i migliori risultati quanti-qualitativi. Con riguardo al fagiolo, si punterà sulla diffusione di ecotipi locali già consolidati, sia in considerazione dell’elavato valore aggiunto rappresentato dalla specificità delle caratteristiche organolettiche e nutrizionali di tali ecotipi, sia in considerazione del loro elevato valore biologico (rapporto simbiontico per la fissazione dell’azoto) che fanno, di queste colture, delle alternative insostituibili per l’attuazione di avvicendameni colturali a basso impatto ambientale. L’attività programmata sarà condotta in stretta collaborazione con l’Istituto Sperimentale per il Tabacco di Scafati (per lo studio delle problematiche fitopatologiche 41 di natura fungina e per la valutazione qualitativa del prodotto); con il Dipartimento di Arboricoltura, Botanica e Patologia Vegetale dell Università “Federico II” di Napoli (per lo studio delle problematiche fitopatologiche di natura virale); con il CNR-ISAFoM (per studi riguardanti l’irrigazione). 42 CONCLUSIONI Quanto alla realizzazione degli impegni progettuali, dichiarati nella tabella dei “tempi di attuazione del progetto” si fa presente che, dalla lettura dei documenti presentati dai responsabili delle Unità Operative, risultano ottemperati gli impegni progettuali corrispondenti alle seguenti voci: 1. Verifica sui territori interessati delle colture tipiche e di quelle che attualmente sono utilizzate in aggiunta o già in alternativa al Tabacco; 2. Studio degli attuali sistemi di coltivazione nelle zone interessate al programma (adempiuto attraverso la somministrazione di questionari); 3. Descrizione ambientale e climatica delle zone interessate; 4. Analisi del contesto e delle strutture agricole; 5. Analisi compatibilità economica e politica delle alternative, tenendo conto anche delle tradizioni colturali delle zone interessate dal progetto e degli indirizzi provenienti dal tavolo di concertazione; 6. Impostazione della verifica agronomica delle alternative colturali. Quanto all’impegno a verificare “il Tabacco come alternativa al tabacco” e cioè la possibilità di coltivare nelle zone interessate, in particolare nel Salento, altre specie di tabacco economicamente convenienti, si è rilevato nel corso delle indagini effettuate che ove è risultato possibile la sostituzione dei tabacchi orientali con altri tipi (in particolare il tipo Bright ed il Kentachy), ciò è già da tempo avvenuto e comunque oggi sarebbe non conveniente. La circostanza è confermata nell’intervento del Dott. Auriemma, Responsabile Nazionale della Coldiretti del Tabacco, nell’incontro del 17 settembre 2004 a Scafati (v. relativo verbale). Pertanto detta verifica non avrà bisogno di essere realizzata nella fase della sperimentazione in campo. Potrebbe invece risultare utile verificare sul piano economico la possibilità di non procedere alla riconversione del tabacco per quel prodotto “di qualità”, che continuerà a rendere agli agricoltori, in ragione del fatto che le intese di recente raggiunte a livello europeo rendono compatibile la coltura con il finanziamento consentito in regime di disaccoppiamento (il tabacco cioè risulta coltura “ammissibile” ai fini del disaccoppiamento). Non risulta, invece, del tutto adempiuto il seguente impegno progettuale (o comunque non si rinviene nella documentazione alcun riferimento espresso ad essi): Studio sulla razionale gestione dell’ambiente agricolo per assicurare una qualità totale”. Per esso, in qualità di nuovo Direttore Incaricato dell’I.S.T. e responsabile della rispettiva U.O. ho intenzione di istituire una commissione di studio composta dai Dott.ri Contillo, Abet e Interlandi dell’IST e dai Dott.ri Giordano dell’ISCI e D’Andria dell’ISAFOM - CNR. A conclusione del primo semestre di attività relativa al progetto Co.Al.Ta., si deve esprimere soddisfazione per lo stato di avanzamento del progetto. Indubbiamente si sono registrate non poche difficoltà di avvio, legate anche alla natura non consueta del progetto di riconversione, che presuppone il continuo confronto fra i centri di ricerca coinvolti direttamente nel progetto (Unità Operative) ed i soggetti espressione del mondo istituzionale agricolo, nonché fra gli aspetti di natura propriamente agronomica e le problematiche di tipo socio-economico. Detta difficoltà si è acuita anche in ragione dell’avvicendamento realizzatosi durante il primo semestre di svolgimento del progetto nella guida dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco, Ente Attuatore del Co.Al.Ta. per conto del Mipaf, al Prof. Antonio Ragozzino del sottoscritto, Dott. Raffaele D’Amore, attuale Direttore Incaricato (che, pertanto, svolge, nella qualità, le funzioni di 43 responsabile dell’Unità Operativa dell’IST e di Coordinatore del Progetto). Difficoltà si sono presentate anche per la rendicontazione amministrativa delle spese sostenute dalle singole unità operative, soprattutto in ragione del fatto che la prima fase di attuazione del progetto non ha richiesto l’adozione di particolari impegni di spesa, questo sia a causa del ritardo nelle assunzione di borsisti che dell’avvio – già previsto in progetto –, solo a partire dal mese di gennaio, della fase agronomica e delle più cospicue spese ad essa relative. Nonostante dette difficoltà, si deve tuttavia sottolineare l’impegno profuso da tutti i responsabili delle Unità Operative coinvolte nel progetto e dai ricercatori, che sono riusciti ad avviare l’attività sperimentale assolvendo in larga misura ai compiti assunti. Per dare ulteriore impulso allo svolgimento dell’attività di ricerca, si chiederà formalmente all’AGEA ed al Mipaf che sia concessa una proroga di sei mesi per la conclusione dell’intero progetto, così da consentire una più congrua sperimentazione delle colture prescelte come alternative al tabacco, utilizzando tutto il personale di ricerca a contratto, che ha in larga misura preso servizio solo a partire dal gennaio 2005. Si allegano: 1) i verbali dei Tavoli di lavoro citati; 2) Copia delle relazioni presentate dalle singole unità operative, con particolare riferimento alle descrizioni pedoclimatiche e agli aspetti agricoli delle due principali aree interessate al progetto di riconversione. Il presente rapporto sarà presentato alla stampa in data 10 marzo, ore 12,00, presso l’Hotel Tiziano di Lecce ed in data 22 marzo, ore 12,00, presso l’Hotel President di Benevento e pubblicato sui siti Internet delle Unità Operative. Scafati, 7 febbraio 2005 Il Project Manager Co.Al.Ta. Il Coordinatore del Progetto Co.Al.Ta. Prof. Marco Galdi Dott. Raffaele D’Amore Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 SCHEDA DI PROGETTO 1. Tematica e Filiera Analisi e valutazione di ordinamenti produttivi alternativi nelle aree a riconversione del tabacco – ii fase 2. Titolo Colture alternative al tabacco – II fase 3. Acronimo CO.AL.TA. 2. 4. Tipo di progetto 11.1. Ricerca 11.1. Sviluppo 11.1. Dimostrativo Misto X 5. Durata (mesi) 24 mesi 6. Finanziamento complessivo richiesto (€) € 2.200.000,00 7. Coordinatore di Nome e COGNOME Dott. Raffaele D’Amore progetto Istituzione di appartenenza Indirizzo, telefono, e-mail Direttore Istituto Sperimentale per il Tabacco – C.R.A. Via P. Vitiello, n. 108 – 84018 – Scafati e-mail: progettocoaltadue@tiscali.it 8. Istituzione di appartenenza Denominazione: C.R.A. - Istituto Sperimentale per il Tabacco Indirizzo: Via P.Vitiello, 108 – 84018 – Scafati (SA) Tel.: 081.8563611, Fax: 081.8506206, e-mail: istab@niserv.uniplan.it CODICE FISCALE: 80007990650 PARTITA I.V.A.: 01202180657 N. di conto contabilità speciale presso la Tesoreria centrale e provinciale dello Stato ai sensi della legge 29.10.1984, N. 720 di "Istituzione del sistema di Tesoreria unica per Enti ed Organismi pubblici" 0169096 (Per le Istituzioni di ricerca che non hanno autonomia finanziaria amministrativa dovrà essere indicato il N. di conto contabilità speciale della amministrazione di appartenenza) N. di C/C bancario 30023774 presso Banca di Credito Cooperativo di Scafati e Cetara – ABI 08855 – CAB 76490 Si precisa che i titoli, ai sensi della normativa vigente dovranno essere emessi SENZA la produzione della bolletta di incasso Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-2 9. Curriculum del coordinatore di progetto e pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento (max 1 pag) Curriculum del Dott. Raffaele D’Amore Coordinatore del progetto e responsabile dell’Unità Operativa dell’I.S.T. 1968 - Consegue in dicembre la laurea in Scienze Agrarie presso l’Università degli Studi di Napoli. 1969 - Consegue l’abilitazione all’esercizio della professione di agronomo presso l’Università degli Studi di Napoli 1970/71 - Borsista al 6° Corso di specializzazione in Orticoltura presso il Centro di Specializzazione e Sviluppo Orticoltura Meridionale CSOM, Istituto di Agronomia, Portici (Na). 1/7/1972 – Nominato Sperimentatore presso la Sezione Centrale di Elaiografia e Miglioramento Genetico dell’Istituto Sperimentale per l’Olivicoltura di Cosenza. 1975 – Viene trasferito il 16/3/1975 all’Istituto Sperimentale per l’Orticoltura di Salerno ed assegnato alla Sezione di Tecniche Colturali. 1977/1984 – Nominato Direttore incaricato della Sezione di Tecniche Colturali dell’Istituto Sperimentale per l’Orticoltura di Salerno dal 21/1/1977 al 15/5/1984. 1976/1980 - Partecipazione come Responsabile dell’Unità Operativa al Progetto Finalizzato - CNR, Meccanizzazione delle operazioni colturali di specie orticole, con due schede di ricerca: Pomodoro e Cavolfiore. 1983/1984 - Ha collaborato con la Direzione del Corso ed ha svolto lezioni nell’ambito del 1° e del 2° Corso Internazionale di Specializzazione in Orticoltura, promossi dal Ministero degli Esteri C.E.C.T.I.. 1980/1986 - Responsabile della U.O. Sezione Centrale di Tecniche Colturali partecipa al Progetto Finalizzato Orticoltura con quattro sub-progetti: Cavolfiore e Brassicacee minori, Melanzana, Pomodoro da mensa e Colture Protette. 2/1/1984 - Nominato Direttore Straordinario della Sezione Operativa Centrale di Tecniche Colturali. 1985/1989 - Responsabile Scientifico dell’Unità Operativa afferente al Progetto CEE-Agrimed, Contratto n° 6317, su: Produzioni extrastagionali protette, ottenute da colture orticole alternative alle Solanacee finanziato dalla Commissione della Comunità Europea. Nell’ambito dell’attività ha collaborato con la Direzione dell’Istituto all’organizzazione del Convegno Internazionale CEEAgrimed del 24-25/1/1985 e con l’Istituto Nazionale dei Plastici all’organizzazione del convegno nazionale sulle Materie Plastiche nell’Agricoltura Mediterranea, Paestum, 2-4/4/1987. 1986/1990 – Ha partecipato in qualità di Responsabile dell’Unità Operativa Sezione di Tecniche Colturali al P.F. MAF Ricerche ed interventi per il miglioramento quantitativo e qualitativo delle leguminose da granella con due schede di ricerca afferenti ai sub-progetti: Fagiolo e pisello - Fava, cece e lupino. 2/1/1988 Confermato Direttore Ordinario della Sezione Operativa Centrale di Tecniche Colturali. 1991/1994 - Responsabile con il dr. Restaino del progetto CEE Transnational project optimization of out-of-season cropping in mild winter greenhouses, attività svolta in collaborazione con diverse Istituzioni di ricerca europee operanti nell’ambito dei Paesi del Bacino del Mediterraneo. 1996/2000 - Ha svolto attività in progetti di ricerca regionali in coltura protetta su specie e varietà orticole applicando le tecnologie della forzatura e della semiforzatura,. 1998/2002 – Ha partecipato al Progetto Nazionale Orticoltura del MIPAF, sottoprogetto Sistemi e tecnologie produttive in coltura protetta come responsabile di due schede di ricerca. Apprestamenti mediterranei per la coltivazione di orticole ed Impiego di portinnesti per la difesa da parassiti e patogeni tellurici. Dal 15 novembre 2004 è Direttore Incaricato dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco – C.R.A. 10. Parole chiave Colture – Alternative – Tabacco – 2 Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-3 12. Descrizione del progetto (max. 18 pagine) 12.1. Sintesi del progetto (max 2 pagine) Il COALTA.2 rappresenta un proseguimento del progetto COALTA.1, rispetto al quale estende a nuovi territori l’azione di sostegno alla riconversione. Le zone interessate comprendono: Puglia (Province di Brindisi e Lecce); Campania (province di Caserta, Avellino, Salerno e Benevento); Umbria (Alta Valle del Tevere); Toscana (Valdichiana) e Veneto (basso veronese e zone limitrofe alle province di Vicenza e Padova). La ricerca di utilizzazioni alternative delle risorse rese disponibili dall’abbandono della coltura del tabacco prenderà in considerazione un’ampia gamma di indirizzi, dalle produzioni vegetali, alimentari e no, a quelle zootecniche, fino a forme di utilizzo legate al turismo e allo sport. A tale scopo il progetto comprende le seguenti linee di attività: 1. studi dei contesti tabacchicoli, che approfondiscono ed estendono a nuove aree le indagini intraprese con il precedente progetto COALTA.1; 2. valutazione delle possibilità di filiere alternative di produzione vegetale e verifica di alcuni modelli produttivi; 3. valutazione delle possibilità di produzioni zootecniche e servizi ambientali e verifica di relativi modelli; Il progetto sarà condotto dalle seguenti unità operative: 1. CRA-IST. CRA, Istituto Sperimentale per il Tabacco, che provvederà anche al coordinamento; 2. IAO. Istituto Agronomico per l'Oltremare; 3. ISAFOM. CNR, Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo; 4. UNIPE-COLT. Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e della Produzione Vegetale - Sezione di Agronomia e Coltivazioni erbacee, Università degli Studi di Perugia; 5. CIRSEMAF. Centro Interuniversitario di ricerca sulla selvaggina e sui miglioramenti ambientali a fini faunistici; 6. IGV-PG. Istituto Genetica Vegetale, Università degli Studi di Perugia 7. CRA-ISOR. CRA, Istituto Sperimentale per l’Orticoltura - Sezione di Tecnologia e Commercializzazione La linea n.1 riguarderà sia la continuazione delle attività di ricognizione e caratterizzazione delle imprese tabacchicole intrapreso con il COALTA.1 nelle regioni meridionali e nel Veneto, sia l’estensione di tali indagini alle aree coltivate a tabacco della Toscana e dell'Umbria, e impegnerà in particolare le unità operative 1, 2, 3, 5 e 6. La linea di lavoro si raccorderà con il parallelo progetto INEA per lo studio degli effetti della normativa comunitaria e nazionale e degli aspetti socio-economici della riconversione della filiera del tabacco (progetto RIPTA). La sperimentazione prevista con la linea n.2 riguarderà produzioni vegetali per fini alimentari, per estrazione di essenze e principi farmacologici e per produzione di biomasse a fini energetici. Per le colture a fini alimentari suscettibili di valorizzazione per tipicità si provvederà a caratterizzare i prodotti in modo da assicurarne la tracciabilità, sviluppando allo scopo criteri e mezzi di diagnostica molecolare. Ove possibile, le prove agronomiche saranno integrate dallo studio di metodi di valorizzazione dei prodotti. Questa linea di lavoro impegnerà le unità 1, 3, 4, 5 e 7. Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-4 La linea di attività n.3, dedicata alla ricerca di soluzioni di utilizzo zootecnico e ambientalistico-venatorio, riguarderà la Valdichiana e possibilmente la Val tiberina, zone già interessate dallo sviluppo agrituristico, e sarà compito specifico dell’unità operativa n. 5. Ciascuna unità operativa provvederà a divulgare i risultati raggiunti in confronto con le parti interessate, per verificare l’accettabilità e le possibilità di sviluppo delle soluzioni raggiunte. L’attività di coordinamento comprenderà la gestione dei dati e delle informazioni derivanti dal progetto in modo da assicurare replicabilità, per eventuale continuazione delle ricerche, e accessibilità per le diverse parti interessate e il pubblico in generale. 12.2. Inquadramento del progetto negli obiettivi della programmazione del settore (max. 1 pagina) La riduzione dell’offerta è una delle misure per ridurre la diffusione del fumo di tabacco raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tra le azioni intraprese per il controllo del fumo, l’Unione Europea mira a ridurre drasticamente la produzione del tabacco negli stati membri, eliminando progressivamente il sostegno alla coltivazione e promuovendo la conversione verso attività alternative delle risorse materiali e umane attualmente impegnate nella filiera tabacco. Già l’OCM tabacco all’art. 13 del regolamento CE n. 2075/92 istituiva un fondo comunitario per finanziare studi volti a potenziare le opportunità di riconversione dei produttori di tabacco verso altre coltivazioni o attività. La riconversione dei produttori che a titolo individuale e su base volontaria intendano abbandonare l’attività nel settore è anche sostenuta da un programma di riscatto delle quote, con riduzione corrispondente dei limiti di garanzia. Con la riforma della Politica Agricola Comune, ratificata nel giugno 2003, si è inteso sostenere il produttore piuttosto che il prodotto, trasferendo la maggior parte del finanziamento disponibile dal sistema corrente al ‘pagamento unico aziendale’. Tale riforma permette di trasferire risorse dalle misure di mercato allo sviluppo rurale ed inoltre, essendo il pagamento unico condizionato al rispetto di norme ambientali, assicura il mantenimento degli alti standard di prodotto che i consumatori mostrano di desiderare. La separazione tra l’erogazione dei fondi strutturali UE ed il tipo di produzione (disaccoppiamento) riguarda anche la coltura del tabacco. Per attenuare le ripercussioni economiche ed occupazionali dell’abbandono della coltura, nell’aprile del 2004 è stato raggiunto un accordo di riforma che mantiene lo statu quo per il 2005 ed introduce il disaccoppiamento parziale degli aiuti dal 2006 al 2010. Tale periodo dovrebbe consentire un graduale adattamento verso altri usi delle superfici agricole attualmente coltivate a tabacco. Il sostegno allo sviluppo di iniziative specifiche per il passaggio dei tabacchicoltori ad altre attività agricole rientra pienamente tra le finalità del Fondo comunitario del tabacco e negli orientamenti della politica agricola comunitaria e nazionale. Proprio in vista di tale obiettivo nel 2004 la dotazione del fondo è stata portata dal 2% al 5% dell’intervento complessivo di settore. Il presente progetto risponde alla necessità di fornire ai produttori, alla pubblica amministrazione e ad altre parti interessate un supporto tecnico per la scelta di impieghi alternativi sostenibili delle risorse liberate dall’abbandono della tabacchicoltura, ai sensi dell’art. 14 lettera a) del Regolamento CE n. 2182/2002 del 6 dicembre 2002. Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-5 12.3. Stato dell’arte generale sull’argomento del progetto (max. 2 pagine) Le politiche dissuasive del tabagismo riguardano sia la domanda che l’offerta. Sul versante dell’offerta sono state considerate una varietà di politiche, tra cui: proibizione del consumo, restrizioni (per la gioventù), regimi di interventi su prezzi e costi, restrizioni al commercio internazionale, controllo del contrabbando, sostituzione della coltura e diversificazione produttiva (Banca mondiale, 2000). Attualmente, due terzi della produzione mondiale di tabacco sono prodotti da quattro paesi: Cina, Stati Uniti d’America, India e Brasile e solo due dei circa cento paesi produttori dipendono in larga misura dal tabacco come fonte non sostituibile di valuta: il Malawi e lo Zimbabwe. Diversi schemi sono stati sperimentati per sostituire il tabacco con altre colture. Tuttavia, eccetto che per il Canada, non sembra che finora tali schemi abbiano avuto molto successo come fattori di riduzione del consumo di tabacco, sia per la riluttanza dei tabacchicoltori a partecipare permanendo i prezzi dei tabacchi ai livelli correnti, sia per la prontezza di altri produttori ad entrare in attività (Aberg e Tedla, 1979; Al-Sadat e Zain, 1997; Altman et al., 1998). L’abbandono del tabacco a favore di altre colture può avere maggior successo nell’ambito di più ampi programmi di diversificazione produttiva. Nell’ambito del programma canadese per la diversificazione (anni ‘80), con incentivi economici, molti produttori hanno abbandonato la produzione, ma in buon numero lo avrebbero fatto indipendentemente dal programma (PAHO, 1992). In Australia, come risultato dei programmi di eliminazione del sostegno alla coltura e del riscatto delle quote, i produttori di tabacchi di minor pregio hanno lasciato il settore, mentre quelli rimasti hanno aumentato la scala produttiva. Negli Stati Uniti la ricerca di alternative al tabacco è stata molto attiva, motivata soprattutto dalle incertezze del mercato. Più di due terzi dei produttori hanno provato attività alternative negli anni recenti (Altman et al., 1996). Tuttavia tali sforzi non sono stati sistematici e gli incentivi finanziari non sono stati considerati sempre adeguati. Per la sostituzione si sono preferite colture familiari (es. ortive) o esotiche (es. ginseng). Un discreto successo sembra avere il programma intrapreso nel Maryland, basato su riscatto delle quote di produzione, sviluppo di infrastrutture per valorizzare le risorse naturali, formazione dei produttori, incentivi a collocare i terreni in schemi di preservazione del territorio (Tri- County Council for Southern Maryland, www.tccsmd.org/web/ag/agstrategy.html). Le alternative più ovvie sono state cercate tra le colture ad alto valore aggiunto e ad alta richiesta di lavoro: ortofrutticole e floricole. Anche nei paesi meno ricchi sono state identificate valide alternative in specie come la cassava in Brasile, la canna da zucchero in Kenia, peperoni, soia, cotone e varie crucifere in India. Nel complesso, le colture alternative identificate a livello mondiale superano la cinquantina, ma si ammette che sussistono vari ostacoli alla loro adozione (Yach, 1996). Colture di nicchia possono fornire rendimenti competititvi per un certo numero di aziende, ma una loro diffusione rischia di mandare giù i prezzi, annullando i vantaggi. Pertando le raccomandazioni di colture alternative al tabacco devono essere supportate da adeguate analisi di mercato, che prendano in considerazione la dimensione dei mercati potenziali, l’elasticità della domanda, le competizioni territoriali e i vantaggi comparati delle aree tabacchicole in termini di risorse, costi e accesso ai mercati. Nei diversi programmi per la riduzione delle colture di tabacco lanciati in India le condizioni di miglior successo sono risultate combinazioni di colture competitive, apprestamento di adeguate strutture di mercato, attivazione di linee di credito per gli agricoltori (Singh, 1998; Kaur, 2002). Gli studi condotti in merito mostrano che i programmi di diversificazione hanno maggior prospettive di successo come parte di più ampie iniziative volte a favorire lo sviluppo Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-6 economico generale delle aree tabacchicole, in modo da provvedere opportunità di impiego extra-agricolo (Jha e Chaloupka, 1999). Ciò può richiedere investimenti in infrastrutture, educazione e formazione, come pure un miglior accesso al credito per le piccole imprese (PEIDA, 1985). Un aiuto nel valutare le prospettive di successo delle possibili alternative può venire dalla costituzione di archivi informatici delle caratteristiche agro-ecologiche e delle risorse delle aree produttive, come pure delle risorse e delle esigenze gestionali aggiuntive necessarie (Bonoan, 1994). Con il progetto in via di conclusione COALTA.1 si è cercato di affrontare in maniera sistematica il problema delle alternative per le aree italiane a tabacchicoltura, considerando gli aspetti ecologici, agronomici ed economici delle possibili alternative colturali: verifica sui territori interessati delle colture tipiche e di quelle utilizzate in aggiunta o in alternativa al tabacco; ricognizione dei sistemi di coltivazione; descrizione delle condizioni eco-climatiche; analisi del contesto e delle strutture agricole; analisi di compatibilità economica e politica delle alternative; verifica agronomica delle alternative colturali. Tuttavia la breve durata prevista non consentirà di acquisire dati sufficienti per formulare soluzioni con fiducia di successo. Pertanto questo progetto si propone di approfondire le indagini iniziate, estendendole anche ad aree non toccate nel precedente ed ampliando il ventaglio delle opzioni considerate. Riferimenti Singh KD et al., 1998. Studies on feasibility and econpomic viability of tobacco-based intercropping systems in Bihar. Tobacco Research 24. Kaur S. Tobacco cultivation in India: time to search for alternatives. In Efrosymon D (ed) Tobacco and poverty: observations from India and Bangladesh. PATH (Canada). The Worl Bank, 2000. The economics of tobacco control. http://www1.worldbank.org/tobacco/reports.htm Aberg E, Tedla G, 1979. Tobacco and alternative crops, Report 77. Upsala: Swedish University of Agricultural Sciences, Dept. Plant Husbandry. Al-Sadat N, Zain Z, 1997. Diversification of tobacco farming in Malaysia. Proc. 10th World Conf. Tobacco and Health. Beijing. Altman DG, Levine DW, Howard G, Hamilton H, 1996. Tobacco farmers and diversification: opportunities and barriers. Tobacco Control 5, 192-8. Altman DG, Zaccaro DJ, Levine DW, Austin D, Woodell C, Bailey B, et al. 1998. Predictors of crop diversification: a survey of tobacco farmers in North Carolina. Tobacco Control 74, 376-82. Yach D, 1996. Tobacco in Africa. World Health Forum 17, 29-36. Jha P, Chaloupka FJ, 1999. Curbing the epidemic: Governments and the economics of tobacco control. The World Bank, Washington, DC. PEIDA, 1985. The tobacco industry in the European community, including Portugal and Spain. Edinburgh. Bonoan RR, 1994. Rezonification of tobacco-growing areas. Philippine Journal of Crop Science 19, 56. PAHO (Pan American Health Organization), 1992. Tobacco or health: status in the Americas. Scientific Publication N. 536. 12.4. Obiettivi generali e specifici (intermedi e finali) (max. 3 pagine) 12.4.1. Obiettivo generale Sostenere la riconversione dei produttori di tabacco verso altre produzioni o attività, ai sensi del Regolamento CE n. 2182/2002 del 6 dicembre 2002 (art. 14, lettera a), attraverso l’analisi e la verifica sperimentale di alternative di produzione vegetale o zootecnica-faunistica che, valorizzando le risorse disponibili, forniscano comparabili possibilità di remunerazione dei fattori produttivi. A tal fine si intende anche raccordare gli studi ambientali e le verifiche Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-7 sperimentali con le attività del parallelo progetto RIPTA, sui vincoli e le opportunità poste dalla legislazione comunitaria e sulla struttura dell’occupazione nelle aree tabacchicole. Le aree considerate allo scopo comprendono sia quelle studiate dal progetto COALTA.1 in via di conclusione (Salento e le province di Salerno e Benevento, con produzioni di tipi di tabacco a domanda debole), per validare i risultati fin qui ottenuti e sperimentare nuove alternative, sia quelle meno marginali per la tabacchicoltura (con tipi a domanda più sostenuta) che comunque sono colpite dalla riduzione del sostegno alla coltura (province di Caserta e Avellino, Valtiberina, Valdichiana, provincia di Verona e zone limitrofe). 12.4.2. Obiettivi specifici Determinare le caratteristiche fisiche e socio-economiche delle aree di coltivazione del tabacco e del loro contesto in Veneto, Toscana, Umbria, Campania e Puglia: ecologia e situazione corrente del settore primario e dell’ambiente rurale; aspettative e propensioni dei tabacchicoltori; presenza di produzioni tradizionali e tipiche suscettibili di sviluppo. Valutare le potenzialità delle aree interessate alla riconversione e la possibilità di introdurre nuovi ordinamenti produttivi, valorizzando anche colture tipiche trascurate in passato e tenendo conto in generale delle tendenze emergenti dal territorio. A tale scopo si cercherà di identificare zone agricole omogenee per formulare più specifici piani di riconversione, sviluppando e validando i primi risultati ottenuti con il COALTA.1, tenendo conto delle valutazioni sul regime di disaccoppiamento (progetto RIPTA). Inoltre si procederà alla verifica dei presupposti tecnico-economici per la riconversione di strutture esistenti o per l’insediamento di nuove strutture al fine di valorizzare le produzioni alternative attraverso trasformazione e commercializzazione. Sperimentare colture suscettibili di fornire prodotti valorizzabili per tipicità, provvedendo ad elaborare metodi di identificazione che consentano di commercializzarli con garanzia dell’origine. A tale riguardo si intende caratterizzare le varietà identificate come tipiche mediante analisi genomiche ed elaborare protocolli diagnostici per impiego a scopo di tracciabilità. Sperimentare filiere produttive orticole che consentano di esaltare le caratteristiche di sanità e salubrità ambientale di alcune delle aree tabacchicole considerate e che in generale siano caratterizzate da un basso impatto ambientale in regime di disaccoppiamento. Orticole e le erbe aromatiche potrebbero consentire di estendere i calendari di raccolta per prodotti a forte domanda o di fornire prodotti caratterizzabili per tipicità e qualità. Il coordinamento delle produzioni tra aree litorali e aree interne, traendo profitto dalle differenze climatiche, potrebbe dar luogo a un sistema di produzione pressoché continuo, soprattutto per le colture da foglia. La sperimentazione agronomica dovrà essere integrata dalla valutazione di metodi di raccolta e gestione dei prodotti idonei a valorizzarne la freschezza e le altre caratteristiche di qualità. Sperimentare filiere di produzione non alimentari (biomasse per impiego energetico, colture da fibra, farmaceutiche, ornamentali). Tra le colture per biomassa offre prospettive interessanti il pioppo a ciclo breve (annuo o biennale). Tra quelle da fibra si possono considerare il sorgo e la canapa, utilizzando per quest’ultima linee prive di TH-cannabinolo. Tra quelle per estrazione è particolarmente interessante l’Artemisia annua, produttrice di un efficace principio antimalarico in forte domanda, la cui sperimentazione è iniziata nel COALTA.1. Nell’ambito delle ornamentali si può considerare la produzione di fronde verdi o anche di fronde fiorite con frutti ornamentali, utilizzando tecniche a basso costo e impatto ambientale. Le prove dovranno essere condotte secondo un orientamento di filiera, integrando gli aspetti della prima trasformazione dei prodotti. Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-8 Integrare la sperimentazione agronomica delle colture alternative con varianti agrotecniche, confronti varietali e modalità di trattamento dei prodotti, in modo da definire sistemi di produzione ecologicamente compatibili e a basso impatto ambientale. A tale riguardo si intende anche valutare un protocollo di applicazione dell’azoto ‘a domanda’ basato sul monitoraggio colorimetrico della clorofilla per i suoli leggeri utilizzati preferibilmente per il tabacco Virginia bright, che richiedono un’attenzione particolare per evitare la lisciviazione dell’azoto. Monitorare lo stato fitosanitario delle sperimentazioni agronomiche di alternative colturali, al fine di valutarne la sostenibilità ecologica. A questo riguardo si intende studiare anche la condizione fitopatologica dei suoli a tabacco ed elaborare protocolli operativi per minimizzarne l’impatto negativo su altre colture. Verificare la potenzialità di alternative zootecnico-faunistiche per le aree tabacchicole toscane e umbre, inserite in un contesto caratterizzato da un discreto sviluppo dell’agriturismo: censire allevamenti ed istituti faunistici presenti; verificarne le prospettive di sviluppo e l’attrattiva per i tabacchicoltori; valutare le possibilità e i vincoli all’espansione in alternativa al tabacco. 12.5. Piano di attività (max 10 pagine) Il progetto costituisce l’estensione di analoga ricerca (COALTA.1) in corso di svolgimento in altre regioni agricole italiane (Salento e province di Salerno e Benevento, comunque interessate al proseguimento della ricerca) ad ulteriori aree, nelle quali si inizia a manifestare il problema della riconversione della filiera tabacchicola (Province di Caserta e Avellino, Umbria, Toscana e Veneto). La concentrazione locale della tabacchicoltura comporta un elevato impatto sul contesto socio-economico, che sarà affrontato con il parallelo progetto RIPTA, condotto dall’INEA, con il quale saranno coordinate le attività del COALTA.2. La situazione delle risorse tabacchicole sarà studiata in funzione di impieghi alternativi orientati a fornire remunerazioni competitive dei fattori, valorizzare le filiere produttive tradizionali e tipiche presenti nel contesto, sviluppare sistemi di gestione agronomica ecologicamente sostenibili e a basso impatto ambientale. Le soluzioni proponibili, scelte in base alla ricognizione delle caratteristiche fisiche, agronomiche, strutturali e socioeconomiche delle aree tabacchicole e mediante discussioni con produttori qualificati e altri soggetti interessati, saranno sperimentate in campo confrontando modalità agrotecniche e di gestione-trasformazione dei prodotti allo scopo di verificarne la rispondenza a tali finalità. Nella fase iniziale si procederà a incontri con i rappresentanti delle istituzioni del settore agricolo e degli agricoltori, anche attraverso seminari e visite tecniche, al fine di concordare per le diverse filiere produttive le priorità ed i criteri d’intervento. L’interazione tra le diverse parti sarà istituzionalizzata costituendo tavoli zonali di confronto ai quali parteciparanno il comitato di coordinamento, i responsabili delle unità operative, un rappresentante dell’INEA, rappresentanti del governo locale dell’agricoltura e delle organizzazioni professionali e di settore degli agricoltori. Da questi tavoli di confronto e dai risultati degli studi condotti dalle unità operative scaturirà, previa verifica della fattibilità normativa ed economica da parte dell’INEA, l’elenco di produzioni da sperimentare nella successiva fase operativa del progetto. Sulla base delle informazioni racolte con il COALTA.1 si possono già ritenere eleggibili le produzioni alternative al tabacco compatibili con il finanziamento previsto dalla normativa comunitaria sul disaccoppiamento (c.d. “ammissibili”), ovvero quelle che, pur non essendo Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-9 compatibili con detta normativa (”non ammissibili”) e comportando quindi la perdita del relativo finanziamento, per la loro tipicità o per la possibilità di essere coltivate con metodi ecologici, garantiscono comunque utili significativi, risultando quindi dal punto di vista economico alternative altrettanto valide. Oltre alle produzioni vegetali, saranno studiate anche alternative di produzione animale e di servizi ambientali. Per tutte le colture alternative designate si sperimenteranno agrotecniche e modalità di gestione dei prodotti atte a migliorare le rese e la qualità dei prodotti. Per valutarne la sostenibilità saranno condotte indagini sul regime dell’azoto nei suoli conseguente al nuovo sistema colturale, sulla suscettibilità ai patogeni e ai parassiti, sugli effetti residui dei patogeni terricoli associati al tabacco. 12.5.1. Descrizione delle attività previste suddivise per linee di ricerca o attività Il progetto si articola nelle seguenti linee di attività: 1. studi dei contesti tabacchicoli, che approfondiscono ed estendono a nuove aree le indagini intraprese con il precedente progetto COALTA.1; 2. valutazione delle possibilità di filiere alternative di produzione vegetale e verifica di alcuni modelli produttivi; 3. valutazione delle possibilità di produzioni zootecniche e servizi ambientali e verifica di relativi modelli; Linea 1. Studio dei contesti tabacchicoli Unità operative impegnate: CRA-IST, ISAFOM, IAO Obiettivi Individuare le possibilità di usi alternativi e competitivi delle risorse tabacchicole. Attività e metodi Ricognizione delle strutture tabacchicole e dei sistemi colturali nelle province di Avellino, Caserta e Verona mediante inchieste a questionario su un campione di imprese e incontri con rappresentanti professionali. Descrizione climatica delle aree tabacchicole della Campania utilizzando fonti di dati locali. Ricognizione delle risorse pedoclimatiche in Valdichiana e Valtiberina ed elaborazione di un archivio e di una cartografia tematica con metodi geomatici. Analisi dell’uso alternativo delle risorse tabacchicole e valutazione dell’impatto sociale in Valdichiana e Valtiberina. Questa attività sarà coordinata con l’INEA. Prodotti Numero Mese UO Prodotto P1 6 CRA-IST Rapporto sulle strutture tabacchicole delle province di Avellino, Caserta e Verona e lista delle colture alternative e relative prove sperimentali P3 6 ISAFOM Descrizione dei sistemi colturali in atto e definizione delle alternative da sperimentare per l'area Casertana P4 6 UNIPE-PV Lista di varietà selezionate per le prove e definizione degli esperimenti di tecnica colturale in Umbria P5 6 IGV-PG Rapporto sulle colture tipiche per la Valtiberina e lista delle prove varietali da eseguire P8 10 CRA-IST Descrizione delle caratteristiche climatiche delle aree tabacchicole avellinesi e casertane Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-10 P12 13 IAO Rapporto sulle risorse pedoclimatiche delle aree tabacchicole in Toscana ed Umbria P21 18 IAO Archivio delle risorse pedoclimatiche delle aree tabacchicole in Toscana ed Umbria P24 22 IAO Carta vocazionale delle aree tabacchicole in Toscana ed Umbria P25 24 IAO Rapporto sugli aspetti socio-economici della riconversione in Toscana ed Umbria Capisaldi (termine in mesi) C4 Sistemi e strutture tabacchicole censite per un campione di imprese della Campania e del Veneto C8 Informazioni acquisite ed elaborate sul clima delle aree tabacchicole campane C12 Informazioni acquisite sulle risorse pedoclimatiche in Valdichiana e Valtiberina C18 Archivio e mappa delle risorse pedologiche in Valdichiana e Valtiberina C24 Completamento analisi delle alternative possibili e dell’impatto socioeconomico della conversione in Valdichiana e Valtiberina Linea 2. Valutazione delle possibilità di filiere alternative di produzione vegetale e verifica di modelli produttivi Unità operative impegnate: CRA-IST, ISAFOM, UNIPE-PV, IGV-PG, CRA-ISO Obiettivi Definire e valutare agronomicamente alternative di produzione vegetale competitive con il tabacco per le aree tabacchicole delle province di Caserta, Avellino, Perugia e Verona. Monitorare le condizioni sanitarie delle colture sperimentali per valutarne l’adattabilità ecologica. Sviluppare e verificare agrotecniche a basso impatto ambientale. Sviluppare metodi diagnostici per identificare i prodotti di varietà suscettibili di valorizzare tipicità locali. Valutare modalità di raccolta e gestione-trasformazione dei prodotti idonee ad aumentarne il valore. Attività e metodi La definizione delle colture alternative da sperimentare sarà perfezionata nel corso dei primi quattro mesi del progetto, mediante lo studio di campioni di imprese delle aree tabacchicole interessate alla riconversione nelle province di Avellino, Caserta, Verona e Lecce. In particolare si cercherà di individuare le colture locali suscettibili di essere caratterizzate per tipicità. A tale scopo sarà impiegato un metodo di rilevazione per questionari, già sperimentato nel COALTA.1. Informazioni analoghe saranno condotte per l’Umbria, tenendo conto che analisi più deddagliate delle aree tabacchicole umbre e toscane sono oggetto delle altre due linee di lavoro. Per le sperimentazioni agronomiche in Campania è possibile indicare per il momento alcune specie meritevoli di prova, in base a valutazioni preliminari suffragate dai risultati provvisori del COALTA.1: farro, officinali, artemisia, orticole. Per queste colture sono previste le seguenti attività. Per il farro si verificherà l’adattabilità in zone marginali, non irrigue, mediante confronti varietali a livelli di concimazione differenziati nei terreni più poveri ed asciutti delle aree tabacchicole avellinesi, considerando la suscettibilità all’allettamento riscontrata nel COALTA.1. Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-11 Anche per le officinali con promettenti prospettive di mercato (maggiorana, melissa, timo, lavanda e issopo) si verificherà la resa su terreni marginali a diverse densità di investimento. L’Artemisia annua sarà sperimentata nelle province di Caserta e Avellino, su terreni discretamente fertili, verificando l’influenza di fattori come varietà, azoto e densità di investimento sulla resa di biomassa e di artemisina. Le ortive considerate includono per il momento radicchio, fagiolo, pomodoro, cavolfiore. Per il radicchio (ed eventuali altre specie a foglia individuate successivamente) si proveranno produzioni complementari alle aree costiere, in grado di avvantaggiarsi delle differenze climatiche durante il periodo estivo, nel quale diminuisce l’idoneità delle condizioni di queste aree. Le prove saranno basate essenzialmente su confronti varietali. Per il fagiolo si sperimenteranno varietà determinate, con raccolta allo stadio ceroso nel casertano e nell’avellinese. Per il pomodoro si utilizzeranno diverse varietà del tipo ciliegia, che saranno valutate in pianura e in collina, in entrambi i casi in asciutto e in irriguo. Per il cavolfiore saranno considerate varietà precoci colorate e di piccole dimensioni, per le quali si cercherà di determinare, con impianti cadenzati, un ciclo di coltivazione che fornisca prodotto in un periodo a domanda elevata. In considerazione del rinnovato interesse per la fibra tessile da canapa, nell’area veronese si sperimenteranno varietà di canapa prive di TH-cannabinolo per individuare quelle che forniscono il tipo di fibra di maggior domanda. Per una valutazione integrale della sostenibilità ecologica delle colture alternative, gli esperimenti saranno monitorati regolarmente in modo da rilevare l’incidenza di fitopatie e di attacchi parassitari. Uno studio particolare sarà dedicato ai possibili effetti sulle nuove colture del complesso fitopatologico associato al tabacco. I suoli relativamente sciolti pereferiti per il tabacco Virginia bright possono presentare rischio di lisciviazione dell’azoto con colture che hanno maggiori fabbisogni di questo elemento. Il monitoraggio con analisi colorimetrica (non distruttiva) del contenuto di clorofilla è stato verificato in alcune colture (tabacco compreso) come idoneo per individuare i periodi in cui è possibile somministrare l’azoto minimizzando il rischio di lisciviazione. Si prevede di tarare e verificare tale metodo per le colture destinate ai suoli più leggeri. Per l’Umbria si prevede in via preliminare di sperimentare la produzione di biomasse per uso energetico (basata su pioppo a ciclo breve e sorgo da fibra), una filiera di officinali per estrazione di sostanze medicinali e cosmetiche, la valorizzazione di specie alimentari locali suscettibili di fornire prodotti caratterizzabili come tipici. La sperimentazione comprenderà confronti varietali e fattori colturali (impianto, concimazione, difesa) e cercherà di mettere a punto sistemi di coltivazione a basso impatto ambientale, valutandone anche la sostenibilità economica e la competitività con il tabacco. La valorizzazione dei prodotti di specie e cultivar che si possono considerare tipiche per le aree interessate dal progetto sarà perseguita anche mediante studio di metodi e protocolli di identificazione basati su diagnostica biochimica e genetica. Tale studio servirà anche a porre le premesse per futuri piani di miglioramento genetico. I prodotti tipici potranno essere caratterizzati anche per gli aspetti nutrizionali, presso laboratori esterni o con la collaborazione dell’Istituto Nazionale della Nutrizione (mediante commessa su convenzione). Per migliorare il risultato delle alternative orticole saranno condotti interventi di formazione dei produttori sulla raccolta e sulla gestione dei prodotti e si sperimenteranno metodi di gestione finalizzati a preservare l’integrità e la freschezza dei prodotti. Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-12 Prodotti Numero Mese Unità Prodotto P2 6 CRA-ISO Piano di formazione dei produttori per valorizzare i prodotti orticoli migliorando la raccolta e la gestione P9 10 CRA-IST Primo rapporto sulle condizioni sanitarie delle colture sperimentali P10 13 ISAFOM Rapporto intermedio sulle alternative sperimentate nell'area Casertana P11 13 CRA-ISO Rapporto intermedio sulla sperimentazione dei metodi di gestione dei prodotti orticoli P13 13 UNIPE-PV Rapporto intermedio sulle sperimentazioni agronomiche in Umbria P14 13 IGV-PG Rapporto intermedio sulla sperimentazione varietale sulla caratterizzazione genotipica di colture tipiche per l'Umbria P16 13 CRA-IST Rapporto intermedio sulle attività svolte nelle province di Avellino, Caserta, Verona, Lecce e Brindisi P18 14 CRA-IST Secondo rapporto sulle condizioni sanitarie delle colture sperimentali P19 14 CRA-IST Protocollo del metodo di controllo della fertilizzazione azotata P20 18 CRA-IST Terzo rapporto sulle condizioni sanitarie delle colture sperimentali P22 22 CRA-IST Protocollo per l’identificazione genetica delle cultivar tipiche per la Campania P23 22 IGV-PG Protocollo per l’identificazione genetica delle cultivar e dei prodotti tipici per la Valtiberina P26 22 CRA-IST Rapporto finale sullo stato sanitario delle colture P27 22 CRA-IST Rapporto sulla fitopatologia dei suoli a tabacco P28 24 CRA-IST Rapporto finale sui risultati relativi delle attività svolte nelle province di Avellino, Caserta, Verona, Lecce e Brindisi P29 24 CRA-ISO Guide per la raccolta e la gestione dei prodotti orticoli P30 24 CRA-ISO Rapporto finale sui risultati delle attività relative alla gestione postraccolta P31 24 ISAFOM Rapporto finale sui risultati delle verifiche agronomiche nell'area casertana P32 24 UNIPE-PV Rapporto finale sui risultati delle prove agrotecniche svolte in Umbria P33 24 IGV-PG Rapporto finale sui risultati delle prove con colture tipiche svolte in Umbria Capisaldi (termine in mesi) C4 Alternative colturali individuate; inizio sperimentazione in campo C8 Completamento interventi di formazione dei produttori su raccolta e gestione dei prodotti orticoli C12 Termine valutazioni preliminari per la sperimentazione agronomica condotta dall’ISAFOM C18 Soluzioni di diagnostica biochimica e genetica definite C24 Conclusione sperimentazioni in campo Linea 3. Valutazione delle possibilità di produzioni zootecniche e servizi ambientali e verifica di relativi modelli Unità operative impegnate: CIRSEMAF Obiettivi Valutare la possibilità di conversione zootecnica-faunistica per le aree tabacchicole della Valdichiana e della Valtiberina Attività e metodi Ricognizione degli allevamenti e degli istituti faunistici presenti nelle aree interessate e verifica dei punti di forza e di debolezza delle attuali filiere di produzione animale. Descrizione delle aree sotto il profilo ecologico e climatico. Confronto con i tabacchicoltori per verificare la disponibilità e gli orientamenti verso l’attuazione di alternative di produzione animale e servizi turistico-venatori. Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-13 Individuazione di specie e razze suscettibili di allevamento ecologicamente sostenibile e di fornire prodotti tipici e di qualità elevata. Verifica sperimentale di modelli di produzione animale e definizione delle tecniche di allevamento consigliabili. Prodotti Numero Mese Unità Prodotto P6 6 CIRSEMAF Descrizione degli allevamenti in atto e lista delle alternative zootecniche e faunistiche da sperimentare in Valdichiana e Valtiberina P15 13 CIRSEMAF Rapporto intermedio sulle alternative zootecniche e faunistiche per Valdichiana e Valtiberina P34 24 CIRSEMAF Rapporto finale sulle alternative zootecniche e faunistiche per Valdichiana e Valtiberina Capisaldi (termine in mesi) C4 Inizio confronti con parti interessate C8 Informazione acquisita su produzioni animali correnti ed ecologia delle aree; attività eleggibili individuate C12 Sistemi da sperimentare definiti dopo confronto con tabacchicoltori C18 Completamento verifiche sperimentali C24 Completamento valutazioni in campo; protocolli di gestione definiti 12.5.2. Articolazione temporale delle attività del progetto con esplicitazione dei risultati intermedi previsti Primi quattro mesi Verifica sui territori interessati delle colture tipiche e di quelle che attualmente sono utilizzate in aggiunta o già in alternativa al tabacco (CRA-IST, ISAFoM, IGV-PG, UNIPE-PV, IAO, tavolo di confronto con l’INEA, previa stipula del protocollo di intesa). Verifica sui territori interessati delle specie animali allevate e degli istituti faunistici presenti (CIRSEMAF, tavolo di confronto con l’INEA). Studio della normativa nazionale e comunitaria ( tavolo di confronto con l’INEA). Descrizione ambientale e climatica delle zone interessate (CRA-IST, ISAFoM, IGV-PG, UNIPE-PV, IAO, CIRSEMAF). Verifica dei vincoli e delle opportunità poste dalla legislazione comunitaria a fronte delle alternative identificate dalle singole unità operative (tavolo di confronto con l’INEA). Identificazione delle alternative da sottoporre alla sperimentazione agronomica e zootecnica (CRA-IST, CRA-ISO, ISAFoM, IGV-PG, UNIPE-PV, IAO, CIRSEMAF, tavolo di confronto con l’INEA). Confronto con gli operatori istituzionali del mondo agricolo sulle scelte operate (CRA-IST, ISAFoM, IGV-PG, UNIPE-PV, IAO, CIRSEMAF, tavolo di confronto con l’INEA). Dal quinto al dodicesimo mese Analisi della compatibilità economica delle alternative, tenendo conto anche delle tradizioni colturali e zootecniche delle zone interessate dal progetto e degli indirizzi provenienti dai tavoli di concertazione (tavolo di confronto con l’INEA). Continua lo studio degli attuali sistemi di coltivazione e la verifica dell’attività zootecnica nelle zone interessate al programma (CIRSEMAF, tavolo di confronto con INEA). Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-14 Analisi dell’impatto delle alternative su territorio, occupazione e redditi (tavolo di confronto con l’INEA, previa stipula del protocollo di intesa). Studio delle agrotecniche, delle tecniche di allevamento e di gestione faunistica da proporre alle zone interessate (CRA-IST, CRA-ISO, ISAFoM, IGV-PG, UNIPE-PV, IAO, CIRSEMAF). Formazione dei tabacchicoltori per migliorare la gestione dei prodotti alternativi (CRA-ISO, CRA-IST). Verifica agronomica e zootecnica delle alternative (CRA-IST, CRA-ISO, ISAFoM, IGV-PG, UNIPE-PV, IAO, CIRSEMAF). Elaborazione del primo rapporto annuale, cura ed editing relativo agli aspetti economici, agronomici e zootecnici del progetto (CRA-IST, CRA-ISO, ISAFoM, IGV-PG, UNIPE-PV, IAO, CIRSEMAF, tavolo di confronto con l’INEA, previa stipula del protocollo di intesa). Nel secondo anno Verifica agronomica e zootecnica delle alternative (CRA-IST, CRA-ISO, ISAFoM, IGV-PG, UNIPE-PV, IAO, CIRSEMAF); Valutazioni in pieno campo dei risultati in precedenza ottenuti su parcelle sperimentali (CRAIST, CRA-ISO, ISAFoM, IGV-PG, UNIPE-PV, IAO, CIRSEMAF). Realizzazione di protocolli relativi alle tecniche di produzione e gestione dei prodotti con riferimento alle alternative individuate (CRA-IST, CRA-ISO, ISAFoM, IGV-PG, UNIPE-PV, IAO); Realizzazione di protocolli relativi alle tecniche di allevamento o di gestione con riferimento alle specie e razze animali scelte (CIRSEMAF) Monitoraggio delle politiche comunitarie, nazionali e regionali (tavolo di confronto con l’INEA, previa stipula del protocollo di intesa); Elaborazione della relazione finale, cura ed editing relativo agli aspetti economici, agronomici e zootecnici del progetto, con elencazione delle alternative alla coltivazione del tabacco ai fini del riorientamento del settore (CRA-IST, CRA-ISO, ISAFoM, IGV-PG, UNIPE-PV, IAO, CIRSEMAF, tavolo di confronto con l’INEA). Diagramma delle attività mesi Attività 1- 2 3- 4 5- 6 7- 8 9- 10 11- 12 13- 14 15- 16 17- 18 19- 20 21- 22 23- 24 Unità Linea 1: studio dei contesti tabacchicoli Ricognizione delle strutture tabacchicole nelle province di Avellino, Caserta e Verona CRA-IST Ricognizione dei sistemi colturali attuati dalle aziende tabacchicole campane ISAFOM Descrizione climatica delle aree tabacchicole della Campania CRA-IST Ricognizione delle risorse pedoclimatiche in Valdichiana e Valtiberina IAO Elaborazione di un archivio e di una mappa tematica delle risorse per Valdichiana e Valtiberina IAO Analisi dell’uso alternativo delle risorse per Valdichiana e Valtiberina IAO Valutazione dell’impatto sociale della riconversione in Valdichiana e Valtiberina IAO Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-15 Linea 2: filiere vegetali alternative Identificazione di colture e varietà e dei siti di prova Tutte Formazione dei produttori per la raccolta e la gestione dei prodotti orticoli CRA-ISO Valutazioni preliminari delle colture e definizione delle alternative da sperimentare ISAFOM Identificazione di cultivar tipiche della Valtiberina mediante diagnostica molecolare IGV-PG Identificazione di cultivar tipiche campane mediante diagnostica molecolare CRA-IST Sperimentazione di modelli colturali alternativi per aree marginali in Campania CRA-IST Sperimentazione di modelli colturali alternativi per le aree più fertili in Campania CRA-IST Studio delle condizioni sanitarie delle colture sperimentali CRA-IST Sperimentazione metodi di raccolta e gestione dei prodotti orticoli CRA-ISO Tecniche colturali per la produzione ecocompatibile di biomasse vegetali e colture officinali in Umbria UNIPE-PV Verifica dell’impatto ambientale di colture alternative nelle Province di Avellino e Caserta CRA-IST Verifiche agronomiche di alternative colturali in provincia di Caserta ISAFOM Sperimentazione varietale per le specie tipiche in Valtiberina IGV-PG Metodo per ridurre l'impatto ambientale della concimazione azotata: taratura e verifica CRA-IST Sviluppo di kit diagnostici di identificazione per i prodotti tipici IGV-PG Verifica di tecniche agronomiche e di trasformazione dei prodotti per le cultivar tipiche in Valtiberina IGV-PG Valutazione dell’impatto ambientale delle coltivazioni in Umbria UNIPE-PV Verifica della sostenibilità economica delle colture in Umbria UNIPE-PV Elaborazione di protocolli per la raccolta e la gestione degli ortaggi CRA-ISO Linea 3: alternative zootecniche e faunistiche per Valdichiana e Valtiberina Ricognizione degli allevamenti e degli istituti faunistici presenti CIRSEMAF Studio degli attuali sistemi di allevamento CIRSEMAF Descrizione ambientale e climatica delle zone interessate CIRSEMAF Confronto con gli operatori istituzionali del mondo agricolo sulle scelte operate CIRSEMAF Identificazione delle alternative da sottoporre alla sperimentazione zootecnica CIRSEMAF Verifica delle alternative zootecniche e faunistiche in condizioni sperimentali CIRSEMAF Valutazioni in campo dell’applicabilità dei risultati in precedenza ottenuti a livello sperimentale CIRSEMAF Realizzazione di protocolli relativi alle tecniche di allevamento o di gestione CIRSEMAF 12.5.3. Elenco delle Unità Operative (UO) partecipanti e di eventuali collaborazioni esterne CRA-IST (CRA - Istituto Sperimentale per il Tabacco) Sede centrale,Via Pasquale Vitiello 108, 84018 Scafati (Salerno); tel: (081) 856 36 11 (6 linee passanti); fax: (081) 850 62 06; Sezione di Lecce, Via Francesco Calasso 3, 73100 Lecce; tel: (0832) 30 68 82; fax: (0832) 30 54 11; Sezione di Bovolone: Via Canton 4, 37051 Bovolone Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-16 (Verona); tel: (045) 710 00 89; fax: (045) 710 10 97; Sezione di Roma; Via Sallustiana,10, 00187 Roma; tel: 0642010343/0646656419; fax: 0642010343 Ruolo principale nel progetto: Coordinamento, sperimentazione e analisi di ordinamenti produttivi erbacei, caratterizzazione qualitativa delle produzioni per aumentarne il valore aggiunto. Responsabile: Dott. Raffaele D’Amore, Direttore dell’Istituto; Tel: 0818563611; Fax: 0818506206, e-mail: progettocoalta@tiscali.it Collaboratori: Dr Adolfo Di Muro - Sezione per la Genetica Dr Carotenuto Romolo - Sezione di Tecniche della Lavorazione Dr Abet Massimo - Sezione per la Biochimica Dr Ascione Salvatore - Sezione per le Tecniche Agronomiche Dr Contillo Renato - Sezione per le Tecniche Agronomiche Drsa del Piano Luisa - Sezione per la Genetica Dr Interlandi Giuseppe - Sezione per la Cura e Fermentazione Dr Lahoz Ernesto - Sezione per la Biologia e Difesa Drssa Napolitano Antonietta - Sezione per le Tecniche Agronomiche Dr Nicoletti Rosario - Sezione per la Biologia e Difesa Dr Sannino Luigi - Sezione per la Biologia e Difesa Dr Sorrentino Ciro - Sezione per la Genetica Drsa Tremola Maria Grazia - Sezione per le Tecniche Agronomiche Dr Raimo Francesco - Sezione per le Tecniche Agronomiche Dr Lombardi Pasquale - Resp. Azienda dell’I.S.T. - Scafati Dr Cozzolino Eugenio - Sezione per la Cura e Fermentazione Sig. Giuseppe D’Amore - Sezione per le Tecniche Agronomiche Sig. Lucio Palma - Addetto al laboratorio Dr Greco Pasquale - S.O.P. di Lecce Dr Lombardi Domenico - S.O.P. di Lecce Dr Domenico Maglio - S.O.P. di Roma Dr Alfredo Cersosimo - S.O.P. di Bovolone Dr Fabio Castelli - S.O.P. di Bovolone IAO (Istituto Agronomico per l’Oltremare) Via Antonio Cocchi 4, 50131 Firenze Ruolo principale nel progetto: Studio delle aree coltivate a tabacco della Toscana e dell’Umbria Responsabile: Dott.ssa Alice Perlini. Tel: 055 5061318; Fax: 055 5061333; e-mail: perlini@iao.florence.it Collaboratori: Dott. Marcello Broggio - Biodiversità Dott. Tiberio Chiari - Coltivazioni erbacee Dott. Luciano Conticini - Coltivazioni arboree Dott. Luca Ongaro - Telerilevamento, GIS Dott. Paolo Sarfatti - Telerilevamento, GIS Dott. Alessandro Scappini - Zootecnia Per. Tec. Ivano Tamantini - Analisi del suolo Per. Tec. Stefano Berti - Analisi del suolo Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-17 ISAFOM (CNR, Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo) Via Patacca, 85, 80056 Ercolano (NA) Ruolo principale nel progetto: Analisi e valutazione di ordinamenti produttivi alternativi nelle aree a riconversione del tabacco - II fase Responsabile: dott. Riccardo d’Andria, Tel: 081 7717325; Fax 0817718045; e-mail: r.dandria@ispaim.na.cnr.it; Collaboratori: dott. Antonio Leone - Primo ricercatore dott.ssa Antonella Lavini Ricercatore dott. Giovanni Morelli - Ricercatore dott.ssa Anna Tedeschi Ricercatore p.a Davide Calandrelli Coll.T.P. p.a. Fulvio Fragnito Coll.T.P. p.a. Aldo Martorella Coll.T.P. sig. Giovanni Romano Coll. T.P. sig. Maurizio Tosca Coll. T.P. UNIPE-PV (Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e della Produzione Vegetale - Sezione di Agronomia e Coltivazioni erbacee, Università degli Studi di Perugia) Borgo XX Giugno,74 06121 Perugia Ruolo principale nel progetto: definizione della tecnica di coltivazione di specie agrarie alternative alla coltura del tabacco in Umbria Responsabile: Prof. Gino Covarelli. Tel. 075/5856326; Fax: 075/5856344; e-mail: covarel@unipg.it Collaboratori: Prof. Mario Monotti Prof. Francesco Tei Prof. Roberto Buonaurio Dr. Lorenzo Covarelli Dr.Ssa Maria Chiara Lorenzetti Dr. Giancarlo Peccetti Dr. Euro Pannacci CIRSEMAF (Centro Interuniversitario di ricerca sulla selvaggina e sui miglioramenti ambientali a fini faunistici, Università degli Studi di Firenze) Piazzale delle Cascine 18, 50144 Firenze. Ruolo principale nel progetto: Analisi e valutazione di produzioni zootecniche e attività faunistiche alternative alla coltura del tabacco nelle aree a riconversione Responsabile: Prof. Alessandro Giorgetti. Tel. 0553288356; fax 055321216; e-mail alessandro.giorgettti@unifi.it Collaboratori: Prof. Andrea Martini (PA) DISCIZOO (FI) Prof.sa Carmen Casoli (PA) CIRSEMAF (PG) Prof. Enrico Marone (PA) DEART (FI) Dott.sa Clara Sargentini (RC) DISCIZOO (FI) Dott. Riccardo Bozzi (RC) DISCIZOO (FI) Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-18 Dott. Giangiacomo Lorenzini (DD) DISCIZOO (FI) Dott. Alessandro Massolo (RCC) CIRSEMAF (FI) Dott. Alberto Meriggi (TEC. L.) CIRSEMAF (FI) Dott. robertoFratini (RC) DEART (FI) Prof. Pauselli Mariano (PA) DSZ (PG) Dott. Leonardo Bianchi (DD) DSZ (PG) N. 1 ricercatore biennale a contratto N. 1 borsista biennale N. 2 assegnisti annuali Sig. Remo Magrini (tecnico) DISCIZOO (FI) Sig Silvano Lancini (tecnico) DISCIZOO (FI) Dott.ssa Roberta Rosati Tec AM CIRSEMAF (FI) IGV-PG (CNR - Istituto Genetica Vegetale) Via Madonna alta, 130, 06128 Perugia Responsabile: Francesco Damiani (I ricercatore). Tel: 075 5014862; Fax 075 5014869; francesco.damiani@igv.cnr.it Collaboratori: Sergio Arcioni, Dirigente di Ricerca Ornella Calderini, Ricercatore Fulvio Pupilli, Ricercatore Andrea Rubini, Ricercatore Marco Guaragno, Collaboratore Tecnico Enti di Ricerca Giancarlo Carpinelli, Operatore Tecnico Silvia Ticconi, Tecnico Amministrativo Ruolo principale nel progetto: Interventi genetici e molecolari per la valorizzazione di colture alternative al tabacco CRA-ISO (CRA – Istituto Sperimentale per l’Orticoltura) Via Cavalleggeri 25, 84098 Pontecagnano (SA) Responsabile: Filippo Piro (Dir. di Sezione), Tel: 089 386 238; Fax: 089 384 170; filippo.piro@entecra.it Collaboratori: Vittorio Caponigro, Ricercatore Aristide Tonini, I Ricercatore Accursio Venezia, Ricercatore Marco Milone, Collaboratore Tecnico 12.5.4. Collaborazioni esterne Si prevede di instaurare forme di collaborazione con Istituti specializzati per problemi specifici. In particolare, convenzioni potrebbero essere stipulate con l’Istituto Nazionale della Nutrizione, per determinazioni della qualità nutrizionale di alcuni prodotti tipici considerati tra le alternative, e con il Dipartimento di Patologia Vegetale dell’Università degli Studi di Bari, per studi sui problemi fitopatologici dei suoli tabacchicoli. Come già avvenuto per il primo progetto di riconversione denominato COALTA.1, si prevede di avvalersi di un Comitato di Gestione del progetto, allo scopo di monitorare e valutare in Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-19 itinere l’andamento delle attività e di operare da interfaccia con le istituzioni del mondo agricolo e i soggetti interessati. 12.5.5. Descrizione dei ruoli e delle modalità di interazione delle U.O. partecipanti e di eventuali collaborazioni esterne Gli aspetti agronomici del progetto saranno curati dal CRA-IST, che vedrà impegnate tutte le sue sedi (Scafati, Lecce, Roma e Bovolone), dai due Istituti del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISAFOM e IGV-PG), dal UNIPE-PV e dal IAO. Il CRA-ISO provvederà a sperimentare e definire modalità di raccolta e gestione dei prodotti per le alternative orticole. Il CIRSEMAF curerà prevalentemente le potenzialità di riconversione zootecnica, anche con riferimento a quelle di tipo faunistico. L’INEA, con il quale è in corso di perfezionamento un apposito protocollo di intesa, curerà le valutazioni relative alla normativa comunitaria e nazionale, agli aspetti di natura socio– economica connessi alla riconversione della filiera del tabacco ed alle sue ricadute di natura occupazionale. Il rapporto con l’INEA non graverà economicamente sui fondi del COALTA.2, in considerazione del fatto che l’INEA condurrà, sui fondi per il 2004 ex art. 14 lettera a) del Regolamento CE, n. 2182/2002, un proprio progetto denominato “Studio socioeconomico sulla possibilità di riconversione dei produttori di tabacco” (RIPTA). Le collaborazioni esterne, da stabilirsi con altre istituzioni di ricerca, individuate (INRAN, Dip. Protezione delle Piante dell’Università degli Studi di Bari) o ancora da individuare in base alla scelta delle colture alternative, che si realizzerà nei primi quattro mesi di ricerca, provvederanno a fornire consulenze o condurre studi su aspetti di rispettiva specializzazione. 12.5.6. Descrizione delle modalità di monitoraggio interno del progetto e verifica dei risultati Incontri con i rappresentanti delle istituzioni delle regioni interessate e degli agricoltori. In particolare saranno istituiti tavoli di confronto relativi alle rispettive zone interessate che seguano e discutano l’andamento del progetto almeno prima dell’inizio dei lavori ed a cadenza annuale. Organizzazione di seminari e visite tecniche, per discutere fra i ricercatori l’andamento del progetto. Incontri con le organizzazioni sindacali, per verificare la ricaduta occupazionale delle proposte formulate di produzioni alternative al tabacco. Incontri con responsabili di aziende interessate all’azione di trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli identificati come alternativi al tabacco; Controllo interno sull’andamento del progetto da parte del Comitato di gestione. Redazione di rapporti relativi alle varie attività e fasi del progetto, da distribuire a tutte le parti interessate, per monitoraggio sui risultati e base di discussione, valutazione ed eventuale correzione di indirizzo. 12.5.7. Ostacoli prevedibili ed azioni correttive Considerato che il progetto di ricerca sarà meglio specificato nei suoi contenuti agronomici e zootecnici a conclusione della prima fase della ricerca (presumibilmente entro quattro mesi dall’avvio della stessa), allorché saranno individuate in collaborazione con l’INEA (Progetto RIPTA) le alternative produttive al tabacco da sperimentare in campo, nella fase attuale di Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-20 elaborazione del progetto gli ostacoli prevedibili sono connessi a eventuali difficoltà di reperire aziende e ambienti abbastanza rappresentativi per la sperimentazione, andamenti meteoclimatici sfavorevoli che possono compromettere la buona riuscita delle attività in campo, vincoli delle aziende tabacchicole che limitano la scelta di alternative di produzione vegetale o animale. 12.5.8. Risultati attesi suddivisi per linea di ricerca Linea 1 Valutazioni delle caratteristiche ecologiche, agronomiche e socio-strutturali delle aree tabacchicole e del loro contesto in funzione di scelte alternative di impiego delle risorse per produzioni vegetali o animali o di servizi. In particolare per la Valdichiana e la Valtiberina sarà disponibile un quadro dettagliato della situazione e degli sviluppi perseguibili. Linea 2 Individuazione di alternative di produzione vegetale competitive con il tabacco in regime di agricoltura ecologicamente sostenibile. Agrotecniche idonee per assicurare il raggiungimento di buoni livelli di resa ed elevata qualità dei prodotti insieme con sostenibilità e basso impatto ambientale. Metodi di identificazione dei prodotti che consentano di valorizzarne la tipicità e l’origine. Metodi di raccolta e gestione dei prodotti orticoli che consentano di valorizzarne l’integrità e la freschezza. Linea 3 Caratterizzazione ambientale, individuazione e verifica delle possibilità di alternative zootecniche-faunistiche per Valdichiana e Valtiberina. Metodi di allevamento e di gestione faunistica suscettibili di fornire prodotti e servizi con attributi di tipicità. Elenco dei prodotti (Numero, Unità responsabile, tipo) Mese 6 P1 CRA-IST Rapporto sulle strutture tabacchicole delle province di Avellino, Caserta e Verona e lista delle colture alternative e relative prove sperimentali P2 CRA-ISO Piano di formazione dei produttori per valorizzare i prodotti orticoli migliorando la raccolta e la gestione P3 ISAFOM Descrizione dei sistemi colturali in atto e definizione delle alternative da sperimentare per l'area Casertana P4 UNIPE-PV Lista di varietà selezionate per le prove e definizione degli esperimenti di tecnica colturale in Umbria P5 UNIPE-GV Rapporto sulle colture tipiche per la Valtiberina e lista delle prove varietali da eseguire P6 CIRSEMAF Descrizione degli allevamenti in atto e lista delle alternative zootecnico-faunistiche da sperimentare in Valdichiana e Valtiberina Mese 8 P7 COGE Sintesi sui risultati della ricognizione delle aree tabacchicole interessate e sulle sperimentazioni definite Mese 10 P8 CRA-IST Descrizione delle caratteristiche climatiche delle aree tabacchicole avellinesi e casertane Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-21 P9 CRA-IST Primo rapporto sulle condizioni sanitarie delle colture sperimentali Mese 13 P10 ISAFOM Rapporto intermedio sulle alternative sperimentate nell'area Casertana P11 CRA-ISO Rapporto intermedio sulla sperimentazione dei metodi di gestione dei prodotti orticoli P12 IAO Rapporto sulle risorse pedoclimatiche delle aree tabacchicole in Toscana ed Umbria P13 UNIPE-PV Rapporto intermedio sulle sperimentazioni agronomiche in Umbria P14 UNIPE-GV Rapporto intermedio sulla sperimentazione varietale sulla caratterizzazione genotipica di colture tipiche per l'Umbria P15 CIRSEMAF Rapporto intermedio sulle alternative zootecniche e faunistiche per Valdichiana e Valtiberina P16 CRA-IST Rapporto intermedio sulle attività svolte nelle province di Avellino, Caserta, Verona, Lecce e Brindisi Mese 14 P17 COGE Rapporto intermedio sullo stato di avanzamento del progetto P18 CRA-IST Secondo rapporto sulle condizioni sanitarie delle colture sperimentali P19 CRA-IST Protocollo del metodo di controllo della fertilizzazione azotata Mese 18 P20 CRA-IST Terzo rapporto sulle condizioni sanitarie delle colture sperimentali P21 IAO Archivio delle risorse pedoclimatiche delle aree tabacchicole in Toscana ed Umbria Mese 22 P22 CRA-IST Protocollo per l’identificazione genetica delle cultivar tipiche per la Campania P23 UNIPE-GV Protocollo per l’identificazione genetica delle cultivar e dei prodotti tipici per la Valtiberina P24 IAO Carta vocazionale delle aree tabacchicole in Toscana ed Umbria P25 IAO Rapporto sugli aspetti socio-economici della riconversione in Toscana ed Umbria P26 CRA-IST Rapporto finale sullo stato sanitario delle colture P27 CRA-IST Rapporto sulla fitopatologia dei suoli a tabacco Mese 24 P28 CRA-IST Rapporto finale sui risultati relativi delle attività svolte nelle province di Avellino, Caserta, Verona e Lecce P29 CRA-ISO Guide per la raccolta e la gestione dei prodotti orticoli P30 CRA-ISO Rapporto finale sui risultati delle attività relative alla gestione postraccolta P31 ISAFOM Rapporto finale sui risultati delle verifiche agronomiche nell'area casertana P32 UNIPE-PV Rapporto finale sui risultati delle prove agrotecniche svolte in Umbria P33 UNIPE-GV Rapporto finale sui risultati delle prove con colture tipiche svolte in Umbria P34 CIRSEMAF Rapporto finale sulle alternative zootecniche e faunistiche Mese 26 P35 COGE Rapporto finale sui risultati del progetto Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 13-22 13. Ricadute e benefici (max. 2 pagine) 13.1. Benefici scientifici Dal punto di vista scientifico, il primo beneficio che potrà trarsi riguarderà la sperimentazione di un metodo innovativo di conduzione di progetti di ricerca applicati al tema della riconversione colturale concertato con gli operatori economici ed istituzionali, metodo che potrà eventualmente riproporsi all’occorrenza in situazioni analoghe. Evidente ricaduta sul piano scientifico sarà inoltre la raccolta e l’elaborazione di significative informazioni relative agli aspetti tecnico agronomici dei territori interessati. Sono, inoltre, prevedibili eventuali risultati sul piano scientifico, che possano emergere dagli studi in campo ed in laboratorio condotti dalle varie unità operative coinvolte. Dal punto di vista tecnico-agronomico è prevedibile la definizione di nuovi ordinamenti produttivi incentrati sul potenziamento e sulla valorizzazione delle produzioni agro-zootecniche tradizionali e sull’introduzione di nuove, a tutto vantaggio della biodiversità nelle zone interessate al progetto di riconversione. 13.2. Benefici economici Sul piano economico, il beneficio atteso è evidentemente rappresentato dall’ausilio prestato agli operatori del settore nell’individuazione di produzioni alternative al tabacco, economicamente convenienti, senza correre il rischio di scelte approssimative, assunte in assenza di una previa accurata analisi tecnico-agronomica, oltre che economica (quest’ultima svolta in collaborazione con l’INEA). Si intende, inoltre, favorire l’organizzazione di filiere (anche mediante la eventuale redazione e la presentazione al MiPAF di “contratti di filiera”), che possano riorientare l’attività economica degli operatori del settore verso nuove strategie di produzione, manifattura, conservazione, distribuzione e consumo del prodotto agricolo, che rappresentino una reale alternativa economica alla coltivazione del tabacco. 13.3. Impatto sociale Sul piano sociale il beneficio atteso è quello di accompagnare gli agricoltori verso la scelta di colture alternative al tabacco consapevoli ed economicamente convenienti, cercando di optare per soluzioni che conservino l’impiego di manodopera agricola attualmente impegnata nella filiera del tabacco. 13.4. Impatto ambientale L’impatto ambientale del progetto deve ritenersi particolarmente ridotto, anche in considerazione della circostanza che si terrà prevalentemente conto, nell’individuare le alternative al tabacco, delle produzioni che già risultano attualmente associate – in diversi periodi dell’anno – al tabacco, o che comunque rispondono alla tradizione delle singole zone interessate dal progetto. Inoltre, obiettivo della ricerca – come si è già rilevato - è anche quello di favorire l’adozione di tecniche di produzione innovative, più rispettose dell’ambiente. Sarà, inoltre, possibile una verifica dell’impatto delle nuove tecnologie agronomiche e zootecniche oltre che sull’ambiente di coltivazione sui genotipi impiegati. Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 14-23 14. Piano di sfruttamento dei risultati (max. 2 pagine) Il Progetto COALTA.2 si presenta come ricerca economica ed agronomica, in quanto finanziata ai sensi dell’art. 14 del Regolamento CE, lettera a) n. 2182/2002 della Commissione del 6 dicembre 2002. E’ stato presentato contestualmente al COALTA.2 il progetto “Orientamento e formazione sugli ordinamenti produttivi alternativi al tabacco” (Acronimo Di.Al.Ta. “Divulgazione delle alternative al tabacco”), di cui si propone il finanziamento ai sensi della lettera b) del citato regolamento, il cui obiettivo è proprio lo sfruttamento dei risultati ottenuti sul piano della ricerca con il presente progetto (si prevedono convegni, opuscoli divulgativi, formazione dei formatori, allestimento di un sito Internet, realizzazione di DVD e VHS, ecc… In ogni caso, il costante rapporto con gli assessorati regionali all’Agricoltura, potrà consentire anche la definizione di strategie comuni di sfruttamento dei risultati della presente ricerca. Si prevede, infatti, in collaborazione con le istituzioni pubbliche che saranno coinvolte nel progetto (in particolare gli assessorati regionali e provinciali all’agricoltura), la predisposizione di una pubblicazione divulgativa dei risultati conseguiti. I ricercatori impegnati nel progetto, inoltre, potranno mettere a disposizione delle istituzioni che si occupano di formazione professionale le conoscenze acquisite. 14.1. Pubblicazioni scientifiche, tecniche e divulgative Oltre ai documenti indicati come prodotti del progetto, destinati soprattutto ad uso dell’Amministrazione finanziatrice e dei soggetti interessati, i risultati saranno oggetto di pubblicazioni in riviste tecniche ed opuscoli dedicati. 14.2. Convegni Incontri dei partecipanti al progetto con le parti interessate saranno svolti all’inizio 14.3. Materiali didattici e corsi di formazione Per la formazione dei tabacchicoltori in vista della varietà di produzioni alternative da sperimentare e da sviluppare con buone probabilità di proseguimento saranno tenute presentazioni da parte dei ricercatori e saranno elaborati ausili didattici. In particolare, per le alternative basate su orticole ed erbe aromatiche, saranno tenuti seminari di formazione ed elaborate guide sulle buone pratiche di raccolta e gestione dei prodotti. 14.4. Brevetti Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 15-24 15. Eventuali altre fonti di finanziamento Il progetto è integralmente finanziato dalla Comunità europea, per cui non sono previste ulteriori fonti di finanziamento. Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 16-25 16. Scheda finanziaria del coordinatore di progetto Categoria di costo Importo (euro) % sul progetto Finanziamento richiesto Partecipazioni a incontri, riunioni del progetto, convegni e congressi anche all’estero, visite di studio 86.000,00 3,91 86.000,00 Personale per attività di coordinamento 92.000,00 4,18 92.000,00 Convenzioni 60.000,00 2,73 60.000,00 Comitato di gestione 45.000,00 2,05 45.000,00 Totale 283.000,00 12,86 283.000,00 Timbro Istituzione Responsabile amministrativo Coordinatore del progetto Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 17-26 17. Scheda Finanziaria (MOD B)