STORIA DEL TABACCO

L'uso di fumare è molto antico, giacché sono state trovate pipe dell'epoca del bronzo, fatte di questo metallo. Secondo alcuni la prima origine del fumare deve essere ricercata in cerimonie magiche, di carattere propiziatorio, allo scopo di attirare la pioggia producendo nuvole di fumo. I sacerdoti Aztechi, all'inizio delle cerimonie religiose, usavano soffiare il fumo verso il Sole ed i quattro punti cardinali tramite pipe o direttamente dal tabacco arrotolato. Durante questi riti i sacerdoti, qualche volta, anziché soffiare il fumo lo aspiravano; in questo modo deve essere stato scoperto che il fumo di certe erbe esercitava sull'organismo un potere ipnotico, od eccitante fino all'ebbrezza, permettendo quelle sensazioni che facilitavano la comunicazione con la divinità. Così, progressivamente, dal fumo rituale si passa al fumo piacere.

DALLE AMERICHE A TUTTO IL MONDO

Per l'Europa la storia del tabacco ha inizio con la scoperta dell'America, nell'ottobre del 1492. Il primo europeo a fumare tabacco fu probabilmente un certo Rodrigo de Jeréz, un amico di Cristoforo Colombo, che fu poi imprigionato per questa sua abitudine. Nel 1495, dopo la seconda spedizione di Colombo, il frate Romano Pane, che l'aveva accompagnato, rimaneva ad Haiti e a lui dobbiamo la prima approssimativa descrizione della pianta del tabacco, che gli indigeni chiamavano "cojibà, cohivà, o goli". Egli credeva che gli Indiani fumassero soprattutto per scacciare i moscerini e che usassero l'erba come medicinale in alcune malattie. Ma Don Fernando di Oviedo y Valdéz, governatore di Santo Domingo, dove venne iniziata la prima coltivazione di tabacco, si esprimeva così: " fra le molte sataniche arti gli indigeni ne posseggono una altamente nefasta, e cioè l'aspirazione del fumo delle foglie che essi chiamano tabacco, che produce in loro un profondo stato di incoscienza". Nel 1560 Jean Nicot de Vellemain, ambasciatore di Francia in Portogallo, inviò a Francesco II e Caterina de' Medici dei semi di tabacco, vantandone le virtù curative: diceva che erano efficaci per l'ulcera e le malattie dello stomaco, che curavano piaghe, asma e varie malattie respiratorie e che potevano anche essere usati come dentifricio. Il medico Monardez di Siviglia raccomandava l'uso del tabacco contro i morsi di serpenti e di insetti, contro il mal di testa, i raffreddori e i reumatismi; altri sostenevano che era un rimedio per l'apoplessia e le vertigini; in Gran Bretagna venne addirittura usato come preservativo dalla peste. Per tutte queste sue supposte virtù terapeutiche alla pianta del tabacco vennero attribuiti i nomi di " erba santa" e "panacea". Così nel 1584 un dizionario enciclopedico, compilato da Etienne de Thierry, introduce nella seconda edizione la voce Nicotiana, così definita: "erba di meravigliose virtù contro tutte le piaghe ulcere dermatiti squamose e tante altre cose, che il signor Jean Nicot inviò in Francia e di cui prese il nome". L’uso del tabacco si diffuse rapidamente in Francia, poi in Europa ed in tutto il mondo: in Italia, nel 1561, attraverso un alto prelato, il cardinale Prospero di Santa Croce; in Inghilterra, nel 1565; in Germania, verso il 1570, attraverso gli Ugonotti, protestanti francesi che lasciavano la patria a causa delle persecuzioni; a Vienna, in quegli stessi anni. Nel 1580 raggiunse la Turchia che gli apre le porte all'Asia. In 15 anni raggiunge Giappone, Corea e Cina. In Africa l'ingresso è avvenuto attraverso il Marocco nel 1593. Il secolo XVII vede confermarsi l'espansione del tabacco in tutto il mondo, ma vede anche tentativi abbastanza numerosi, un po' dovunque, di opporsi al suo progresso. In Inghilterra sin dall'inizio del secolo si organizzano "smoking parties" (raduni in cui si fuma) in tutte le classi sociali. 1 bambini vanno a scuola portando una pipa carica invece della merenda; durante la ricreazione, il maestro accende la pipa ed insegna agli alunni a tenerla correttamente. Il tabacco trova però un nemico irriducibile nel re Giacomo I (1566-1625), che denuncia "questa deplorevole abitudine, disgustosa per gli occhi, sgradevole per il naso, pericolosa per il cervello, disastrosa per i polmoni. Tanto che promulgò un decreto contro il fumo. Pare che lo avesse fatto anche perché gli importatori erano spagnoli, suoi acerrimi nemici. Ne scaturì una pesantissima tassa sul tabacco, che contribuì notevolmente alla coltivazione clandestina della pianta. Tuttavia in Francia, all'epoca di Luigi XIII (1601_ 1643), quando era già un'abitudine fumare, alcuni medici iniziarono a considerare il tabacco come una pianta dannosa. Le autorità però tennero una posizione più sfumata, frutto, sin da allora, dello stesso conflitto di interessi che contrappone oggi la salute all'interesse economico: il tabagismo è un male, ma è anche una fonte di entrate. Nel 1621 il cardinale Richelieu aumentò considerevolmente le tasse sul tabacco, come su qualsiasi prodotto di origine coloniale o estera. Anche in altre parti del mondo si imponevano tasse e si perseguitavano i fumatori con pene corporali. In Persia lo scià Abbas, richiamandosi al Corano, fa mozzare il naso agli annusatori di tabacco e tagliare le labbra ai fumatori. In Turchia Amurat IV arrivò sino alla pena di morte, facendo scegliere ai condannati: o l'impiccagione con la pipa tra i denti o il rogo con foglie di tabacco. In Russia i fumatori venivano condannati ad essere bastonati e mutilati, ma lo zar Pietro il Grande tranquillamente fumava in lunghe pipe d'argilla. Anche le donne presero posizione contro il tabacco: a Bayonne, nel 1610, dicono: "è meglio il deretano del diavolo che la bocca dei nostri mariti". Questo perché all'epoca il tabacco, che veniva quasi sempre masticato, era di qualità scadente e rendeva il fiato maleodorante ed i denti marci. Riprendendo gli argomenti della Santa Inquisizione spagnola, il papa Urbano VIII nel 1630 parla di scomunica per i fumatori. Il tabacco, nella forma di cicca o di materiale per la pipa, si estende dalla marina all'esercito. Il soldato mastica, l'ufficiale si prepara la pipa di sera al bivacco. Dopo aver masticato la foglia e poi averla fumata nella pipa, nel mondo si comincia a fiutare il tabacco. Il gesto di prendere un pizzico di tabacco da una apposita scatoletta e di portarlo alle narici si diffonde ampiamente in tutta Europa, questa volta attraverso l'aristocrazia e la borghesia. Se ne fa ben presto una questione di stile. Il gesto è accompagnato da un grazioso movimento del polso che mette in bella mostra il polsino ricamato. L'oreficeria si impadronisce delle tabacchiere, che diventano il dono privilegiato da fare a chi si vuole onorare. Da Luigi XIV a Carlo X essa è il ringraziamento tradizionale del sovrano, i cui lineamenti, spesso circondati da diamanti, sono raffigurati sul coperchio. Fino alla metà del XIX secolo si produce un'enorme varietà di tabacchiere, dal gioiello più favoloso alla modesta scatola di giunco. Ad ogni modo fiutare il tabacco, con la leggera sensazione di ubriachezza che dà il suo odore, comincia a far parte delle tossicomanie minori. Nel 1809 il chimico francese Nicolas L. Vanquelin isola la nicotina.

LA COMPARSA DELLE SIGARETTE

Da Oriente arrivò un giorno una innovazione rivoluzionaria: nel 1832 i soldati mussulmani di Ibraim Pascià all'assedio di San Giovanni d'Acri cominciarono ad infilare un po' di tabacco in cilindretti di carta in cui conservavano la polvere da sparo ed ad accenderli. Inventarono così la sigaretta, che arrivò in Italia nel 1857, nelle tasche dei reduci della spedizione in Crimea. La moda della sigaretta si diffuse a macchia d'olio in tutta Europa, creando una domanda inaspettata delle sigarette turche o delle loro imitazioni inglesi. A partire dal 1860 esse sono già generalizzate ed hanno relegato la cieca da masticare in fondo alle miniere e la pipa nei bivacchi militari. La guerra civile americana (1861-65) introduce un tipo di sigarette fatte di tabacco americano, di colore chiaro, più aromatico e più dolce. Ancora una volta la guerra mise l'economica sigaretta nelle mani dei soldati, prima dei confederali, poi di quelli dell'unione. Dopo aver provato qualche sigaretta con questo insolito tabacco, i nuovi fumatori sentivano l'impellente necessità di fumare di nuovo. Pertanto l'industria delle sigarette aveva generato un nuovo e potente vizio. Il successo della sigaretta fu talmente rapido che già nel 1868 venne fondata l'Associazione francese contro l'abuso del tabacco. Ben presto i commercianti di tabacco ebbero l'idea di servirsi di annunci pubblicitari per attirare nuovi clienti. Una macchina brevettata nel 1880 produsse sigarette in serie e contribuì a tenere bassi i prezzi, mentre foto di divi dello sport e di ragazze sorridenti resero popolare tra il pubblico maschile l'immagine della sigaretta.

LE GUERRE MONDIALI

Secondo lo storico Robert Soliel i due metodi più importanti per diffondere il consumo di sigarette sono stati la pubblicità e la guerra. Infatti il consumo aumentò vertiginosamente con la prima guerra mondiale: la produzione americana passò da 18 miliardi di sigarette nel 1914 a 47 miliardi nel 1918. A questo contribuì una crociata per fornire sigarette gratis ai soldati: il loro effetto narcotico era considerato utile per combattere la solitudine al fronte. Una canzone inglese del tempo di guerra suggeriva: "chiudi i tuoi problemi nello zaino, mentre hai un fiammifero per accendere la sigaretta". Coloro che si erano convertiti al fumo da soldati, divennero buoni clienti anche dopo la guerra. La pubblicità fece sì che gli americani continuassero a comprare sigarette anche durante e dopo la depressione economica del 1929. Furono stanziate somme colossali (circa 75.000.000 di dollari del 1931) perla promozione delle sigarette come aiuto per mantenersi snelli, come alternativa ai dolciumi; film che esaltavano dive fumatrici, come Marlene Dietrich, contribuivano a creare un'immagine sofisticata che colpì anche le donne . Così nel 1939, alla vigilia di un'altra guerra mondiale, le donne americane si unirono agli uomini nel consumare 180 miliardi di sigarette. Quando scoppiò la II guerra mondiale, di nuovo i soldati ebbero le sigarette gratis. Nell'Europa postbellica ad un certo punto le stecche di sigarette sostituirono la valuta nel mercato nero: i soldati americani di stanza in Europa compravano sigarette prodotte con le sovvenzioni governative per pochi centesimi e con esse pagavano tutto: dalle scarpe nuove alle ragazze. Nella sua marcia trionfale alla conquista del mondo, spesso il tabacco ha avuto come principali alleati nei fatti anche coloro che si dichiaravano suoi avversati a parole. Questi ambigui rapporti continuano: ad esempio, le Poste italiane hanno emesso nel 1982 un francobollo contro il fumo, che si acquistava dallo stesso venditore delle sigarette del Monopolio di stato.

TABACCO E SALUTE

Nelle scuole elementari americane anni fa una campagna per l'educazione antifumo cominciava con un indovinello. "Nasce come stramberia, si trasforma in costume, diviene vizio, finisce piaga dell'umanità". Come stramberia la portano in Europa i reduci delle esplorazioni colombiane. Le prime notizie storiche le troviamo nella "Storia Generale delle Indie" di Bartolomeo de la Casas in cui si legge al riguardo che gli indiani " mischiano il fiato con il fumo di un'erba chiamata "petum" e soffiano come dannati". Il "petum" o "tabago" veniva annusato, masticato o fumato in delle specie di pipe di pietra rossastra. Sia per I Maya, che per i pellirosse il far ardere il tabacco rappresentava un fatto religioso e voler osannare il Dio Balan , il dio dei quattro venti, che accendeva con i suoi lampi e le sue fumate ( le nuvole) il cielo. Ma le testimonianze degli esploratori sono comunque concordi nell'affermare che " inghiottire fumo prende più tempo che lavorare...". Sembra che a portare il tabacco in Europa fosse il frate Romano Pace; sicuramente in Spagna venne introdotto nel 1559 da Gonzalo Fernadez de Toledo: Si diffuse a livello diplomatico in tutto il continente quando l'ambasciatore portoghese Jean Nicot fece omaggio a Caterina de Medici non solo delle foglie ma anche dei semi delle piante che venne denominata dal nome di Nicot "Herba nicotina". Credo che pochi, anche tra i più incalliti fumatori sono a conoscenza dell'origine del nome tabacco e nicotina. Ma andiamo avanti con qualche ricordo di storia: in Italia venne introdotta nel 1579 dai Cardinali Santa Croce e Tornabuoni. Nelle buona borghesia l'ora del fumo precedette cronologicamente di almeno due secoli l'ora del te. Già nel 1600 gli Stati (prima l'Inghilterra, seguita dalla Francia e poi dagli altri)pensarono di far fruttare il vizio costituendo i Monopoli. Ma intanto nel 1650 alla corte di Savoia si ballava "il ballo del tabacco", segno del favore goduto dalla moda. Nel 1700 tabaccavano tutti: papi, re , cardinali, ambasciatori , medici e parroci. Il vizio o l'abitudine finì anche per contagiare le donne. M.M., la suora che divideva i suoi favori tra l'abate di Bernis e Casanova, regalò a quest'ultimo una tabacchiera che aveva un doppio segreto. Tirando il fondo della scatoletta appariva il suo ritratto in abiti monastici, ma spingendo su un angolo si apriva un coperchietto che la mostrava tutta nuda distesa su un materasso nero. Sempre nel 1700 alcune dame fondarono poi l'ordine della Tabacchiera. Vi si legge :"Noi Cavalieresse dell'Ordine della Tabacchiera, dichiariamo di non aver trovato fino ad oggi nulla all'infuori del tabacco degno di farsi amare costantemente da noi. Il tempo ci fa trovare dei difetti nei nostri amanti, dell'ingratitudine nelle nostre amiche, del ridicolo in una moda che noi cambiamo 4 volte all'anno. solo il tabacco noi troviamo degni di essere amato. Nel 700 infine gli si ritenevano qualità medicamentose: era decisivo per combattere la peste, le ulcere gastriche e le polmoniti erano purificate con dense nuvole aspirate nella cassetta toracica; le piaghe perdevano la loro virulenza dopo essere state affumicate; gli epilettici ritrovavano un equilibrio dopo robuste pipate. Non parliamo poi dei piccoli malessere, tipo emicranie, capogiri, nausee; le carie dentarie erano poi intossicate dal fumo. Dall'uso e all'abuso di tale panacea il passo era breve: un sigaro, quando si è fuori forma, una fiutatina di tabacco per schiarire le idee annebbiate e il tabacco diventa costume. L'origine della sigaretta sembra che sia stata inventata durante la guerra di Crimea, quando un carico di pipe colò a picco e ai soldati venne l'idea di arrotolare il tabacco nei contenitori di carta della polvere da sparo. Per molti anni la sigaretta non interessò i fumatori di pipa e di sigari, perché ritenuta troppo dolciastre o insipida ma quando , tra le due guerre mondiali, i trinciati si fecero più forti, quello che prima era un vizio ora divenne una piaga che si estendeva sempre più, spinto dall'avvio delle necessità industriali: Tale necessità sui sposò dopo la seconda guerra mondiale con lo sviluppo della pubblicità che indirizzò , come ancor oggi, i costumi e le abitudine della collettività. E con questa triste constatazione finisce o meglio si interrompe la storia del fumo e del tabacco, una storia che ci serberà ancora però capitoli interessanti. E con questa triste constatazione finisce o meglio si interrompe la storia del fumo e del tabacco, una storia che ci serberà ancora però capitoli interessanti. Saranno i capitoli , aperti nel 1964 con il rapporto Terry, che mettono in luce l'azione negativa del fumo, inserendolo in una situazione sempre più grave di inquinamento atmosferico. La fine degli anni ottanta vedono salire in tutto il mondo i movimenti cosiddetti dei "verdi" che vogliono mettere in luce gli aspetti negativi della commercializzazione e industriali per far ritornare in vita l'aspetto naturalistico dell'uomo. Il fumo ha cessato di essere un fatto individuale, una scelta personale e in definitiva insindacabile nel momento in cui ci si è accorti che il fumo passivo, cioè il fumo che la vicinanza di un fumatore ti costringe a inalare, è anch'esso nocivo. Agli inizi degli anni ottanta un giapponese, Takeshi Hirayama, pubblicò uno studio statistico che dimostrava che in un campione di 50.000 donne sposate, le mogli dei fumatori pur non essendo fumatrici si ammalavano di cancro del polmone con frequenza doppia delle mogli dei fumatori. Da allora, in alcuni popoli più degli altri, ma in generale ovunque, se ti fumano addosso non è più un gesto maleducato ma un attentato alla tua salute. Questa in breve la storia del tabacco e di come si fuma; si potrebbe riassumere così la sua storia: nascita, vita e morte di una stramberia che è diventata una abitudine e un vizio.

 
 
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Organizzazione dell' Istituto Sperimentale per il Tabacco, Scafati (SA) In conformità alle norme per il riordinamento della sperimentazione agraria contenute nel decreto del Presidente della Repubblica 23 novembre 1967, n. 1318 ed in base alla legge 6 giugno 1973, n.156 viene istituito l'Istituto Sperimentale per il Tabacco con sede in Scafati. L'Istituto provvede agli studi e alle ricerche riguardanti: la genetica, il miglioramento e la costituzione delle varietà coltivate, il controllo della produzione e della certificazione del seme; la biochimica; le tecniche di coltivazione e di cura; la difesa fitosanitaria in campo e in magazzino; le tecniche di lavorazione, di fermentazione e di trasformazione del tabacco, nel quadro delle esigenze dell'industria manifatturiera, nonché le indagini economiche sulla produzione, lavorazione e commercio del tabacco. L'Istituto è articolato in sei Sezioni Operative Centrali (OPC) e in Sezioni Operative Periferiche (SOP) in Lecce, Bovolone e Roma. Le funzioni, i programmi, le attrezzature ed i relativi mezzi finanziari delle singole Sezioni saranno determinati nel programma di riordinamento dell'Istituti, che dovrà assicurare e definire una relativa autonomia operativa delle Sezioni. In particolare la Sezione Operativa di Lecce dovrà disporre della Sez ione di biochimica e del tabacchificio sperimentale anche per la trasformazione e fermentazione dei tabacchi di seme levantino. I particolari settori di ricerca delle singole Sezioni Operative sono determinati secondo le disposizioni contenute nell'articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 23 novembre 1967, n.1318 . Le Sezioni Operative Centrali sono: Sezione di Genetica Sezione Tecniche di Lavorazione Sezione di Tecniche Colturali Sezione di Cura e Fermentazione Sezione Biologia e Difesa Sezione di Biochimica La legge costitutiva è stata abrogata dall'art.9, comma 10, D.Lgs. 29 ottobre 1999, n.454 Dal 1993, data di messa a riposo dell'ultimo Direttore Ordinario dell'IST prof. Marcelli, l'Istituto ha avuto una serie di vicissitudini che ne hanno condizionato il funzionamento legate soprattutto alle seguenti cause: l'alternanza dal 1993 al 2004 di undici Direttori incaricati con un avvicendamento quasi annuale, finanziamenti ridotti sufficienti appena a coprire l'ordinario funzionamento della struttura, un'attività di ricerca non omogenea svolta nell'ambito delle diverse Sezioni dovuto soprattutto alla diversa specializzazione. Alcune Sezioni come quelle di Biologia e Difesa, di Genetica, Biochimica e Tecniche Colturali si sono potute meglio relazionare con altri Enti ed Organismi di ricerca sfruttando appieno i limitati finanziamenti e svolgendo soprattutto attività di laboratorio. L'attività svolta, infatti, ha consentito di produrre nell'ultimo triennio una serie di pubblicazioni su riviste nazionali ed internazionali (120), di cui alcune con I.F. elevato (V. elenchi allegati). L'attività svolta nell'ambito sia della Sezione di Tecnica delle Lavorazioni che di quella di Cura e Fermentazione , ha presentato maggiori difficoltà legate soprattutto sia al tipo di ricerca, unica sul territorio nazionale, ed alla limitata possibilità di instaurare collaborazioni scientifiche con altri Enti. Nel 2002-2003 sono stati completati sei progetti internazionali sul miglioramento della qualità del tabacco e delle tecniche produttive, in vista di una riduzione della pericolosità del fumo e dell'impatto ambientale, finanziati dalla Comunità Europea nell'ambito di una iniziativa denominata Tobaco Research and Information. Nel 2004 l'attività di ricerca svolta e quella programmata per il 2005 ha subito una notevole modifica grazie sia all'applicazione della legge di riforma degli Istituti ed alla costituzione del C.R.A. ma soprattutto alla definitiva affermazione, a livello di Comunità Europea e del nostro Ministero delle Politiche Agricole, del convincimento della pericolosità del fumo di tabacco per la salute umana. Pertanto, questa svolta definitiva di politica agricola, sommata alla già preesistente decisione del Fondo Comunitario del tabacco di utilizzare le somme disponibili per il sostegno di iniziative miranti alla riconversione dei tabacchicoltori, impone all'Istituto Sperimentale per il Tabacco (IST) la scelta di filoni di ricerca rivolti alla individuazione di specie vegetali che sostituiscano il tabacco, assicurando redditi equivalenti o superiori. E' in quest'ottica che si sta muovendo l'IST con un importante programma di ricerca ( Co.Al.Ta. 1 in corso e Co.Al.Ta. 2 in fase di approvazione), coinvolgente anche Istituzioni di ricerca diverse e contemplante lo scopo ultimo di stabilire quali possano essere le altre specie vegetali (orticole, cereali, officinali ecc.) alternative alla coltivazione del tabacco. Nonostante questo orientamento venga ritenuto ormai ineluttabile, va sottolineato che nel corso del 2004 le attività, ordinaria, straordinaria e collaterale, dell'IST si sono mantenute nei canali di ricerca propri della Istituzione ed incentrate su aspetti diversi della coltivazione del tabacco, molti dei quali già tracciati negli anni trascorsi. A tal proposito va senz'altro ricordato che molti programmi, a suo tempo inoltrati con le opportune schede previste dal Ministero, sono rimaste a livello progettuale perchè mai sovvenzionate. Più oltre verranno citate, in opportuni quadri sinottici, sia le attività ordinarie che quelle straordinarie e collaterali previste per il 2005. Ancora rimandando nell'illustrazione delle attività dell'IST, va evidenziato che già alcune delle ricerche proposte da questa struttura hanno sposato tematiche che possono ritenersi proprie di un piano di riconversione: esempio la ricerca sulle piante officinali. Altre tematiche di ricerca sono, invece, rimaste coerenti ai filoni tradizionali e istituzionali dell'IST. Ricordiamo: l'impiego di prodotti brachizzanti per il controllo della crescita, in semenzaio, delle piante di tabacco, allevato con il float - system; contenuto di nicotina e di alcuni alcaloidi minori , precursori di sostanze nocive nel fumo, in tabacchi prodotti in Italia; analisi della variabilità genetica in tabacco mediante marcatori molecolari ; uso alternativo e studio della mutagenicità del condensato di tabacco ; ordinamenti colturali per gli ambienti meridionali coinvolgenti il tabacco e le colture orticole; costituzione di linee di tabacco resistenti a nematodi root - knot ( Meloidogyne incognita e Meloidogyne javanica ), ottimizzazione delle tecniche agronomiche e delle condizioni di cura in funzione della qualità merceologica del tabacco Burley ; produzione di tabacco Burley e Bright con la tecnica della ridotta ( minimum - tillage ) o nulla ( no - tillage ) lavorazione del terreno. Le conclusioni di queste ricerche daranno sicuramente indicazioni utili a quegli imprenditori agricoli che vorranno proseguire la loro attività di tabacchicoltori. Ad esempio la ricerca incentrata sul no-tillage ed il minimum-tillage può risultare particolarmente interessante per i tabacchicoltori veneti che ancora oggi mostrano un grande interesse a questa solanacea, potendo essi impossessarsi di tecniche colturali mirate a ridurre i costi di coltivazione, a conservare un buono stato colturale del suolo e a ridurre l'incidenza di alcuni parasiti tellurici. Non meno utili, per i risvolti pratico - applicativi sono le ricerche, anch'esse bene illustrate nelle allegate schede, che riguardano l'effetto migliorativo dei brachizzanti su piantine prodotte con il float-system ; contenuti in metaboliti dannosi all'uomo in fumo di tabacco, ecc.. I programmi illustrati nelle schede dimostrano chiaramente, che, a livelli diversi, sono coinvolte tutte le sezioni e tutti i ricercatori dell'IST e che, in moltissimi casi, vengono citate collaborazioni con altre strutture, qualificate, di ricerca appartenenti ad altri Enti (es. Università, C.N.R., ecc..) che potranno con le loro particolari specializzazioni, corroborare le operatività. Da quanto sinteticamente ricordato e tenuto conto del contenuto delle allegate schede si evince che, ancora una volta, i ricercatori dell'IST hanno dimostrato un'ottima e aggiornata conoscenza delle problematiche più attuali legate alla coltivazione del tabacco. Se ci è consentita di ribadire un'ultima considerazione sulla operatività dei ricercatori coinvolti, va ricordato che essa è stata pesantemente ostacolata, in passato dalla carenza di fondi e da una mancanza di giovani ricercatori, che ci si augura con il passaggio al C.R.A., siano messi generosamente a disposizione dell'IST nel prossimo futuro. Il Monopolio italiano dei tabacchi, subentrante nel 1862 alle analoghe istituzioni operanti negli Stati della penisola prima dell'unità, dopo un lungo periodo di consolidamento, si convinse dell'opportunità di attivare un Istituto di sperimentazione dei tabacchi, per contribuire al miglioramento della produzione nazionale e ridurre il pesante disavanzo commerciale del settore. L'attività dell'Istituto si sarebbe esplicata mediante la ricerca agronomica e tecnologica e la formazione dei quadri tecnici del Monopolio, incaricati di fornire una capillare e minuziosa assistenza ai coltivatori, nel contesto di un settore allora verticalmente integrato. L'idea era stata del dott. Leonardo Angeloni, tecnico del Monopolio esperto di miglioramento genetico del tabacco, e del prof. Orazio Comes, illustre botanico della Scuola Superiore di Agricoltura di Portici, dotto nicozianologo, autore, tra l'altro, di una celebre Monographie du genre Nicotiana, comprenant le classement botanique des tabacs industriels, di una ben documentata Histoire, géographie, statistique du tabac - son introduction et son expansion dans tous les pays e di una classificazione dei tabacchi coltivati, Delle razze dei tabacchi - filogenesi, qualità ed uso. Lo stesso Comes, che conosceva molto bene l'area di Pompei, per aver studiato l'iconografia botanica delle rovine della città sepolta dal Vesuvio, indicò una sede idonea a poca distanza dagli scavi nell'ex "Regio Polverificio Militare", dotato di quindici ettari di fertile terreno irriguo, tra il fiume Sarno e il canale Bottaro, nel comune di Scafati e nella circoscrizione tabacchicola di Cava dei Tirreni. Per il Regio Istituto Sperimentale per la coltivazione dei Tabacchi, istituito con Decreto Reale n. 110 del 25 aprile 1895 e posto sotto la vigilanza del Ministero delle Finanze, venne costruita una sede su progetto dell'ing. Carlo Gaetano Chelli, funzionario del Monopolio. La direzione venne affidata al dott. Leonardo Angeloni, che organizzò l'Istituto in tre divisioni o reparti tecnici e un ufficio amministrativo. Il reparto scientifico-didattico, con laboratori di chimica, microscopia e batteriologia, era dedicato alla ricerca e alla formazione, mentre i reparti agrario e industriale curavano la fase che oggi si direbbe di sviluppo, in riferimento ai due poli della filiera. Vennero presto attivati corsi di insegnamento e aggiornamento per tecnici qualificati e operatori. I temi affrontati riguardavano in particolare i tabacchi da sigari, prodotto ancora maggioritario nel consumo: miglioramento genetico, operazioni di coltura e cura, fermentazioni, condizionamento e conservazione del tabacco in foglia. Lo stesso Angeloni diede un contributo rilevante al miglioramento genetico, costituendo cultivar di tabacchi da sigari adatte agli ambienti italiani e ancora in coltura, con una metodologia di reincrocio che a un contemporaneo studioso nordamericano della materia, lo Shamel, risultava abbastanza audace, in contrasto con la convinzione, sua e di altri esperti americani, che l'incrocio non potesse essere di alcuna utilità nel miglioramento genetico del tabacco. Per i meriti riconosciuti al suo promotore e primo direttore, con Regio Decreto n. 974 del 30 giugno 1921, l'Istituto venne intitolato a Leonardo Angeloni, ed è lecito paragonare la funzione esercitata dall'Angeloni per il progresso della tabacchicoltura italiana a quella del contemporaneo Strampelli per la cerealicoltura. Con il ritiro dell'Angeloni l'attività dell'Istituto per la diffusione e il consolidamento della tabacchicoltura si estese ai tipi di tabacco orientali (da sigari fini e sigarette) e nordamericani chiari (Maryland, Burley e Virginia Bright, per sigarette di gusto speciale). L'Istituto fu articolato in sette sezioni: agronomia e genetica pratica; industriale; biologia; patologia; chimica agraria; zimologia; bibliografia, fotografia scientifica, economia della coltivazione e industria. Inoltre vi era un reparto autonomo di costruzioni e meccanica. Le attività di sperimentazione potevano giovarsi di numerosi campi sperimentali situati nei 9 compartimenti di coltivazione del tabacco di Verona, Bologna, Firenze, Arezzo, Perugia, Cava dei Tirreni, Benevento, Palermo, e Sassari. Il livello di integrazione verticale del settore e la partecipazione dell'Istituto all'assitenza tecnica, sia direttamente che mediante i corsi di formazione dei tecnici, consentiva di avere un quadro adeguato dei problemi e delle priorità di intervento. Ciò tuttavia non impedì il perseguimento di ricerche più "di base", prevalentemente nei campi botanico e genetico, che diedero notorietà al dott. Achille Splendore, seguito all'Angeloni nella direzione dell'Istituto, e al dott. Giuseppe Emilio Anastasia. Nel primo trentennio di vita l'Istituto costituì, secondo l'espressione dello studioso russo-austriaco Igor Bolsunov, "la mecca della tabaccologia", ispirando imitazioni in vari altri paesi. Il "Bollettino Tecnico" dell'Istituto di Scafati, pubblicato con continuità fin dai primi anni, divenne un veicolo privilegiato per la diffusione degli studi sul tabacco. A segno della notorietà raggiunta dall'Istituto lo Splendore fu invitato dal governo brasiliano ad organizzare la sperimentazione e la tabacchicoltura di quel paese. Altre istituzioni a supporto della tabacchicoltura Negli anni tra le due guerre mondiali si ebbe un'espansione delle strutture di supporto alla tabacchicoltura, interpretabile sia come fenomeno imitativo, e quindi riprova del successo dell'Istituto di Scafati, sia come fenomeno rivelatore di una non corrispondenza alle attese di tale Istituto. Il moltiplicarsi delle strutture non sembra tuttavia aver portato a una crescita nell'incisività della ricerca. Nel 1924 il Monopolio aprì una sezione dell'Istituto a Verona, associandola in un medesimo fabbricato alla manifattura dei tabacchi e alla direzione compartimentale delle coltivazioni, con compiti di sviluppo relativamente ai tabacchi scuri nell'area veronese, anche attraverso corsi teorico-pratici sulla produzione e cura del tabacco Kentucky. Nel 1929 venne costituito dal Gruppo Industriali del Tabacco l'Ufficio Nazionale di Protezione del Tabacco Italiano, con sede in Roma, allo scopo di completare in campo tecnico ed economico l'attività del Gruppo. Dotato di un nuovo statuto e di personalità giuridica con Regio Decreto 10 dicembre 1931 n. 1820, assumeva il nome di Ente Nazionale per la Protezione del Tabacco Italiano, e successivamente, con Regio Decreto 4 luglio 1935 n. 2265, diventava Ente Nazionale per il Tabacco, con compiti di promozione di studi e sperimentazioni sul tabacco, di assistenza ai produttori e ai rivenditori, e di supporto all'esportazione dei tabacchi greggi. A sostegno dell'attività degli Istituti di Scafati e di Lecce, l'Ente finanziava sperimentazioni in campo, costruzioni di strutture (semenzai a Lecce, Sezione di Zimologia del tabacco a Scafati), corsi di specializzazione (Scafati), stampa di libri e materiale informativo. Inoltre finanziava borse di studio per la formazione di tecnici qualificati, erogava premi ai coltivatori, e produsse documentari filmati sui processi di coltivazione e manifattura dei tabacchi oltre a un film di fantasia sul tabacco. Nel 1930 venne istituito a Lecce dai concessionari delle coltivazioni del Salento l'Istituto Sperimentale per la Tabacchicoltura Salentina "Luigi Starace Cilento", articolato in sezioni di agronomia, biologia, trasformazione industriale, propaganda e assistenza ai tabacchicoltori, con compiti di studio e sperimentazione sui tabacchi levantini. L'Istituto era sostenuto finanziariamente dai concessionari: per esempio nel 1931 i contributi a favore dell'Istituto ammontavano, per ogni quintale netto di prodotto consegnato e ammesso al pagamento, a L. 2 per la varietà Xanthi, L. 1,50 per la Perustitza, e L. 1 per l'Erzegovina. L'Istituto ottenne il riconoscimento giuridico con Regio Decreto 25 maggio 1936 n. 1161. Nell'ambito della politica autarchica del periodo queste strutture contribuirono probabilmente a ridurre le importazioni di prodotto greggio, scese dal 71% del consumo totale nel 1915 al 10% nel 1935. Tuttavia una stanchezza delle istituzioni, tra le cui cause si può includere l'organizzazione dirigistica e burocratica e una scarsa cura per la formazione di ricercatori professionali, doveva essere palese se nel 1942 l'Ente Nazionale per il Tabacco proponeva di costituire ancora un Centro di Studi e Ricerche sul Tabacco, con lo scopo di potenziare le attività di ricerca nel settore, adducendo a motivo le difficoltà in cui si era venuto a trovare l'Istituto "Leonardo Angeloni", impegnato con poco personale scientifico in una notevole mole di lavori. Lo stato di guerra non consentì comunque la realizzazione di tale disegno. L'Istituto Scientifico Sperimentale per i Tabacchi di Roma L'argomento fu ripreso a guerra appena conclusa, nel 1946, accorpando, con Decreto Legislativo Luogotenenziale del 26.3.1946 n. 297, nell'Istituto Scientifico Sperimentale per i Tabacchi (ISST), con sede in Roma e ancora sotto la vigilanza del Ministero delle Finanze, i tre Enti esistenti all'epoca: l'Istituto "Leonardo Angeloni", l'Ente Nazionale per il Tabacco, e l'Istituto per la Tabacchicoltura Salentina. Con D.M. del 26.3.1946 veniva fissato lo statuto e la sede di Scafati veniva organizzata in quattro Sezioni: agraria, chimica, tecnologica, culturale (documentazione, biblioteca, rapporti con l'estero, corsi didattici). La Sezione di Verona nel 1954 acquisiva un'area a Bovolone (VR), costruendovi un locale per la cura ad aria di notevoli capacità, un magazzino-tabacchificio per la cura, fermentazione e lavorazione di tutti i tipi di tabacco, una serra e una palazzina per uffici e laboratori. Nel 1957 la Sezione di Lecce acquisiva una nuova sede costruendovi nuovi laboratori scientifici. Nel 1968 venne costruita una nuova sede anche a Scafati, ritenendosi non più idoneo l'edificio costruito appena una settantina di anni prima e che successivamente avrebbe subito dal terremoto del 1982 lesioni tali da renderlo inagibile. Per un quarto di secolo ancora il nuovo Istituto continuò ad affiancare alle attività di ricerca e sviluppo i corsi di formazione, tenuti a Casalina (Perugia), in convenzione con la Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi di Perugia e la Fondazione per l'Istruzione Agraria, con docenti dell'Università, tecnici del Monopolio e dell'Istituto di Scafati. In questo periodo l'Istituto contribuì a promuovere lo sviluppo di una cooperazione internazionale in campo scientifico, partecipando alla fondazione del Centro di cooperazione per la ricerca sul tabacco (CO.RES.TA.), con sede a Parigi, che finora ha provveduto a mantenere un'aggiornata bibliografia tabaccologica, ad organizzare congressi scientifici annuali e a costituire un ambito di lavoro internazionale sulle tematiche agronomiche, tecnologiche e del fumo. Negli anni '60 l'Istituto fu particolarmente coinvolto nella messa a punto di varietà resistenti e metodi di lotta contro la peronospora del tabacco, comparsa in Italia nel 1960 con distruzioni molto estese delle colture. L'Istituto Sperimentale per il Tabacco di Scafati L'ISST rimaneva tuttavia afflitto da dirigismo e burocratizzazione, dovuti a una gestione quasi diretta da parte del Monopolio, ed entrò in una fase di stallo quando, con l'instaurazione del mercato comune europeo, il primo regolamento comune del tabacco liberalizzò la coltivazione, assicurandole protezione e sostegno a carico della Comunità. Dopo una fase di incertezze, il destino dell'Istituto 1fu deciso in sede parlamentare, con la Legge 6 giugno 1973, n. 306, che istituiva l'Istituto Sperimentale per il Tabacco (IST) e lo collocava tra gli Istituti di ricerca e sperimentazione agraria vigilati dal Ministero dell'Agricoltura e Foreste, oggetto essi stessi di una recente ristrutturazione, sancita dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 1318 del 23.11.1967, con la quale 52 entità, di cui 35 direttamente dipendenti dal Ministero dell'Agricoltura, venivano sistemate sotto la denominazione di 22 Istituti di Ricerca e Sperimentazione Agraria, con altrettante sedi centrali e numerose sezioni periferiche disseminate sul territorio nazionale. Con il D.P.R. 1.4.1978 n. 245 i 23 Istituti sono stati inseriti tra gli Enti pubblici regolati dalla Legge 20.3.1975 n. 70, senza tuttavia cambiare lo stato giuridico del personale, inquadrato in ruoli del Ministero dell'Agricoltura. La recente Legge 4 dicembre 1993, n. 491, che ha istituito il Ministero delle Risorse Agricole, Alimentari e Forestali, prevede (art. 6, comma 2c) che "al fine di orientare le strategie di intervento nel settore agroalimentare e forestale, gli Istituti di ricerca e sperimentazione agraria ... saranno riordinati in un unico ente ...". Il compito della riorganizzazione passa infine al nuovo Ministero per le Politiche Agricole, istituito con Decreto Legislativo del 4/6/1997. Organizzazione dell'IST L'Istituto Sperimentale per il Tabacco ha per scopo, secondo l'art. 2 della Legge istitutiva, gli studi e le ricerche riguardanti: la genetica, il miglioramento e la costituzione delle varietà coltivate, il controllo della produzione e della certificazione del seme; la biochimica; le tecniche di coltivazione e di cura; la difesa fitosanitaria in campo e in magazzino; le tecniche di lavorazione, di fermentazione e di trasformazione del tabacco, nel quadro delle esigenze dell'industria manifatturiera; le indagini economiche sulla produzione, lavorazione e commercio del tabacco. Con D.M. 28.2.1976 vennero istituiti i settori di ricerca, articolando l'IST in sei sezioni centrali (genetica, biochimica, tecniche agronomiche, biologia e difesa fitosanitaria, cura e fermentazione, tecniche di lavorazione e trasformazione) nella sede di Scafati, e in tre sezioni periferiche, situate a Lecce (tabacchi levantini), Bovolone (tabacchi scuri, Kentucky e Virginia) e Roma (indagini economiche). La Sede di Scafati dispone di laboratori per analisi chimiche, biochimica, biotecnologie vegetali, patologia vegetale, batteriologia, entomologia, pedologia, analisi fisiche e tecnologia di trasformazione del tabacco in foglia, di camere climatizzate di crescita, e di un annesso campo sperimentale di 12 ettari, con serre e installazioni per i vari tipi di cura del tabacco. Laboratori di pedologia e biotecnologie vegetali e aziende agricole sperimentali si trovano anche presso le sezioni di Bovolone e di Lecce. E' disponibile una biblioteca specializzata nelle discipline afferenti al tabacco, con numerosi periodici scientifici disciplinari e di settore. La collezione di germoplasma comprende oltre un migliaio di linee di Nicotiana tabacum, 130 linee di N. rustica, e un centinaio tra specie e accessioni di Nicotiana. La dotazione organica di personale, stabilita con Decreto Ministeriale del 18.3.1994, prevede, oltre il direttore e 9 direttori di sezione, 1 dirigente di ricerca, 10 primi ricercatori, 12 ricercatori, 4 tecnologi, 14 collaboratori tecnici enti di ricerca (T.E.R.), 3 collaboratori di amministrazione, 16 operatori di amministrazione, 23 operatori tecnici, 6 ausiliari di amministrazione, 2 ausiliari tecnici. Attualmente l'organico comprende 82 persone, di cui 24 nei ruoli scientifici, 44 nei ruoli tecnici e 14 nei ruoli amministrativi. La Legge istitutiva dell'IST definiva soltanto in parte l'organizzazione dell'Istituto e demandava ad azioni successive la sistemazione del patrimonio immobiliare ricevuto in uso dall'ISST. La composizione del Consiglio di Amministrazione, con rappresentanti di tutte le regioni tabacchicole, oltre che delle principali associazioni dei produttori e dei trasformatori, ma nessun rappresentante del Monopolio, manifestava la volontà di reagire al dirigismo del passato e una fiducia forse eccessiva nella possibilità di trovare mercati diversi dal Monopolio per il tabacco in foglia, ma rompeva l'integrazione verticale nel segmento a valle della filiera, rendendo più difficile un'adeguata percezione dei problemi. D'altra parte la pletorica rappresentanza politico-sindacale non favoriva la capacità decisionale del Consiglio. Infatti venti anni non sono bastati per risolvere la questione patrimoniale della sede di Scafati, le cui strutture in tale condizione accumulano problemi dalla soluzione sempre più onerosa. Sezione in costruzione Attività editoriale Bollettino Tecnico della coltivazione dei tabacchi, dal 1902 al 1941, comprendente lavori originali sulle ricerche dell'Istituto, sintesi della letteratura tabaccologica e informazioni congiunturali sul settore relative all'Italia e all'estero. Bollettino dell'Istituto Sperimentale "L. Starace Cilento", 1931-41. Collana di Pubblicazioni Scientifiche e Tecniche, dal 1946 al 1973, comprendente vari trattati tecnico-scientifici sul tabacco e sulle tecnologie di produzione. Monografie del Regio Istituto di Scafati, dell'Ente Nazionale per il Tabacco, dell'Istituto Sperimentale per la tabacchicoltura salentina e dell'ISST. Conversazioni pratiche di tabacchicoltura, dal 1955 al 1971. Il Tabacco, fondato da Carlo Alessandro Mosso a Roma nel 1897 come "Organo dell'Industria e del Commercio del Tabacco", curato dall'Ente Nazionale per il Tabacco dal 1934 al 1943, dall'ISST dal 1946 al 1973, e dall'IST dal 1993. Annali dell'Istituto Sperimentale per il Tabacco, dal 1973 al 1992. Per ulteriori informazioni Bollettino Tecnico - Regio Istituto Sperimentale per la Coltivazione dei Tabacchi, Scafati. Dal 1902 al 1941. Botti G. - L'Ente Nazionale per il Tabacco - L'Avanguardia Rurale VIII (3), 39-41 (1937). Decreto del Presidente della Repubblica 23 novembre 196318 -Norme per il riondella sperimentazione agraria - Suppl. ord. Gazzetta Ufficiale 18 gennaio 1968, n.14. Decreto del Presidente della Repubblica 1 aprile 1978, n. 245 - Conferma, ai sensi dell'art. 3 della Legge 20 marzo 1975, n. 70, degli istituti di ricerca e sperimentazione agraria di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 novembre 1967, n. 1318 e alla legge 6 giugno 1973, n. 306 - Gazzetta Ufficiale n. 156, 7 giugno 1978. Decreto Legislativo Luogotenenziale 26 marzo 1946, n. 297 - Istituzione dell'Istituto Scientifico Sperimentale per i Tabacchi - Gazzetta Ufficiale n. 114, 17 maggio 1946. Decreto Ministeriale 26 marzo 1946 - Regolamento dell'Istituto Scientifico Sperimentale per i Tabacchi - Gazzetta Ufficiale n. 114, 17 maggio 1946. Decreto Ministeriale 28 febbraio 1976 - Settori di ricerca dell'Istituto Sperimentale per il Tabacco. Il Tabacco - Organo dell'Industria e del Commercio del Tabacco, Roma. Dal 1897 al 1933. Il Tabacco - Ente Nazionale per il Tabacco, Roma. Dal 1934 al 1943. Il Tabacco - Istituto Scientifico Sperimentale per i Tabacchi, Scafati. Dal 1946 al 1973. L'Istituto Sperimentale di Scafati - Il Tabacco, Annuario 1920-1921, 135-146, 1921. Legge 6 giugno 1973, n. 306 - Istituzione dell'Istituto Sperimentale per il Tabacco - Gazzetta Ufficiale n. 306, 19 giugno 1973. Medici Umberto - L'Istituto Sperimentale di Scafati e la coltivazione dei tabacchi in Italia - La Gazzetta del Popolo della Domenica, XVIII (22), 172-173, 3 giugno 1900. Regio Decreto 25 aprile 1895 n. 110 - Istituzione nel Comune di Scafati (Salerno) di un Istituto sperimentale e di tirocinio per le coltivazioni dei tabacchi - Gazzetta Ufficiale n. 98, 25 aprile 1895. Regio Decreto 30 giugno 1921, n. 974 - Il Regio Istituto sperimentale per le coltivazioni dei tabacchi intitolato al nome di "Leonardo Angeloni" - Gazzetta Ufficiale n. 177, 28 luglio 1921. Regio Decreto 10 dicembre 1931, n. 1820 - Riconoscimento giuridico e statuto dell'Ente Nazionale per la Protezione del Tabacco Italiano - Gazzetta Ufficiale n. 41, 19 febbraio 1932. Regio Decreto 4 luglio 1935, n. 2265 - Statuto dell'Ente Nazionale per il Tabacco -Gazzetta Ufficiale n. 10, 14 gennaio 1936. Regio Decreto 25 maggio 1936 - Riconoscimento giuridico e statuto dell'Istituto Sperimentale per la Tabacchicoltura Salentina "Luigi Starace Cilento" - Il Tabacco 40 (474), 16-17, 1936. Regolamento dell'Ufficio Nazionale di Protezione del Tabacco Italiano - Il Tabacco 32 (383), 15 dicembre 1928. Indirizzi Sede centrale Via Pasquale Vitiello 66, 84018 Scafati (Salerno) tel. (081) 856 36 11 (6 linee passanti) fax (081) 850 62 06 E-mail: istab@uniserv.uniplan.it Sezione di Lecce Via Francesco Calasso 3, 73100 Lecce tel. (0832) 30 68 82 fax (0832) 30 54 11 Sezione di Bovolone Via Canton 4, 37051 Bovolone (Verona) tel. (045) 710 00 89 fax (045) 710 10 97 E-mail: istabov@tin.it Sezione di Roma Via Sallustiana,10, 00187 Roma tel. 0642010343 - 0646656419 fax 0642010343 E-mail: istab@tiscalinet.it Programma 2005 1 C.R.A. ISTITUTO SPERIMENTALE PER IL TABACCO Scafati (SA) Programma attività sperimentale Anno 2005 Programma 2005 2 ISTITUTO SPERIMENTALE PER IL TABACCO Programma di attività per l’anno 2005 Il 2004 è stato caratterizzato dalla definitiva affermazione, a livello di Comunità Europea e del nostro Ministero delle Politiche Agricole, del convincimento della pericolosità del fumo di tabacco per la salute umana. Pertanto, questa svolta definitiva di politica agricola, sommata alla già preesistente decisione del Fondo Comunitario del tabacco di utilizzare le somme disponibili per il sostegno di iniziative miranti alla riconversione dei tabacchicoltori, impone all’Istituto Sperimentale per il Tabacco (IST) la scelta di filoni di ricerca rivolti alla individuazione di specie vegetali che sostituiscano il tabacco, assicurando redditi equivalenti o superiori. E’ in quest’ottica che si sta muovendo l’IST con un importante programma di ricerca, coinvolgente anche Istituzioni di ricerca diverse, attualmente in fase di decollo e contemplante lo scopo ultimo di stabilire quali possano essere dette specie alternative. Nonostante questo orientamento venga ritenuto ormai ineluttabile, va sottolineato che nel corso del 2004 le attività, ordinaria, straordinaria e collaterale, dell’IST si sono mantenute nei canali di ricerca propri della Istituzione ed incentrate su aspetti diversi della coltivazione del tabacco, molti dei quali già tracciati negli anni trascorsi. A tal proposito va senz’altro ricordato che molti programmi, a suo tempo inoltrati con le opportune schede previste dal Ministero, sono rimaste a livello progettuale perchè mai sovvenzionate. Più oltre verranno citate, in opportuni quadri sinottici, sia le attività ordinarie che quelle straordinarie e collaterali previste per il 2005. Ancora rimandando nell’illustrazione delle attività dell’IST, va evidenziato che già alcune Programma 2005 3 delle ricerche proposte da questa struttura hanno sposato tematiche che possono ritenersi proprie di un piano di riconversione: esempio la ricerca sulle piante officinali. Altre tematiche di ricerca sono, invece, rimaste coerenti ai filoni tradizionali e istituzionali dell’IST. Ricordiamo: - l’impiego di prodotti brachizzanti per il controllo della crescita, in semenzaio, delle piante di tabacco, allevato con il float - system; - contenuto di nicotina e di alcuni alcaloidi minori, precursori di sostanze nocive nel fumo, in tabacchi prodotti in Italia; - analisi della variabilità genetica in tabacco mediante marcatori molecolari; - uso alternativo e studio della mutagenicità del condensato di tabacco; - ordinamenti colturali per gli ambienti meridionali coinvolgenti il tabacco e le colture orticole; - costituzione di linee di tabacco resistenti a nematodi root - knot (Meloidogyne incognita e Meloidogyne javanica), - ottimizzazione delle tecniche agronomiche e delle condizioni di cura in funzione della qualità merceologica del tabacco Burley; - produzione di tabacco Burley e Bright con la tecnica della ridotta (minimum - tillage) o nulla (no - tillage) lavorazione del terreno. Le conclusioni di queste ricerche daranno sicuramente indicazioni utili a quegli imprenditori agricoli che vorranno proseguire la loro attività di tabacchicoltori. Ad esempio la ricerca incentrata sul no-tillage ed il minimum-tillage può risultare particolarmente interessante per i tabacchicoltori veneti che ancora oggi mostrano un grande interesse a questa solanacea, potendo essi impossessarsi di tecniche colturali mirate a ridurre i costi di coltivazione, a conservare un buono stato colturale del suolo e a ridurre l’incidenza di alcuni parasiti tellurici. Non meno utili, per i risvolti pratico - applicativi sono le ricerche, anch’esse bene illustrate nelle allegate schede, che riguardano l’effetto Programma 2005 4 migliorativo dei brachizzanti su piantine prodotte con il float - system; contenuti in metaboliti dannosi all’uomo in fumo di tabacco, ecc.. I programmi illustrati nelle schede dimostrano chiaramente, che, a livelli diversi, sono coinvolte tutte le sezioni e tutti i ricercatori dell’IST e che, in moltissimi casi, vengono citate collaborazioni con altre strutture, qualificate, di ricerca appartenenti ad altri Enti (es. Università, C.N.R., ecc..) che potranno con le loro particolari specializzazioni, corroborare le operatività. Da quanto sinteticamente ricordato e tenuto conto del contenuto delle allegate schede si evince che, ancora una volta, i ricercatori dell’IST hanno dimostrato un’ottima e aggiornata conoscenza delle problematiche più attuali legate alla coltivazione del tabacco. Se ci è consentita qualche considerazione sulla operatività dei ricercatori coinvolti, va ricordato che essa è stata pesantemente ostacolata, in passato dalla carenza di fondi e di giovani ricercatori che ci si augura siano, ambedue generosamente messi a disposizione, nel prossimo futuro, dal tutelante Mi.P.A.F\\. Programma 2005 5 ATTIVITA’ ORDINARIA GRUPPO A SCHEDE DELLE RICERCHE CONCLUSE 1) IMPIEGO DI PRODOTTI BRACHIZZATI PER IL CONTROLLO DELLA CRESCITA, IN SEMENZAIO, DELLE PIANTE DI TABACCO ALLEVATE CON IL FLOAT-SYSTEM. 2) CONTENUTO DI NICOTINA E DI ALCUNI ALCALOIDI MINORI, PRECURSORI DI SOSTANZE NOCIVE NEL FUMO, IN TABACCHI PRODOTTI IN ITALIA Programma 2005 6 Allegato 2 B. SCHEDA DI PROGETTO CONCLUSO 1. Titolo Impiego di prodotti brachizzanti per il controllo della crescita, in semenzaio, delle piante di tabacco allevate con il float-system 2. Acronimo Numero/anno 2002 3. Tipo di progetto Ricerca Sviluppo Dimostrativo Misto 4. Durata (mesi) 36 5. Costo del Costo totale (€) 0,00 progetto Importo finanziato (€) 0,00 Ricercatori e tecnologi 45 Tecnici 36 Personale ausiliario 6. Impegni di personale (in mesi ETP) Borsisti e assegnisti 7. Responsabile(i) del progetto Nome e COGNOME MARIA GRAZIA TREMOLA Previsti Ottenere piantine uniformi e ridurre la velocità di crescita eliminando, così, la pratica dello sfalcio 8. Obiettivi Conseguiti Sono stati conseguiti gli obiettivi previsti Previsti Ci si attendeva di riuscire ad ottenere piantine più uniformi e ridurre la velocità di crescita eliminando, così, la pratica dello sfalcio. Tale pratica, infatti, oltre a comportare un onere finanziario, aumenta l’esposizione delle piante all’attacco di agenti patogeni. 9. Risultati Ottenuti Allo stato attuale è stato individuato un prodotto brachizzante il flurprimidol che impiegato alla dose di 0.5 e 1ml/l ha fatto registrare un notevole rallentamento nell’accrescimento delle piantine che assumevano un portamento più a vaso ed anche l’apparato radicale delle piantine appariva modificato assumendo una forma meno allungata e con più ramificazioni laterali. Previsti Clormequat; Flurprimidol; 10. Prodotti Effettivi Per il primo anno Clormequat; Flurprimidol per il 2° e 3° annp Flurprimidol Programma 2005 7 Scientifici Riduzione della velocità di crescita delle piantine allevate con la tecnica del Float- System, eliminando, così, la pratica dello sfalcio. Economici Riduzione dei costi di produzione delle piantine. Sociali Influenza positiva sull’economicità della coltura 11. Benefici apportati Ambientali Minore sviluppo di virosi per piantine non traumatizzate dallo sfalcio 12. Piano per ulteriore diffusione e sfruttamento dei risultati Pubblicazioni, materiali didattici, brevetti, … I dati sono in corso di pubblicazione Programma 2005 8 Allegato 2 B. SCHEDA DI PROGETTO CONCLUSO 1. Titolo Contenuto di nicotina e di alcuni alcaloidi minori, precursori di sostanze nocive nel fumo, in tabacchi prodotti in Italia 2. Acronimo Numero/anno 01/02 3. Tipo di progetto Ricerca Sviluppo x Dimostrativo Misto 4. Durata (mesi) 36 5. Costo del Costo totale (€) 24000,00 progetto Importo finanziato (€) 0,00 Ricercatori e tecnologi 6 Tecnici 7 Personale ausiliario 6. Impegni di personale (in mesi ETP) Borsisti e assegnisti 7. Responsabile (i) del progetto Nome e COGNOME Massimo Abet Previsti: Individuazione di tabacchi a basso contenuto di nicotina e nor nicotina, per la riduzione di sostanze nocive nel fumo di sigarette. 8. Obiettivi Conseguiti: Messa a punto della tecnica di estrazione degli alcaloidi del tabacco per analisi cromatografica Previsti: Caratterizzazione dei contenuti dei principali alcaloidi in alcuni tabacchi prodotti in Itali. 9. Risultati Ottenuti: Il progetto, durante questi anni, non ha ricevuto alcun finanziamento. E’ stato possibile soltanto definire il metodo di estrazione degli alcaloidi, e qualche prova per la messa a punta del metodo di separazione gas cromatografico, utilizzando risorse (reattivi) già in dotazione e ormai esauriti. Per il mancato finanziamento si decide, pertanto, di non continuare il progetto. Previsti 10. Prodotti Effettivi Scientifici 11. Benefici apportati Economici Programma 2005 9 Sociali Ambientali 12. Piano per ulteriore diffusione e sfruttamento dei risultati Pubblicazioni, materiali didattici, brevetti, … Programma 2005 10 ATTIVITA’ ORDINARIA GRUPPO B SCHEDE IN ATTO DI NUOVA IMPOSTAZIONE 1) INDIVIDUAZIONE DEL PUNTO DI MATURAZIONE-RACCOLTA IN FOGLIE DI TABACCO BRIGHT 2) COLTURE ALTERNATIVE AL TABACCO – PIANTE OFFICINALI 3) OTTIMIZZAZIONE DELLE TECNICHE AGRONOMICHE E DELLE CONDIZIONI DI CURA IN FUNZIONE DELLA QUALITA’ MERCEOLOGICA DEL TABACCO BURLEY 4) ATTIVITA’ BIOLOGICA DI METABOLITI SECONDARI PRODOTTI DA ISOLATI DI PENICILLIUM 5) USO DI DOSE RIDOTTE DI FUNGICIDI ASSOCIATE AD AGENTI DI CONTROLLO BIOLOGICO NELLA DIFESA DA FUNGHI PATOGENI TERRICOLI 6) VALUTAZIONE AGRONOMICA DI COMPOSTI PROVENIENTI DA RESIDUI SOLIDI URBANI 7) ANALISI DELLA VARIABILITA’ GENETICA IN TABACCO MEDIANTE MARCATORI MOLECOLARI 8) COSTITUZIONE DI LINEE DI TABACCO RESISTENTI AI NEMOTIDI ROOT-KNOT (MELOIDOGYNE INCOGNITA E MELOIDOGYNE JAVANICA) 9) COLTIVAZIONE DEL TABACCO CON RIDOTTA LAVORAZIONE DEL TERRENO 10) STUDIO DELLA COMUNITA’ VEGETALE Programma 2005 11 Allegato 1 A. SCHEDA DI PROGETTO NUOVO 1. Titolo Individuazione del punto di maturazione-raccolta in foglie di tabacco bright. 2. Acronimo maturazione Numero/anno 2/2002 3. Tipo di progetto Ricerca X Sviluppo Dimostrativo Misto 4. Durata (mesi) 12 Per l’intero progetto (€) Per l’anno 2005 (€) Costo 0,00 0,00 5. Costo del progetto Fabbisogno 0,00 17200,00 6. Responsabile del progetto Nome e COGNOME Fabio CASTELLI 7. Curriculum del responsabile del progetto (con 5 titoli di pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento) (max 1 pag.) Nel 1978 consegue la laurea in Scienze agrarie presso l'Università di Padova con tesi sperimentale in seguito pubblicata. Nello stesso anno è assunto dall'Università di Padova come assistente incaricato presso la Cattedra di Coltivazioni arboree, occupandosi di irrigazione climatizzante su vite e di impianti fitti del pesco, interrompendo l'esperienza per assolvere agli obblighi di leva. Dal 1979 insegna presso l'Istituto tecnico agrario statale di Buttapietra (VR), quale docente di Scienze agrarie e tecniche di gestione aziendale fino alla nomina, nel 1982, a sperimentatore presso gli IRSA del MAF. Con tale qualifica presta servizio inizialmente presso l'Istituto sperimentale per le colture foraggere di Lodi, occupandosi di miglioramento genetico dell'erba medica per fattori antinutrizionali, e dal 1984 presso la Sezione di Bovolone dell'Istituto sperimentale per il tabacco. Tra il 1985 e il 1989 è Direttore facente funzioni e poi fino al 1993 è Direttore incaricato della Sezione. Dal 1991 è Primo Ricercatore. Ha svolto attività di referee per la rivista Italian Journal of Agronomy e per il Bollettino della Soc. Italiana della Scienza del Suolo. Nell’ultimo anno ha curato la stesura della voce “Tabacco” per il “Nuovo manuale dell’agronomo – Tassinari” e per il “Manuale dei metodi di valutazione dei suoli e delle terre”, entrambi in corso d’opera. Settori specifici di ricerca: a) tecniche di coltivazione dei tabacchi Burley e Bright; b)miglioramento genetico per il Bright e confronti varietali per Nostrano del Brenta, Burley e Bright; c) stima dei consumi idrici e dell’efficienza nell’uso della radiazione luminosa nel Bright; d) aspetti nutrizionali dei tabacchi Burley e Bright, con particolare riferimento ad azoto, fosforo e potassio; e) modalità di cura del tabacco Burley e Bright; g) studio sull’effetto delle rotazioni sulla coltivazione del tabacco Bright; h) studio delle condizioni pedologiche e climatiche dell’ambiente italiano, con particolare riguardo alle condizioni pedoclimatiche delle zone coltivate a tabacco Bright del Veneto; i) applicazione di modelli matematici volti ad una maggiore conoscenza dei processi che regolano la crescita e la produttività del tabacco Bright; j) impiego di modelli matematici per la valutazione dei regimi termici e idrici dei suoli; l) indagini su alcuni patogeni del tabacco (nematodi, orobanche, tripidi, virus, peronospora); m) valutazione qualitativa del tabacco; n) adozione di nuove tecniche per la valutazione strumentale del fabbisogno in azoto e dei tempi di somministrazione al tabacco Bright. Partecipazione a progetti nazionali ed europei come responsabile UO: AGRIMED (Riconversione varietale con introduzione di tabacchi aromatici V. Bright e Burley in varie zone ed interventi sul risparmio energetico) – CEE; POC (Programma coordinato di base “Ordinamenti colturali”) – Maf; SENAPI (Senescenza delle piante) Programma 2005 12 - CNR; TAB-RES-INFO (96/T/67 - Diminution des taux de composés indésirables dans le tabac par l’utilisation d’outils d’aide à la gestion de la fertilisation azotée) – UE; come collaboratore: PANDA (Definizione dei regimi pedoclimatici italiani in relazione alle coltivazioni agricole e ai processi pedogenetici) – Mipaf; SUOLO (Conservazione e valorizzazione della risorsa suolo: definizione delle qualità del suolo ai fini della gestione agricola e forestale ecocompatibile) – Mipaf. Marchetti R., Castelli F., Gamba C., Spallacci P., Contillo R. (2001) Effetto della fertilizzazione azotata sulla dinamica dei nitrati in un suolo franco coltivato a tabacco di tipo flue-cured. Atti del Convegno Nazionale “La scienza del suolo per l’ambiente”, Venezia, 12-16 giugno 2000. Boll. Soc. Ital. Scienza Suolo, Vol. 50, Suppl., 131-139 Ceotto E., Castelli F. (2002) Radiation-use efficiency in flue-cured tobacco (Nicotiana tabacum L.): response to nitrogen supply, climatic variability and sink limitations. Field Crops Research, 74, 2-3, 117-130 Castelli F., Marchetti R., Contillo R., Ceotto E. (2003) Riduzione nel tabacco Bright di composti azotati indesiderati. L’Inf. Agr.,16, 47-51 Castelli F., Contillo R. (2003) Governo della concimazione azotata in tabacco Bright per un miglioramento della qualità. Il Tabacco Italiano, 36, 29-30 Castelli F., Contillo R., Ceotto E., Marchetti R. (2003) Effetto della concimazione azotata sul contenuto in nitrati nelle foglie di tabacco bright. Atti del XXXV Convegno Società Italiana di Agronomia “Obiettivo qualità integrale: il ruolo della ricerca agronomica”, Portici (NA), 16-18 settembre 2003, 55-56 8. Parole chiave tabacco, flue-cured, Spad-502, colorimetro 9. Sintesi (in forma di elenchi puntati o numerati per ciascun elemento richiesto) Motivazioni In seguito alla cessazione del sistema di premi comunitari alla produzione, la tabacchicoltura italiana rischia di scomparire a causa del divario negativo fra i prezzi del tabacco sul mercato mondiale ed i costi di produzione europei. Per conservare una capacità di competizione, il prodotto italiano deve minimizzare i costi e massimizzare i ricavi. Obiettivi Trovare alcune condizioni che permettano la riduzione dei costi e l’aumento dei ricavi, agendo principalmente sulla qualità del tabacco curato. Come per altre produzioni agricole di qualità, la determinazione strumentale in campo dello stato di maturazione delle foglie contribuirà a massimizzare la qualità del prodotto, consentendo inoltre di ridurre i costi aziendali. Risultati attesi Possibilità di individuare in modo oggettivo (strumentale) le condizioni fisiologiche ottimali della foglia commercialmente matura. Ottenimento di un prodotto di qualità. Contenimento degli scarti di produzione. Limitazione dei consumi di combustibile impiegati nel processo di cura. Prodotti (deliverables) Definizione di un protocollo di misura del tenore di clorofilla nelle foglie di tabacco Virginia Bright, con un apposito strumento utilizzabile in pieno campo. Definizione dell’intervallo dei valori di clorofilla indicativi dello stato di maturazione ottimale per la raccolta. 10. Partecipanti COGNOME, Nome, funzione (ricercatore, tecnico, esecutivo) CASTELLI Fabio, ricercatore CONTILLO Renato, ricercatore Programma 2005 13 11. Descrizione del progetto (max. 16 pagine) 11.1 Motivazioni (max. 1 pagina) La tabacchicoltura europea affronterà nei prossimi anni una crisi potenzialmente in grado di farla scomparire, in conseguenza della cessazione del regime di aiuti comunitari alla produzione. I costi di produzione europei sono mediamente troppo elevati rispetto ai prezzi del prodotto sul mercato mondiale; in assenza di sovvenzione pubblica, il tabacco di produzione europea non ha margini di competitività. Per alcuni tipi di tabacco, principalmente quelli che permettono elevati livelli di meccanizzazione come il tipo flue-cured, si possono raggiungere condizioni di remuneratività, minimizzando i costi di produzione e massimizzando i ricavi. Le aree tabacchicole del nord-est, dove si coltivano pressoché esclusivamente tabacchi di tipo flue-cured, hanno già raggiunto livelli di meccanizzazione mediamente molto elevati, per cui i costi di produzione non possono essere ridotti in modo significativo. Margini di intervento sono invece possibili sul versante dei ricavi, producendo un tabacco di qualità superiore, più uniforme e più costante nel tempo, che può spuntare prezzi più elevati alla vendita. Le stesse condizioni che permettono un aumento della qualità, possono produrre una riduzione di costi aziendali, che pur restando marginale, concorre ad accrescere le possibilità di persistenza della coltura e della filiera ad essa collegata. 11.2 Stato dell'arte (max. 1 pagina) Nel tabacco di tipo Bright (flue-cured) il valore del prodotto è fortemente determinato dalla qualità dello stesso. La qualità, a sua volta, è influenzata in pari modo dalle tre fasi fondamentali della produzione: sviluppo della pianta, maturazione-raccolta e cura (TSO, 1990). Da ciò si ricava che un terzo dell'effetto totale risiede nella fase di maturazione-raccolta e, quindi, nella scelta del momento più opportuno per il distacco delle foglie. Nella pratica agronomica, ciò avviene in più passate in quanto la maturazione delle foglie procede scalarmente. Il momento della raccolta deve tendere ad ottimizzare due esigenze non sempre concordanti: razionalizzare la gestione aziendale, volta principalmente ad anticipare e limitare il numero delle passate (GWYNN, 1976); raccogliere foglie a maturazione commerciale, con caratteristiche tali da permettere l'ottenimento con la cura di un prodotto di colore gradito alle manifatture. La qualità del tabacco secco è, infatti, ancor oggi valutato visivamente, utilizzando allo scopo principalmente, anche se non esclusivamente, il parametro "colore" (WERNSMAN, 1975; BOWMAN et al., 1988). L'optimum per la raccolta cade nell'intervallo tra maturità fisiologica e inizio della senescenza, quando nella foglia si stabiliscono condizioni che portano ai due processi che, per quanto detto, influiscono in modo decisivo sulla qualità: degradazione di clorofilla e carotenoidi ed idrolisi di amido e proteine. Durante la successiva fase della cura, i processi di senescenza sono fatti proseguire in ambiente controllato (cella di cura o bulk-curing nel caso del V.Bright), in condizioni tali da favorire alcuni processi, specifici per i diversi tipi di tabacco, che nei flue-cured consistono essenzialmente nell’accumulo di zuccheri e nel viraggio del colore al giallo tipico. La raccolta delle foglie di tabacco di tipo flue-cured avviene normalmente dopo la comparsa dei sintomi della senescenza ma prima del completo ingiallimento. Per la buona riuscita della cura, è essenziale che alla maturazione la pianta non abbia più azoto disponibile. Il contenuto di nitrati nelle foglie è largamente influenzato dal suolo, dal suo contenuto in acqua, dagli apporti con la concimazione e dal momento delle applicazioni, mentre scarso rilievo ha il patrimonio genetico (BROADDUS, 1965). L'azoto totale decresce passando dalle foglie superiori a quelli inferiori, con l'età della foglia e quindi con la maturazione. In riferimento a quest'ultimo fenomeno, sono maggiori i cambiamenti nelle foglie superiori, mentre sono minimi nelle foglie inferiori (BOWMAN, 1972), anche se l'azoto appare essere in continuo scambio in tutte le parti vitali della pianta, incluse le foglie vecchie ed ingiallite (OERTLY, 1966). L'occhio umano non e' in grado di valutare correttamente l'intensità della colorazione verde delle foglie e quindi è indispensabile disporre di uno strumento idoneo ad effettuare una valutazione oggettiva (TURNER e JUND, 1991). Lo strumento utilizzato nelle sperimentazioni citate è lo SPAD-502 Chlorophyll Meter MINOLTA. Lo SPAD-502 determina la quantità relativa di clorofilla presente mediante la misurazione della trasmittanza della foglia nelle regioni del rosso (650 nm) e dell'infrarosso (940 nm). Per la trasformazione delle letture SPAD in clorofilla totale sarà utilizzata l’equazione di secondo grado individuata in un precedente lavoro (Castelli et al., 1996). 11.3 Obiettivi generali e specifici (max. 1 pagina) Programma 2005 14 Determinazione delle relazioni tra contenuto in clorofilla e parametri di definizione del colore, in un intorno temporale centrato sul momento di maturazione ottimale, con la qualità del prodotto curato. L’obiettivo è definire le modalità d'utilizzazione dello SPAD-502, in sostituzione della stima visiva del colore, per valutare agevolmente e oggettivamente il momento migliore per effettuare la raccolta e come possibile ausilio per la raccolta meccanica. 11.4 Piano di lavoro (max. 10 pagine). Per ogni task/sub-task/work package: • Descrizione delle attività previste Su campioni di foglie raccolte, identificate singolarmente, sarà misurato il contenuto in clorofilla mediante il colorimetro portatile Minolta SPAD-502. Sulle medesime foglie sarà eseguita l’analisi cromatica con colorimetro Minolta Croma Meter CR-100 secondo i parametri Yxy dello spazio colore. Dopo la cura, sulle stesse foglie sarà ripetuta l’analisi cromatica e saranno determinati i principali parametri chimici e fisici, per la definizione della qualità del prodotto curato. • Articolazione temporale delle attività In una prova di campo saranno individuate alcune piante di tabacco Bright. Il sesto di trapianto sarà 1 x 0.45 m (22.000 piante ad ettaro). Le foglie saranno raccolte in quattro passaggi. Il momento della raccolta sarà stabilito in base ai parametri solitamente utilizzati per il tabacco Bright (ingiallimento della lamina fogliare, imbianchimento della nervatura principale, aumento dell’angolo di inserzione sul fusto). Per ogni raccolta saranno raccolti campioni in cinque epoche, distanziate di 2 giorni intorno al momento stimato di maturazione ottimale. I cinque prelievi serviranno a stimare con sufficiente affidabilità un comportamento curvilineo della relazione fra i descrittori dello stato della foglia al momento della raccolta con quelli della qualità dopo cura. Sulle foglie immediatamente dopo la raccolta saranno effettuate le determinazioni strumentali di clorofilla e colore. Su campioni di tabacco curati e macinati saranno determinati presso i laboratori di Scafati: azoto totale (metodo Kjeldhal automatico Technicon), alcaloidi totali (metodo automatico Technicon modificato), zuccheri riduttori. Su foglie curate saranno determinati, dopo opportuno condizionamento, colore, combustibilità e potere di riempimento. • Responsabile CASTELLI Fabio • Eventuali collaborazioni esterne • Risultati attesi con indicazione temporale 11.5 Descrizione delle modalità di monitoraggio interno del progetto e verifica dei risultati (revisioni, tempi, procedure) 12. Ricadute e benefici (max. 2 pagine) 12.1 Benefici scientifici Possibilità di individuare in modo oggettivo (strumentale) le condizioni fisiologiche ottimali della foglia commercialmente matura 12.2 Benefici economici Ottenere un prodotto di qualità, contenere gli scarti di produzione e limitare i consumi di combustibile impiegati nel processo di cura. 12.3 Impatto sociale Mantenimento della struttura economica principale nelle aree a vocazione tabacchicola del nord-est. Programma 2005 15 12.4 Impatto ambientale Contenimento nell’impiego di risorse energetiche. 13. Piano di diffusione e sfruttamento dei risultati (max. 2 pagine) 13.1 Pubblicazioni scientifiche, tecniche e divulgative previste: (Autori, Titolo, Rivista o Editore) 13.2 Convegni: (Indicazione dei convegni e del contributo che si intende presentare relativamente al progetto) 13.3 Materiali didattici e corsi di formazione: (Descrizione dei materiali, Organizzatore dei corsi, Target) 13.4 Brevetti: (Varietà vegetali, brevetti industriali, marchi, design) Programma 2005 16 14. Descrizione delle attrezzature da acquistare Attrezzatura Motivazione Vita utile (mesi) [a] Uso nel progetto (mesi) [b] Importo totale (€ ) (IVA compresa) [c] Costo per il progetto [c × b / a] Software Licenza SAS e aggiornamento software 12 12 1500 1500 Totale Riportare la somma degli importi totali nel fabbisogno finanziario e il costo per il progetto nel costo totale del punto 5. Se le attrezzature vanno acquistate nell’anno di riferimento, riportare l’intera somma nel fabbisogno finanziario dell’anno. Se l’uso nel progetto è inferiore alla vita utile indicare di seguito a carico di quali altri progetti si intende imputare il costo. Programma 2005 17 15. Impegni di personale (giornate sulla base di 210 7) Tempo indeterminato Categoria Cognome e Nome Totale nel progetto Anno 2005 CASTELLI FABIO 50 CONTILLO Renato 35 Ricercatori e tecnologi Sub-totale Tecnici Sub-totale Personale ausiliario Sub-totale Totale a tempo indeterminato 85 Tempo determinato Categoria Numero Totale nel progetto Anno 2005 Ricercatori e tecnologi Tecnici Personale ausiliario 1 1 90 Borsisti e assegnisti Totale a tempo determinato 90 Totale generale Programma 2005 18 16. Costi e fabbisogno Intero progetCtoo sto (€)A nno 2005 a. Personale a tempo indeterminato (*) b. Personale a tempo determinato 9900 c. Missioni nazionali ed estere 1800 Subtotale Personale d. Materiale di consumo, automezzi, noleggi, servizi 4000 e. Consulenze f. Commesse esterne (parti del progetto affidate a terzi) Attrezzature (**) hg.. CFaobsbtois poegrn iol progetto 1500 COSTO TOTALE (a+b+c+d+e+g) FABBISOGNO TOTALE (b+c+d+e+f+h) 17200 (*) Includere la voce nel calcolo del costo ma non del fabbisogno nel quadro 5 (**) Calcolare il costo in proporzione all’uso delle attrezzature nel progetto; calcolare il fabbisogno come somma dei costi interi d’acquisto. Firma del responsabile di progetto Firma del responsabile della struttura Programma 2005 19 Allegato 1 A. SCHEDA DI PROGETTO NUOVO 1. Titolo Colture alternative al tabacco – Piante officinali 2. Acronimo C.A.P.OF. Numero/anno 02/2004 3. Tipo di progetto Ricerca Sviluppo Dimostrativo x Misto 4. Durata (mesi) 24 Per l’intero progetto (€) Per l’anno 2005 (€) Costo 16000,00 8000,00 5. Costo del progetto Fabbisogno 16000,00 8000,00 6. Responsabile del progetto Nome e COGNOME ROMOLO CAROTENUTO 7. Curriculum del responsabile del progetto (con 5 titoli di pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento) Conseguita la laurea nel 1970 si dedicava all’insegnamento fino al 30 Ottobre 1975. Durante il periodo di insegnamento conseguiva l’abilitazione all’esercizio della professione di agronomo, l’abilitazione all’insegnamento di scienze agrarie e tecniche di gestione aziendale, l’abilitazione all’insegnamento di chimica agraria e scienze dell’alimentazione. Dal 1974 è iscritto all’albo dei professori della provincia di Salerno. Il 31 Ottobre 1975 prendeva servizio quale sperimentatore nell’istituto sperimentale per il tabacco. Nel 1976 conseguiva l’abilitazione all’insegnamento di scienze naturali, chimica e geografia. Nel 1983 gli veniva conferito l’incarico della direzione della sezione di tecniche di lavorazione. Nel 1987, in seguito a concorso, è stato nominato direttore di sezione straordinario. Dal 1987 è membro dell’Institute of Food Technologists di Chicago, Illinois. Nel 1990 conseguiva la nomina ad ordinario. Dal 1994 al 1997 è stato membro del comitato consultivo per la ricerca, la sperimentazione e la consulenza in agricoltura della regione campana. Dal 1 Gennaio 2001 al 31 MARZO 2003 è stato incaricato della direzione dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco. Durante la vita di ricercatore ha affrontato le seguenti tematiche dei tabacchi: Riconversione varietale con l’introduzione di tabacchi aromatici V.Bright e Burley (contratto CEE-MAF n.6314).Programma di sperimentazione per il tabacco nelle aree interne del mezzogiorno (CAS-MEZ n.9852). La conservazione dei tabacchi chiari. La fermentazione del tabacco Havanna. Processi di cura e caratteristiche tecnologiche dei prodotti curati. Introduzione della cernita elettronica nell’industria di lavorazione del tabacco. Trasformazione dei tabacchi: processi di scostolatura. Indirizzi per una corretta coltivazione del Burley in Campania. Utilizzo dell’Analisi strumentale dei colori delle foglie di tabacco curato ai fini della programmazione della cernita elettronica. Relazione tra i colori delle foglie di tabacco e caratteristiche tecnologiche. Crop Value response of Burley Tobacco to N application Timing Rate- J.Meeting Coresta 2001 Cape Town. Colour changes in burley tobacco curing as affected by fertilization.-J. Meeting Coresta 2001 Cape Town. Limited effect of sucker control on yield of Italian style burley tobacco- 2002 Coresta Congress, New Orleans 22-27 September, Louisiana USA. Doubtful advantages of topping for primed burley – 2002 Coresta Congress, New Orleans 22-27 September, Louisiana USA. Dry matter production and lead distribution in different tobacco varieties grown in greenhouse in presence of lead.- 2002 Coresta Congress, New Orleans 22-27 September, Louisiana USA. Programma 2005 20 8. Parole chiave Tabacco Colture alternative Piante officinali 9. Sintesi (in forma di elenchi puntati o numerati per ciascun elemento richiesto) Motivazioni L’analisi dei dati statistici riguardanti le superfici investite a piante officinali mostra una situazione alquanto stazionaria in contrasto con l’esigenza della domanda che risulta in continua crescita. Considerando le esportazioni del settore, il saldo negativo è di circa 200 miliardi. Attualmente, nel nostro Paese le colture officinali sono maggiormente diffuse nel nord e nel centro, in particolar modo in Piemonte e in Toscana. Nel Sud, ad eccezione del bergamotto coltivato in Calabria, sono presenti solo alcune specie minori (tra cui la liquirizia) per le quali è ancora prevalente la raccolta allo stato spontaneo. Dal quadro economico sinteticamente esposto scaturisce l’opportunità per le regioni meridionali di poter avviare progetti agronomici e di miglioramento genetico miranti all’incremento tecnologico del settore e alla valorizzazione delle proprie specie officinali, poco studiate, ma ricchissime di popolazioni locali, ecotipi, ecc. Obiettivi Il progetto si propone di meglio definire gli itinerari tecnici per la messa a coltura di specie officinali sia già presenti allo stato spontaneo sul territorio, sia di nuova introduzione, sulle quali le prospettive di mercato appaiono promettenti. Pertanto l’individuazione e la valorizzazione di ecotipi di piante officinali con caratteristiche morfo-biologiche e qualitative particolarmente pregevoli rappresenta un intervento dalla ricaduta più certa ed immediata per un rilancio produttivo delle aree interne del meridione. Queste specie, infatti, per le loro molteplici utilizzazioni nel campo alimentare, farmaceutico, cosmetico e liquoristico creano le premesse per la costituzione di forme associative e marchi tali da movimentare sul piano economico le aree rurali, soprattutto interne che allo stato attuale con l’abbandono del tabacco appaiono vocate all'abbandono.. Nelle aree di interesse del progetto l'attenzione sarà rivolta a specie aromatiche quali origano, melissa, menta, camomilla, basilico, rucola, timo, rosmarino e maggiorana, iberico e camomilla, cosmetiche, elicriso, jojoba, lippa e specie biocide. In particolare origano, maggiorana, rosmarino, salvia possono rientrare tra quelle specie che presentano una certa difficoltà di affermazione anche se alquanto richiesti dal mercato, per le quali sarà opportuno realizzare una lavoro di caratterizzazione dei diversi ecotipi presenti nelle diverse aree di interesse del progetto e di genotipi provenienti da altre aree per definire il potenziale produttivo in termini quanti-qualitativi. Risultati attesi Verificare la possibilità di incrementare od introdurre nelle aree marginali di coltivazione del tabacco piante officinali. Prodotti (deliverables) Origano, menta, melissa, maggiorana, rosmarino etc. suscettibili di essere coltivati in aree a riconversione del tabacco 10. Partecipanti COGNOME, Nome, funzione (ricercatore, tecnico, esecutivo) D’AMORE RAFFAELE direttore I.S.T. ASCIONE SALVATORE ricercatore TREMOLA MARIA GRAZIA ricercatore RAIMO FRANCESCO ricercatore MELLONE GERARDO tecnologo PORRONE FELICE ANTONIO tecnico LEONE VINCENZO tecnico Programma 2005 21 11. Descrizione del progetto (max. 16 pagine) 11.6 Motivazioni (max. 1 pagina) Filiera piante officinali L’analisi dei dati statistici riguardanti le superfici investite a piante officinali mostra una situazione alquanto stazionaria in contrasto con l’esigenza della domanda che risulta in continua crescita. Ciò trova conferma nelle richieste del mercato internazionale che, nel ventennio 1970-90, sono aumentate da 220.000 t a 400.000 t. Il fabbisogno nazionale è soddisfatto per un quarto dalla produzione interna e per la restante parte da quella estera. Le importazioni si aggirano mediamente intorno a 750.000 q.li, per un valore medio intorno ai 400 miliardi. Considerando le esportazioni del settore, il saldo negativo è di circa 200 miliardi. Attualmente, nel nostro Paese le colture officinali sono maggiormente diffuse nel nord e nel centro, in particolar modo in Piemonte e in Toscana. Nel Sud, ad eccezione del bergamotto coltivato in Calabria, sono presenti solo alcune specie minori (tra cui la liquirizia) per le quali è ancora prevalente la raccolta allo stato spontaneo. Dal quadro economico sinteticamente esposto scaturisce l’opportunità per le regioni meridionali e, più in generale, per quelle mediterranee, di poter avviare progetti agronomici e di miglioramento genetico miranti all’incremento tecnologico del settore e alla valorizzazione delle proprie specie officinali, poco studiate, ma ricchissime di popolazioni locali, ecotipi, ecc. 11.7 Stato dell'arte (max. 1 pagina) Il progetto si propone di meglio definire gli itinerari tecnici per la messa a coltura di specie officinali sia già presenti allo stato spontaneo sul territorio, che manifestano un certo interesse sia in mercati di 'nicchia' che a livello agroindustriale, sia di nuova introduzione, sulle quali le prospettive di mercato appaiono promettenti. Pertanto l’individuazione e la valorizzazione di ecotipi di piante officinali con caratteristiche morfo-biologiche e qualitative particolarmente pregevoli rappresenta un intervento dalla ricaduta più certa ed immediata per un rilancio produttivo delle aree del mediterranee. Queste specie, infatti, per le loro molteplici utilizzazioni nel campo alimentare, farmaceutico, cosmetico e liquoristico creano le premesse per la costituzione di forme associative e marchi tali da movimentare sul piano economico le aree rurali, soprattutto interne che allo stato attuale appaiono vocate all'abbandono. In aggiunta le piante officinali presentano allo stato attuale grandi possibilità di inserimento in 'sistemi agroindustriali' evoluti tali da produrre un reddito stabile nel tempo nel rispetto di una salvaguardia dell'ambiente. Nelle aree di interesse del progetto l'attenzione sarà rivolta a specie aromatiche quali origano, elicriso, liquirizia, camomilla, basilico, rucola, timo, rosmarino e medicinali liquirizia, iberico e camomilla, cosmetiche, elicriso, jojoba, lippa e specie biocide. In particolare origano, elicriso, rosmarino, salvia possono rientrare tra quelle specie che presentano una certa difficoltà di affermazione anche se alquanto richiesti dal mercato, per le quali sarà opportuno realizzare una lavoro di caratterizzazione dei diversi ecotipi presenti nelle diverse aree di interesse del progetto e di genotipi provenienti da altre aree per definire il potenziale produttivo in termini quanti-qualitativi, mentre per le rimanenti specie rientrano tra quelle suggerite da alcuni settori agro-industriali per le quali sarà opportuna una loro standardizzazione quanti-qualitativa sia da un punto di vista genetico che di tecnica di produzione sulla base delle esigenze tecnologiche della trasformazione industriale. Pubblicazioni Marzi, V., 1996. Risultati di un quinquennio di prove sulla coltivazione della liquirizia (Glycyrrhiza glabra L.) in differenti condizioni pedoclimatiche. Atti del Convegno su: "Coltivazione e miglioramento di piante officinali" Trento 2-3 giugno 1994. Marzi, V., 1996. Risultati di prove sulla coltivazione dello zafferano (Crocus sativus L.). Atti del Convegno su: "Coltivazione e miglioramento di piante officinali" Trento 2-3 giugno 1994. Marzi V., 1997. Agricultural practices for oregano. proceedings of the IPGRI International Workshop on Oregano 8-12 May 1996 CIHEAM, Valenzano (Bari), Italy, 61-67. Marzi, V., Cucci, G., De Caro, A., 1997. Influenza dell’avvicendamento, dell’interramento dei residui vegetali e della concimazione minerale sulla disponibilità degli elementi nutritivi. Agricoltura Ricerca, 168, 39-48.Cucci, G., De Caro, A., Marzi, V., 1997. Concimazione minerale, produttività e perdita di nutrienti da un terreno coltivato a frumento. Riv. di Agron., 31, 3, 565- 570. Cucci, G., De Caro, A., Marzi, V., 1997. Influence of mineral nutrition on some components of wheat grown in a soil with different cropping histories. Atti IX Internationale Colloquium for the optimisation of plant nutrition”, Prague 8-15 settembre, 397-401. Marzi, V., 1998. Evoluzione dei consumi alimentari e mutamenti nell’agricoltura tradizionale. (in corso di stampa sugli Atti dell’Accademia Pugliese delle Scienze). Marzi, V., 1998. Le colture per dolcificanti. In “Le colture di nicchia”, a cura di M.T. Amaducci, V. Marzi e G. Venturi. Edagricole, 41-46. Marzi, V., 1999. La situazione e le prospettive in Italia. Dossier piante officinali. Terra e Vita, 7, 1-16. Marzi, V., 1999. Specie officinali d’interesse nell’Italia meridionale. Atti Convegno “Biodiversità e agricoltura biologica nelle aree marginali e nei parchi nazionali, Alessandria 3/9/1999, 113-117. Programma 2005 22 Marzi, V., Pala, M., 1999. Il contributo della sperimentazione per lo sviluppo delle specie officinali. Finalità del progetto I.P.P.O. del MiPAF. Giornate di studio sul Mirto, Sassari, 30 maggio-1 luglio 1999. De Mastro, G., Tedone, L., Rotondo, G., Marzi, V., 1999. Influenza della densità di semina e dell’intervento irriguo sulla produttività del Guar. “33° Convegno annuale S.I.A.” (in corso di stampa sulla Rivista di Agronomia). Ruta C., De Mastro G., Morone Fortunato I., Marzi V.. 1999. Modalità di propagazione e tecniche di coltivazione di Stevia rebaudiana Bertoni. Atti 33° Convegno Sia 1999 – 21-23 settembre Agripolis (PD), pagg. 310-311; Marzi, V., 2000. L’architettura rurale dell’Italia meridionale. Masserie fortificate, case contadine e borghi di Puglia. Giornata di studio su: Il fabbricato rurale: bene architettonico e paesaggistico, Firenze 29 ottobre 1999. Atti dell’Accademia dei Georgofili, settima serie, vol. XLVI, 511-519. Marzi, V., 2000. Erbe officinali, il mercato tira. Terra e Vita, 2, 93-93. Marzi, V., 2000. Le specie officinali in Italia. Il ruolo della sperimentazione ed il progetto I.P.P.O. (Incremento Produttività Piante officinali). Convegno nazionale di studio su “La biodiversità vegetale del Pollino come opportunità di sviluppo – Prospettive di valorizzazione delle specie officinali dell’area”, Cersosimo (PZ), 16-17 giugno (in corso di stampa sugli Atti). Marzi, V., Laganà, S., 2000. Le piante officinali in Italia. Agricoltura, 298, 79-84. 11.8 Obiettivi generali e specifici (max. 1 pagina) I anno 2004 Nel primo anno sono state introdotte o seminate molte specie officinali che sono andate a costituire un campo catalogo. Per le annuali è stato prodotto il seme, mentre per le poliannuali continuano le tecniche colturali per avere una efficientissima disponibilità di germoplasma per future utilizzazioni. Il campo catalogo è costituito delle seguenti specie o biotipi: Ruta, finocchio selvatico, crescione, dragoncello, erba cipollina, issopo, maggiorana, melissa, menta, origano, lavanda, timo, salvia, prezzemolo, rabarbaro rucola selvatica, tarassaco, aneto, santoreggia, anice, basilico, cerfoglio, coriandolo, rucola coltivata, camomilla, cedronella. II anno Realizzazione di un campo catalogo delle specie officinali spontanee presenti nelle aree di interesse del progetto. Verifica della adattabilità e della produttività delle specie di nuova introduzione. III anno Caratterizzazione e valorizzazione agronomica delle specie officinali spontanee raccolte nelle aree di interesse del progetto. Verifica della adattabilità e della produttività delle specie di nuova introduzione. Definizione degli ambienti più adatti alla coltivazione di specie di nuova introduzione e realizzazione di un campo sperimentale. Messa a punto di tecniche di conservazione del prodotto di ogni singola specie aromatica. 11.9 Piano di lavoro (max. 10 pagine). Per ogni task/sub-task/work package:unica • Descrizione delle attività previste 1. Raccolta allo stato spontaneo di ecotipi di specie di interesse officinale e realizzazione di un campo catalogo La crescente domanda di prodotti erboristici ha indotto molto spesso una irrazionale raccolta di piante allo stato spontaneo producendo fenomeni di intensa azione di erosione genetica. Il patrimonio genetico di specie officinali spontanee costituisce tutto oggi una notevole risorsa di elevato valore scientifico. Fondamentale, pertanto, appare la necessità di realizzare un inventario delle diverse specie di interesse officinale. Questo permetterebbe di valorizzare le risorse umane locali dotate di competenze nel settore (raccoglitori, ricercatori, coltivatori, ecc..) con i quali interagire per la realizzazione di un data base in cui raccogliere tutte le informazioni relative alle aree di diffusione, alle caratteristiche botaniche e fitochimiche oltre che di carattere etnobotanico al fine anche di consolidare, anche nella memoria dei più giovani, le conoscenze dell’uso tradizionale di tali specie. L’acquisizione tecnica e l’applicazione delle buone pratiche agricole per la coltivazione di piante officinali consentirà, inoltre, di creare nuove opportunità di lavoro nella produzione e trasformazione delle stesse e di contribuire a valorizzare attraverso il miglioramento qualitativo le produzioni erboristiche nazionali. Dati da rilevare: Lo svolgimento di tale ricerca prevede ovviamente la realizzazione di indagini floristiche nelle are di interesse del progetto. Verranno acquisite informazione rispetto alla distribuzione di specie di interesse officinale attraverso una puntuale identificazione (Coordinate geografiche) dei siti di ritrovamento. Sarà registrato lo stadio fenologico al momento del rilevamento e prelevati campioni di porzioni di piante e/o piante intere. In aggiunta si procederà con una indagine etnobotanica con la Programma 2005 23 preparazione di opportune schede per l’avvio di una campagna di interviste sugli usi medicinali e non solo di specie spontanee. 2. Programmazione nella produzione di specie aromatiche in vaso L’evoluzione dell’uso di piante da condimento allo stato fresco trova i suoi elementi di forza nelle disponibilità di prodotto fuori stagione e di specie tradizionalmente consumate allo stato secco. In particolare, l’impiego di piante aromatiche sta assumendo una funzione di rilievo soprattutto in alcune nicchie di mercato come il catering e la ristorazione di qualità, anche se promettente appare il settore agroindustriale dove sempre più frequentemente è la presenza di erbe fresche nella preparazione di salse e piatti pronti. Non trascurabile d’altra parte è l’attuale espansione dell’uso di piante aromatiche in vaso ritornando ad un utilizzo più tradizionale di un impiego domestico delle piante aromatiche e nello stesso tempo abbastanza innovativo per l’ampia gamma di specie aromatiche in vaso attualmente disponibili anche fuori stagione. Le problematiche principali legate alla produzione di piantine aromatiche in vaso riguardano essenzialmente la programmazione del ciclo colturale per consentire una disponibilità di prodotto anche in epoche extrastagionali, scelta dei contenitori e dei substrati, delle cultivar e delle epoche di semina, densità colturale, ciclo colturale e condizioni di allevamento in ambiente protetto, irrigazione, concimazione e difesa. L’attività di ricerca, in particolare, sarà rivolta a specie quali origano, rosmarino, salvia e basilico per le quali verranno messi a confronto diverse epoche e modalità di impianto in vaso al fine di giungere ad una programmazione del processo produttivo e garantire una disponibilità continua di prodotto fresco. Dati da rilevare: Durata delle fasi di germinazione e di attecchimento delle piantine, determinazione del ritmo di accrescimenti in funzione di diverse condizioni di luce, temperatura, disponibilità idrica ed in elementi nutritivi, in ambiente controllato. 3. Messa a punto di tecniche per la produzione di seme di specie officinali Negli ultimi anni la richiesta di semi di piante officinali è in notevole incremento sia sul mercato interno che in quelli esteri. Particolarmente interessante è la richiesta in specie officinali tipiche degli ambienti mediterranei (salvia, rosmarino, origano, finocchio) in virtù dell’apprezzamento che questi aromi trovano anche in popolazioni nordiche dove le particolari condizioni climatiche impongono il ricorso alla semina annualmente ed una certa difficoltà ad autoapprovigionarsi. Le problematiche maggiori relative alla produzione di seme di piante officinali riguardano: - reperimento e validazione di materiale di base, varietà o ecotipi, per l’individuazione di piante madri selezionate con caratteristiche agronomiche e qualitative rispondenti alle diversi tipologie di utilizzo; - individuazione, specie per specie, degli areali più vocati per produzioni in seme quantitativamente e qualitativamente soddisfacenti; - definizione di itinerari tecnici colturali specifici per la produzione in seme. Negli ambienti meridionali, le condizioni climatiche appaiono favorevoli per la produzione sementiera di diverse specie officinali anche se ben poco è noto sulle tecniche agronomiche più adatta al conseguimento di buone rese in seme. L’attività di ricerca riguarderà il confronto tra diverse densità di impianto di specie quali salvia, maggiorana, origano e basilico per individuare quella più idonea ad esaltare la produzione in seme. Dati da rilevare: Fasi fenologiche, parametri biometrici, investimenti reali, numero di organi fruttiferi, numero di semi per organo fiorale, numero di seme per pianta, peso 1000 semi, percentuale di semi maturi, resa areica in seme, peso 1000 semi, germinabilità. • Articolazione temporale delle attività Filiera produzioni officinali I anno 2004 Vedi 13.3= attività svolta nel 2004 II anno 2005 Realizzazione di un campo catalogo delle specie officinali spontanee presenti nelle aree di interesse del progetto. Verifica della adattabilità e della produttività delle specie di nuova introduzione. III anno Caratterizzazione e valorizzazione agronomica delle specie officinali spontanee raccolte nelle aree di interesse del progetto. Realizzazione, in ambiente protetto, di cicli produttivi di specie aromatiche in vaso e loro valutazione commerciale. Verifica della adattabilità e della produttività delle specie di nuova introduzione. • Responsabile Romolo Carotenuto Programma 2005 24 • Eventuali collaborazioni esterne: Prof.V.MARZI Università di BARI • Risultati attesi con indicazione temporale: Al termine dei tre anni si avrà una cospicua banca di germoplasma di piante officinali utili per riorientare le ricerche dell’IST a nuove realtà che si vanno a configurare. Individuazione di colture alternative al tabacco per aree a riconversione. Determinazione di filiere produttive di maggiore valenza economica. 11.10 Descrizione delle modalità di monitoraggio interno del progetto e verifica dei risultati (revisioni, tempi, procedure) Revisioni: L’obiettivo di aver un campo catalogo di piante officinali veramente ampio richiede un continuo riadattamento nelle strategie; si tratta di trovare le piante adatte in senso generale e quelle specifiche che vengono riportate per un interesse specifico. Tempi: Riunioni trimestrali tra ricercatori e tecnici per fare il punto sull’avanzamento dei risultati e studio degli adattamenti per raggiungere gli scopi prefissati. Procedure: Ogni ricercatore si farà carico di studiare ed approfondire le conoscenze di alcune specie officinali prefissate per raggiungere l’obiettivo. 12. Ricadute e benefici (max. 2 pagine) 12.5 Benefici scientifici Buona parte delle piante officinali che si utilizzano in Italia sono importate anche se molte di esse potrebbero avere un proficuo sviluppo in Italia. La presenza di un germoplasma permetterebbe a coloro che eventualmente vorrebbero coltivarle di avere materiale idoneo. Offrire agli imprenditori nazionali valide alternative alla coltivazione del tabacco. 12.6 Benefici economici L’eventuale adattamento di specie officinali alle zone interne della Campania permetterà di trovare soluzioni in considerazione del prossimo abbandono della coltura di tabacco in queste zone. 12.7 Impatto sociale In mancanza di una agricoltura sostenibile le zone interne del mezzogiorno rischiano lo spopolamento. 12.8 Impatto ambientale Le piante officinali rappresentano il meglio in fatto di impatto ambientale sopratutto perché le coltivazioni vanno effettuate senza trattamenti 13. Piano di diffusione e sfruttamento dei risultati (max. 2 pagine) 13.5 Pubblicazioni scientifiche, tecniche e divulgative previste: (Autori, Titolo, Rivista o Editore) Il progetto si pone l’obiettivo di una conoscenza dello stato dell’arte e dell’acquisizione di materiale in catalogo per cui saranno privilegiate le riviste divulgative a carattere locale. Es.Campania agricoltura. 13.6 Convegni: (Indicazione dei convegni e del contributo che si intende presentare relativamente al progetto) Alla fine del triennio saranno divulgati in convegno i risultati acquisiti. 13.7 Materiali didattici e corsi di formazione: (Descrizione dei materiali, Organizzatore dei corsi, Target) Il campo catalogo già da oggi è pronto per visite istruttive per studenti e tecnici interessati alle piante officinali 13.8 Brevetti: (Varietà vegetali, brevetti industriali, marchi, design) Programma 2005 25 14. Descrizione delle attrezzature da acquistare Attrezzatura Motivazione Vita utile (mesi) [a] Uso nel progetto (mesi) [b] Importo totale (€ ) (IVA compresa) [c] Costo per il progetto [c × b / a] Totale 0/oo 0/oo Riportare la somma degli importi totali nel fabbisogno finanziario e il costo per il progetto nel costo totale del punto 5. Se le attrezzature vanno acquistate nell’anno di riferimento, riportare l’intera somma nel fabbisogno finanziario dell’anno. Se l’uso nel progetto è inferiore alla vita utile indicare di seguito a carico di quali altri progetti si intende imputare il costo. Programma 2005 27 15. Impegni di personale (giornate sulla base di 210 gg./anno) Tempo indeterminato Categoria Cognome e Nome Totale nel progetto Anno 2005 Carotenuto Romolo gg.60 gg.30 D’Amore Raffaele gg.30 gg.15 Ascione Salvatore gg.60 gg.30 Raimo Francesco gg.30 gg.15 Ricercatori e tecnologi Tremola Maria Grazia gg.90 gg.45 Sub-totale Porrone Felice gg.60 gg.30 Leone Vincenzo gg.60 gg.30 Tecnici Mellone Gerardo gg.60 gg.30 Sub-totale Personale ausiliario Sub-totale Totale a tempo indeterminato gg.450 gg.225 Tempo determinato Categoria Numero Totale nel progetto Anno 2005 Ricercatori e tecnologi Tecnici Personale ausiliario 1 gg.200 gg.100 Borsisti e assegnisti Totale a tempo determinato Totale generale gg.650 gg.325 Programma 2005 28 16. Costi e fabbisogno Intero progetCtoo sto (€)A nno 2005 a. Personale a tempo indeterminato (*) 60.000/oo 30.000/oo b. Personale a tempo determinato 10000/oo 5000/oo c. Missioni nazionali ed estere 2000/oo 1000/oo Subtotale Personale 72.000/oo 36.000/oo d. Materiale di consumo, automezzi, noleggi, servizi 4.000/oo 2.000/oo e. Consulenze f. Commesse esterne (parti del progetto affidate a terzi) Attrezzature (**) hg.. CFaobsbtois poegrn iol progetto COSTO TOTALE (a+b+c+d+e+g) 76.000/oo 38.000/oo FABBISOGNO TOTALE (b+c+d+e+f+h) 16.000/oo 8.000/oo (*) Includere la voce nel calcolo del costo ma non del fabbisogno nel quadro 5 (**) Calcolare il costo in proporzione all’uso delle attrezzature nel progetto; calcolare il fabbisogno come somma dei costi interi d’acquisto. Firma del responsabile di progetto Firma del responsabile della struttura Programma 2005 29 Allegato 1 A. SCHEDA DI PROGETTO NUOVO 1. Titolo Ottimizzazione delle tecniche agronomiche e delle condizioni di cura in funzione della qualità merceologica del tabacco Burley 2. Acronimo QUALITA’ Numero/anno 03/04 3. Tipo di progetto Ricerca Sviluppo Dimostrativo X Misto 4. Durata (mesi) 24 Per l’intero progetto (€) Per l’anno 2005__ (€) Costo 167600,00 83800,00 5. Costo del progetto Fabbisogno 43600,00 21800,00 6. Responsabile del progetto Nome e COGNOME Giuseppe Interlandi Programma 2005 30 7. Curriculum del responsabile del progetto (con 5 titoli di pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento) (max 1 pag.) Nel 1971 ha conseguito il diploma di laurea in Scienze Agrarie, con voti 110/110, presso L’Università di Catania, discutendo una tesi sperimentale. Nel 1972 ha conseguito l’abilitazione all’esercizio della professione di agronomo. Dall’1/10/1972 al 30/4/76 ha insegnato Meccanica Topografia e Costruzioni presso l’I.T.A. di Remedello (BS). Dall’1/5/1976 al 28/10/77 ha prestato servizio all’E.S.A. della regione Sicilia con la qualifica di Ispettore. Dal 29/10/1977, quale vincitore di concorso, è stato nominato sperimentatore presso l’Istituto Sperimentale per l’orticoltura. Dall’8/9/80 al 3/10/80 ha partecipato all’XI Corso di Metodologia Statistica organizzato dalla Regione Italiana della Biometria Society. Dall’1/9/81 è stato trasferito, a domanda, all’Istituto Sperimentale per il Tabacco di Scafati dove presta attualmente servizio. Dal 14/10/1985 al 6/7/93 è stato membro del comitato scientifico dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco. Dal 7/7/1989 al 7/6/1993, con D.M., è stato incaricato della direzione della Sezione operativa centrale di Cura e Fermentazione dei tabacchi. Presso la sezione di Cura ha svolto un'attività di ricerca orientata su tre problematiche: a) risparmio energetico; b) ricerca di sistemi di cura alternativi a quelli tradizionali; c) qualità del tabacco. In relazione alla qualità del tabacco, le ricerche hanno riguardato lo studio di differenti profili termoigrometrici, diversi stadi di maturazione delle foglie, diversi livelli di concimazione azotata e modalità di somministrazione, differenti densità dei locali di cura. Pubblicazioni attinenti al progetto: Interlandi G., Piro F., De Caro F., Leone V., 1998. Influenza della densità di carico e della sezione della capanna di cura sulla qualità del tabacco burley. Il Tabacco, 6,13-22. Carotenuto R., Interlandi G., Tremola M.G., Bovienzo D., Savoia A., Zampilli G., 1998. Classificazione merceologica del burley. Il Tabacco, 6, 55-58.Carotenuto R., Interlandi G., Tremola M.G., Abet M., De Risi E., Leone V., Sodano E., Cutolo R., 2000. Variazioni cromatiche durante la cura. Il Tabacco, 8(2), 27-30.Interlandi G., Tremola M.G., Carotenuto R., Piro F., ., Leone V., Cutolo R., 2001. Crop value response of burley tabacco to N application timing and rate. Il Tabacco, 9, 51-55.Tremola M.G., Interlandi G., Carotenuto R., Piro F., ., Leone V., Cutolo R., 2001. Color changes in burluy tabacco curing as by N fertilization. Il Tabacco,9, 47-49. 8. Parole chiave TABACCO QUALITA’ Programma 2005 31 9. Sintesi (in forma di elenchi puntati o numerati per ciascun elemento richiesto) Motivazioni Il sostegno economico di cui gode il tabacco nell’ambito della politica agricola della UE consente ancora la coltivazione in alcune aree del nostro Paese. Con il venir meno, nei prossimi anni, degli aiuti pubblici al settore, la possibilità di mantenere una tabacchicoltura in Italia dipenderà dalla capacità di migliorare il rapporto qualitàprezzo dei prodotti e di competere con paesi che possono offrire foglia di elevata qualità e/o prezzi più bassi. Obiettivi La ricerca si propone di migliorare la qualità del tabacco attraverso la razionalizzazione di alcune pratiche colturali. Risultati attesi Determinazione di livelli di concimazione azotata, irrigazione e densità di carico dei locali di cura idonei a massimizzare la qualità tipica del burley italiano. Prodotti (deliverables) 10. Partecipanti COGNOME, Nome, funzione (ricercatore, tecnico, esecutivo) D’AMORE Raffaele: Direttore incaricato; CAROTENUTO Romolo: Direttore di sezione incaricato; ASCIONE Salvatore: Ricercatore; NAPOLITANO Antonietta: Ricercatrice; TREMOLA Maria Grazia: Ricercatrice; LEONE Vincenzo: Tecnico Programma 2005 32 11. Descrizione del progetto (max. 16 pagine) 11.11 Motivazioni (max. 1 pagina) In questi ultimi anni l’andamento dei mercati del tabacco in foglia, caratterizzato da un’espansione dell’offerta cui non ha corrisposto analoga espansione dei consumi, ha reso sempre più difficile mantenere i livelli produttivi raggiunti per il tabacco Burley italiano. Il sostegno economico di cui gode il tabacco nell’ambito della politica agricola della UE consente ancora alla coltura una certa diffusione in alcune aree del nostro Paese. Tuttavia tale politica agricola diventa sempre meno giustificabile in prospettiva dell’allargamento della UE e di fronte alle esigenze dei rapporti di scambio tra UE e resto del mondo. Si può pertanto prevedere una progressiva contrazione degli aiuti pubblici al settore nei prossimi anni. Con il venir meno della protezione, la possibilità di mantenere ancora una tabacchicoltura in Italia dipenderà dalla capacità di migliorare il rapporto qualità-prezzo dei prodotti e di competere con paesi che possono offrire foglia di elevata qualità e/o prezzi più bassi. 11.12 Stato dell'arte (max. 1 pagina) Il tabacco Burley, tabacco chiaro curato all’aria, è un componente fondamentale delle sigarette di tipo americano, che costituiscono la massa della produzione corrente nei paesi sviluppati. Per ottenere un Burley della qualità più richiesta occorrono particolari condizioni agro-ecologiche e tecniche di produzione e cura adatte all’ambiente di produzione. Attualmente le aree di produzione del Burley che entra nel commercio internazionale del tabacco in foglia non sono molte e si trovano concentrate in pochi paesi: Stati Uniti, Brasile, Messico, Italia, Zimbabwe. Il Burley italiano, concentrato prevalentemente in Campania e in particolare nella provincia di Caserta, è potenzialmente interessante per il basso tenore di alcaloidi e rappresenta una quota rilevante del Burley prodotto nella UE. La qualità corrente, molto trascurata anche a causa della sicurezza di collocamento di cui finora il prodotto ha goduto, è suscettibile di miglioramento. L’idoneità agroecologica dell’area di produzione lascia sperare nella possibilità di ottenere produzioni competitive per il mercato internazionale anche in condizioni di sostegno pubblico declinante. La qualità del tabacco è il risultato di una combinazione di proprietà fisico-chimiche che lo rendono idoneo all’uso previsto. Nelle sigarette di tipo americano il Burley è il tipo più neutro e serve a incorporare gli aromi e a migliorare la combustibilità grazie all’elevato potere di riempimento. Il miglioramento qualitativo del tabacco deve tendere ad esaltare queste caratteristiche, determinate in larga misura dalla struttura della foglia, che dipende dall’andamento della crescita vegetale e della cura post-raccolta. Cultivar, concimazione, irrigazione e modalità di cura hanno influenza rilevante su tali processi. L’azoto costituisce l’elemento chiave per la qualità. Il difetto e l’eccesso hanno effetti negativi. In carenza di azoto le foglie non raggiungono uno sviluppo adeguato, hanno un più basso contenuto di azoto totale e di alcaloidi e un più alto contenuto in zuccheri. L’eccesso ritarda la fioritura e la maturazione prolungando lo stadio vegetativo attraverso un esteso predominio del metabolismo proteico. Gli esperimenti di fertilizzazione al tabacco sono complicati per l’interferenza della cura post-raccolta e i risultati ottenuti sono stati spesso contrastanti. Mentre da alcune ricerche si evince che il burley non trae vantaggio da dosi di azoto superiori a 160-200 Kg/ha, da altre si rilevano miglioramenti produttivi a seguito di apporti di 300 e fino a 400 Kg/ha. Risposte così diverse possono essere spiegate con l’eterogeneità delle situazioni climatiche, pedologiche e colturali. Per i terreni dell’area italiana a Burley non è stata finora condotta una soddisfacente calibrazione in rapporto ai fabbisogni di azoto ed altri elementi per una coltura volta ad ottimizzare la qualità della foglia curata. L’acqua, oltre ad essere il componente principale dei tessuti vegetali e veicolo dell’assorbimento minerale, fornisce il mezzo per tutte le reazioni biochimiche che avvengono nella pianta dalla crescita alla senescenza. Anche per l’irrigazione del Burley occorre ottimizzare i livelli e le modalità di impiego in relazione alla concimazione e in funzione del miglioramento qualitativo della foglia. Il tabacco dopo la raccolta per essere utilizzato dall’industria di trasformazione deve subire una serie di modificazione di ordine biologico, chimico e fisico. I fattori fondamentali che influiscono sull’andamento dei processi di cura sono l’umidità e la temperatura. Con l’aria secca le foglie vive perdono troppo rapidamente l’acqua e muoiono precocemente arrestandosi così il processo dell’ingiallimento e con esso le trasformazioni biochimiche. Un essiccamento troppo rapido nella prima fase di cura, dovuto a basse umidità relative, produce un tabacco con colorazioni verdastre ed elevati tenori di azoto e di zuccheri. Al contrario, l’elevata umidità relativa (> 75%) tende a causare fenomeni di eccessivo imbrunimento della lamina e di marcescenza della costola. Con umidità relativa superiore al 90% sono stati riscontrati, specialmente in corrispondenza di temperature elevate, sensibili perdite di sostanza secca durante la cura. Anche il grado d’illuminazione sembra avere un certo ruolo sul processo di cura. Le foglie curate in piena luce si presentano con colorazioni sbiadite; le foglie curate all’ombra hanno una maggiore intensità del colore caratteristico. Attualmente la cura viene condotta in capanne, a due e, raramente, a tre piani di apprendimento, con copertura di film plastico. E’ invalsa Programma 2005 33 una tendenza a sottodimensionare i locali di cura rispetto alla superficie investita a tabacco, da cui consegue, soprattutto nei mesi di settembre e di ottobre, un deterioramento del prodotto da eccesso di umidità. Yoshio Kikuchi; Hisashi Izumi. Effects of curing conditions on smoke quality of air-cured tobacco, Matsukawa: I I. Effects of daytime temperatures during curing on smoke quality of cured leaves. Bull. Utsunomiya Tob. Exp. Stn. 21: 75-86, 1985. Bae S.K; Lim H.G.; Cho H.K. Studies on the prevetion of excessive drying (of) leaves during burley tobacco curing: I. Effect of temperature and relative humidity on the production of excessive drying leaves. Korean Journal of Crop Science 31:425-425, 1988. Postiglione L., Barbieri G., De Falco E., 1989. Risultati produttivi e qualitativi del tabacco Burley sottoposto a carenze o eccessi di acqua in diversi periodi del ciclo biologico. Irrigazione e drenaggio, 36(4), 115-120. Interlandi G., Piro F., De Caro F., Leone V., 1998. Influenza della densità di carico e della sezione della capanna di cura sulla qualità del tabacco burley. Il Tabacco, 6,13-22. Carotenuto R., Interlandi G., Tremola M.G., Bovienzo D., Savoia A., Zampilli G., 1998. Classificazione merceologica del burley. Il Tabacco, 6, 55-58. Pelivanoska V., Trajkoski J., Filiposki K., 2000. Effects of fertilization and irrigation on yield and quality of tobacco type burley. CORESTA Congres, APOST 8,15-19 october, Lisbona, Portogallo. Ascione S., Lombardi P., Ruggiero C., 2000. Influenza della diversificazione colturale e della concimazione fosfo-azotata sulla produzione del tabacco burley e mais. Riv. Agron. 34: 81-91. Carotenuto R., Interlandi G., Tremola M.G., Abet M., De Risi E., Leone V., Sodano E., Cutolo R., 2000. Variazioni cromatiche durante la cura. Il Tabacco, 8(2), 27-30. Interlandi G., Tremola M.G., Carotenuto R., Piro F., ., Leone V., Cutolo R., 2001. Crop value response of burley tobacco to N application timing and rate. Il Tabacco, 9, 51-55. Tremola M.G., Interlandi G., Carotenuto R., Piro F., ., Leone V., Cutolo R., 2001. Color changes in burley tobacco curing as by N fertilization. Il Tabacco,9, 47-49. 11.13 11.14 Obiettivi generali e specifici (max. 1 pagina) Migliorare la qualità del tabacco burley ottimizzando la concimazione azotata, l’irrigazione e la modalità di cura. In particolare: - Valutare l’effetto del livello di azoto, dei regimi irrigui e modalità di somministrazione sulla produzione e sulla qualità del tabacco burley. - Valutare l’influenza della densità di carico dei locali di cura sull’andamento del processo di cura e sulle caratteristiche fisico-chimiche del tabacco curato. - Indagare sulla dinamica delle proprietà merceologiche in relazione ai fattori agronomici sperimentati. 11.15 Piano di lavoro (max. 10 pagine). La ricerca sarà eseguita presso il campo sperimentale di Scafati confrontando in un esperimento le combinazioni di tre volumi di adacquamento (70% E.T.M, E.T.M., 130% E.T.M,) x due modalità di somministrazione (infiltrazione - a goccia) x tre livelli di concimazione azotata (0, 150, 300 kg/ha) x tre densità di carico dei locali di cura (distanziando filze di uguale peso 8, 13 e 18 cm). I livelli di concimazione saranno applicati a subparcelle. L’esperimento sarà condotto utilizzando una cultivar rappresentativa della coltura del burley, coltivata a una densità d’investimento di 33.000 p/ha disposte a distanze di 0,4 x 0,75m, impegnando un’area di circa 2.000m2. I locali di cura saranno costituiti da struttura a capanna a due piani di apprendimento ricoperti di film plastico. Durante la coltivazione saranno effettuati rilievi morfologici e biometrici. Sulle foglie curate verranno eseguite analisi fisiche (potere di riempimento, combustibilità e peso specifico) e chimiche (azoto totale, alcaloidi) e saranno determinati i gradi per la stima di un indice prezzo. 11.16 Per ogni task/sub-task/work package: • Descrizione delle attività previste • Articolazione temporale delle attività • Responsabile Programma 2005 34 • Eventuali collaborazioni esterne • Risultati attesi con indicazione temporale 11.17 Descrizione delle modalità di monitoraggio interno del progetto e verifica dei risultati (revisioni, tempi, procedure) 12. Ricadute e benefici (max. 2 pagine) 12.9 Benefici scientifici Ottimizzazione delle tecniche di coltivazione e di cura del tabacco burley al fine di individuare un protocollo agronomico in grado di dare, dal punto di vista quanti-qualitativo, i migliori risultati produttivi. 12.10 Benefici economici Ottenere un tabacco di maggior valore regolando adeguatamente la concimazione azotata l’irrigazione e la densità di carico dei locali di cura. Benefici che possono sintetizzarsi in minori perdite di prodotto durante la cura, minore impiego di fertilizzante e acqua e un prezzo maggiore del tabacco curato. 12.11 Impatto sociale 12.12 Impatto ambientale Ottimizzazione delle risorse idriche e riduzione d’inquinamento dovuto alle eccessive concimazioni azotate. 13. Piano di diffusione e sfruttamento dei risultati (max. 2 pagine) 13.9 Pubblicazioni scientifiche, tecniche e divulgative previste: (Autori, Titolo, Rivista o Editore) 13.10 Convegni: (Indicazione dei convegni e del contributo che si intende presentare relativamente al progetto) 13.11 Materiali didattici e corsi di formazione: (Descrizione dei materiali, Organizzatore dei corsi, Target) 13.12 Brevetti: (Varietà vegetali, brevetti industriali, marchi, design) Programma 2005 35 14. Descrizione delle attrezzature da acquistare Attrezzatura Motivazione Vita utile (mesi) [a] Uso nel progetto (mesi) [b] Importo totale (€ ) (IVA compresa) [c] Costo per il progetto [c × b / a] contatori Impianto irrigazione localizzata a microportata di erogazione 12 12 2000 2000 filtri 12 12 1000 1000 manometri 12 12 300 300 Totale 3300 3300 Riportare la somma degli importi totali nel fabbisogno finanziario e il costo per il progetto nel costo totale del punto 5. Se le attrezzature vanno acquistate nell’anno di riferimento, riportare l’intera somma nel fabbisogno finanziario dell’anno. Se l’uso nel progetto è inferiore alla vita utile indicare di seguito a carico di quali altri progetti si intende imputare il costo. Programma 2005 36 15. Impegni di personale (giornate sulla base di 210 gg./anno) Tempo indeterminato Categoria Cognome e Nome Totale nel progetto Anno 2005_ D’AMORE RAFFAELE 120 60 CAROTENUTO ROMOLO 120 60 Ricercatori e tecnologi INTERLANDI GIUSEPPE 150 75 ASCIONE SALVATORE 150 75 NAPOLITANO ANTONIETTA 150 75 TREMOLA MARIA GRAZIA 150 75 Sub-totale 840 420 LEONE VINCENZO 200 100 Tecnici Sub-totale Personale ausiliario Sub-totale 200 100 Totale a tempo indeterminato 1040 520 Tempo determinato Categoria Numero Totale nel progetto Anno 2005__ Ricercatori e tecnologi Tecnici Personale ausiliario 4 480 240 Borsisti e assegnisti Totale a tempo determinato 800 400 Totale generale 1840 920 Programma 2005 37 Allegato 1 A. SCHEDA DI PROGETTO NUOVO 1. Titolo Attività biologica di metabolici secondari prodotti da isolati di Penicillium 2. Acronimo ABIMESP Numero/anno 03/03 3. Tipo di progetto Ricerca Sviluppo Dimostrativo Misto 4. Durata (mesi) 24 Per l’intero progetto (€) Per l’anno 200__ (€) Costo 80000,00 40000,00 5. Costo del progetto Fabbisogno 27400,00 15200,00 6. Responsabile del progetto Nome e COGNOME Rosario Nicoletti Programma 2005 38 7. Curriculum del responsabile del progetto (con 5 titoli di pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento) (max 1 pag.) Curriculum del Dr. Rosario Nicoletti Laurea in Scienze Agrarie conseguita il 25/10/1985 (punteggio 110/110). Abilitazione professionale di dottore agronomo conseguita nel 1986. Servizio preruolo nella scuola media statale come supplente temporaneo (anni 1986-88). Ingresso nei ruoli del personale degli Istituti di Ricerca e Sperimentazione Agraria il 1/7/1988 con la qualifica di funzionarioagrario (poi equiparata al profilo di tecnologo). Passaggio al profilo di ricercatore dal 9/1/1990 quale vincitore di concorso con programma d'esame in fitopatologia, con servizio prestato presso gli Istituti Sperimentali per la "Floricoltura di Sanremo (fino al 18/11/1990), per l'Olivicoltura di Cosenza (fino al 29/3/1992) e per il Tabacco di Scafati (dal 30/3/1992). Nel settembre 1999 ha conseguito l'idoneità al profilo di primo ricercatore, relativamente al quale resta tuttora in attesa di inquadramento. Presso le varie sedi di servizio si è sempre interessato dello studio dei patogeni fungini e del relativo controllo, con particolare riferimento alle malattie causate da funghi terricoli e ai relativi antagonisti. Ha isolato segnalato per la prima volta in Italia alcune specie di miceti antagonisti come Vertìcillium biguttatum, Lecanicillium psalliotae, Penicillium pinophilum; da isolati di quest'ultima specie ha messo in evidenza due nuovi metaboliti secondari biologicamente attivi, denominati 3-0-metilfùnicone e 3-0-meiil-5,6-epossifùmcone. Tale ritrovamento ha permesso all'IST di ottenere il brevetto per invenzione industriale intitolato "Produzione di un metabolita fùngitossico da parte di un nuovo isolato di Penicillium pinophilum", del quale il Dr. Nicoletti è inventore designato. Ha istituito e cura attualmente la collezione micologica presso il laboratorio della ex sezione di Biologia e Difesa fitosanitaria dell'IST. E' autore di oltre 60 pubblicazioni su riviste scientifiche nazionali ed internazionali ed ha effettuato stages presso diverse istituzioni straniere tra cui il Centraalbureau voor Schimmelcultures di Utrecht (Olanda) e il CABI-Bioscience di Egham (Regno Unito), acquisendo competenze nell'ambito della tassonomia di funghi terricoli. Ha partecipato ai progetti MiPAF "Lotta biologica ed integrata per la difesa delle colture agrarie e delle piante forestali", "Collezione nazionale di microrganismi di interesse agrario ed agro-industriale" e "Risorse genetiche di organismi utili per il miglioramento di specie di interesse agrario e per un'agricoltura sostenibile", ed è attualmente responsabile della scheda di ricerca IST "Attività biologica del 3-0- metilfùnicone, metabolita secondario del fùngo Penicillium pinophilum", nell'ambito del quale coordina le attività in corso presso i laboratori dell'Istituto di Chimica Biomolecolare del CNR e del Dipartimento di Medicina Sperimentale della II Università di Napoli. Titoli di 5 pubblicazioni prodotte negli ultimi 5 anni attinenti l'argomento: De Stefano S., Nicoletti R., Milone A., Zambardino S., 1999. 3-0-Methylfùnicone, a fùngitoxic metabolite produced by thè fùngus Penicillium pinophilum. Phytochemistry 52 1399-1401. Stammati A., Nicoletti R., De Stefano S., Zampaglioni F., Zucco F., 2002. A novel cytostatic compound derived from thè fùngus Penicillium pinophilum. Advances in Tests on Laboratory Animals30, 69-75. De Stefano S., Nicoletti R., Zambardino S., Milone A., 2002. Structure elucidation ofa novei fanicone-like compound produced by Penicillium pinophilum. Naturai Product Letters 16 207-211. Nicoletti R., De Stefano M., De Stefano S., Trincone A., Marziano F., 2004. Identification of fùngitoxic metabolites produced by some Penicillium isolates antagonistic to Rhizoctonia solani. Mycopathologia 158 (4), in corso di stampa. Buommino E., Nicoletti R., Gaeta G.M., Orlando M., Ciavatta M.L., Baroni A., Tufano M.A-, 2004. 3-0-Methylfùnicone induces apoptosis and hsp70 actìvation in HeLa cells. Celi Proliferation 37, in corso di stampa. Programma 2005 39 8. Parole chiave Secondary metabolites, Penicillium, 3-o-methylfuncione, antitumour compounds 9. Sintesi (in forma di elenchi puntati o numerati per ciascun elemento richiesto) Motivazioni 1. Studio della biodiversità dei microrganismi fùngini in rapporto alla produzione di metaboliti secondari e alla comprensione del ruolo da questi svolto nei rapporti di antagonismo tra miceti terricoli 2. Sfruttamento della biodiversità per il reperimento di nuovi prodotti antitumorali Obiettivi 1. Caratterizzare nuovi metaboliti secondari prodotti da isolati di Penicillium 2. Verificare il loro coinvolgimento nelle interazioni antagonistiche con altri miceti terricoli 3. Individuare metaboliti secondari in possesso di attività citostatica in colture fùngine e di cellule vegetali 4. Individuare metaboliti secondari in possesso di attività citostatica ineelture di cellule tumorali da studiare a livello biomolecolare per lo sviluppo di nuovi Farmaci Risultati attesi 1. Individuazione di nuovi metaboliti secondari; alcuni metaboliti sono già in fase di caratterizzazione chimica 2. Utilizzazione dei dati relativi ai nuovi metaboliti a livello chemotassonomico ai fini della caratterizzazione di nuove specie e/o della classificazione di isolati di incerta attribuzione 3.Contributo alla conoscenza dei rapporti di antagonismo tra miceti terricoli 4. Verifica della correlazione esistente tra le proprietà citostatiche rilevate su cellule vegetali, fungine ed umane 5. Individuazione di alcuni composti suscettibili di essere sottoposti a valutazione farmacologica Prodotti (deliverables) Nuovi metaboliti secondari; sostanze antitumorali; brevetti 10. Partecipanti COGNOME, Nome, funzione (ricercatore, tecnico, esecutivo) LAHOZ Ernesto Ricercatore GALASSO Pasqua Esecutivo Mascolo Eliodoro Esecutivo Programma 2005 40 11. Descrizione del progetto (max. 16 pagine) Motivazioni (max. 1 pagina) Negli ultimi anni si è registrato un progressivo incremento dell'attenzione della comunità scientifica verso la biodiversità, in considerazione delle prospettive di sfruttamento nel campo della medicina umana. In tal senso un posto di primo piano è occupato dai microrganismi fùngini. Lo studio dei rapporti di competizione tra funghi terricoli sviluppato in anni recenti presso il laboratorio della sezione di Biologia e Difesa fitosanitaria ha portato all'isolamento di oltre 300 ceppi fùngini appartenenti a numerose specie di miceti fitopatogeni e relativi antagonisti. Tra questi ultimi, circa 130 appartengono a specie del genere Penicillium. Indagini preliminari hanno messo in luce come in molti casi l'antagonismo sia mediato da metaboliti secondari in possesso di attività citostatica. È noto dalla letteratura che molti metaboliti secondari fùngini sono in possesso di attività biologica di vario tipo, in particolar modo attività citostatica, anche su cellule umane. Pertanto è opportuno svolgere indagini in questa direzione per i metaboliti di nuova caratterizzazione, o per i metaboliti già noti ma allo stato non ancora valutati in maniera adeguata, al fine di individuare nuovi composti da studiare in maniera particolareggiata per i possibili sviluppi in campo medico. Stato dell'arte (max. 1 pagina) A parte l'uso di lunga data quali antibiotici (es. penicillina, cefalosporine, ecc.), numerosi metaboliti fùngini sono entrati in uso corrente in medicina umana come farmaci antitumorali o antirigetto (es. ciclosporine, ecc.). Gli studirecentemente espletati presso il laboratorio della sezione di Biologia e Difesa fitosanitaria su ceppi di miceti antagonisti hanno già messo in evidenza vari metaboliti secondari, tra cui pachibasina e crisofanolo da Trichoderma aureoviride (De Stefano et al., 199), acido micofenolico da Penicillium brevicompactum (Nicoletti et al., 2004), patulina da P. expansum (Nicoletti et al., 2004), 3-0-metilfùnicone e 3-0-metil-5,6-epossifùnicone da P. pinophilum (De Stefano et al., 1999, 2002), griseofùlvina e declorogriseofùlvina da P. canescens, P. griseofulvum e P. jancze-wskii, acido curvulico da P. canescens, nonché quinolactacina e acido tanzawaico da P. sizovae (dati in corso di pubblicazione). Il 3-0-metilfùnicone, già oggetto di una specifica linea di ricerca in fase di sviluppo nell'ambito del programma ordinario IST e che confluisce nella presente, è risultato in possesso di attività citostatica su colture di cellule tumorali (Hep-2, HeLa) (Stammati et al., 2002); inoltre è risultato in grado di inibire geni coinvolti nel ciclo cellulare e che presiedono alla trasformazione tumorale, e di attivarne altri antagonisti dei precedenti (Buommino et al., 2004). Obiettivi generali e specifici (max. 1 pagina) Completamento delle indagini in corso sui meccanismi di azione biomolecolare del 3-0- metilfùnicone e verifica delle possibilità di impiego della sostanza in campo medico. Caratterizzazione di nuovi metaboliti secondari, con applicazioni chemotassonomiche per la classificazione di isolati di Penicillium, e accertamento del loro ruolo nell'espressione dell'antagonismo nei confronti di altri miceti terricoli. Verifica delle proprietà citostatiche nei confronti di colture fùngine e di cellule vegetali, anche quale passaggio intermedio finalizzato all'individuazione di metaboliti in possesso di proprietà antitumorali. Studio dei meccanismi biomolecolari che sono alla base dell'attività biologica. Programma 2005 41 11.4Piano di lavoro (max. 10 pagine). Per ogni task/sub-task/work package: Descrizione delle attività previste Per il 3-0-metilfùnicone verranno completati gli studi sull'attività antitumorale e i relativi meccanismi biomolecolari già previsti nella scheda 3/03 del programma ordinario IST in collaborazione con il Dipartimento di Medicina Sperimentale della II Università di Napoli. Inoltre sarà sviluppato uno studio comparato su mastociti di una linea tumorale (MCF7) e di una linea normale (MCFIO) in rapporto ai seguenti elementi: motilità cellulare, azione sulle metalloproteasi, inibizione delle integrine e dei geni TERT e survivin (markers individuabili in tessuti tumorali). Sarà altresì avviato analogo studio su linee cellulari da melanoma. Presso il Dipartimento di Gestione delle Risorse Ambientali dell'Università di Dublino verranno condotti studi sulla attività citostatica del 3-0-metilfùnicone su cellule vegetali (Arabidopsis thaliand). In collaborazione con l'Istituto di Chimica Biomolecolare del CNR sarà completata la caratterizzazione molecolare di ulteriori metaboliti ad attività citostatica già messi in evidenza; gli stessi saranno quindi oggetto di saggi preliminari su colture di cellule tumorali presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale. Il CBS di Utrecht collaborerà alla caratterizzazione di isolati fùngini, non attribuibili a specie note di Penicillium, che risultassero in grado di produrre metaboliti di interesse per le fasi successive della ricerca. • Articolazione temporale delle attività Lo studio sull'attività biologica del 3-0-metilfunicone verrà completato entro la fine del 2005, cosi come previsto nel progetto di ricerca originario sviluppato nell'ambito del programma ordinario IST (3/03). Eventuali sviluppi meritevoli di ulteriori approfondimenti, anche in considerazione del coinvolgimento di una istituzione di ricerca estema quale il Dipartimento di Medicina Sperimentale, direttamente interessata alla applicazione dei ritrovamenti in campo medico, verranno tempestivamente comunicati per un supplemento di valutazione da parte dell'Ente finanziatore. Le restanti attività verranno condotte nell'arco dei 24 mesi previsti per la durata della ricerca senza uno scadenzario prestabilito. Naturalmente le attività di saggio biologico seguiranno quelle di caratterizzazione tassonomica e molecolare • Responsabile Dr. Rosario Nicoletti • Eventuali collaborazioni esterne Dipartimento di Medicina Sperimentale, n Università di Napoli Prof. Tufano, Dr. Buommino Istituto di Chimica Biomolecolare, C.N.R., Pozzuoli (NA) Dr. Ciavatta Department of Environmental Resource Management, Università di Dublino (Irlanda) Dr. Doohan Centraalbureau voor Schimmelcultures, Utrecht (Olanda) Dr. Samson Programma 2005 42 Risultati attesi con indicazione temporale Per il 3-0-metilfunicone nel corso del 2005 verranno completati gli studi sui meccanismi biomolecolari che sono alla base dell'attività citostatica e i saggi su ulteriori linee di cellule tumorali. L'esperienza fin qui acquisita con il 3-0-metilfunicone prodotto da Penicillium pinophilum induce a ritenere possibile la messa in evidenza di un certo numero di nuovi metaboliti da alcuni dei circa 130 isolati di Penicillium al momento annoverati nella collezione micologica IST. Attualmente due nuovi metaboliti, rispettivamente da isolati di P. canescens e P. glabrum, sono in fase di caratterizzazione molecolare; oltre ad attività fìmgistatica, quello da P. canescens ha già palesato proprietà citostatiche in colture di cellule tumorali (HeLa), motivo per cui si intende portare a termine a breve sia la caratterizzazione molecolare che le indagini biomolecolari. Descrizione delle modalità di monitoraggio interno del progetto e verifica dei risultati (revisioni, tempi, procedure) Verifica continua di tutte le fasi in cui si articola la ricerca. Si fa presente che la ricerca viene condotta in strettissima collaborazione con le istituzioni esteme partecipanti. I risultati previsti, essendo direttamente e strettamente correlati, vanno verificati direttamente all'atto della conclusione del progetto. 12. Ricadute e benefici (max. 2 pagine) 12.1 Benefici scientifici Caratterizzazione di nuovi metaboliti funghii, con applicazioni in campo chemotassonomico. Contributo alla conoscenza delle basi molecolari dei rapporti di antagonismo tra miceti terricoli. Individuazione di nuove sostanze ad azione citostatica, sulla base delle quali sviluppare nuovi farmaci da impiegare nel trattamento delle malattie tumorali. L'Ente sarà naturalmente il beneficiario diretto dei brevetti che verranno richiesti sui prodotti e sulle procedure di estrazione individuate. Allo stesso tempo, parte dei risultati possono rappresentare il punto di partenza per lo sviluppo di progetti più particolareggiati, prevedibilmente afferenti al settore medico-farmaceutico. Programma 2005 43 12.2 Benefici economici Per l'Ente, possibilità di acquisire e sfruttare brevetti inerenti la produzione e l'impiego in campo farmaceutico dei composti individuati. Per la comunità, disponibilità di nuovi tarmaci antitumorali a basso costo. Per le imprese possibilità di sviluppare nuovi prodotti in un settore in cui la domanda è in forte crescita. 12.3 Impatto sociale Miglioramento delle prospettive di cura delle malattie tumorali. Creazione di posti di lavoro nell’industria chimica-farmaceutica 12.4 Impatto ambientale Nessuno diretto 13. Piano di diffusione e sfruttamento dei risultati (max. 2 pagine) 13.13 Pubblicazioni scientifiche, tecniche e divulgative previste: (Autori, Titolo, Rivista o Editore) Varie su riviste scientifiche da definire in base al tipo di risultato conseguito Convegni: (Indicazione dei convegni e del contributo che si intende presentare relativamente al progetto) Presentazione di un lavoro sulla produzione di metaboliti secondari in isolati di Penicillium del gruppo canescens-janczewskii in occasione dell' Vffl Conferenza della Fondazione Europea di Patologia Vegetale, Copenaghen (Danimarca), settembre 2006. Da definire la presentazione di altri risultati in altri convegni. 13.14 Materiali didattici e corsi di formazione: (Descrizione dei materiali, Organizzatore dei corsi, Target) Programma 2005 44 Brevetti: (Varietà vegetali, brevetti industriali, marchi, design) In relazione all'eventuale carattere di novità dei metaboliti caratterizzati, per ciascun metabolita individuato verrà presentata domanda brevettuale avente per oggetto l'isolato produttore, il procedimento di estrazione e i possibili impieghi in campo farmacologico. Programma 2005 45 14. Descrizione delle attrezzature da acquistare Attrezzatura Motivazione Vita utile (mesi) [a] Uso nel progetto (mesi) [b] Importo totale (€ ) (IVA compresa) [c] Costo per il progetto [c × b / a] Evaporatore rotante Concentrazione filtrati colturali e relativi estratti 120 24 3000 600 Totale 3000 600 Riportare la somma degli importi totali nel fabbisogno finanziario e il costo per il progetto nel costo totale del punto 5. Se le attrezzature vanno acquistate nell’anno di riferimento, riportare l’intera somma nel fabbisogno finanziario dell’anno. Se l’uso nel progetto è inferiore alla vita utile indicare di seguito a carico di quali altri progetti si intende imputare il costo. Programma 2005 46 15. Impegni di personale (giornate sulla base di 210 gg./anno) Tempo indeterminato Categoria Cognome e Nome Totale nel progetto Anno 200__ NICOLETTI ROSARIO 200 100 LAHOZ ERNESTO 60 30 Ricercatori e tecnologi Sub-totale 260 130 Tecnici Sub-totale GALASSO PASQUA 60 30 MASCOLO ELIODORO 60 30 Personale ausiliario Sub-totale 120 60 Totale a tempo indeterminato 380 190 Tempo determinato Categoria Numero Totale nel progetto Anno 200__ Ricercatori e tecnologi Tecnici Personale ausiliario 1 120 60 Borsisti e assegnisti Totale a tempo determinato 120 60 Totale generale 500 250 Programma 2005 47 16. Costi e fabbisogno Intero progetCtoo sto (€)A nno 2005 a. Personale a tempo indeterminato (*) 55000 27500 b. Personale a tempo determinato 7400 3700 c. Missioni nazionali ed estere 9000 4500 Subtotale Personale 71400 35700 d. Materiale di consumo, automezzi, noleggi, servizi 8000 4000 e. Consulenze f. Commesse esterne (parti del progetto affidate a terzi) Attrezzature (**) hg.. CFaobsbtois poegrn iol progetto 3060000 3030000 COSTO TOTALE (a+b+c+d+e+g) 80000 40000 FABBISOGNO TOTALE (b+c+d+e+f+h) 27400 15200 (*) Includere la voce nel calcolo del costo ma non del fabbisogno nel quadro 5 (**) Calcolare il costo in proporzione all’uso delle attrezzature nel progetto; calcolare il fabbisogno come somma dei costi interi d’acquisto. Firma del responsabile di progetto Firma del responsabile della struttura Programma 2005 48 Allegato 1 A. SCHEDA DI PROGETTO NUOVO 1. Titolo Uso di dosi ridotte di fungicidi associate ad agenti di controllo biologico nella difesa da funghi patogeni terricoli 2. Acronimo CICAT Numero/anno 2004 3. Tipo di progetto Ricerca Sviluppo Dimostrativo Misto 4. Durata (mesi) 30 Per l’intero progetto (€) Per l’anno 2004_ (€) Costo 339900,00 125800,00 5. Costo del progetto Fabbisogno 187749,99 64749,99 6. Responsabile del progetto Nome e COGNOME Ernesto LAHOZ, 1° Ricercatore Programma 2005 49 7. Curriculum del responsabile del progetto (con 5 titoli di pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento) (max 1 pag.) Lahoz Ernesto nato a Napoli il 15/09/58 laureato in Scienze Agrarie presso l'Università degli Studi di Napoli con 110, dal 1984 al 1987 ha collaborato presso l'Istituto di Patologia Vegetale della suddetta facoltà. Vincitore di una borsa di studio presso ['Istituto di Colture Industriali di Bologna, ed idoneo nel concorso per ricercatore in Patologia Vegetale presso la Facoltà di Agraria di Reggio Calabria. Nel 1987 risultava vincitore del concorso per Sperimentatore e veniva assegnato all'Istituto Sperimentale per le Colture Industriali sezione di Battipaglia. Nel 1991 si è recato presso l'Istituto di Patologia dell'Università di Washington (visita privata) per approfondire lo studio sull'interazione tra potenziale idrico del suolo e sviluppo di alcuni funghi patogeni. Ha partecipato a numerosi progetti finalizzati. È stato correlatore di tesi di specializzazione in Patologia Vegetale. Dal 1992 si è trasferito presso la sede centrale dell'Istituto Sperimentale per il Tabacco. Ha fatto parte di una "Task-Force" intemazionale negli anni 1999 e 2000 (Italia, Germania e Francia) sullo studio dello smaltimento delle acque utilizzate per l'allevamento in "float system" delle piantine di tabacco. E' stato responsabile di unità operativa nel progetto comunitario TOB.RES.INFO. 94/T22 sul controllo di Erysipbe sp. sul tabacco. E' responsabile di una unità operativa nell'ambito del progetto finalizzato "Collezione Nazionale di Microrganismi di Interesse Agrario ed Agroindustriale" e di un'altra del progetto "Risorse genetiche di organismi utili per il miglioramento di specie di interesse agrario e per un'agricoltura sostentile". Nel 1999 si è recato presso il CAB! in Inghilterra per seguire un corso sulle tecniche di caratterizzazione biochimica e molecolare di funghi patogeni. Nel 2000 è stato scelto come esperto per la valutazione di progetti di ricerca dalla Commissione Europea partecipando ad un "panel" di valutazione con esperti provenienti da diverse nazioni europee nell'ambito del 5° Programma Framework, nel settore della fitopatologia con specializzazione in malattie fungine. Dal 2001 è divenuto responsabile del sottogruppo di studio "Blue moid" al quale partecipano 25 UU.OO in tutto il mondo, nell'ambito delle attività svolte dal CORESTA (Cooperation Centre for Scientific Research Relative to Tobacco), organismo Internazionale al quale partecipano oltre 70 paesi con centinaia di centri di ricerche pubblici e privati. Dal 2002 è membro del Gruppo di Studio Fitopatologia (5 mèmbri) e della Commissione Scientifica (20 mèmbri) del CORESTA in seguito all'elezione avvenuta al CORESTA Congress di New Orleans nel settembre 2002. La Commissione Scientifica sovrintende ed indirizza le ricerche dei 4 gruppi di studio, delle task torce e dei sottogruppi (oltre 20) che agiscono nell'ambito del CORESTA. Nello stesso anno ha effettuato uno stage presso il Dipartimento di Biologia Vegetale dell'Università Federico II di Napoli su tecniche di gas cromatografìa da utilizzare nello studio dell'impatto degli agenti di controllo biologico sulla composizione e variabilità dei microrganismi del suolo. Il sottoscritto è membro dell' American Phytopathological Society e della Associazione Italiana Protezione delle Piante e della Società Italiana di Patologia vegetale (SIPAV). Il sottoscritto è autore di 85 lavori a stampa. Nicoletti R., Lahoz E., Kanematsu S., Naito S., Contillo R., 1999. Characterization of Rhizoctonia solani isolates related to anastomosis groups 2-1 and Bl (AG 2-1 and AG Bl). Journal of Phytopathology 197, 71-77. Oliva A., Lahoz E., Aliotta G., Contillo R. 1999. Fungistatic activity of Ruta graveolens L. exctract. Journal of Chemical Ecology 25, 519-526. Lahoz E, Nicoletti R., Porrone F., Raimo F., Covarelli L., Contillo R. - 2002 - Selection of funga! isolates with antagonistic effect against Rhizoctonia solani (AG 4 and AG 2-1 Nt). (Presentazione orale). Pr. of CORESTA Congress, New Orleans 21-29 September. p. 37. and CORESTA Bulletin CD rom version 15 Kuninaga S., Nicoletti R., Lahoz E., Naito S. 2000 - Ascription of Nt isolates of R. solani to AG-2-1 on account of rDNA-ITS sequence similarity. Journal of Plant Pathoiogy 82, 61-65. Infantino A, Aragona M., Brunetti A., Lahoz E., Oliva A. and Porta-Puglia A. 2003. Molecular and physiological Characterization of Italian isolates of Pyrenochaeta lycopersici. Mycological Research 107(6): 707-716. Lahoz E., Contillo R., Porrone F. 2004 Induction of Systemic Resistance to Erysiphe orontii Cast in tabacco by application on roots of an isolate of Gliocladium roseum Bainier. J. Phytopathology, 152, 1-6. Programma 2005 50 8. Parole chiave Lotta integrata, soil-borne, Gliocladium roseum 9. Sintesi (in forma di elenchi puntati o numerati per ciascun elemento richiesto) Motivazioni: 1) Ridurre l'impatto ambientale dei fungicidi comunemente utilizzati nel controllo di agenti patogeni riducendone le dosi. 2) Ridurre le probabilità di indurre una resistenza ai fungicidi nei patogeni allorché usati in dosi ridotte 3) Utilizzare Gliocladium roseum come agente di biocontrollo in virtù della sua spiccata versatilità ecologica in applicazioni di campo. Obiettivi: 1) Selezionare isolati di Gliocladium roseum resistenti all'iprodione e antagonisti di Rhizoctonia solani. 2) Evitare l'insorgere di resistenze nel patogeno dovute alle basse dosi di fungicida adoperate, associando ad esse la presenza del fungo antagonista. 3) Determinare se, dopo trattamento inducente i mutanti mantengono le medesime caratteristiche antagoniste del ceppo selvatico 4) Controllare Rhizoctonia solani su divere specie in semenzaio, serra e pieno camoo mediante l'utilizzo di dosi ridotte di fungicida in associazione con l'aqente di biocontrollo prescelto. Risultati attesi: 1) Ottenimento di isolati di Gliocladium roseum resistenti alliprodione e antagonisti di Rhizoctonia solani da utilizzare come agenti di biocontrollo. 2) Creazione di una collezione composta esclusivamente da isolati resistenti sezionati che mantengano le medesime caratteristiche del ceppo selvatico. 3) Messa a punto un efficace sistema di controllo che sia efficiente anche in casi in cui l'impiego di fitofarmaci risulterebbe particolarmente oneroso e che risulti di minore impatto ambientale. Prodotti (deliverables): 1) Isolati di Gliocladium roseum resistenti all'iprodìone efficaci nel controllo di R. so/ani ed acquisizione di un eventuale brevetto 2) Sviluppo di una metodica di controllo integrato di facile applicazione in diversi ecosistemi agrari. 10. Partecipanti COGNOME, Nome, funzione (ricercatore, tecnico, esecutivo) CONTILLO Renato, 1° ricercatore NICOLETTI Rosario, ricercatore RAIMO Francesco, ricercatore SANNINO Luigi, 1° ricercatore TARANTINO Paola, borsista CAIAZZO Rosa, assegnista PORRONE Felice, tecnico Programma 2005 51 11. Descrizione del progetto (max. 16 pagine): Negli ultimi anni, è sensibilmente cresciuta sia la consapevolezza del potenziale pericolo derivante dall'uso spesso inadeguato, dei composti chimici di sintesi per combattere i patogeni delle piante che l'attenzione per l'ambiente; inoltre le relazioni esistenti tra salute ed alimentazione hanno provocato una maggiore richiesta di forme di agricoltura a basso impatto ambientale. Sulla base di tali presupposti il presente progetto di ricerca si propone di mettere a punto una metodica di lotta integrata in cui possano essere adoperate dosi ridotte di fungicida associate ad agenti di biocontrollo per il contenimento della R. solani e di altri patogeni del suolo. Rhizoctonia solani è ascrivibile al gruppo di patogeni di maggiore interesse per diverse colture in molte aree geografiche e l'applicazione dei fungicidi sta diventando la principale arma per ridurre l'incidenza della malattia; tuttavia restrizioni di carattere tecnico ed economico, sommate alla richiesta di un ridotto utilizzo di fungicidi nelle coltivazioni tabacco ed alle crescenti preoccupazioni per la salute pubblica ed ambientale inducono ad esplorare possibilità alternative per il controllo di tale patogeno. Il controllo biologico già ampiamente usato in molti casi come parte di un meccanismo di controllo integrato della malattia potrebbe assolvere a tale ruolo. Gliociadium roseum, è da considerare uno dei principali agenti di biocontrollo (BCA) grazie alla sua capacità di moderare i livelli di malattia dovuti a differenti agenti patogeni: Botrytìs cinerea sulla fragola ed il pomodoro (Sutton et al., 1997) e Rhizoctonia. solani su piante di tabacco (Lahoz et al 2002). Esso è ritrovabile in diverse regioni climatiche (tropicali, desertiche, temperate) ed ha la caratteristica di creare associazioni con diversi organismi (funghi, nematodi, piante) nonché con radici, foglie frutti e semi di molte piante. Per questa sua versatilità ecologica il Gliocladium roseum è un ottimo candidato all'utilizzo ricorrente in agricoltura. Questo BCA è interessante anche in relazione ai differenti meccanismi proposti per l'esplicazione dell'antagonismo (Sutton era/,,1997, Lahoz et al., 2004). Un'altra possibilità per il controllo dei patogeni del suolo soddisfacendo, contemporaneamente, la richiesta di ridotte dosi di fitofarmaci è data dall'utilizzo di quantitativi esigui di fungicidi. Tuttavia si possono verificare fenomeni di insorgenza della resistenza nei patogeni alle basse dosi di fungicidi. Al fine di evitare un uso smodato di composti chimici di sintesi e l'insorgenza di una rapida resistenza da parte dei patogeni, si potrebbe saggiare l'utilizzo contemporaneo di quantitativi ridotti di fungicida associati ad agenti di biocontrollo resistenti al fungicida stesso. Sulla base di tali motivazioni questo progetto di ricerca si prefìgge ['obiettivo primario di ottenere degli isofati del microrganismo scelto come antagonista (Gliocladium roseum) resistenti al fungicida iprodione che verranno successivamente caratterizzati per verificare le loro reali capacità antagoniste nei confronti di Rhizoctonia. solani. A tal fine sarà, in primis, effettuata la classificazione, la caratterizzazione e la valutazione dell'antagonismo di Gliociadium roseum; successivamente all'ottenimento ed alla caratterizzazione di isolati resistenti all'iprodione si condurranno delle prove sperimentali di lotta alla Rhizoctonia. solani associando basse dosi di fungicida ed isolati resistenti, sia in un float system, sia in serra che in pieno campo. I risvolti principali di tale progetto di ricerca saranno riconducibili a diversi contestiscientificamente sarà di rilevante interesse approfondire le conoscenze circa le proprietà biochimiche degli isolati oggetto di studio, nonché le loro reali condizioni di utilizzo come antagonisti di agenti patogeni; inoltre I uso di dosi ridotte di composti chimici nelle pratiche agricole si rifletterà su una migliore possibilità di tutelare la salute umana ed i redditi degli operatori agricoli attraverso una riduzione dei costi, e di salvaguardia dell'atmosfera se si riuscisse, con le tecniche proposte, a sostituire le fumigazioni con bromuro di metile. Programma 2005 52 11.1 Motivazioni (max. 1 pagina) Nel corso degli ultimi anni, l'aumento della popolazione mondiale ha richiesto una maggiore resa di prodotti agricoli per ettaro di terreno coltivato. A tale scopo sono state intensificate tutte le tecniche agricole particolarmente quelle relative all'uso di piante e semi selezionati, alla concimazione ed alla meccanizzazione. In tale contesto, ha assunto crescente importanza la difesa delle piante e delle produzioni agricole dalle avversità di varia natura con l'uso, talvolta inadeguato, di fitofarmaci di sintesi. Tuttavia, oltre a molteplici aspetti ecologici, tossicologici ed economici indesiderabili sono da tenere in conto anche ulteriori svantaggi: la comparsa di nuove specie dannose; la mancata specificità nei confronti del competitore naturale e, cosa ancora più importante, l'insorgenza di resistenze da parte degli organismi da controllare e di rischi igienico-sanitari ed ambientali legati alla presenza dei residui dei fitofarmaci stessi. Recentemente, invece, e sensibilmente cresciuta sia la consapevolezza del potenziale pericolo derivante dall'uso, spesso inadeguato, dei composti chimici di sintesi per combattere i patogeni delle piante che l'attenzione per l’ambiente; inoltre le relazioni esistenti tra salute ed alimentazione hanno provocato una maggiore richiesta di forme di agricoltura a basso impatto ambientale. Sulla base di tali presupposti il presente progetto di ricerca si propone di mettere a punto una metodica di lotta integrata in cui possano essere adoperate dosi ridotte di fungicida per il controllo della R. solani e di altri patogeni del suolo, associate ad agenti di biocontrollo. I microrganismi antagonisti, utilizzati nei sistemi di lotta integrata, si presentano come potente strumento di investigazione per il controllo dei patogeni sulle specie vegetali di interesse agrario. Essi sono in grado di esercitare il loro ruolo in differenti modi; possono, infatti, inibire il patogeno mediante la produzione di composti antimicrobici (antibiosi); competere per il ferro presente formando siderofori; indurre l'insorgenza dei. meccanismi di resistenza delle piante; inattivare i fattori di germinazione del patogeno presenti negli essudati radicali; degradare i fattori di patogenicità del patogeno come le tossine; produrre enzimi extracellulari in grado di degradare la parete cellulare del patogeno quali chitinasi e 3-1,3 glucanasi. Nessuno dei meccanismi d'azione citati è necessariamente e mutualmente esclusivo e, frequentemente differenti meccanismi o combinazioni di meccanismi possono essere necessari per il controllo del patogeno. Tra gli agenti di biocontrollo elitari possono essere annoverati molteplici funghi quali Verticillium biguttatum, Verticillium psalliotae, Trichoderma spp., PenicUlium oxalicum, Penicillium pinophilum, Gliocladium roseum. In particolare Gliocladium roseum è ritenuto un potente BCA, essendo in grado di controllare molteplici patogeni tra cui Botrytis cinerea su colture di fragole e pomodoro e Rhizoctonia solani su colture di tabacco utilizzando diversi meccanismi dì antagonismo per esso individuati, e di stabilire delle associazioni con le radici, i semi, i frutti e le foglie di molte specie vegetali. In virtù di questa sua versatilità ecologica esso è ritenuto un ottimo candidato per l'utilizzo nelle pratiche di lotta integrata come quella che il presente progetto di ricerca si prefigge dì mettere a punto. Programma 2005 53 11.2 Stato dell'arte (max. 1 pagina) Rhizoctonia solani Kùhn è un patogeno del suolo polifago in grado, quindi, di colpire numerose coltivazioni arrecando danni non trascurabili. In molti casi, soprattutto in pieno campo, il controllo di queste fìtopatie risulta difficile ed oneroso. Negli ultimi decenni grandi passi in avanti sono stati compiuti in patologia vegetale nell'ambito della lotta biologica, (vedi gli atti del Cogresso Internazionale IOBC, tenutosi a Trento dal 9 al 13 giugno 2004), ciò che però, in molti casi e per molti patogeni, è venuto alla luce è che l'efficacia dell'uso di agenti di biocontrollo non raggiunge i livelli ottenibili con i fitofarmaci. Per tale motivo lo sviluppo di tecniche combinate od integrate sembrano essere la prospettiva futura per la riduzione dell'uso di fitofarmaci. In proposito diversi studi sono stati condotti con buoni risultati. In Israele è stata usata la combinazione della solarizzazione con Trichoderma spp. per il controllo di B. cinerea e S. fuliginea (Levy et al., 2004), in Gran Bretagna è stato utilizzato Trichoderma viride insieme con trattamento dei semi con il tebuconazolo per il controllo di S. cepivorum (Clarkson et al., 2004), in Grecia si è tentato di combinare Gliocladium roseum e Talaromyces fìavus con trattamenti termici sub-letali o dosi ridotte di metam sodio nel controllo di V. dahiiae (FraveI e Tjamos, 1997). Numerosi lavori sono anche disponibili sull'insorgenza di resistenza ai fungicidi nei funghi patogeni rendendo l'argomento ben noto, spesso sussiste una relazione inversa con le dosi di prodotto utilizzate (Zhonghua et al. 2000; Biggs, 1994; Moyano, 2004; Dunne, 1998; Lovell, 1986; Cullino et al. 1992, etc...). Da qui l'esigenza di mettere a punto una metodica che combini diversi meccanismi di azione per controllare i patogeni. Molti funghi antagonisti hanno una più o meno elevata sensibilità ai fungicidi per cui per poterli utilizzare occorre scegliere fitofarmaci che non influenzino lo sviluppo dell'antagonista o isolati resistenti agli stessi. Le caratteristiche genetiche dei funghi permettono di ottenere in laboratorio isolati con resistenza ai fungicidi prescelti e sufficientemente stabili nelle loro caratteristiche di antagonisti (Van Tuyl 1977, Papavizas, 1985; Abd-EI Moity, 1982; Yoshimi, et al., 2001); in questo caso, però sarà necessario mettere a punto e/o scegliere le migliori metodiche per ottenere gli isolati resistenti. A tuttociò va aggiunto che, finalmente le registrazioni di prodotti biologici stanno avendo un impulso anche da parte delle industrie impegnate in agricoltura, questo renderebbe più semplice lo sfruttamento degli isolati di antagonisti più efficaci. Obiettivi generali e specifici (max. 1 pagina) Gli obiettivi che il progetto vuole realizzare sono, come già citato in precedenza, prevalentemente quattro: selezionare isolati di Gliocladium roseum resistenti all'iprodione e antagonisti di Rhizoctonia solani; evitare l'insorgenza di resistenze nel patogeno, dovute alle basse dosi di fungicida adoperate, associando ad esse la presenza del fungo antagonista; determinare se i mutanti, dopo il trattamento inducente, mantengano le stesse caratteristiche dei ceppo selvatico; controllare Rhizoctonia solani in diverse coltivazioni soggette all'attacco del patogeno mediante l'utilizzo di dosi ridotte di fungicida in associazione con l'agente di biocontrollo prescelto. In una prima fase risulterà quindi necessario, in seguito alla classificazione, caratterizzazione e valutazione dell’ antagonismo degli isolati di Gliocladium roseum, condurre degli esperimenti volti a dimostrare l'iniziale sensibilità del microrganismo al fungicida dicarbossimmidico iprodione, che saranno succeduti dall'attuazione di protocolli per l'induzione della resistenza. Una volta individuati gli isolati resistenti essi saranno caratterizzati per verificare se abbiano o meno mantenuto le medesime proprietà del ceppo selvatico; si condurranno pertanto analisi biochimiche ed analisi in vivo sia in float system che in pieno campo. In questo modo, si dovrebbe riuscire a combattere l'insorgenza di eventuali resistenze alle basse dosi di principio attivo adoperato da parte del patogeno Rhizoctonia solani, associando ad esse !a presenza degli isolati fungini resistenti ottenuti in precedenza, ed a controllare lo sviluppo del Programma 2005 54 patogeno avvalendosi però, di una metodica integrata di lotta che sia conforme alle esigenze di tutela della salute pubblica ed ambientale. 11.3 Piano di lavoro (max. 10 pagine). Per ogni task/sub-task/work package: • Descrizione delle attività previste: Task 1: classificazione, caratterizzazione e valutazione dell'antagonismo degli isolati di Gliocladium roseum; Sub-task 1.A Ottenimento e classificazione: gli isolati ottenuti da diverse provenienze (geografìche, colture, tipo di isolamento) verranno classificati su base morfologica e comparati con quelli già presenti in collezione presso la Micoteca dell'ex IST di Scafati. Saranno utilizzati due metodi: 1) dalla rizosfera delle piante con il metodo delle diluizioni utilizzando l'agar patata destrosio o l'agar chitina come substrati; 2) utilizzando piastre pre-colonizzate di R. soiani. Sub-task 1.B caratterizzazione degli isolati: gli isolati saranno caratterizzati, sia dal punto di vista biochimico che molecolare; saranno condotte analisi del polimorfismo dei principali isoenzìmi,nonché il rilevamento e la quantificazione degli enzimi coinvolti nel processo di antagonismo (N- Acetil β-D-glucosaminidasi, β-D-N-N-diacetil-chitobiosidasi and endochitinasi) seguendo il metodo di Tronsmo and Harman (1993). Successivamente si utilizzeranno metodiche di biologia molecolare per verificare se e quali complessi genici sono coinvolti nei processi di antagonismo e di resistenza al fungicida prescelto ( analisi del rDNA, mRNA, clonaggi di eventuali geni individuati). Sub-task 1.C valutazione antagonismo in vitro: saranno utilizzate colture duali in piastra, ponendo il patogeno di interesse e l'isolato fungine antagonista in coltura su PDA per 7 giorni al buio. Successivamente si valuterà l'entità ed il tipo di crescita del micelio del fungo patogeno. L'inibizione della crescita del fungo patogeno sarà confrontata con quella del medesimo fungo in coltura pura. Colture liquide degli isolati antagonisti saranno preparate utilizzando brodo di Czapek poste a 25° C al buio, dopo 2 settimane il brodo di coltura sarà filtrato e concentrato per liofilizzazione. Il liofilizzato sarà aggiunto a colture del patogeno in concentrazioni diverse per valutare l'eventuale presenza di metaboliti che possano interferire con la crescita di R. solani. Programma 2005 55 Sub-task 1.D valutazione in vivo (serra): plantule di tabacco con 3-4 foglie saranno inoculate con il patogeno, con gli antagonisti o con entrambi e confrontate con piante non inoculate. Dopo 3 settimane sarà valutato il livello di gravita della malattia utilizzando una scala empirica, i valori saranno poi trasformati secondo Me Kinney; inoltre si determineranno il peso secco e il peso fresco delle piante. I dati che si otterranno saranno sottoposti ad analisi statistica Task 2: ottenimento di isolati resistenti all'iprodione e loro caratterizzazione; una volta ottenuti gli isolati selvatici con buone caratteristiche di antagonismo il lavoro proseguirà secondo i punti sotto-elencati. Sub-task 2.A valutazione della suscettibiirtà degli isolati ali'iprodione: gli isolati di Gliocladium roseum prescelti, saranno inizialmente saggiati per verificare la loro sensibilità al fungicida. A tal fine, si inoculeranno gli isolati su piastre contenenti differenti concentrazioni di iprodione che verranno incubate per 10 giorni al buio. Dopo quattro e dieci giorni si procederà alla misurazione della crescita delle colonie alle diverse concentrazioni di prodotto chimico, avendo come controllo positivo piastre in cui non è presente il fungicida. I dati saranno plottati su di un grafico in cui si porrà la concentrazione su scala logaritmica sull'asse delle ascisse e la crescita radiate, espressa come percentuale del controllo, sull'asse delle ordinate. La tossicità relativa sarà espressa come ED50 che e la concentrazione di prodotto che causa il 50% di riduzione della crescita radiale, e come MIC, Concentrazione Minima di Inibizione, che verrà determinata utilizzando la curva di doserisposta di crescita. Sub-task 2.B induzione della resistenza all'iprodione: il trattamento mutageno sarà condotto utilizzando i raggi UV, secondo il metodo riportato da Van Tuyl (1977) con la finalità di riuscire ad ottenere degli isolati del fungo antagonista che siano resistenti al fungicida dicarbossimmidico iprodione. Per questo motivo si utilizzeranno i conidi provenienti da colture fungine del ceppo selvatico che siano in grado di sporulare bene, opportunamente diluiti, in modo da ottenere una concentrazione sufficiente di conidi / mi; successivamente all'applicazione del trattamento mutacene un adeguato volume di tale sospensione sarà posto su piastre contenenti diverse concentrazioni di fungicida che siano in grado, in percentuali differenti, di inibire la crescita radiale degli isolati fungini di Gliocladium roseum. Dopo 5 giorni dal trattamento si conterà il numero di conidi germinati e tutte le colonie capaci di sopravvivere al trattamento applicato, saranno nuovamente trasferite su un substrato a cui si aggiungeranno quantitativi ancora maggiori di fungicida con la finalità di confermare la resistenza. I ceppi risultati effettivamente mutati e quindi resistenti, saranno infine ritestati, unitamente al ceppo selvatico, e ricollocati in presenza di tutte le concentrazioni di iprodione adoperate nel corso dell'esperimento in modo da essere sicuri dei fatto che siano effettivamente dei mutanti e non degli escapers e di stabilire la ED50. Programma 2005 56 Sub-task 2.C caratterizzazione dei ceppi resìstenti all'iprodione: gli isolati di Gliocladium roseum resistenti saranno caratterizzati, sia dal punto di vista biochimico che molecolare in modo da rilevare eventuali differenze rispetto al ceppo selvatico; saranno, quindi, condotte analisi del polimorfismo dei principali isoenzimi, nonché il rilevamento e la quantificazione degli enzimi coinvolti nel processo di antagonismo (N-Acetil-β-D-glucosaminidasi, (β-D-N-N-diacetilchitobiosidasi ed endocnitinasi) seguendo il metodo di Tronsmo and Harman (1993). Successivamente si utilizzeranno metodiche di biologia molecolare per verificare se e quali complessi genici siano coinvolti nei processi di antagonismo e di resistenza al fungicida prescelto ( analisi del rDNA, mRNA, clonaggi di eventuali geni individuati). Task 3: prove di lotta nei confronti di R. solarii utilizzando dosi ridotte di fungicida associate agli isolati resistenti al fungicida; Sub-task 3.A prove di lotta in semenzaio: la prima applicazione pratica proposta sarà il controllo di R.. solani in semenzaio ed in particolare in float system. A tale scopo verrà preliminarmente preparato un inoculo del patogeno facendo crescere R. solani su semi di orzo sterili, per un periodo di 10 giorni al buio, alla temperatura di 25°C. L'inoculo del fungo antagonista sarà preparato costituendo una miscela dei conidi cresciuti su piastre e portata alla concentrazione voluta con l'emocitometro. Le prove saranno pianificate con 4 repliche secondo uno schema fattoriale dell seguenti variabili: I) presenza della Rhizoctonia solani (2 livelli), presenza o assenza II) inoculo con l'antagonista (4 livelli), 3 isolati + il controllo non trattato; III) dosi del fungicida (3 livelli), dose piena, dose ridotta, controllo; IV) 2 varietà a diversa suscettibilità al patogeno. Sub-task 3.B prove di lotta in pieno campo: le prove di campo saranno condotte sulla base dei risultati ottenuti in float system ed in serra. Saranno scelte quelle combinazioni più efficaci nelle prove "in vivo", i sistemi prescelti saranno: Rhizoctonia-garofano; Rhizoctonia-fagiolo e Rhizoctonia- tabacco. Programma 2005 57 Task 4:disseminazione dei risultati Sub-task 4.A pubblicazione dei risultati: di volta in volta sulla base dei risultati si sceglieranno le riviste idonee; è chiaro che nelle prime fasi ci si rivolgerà a riviste internazionali poi via via che i dati diverranno applicativi ci si rivolgerà a riviste di ampia divulgazione. Sub-task 4.A visite ai campi oggetto delle prove di efficacia: nell'ultimo anno, in collaborazione con gli Enti territoriali si cercherà di organizzare visite ai campi sperimentali nelle zone di elezione delle colture. • Articolazione temporale delle attività: Dal 1° al 6° mese le attività progettuali previste consisteranno nell'ottenimento e nella classificazione di isolati di diversa provenienza che verranno caratterizzati mediante confronto con quelli già presenti nella collezione dell'ex IST. Contemporaneamente si condurranno, quindi, analisi biochimiche e molecolari degli isolati di interesse. Incomincerà poi la valutazione dell'antagonismo dei nuovi isolati mediante la conduzione di prove in vitro ed in vivo (serra). Dal 7° al 12° mese, avendo ottenuto degli isolati con buone proprietà di antagonismo il lavoro prevederà l'esecuzione di prove sperimentali volte a dimostrare l'iniziale sensibilità al fungicida prescelto iprodione da parte degli isolati di Gliocladium roseum scelti. Successivamente si cercherà di ottenere degli isolati del fungo antagonista che siano resistenti all'iprodione e si condurranno pertanto esperimenti di induzione della resistenza mediante l'applicazione di trattamenti mutageni Dal 13° al 18° mese gli isoiati resistenti di Gliocladium roseum ottenuti si caratterizzeranno effettuando analisi biochimiche e molecolari per evidenziare eventuali differenze significative rispetto al ceppo selvatico. Saranno, quindi, condotte analisi del polimorfismo dei principali isoenzimi nonché il rilevamento e la quantificazione degli enzimi coinvolti nel processo di antagonismo N-Acetil-β-D-glucosaminidasi, β-D-N-N-diacetil-chitobiosidasi and endochitinasi) seguendo il metodo di Tronsmo and Harman (1993). Successivamente si utilizzeranno metodiche di biologia molecolare per verificare se e quali complessi genici sono coinvolti nei processi di Programma 2005 58 antagonismo e dì resistenza al fungicida prescelto ( analisi del rDNA, mRNA, RNA display, clonaggi di eventuali geni individuati). Dal 19° al 24° mese di attività si condurranno prove di lotta in semenzaio per il controllo del patogeno R. solani utilizzando un float system; si prepareranno quindi inoculi del patogeno e del fungo antagonista Gliocladium roseum. Le prove saranno pianificate con 4 repliche secondo uno schema fattoriale con diverse variabili L'ultimo anno di attività, dal 18 al 30° mese, vedrà la conduzione con ripetizione biennale di prove di campo che saranno direttamente collegate ai risultati del lavoro ottenuti in tutto l'arco di tempo precedente. Le tesi che daranno, infatti, i migliori risultati nelle prove di lotta del patogeno R solani in serra ed in float system saranno condotte in campo con visite specifiche ai campi sperimentali nelle zone di elezione della malattia per verificare se in queste condizioni sarà possibile o meno ottenere gli analoghi risultati positivi per il controllo della malattia stessa. I sistemi prescelti saranno-Rhizoctonia-garofano; Rhizoctonia-fagiolo e Rhizoctonia-tabacco. Infine i risultati del lavoro saranno posti all'attenzione sia di riviste scientifiche intemazionali che di ampia divulgazione. E' chiaro che in ognuno dei periodi saranno contunuate le attività non completate od in itinere delle altre fasi. Gli isolati che di volta in volta si otterranno seguiranno un proprio iter per cui si avranno isolati appena ottenuti, ben caratterizzati ed in fase di applicazione. Responsabile: Doti. Ernesto Lahoz, 1° ricercatore dell'ex Istituto Sperimentale per il Tabacco • Eventuali collaborazioni esterne: Dott.ssa Aida Raio, Istituto per la Protezione delle Piante-CNR Sezione di Portici; Prof. Astolfo Zoina, Dipartimento ArBoPaVe, Sezione Patologia Vegetale, Università Federico il di Napoli. • Risultati attesi con indicazione temporale: Nel 1 ° anno sarà allestita una collezione di isolati che avranno mostrato la loro efficacia in prove di laboratorio, nei mesi dal 12 al 18° si dovrebbero avere i mutanti resistenti e si effettueranno le prime prove in serra; dal 19° alla fine si applicheranno in campo i migliori isolati cosi da avere contemporaneamente il rilascio degli isolati e della metodica di controllo ipotizzata. Programma 2005 59 11.4 Descrizione delle modalità di monitoraggio intemo del progetto e verifica dei risultati (revisioni tempi, procedure) Le revisioni saranno effettuate semestralmente mediante riunioni tra i partecipanti a progetto e sottoponendo i risultati ed i protocolli sperimentali ad un responsabile della qualità nominato tra esperti della materia non partecipanti al progetto. Il candidato di elezione potrebbe essere un professore ordinario di Patologia Vegetale o di materie affini. I risultati della verifica saranno discussi criticamente ed eventualmente accettati. Per la parte più applicativa del progetto ci si rivolgerà a rappresentanti delle categorie che dovranno applicare le metodiche per un confronto sulla praticabilità ed economicità dei metodi proposti. 12. Ricadute e benefici (max. 2 pagine) 12.1 Benefici scientifici: incremento delle conoscenze relative alla possibilità ed allo sfruttamento di isolati di funghi antagonisti resistenti all'iprodione utilizzabili nel controllo di R. solani. Migliore conoscenza delle proprietà e delle caratteristiche biochimiche degli isolati oggetto di studio. Possibilità di interazioni internazionali con altre Istituzioni scientifiche impegnate nello stesso tipo di ricerche. 12.2 Benefìci economici: possibilità di sfruttamento di eventuali brevetti. Per gli operatori agricoli riduzione dei costi colturali e dei danni da patogeni terricoli difficilmente controllabili con conseguente aumento del reddito. 12.3 Impatto sociale: riduzione dell'uso di fungicidi e possibilità di evitare le applicazioni dì bromuro di metile, con minori danni per la salute umana; possibilità di controllo di malattie di, difficile contenimento senza fumigazione evitando danni alle coltivazioni con conseguente aumento dei reddito degli operatori agricoli. 12.4 Impatto ambientale: riduzione del quantitativo di prodotti chimici adoperati, possibile sostituzione del bromuro di metile con metodi di lotta integrata e/o biologica e conseguente salvaguardia dell’atmosfera. 12.5 13. Piano di diffusione e sfruttamento dei risultati (max. 2 pagine) 13.1 Pubblicazioni scientifiche, tecniche e divulgative previste: (Autori, Titolo, Rivista o Editore) Si sottoporranno i resoconti scientifici a riviste nazionali ed internazionali con referee 13-2 Convegni: (Indicazione dei convegni e del contributo che si intende Puntare relativamente al progetto) Programma 2005 60 13.3 Materiali didattici e corsi di formazione: (Descrizione dei materiali, Organizzatore dei corsi, Target) 13-4 Brevetti: (Varietà vegetali, brevetti industriali, marchi, design): ottenimento di brevetti per gli isolati risultati efficaci nel controllo di R. solani. Programma 2005 61 14. Descrizione delle attrezzature da acquistare Attrezzatura Motivazione Vita utile (mesi) [a] Uso nel progetto (mesi) [b] Importo totale (€ ) (IVA compresa) [c] Costo per il progetto [c × b / a] Termoigrografo Controllo delle condizioni climatiche in serra 30 30 1000,00 1000,00 Alimentatore per elettroforesi Per esami delle proteine e del DNA 36 30 2000,00 1666.66 Sistema per elettroforesi Per elettroforesi di proteine 36 30 2500,00 2083,00 Totale 102 90 5500,00 4749.99 Riportare la somma degli importi totali nel fabbisogno finanziario e il costo per il progetto nel costo totale del punto 5. Se le attrezzature vanno acquistate nell’anno di riferimento, riportare l’intera somma nel fabbisogno finanziario dell’anno. Se l’uso nel progetto è inferiore alla vita utile indicare di seguito a carico di quali altri progetti si intende imputare il costo. Programma 2005 62 15. Impegni di personale (giornate sulla base di 210 gg./anno) Tempo indeterminato Categoria Cognome e Nome Totale nel progetto Anno 200__ Lahoz Ernesto 250 100 Contillo Renato 105 35 Nicoletti Rosario 105 35 Raimo Francesco 105 35 Ricercatori e tecnologi Sannino Luigi 90 30 Sub-totale 655 235 Porrone Felice 250 100 Tecnici Sub-totale 250 100 Mascolo Eliodoro 250 100 Galasso Pasqua 150 50 Personale ausiliario Sub-totale 400 150 Totale a tempo indeterminato 1305 485 Tempo determinato Categoria Numero Totale nel progetto Anno 200__ Ricercatori e tecnologi Tecnici Personale ausiliario 2 750 300 Borsisti e assegnisti 2 525 210 Totale a tempo determinato 1275 510 Totale generale 2580 995 Programma 2005 63 16. Costi e fabbisogno Intero progetCtoo sto (€)A nno 2005 a. Personale a tempo indeterminato (*) 190400,00 72300,00 b. Personale a tempo determinato 45000,00 15000,00 c. Missioni nazionali ed estere 24000,00 8000,00 Subtotale Personale 259400,00 95300,00 d. Materiale di consumo, automezzi, noleggi, servizi 75000,00 25000,00 e. Consulenze 0 0 f. Commesse esterne (parti del progetto affidate a terzi) 36000,00 12000,00 Attrezzature (**) hg.. CFaobsbtois poegrn iol progetto 45754090,,9090 45754090,,9090 COSTO TOTALE (a+b+c+d+e+g) 339900,00 125800,00 FABBISOGNO TOTALE (b+c+d+e+f+h) 187749,99 64749,99 (*) Includere la voce nel calcolo del costo ma non del fabbisogno nel quadro 5 (**) Calcolare il costo in proporzione all’uso delle attrezzature nel progetto; calcolare il fabbisogno come somma dei costi interi d’acquisto. Firma del responsabile di progetto Firma del responsabile della struttura Programma 2005 64 Allegato 1 A. SCHEDA DI PROGETTO NUOVO 1. Titolo Valutazione agronomica di compost provenienti da residui solidi urbani 2. Acronimo COMPOST Numero/anno 1/2005 3. Tipo di progetto Ricerca Sviluppo Dimostrativo X Misto 4. Durata (mesi) 36 Per l’intero progetto (€) Per l’anno 2005(€) Costo 328.920,00 110.920,00 5. Costo del progetto Fabbisogno 114.200,00 40.200,00 6. Responsabile del progetto Nome e COGNOME FRANCESCO RAIMO Programma 2005 65 7. Curriculum del responsabile del progetto (con 5 titoli di pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento) (max 1 pag.) DOTT. RAIMO FRANCESCO (RICERCATORE) 1. laurea in Scienze Agrarie presso la Facoltà di Agraria di Portici (NA) anno 1985, con Tesi Sperimentale in Enologia; 2. abilitazione alla professione di Dottore Agronomo presso la Facoltà di Agraria di Portici nell’anno 1986; 3. in servizio con la qualifica di Tecnologo dal 1 luglio 1988 presso l’Istituto Sperimentale per il Tabacco fino al 31 dicembre 2003; 4. dal 1 gennaio 2004 in servizio con la qualifica di Ricercatore; Argomenti di cui si è occupato: 1) presso l’Istituto Sperimentale per il Tabacco, Sezione Operativa Periferica di LECCE: - riproduzione conservativa del germoplasma; - miglioramento genetico dei tabacchi orientali e loro valutazione agronomica (tipi Erzegovina, Xanthi e Perustitza); attività che ha portato alla selezione di nuove linee a maturazione contemporanea (con l’introduzione del carattere “yellow”), al fine di ridurre il numero di raccolte; - produzione di piantine per i tabacchi orientali con la tecnica del “float system”, mettendo a punto le modalità e le quantità di fertilizzante da immettere nelle vasche d’allevamento; - contemporaneamente si è occupato anche dell’isolamento di Rhizoctonia solani su colture in coltivazioni del Salento, caratterizzando i gruppi di anastomosi; 2) presso la sede centrale di Scafati dal 01/03/1999: - alla direzione del campo sperimentale annesso alla sede dall’anno 2001 all’anno 2003; - alla determinazione delle caratteristiche fisico-chimiche ed idrologiche di terreni agrari e all’approfondimento delle relazioni esistenti tra alcuni parametri climatici e l’irrigazione; - con ricercatori della Sezione di Biologia e Difesa ha sviluppato alcune tematiche afferenti, alle principali malattie fungine del tabacco, all’isolamento di funghi antagonisti di agenti patogeni e alla loro valutazione, ai danni provocati da Phytophthora nicotianae in coltivazioni di tabacco; - ha condotto per conto dell’Istituto, in collaborazione con l’ENSE, le prove di iscrizione al Registro Varietale Nazionale di cultivar di tabacco Burley nell’azienda Sperimentale annessa alla sede di Scafati, curando l’impostazione e la realizzazione delle prove, eseguendo i rilievi e l’elaborazione dei dati. - Titoli di pubblicazioni: Napolitano A., Raimo F. (2000) – “Stima degli interventi irrigui a Scafati” – Il Tabacco, volume 8 (2) 2000, 3-13. Nicoletti R., Raimo F., Carella A. (2002) – “Verticillium psalliotae, un nuovo antagonista di Rhizoctonia solani.” Atti IX Convegno Nazionale S.I.Pa.V. “Innovazioni in Patologia Vegetale”, Roma 1-2 ottobre 2002, 135. F. Raimo, A. Napolitano –2002 – “Approccio alla valutazione granulometrica ed idrologica di vari suoli”. Il Tabacco, vol. 10, 9-22. R. Nicoletti, F. Raimo, and A. Carella – 2003 – “Searching Penicillium isolates antagonistic to Rhizoctonia solani in suppressive soils in Salento”. Journal of Plant Pathology 85, 295. F. Raimo, A. Napolitano –2003 – “Studio della distribuzione spaziale di alcuni parametri chimici”. Il Tabacco, vol. 11, 11-17 8. Parole chiave Compost, terreno, sostanza organica Programma 2005 66 9. Sintesi (in forma di elenchi puntati o numerati per ciascun elemento richiesto) Motivazioni Ripristino del contenuto in sostanza organica nei terreni mediante l’utilizzo di compost provenienti dalla frazione organica di Residui Solidi Urbani Obiettivi Valutazione agronomica del compost, influenza sulla fertilità dei terreni e sulla produzione quali-quantitativa delle colture Risultati attesi Ampliamento delle conoscenze sulla dinamica dei compost nei terreni campani e verifica delle potenzialità di applicazione su colture in pieno campo Prodotti (deliverables) 10. Partecipanti COGNOME, Nome, funzione (ricercatore, tecnico, esecutivo) RAIMO FRANCESCO – ricercatore – C.R.A. - I.S.T. - Scafati D’AMORE RAFFAELE – direttore incaricato - C.R.A. - I.S.T. - Scafati LOMBARDI PASQUALE – tecnologo - C.R.A. - I.S.T. - Scafati ASCIONE SALVATORE – ricercatore - C.R.A. - I.S.T. - Scafati NAPOLITANO ANTONIETTA – ricercatrice - C.R.A. - I.S.T. - Scafati CONTILLO RENATO – ricercatore - C.R.A. - I.S.T. - Scafati GALASSO PASQUA – esecutivo – C.R.A. - I.S.T. - Scafati MORRA LUIGI – tecnologo – C.R.A. - ISPORT – Pontecagnano (SA) BILOTTO MAURIZIO – tecnico - C.R.A. - ISPORT – Pontecagnano (SA) BENI CLAUDIO – ricercatore – C.R.A. - I.S.N.P. - Roma AROMOLO RITA – tecnologo – C.R.A. - I.S.N.P. - Roma MATURILLI RENATO - esecutivo – C.R.A. - I.S.N.P. – Roma Programma 2005 67 11. Descrizione del progetto (max. 16 pagine) 11.18 Motivazioni (max. 1 pagina) La diffusione della tecnica del compostaggio può essere un passaggio decisivo per risolvere un problema ambientale ambivalente: da un lato il recupero di enormi quantità di biomasse che escono come prodotti dagli agroecosistemi e finiscono, come rifiuti,dopo l’uso, in discariche; dall’altro lato, l’impiego del compost come ammendante del terreno permetterebbe di restituire al suolo la sostanza organica che è in continua diminuzione specialmente nei sistemi di coltivazione intensivi. L’impiego di compost di qualità rappresenta una nuova fonte di sostanza organica che si affianca ad altri fertilizzanti tradizionali (letami, concimi organo-minerali) e ad operazioni di mantenimento o ricarico di sostanza organica al suolo (sovesci, rotazioni, etc.). Per comprendere il ruolo del compost e per definirne gli ambiti di impiego si devono individuare le caratteristiche agronomiche salienti (contenuto in sostanza secca, sostanza organica, acidi umici, elementi nutritivi, metalli pesanti, inerti, etc.). Tali approfondimenti sono essenziali in quanto il compost rappresenta, tra i fertilizzanti organici, un prodotto certamente innovativo. Pertanto, sono necessari interventi di studio approfondito e articolati sul territorio al fine di quantificare la quota di sostanza organica da restituire come compost a terreni e sistemi colturali differenti per ripristinare e/o mantenere dei livelli di humus adeguati a contrastare il degrado della risorsa suolo e sostenere la produttività delle colture. Individuare le quantità adeguate da usare ha importanti riflessi sia nella prevenzione di rischi per eccessivo rilascio di nitrati che possono percolare in falda, sia per lo sviluppo e la qualità delle colture che si vogliono praticare: il tabacco, ad esempio, vedrebbe peggiorare la sua qualità in presenza di eccessi di azoto mentre le ortive in genere possono essere penalizzate da una ridotta disponibilità di azoto. Inoltre, monitorare la variazione di indici indicativi delle attività biologiche nel suolo o di parametri quali la capacità di infiltrazione dell’acqua, la stabilità degli aggregati aiuta a comprendere come la modifica di una serie di condizioni prodotta dall’ammendamento organico si rifletta direttamente sul sistema produttivo. 11.19 Stato dell'arte (max. 1 pagina) Il contenuto di sostanza organica nei suoli italiani sta, in maniera lenta ma costante, diminuendo progressivamente. L’European Soil Bureau ha costruito una mappa del territorio europeo distinguendo tra i territori con un contenuto maggiore e minore di carbonio organico nel suolo coltivato (strato 0-30 cm). Da tale mappa si evidenzia molto chiaramente la situazione dell’Europa Mediterranea dove mediamente il 75 % del territorio ha un contenuto inferiore al 2 % in carbonio organico. L’Italia rientra in quest’area con almeno l’86 % della superficie nazionale. Questo processo di impoverimento progressivo è una condizione che oltre a ridurre la fertilità dei suoli predispone al fenomeno della desertificazione (Ozores-Hampton et al., 1998; Felipò, 1996). Le prove agronomiche con impiego di compost impostate su periodi di tempo superiori alla singola annualità hanno fornito numerose evidenze positive sul ruolo che questo ammendante può avere nella pratica agricola al fine di sostenere la fertilità integrale del terreno (Roe, 1998; Rhoads e Olson, 1995; Morra, 2003). Il compost di qualità è un prodotto che viene così definito sulla base di una serie di parametri quali: la stabilità biologica acquisita con il compostaggio, il basso contenuto di metalli pesanti, l’assenza di organismi fitopatogeni o pericolosi per la salute umana, il bassissimo contenuto di materiali inerti, alcune caratteristiche di interesse agronomico (sostanza organica, umidità, salinità, contenuto in elementi nutritivi, assenza di semi di malerbe vitali). La qualità finale di un compost dipende strettamente dalla qualità dei materiali organici di scarto (Zorzi, 1997; Centemero and Corti, 2000). Nel caso della frazione organica dei rifiuti solidi urbani è ormai acquisito che la loro raccolta separata è un prerequisito essenziale per l’ottenimento di un buon compost. Un recente (ottobre 2004) Convegno Nazionale “Compostaggio della frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU) e fertilizzazione dei terreni agrari” organizzato dalla regione Campania ha permesso di fare il punto sui risultati che si stanno raccogliendo nell’ambito di un Progetto Interregionale partito nel 2003 con il quale si sta conducendo un’articolata azione di studio sulle implicazioni dell’impiego di compost: produttive, qualità delle produzioni, fertilità chimica, fisica e biologica dei terreni, rischi di inquinamento del terreno da metalli pesanti ed IPA. Tale studio riguarda, al momento due siti collocati nella Piana del Sele (SA). Appare, pertanto, interessante ampliare i siti territoriali ove sperimentare le risposte di colture diverse in condizioni pedo-ambientali differenti. 1. Centemero, M. and Corti, C. 2000.Caratteristiche tecniche del compost per un’agricoltura sostenibile. L’Informatore Agrario, 6: 23-39. 2. Felipò, M.T. 1996. Compost as source of organic matter in Mediterranean soils. P. 402-412. In: M. de Bertoldi, P. Sequi, B. Lemmes, T. Papi (eds.), The Science of composting, Vol. 2, Blackie Academic & Professional, UK. Programma 2005 68 3. Morra L., Iovieno P., Magnifico V., 2003. Il ruolo della sostanza organica nella gestione di un sistema colturale orticolo sotto serra. Atti 2° Workshop su Agricoltura Biologica “L’agricoltura biologica fuori dalla nicchia: le nuove sfide”, Portici, 9-10 maggio. In stampa 4. Ozores-Hampton, M., Obreza, T.A., Hochmuth, G. 1998. Using composted wastes on Florida vegetable crops. HortTechnology, 8 (2): 130-137. 5. Roe N., 1998. Compost utilization for vegetable and fruit crops. HortScience, 33 (6): 934-937. 6. Rhoads F.M., Olson S.M., 1995. Crop production with mushroom compost. Proceedings of Soil and Crop Sciences Soc. of Florida, vol 54: 54-57. 7. Zorzi, G. 1997. La legislazione sulla produzione e sull’impiego del compost. L’Informatore Agrario, 44: 7-10. 11.20 Obiettivi generali e specifici (max. 1 pagina) Obiettivi principali della ricerca sono: 􀂾 valutazione degli effetti del compost su suoli che hanno avuto origine da materiale vulcanico e dal deposito di materiali alluvionali; 􀂾 dinamica delle proprietà fisiche, chimiche e biologiche del terreno in seguito all’incorporamento del compost; 􀂾 confronto con tecniche tradizionali di concimazioni dell’ambiente Campano; 􀂾 valutazione degli effetti della somministrazione di compost sulle produzioni quali-quantitative del tabacco, della melanzana e del cavolfiore; 􀂾 variazione del contenuto in metalli pesanti alla fine del triennio di sperimentazione. 11.21 Piano di lavoro (max. 10 pagine). Per ogni task/sub-task/work package: 􀂃 Descrizione delle attività previste La prova sarà realizzata presso il campo Sperimentale dell’Istituto di Scafati (SA). E consisterà nella valutazione agronomica di compost proveniente da residui solidi urbani, su terreno coltivato a tabacco Burley e Melanzana, entrambe avvicendate con cavolfiore in coltura autunno-vernina. Sono previste le seguenti cinque tesi di concimazione: 􀂾 testimone non concimato; 􀂾 compost alla dose di 15 t/ha di sostanza secca; 􀂾 compost alla dose di 30 t/ha di sostanza secca; 􀂾 solo concimazione minerale; 􀂾 concimazione integrata (compost 15 t/ha + ¼ del livello di azoto minerale ordinariamente somministrato per ogni singola coltura). Sarà adottato un disegno sperimentale a parcella suddivisa replicato tre volte assegnando la concimazione alla parcella principale e le specie vegetali alle parcelle elementari. Ogni combinazione fattoriale sarà ripetuta sulla stessa superficie nel triennio di sperimentazione. La distribuzione e l’interramento del compost sarà effettuata subito dopo la raccolta del cavolfiore. Durante la coltivazione saranno effettuate le pratiche colturali ordinariamente adottate per ogni singola specie nell’ambiente di coltivazione. Durante la prova sono previsti, per ciascuna specie, rilievi biometrici e produttivi. In particolare sul tabacco curato sono previsti anche le seguenti determinazioni: colore, combustibilità, resa in scotolato, potere di riempimento, e il contenuto in cloruri, nitrati e alcaloidi. All’inizio e alla fine della prova saranno studiate le principali caratteristiche fisico-chimiche del terreno e su ogni parcella elementare il contenuto in sostanza organica ed in azoto totale. E’ prevista un’analisi del compost, al fine di conoscere le caratteristiche chimiche del materiale che si andrà ad utilizzare nel corso della sperimentazione. Programma 2005 69 􀂃 Articolazione temporale delle attività Nominativi Attività previste Task 1 Raimo Francesco D’Amore Raffaele Lombardi Pasquale Ascione Salvatore Galasso Pasqua Nei tre anni previsti della prova provvederà all’impostazione e conduzione dell’esperimento in campo, effettuazione dei rilievi (biometrici, produttivi e qualitativi), elaborazione dei dati rilevati e coordinamento con le altre unità operative. Sub-task 1.1 Contillo Renato Napolitano Antonietta Studio della dinamica dell’azoto nel terreno Sub-task 1.2 Centro compostaggio – (Pomigliano d’Arco, Polla o Caivano) Fornitura del materiale compostato Sub-task 1.3 Laboratorio LARIAN - Pomezia (ROMA) Analisi granulometrica e chimica del terreno Sub-task 1.4 Laboratorio EST di Bergamo Analisi qualità sostanza organica compost Task 2 Morra Luigi Bilotto Maurizio Collaborazione all’impostazione, alla conduzione della prova ed all’effettuazione dei rilievi previsti. Stesura del bilancio semplificato della sostanza organica nel terreno Task 3 Beni Claudio Aromolo Rita Maturilli Renato Studio dei parametri fisici del terreno e stesura del bilancio semplificato dell’azoto nel terreno Programma 2005 70 Diagramma U. O. Gennaio-Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre Gennaio Task 1 a) prelievo terreno per analisi; b)interramento compost; c)preparazione piantine per trapianto trapianto (tabacco - melanzana) rilievi biometrici e produttivi rilievi biometrici e produttivi trapianto cavolfiore rilievi e deteminazioni su tabacco curato rilievi e deteminazioni su tabacco curato rilievi biometrici e produttivi su cavolfiore Sub-task 1.1 prelievo campioni per dinamica azoto prelievo campioni per dinamica azoto prelievo campioni per dinamica azoto prelievo campioni per dinamica azoto prelievo campioni per dinamica azoto Prelievo campioni per dinamica azoto prelievo campioni per dinamica azoto prelievo campioni per dinamica azoto prelievo campioni per dinamica azoto prelievo campioni per dinamica azoto prelievo campioni per dinamica azoto Sub-task 1.2 Fornitura compost Sub-task 1.3 Analisi complete del terreno Determ. S.O. ed N totale Sub-task 1.4 Analisi qualità sostanza organica compost Task 2 Impostazione, prove e stesura bilancio semplificato S.O. rilievi biometrici e produttivi Rilievi biometrici e produttivi rilievi biometrici e produttivi. Stesura bilancio semplificato S.O. Task 3 Determ. parametri fisici terreno e bilancio N Determ. parametri fisici terreno e bilancio N Determ. parametri fisici terreno e bilancio N Programma 2005 71 􀂃 Responsabile Dott. Raimo Francesco, ricercatore presso il CRA di Scafati (ex Istituto Sperimentale per il Tabacco) 􀂃 Eventuali collaborazioni esterne - Centro di Compostaggio “Pomigliano Ambiente” di Pomigliano d’Arco (NA), Caivano (NA) o Volla (NA); - Laboratorio analisi LARIAN di Pomezia (ROMA); - Laboratorio EST di Bergamo. 􀂃 Risultati attesi con indicazione temporale L’evoluzione della sostanza organica nel terreno non permette di dare risposte definitive nell’arco dei primi mesi dall’applicazione, pertanto sono previste alla fine del primo anno indicazioni di massima sulle ricerche effettuate, che ci permetteranno negli anni successivi di affinare le ricerche ed avere un quadro completo sugli obiettivi prefissati. 11.22 Descrizione delle modalità di monitoraggio interno del progetto e verifica dei risultati (revisioni, tempi, procedure) Durante la prove verranno effettuate riunioni tecnico-scientifiche per verificare l’andamento della ricerca, al fine di poter valutare e confrontare i risultati in tempo reale. Si prevede alla fine di ogni anno di fare una riunione con tutti i ricercatori e tecnologi interessati al progetto, in modo da verificare i risultati ottenuti, e coordinare l’attività successiva. 12. Ricadute e benefici (max. 2 pagine) 12.13 Benefici scientifici La ricerca si pone l’obbiettivo di ampliare lo sviluppo delle conoscenze agronomiche sull’impiego dei compost nei suoli e valutarne l’utilizzo in terreni che hanno avuto origine da materiale vulcanico e dal deposito di materiale alluvionale, a tessitura prevalentemente sciolta, in modo da renderne razionale l’utilizzo in agricoltura. Verificare la possibilità di utilizzazione del compost su tabacco. Studiare nell’arco del triennio la dinamica dei principali parametri fisici e chimici nel terreno, per approfondire le conoscenze scientifiche sulle relazioni fra suolo e pianta. 12.14 Benefici economici Il beneficio atteso è la possibilità di sostituire parzialmente o totalmente le altre fonti di sostanza organica, con costi inferiori a quelli attualmente praticati per gli altri materiali, sia per la disponibilità del materiale, sia per l’approvvigionamento del compost che si potrà trovare nei centri di produzione situati a poche decine di chilometri dalle aziende agricole. 12.15 Impatto sociale Contribuire alla diffusione del compost nelle aziende agricole, favorendone un utilizzo mirato. 12.16 Impatto ambientale Diminuzione dell’impatto ambientale dovuto allo smaltimento in discarica di materiale organico da RSU, incremento della fertilità del terreno con diminuzione delle perdite di azoto, miglioramento delle Buone Pratiche Agricole, razionalizzazione delle concimazioni con conseguente diminuzione dell’inquinamento dovuto al rilascio dei nutrienti nell’ambiente. 13. Piano di diffusione e sfruttamento dei risultati (max. 2 pagine) 13.15 Pubblicazioni scientifiche, tecniche e divulgative previste: (Autori, Titolo, Rivista o Editore) 13.16 Convegni: (Indicazione dei convegni e del contributo che si intende presentare relativamente al progetto) 13.17 Materiali didattici e corsi di formazione: (Descrizione dei materiali, Organizzatore dei corsi, Target) 13.18 Brevetti: (Varietà vegetali, brevetti industriali, marchi, design) Programma 2005 72 14. Descrizione delle attrezzature da acquistare Attrezzatura Motivazione Vita utile (mesi) [a] Uso nel progetto (mesi) [b] Importo totale (€ ) (IVA compresa) [c] Costo per il progetto [c x b / a] Bilancia tecnica Rilievi quantitativi 60 36 2.000,00 1.200,00 Sgorbie Campionamento sequenziale terreno 60 36 1.200,00 720,00 Totale 3.200,00 1.920,00 Riportare la somma degli importi totali nel fabbisogno finanziario e il costo per il progetto nel costo totale del punto 5. Se le attrezzature vanno acquistate nell’anno di riferimento, riportare l’intera somma nel fabbisogno finanziario dell’anno. Se l’uso nel progetto è inferiore alla vita utile indicare di seguito a carico di quali altri progetti si intende imputare il costo. Programma 2005 73 15. Impegni di personale (giornate sulla base di 210 gg./anno) Tempo indeterminato Categoria Cognome e Nome Totale nel progetto Anno 2005 Raimo Francesco 240 80 D’Amore Raffaele 150 50 Lombardi Pasquale 150 50 Ascione Salvatore 90 30 Napolitano Antonietta 60 20 Contillo Renato 30 10 Morra Luigi 120 40 Beni Claudio 90 30 Ricercatori e tecnologi Aromolo Rita 90 30 Sub-totale 1.020 340 Bilotto Maurizio 120 40 Tecnici Sub-totale 120 40 Galasso Pasqua 180 60 Maturilli Renato 90 30 Personale ausiliario Sub-totale 270 90 Totale a tempo indeterminato 1.410 470 Tempo determinato Categoria Numero Totale nel progetto Anno 2005 Ricercatori e tecnologi Tecnici Personale ausiliario 840 280 Borsisti e assegnisti Totale a tempo determinato 840 280 Totale generale 2.250 750 Programma 2005 74 16. Costi e fabbisogno Intero progetCtoo sto (€)A nno 2005 a. Personale a tempo indeterminato (*) 216.000,00 72.000,00 b. Personale a tempo determinato 48.000,00 16.000,00 c. Missioni nazionali ed estere 27.000,00 9.000,00 Subtotale Personale 291.000,00 97.000,00 d. Materiale di consumo, automezzi, noleggi, servizi 36.000,00 12.000,00 e. Consulenze f. Commesse esterne (parti del progetto affidate a terzi) Attrezzature (**) hg.. CFaobsbtois poegrn iol progetto 31..290200,,0000 31..290200,,0000 COSTO TOTALE (a+b+c+d+e+g) 328.920,00 110.920,00 FABBISOGNO TOTALE (b+c+d+e+f+h) 114.200,00 40.200,00 (*) Includere la voce nel calcolo del costo ma non del fabbisogno nel quadro 5 (**) Calcolare il costo in proporzione all’uso delle attrezzature nel progetto; calcolare il fabbisogno come somma dei costi interi d’acquisto. Firma del responsabile di progetto Firma del responsabile della struttura Raimo Francesco Programma 2005 75 Allegato 1 A. SCHEDA DI PROGETTO NUOVO 1. Titolo Analisi della variabilità genetica in tabacco mediante marcatori molecolari 2. Acronimo AGETA Numero/anno 3. Tipo di progetto X Ricerca Sviluppo Dimostrativo Misto 4. Durata (mesi) 12 Per l’intero progetto (€) Per l’anno 2005 (€) Costo 78665,49 78665,49 5. Costo del progetto Fabbisogno 32200,00 32200,00 6. Responsabile del progetto Nome e COGNOME Luisa del Piano Programma 2005 76 7. Curriculum del responsabile del progetto (con 5 titoli di pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento) (max 1 pag.) La dott.ssa Luisa del Piano si è laureata in Scienze Biologiche il 30/03/1983 con la votazione di 110 e lode su 110. Nella I sessione dell'anno 1984 ha sostenuto e superato l'esame di abilitazione all'esercizio della professione di Biologo. Nell'aprile 1987 è risultata idonea al concorso di ammissione al dottorato in Scienze Biochimiche (III ciclo). Nell'aprile 1987 ha conseguito l'abilitazione all'insegnamento di Scienza dell'Alimentazione e nel luglio 1987 quella di Scienze Naturali, Chimica e Geografia nella scuola secondaria superiore. Dal 1 Agosto 1988 al 11 Febbraio 1990, ha prestato servizio presso l'Istituto Sperimentale per l'Orticoltura di Pontecagnano nel profilo professionale di Biologo. Dal 12 Febbraio al 25 Novembre 1990 ha prestato servizio presso l'Istituto Sperimentale per le Colture Foraggere di Lodi (MI), in qualità di sperimentatore. Dal 26 Novembre 1990 presta servizio presso l'Istituto Sperimentale per il Tabacco . Dal 1992 la dott. Luisa del Piano è socia della Società Italiana di Genetica Agraria. Nel 1999 ha superato il concorso per l’inquadramento nel profilo di I ricercatore – Livello II, sub condizione del riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata. E' stata correlatrice delle seguenti tesi sperimentali di laurea in scienze biologiche dal titolo: “Individuazione di marcatori molecolari "RAPD" associati alla resistenza al TMV in Nicotiana tabacum L. varietà Samsun. (anno acc.co 1997-1998). “Effetti dell’esposizione al piombo in piante di Nicotiana tabacum L. allevate in vitro : osservazione al SEM e al TEM (anno acc.co 1998- 1999) “Risposta della Nicotiana tabacum L., allevata in serra, all’esposizione al piombo” (anno acc.co 2002- 2003) E' stata responsabile della ricerca di attività ordinaria dell'IST "Individuazione di marcatori molecolari (RAPD MARKER) associati alla resistenza al TMV (scheda 5/96). E' stata responsabile della gestione dell'attività scientifica dell'I.S.T. afferente al progetto finalizzato dall'Unione Europea 96/T/35 "Monitoring and Minimizing heavy metal contents in tobacco" (1998- giugno 2003). E' responsabile della ricerca di attività ordinaria dell'IST "Analisi della variabilità genetica in tabacco mediante marcatori molecolari” (scheda 3/99). I principali temi di ricerca di cui la dott. Luisa del Piano si è interessata sono: -Studio degli effetti di alcuni antibiotici sul processo di sintesi proteica della Caldariella acidophila, ricostituito in vitro da componenti purificati. - Studi sull'impiego di cellule immobilizzate di Sulfolobus solfataricus in processi biotecnologici. - Studi sul trasporto e sul metabolismo della citidindifosfocolina (CDPcolina) condotti utilizzando la molecola doppiamente marcata con 3 H nella porzione citidinica e con 14 C nei metili colinici. - Studi di cinetica, di specificità di substrato e di inibizione dell'enzima 1,2 diacilglicerolo: CDP colina colinafosfotransferasi da fegato di ratto. - Studi sul metabolismo di analoghi strutturali della CDPcolina. - Studi sul metabolismo della S-adenosilmetionina in diversi modelli sperimentali condotti utilizzando la (metil- 14 C) S-adenosil-metionina, od il suo precursore (metil-14 C)metionina. - Studi in vitro sulla metil esterificazione enzimatica di proteine del cristallino, condotti utilizzando l'enzima proteina carbossimetiltransferasi purificato da cervello bovino. - Studi condotti utilizzando il cristallino bovino come modello sperimentale in vivo ed in vitro per l'approfondimento del ruolo della reazione di metil esterificazione delle proteine nei processi di invecchiamento. - Studi su innesti tra melanzana ed altre Solanaceae. - Studi sul ruolo di oligosaccarine sulla morfogenesi in N. tabacum. - Studi sulle differenze di metilazione del DNA associate alla morfogenesi in N. tabacum. - Studi sulla genotossicità di condensati da vari tipi di tabacco in cellule di mammifero in coltura e su linfociti umani in coltura. - Studi in vitro sugli effetti del piombo sulla crescita e la morfogenesi in N. tabacum ed in altre Nicotiane. - Studi sulla distribuzione e localizzazione del piombo a livello di organi e tessuti in N. tabacum, dopo esposizione al metallo sia in vitro, che in serra. - Studi sull'individuazione di marcatori molecolari RAPD (Random Amplified Polymorphic DNA) associati alla resistenza al TMV (Tobacco Mosaic Virus) in tabacco. - Studi sulla variabilità genetica rivelata da marcatori molecolari del DNA ( RAPD e ISSR) in diverse varietà di tabacco ed in altre specie del genere Nicotiana. Pubblicazioni: - del Piano L., Abet M., Sorrentino C., Acanfora F., Cozzolino E., Di Muro A.: “Genetic variability in Nicotiana tabacum and in Nicotiana species as revealed by RAPD markers: Development of the RAPD procedure” Beitrage zur Tabakforschung International, Contributions to tobacco research vol. 19, n°1, pagg. 1-15, 2000. - del Piano L., Acanfora F., Abet M., Sorrentino C., Cozzolino E., Cuciniello A., Barbato L.: “RAPD polymorphism in tobacco ” Poster presentato al XLV ANNUAL CONGRESS della Società Italiana di Genetica Agraria, 26-29 Settembre 2001, Salsomaggiore Terme (PR), Italia. Abstract of papers n° 5.5 - del Piano L, Barbato L., Abet M, Sorrentino C., Cozzolino E., Cuciniello A., M. Sicignano: ISSR analysis of genetic polymorphism among cultivated and wild Nicotiana species. Poster presentato al SIFV-SIGA Joint Congress, 15-18 September 2004, Lecce. - del Piano L, Barbato L., Abet M, Sorrentino C., Cozzolino E., Cuciniello A.: “Genetic fingerprinting of Nicotiana species by ISSR markers”. Comunicazione orale “2004 CORESTA Congress”, 3-7 October 2004, Kyoto, Giappone. Programma 2005 77 8. Parole chiave ISSR , RAPD, AFLP, Tabacco, Nicotiana 9. Sintesi (in forma di elenchi puntati o numerati per ciascun elemento richiesto) Motivazioni Sviluppo di tecniche per l’analisi del polimorfismo genetico rivelato da marcatori molecolari del DNA in Nicotiana tabacum e Nicotiana spp sia per fini tassonomici che per la valutazione e la conservazione della biodiversità Obiettivi Caratterizzazione mediante marcatori molecolari di Nicotiana tabacum e Nicotiana spp. Risultati attesi Ottenimento dei profili di amplificazione idonei per la caratterizzazione. Prodotti (deliverables) Definizione di strumenti validi per la registrazione, la certificazione e il controllo di qualità dei prodotti commerciali 10. Partecipanti COGNOME, Nome, funzione (ricercatore, tecnico, esecutivo) Di Muro Adolfo direttore di sezione Sorrentino Ciro I ricercatore Abet Massimo ricercatore Cozzolino Eugenio CTER Cuciniello Antonio CTER Sodano Enrico CTER Lucrezio Costantino operatore tecnico Alfano Anna tecnico agrario Programma 2005 78 11. Descrizione del progetto (max. 16 pagine) 11.23 Motivazioni (max. 1 pagina) I marcatori molecolari del DNA forniscono la stima migliore della diversità genetica, in quanto essi sono indipendenti dagli effetti confondenti dei fattori ambientali. Le tecniche di analisi del DNA hanno dato un notevole impulso alla realizzazione di programmi di ricerca in numerosi campi della genetica vegetale applicata alle colture di interesse agrario. L’analisi del polimorfismo genetico rivelato dai marcatori molecolari può essere utilizzata, ai fini tassonomici e per la valutazione e la conservazione delle risorse genetiche (Germoplasma). Inoltre, può consentire l’identificazione univoca delle cultivar e costituire un valido strumento per la registrazione, la certificazione e il controllo di qualità dei prodotti commerciali. 11.24 Stato dell'arte (max. 1 pagina) I recenti progressi nel campo della biologia molecolare hanno permesso lo sviluppo di diverse tecniche, principalmente basate sulla reazione a catena della polimerasi (Polymerase Chain Reaction, PCR) che consentono di determinare la variabilità esistente a livello di DNA, permettendo di discriminare anche tra genotipi strettamente correlati. Tali tecniche, infatti, generano dei profili molecolari diagnostici che rappresentano l’impronta genetica molecolare o “fingerprint” di un organismo. Nell’ambito dell’attività di ricerca dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco (IST), sono stati già condotti studi sulla variabilità genetica rivelata da marcatori molecolari in tabacco e in alcune specie del genere Nicotiana utilizzando due tipi di metodiche, entrambe basate sulla PCR e applicate con successo ad altre colture. La ricerca è iniziata impiegando la tecnica RAPD (Random Amplified Polymorphic DNA) (1) e successivamente proseguita utilizzando una tecnica molecolare più discriminante denominata ISSR (Inter Simple Sequence Repeat) (2). Per quanto riguarda l’analisi interspecifica condotta su diverse specie del genere Nicotiana, i risultati ottenuti hanno evidenziato un alto grado di polimorfismo sia con la tecnica RAPD (3) che ISSR (5 e 6). Pertanto tali metodiche possono consentire di ottenere “fingerprint” caratteristici del DNA di ciascuna specie. Per quanto riguarda l’analisi intraspecifica condotta sulla Nicotiana tabacum, i risultati ottenuti con la tecnica RAPD hanno evidenziato un basso grado di polimorfismo anche tra varietà appartenenti a diversi tipi di tabacco (3 e 4). Pertanto l’impiego di marcatori molecolari RAPD non può essere utilizzato per un’efficiente identificazione varietale in tabacco. Dati preliminari, ottenuti con un esiguo numero di primer mediante la tecnica ISSR, sembrano indicare che anche questa tecnica non sia applicabile per la caratterizzazione varietale in tabacco (5). A tal fine è, opportuno valutare il polimorfismo rivelato da una tecnica per il fingerprinting del DNA più discriminante delle precedenti, come quella denominata AFLP (Amplified Fragment Length Polymorphism) (7). La procedura classica della tecnica AFLP si basa sulla evidenziazione di frammenti di restrizione di DNA genomico, mediante amplificazione “PCR” e può essere usata per DNA di qualsiasi origine o complessità. I profili di amplificazione sono ottenuti usando un limitato set di primer generici, senza la necessità di conoscere a priori la sequenza di tratti di DNA. Tale tecnica è, però più costosa e prevede una procedura operativa più complessa di quelle RAPD ed ISSR. Recentemente è stato riportato, in letteratura, un protocollo modificato della tecnica AFLP (8 e 9) che consente di semplificare la procedura operativa con riduzione sia i tempi di esecuzione che dei costi. Bibliografia 1) Williams J.G. K., A. R. Kubelik, K. J. Livak, J. A. Raflaski and S.V. Tingey, 1990. DNA polymorphisms amplified by arbitrary primers are useful as genetic markers; Nucleic Acid Research, 18, 22, 6531-6535. 2) Zietkiewicz E., Rafalski A.and Labuda D., 1994. Genome fingerprinting by simple sequence repeat (SSR) - anchored polymerase chain reaction amplification. Genomics, 20, 176-183. 3) del Piano L., Abet M., Sorrentino C., Acanfora F., Cozzolino E., Di Muro A.: “Genetic variability in Nicotiana tabacum and in Nicotiana species as revealed by RAPD markers: Development of the RAPD procedure” Beitrage zur Tabakforschung International, Contributions to tobacco research vol. 19, n°1, pagg. 1-15, 2000. 4) del Piano L., Acanfora F., Abet M., Sorrentino C., Cozzolino E., Cuciniello A., Barbato L.: “RAPD polymorphism in tobacco ” Poster presentato al XLV ANNUAL CONGRESS della Società Italiana di Genetica Agraria, 26-29 Settembre 2001, Salsomaggiore Terme (PR), Italia. Abstract of papers n° 5.5. 5) del Piano L, Barbato L., Abet M, Sorrentino C., Cozzolino E., Cuciniello A., M. Sicignano: ISSR analysis of genetic polymorphism among cultivated and wild Nicotiana species. Poster presentato al SIFV-SIGA Joint Congress, 15-18 September 2004, Lecce. Programma 2005 79 6) - del Piano L, Barbato L., Abet M, Sorrentino C., Cozzolino E., Cuciniello A.: “Genetic fingerprinting of Nicotiana species by ISSR markers”. Comunicazione orale “2004 CORESTA Congress”, 3-7 October 2004, Kyoto, Giappone. 7) Vos P., Hogers R., Bleker R., Van de Lee T., Hornes M., Freijters A., Pot J., Peleman J., Kuiper M. and Zabeau M., 1995. AFLP: a new technique for DNA fingerprinting. Nucleic Acid Res., 23 (21), 4407-4414. 8) Ranamukhaarachchi D. G., Kane M. E., Guy C. L., Lee Q. B., 2000: Modified AFLP technique for rapid genetic characterization in plants. BioTechniques, 29: 858-866. 9) Scarano M., Tusa N., Abbate L. Lucretti S., Nardi L. Ferrante S., 2003 Flow cytometry, SSR, and modified AFLP markers for the identification of zygotic plantlets in backcrosses between “Femminiello” lemon cybrids (2n e 4n) and a diploid clone of “Femminiello” lemon (Citrus limon L. Burm. F.) tolerant to mal secco disease. Plant Science, 164 1009-1017. 11.25 Obiettivi generali e specifici (max. 1 pagina) Caratterizzazione mediante marcatori molecolari di Nicotiana tabacum e Nicotiana spp. Identificazione varietale del tabacco. Valutazione e conservazione delle risorse genetiche . 11.26 Piano di lavoro (max. 10 pagine). Materiale vegetale: Semina e allevamento di cultivar di tabacchi Burley e Bright e linee della collezione dell’IST. Semina e allevamento di specie di Nicotiana appartenenti alla collezione dell’IST e provenienti da collezioni di altri Istituti. Analisi del polimorfismo mediante marcatori molecolari ISSR: Estrazione del DNA da tessuto fogliare, mediante il sistema NucleonPhytoPure. Esperimenti di amplificazione con DNA estratto da diversi tabacchi utilizzando primer ISSR, per il completamento dell’analisi intraspecifica. Esperimenti di amplificazione con DNA estratto da diverse Nicotiana spp. utilizzando primer ISSR, per il completamento dell’analisi interspecifica. Acquisizione e archiviazione di pattern elettroforetici mediante il sistema BioRad gel Doc 2000 e successiva valutazione del polimorfismo evidenziato utilizzando i softwares Multi-Analyst e Molecular Analyst fingerprinting. Analisi del polimorfismo mediante marcatori molecolari AFLP: Ottimizzazione della metodica utilizzando il DNA di sole due linee di tabacco: -estrazione del DNA da tessuto fogliare utilizzando il metodo CTAB; -messa a punto della metodica AFLP modificata secondo il protocollo di Ranamukhaarachchi (8); -confronto dei profili AFLP ottenuti con DNA estratto con il metodo CTAB (8) ed il sistema NucleonPhytoPure, più rapido e già in uso; -confronto dell’efficienza di separazione elettroforetica dei prodotti di amplificazione ottenuta utilizzando per la preparazione del gel agarosio/Synergel (8) o MetaPhor Agarose (9). Esperimenti di amplificazione mediante il protocollo AFLP ottimizzato con DNA estratto da tutte le linee di tabacco allevate. Acquisizione e archiviazione di pattern elettroforetici mediante il sistema BioRad gel Doc 2000 e successiva valutazione del polimorfismo evidenziato utilizzando i softwares Multi-Analyst e Molecular Analyst fingerprinting. Per ogni task/sub-task/work package: • Descrizione delle attività previste • Articolazione temporale delle attività • Responsabile • Eventuali collaborazioni esterne • Risultati attesi con indicazione temporale Programma 2005 80 11.27 Descrizione delle modalità di monitoraggio interno del progetto e verifica dei risultati (revisioni, tempi, procedure) 12. Ricadute e benefici (max. 2 pagine) 12.17 Benefici scientifici Le tecniche di analisi del DNA hanno dato un notevole impulso alla realizzazione di programmi di ricerca in numerosi campi della genetica vegetale applicata alle colture di interesse agrario. L’utilizzazione di tali tecniche dipende dalle conoscenze sulla variabilità genetica disponibile. Informazioni di questa natura possono essere utilizzate per l’identificazione varietale (Registro varietale), ai fini tassonomici e per la valutazione e la conservazione delle risorse genetiche (Germoplasma). 12.18 Benefici economici La possibilità di identificazione varietale mediante marcatori molecolari costituisce un utile strumento di controllo nel campo della commercializzazione del seme sia per i costitutori che per i distributori e gli allevatori. 12.19 Impatto sociale 12.20 Impatto ambientale Valutazione e conservazione del germoplasma per la tutela della biodiversità 13. Piano di diffusione e sfruttamento dei risultati (max. 2 pagine) 13.19 Pubblicazioni scientifiche, tecniche e divulgative previste: (Autori, Titolo, Rivista o Editore) 13.20 Convegni: (Indicazione dei convegni e del contributo che si intende presentare relativamente al progetto) Meeting CORESTA 2005 Convegno SIGA 2005 Convegni inererenti la ricerca. 13.21 Materiali didattici e corsi di formazione: (Descrizione dei materiali, Organizzatore dei corsi, Target) 13.22 Brevetti: (Varietà vegetali, brevetti industriali, marchi, design) Programma 2005 81 14. Descrizione delle attrezzature da acquistare Attrezzatura Motivazione Vita utile (mesi) [a] Uso nel progetto (mesi) [b] Importo totale (€ ) (IVA compresa) [c] Costo per il progetto [c × b / a] Sistema completo per elettroforesi Separazione dei prodotti di amplificazione 36 12 4200.00 1400.00 Totale Riportare la somma degli importi totali nel fabbisogno finanziario e il costo per il progetto nel costo totale del punto 5. Se le attrezzature vanno acquistate nell’anno di riferimento, riportare l’intera somma nel fabbisogno finanziario dell’anno. Se l’uso nel progetto è inferiore alla vita utile indicare di seguito a carico di quali altri progetti si intende imputare il costo. Programma 2005 83 15. Impegni di personale (giornate sulla base di 210 gg./anno) Tempo indeterminato Categoria Cognome e Nome Totale nel progetto Anno 2005 del Piano Luisa 120 120 Di Muro Adolfo 20 20 Ricercatori e tecnologi Sorrentino Ciro 60 60 Abet Massimo 60 60 Sub-totale 260 260 Cozzolino Eugenio 40 40 Cuciniello Antonio 40 40 Tecnici Sodano Enrico 40 40 Sub-totale 120 120 Alfano Anna 40 40 Lucrezio Costantino 20 20 Personale ausiliario Sub-totale 60 80 Totale a tempo indeterminato 440 440 Tempo determinato Categoria Numero Totale nel progetto Anno 2005 Ricercatori e tecnologi Tecnici Personale ausiliario 3 60 60 Borsisti e assegnisti Totale a tempo determinato 60 60 Totale generale 500 500 Programma 2005 84 16. Costi e fabbisogno Intero progetCtoo sto (€A) nno 200__ a. Personale a tempo indeterminato (*) 43665.00 43665.00 b. Personale a tempo determinato 4800.00 4800.00 c. Missioni nazionali ed estere 6000.00 6000.00 Subtotale Personale 54465.00 54465.00 d. Materiale di consumo, automezzi, noleggi, servizi 20000.00 20000.00 e. Consulenze f. Commesse esterne (parti del progetto affidate a terzi) Attrezzature (**) hg.. CFaobsbtois poegrn iol progetto 14420000..0000 14420000..0000 COSTO TOTALE (a+b+c+d+e+g) 78665.00 78665.00 FABBISOGNO TOTALE (b+c+d+e+f+h) 32200.00 32200.00 (*) Includere la voce nel calcolo del costo ma non del fabbisogno nel quadro 5 (**) Calcolare il costo in proporzione all’uso delle attrezzature nel progetto; calcolare il fabbisogno come somma dei costi interi d’acquisto. Firma del responsabile di progetto Firma del responsabile della struttura Programma 2005 85 Allegato 1 A. SCHEDA DI PROGETTO NUOVO 1. Titolo Costituzione di linee di tabacco resistenti ai nematodi rootknot (Meloidogyne incognita e Meloidogyne javanica) 2. Acronimo TARERK Numero/anno /2005 3. Tipo di progetto Ricerca X Sviluppo Dimostrativo Misto 4. Durata (mesi) 12 Per l’intero progetto (€) Per l’anno 200_5_ (€) Costo 101.809,00 101.809,00 5. Costo del progetto Fabbisogno 53.000,00 53.000,00 6. Responsabile del progetto Nome e COGNOME DOMENICO ANTONIO LOMBARDI 7. Curriculum del responsabile del progetto (con 5 titoli di pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento) (max 1 pag.) (*)allegato 8. Parole chiave Tabacco,genotipi,resistenza rk 9. Sintesi (in forma di elenchi puntati o numerati per ciascun elemento richiesto) Motivazioni -Ottenimento di linee di N.tabacum resistenti o tolleranti a M.i. e a M.j. Obiettivi -Trasferimento del carattere resistenza a root-knot in nuove linee di tabacco Conseguiti -Le progenie di differenti famiglie sono state selezionate per resistenza a M.i. e a M.j.,realizzando un piano di incrocio con i parentali ricorrenti e ottenendo le progenie in BC2F1,e le progenie in BC1F3,F3ed F4. Risultati attesi Ottenuti -Nel 1996-97-98 sono state valutate le accessioni disponibli e le famiglie ottenute mediante il metodo classico di selezione del back-cross, Programma 2005 86 sono stati identificati ed isolati nel Salento differenti patotitpi di M.i. e M.j. -Nel 2004,in campo sono state effettuate le valutazioni delle famiglie,sottoposte alle popolazioni di Meloidogyne spp., Sono state selezionate le famiglie BC1F3,F3 ,F4 per resistenza ai nematodi galligeni M.i. e M.j. ,e per i caratteri agronomici del parentale ricorrente, è stato realizzato un piano d’incrocio tra i parentali dei tabacchi ricorrenti ed il materiale genetico già selezionato, per l’ottenimento della generazione BC2F1; Prodotti -Linee selezionate per i caratteri di resistenza e i caratteri agronomici del genitore ricorrente 10. Partecipanti COGNOME, Nome, funzione (ricercatore, tecnico, esecutivo) D.A.LOMBARDI-ricercatore –CRA-IST-Lecce M.DI VITO -ricercatore- CNR-INA-Bari F.P.FESTA -ctr - CRA-IST-Lecce R.TORSELLO -ot -CRA-IST-Lecce V. PALADINI -ot -CRA-IST-Lecce (*)Curriculum vitae et studiorum Il dott. Lombardi Domenico Antonio, nato a Grottaglie (Ta) il 25/06/1944, si è laureato in Scienze Agrarie nel 1970 presso l’Università degli studi di Napoli (Portici) .Nel 1970- 71 ha frequentato il VII corso di “Specializzazione post-universitario in Orticoltura” presso l’Istituto di Agronomia e coltivazioni erbacee della Facoltà di Agraria dell’università di Napoli (Portici), risultando vincitore di una borsa di studio. Nel 1976 è risultato vincitore del concorso di Sperimentatore negli Istituti di Ricerca e Sperimentazione Agraria del M.A.F., iniziando la sua attività di ricerca presso l’Istituto Sperimentale per l’Orticoltura di Salerno. Negli anni 1977, 1978 e 1979 ha frequentato il Corso biennale post-universitario di perfezionamento in Programma 2005 87 “Biologia Genetica applicata” presso l’Istituto di Genetica dell’Università degli Studi di Milano, collaborando in questi anni nell’attività di ricerca col prof. Ercole Ottaviano sul tema “Controllo genetico delle componenti della produzione del mais”: dal 1979 al 1981 ha svolto nell’ambito dell’ Istituto Sperimentale per l’Orticoltura l’incarico di Analista di sistemi e di disegni sperimentali applicati all’informatica. Nel 1980 ha partecipato al II corso di “Biologia, coltivazione e riproduzione delle orchidee” presso l’Istituto Orto Botanico dell’Università di Roma. Dal 1981 ha proseguito l’attività di ricerca presso l’Istituto Sperimentale per il Tabacco nella Sezione periferica di Lecce. Nel 1982 ha frequentato i corsi della “Scuola estiva di Informatica” presso l’Istituto di Matematica dell’Università degli Studi di Lecce. Nel 1985 ha frequentato il corso sulla “Mobilità genica” presso la Scuola di Genetica organizzato dall’Associazione Genetica Italiana. Nel 1986 è stato nominato componente del Comitato Scientifico Nazionale organizzatore del Meeting “Riqualificazione del comparto tabacco”. Nella stessa occasione è stato invitato a presentare una relazione scientifica sul” Miglioramento genetico dei tabacchi italiani di tipo orientale“. Nel 1987 ha effettuato una frequenza di studio presso l’Istituto di Mutagenesi e Differenziamento del C.N.R. di Pisa per l’acquisizione delle metodologie di laboratorio delle colture cellulari. A partire dal 1987 al 1993 è stato Direttore Incaricato della Sezione Periferica di Lecce dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco, confermato con nota del sig. Ministro,dal 1993 al 2000 è stato “Fiduciario” e “Sostituto” del Direttore Incaricato della Sezione suddetta(Direttore dell’Istituto). Nel 1988 ha effettuato frequenze di studio presso il laboratorio di biotecnologie dell’E.N.E.A. Roma- Casaccia per l’acquisizione delle metodologie riguardanti la coltura di protoplasti. Nel 1988 ha svolto l’incarico di docente di Miglioramento genetico dei tabacchi nel corso biennale di qualificazione per tecnici agricoli, organizzato dall’Associazione dei Produttori di Tabacco. È stato invitato a presentare una relazione scientifica su Nicotiana spp. al Simposio Internazionale per la “Celebrazione del V Centenario della Scoperta dell’America” tenutosi a Genova nel 1991. Nel 1996 ha effettuato uno stage di studio presso l’Institut National de la Recherche Agronomique Laboratoire de Biologie des Invertébrés sulle nuove metodologie delle colture pure di Meloidogyne spp. e sulle metodologie di selezione per resistenza al parassita,del Prof. A.Dalmasso, Antibes 3-14 settembre. Ha coordinato lo studio e la compilazione del “Programma di ricerca per il Miglioramento qualitativo e la riduzione dei costi di produzione dei tabacchi orientali e per l’introduzione in Puglia di tabacchi di tipo Virginia Bright e Burley” Regione Puglia. Ha curato diverse relazioni scientifiche sui lavori di ricerca realizzati dalla SOP di Lecce, presentati al Comitato Scientifico per l’Istituto Sperimentale per il Tabacco,di cui è stato componente. Ha partecipato a vari Convegni e Congressi Nazionali ed Internazionali. È socio della: Società Italiana di Genetica Agraria., e della Associazione Tecnici e Ricercatori in Agricoltura . È autore di numerose pubblicazioni scientifiche e tecniche; ha costituito diverse linee di pomodoro e di tabacco,ha realizzato un nuovo prototipo,una nuova tecnica di raccolta e cura nei tabacchi orientali; mantiene rapporti di studio e di scambio di materiale con diversi Istituti del C. R. A. (Mi.P.A.F.), C.N.R., E.N.E.A., Università Italiane ed estere, Istituti di ricerca esteri: Americani, Francesi, Jugoslavi, Indiani, Albanesi e Greci. Ha svolto la seguente attività scientifica nell’Istituto Sperimentale per l’Orticoltura (I.S.O.) di Salerno dal 1976 sviluppando le tematiche di ricerca: °Valutazione bio- agronomica delle specie fragola e lattuga in coltura aereoponica e messa a punto di detta tecnica.° Espressione bioagronomica di lattuga, fagiolino e fragola su terreno pacciamato e non.°Influenza delle coperture plastiche fotoselettive a diverse cubature sulle colture ortive. °Utilizzazione dell’energia solare, a mezzo di pannelli piani, negli ambienti confinati.° Prove di confronto tra cultivar ed ibridi F1 di peperone.° Prove di raccolta meccanica del pomodoro da industria. Prove di forzatura dell’asparago sotto tunnels, semplici e doppi, con films di diverso colore.° Ricerca di biotipi adatti alle basse temperature nelle solanacee, utilizzando nel pomodoro come test biologico la crescita del tubo pollinico in vitro a basse temperature. °Trasferimento del Programma 2005 88 carattere tolleranza alle basse temperature in cultivar di pomodoro da tavola e da industria mediante il metodo di selezione del back cross, sono state selezioante 5 linee tolleranti alle basse temperature (LRF/5. LRF/6. LRF/7. LRF/9. LRF/10) delle quali 4 tolleranti al Fusarium oxysporum Schlecht e 2 resistenti al Verticillium dalhie Kleb. ° Studio per la messa a punto di colture di tessuti in vitro nel peperone.° Ricerca dei fattori, che controllano la produzione, la crescita e lo sviluppo del fagiolo da granella. Ha collaborato con il Prof. Ercole Ottaviano presso l’Istituto di Genetica dell’università di Milano sul tema di ricerca: °“Controllo genetico delle componenti della produzione in mais.Nell’Istituto Sperimentale per il Tabaccosi Lecce(IST):° Studio biometrico dei fattori di crescita nel biotipo Erzegovina allevato in dry culture. °Ricerca di test biologici per selezionare in laboratorio biotipi di tabacco tolleranti o resistenti alle basse temperature e/o allo stress idrico. °Ricerca di genotipi di N.tabacum L. ad elevato contenuto proteico.°Costituzione di linee di tabacchi orientali a maturazione contemporanea delle foglie e con attitudine alla cura a pianta intera in celle elioelettroventilata. Per il trasferimento dei caratteri genetici: in laboratorio mediante l’applicazione della biotecnologia dell’androgenesi in vitro, ed in campo mediante il metodo di selezione del back cross.° Studio della maschiosterilità nei tabacchi orientali e trasferimento del carattere CMS in linee e cultivar di T.O. (sono state costituite e valutate nø12 linee CMS di tipo Erzegovina). °Prove di confronto varietale, coltivazione e cura di linee di tabacco Virginia Bright in Puglia (Contratti Convenzioni E.R.S.A.P. Regione Puglia e C.E.E. M.A.F. n° 6314).° Costituzione di ibridi F1 Virginia Bright di tipo americano, l’ibrido V.B.F1 LE presenta buone caratteristiche merceologiche ed un buon adattamento all’ambiente.° Prove di confronto varietale e di coltivazione di tabacco Virginia Bright e Burley di tipo americano (programma collegiale Aree interne del Mezzogiorno). Partecipazione al progetto finalizzato del M.A.F. “Tecnologie avanzate in agricoltura” (responsabile della U.O.) con uno studio sulla °“Ricerca di genotipi resistenti ad uno o più stress ambientali (idrici e termici)”, che ha consentito la messa a punto di diverse metodiche di laboratorio e la selezione della linea 467HI/87, risultata tollerante ai diversi livelli di pressione osmotica. °Ricerca di genotipi resistenti o tolleranti allo stress idrico, sono state selezionati numerosi somacloni. ° Determinazione dei livelli ottimali dei parametri coinvolti nella nuova tecnica di produzione di piantine di tabacco in “Float system”.°Valutazione di linee di tabacco orientale di neocostituzione. °Trasferimento del fattore di resistenza a Meloidogyne incognita in linee di tabacco orientale. °“Effect of salinity on growth, physiology, yield and quality of tobacco” progetto U.E.: Tob.Res.Inf. 96/T/55 (Responsabile U.O.).° “Studio sul livello di contaminazione salina nelle acque d’irrigazione nel Salento ed influenza sulle colture di tabacco orientale, patata e crisantemo” programma di ricerca Camera di Commercio di Lecce. Dal 1981 al 1995 ha curato la riproduzione conservativa del germoplasma di Nicotiana della Sezione , costituito da accessioni provenienti da tutti i paesi orientali produttori di tabacco. PUBBLICAZIONI DEGLI ULTIMI ANNI -M.Di Vito ,D.A.Lombardi,G.Zaccheo and F.Catalano.Response of lines and varietes of tabacco to italian populations of Meleidogyne species.Nematologia Mediterranea,26,1998; -D.A.Lombardi, M.Di Vito, F.P.Festa, F.Raimo, G.Zaccheo and F.Catalano – Root Knot nematode resistance of F2 tobacco hybrids from crosses of resistant accensions and sun cured tobacco cultivars – XV Eucarpia General Congress, Viterbo september 20- 25 1998. -D.A.Lombardi, P.Angelini, F.Raimo – Drought and salinity tolerance in tobacco Virginia bright (Nicotiana tabacum L.) – XV Eucarpia General Congress, Viterbo september 20- 25 1998. -D.A.Lombardi, P.Angelini, F.Raimo – Effetti della salinità sulla crescita e sullo sviluppo della coltura in vitro di Virginia bright (Nicotiana tabacum L.) – Atti XLIII Convegno Società di Genetica Agraria, Molveno (TN) 22- 25 settembre 1999. Programma 2005 89 -D.A.Lombardi, F.Raimo, R.Torsello, P.Angelini – Effetti dello stress osmosalino sulla pianta di Nicotiana tabacum L.– Atti XLIV Convegno Società di genetica Agraria, Bologna 20 -23 settembre 2000. -D.A.Lombardi, P.Angelini, R.Torsello – Salt tolerance of tobacco Virginia bright – Atti XLV Convegno di Genetica Agraria, Salsomaggiore T. (PR) 26 -29 settembre 2001 -D.A. Lombardi – La qualità delle acque di falda nel Salento – XX Giornata dell’ambiente – Accademia dei Lincei. Roma 5 giugno 2002. -D.A. Lombardi – Effetti della salinità dell’acqua sui genotipi di tabacco orientale e crisantemo spray – Accademia dei Lincei – Roma 2003. -D.A.Lombardi,F.Raimo,R.Torsello – Study of effects of salinità in genotypes of Nicotiana tabacum L..XLVII Annual Congress Società Italiana di Genetica Agraria,Lecce 15-18 settembre 2004. -D.A.Lombardi,F.P.Festa-Response of tabacco sun-cured seed to osmoconditioning,Coresta Congress,Kyoto 3-7 october.(in stampa). . Programma 2005 90 11. Descrizione del progetto (max. 16 pagine) 11.1 Motivazioni (max. 1 pagina) Scientifici -Trasferimento del carattere di resistenza a stress biotico in nuove linee di tabacco Economici -Riduzione dei costi per i trattamenti antiparassitari al terreno,miglioramento della qualità della produzione di tabacco,recupero di territori in cui la presenza dei nematodi galligeni è diventato un fattore limitante per la coltivazione del tabacco. Sociali -Produzioni di tabacco ottenibile con minor utilizzo di sostanze chimiche,minor danno per i fumatori,recupero occupazionale nei territori interessati Ambientali -Attuazione di uno sviluppo sostenibile in agricoltura con minor apporto di molecole al terreno e alle falde acquifere,con minor impatto ambientale. -Si è proceduto all’isolamento e identificazione dei diversi patotipi delle popolazionidi M.i. e di M.j. presenti nel territorio del Salento ,ed al mantenimento controllato ,all’acquisizione delle accessioni portatrici dei caratteri di resistenza ai nematodi galligeni,al trasferimento del carattere resistenza a M. i. ed a M. j. nei parentali di tabacco , aventi buone caratteristiche agronomiche,mediante il metodo del backcross in campo e l’androgenesi in vitro in laboratorio ,per la costituzione di nuove linee che presentino la migliore combinazione dei caratteri di resistenza ed agronomici . -Sarà realizzato un programma di miglioramento genetico dei tabacchi per resistenza ai nematodi galligeni, M.i. e M.j., mediante il metodo classico del reincrocio e le metodologie dell’androgenesi in vitro per l’ottenimento di varietà migliorate per resistenza alle popolazioni di I genotipi BC2F1 , BC1F3,F3 ed F4 ed i parentali saranno saggiati in campo secondo un disegno sperimentale a blocco randomizzato con due ripetizioni. In serra le piante appartenenti alle suddette famiglie ed i parentali saranno inoculate con popolazioni isolate di M. incognita e di M javanica, con un dosaggio controllato secondo uno schema fattoriale. La messa in coltura delle antere ,prelevate dalle piante risultate resistenti ,sarà effettuata su terreno MS modificato (Kasperbauer et al.), il raddoppio del set cromosomico sarà realizzato trattando le plantule ottenute con colchicina.. In serra saranno allevate le linee androgenetiche ottenute in laboratorio. In campo saranno selezionate le famiglie per i caratteri agronomici dei parentali ricorrentiMeloidogyne spp., presenti nei territori di coltivazioni dei suddetti tabacchi. -responsabile del progetto:D.A.Lombardi-CRA-ISR-Lecce -collaborazione esterne:M.Di Vito-CNR-Bari -linee selezionate,in campo ed in laboratorio, per i caratteri di resistenza e per i caratteri agronomici del genitore ricorrente 12. Ricadute e benefici (max. 2 pagine) 12.1 Scientifici -Trasferimento della resistenza a stress biotico in nuove linee di tabacco Programma 2005 91 12.2 Economici -Riduzione dei costi per i trattamenti antiparassitari al terreno,miglioramento della qualità della produzione di tabacco,recupero di territori in cui la presenza dei nematodi galligeni è diventato un fattore limitante per la coltivazione del tabacco. 12.3 Sociali -Produzioni di tabacco ottenibile con minor utilizzo di sostanze chimiche,minor danno per i fumatori,recupero occupazionale nei territori interessati 12.4 Ambientali -Attuazione di uno sviluppo sostenibile in agricoltura con minor apporto di molecole al terreno e alle falde acquifere,con minor impatto ambientale. 13.Piano di diffusione e sfruttamento dei risultati (max. 2 pagine) … 13.1-Convegno Società Italiana di Genetica Agraria;Convegno Internazionale del CORESTA; 13.2-visita nei campi sperimentali e in serra per una appropriata descrizione ai tecnici ed ai produttori di tabacco delle caratteristiche delle nuove linee selezionate ; -distribuzione delle varietà selezionate alle Associazioni dei produttori. Programma 2005 92 14. Descrizione delle attrezzature da acquistare Attrezzatura Motivazione Vita utile (mesi) [a] Uso nel progetto (mesi) [b] Importo totale (€ ) (IVA compresa) [c] Costo per il progetto [c × b / a] Cella climatica Allevamento colture in vitro 60 12 6.000,00 1200,00 Condizionatore x cella climatica Allevamento plantule in vitro 36 12 3.800,00 1266,66 Completamento e sistemazione serra Riparazione,collegamento elettrico,impianto irriguo per allevamento e test di resistenza su materiale genetico in selezione 60 12 15.000,00 3000,00 Totale 23.800,00 5466,66 Riportare la somma degli importi totali nel fabbisogno finanziario e il costo per il progetto nel costo totale del punto 5. Se le attrezzature vanno acquistate nell’anno di riferimento, riportare l’intera somma nel fabbisogno finanziario dell’anno. Se l’uso nel progetto è inferiore alla vita utile indicare di seguito a carico di quali altri progetti si intende imputare il costo: -CO.Al.Ta Programma 2005 93 15. Impegni di personale (giornate sulla base di 210 gg./anno) Tempo indeterminato Categoria Cognome e Nome Totale nel progetto Anno 200_5_ LOMBARDI D.A. 80 80 DI VITO M. 80 80 Ricercatori e tecnologi 160 160 Sub-totale FESTA F.P. 80 80 TORSELLO R. 80 80 Tecnici PALADINI V. 80 80 Sub-totale 240 240 RIEZZO R: 50 50 Personale ausiliario Sub-totale 50 50 Totale a tempo indeterminato 450 450 Tempo determinato Categoria Numero Totale nel progetto Anno 200_5_ Ricercatori e tecnologi Tecnici Personale ausiliario 100 100 Borsisti e assegnisti 1 210 210 Totale a tempo determinato 1 210 210 Totale generale 760 760 Programma 2005 94 16. Costi e fabbisogno Intero progetCtoo sto (€A) nno 200_5_ a. Personale a tempo indeterminato (*) 58809.00 58809,00 b. Personale a tempo determinato 19333,00 19333,00 c. Missioni nazionali ed estere 9000,00 9000,00 Subtotale Personale 87142,00 87142,00 d. Materiale di consumo, automezzi, noleggi, servizi 9000,00 9000,00 e. Consulenze ---- f. Commesse esterne (parti del progetto affidate a terzi) 10000,00 10000,00 Attrezzature (**) g. Costo per il progetto 5667,00 5667,00 h. Fabbisogno 5667,00 5667,00 COSTO TOTALE (a+b+c+d+e+g) 101809,00 101809,00 FABBISOGNO TOTALE (b+c+d+e+f+h) 53000,00 53000.00 (*) Includere la voce nel calcolo del costo ma non del fabbisogno nel quadro 5 (**) Calcolare il costo in proporzione all’uso delle attrezzature nel progetto; calcolare il fabbisogno come somma dei costi interi d’acquisto. Firma del responsabile di progetto Firma del responsabile della struttura Dott.Domenico Antonio Lombardi Dott.Raffaele D’Amore Programma 2005 95 Allegato 1 A. SCHEDA DI PROGETTO NUOVO 1. Titolo Coltivazione del tabacco con ridotta lavorazione del terreno 2. Acronimo Minimum tillage Numero/anno 3/2003 3. Tipo di progetto Ricerca Sviluppo Dimostrativo X Misto 4. Durata (mesi) 36 Per l’intero progetto (€) Per l’anno 2005 (€) Costo 190.500,00 68.500,00 5. Costo del progetto Fabbisogno 160.000,00 60.000,00 6. Responsabile del progetto Nome e COGNOME Dr. Alfredo CERSOSIMO 7. Curriculum del responsabile del progetto (con 5 titoli di pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento) (max 1 pag.) Laureato in Scienze Agrarie presso l’Università di Padova (110/110), ha svolto la sua attività di ricerca e sperimentazione presso le seguenti Sezioni dei rispettivi Istituti: a. Ampelografia e Miglioramento Genetico, dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano Veneto (Treviso); b. Bovolone (Verona) dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco. A Conegliano si è occupato in particolare di: a) Ampelografia. Si è interessato allo studio dei sistemi computerizzati per la caratterizzazione di cultivar e cloni, utilizzando il nuovo Codice Internazionale (OIV, FAO, UPOV) e le nuove tecniche di indagini biochimiche (Isoenzimi) e biogenetiche (RFLP). Su tale base è stato effettuato lo studio ampelografico di 35 vitigni ad uve da vino, iscritti nel Catalogo Nazionale, pubblicati nella Nuova Serie dell’Opera in 5 volumi: “Principali Vitigni da Vino Coltivati in Italia”, edita nel 1990 dal Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste; b) Difesa delle Risorse Genetiche della Vite. Ha curato il programma di recupero di vecchi vitigni e varietà locali realizzando la costituzione di un'ampia riserva di germoplasma, quale utile strumento per i futuri programmi di miglioramento genetico; c) Selezione clonale dei vitigni ad uva da vino: La ricerca, svolta nell'ambito del Progetto Nazionale: Produzione di Materiale di Moltiplicazione della Vite categoria Base mediante la Selezione Clonale, ha portato all’omologazione (iscrizione nel Cat.Naz.) con riconoscimento della qualifica di costitutore, di 35 selezioni clonali relative a 18 cultivar ad uva da vino; d) Mutazioni indotte da radiazioni ionizzanti (raggi γ da Co60). Per il ripristino della variabilità genetica andata perduta nel corso della lunga storia di moltiplicazione vegetativa della vite, da sottoporre a pressione selettiva nei programmi di miglioramento genetico; e) Biotecnologie avanzate. Dal 1983 si è dedicato prevalentemente allo studio delle biotecnologie avanzate, assumendo la responsabilità di un’Unità Operativa del Progetto Nazionale: Tecnologie Avanzate in Agricoltura (coord. Prof. Francesco Salamini), nel quale ha svolto due programmi di ricerca: Programma 2005 96 1°) “Miglioramento genetico della vite mediante la coltura in vitro di antere, ovuli, microspore isolate, ecc., per l'ottenimento di piante aploidi”; 2°) “Prove di isolamento, fusione e rigenerazione di protoplasti per la trasformazione genetica della vite”. Sempre nel campo delle Biotecnologie avanzate, nel 1989 ha assunto la responsabilità di un’Unità Operativa del nuovo Progetto M.A.F.: Biotecnologie Avanzate Applicate alle Piante, svolgendo altri 2 programmi di ricerca su: 3°) “Embriogenesi somatica, rigenerazione e selezione in vitro nel genere Vitis”. 4°) “Caratterizzazione cito-istologica e biochimica dei processi induttivi e rigenerativi nell'embriogenesi somatica della vite”. Dal 21/06/96 è Direttore ordinario della Sezione di Bovolone dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco, presso la quale ha svolto e svolge la propria attività nelle seguenti aree di ricerca: – Induzione di resistenza agli erbicidi a largo spettro (Glyphosate) in cultivar commerciali di tabacco burley e Bright; – Validazione in campo di alcune linee di tabacco Burley e Bright ai fini del miglioramento qualitativo e del riorientamento colturale in alcune zone del Veneto”; Coordinatore Nazionale del progetto Comunitario TAB-RES-INFO 94/T/19- 24 – Production of Burley tobacco with low content of Nicotine and T.A.R., svolgendo i seguenti Programmi di ricerca: • By2 “Comparison Field of Burley Varieties” • By3 “Burley cv’s x cultural practices” • By4 “Optimum N fertilization for Burley tobacco” Responsabile dell’U.O. di Bovolone del Progetto TAB-RES-INFO 94/T/22, svolgendo il seguente programma di ricerca: • Pe2 “Post-planting herbicides” Responsabile dell’U.O. di Bovolone del progetto TAB-RES-INFO 96/T/18 svolgendo il seguente programma di ricerca: • Manegement of insect compatible technologies” (quinquennale) Attività in seno alla Task Force Internazionale CORESTA (Cooperation Center for Research on Tobacco): Genetically Modified Tobacco – Detection methods” (24 membri da 13 Paesi). Coordinatore Responsabile del Progetto straordinario Mi.P.A.F. – Induzione di Resistenza ai Virus in cultivar commerciali di Tabacco Burley e Bright. (v. Scheda sintetica allegata) Responsabile del Sottoprogetto straordinario Mi.P.A.F. – Usi Alternativi del Tabacco, nell’ambito del Progetto: Usi alternativi e mutagenicità del Tabacco (v. Scheda sintetica allegata) Programma 2005 97 Pubblicazioni inerenti l’argomento: Poiché la ricerca viene affrontata per la prima volta, non è possibile produrre pubblicazioni del proponente sull’argomento. 8. Parole chiave Tabacco; Minimum-tillage; Strip-tillage; no-tillage; coltivazione su sodo Programma 2005 98 9. Sintesi (in forma di elenchi puntati o numerati per ciascun elemento richiesto) Motivazioni La coltivazione del tabacco richiede, com’è noto, continue lavorazioni al terreno, adeguati interventi irrigui, elevati livelli di concimazione azotata, ed accurato controllo delle erbe infestanti che, oltre ad elevarne in modo considerevole i costi di produzione, influiscono negativamente sulla salvaguardia dell’ambiente, sia in termini di inquinamento delle falde che di erosione, assetto strutturale, ecc. La ricerca si propone una forte riduzione o l’annullamento delle lavorazioni al terreno, un minore apporto di concimi azotati, il contenimento delle erbe infestanti Obiettivi • Riduzione degli apporti azotati; • Riduzione delle lisciviazioni di azoto nelle falde sottostanti la rizosfera; • Mantenimento degli assetti strutturali ottimali del terreno; • Contenimento dei fenomeni erosivi superficiali; • Contenimento dei consumi idrici; • Riduzione del fabbisogno energetico della coltura; • Contenimento dei costi di produzione. Risultati attesi Realizzazione di una tabacchicoltura sostenibile attraverso la razionalizzazione degli interventi agronomici ed il contenimento dei costi. Prodotti (deliverables) Definizione di modelli produttivi specifici per le diverse zone colturali e per i diversi tipi di tabacco, ottimizzanti gli interventi agronomici e gli apporti di fertilizzanti azotati, presidi fitosanitari e pesticidi, ai fini della salvaguardia dell’ambiente. 10. Partecipanti COGNOME, Nome, funzione (ricercatore, tecnico, esecutivo): • Dr. Alfredo Cersosimo – Ricercatore (SOP di Bovolone – Verona) • Dr. Ciro Sorrentino – Ricercatore (SOC di Genetica – Scafati) • Sig. Manuel Segala – Esecutivo (SOP di Bovolone – Verona) Programma 2005 99 11. Descrizione del progetto (max. 16 pagine) 11.1 Motivazioni (max. 1 pagina) La protezione dell’ambiente sta giustamente assumendo un ruolo di primaria importanza in tutte le attività produttive dell’uomo ed in particolarmente in quella agricola, sempre più soggetta all’uso di prodotti e tecniche colturali che sebbene ne migliorino la produttività, gli aspetti qualitativi ed il loro comportamento nei confronti dei più pericolosi patogeni, possono provocare, se non applicati in modo razionale e rispettoso dell’ambiente, dei danni irreparabili al sistema naturale ed ai suoi equilibri vitali per l’uomo, gli animali e le piante. L’uso razionale delle tecniche agricole assume pertanto un ruolo insostituibile quale strumento di salvaguardia dell’ambiente dal degrado e dallo inquinamento ed in quest’ottica si vanno sviluppando delle nuove tecniche di coltivazione. Tra queste è possibile annoverare quella cosiddetta della non lavorazione (no tillage) o minima lavorazione (minimum tillage o strip-tillage) del terreno. Entrambe prevedono: ridotti interventi energetici, apporti minimi di fertilizzanti, tesaurizzazione della sostanza organica del terreno quale prezioso elemento di fertilità e di conservazione della microflora e microfauna naturale del suolo, controllo mirato delle infestanti e minor apporto di prodotti diserbanti. A questi vantaggi, che costituiscono gli elementi di ricaduta nel settore operativo e nell’ambiente, deve aggiungersi anche quello della forte limitazione dei fenomeni di erosione superficiale del terreno, particolarmente apprezzati nelle zone declive. Considerati i cospicui interventi richiesti dalla coltivazione del tabacco, i vantaggi attesi appaiono di una certa entità e degni di essere perseguiti. 11.2 Stato dell'arte (max. 1 pagina) L’interesse per la salvaguardia dell’ambiente ha spinto molte Nazioni ed organizzazioni mondiali ad emanare apposite normative a favore di un’agricoltura sostenibile. Nel Nord Carolina (USA) molti produttori di tabacco Burley praticano da almeno dieci anni la tecnica della non coltivazione del terreno. Alcuni la individuano come una fra le poche possibilità reali di rispettare le normative americane sulla conservazione del territorio, mentre altri la giudicano come la migliore tecnica colturale capace di conservare lo strato superficiale del suolo rendendo l’agricoltura più sostenibile. In Italia, da almeno dieci anni questa tecnica viene applicata in larga scala su frumento, con semine su sodo, ossia su terreno proveniente direttamente dalla coltura precedente od assoggettato a livelli minimi di lavorazione. Nulla però è ancora stato fatto su tabacco. In considerazione dei prevedibili cospicui vantaggi che se ne potrebbero trarre, si ritiene opportuno intraprendere una prova sperimentale su tabacco al fine di valutare l’ottimizzazione della tecnica alla specificità della coltura. La produzione di tabacco (Nicotiana tabacum L.) con la tecnica della coltivazione conservativa del terreno e dell’ambiente, è stata affrontata per molti anni e con sempre maggiore interesse nelle zone tabacchicole nordamericane (Nord Carolina, Virginia, ecc.), con l’intento di prevenire la perdita di suolo, per fenomeni di erosione, e la conservazione dell’ambiente. La riduzione delle produzioni, mediamente del 9,3%, la mancanza di un adeguato controllo delle infestanti e l’applicazione di metodi inefficaci di fertilizzazione, sono state annoverate fra le principali cause di risultati insoddisfacenti e di abbandono degli sforzi per la prosecuzione delle ricerche sulla tecnica conservativa (Moschler et al., 1971). L’adeguamento alle norme ambientali che limitano la quantità di erosione accettabile ed incoraggia la protezione dei suoli nei campi coltivati, hanno rinnovato un certo interesse per questa tecnica, basata essenzialmente sulla lavorazione di una stretta striscia di terreno (strip-tillage) che Programma 2005 100 costituirrà la progettata area di trapianto (Oschwald, 1973). Lo strip-tilage offre il vantaggio di un letto di trapianto uniforme, di una sufficiente aerazione del suolo e l’opportunità di utilizzare i fertilizzanti chimici ed i residui colturali da incorporare nella sola striscia di terreno lavorato. I mutamenti nelle pratiche di coltivazione alterano i fattori ecologici nei campi coltivati con risultati che possono potenzialmente alterare la crescita delle piante e la qualità del prodotto. Le proprietà del suolo possono anche essere cambiate con l’aggiunta dei residui colturali (Vitosh et al., 1985; Hanks, 1992). L’incremento dell’umidità del suolo, il compattamento del sottosuolo e la diminuzione della temperatura del terreno, possono risultare fattori limitanti per lo sviluppo dell’apparato radicale, specie nel caso di trapianti anticipati, a causa di un ridotto assorbimento e immobilizzazione degli elementi nutritivi essenziali (Oschwald, 1973; Reicosky et al., 1977; Mellish, 1978; Vepraskas and Miner, 1986; Bockus and Shroyer, 1998). Un ridotto sviluppo delle radici può inoltre causare una crescita disforme delle piantine, che si ripercuote potenzialmente sulla capacità produttiva della coltura. Ne consegue che la qualità e la quantità del prodotto possono essere messe a repentaglio e causare una perdita economica per l’azienda (Reicosky et al., 1977; Lewis, 1973). Anche l’inadeguato controllo delle infestanti contribuisce, nella coltivazione conservativa, a ridurre la crescita delle piante (Weise and Staniforth, 1973). Un loro eccessivo sviluppo crea infatti una forte competitività con le piantine di tabacco per la disponibilità di acqua, luce ed elementi nutritivi. L’uso di erbicidi di pre-trapianto, autorizzati per il tabacco, spesso richiedono l’incorporazione nel terreno per massimizzarne il controllo. Ne consegue che il controllo può non raggiungere la sua massima efficacia nella stagione in corso (Reed et al., 2000; Rhodes et al., 1997). Erbicidi di post-trapianto, oltre ad essere estremamente limitati di numero, forniscono solo un controllo minimo delle più comuni infestanti del tabacco. Una ricerca con coltivazione superficiale bassa ha mostrato che il residuo di copertura mantenuto in superficie in quantità necessaria, riduce l’erosione e incrementa l’infiltrazione (Fisher and Lane, 1973; Weise and Staniforth, 1973). Inoltre, recentì ricerche hanno indicato la necessità di effettuare delle coltivazioni per fornire un sistema radicale adeguato per un’accettabile produzione di tabacco anche con il sistema della non coltura (no-tillage) (Jones, 1998). Pertanto, l’uso di una coltura secondaria in periodi critici di crescita può comportare un aumento della produzione della qualita e della remunerazione del flue-cured tabacco allevato con la tecnica dello strip-tillage rispetto al no-tillage. Lidentificazione dei fattori che riducono la qualità e la quantità del bright prodotto con lo strip-tillage costituisce una fase critica per lo sviluppo della nuova tecnica di allevamento. Modificando le strategie di coltivazione, lo strip-tillage può essere una possibile alternativa al metodo convenzionale di coltivaione del Bight. Specifiche informazioni sulla temperatura e l’umidità del terreno durante tutta la fase produttiva, sono risultate importanti quanto l’identificazione dei fattori coinvolti nella diminuzione del vigore delle piantine. La disponibilità di elementi nutritivi può essere un fattore attribuibile all’umidità ed alla temperatura del terreno. La sostanza organica lasciata sulla superficie del terreno per ridurre l’erosione aumenta anche il suo contenuto di acqua in virtù dei bassi livelli di evaporazione. Durante i mesi primaverili, i residui riflettono calore ed agiscono come meccanismo di raffreddamento, mentre più alti livelli di umidità abassano le temperature riducendo lo sviluppo delle radici e l’utilizzo degli elementi nutritivi. Scopi della ricerca sono: i. Valutare rapporto e metodo di fertilizzazione di base crescita e vigore delle piante nella coltivazione del tobacco nei sistemi: strip-tillage e convenzional-tillage; Programma 2005 101 ii. Monitoraggio delle condizioni ambientali del suolo nello strip-tillage trapiantato in piano e in colmo riceventi residui colturali (strip-killed e broadcast-killed) e convenzional tillage; 11.3 Obiettivi generali e specifici (max. 1 pagina) • Razionalizzazione degli apporti azotati; • Riduzione delle lisciviazioni di azoto nelle falde sottostanti la rizosfera; • Mantenimento degli assetti strutturali ottimali del terreno; • Contenimento dei fenomeni erosivi superficiali; • Contenimento dei consumi idrici; • Riduzione del fabbisogno energetico della coltura; • Contenimento dei costi di produzione. 11.4 Piano di lavoro (max. 10 pagine). Per ogni task/sub-task/work package: • Descrizione delle attività previste A) Variabili da considerare (Tesi): A.1 non lavorazione (no tillage) A.2 minima lavorazione (a) (minimum tillage) (con copertura vernino-primaverile + diserbo); (b) (senza copertura vernino-primaverile + diserbo); (c) (lavorazione sulla fila del trapianto + diserbo); A.3 Lavorazione normale (testimone) B) Schema distributivo a blocchi randomizzati con 4 ripetizioni e 2-3 località (L1, L2, L3 ev.); C) Superficie minima: - parcella = 500 m2; - Blocco = 2500 m2 - Campo sperimentale = 10.000 m2 D) Prelevamento dati su: - epoche fenologiche; - sviluppo vegetativo e caratteristiche biometriche delle piante; - produttività; - indici di qualità del prodotto curato; - Fertilità iniziale e finale (residua) del terreno espressa in: N, P, K, Sost.Org. • Articolazione temporale delle attività 1° anno: Impostazione del piano sperimentale specifico per la coltivazione del Tabacco su sodo, compresi i due campi esterni; Valutazione delle variabili da considerate, con particolare riferimento alle operazioni di diserbo, sulla base dei dati bibliografici già disponibili; Valutazione della tecnica per i tabacchi Bright e Burley; Valutazione parziali dei benefici attesi; Visite tecniche ai campi sperimentale degli operatori locali; Programma 2005 102 2° anno: Ottimizzazione della tecnica per i due tipi di tabacco e per differenti località; Riflessi della tecnica sugli aspetti produttivi e qualitativi del tabacco prodotto su sodo; Valutazioni parziali dei benefici attesi; Visite tecniche ai campi sperimentale degli operatori locali; 3° anno: Allestimento di campi dimostrativi esterni, presso le aziende tabacchicole degli operatori interessati; Valutazione finale dei benefici attesi; Definizione della tecnica e dei valori ottimali dei parametri coinvolti; Sulla base degli obiettivi di perseguire, si prevede di attuare il seguente piano operativo: • Impostazione del piano sperimentale specifico per la coltivazione del Tabacco su sodo; • Acquisizione delle attrezzature necessarie alle operazione colturali previste dal piano operativo; • Valutazione delle variabili da considerare , con particolare riferimento alle operazioni di diserbo, sulla base della bibliografia già disponibile; • Preparazione delle piantine da impiantare nei campi sperimentali interni ed esterni; • Allestimento e cura dei campi sperimentali interni ed esterni all’azienda sperimentale della Sezione; • Raccolta ed elaborazione dati; • Valutazione della tecnica specifica per i tabacchi Bright e Burley; • Valutazioni parziali dei benefici attesi; • Relazione sull’attività svolta • Responsabile: Dr. Alfredo Cersosimo • Eventuali collaborazioni esterne Sono previsti n° 2 campi sperimentali dimostrativi esterni, uno per il tabacco Bright ed uno per il Burley • Risultati attesi con indicazione temporale 1° anno: Definizione dei livelli ottimali dei parametri coinvolti nella ricerca. Primi risultati ed eventuale migliore definizione delle tecniche e degli obiettivi prefissati; 2° anno: Prime risposte sulla rispondenza delle tesi introdotte, completa valutazione delle risposte ottenute alla luce degli obiettivi posti; 3° anno: Definizione della tecnica ottimale di coltivazione del tabacco su “sodo” e sua diffusione presso gli operatori. 11.5 Descrizione delle modalità di monitoraggio interno del progetto e verifica dei risultati (revisioni, tempi, procedure) Verranno attuati i consueti metodidi monitoraggio interno attraverso l’osservazione continua delle attività messe in atto sia all’interno della Sezione che nei campi esterni. La verifica dei risultati sarà effettuata attraverso la significatività risultante dalle analisi statistiche. Programma 2005 103 12. Ricadute e benefici (max. 2 pagine) 12.1 Benefici scientifici I benefici scientifici sono riscontrabili nella più approfondita conoscenza dei fenomeni agronomici, fisiologici e biochimici che regolano le funzioni vitali delle piante e consentono la coltivazione sostenibile del tabacco. 12.2 Benefici economici La razionalizzazione degli interventi colturali si traducono in un abbattimento dei costi di produzione ed in un incremento del reddito del coltivatore. 12.3 Impatto sociale L’impatto sociale appare decisamente positivo sulla base di un mantenimento dei livelli occupazionali e di reddito conseguenti alla razionalizzazione delle operazioni colturali ed all’abbattimento dei costi di produzione. 12.4 Impatto ambientale La razionalizzazione delle concimazioni, particolarmente di quella azotata, il ridotto uso di presidi fitosanitari per il contenimento delle erbe infestanti, l’oculato impiego degli apporti idrici, consentono il mantenimento conservativo del terreno agricolo e della sua migliore condizione strutturale. Tutto ciò si traduce in un più basso coefficiente d’inquinamento ambientale, sia in termini di ambiente agricolo che di salvaguardia del sottosuolo e delle falde. 13. Piano di diffusione e sfruttamento dei risultati (max. 2 pagine) 13.1 Pubblicazioni scientifiche, tecniche e divulgative previste: (Autori, Titolo, Rivista o Editore) I risultati conseguiti formeranno oggetto di specifiche pubblicazioni scientifiche su riviste specializzate, nazionali ed estere. I titoli rifletteranno gli aspetti più interessanti delle tematiche svolte. Le note porteranno i nomi dei ricercatori, tecnici e collaboratori che hanno apportato il loro impegno e contributo nella ricerca. Note divulgative saranno presentate per la pubblicazione sulle più diffuse Riviste divulgative. 13.2 Convegni: (Indicazione dei convegni e del contributo che si intende presentare relativamente al progetto) Al fine di dare la più ampia diffusione dei risultati conseguiti, ancorpiù se di grande rilevanza per gli operatori, si avrà cura di organizzare uno o più convegni e/o riunioni tecnico-informative nelle zone di maggiore attività tabacchicola. Nelle stesse zone saranno istituiti dei campi dimostrativi destinati ad accogliere le visite tecniche dei coltivatori 13.3 Materiali didattici e corsi di formazione: (Descrizione dei materiali, Organizzatore dei corsi, Target) Materiali informatici e cartellonistici, Organizzazione di visite tecniche degli operatori presso i campi dimostrativi appositamente organizzati. 13.4 Brevetti: (Varietà vegetali, brevetti industriali, marchi, design) La ricerca non prevede la costituzione di brevetti Programma 2005 104 \ 14. Descrizione delle attrezzature da acquistare Attrezzatura Motivazione Vita utile (mesi) [a] Uso nel progetto (mesi) [b] Importo totale (€ ) (IVA compresa) [c] Costo per il progetto [c × b / a] Zappatrice completa per coltura su sodo Coltivazione parcelle nello “Stri-tillage” 48 36 6.000,00 4.500,00 Elemento per trapianto su sodo Trapianto piantine su colmo ed in piano 48 36 4.000,00 3.000,00 Totale 10.000,00 7.500,00 Riportare la somma degli importi totali nel fabbisogno finanziario e il costo per il progetto nel costo totale del punto 5. Se le attrezzature vanno acquistate nell’anno di riferimento, riportare l’intera somma nel fabbisogno finanziario dell’anno. Se l’uso nel progetto è inferiore alla vita utile indicare di seguito a carico di quali altri progetti si intende imputare il costo. Programma 2005 105 15. Impegni di personale (giornate sulla base di 210 gg./anno) Tempo indeterminato Categoria Cognome e Nome Totale nel progetto Anno 2005 Alfredo Cersosimo 300 100 Ciro Sorrentino 150 50 Ricercatori e tecnologi Sub-totale 450 150 Tecnici Sub-totale Manuel Segala 150 50 Personale ausiliario Sub-totale 150 50 Totale a tempo indeterminato 600 200 Tempo determinato Categoria Numero Totale nel progetto Anno 2005 Ricercatori e tecnologi Tecnici 1 (Impiegato agr.) 300 100 Personale ausiliario 1 (Operaio agr.) 450 150 Borsisti e assegnisti 1 (Borsista dipl.) 630 210 Totale a tempo determinato 1080 360 Totale generale 1.980 660 Programma 2005 106 16. Costi e fabbisogno Intero progetCtoo sto (€)A nno 2005 a. Personale a tempo indeterminato (*) 45.000,00 15.000,00 b. Personale a tempo determinato 105.000,00 35.000,00 c. Missioni nazionali ed estere 3.000,00 1.000,00 Subtotale Personale 153.000,00 51.000,00 d. Materiale di consumo, automezzi, noleggi, servizi 30.000,00 10.000,00 e. Consulenze f. Commesse esterne (parti del progetto affidate a terzi) 12.000,00 4.000,00 Attrezzature (**) hg.. CFaobsbtois poegrn iol progetto 107..500000,,0000 170..500000,,0000 COSTO TOTALE (a+b+c+d+e+g) 190.500,00 68.500,00 FABBISOGNO TOTALE (b+c+d+e+f+h) 160.000,00 60.000,00 (*) Includere la voce nel calcolo del costo ma non del fabbisogno nel quadro 5 (**) Calcolare il costo in proporzione all’uso delle attrezzature nel progetto; calcolare il fabbisogno come somma dei costi interi d’acquisto. Firma del responsabile di progetto Firma del responsabile della struttura Firmato Dr. Alfredo Cersosimo Firmato Dr. Alfredo Cersosimo Programma 2005 107 Allegato 1 A. SCHEDA DI PROGETTO NUOVO 1. Titolo Studio della Comunita’ Vegetale 2. Acronimo COVE Numero/anno 4/2005 3. Tipo di progetto * Ricerca applicata Sviluppo Dimostrativo Misto 4. Durata (mesi) 12 Per l‘intero progetto (€) Per l’anno 2005__ (€) Costo 33840.00 33840.00 5. Costo del progetto Fabbisogno 14800.00 14800.00 6. Responsabile del progetto Nome e COGNOME Antonietta Napolitano Programma 2005 108 7. Curriculum del responsabile del progetto (con 5 titoli di pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento) (max 1 pag.) Ho preso servizio in data 8/5/91 presso l’Istituto Sperimentale per l’Olivicoltura di Cosenza Rende durante questa permanenza ho partecipato al corso teorico pratico su differenziazione inter ed intravarietale mediante marcatori genetici:analisi isoenzimatiche dal giorno 25/11/91 al 28/11/91 con impostazione teorica delle problematiche ed esercitazioni di laboratorio. Successivamente ho partecipato al lavoro sul polimorfismo enzimatico dell’olivo. Negli anni 1996-1999 presso l’istituto sperimentale per il tabacco ho collaborato per l’attuazione dei programmi UE, nella tipizzazione delle cultivar prese in considerazione per un basso contenuto di condensato (tar). Negli ultimi anni (1999 in poi) mi sono occupata della definizione dei parametri fisici e idrologici del suolo. Utilizzando i dati evaporimetrici e climatici degli anni 1992-1995 ho studiato la relazione tra evaporato di bacino teorico e reale in modo da calcolare il coefficiente di correzione di vasca che per la zona del Sarno (0.83). Iparametri idrologici del suolo ed i coefficienti di correzione del bacino evaporimetrico,mi sono serviti per la stima del volume medio di intervento e del numero medio di interventi irrigui necessari a Scafati durante i vari mesi dell’anno Ho partecipato negli anni 2001-2002 alla prova di irrigazione e concimazione su tabacco Burley curando il bilancio idrico. Negli anni 2000-2001 ho partecipato alle osservazioni sulla dinamica dell’azoto minerale nel suolo durante il suo ciclo annuale. 1)-NAPOLITANO A.,RAIMO F., Stima degli interventi irrigui a Scafati il Tabacco Volume 8(2)- 2000:3-13 2)-CONTILLO R.,NAPOLITANO A.,COZZOLINO E., Dynamics of mineral nitrogen in a volcanic soil in southern Italy 2001. Comunicazione verbale al convegno di Bari, Istituto Agronomico Mediterraneo. 3)-CONTILLO R.,NAPOLITANO A.,COZZOLINO E., Dynamics of mineral nitrogen in a tabacco cultivated soil, with different level of inputspresentato a Bucharest, Romania 12-17 Ottobre 2003. Joint meeting of the Coresta Agronomy & Phitopatology Study Groups.United Through Coresta. 4)- NAPOLITANO A., RAIMO F.,,Approccio alla valutazione granulometrica ed idrologica di vari suoli.Il Tabacco Volume 10(2)2002: 9-22. 5)C.Ruggiero, S.Ascione, G., Angelino, A. Napolitano. Effect of water regime and nitrogen fertilization on growth dynamics, water status and yeld of Burley tobacco.Betrage zur Tabakforschung international contribution to tobacco research 2004 (In stampa) . 6)Effects of agricultural practices on tar potential of burley tobacco.Contillo R.,Abet M., Ascione S., Cersosimo A, Interlandi G. Napolitano A. 1)-PERRI E.,PARLATI M.V., PALOPOLI A, NAPOLITANO A.- Polimorfismo isoenzimatico in olivo.Giornate scientifiche SOI 1992. 2)Produzione del tabacco Burley a ridotto contenuto di alcaloidi, azoto e nitrati nelle foglie e ridotto tenore di condensato nel fumo.AA Progetto TAB-RES-INFO 97/T/19-24. Il Tabacco volume 9-2001. 3)-NAPOLITANO A.,RAIMO F., Stima degli interventi irrigui a Scafati il Tabacco Volume 8(2)- 2000:3-13 4)-CONTILLO R.,NAPOLITANO A.,COZZOLINO E., Dynamics of mineral nitrogen in a volcanic soil in southern Italy 2001. Comunicazione verbale al convegno di Bari, Istituto Agronomico Mediterraneo. 5)-CONTILLO R.,NAPOLITANO A.,COZZOLINO E., Dynamics of mineral nitrogen in a tabacco cultivated soil, with different level of inputspresentato a Bucharest, Romania 12-17 Ottobre 2003. Joint meeting of the Coresta Agronomy & Phitopatology Study Groups.United Through Coresta. 6)- NAPOLITANO A., RAIMO F.,,Approccio alla valutazione granulometrica ed idrologica di vari suoli.Il Tabacco Volume 10(2)2002: 9-22. 7)-RAIMO F.,NAPOLITANO A., Studio della distribuzione spaziale di alcuni parametri chimici (pH, Conducibilità, Calcare Totale e Calcare Attivo). in stampa Il Tabacco 11(3)2003:11-18. 8)Effects of agricultural practices on tar potential of burley tobacco. Contillo R., Abet M.,Ascione S.,Cersosimo A., Interlandi G., Napolitano A. Coresta Congress. Kyoto Japan. 3-7 Ottobre 2004. Programma 2005 109 8. Parole chiave 9. Sintesi (in forma di elenchi puntati o numerati per ciascun elemento richiesto) Motivazioni Abbiamo la necessità di studiare come sono costituite le comunità vegetali perché solo in tal modo è possibile tenere libero razionalmente il terreno dalle infestanti controllando sia l’impatto ambientale sia lo sbilanciamento verso specie oligofitiche molto competitive. (la mia tesi di laurea era sul riconoscimento delle specie botaniche spontanee presenti sulle pendici del Vesuvio).Le necessità del controllo delle malerbe sono di diversa natura: 1. Il susseguirsi della stessa coltura ( tabacco) porta ad una specializzazione della flora infestante (Amarantus, Chenopodium,Portulaca) per cui bisogna verificare la composizione floristica . 2. Evitare il danno dovuto alle infestanti che è sia di tipo qualitativo sia di tipo quantitativo.Il danno qualitativo può derivare dalla sottrazione dell’azoto e di altri elementi nutritivi da parte delle infestanti. 3. Il danno sulla quantità viene generalmente effettuato soprattutto nei primi periodi di accrescimento (quattro settimane), esso può essere alto o addirittura completo.E’ evidente che per avere una resa economicamente accettabile è necessaria l’eliminazione chimica o meccanica delle malerbe. 4. Ridurre la produzione abbondante di pollini che determinano reazioni allergiche (contenendo grandi quantità di proteine rispetto alle specie coltivate) ed essendo i pollini anche molto leggeri sono trasportabili facilmente dal vento 5. Alcune piante avendo infiorescenze grandi e colorate interferiscono con l’impollinazione attirando gli insetti pronubi a scapito delle colture agrarie. 6. La presenza di sostanze tossiche nei semi o nelle foglie che si possono inserire nelle produzioni. 7. Conferire gusti sgradevoli ai prodotti. 8. Diffondere sclerozi di funghi che causano gravi disturbi. Obiettivi 1. Avere una flora composta da diverse specie e quindi equilibrata in modo da poterla facilmente eliminare con un basso utilizzo di erbicidi. 2. Evitare l’insorgere di specie resistenti agli stessi erbicidi utilizzati troppo spesso sulla stessa coltura. 3. Controllare le aree incolte per evitare pericolosi accumuli di seme che influenzano sull’infestazione potenziale. 4. Limitare gli interventi con gli erbicidi al minimo indispensabile per ridurre l’impatto ambientale. Risultati attesi Rilevamento della composizione percentuale della flora infestante con tutti i parametri annessi allo studio fitosociologico. Prodotti (deliverables) 10. Partecipanti COGNOME, Nome, funzione (ricercatore, tecnico, esecutivo) Antonietta Napolitano, Ascione Salvatore, Aprile M.Grazia (università), Contillo Renato, Palma Lucio. Programma 2005 110 11. Descrizione del progetto (max. 16 pagine) 11.1 Motivazioni (max. 1 pagina) Riduzione dei danni qualitativi e dei danni quantitativi .La produzione subisce una riduzione di circa il 10% ma può essere anche totale a causa dell’asporto dei nutritivi da parte delle infestanti.il danno è diverso sia in relazione alle specie che per la durata dell’infestazione e per lo stadio in cui si trovano le piante coltivate. Se le piante si trovano all’inizio del ciclo produttivo il danno è grande perché le malerbe sono particolarmente competitive.Nel tabacco ad esempio il periodo critico si ha nelle prime quattro settimane. La competizione avviene attraverso l’assorbimento dell’acqua perché le infestanti hanno un apparato radicale che si sviluppa rapidamente e raggiunge profondità elevate.Attraverso la competizione della luce perché hanno una maggiore rapidità di crescita.La presenza di elementi nutritivi limitati nel suolo, la quantità e la rapidità con cui l’apparato radicale delle infestanti assorbe le sostanze nutritive rende le infestanti maggiormente competitive. La situazione peggiora se si aggiungono fertilizzanti ed in particolare l’azoto rispetto al fosforo ed al potassio qualsiasi altro fattore produttivo che aumenta la crescita delle colture. Il danno ovviamente non è solo di tipo quantitativo ma anche di tipo qualitativo.(Esso consiste nel conferire odori e sapori particolari,o nell’aggiungere sostanze tossiche che possono causare anche danni gravi all’organismo (Stramonio) .Si può avere inquinamento negli alimenti durante la raccolta perché non è possibile separare le piante coltivate da quelle infestanti.Infatti si possono avere glucosinolati nei prodotti zootecnici in quantità tossiche. Si può inquinare le sementi con semi dello stesso calibro.Inutile ricordare che le specie spontanee avendo impollinazione anemofila producono grandi quantità di pollini che possono arrecare danni alla salute creando manifestazioni allergiche di diversa entità.Virus nematodi e crittogame svolgono parte del loro ciclo sulle specie spontanee senza apportare alcun sintomo evidente e l’infezione può essere evidenziata solo con saggi diagnostici.Nei pascoli le specie con spine possono rendere inutilizzabile il prato). Esistono molti accorgimenti di tipo agronomico quali gli avvicendamenti colturali,che contribuiscono a mantenere una composizione floristica equilibrata e stabilizzata.Alcune colture lasciano anche un effetto allelopatico per cui le sostanze presenti nel terreno degli essudati radicali hanno un effetto inibente lo sviluppo delle infestanti. Una buona sistemazione idraulico agraria che evita ristagni sulle capezzagne e l’esplosione della flora infestante. 11.2 Stato dell'arte (max. 1 pagina) Da un lavoro sull’evoluzione della flora infestante (Barberi, Silvestri e Bonari 1995), è emerso che utilizzando tre livelli di sistemi colturali (poco intensivo,intermedio e più intensivo) si ha una semplificazione strutturale delle comunità avventizie, tanto maggiore è il ricorso alla lotta chimica tanto più accentuata è questa semplificazione.Integrando al riconoscimento delle specie e riducendo al diserbo solo in post emergenza si riesce a contenere le malerbe sotto la soglia di dannosità.Un lavoro eseguito sulla vegetazione infestante su campi di mais (Zanin,Mosca e Catione 1991) ha evidenziato sette gruppi diversi non correlati a condizioni pedoclimatiche o colturali.In ogni caso si è osservata una tale semplificazione floristica che ha ridotto la flora ad un numero limitato di specie.E’ stata riscontrata una bassa diversità e alta dominanza cioè comunità con poche specie, che sono diventate “farming management”e non più indicatori ecologici.Per quanto riguarda l’influenza di pratiche agronomiche sull’infestazione potenziale delle malerbe (Baldoni, Catione, Barbina e Spessotto1989)è stato visto che,( confrontando 4 rotazioni con e senza irrigazione,con letamazione e con 4 livelli di concimazione azotata),la semplificazione delle rotazioni restringe la composizione della flora potenziale,nelle monosuccessioni c’è una prevalenza di specie resistenti agli erbicidi. L’irrigazione ha provocato un forte aumento nella popolazione dei semi ed un ampliamento della sua composizione mentre la letamazione ha mostrato una scarsa influenza sulla popolazione del seme. 11.3 Obiettivi generali e specifici (max. 1 pagina) Rilevare la composizione floristica in un sistema colturale basato sul tabacco; determinare l’area minima, la quantità, la densità, la frequenza, il ricoprimento (LAI) e la quantità di seme presente nel suolo. Tutto ciò con le metodiche tuttora in uso. Il fine è di: a) individuare eventuali sbilanciamenti presenti nella flora spontanea; b) avere una flora composta da diverse specie e quindi equilibrata in modo da poterla facilmente eliminare con un basso utilizzo di erbicidi; c) evitare l’insorgere di specie resistenti agli stessi erbicidi utilizzati troppo spesso sulla stessa coltura; d) controllare le aree incolte per evitare pericolosi accumuli di seme che influenzano sull’infestazione potenziale. 11.4 Piano di lavoro (max. 10 pagine). Per ogni task/sub-task/work package: • Descrizione delle attività previste Questo lavoro si prefigge lo scopo di individuare la composizione floristica di un appezzamento del campo dell’Istituto Sperimentale di Scafati. Di essa si determinerà il riconoscimento delle specie, la determinazione di parametri quantitativi Programma 2005 111 e qualitativi. Si prevede un rilievo mensile nel periodo invernale fino ad arrivare intorno ai due o tre rilievi durante la maggiore attività vegetativa. Il primo passo consiste nel costituire una cartina dell’appezzamento per individuare la lunghezza delle diagonali del campo, in relazione ad essa si stabilirà approssimativamente l’area da esaminare. Essa verrà stabilita con precisione solo durante il rilievo perché dipende esclusivamente dal fatto che eseguendo ulteriori lanci non si aggiungono nuove specie all’interno delle successive aree campionate. I lanci dei quadrati o dei cerchi di 1 m2 verranno eseguiti lungo le due diagonali del rettangolo del campo ed uno nel centro dove esse si incontrano, si passerà al transetto lineare nel momento in cui ci saranno le colture in campo. Per la determinazione dell’abbondanza dominanza si utilizzerà la scala Braun-Blanquet che è una stima sintetica del numero e dello spazio occupato (volume) dagli stessi individui di una medesima specie e sulla stessa area campionata . La biomassa della flora infestante si definirà attraverso la determinazione percentuale del peso fresco rispetto al peso secco della parte aerea. Un altro parametro che si prenderà in esame è la densità cioè il numero di individui di ciascuna specie presente nell’area campione. La media del numero di individui di ogni quadrato riportata all’unità di superficie (m2 o ha) ci darà la densità della singola specie. Si prevede il calcolo della frequenza degli individui per singola specie rispetto al totale. Per il ricoprimento, cioè la proiezione della parte aerea sul terreno, si utilizzerà un areametro e si calcolerà il LAI ( Leaf Area Index ) per unità di superficie(m2 o ha).Alla fine o durante le osservazioni emergerà l’area minima da campionare. Con un carotaggio superficiale all’interno di ogni area si preleverà il terreno che opportunamente setacciato ci darà i semi presenti sul suolo essi verranno posti per qualche giorno in condizioni ambientali controllate. Il contenuto dei semi totali e di quelli vitali verrà fatto quantificando i semi germinati in ambiente climatizzato tal quali o con aggiunta di acido gibberellico . • • Articolazione temporale delle attività • Rilievi mensili dei parametri citati nel punto attività previste. • Non c’è articolazione temporale in quanto le osservazioni si limiteranno al primo anno. • Responsabile • Antonietta Napolitano • Eventuali collaborazioni estern Pof.ssa M. Grazia Aprile dell’Istituto di Botanica dell’Università di Portici (NA). • Risultati attesi con indicazione temporale • Individuare come sono distribuite le piante infestanti ed i loro semi in relazione alle condizioni climatiche nei diversi mesi dell’anno. 11.5 Descrizione delle modalità di monitoraggio interno del progetto e verifica dei risultati (revisioni, tempi, procedure) 12. Ricadute e benefici (max. 2 pagine) 12.21 Benefici scientifici Individuare come si distribuiscono sul terreno le specie spontanee di un suolo vulcanico ed in relazione alla presenza di una coltura come il tabacco susseguitasi per differenti annate.Individuare come la composizione floristica si è specializzata nel corso degli anni. 12.22 Benefici economici Razionalizzazione e riduzione degli interventi erbicidi. 12.23 Impatto sociale 12.24 Impatto ambientale Negli ultimi decenni molte pratiche agronomiche hanno perso importanza per il controllo delle infestanti in quanto i diserbanti assicurano un intervento sul loro controllo. Ma è pur vero che oggi ci troviamo di fronte a degli inquinamenti delle falde di tipo chimico di fronte al quale dovremo prendere prima o poi seri provvedimenti. Intervenendo con razionalità si può cercare intanto di ridurre i veleni apportati con gli erbicidi utilizzati indiscriminatamente sia come principi attivi che come numero di interventi. Programma 2005 112 13. Piano di diffusione e sfruttamento dei risultati (max. 2 pagine) 13.23 Pubblicazioni scientifiche, tecniche e divulgative previste: (Autori, Titolo, Rivista o Editore) 13.24 Convegni: (Indicazione dei convegni e del contributo che si intende presentare relativamente al progetto) 13.25 Materiali didattici e corsi di formazione: (Descrizione dei materiali, Organizzatore dei corsi, Target) 13.26 Brevetti: (Varietà vegetali, brevetti industriali, marchi, design) Programma 2005 113 14. Descrizione delle attrezzature da acquistare Attrezzatura Motivazione Vita utile (mesi) [a] Uso nel progetto (mesi) [b] Importo totale (€ ) (IVA compresa) [c] Costo per il progetto [c × b / a] Cella climatica Oosservazione sui semi.(germinazione) 60 12 11.000 2200 Totale 60 12 11.000 2200 Riportare la somma degli importi totali nel fabbisogno finanziario e il costo per il progetto nel costo totale del punto 5. Se le attrezzature vanno acquistate nell’anno di riferimento, riportare l’intera somma nel fabbisogno finanziario dell’anno. Se l’uso nel progetto è inferiore alla vita utile indicare di seguito a carico di quali altri progetti si intende imputare il costo. Programma 2005 15. Impegni di personale (giornate sulla base di 210 gg./anno) Tempo indeterminato Categoria Cognome e Nome Totale nel progetto Anno 2005__ Antonietta Napolitano 60 10080.00 Ascione Salvatore 30 5040.00 Ricercatori e tecnologi M.G. Aprile 20 3360.00 Sub-totale Contillo Renato 20 3360.00 Tecnici Sub-totale 130 Palma Lucio 60 6000.00 Personale ausiliario Sub-totale 60 Totale a tempo indeterminato 190 27840.00 Tempo determinato Categoria Numero Totale nel progetto Anno 2005__ Ricercatori e tecnologi Tecnici Personale ausiliario 40 40 2200.00 Borsisti e assegnisti Totale a tempo determinato 40 40 2200.00 Totale generale 230 30040.00 Programma 2005 16. Costi e fabbisogno Intero progetCtoo sto (€A) nno 2005_ a. Personale a tempo indeterminato (*) 190 27840.00 b. Personale a tempo determinato 40 2200.00 c. Missioni nazionali ed estere 600.00 Subtotale Personale 230 30640.00 d. Materiale di consumo, automezzi, noleggi, servizi 1.000.00 e. Consulenze f. Commesse esterne (parti del progetto affidate a terzi) Attrezzature (**) hg.. CFaobsbtois poegrn iol progetto 112020000..0000 112020000..0000 COSTO TOTALE (a+b+c+d+e+g) 33840.00 338400.00 FABBISOGNO TOTALE (b+c+d+e+f+h) 14800.00 14800.00 (*) Includere la voce nel calcolo del costo ma non del fabbisogno nel quadro 5 (**) Calcolare il costo in proporzione all’uso delle attrezzature nel progetto; calcolare il fabbisogno come somma dei costi interi d’acquisto. Firma del responsabile di progetto Firma del responsabile della struttura Napoletano Antonietta Programma 2005 ATTREZZATURE TECNICO-SCIENTIFICHE E AZIENDALI Programma 2005 ATTREZZATURE TECNICO SCIENTIFICHE E AZIENDALI ELENCO ATTREZZATURE TECNICO SCIENTIFICHE TIPO IMPORTO IVAIncl. QUANTITA’ TOTALE SEZIONE E SCHEDA SOFTWARE SAS 1500/00 1 1500/00 2/2002 BOVOLONE CONTATORI 3300/00 1 3300/00 3/2004 CURA EVAPORATORE 3000/00 1 3000/00 3/2003 BIOLOGIA TERMO IGROGRAFO 1000/00 1 1000/00 4/2004 BIOLOGIA ALIMENTATORE PER ELETTROFORESI 2000/00 1 2000/00 4/2004 BIOLOGIA SISTEMA PER ELETTROFORESI 2500/00 1 2500/00 4/2004 BIOLOGIA BILANCIA TECNICA 2000/00 1 2000/00 1/2005 BIOLOGIA SGORBIE 1200/00 1 1200/00 1/2005 BIOLOGIA ELETTROFORESI 1400/00 1 1400/00 2/2005 GENETICA CELLA CLIMATICA 5667/00 1 5667/00 3/2005 LECCE ZAPPATRICE 6000/00 1 6000/00 3/2003 BOVOLONE ELEMENTO PER TRAPIANTO 4000/00 1 4000/00 3/2003 BOVOLONE CELLA CLIMATICA 11000/OO 1 11000/OO 4/2005 T.COLT. TOTALE 44567/00 Programma 2005 ATTIVITA’ COLLATERALI Programma 2005 ATTIVITA’ COLLATERALI Nel corso del 2005 l’IST prevede di attuare le seguenti attività collaterali: • Divulgazione dei risultati delle attività di ricerca a mezzo riunioni convegni e pubblicazioni • Stampa rivista “Il Tabacco” • Acquisto libri, riviste, estratti, ecc • Monitoraggio erbe infestanti delle colture nel campo sperimentale. • Partecipazione alle attività dei sottogruppi CORESTA • Rilevamento dati meteorologici e manutenzione apparecchi a Scafati, Lecce e Bovolone • Partecipazioni a Convegni tematici e alle attività di Società scientifiche • Sistemazione delle biblioteche della Sede e delle Sezioni periferiche con rinnovo della dotazione di mobili e scaffalature per il mantenimento della copiosa dotazione di libri e riviste di notevole valore storico, con la previsione di acquisto di nuovi testi, riviste ed altro • Manutenzione macchine per ufficio e apparecchiature di laboratorio presso la Sede e le Sezioni periferiche • Attività colturali integrative sulle superfici aziendali non impiegate a scopo sperimentale a Scafati, Lecce e Bovolone • Adeguamento dotazione dispositivi per la sicurezza individuale per il personale dell’Istituto • Partecipazione al convegno CORESTA Tecnologia e Fumo per due partecipanti che si terrà dal 4-8 Settembre 2005 a Stratford (U.K.). • Partecipazione al convegno CORESTA Agronomia e Fitopatologia per due partecipanti che si terrà dal 23-28 Ottobre 2005 a Santa Cruz do Sul (Brazil) • Partecipazione a convegni tematici e alle attività di società scientifiche in Italia e all’estero, in cui i ricercatori dell’IST avranno l’opportunità di discutere i risultati delle attività svolte. Programma 2005 RIEPILOGO DELLE ATTIVITA’ COLLATERALI Divulgazione dei risultati delle attività di ricerca a mezzo riunioni convegni e pubblicazioni 5.000,00 Stampa rivista “Il Tabacco” 8.000,00 Acquisto libri, riviste, estratti, ecc 8.000,00 Monitoraggio erbe infestanti la coltura del tabacco 5.000,00 Partecipazione alle attività dei sottogruppi CORESTA 5.000,00 Rilevamento dati meteorologici e manutenzione apparecchi a Scafati, Lecce e Bovolone 5.000,00 Partecipazioni a Convegni tematici e alle attività di Società scientifiche 6.000,00 Rinnovo dotazione mobili biblioteca presso la Sede e le Sezioni periferiche 20.000,00 Manutenzione macchine per ufficio e apparecchiature di laboratorio presso la Sede e le Sezioni periferiche 10.000,00 Attività colturali integrative sulle superfici aziendali non impiegate a scopo sperimentale a Scafati, Lecce e Bovolone 10.000,00 Materiale per la sicurezza individuale per il personale dell’Istituto 10.000,00 Partecipazione Coresta Tecno-Fumo per due ricercatori a Stratford, Inghilterra 6.000,00 Partecipazione Coresta Agro-fito per due partecipanti a Santa Cruz do Sul, Brasile 12.000,00 totale 110.000/oo Programma 2005 ATTIVITA’ STRAORDINARIA Programma 2005 ATTIVITA STRAORDINARIA SCHEDE DELLE RICERCHE STRAORDINARIE IN ATTO Ente finanziatore: M.I.P.A.F. 1) Programma: Risorse Genetiche Vegetali e Germoplasma. 2) Programma: Uso alternativo e studio della mutagenicità del condensato di tabacco. 3) Programma: Induzione di resistenza ai virus in tabacco. Ente finanziatore: A.G.E.A. Programma: Colture alternative al tabacco. Altri Gruppi Finanziatori Programmi in attesa di approvazione Programma Dow AgroSciences: Impiego di Spinosad nella lotta alla Spodoptera littoralis. Programma Sipcam: Valutazione dell’efficacia di Etofenprox per la difesa del tabacco. Programma Isagro Italia: Monitoraggio di Spodoptera littoralis nella piana del Sele e impiego di Bacillus thuringiensis per il suo controllo. Programma Università di Bari: Valutazione dei campi magnetici oscillanti alla frequenza delle microonde nel controllo degli insetti infestanti il tabacco in post-raccolta. Programma 2005 SCHEDA DI RICERCA PER ATTIVITA' STRAORDINARIA PROGRAMMA : Risorse Genetiche Vegetali e Germoplasma ENTE FINANZIATORE: Mi.P.A.F. TIPO DELLA RICERCA Fondamentale Applicata X Di sviluppo NUMERO DELLA RICERCA Codice prodotto Codice disciplina Codice obiettivo 1) Titolo della ricerca: Conservazione, caratterizzazione valorizzazione e documentazione della biodiversità di risorse genetiche vegetali presenti presso gli IRSA: Nicotiana Spp. e tabacco 2) Responsabile della ricerca: Dott. C.Sorrentino (S.O.C. Genetica) Collaboratori interni: Dott.ssa L. del Piano Dott. M. Abet Tecnici: A. Cuciniello E. Cozzolino E. Sodano Collaboratori esterni: Prof.ssa Rosa Castaldo – Università Napoli Dott.ssa Valeria Spagnuolo– Università Napoli Dott.ssa Silvana Simi – CNR Pisa Dott. Antonio Salluzzo – ENEA Portici 3) Obiettivi: 􀂾 Costituzione, per le attuali collezioni presenti presso gli IRSA, di un data base secondo un sistema di descrittori concordato nell’ambito del Progetto di Coordinamento RGV e compatibili con descrittori internazionalmente riconosciuti, che consenta l’interscambio di informazioni; 􀂾 Integrazione e rinnovamento delle collezioni; 􀂾 Conservazione delle accessioni in collezione; 􀂾 Caratterizzazione delle specie presenti in collezione tramite descrittori morfo-fisiologici ed agronomici adottati a livello internazionale; 􀂾 Valorizzazione di alcune specie di Nicotiana quali accumulatrici di metalli pesanti. 􀂾 Valorizzazione di alcune specie di Nicotiana adatte ad un mercato floricolo 4) Attività prevista: 􀂾 Mantenimento ed integrazione delle collezioni presenti; 􀂾 Costituzione di un data base delle collezioni esistenti; Programma 2005 􀂾 Individuazione di specie di Nicotiana tolleranti a metalli pesanti (Pb) 􀂾 Allevamento in serra di alcune specie di Nicotiana aventi caratteristiche di piante ornamentali 5) Attività realizzata: Per il mancato finanziamento per l’anno 2004 è stato possibile il solo mantenimento delle accessioni. 6) Attività nell'anno Mantenimento ed integrazione della collezione presente; identificazione mediante rilievi morfobiometrici ed agronomici delle accessioni sconosciute. Produzione in purezza del seme. Prove di germinabilità. Rilievi ed informazioni necessarie, per le singole accessioni, per il data base. Allevamento in serra di alcune specie di Nicotiana aventi caratteristiche di piante ornamentali; valorizzazione di alcune specie di Nicotiana quali accumulatrici di metalli pesanti. E’ prevista (in base al finanziamento che sarà assegnato) un’indagine molecolare mediante tecnica RAPD. 7) Durata della ricerca: pluriennale (con finanziamento annuale) 8) Finanziamento totale previsto: richiesto euro 44100,00 9) Finanziamento dell'anno (2005): richiesto euro 44100,00 10) Finanziamento dell'anno 2004: euro 0,00 Il Responsabile della ricerca Dott. Ciro Sorrentino Programma 2005 SCHEDA DI RICERCA PER ATTIVITA' STRAORDINARIA PROGRAMMA : Uso alternativo e studio della mutagenicità del condensato di tabacco ENTE FINANZIATORE: Mi.P.A.F. – (C.R.A.) TIPO DELLA RICERCA Fondamentale Applicata X Di sviluppo NUMERO DELLA RICERCA: U.A.S.M.T. (D.M. 614/7303/03) DURATA: 2004 - 2006 Codice prodotto Codice disciplina Codice obiettivo 1) Titolo della ricerca: Uso alternativo e studio della mutagenicità del condensato di tabacco 2) Coordinatore della ricerca: Dott. A. Di Muro (S.O.C. Genetica) • A) “Studio sugli usi alternativi del tabacco” Responsabile: Dott. Alfredo Cersosimo (U.O. n° 1 – Sez. di Bovolone I.S.T.) (4 m/u) Collaborazioni interne: Dott. Fabio Castelli (Sez. di Bovolone I.S.T.) (2 m/u) Dott. Ciro Sorrentino (Sez. Genetica di Scafati I.S.T.) (1 m/u) Dott. Massimo Abet (Sez. di Biochimica di Scafati I.S.T.) (1 m/u) Dott.ssa Luisa del Piano (Sez. Genetica di Scafati I.S.T.) (1 m/u) Collaborazioni esterne: Dott. Gianpaolo Grassi (U.O. n° 2 – I.S.C.I. Bologna) Dott. Fabrizio Ferretti (U.O. n° 3 – DIPROVAL Univ. di BO/Modena) • B) “Studio sulla mutagenicità del condensato” Responsabile: Dott. Ciro Sorrentino (U.O. n° 4 – Sez. di Genetica I.S.T.) (4 m/u) Collaborazioni interne: Dott. Alfredo Cersosimo (Sez. di Bovolone I.S.T.) (2 m/u) Dott. Ciro Sorrentino (Sez. Genetica. di Scafati I.S.T.) (1 m/u) Dott. Massimo Abet (Sez. di Biochimica di Scafati I.S.T.) (1 m/u) Dott.ssa Luisa del Piano (Sez. Genetica di Scafati I.S.T.) (1 m/u) Dott. Giuseppe Interlandi (Sez. di Cura. di Scafati I.S.T.) (1 m/u) Dott. Salvatore Ascione (Sez. Tecniche Colturali di Scafati I.S.T) (1 m/u) Dott. Luigi Sannino (Sez. di Biologia e Difesa di Scafati I.S.T.) (1 m/u) Collaborazioni esterne: Dott.ssa Silvana Simi (U.O. n° 5 – C.N.R. Pisa) Dott.ssa Rosa Castaldo (Università di Napoli) Dott. Antonio Salluzzo (ENEA – Portici ) Programma 2005 3) Obiettivi: A) Scopo del presente lavoro è di valutare le possibilità reali di sfruttamento delle potenzialità emerse dai laboratori che le hanno prospettate, in merito alle potenzialità del tabacco per usi alternativi al fumo, per avviarne lo sfruttamento su scala economica. Tutto ciò tenendo presente gli indirizzi del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali in materia di OGM. B) Determinare il potere mutageno del condensato in funzione di due tipi di tabacco, di alcune tecniche agronomiche e di cura. 4) Attività prevista: A) Sul piano operativo, lo studio prevede: 1) Ampia indagine conoscitiva sullo stato dell’arte, sugli orientamenti attuali e sulle prospettive future degli usi alternativi del tabacco. Valutazione qualitativa dei parametri coinvolti nell’attuazione pratica delle potenzialità emergenti e reali possibilità attuative.; 2) Valutazioni agronomiche in campo ed in serra. Il progetto prevede una sperimentazione agronomica e biometrica da attuare su alcune specie, linee ed accessioni di tabacco, reperite nella vasta riserva di germoplasma esistente presso l’I.S.T.: a) Sperimentazione in campo, finalizzata: 1) all’individuazione delle specie, linee e cultivar che meglio si prestano ad essere utilizzate per gli usi alternativi, attraverso lo screening degli oltre 1200 genotipi disponibili presso la sede di Scafati dell’I.S.T., tra Nicotianae, Tabacchi e Nuove Accessioni; 2) alla valutazione parallela della linea Wild-type, per i necessari raffronti con la linea trasformata; b) Sperimentazione in serra, finalizzata: 3) alla valutazione della linea costituita presso l’Istituto di Botanica e Genetica Vegetale dell’Università Cattolica del “Sacro Cuore” di Piacenza, per la produzione della proteina farmaceutica glucocerebrosidasi.; 4) alla valutazione di altre proteine eterologhe prodotte dall’Università di Piacenza, in tempi compatibili con quelli previsti dal presente progetto, quali ad esempio: – α-galattosidasi (utilizzata nella cura della Sindrome di Fabry, malattia genetica rara che provoca un disordine nella metabolizzazione dei lipidi per la carenza dell’enzima α-galactosidase A); – α-1,4-glucosidasi (utilizzata nella cura della Sindrome di Pompe, malattia genetica rara che provoca disordini nell’accumulazione del glicogeno. La deficienza di questo enzima provoca un eccesso di glicogeno in tutti i tessuti del corpo per l'incapacità a degradarlo); B) Prove agronomiche, in diverse località, per la valutazione del contenuto di condensato nel fumo di campioni di tabacco Burley e Bright. Saggi di mutagenicità del condensato mediante analisi degli scambi tra cromatidi fratelli e micronuclei, su linfociti umani in coltura. 5) Attività realizzata: Programma 2005 Coordinamento Nel aprile 2004 è stato organizzato e svolto una “Giornata di lavoro” sul progetto finalizzato “U.A.S.M.T Uso alternativo e studio della mutagenicità del Tabacco”, con intervento del Direttore generale del C.R.A. e del Dirigente, Ricerca, sperimentazione del Mi.P.A.F.. Sono state presentate relazioni del coordinatore del progetto e le responsabili di tutte le unità operative. Interventi programmati sono stati svolti sia dai ricercatori di nuove unità operative che dovrebbero subentrare nel progetto del 2005 (Centro di ricerche oncologiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Dipartimento di Scienze farmaceutiche dell’Università di Modena e Reggio Emilia e l’Istituto di Genetica dell’Università Cattolica del S. Cuore di Piacenza) che da rappresentanti di organizzazioni della filiera tabacco (Associazione nazionale periti tabacco, Assessorato all’Agricoltura della Provincia di Caserta, Centro di ricerche Eti di Roma, Aprotav di Trestina e UNITAB di Roma). Hanno partecipato il commissario straordinario I.S.T. (presidente della “Giornata”) ed il Direttore dell’I.S.T. (conclusioni). Il coordinatore ha preso contatti con la Regione Umbria, Il Ministro della Salute e le province di Salerno, Benevento ed Avellino per un ampliamento delle prove con relativo finanziamento. Al momento è stato già approvato della giunta provinciale di Benevento un finanziamento per € 10.000,00 (ulteriore campo sperimentale 2005 nel beneventano). Sono stati effettuati incontri di coordinamento con le UU.OO. dei due sottoprogetti (A e B). E’ stato presentato sia al C.R.A. che al Mi.P.A.F., una richiesta di ulteriore finanziamento anche e soprattutto per l’incremento nel progetto di ricerca delle seguenti UU.OO. A) Per la ricerca “Uso alternativo del tabacco”, inserimento di 2 Unità Operative. La prima a cura del prof. Mario Baraldi, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia – Dipartimento di Scienze Farmaceutiche : “ Studio sulla Presenza di Sostanze Benzopdiazepino-simili ad attività centrali e periferiche in linee di Nicotiana Tabacum”. Per un ammontare annuo di € 21.000,00 (€ 42.000,00 nel biennio 2005-2006). La seconda a cura del prof. Corrado Fogher, Istituto di genetica – Università cattolica S.Cuore; “Tecniche di purificazione di proteine ricombinanti di interesse farmaceutico, estratte da semi di tabacco e studio delle vie metaboliche che determinano la sintesi di sostanze benzodiazepino-simili in Nicotiana spp.”. Per un ammontare annue di € 20.000,00 (€ 40.000,00 nel biennio 2005-2006). B) Per la ricerca “Studio della mutagenicità del tabacco”, inserimento di una Unità Operativa a cura del prof. A. Cittadini Direttore del Centro di Ricerca Oncologiche dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma. Per la ricerca “Studio della mutagenicità del tabacco”, il prof. A.Cittadini ha prospettato l’argomento “Mutagenesi, trasformazione neoplastica e induzione della apoptosi da parte del condensato da fumo di tabacco. Influenza di diversi carotenoidi (beta carotene, licopene, etc.) e dei loro prodotti d’ossidazione. Modelli in vivo e in vitro”, per un ammontare annuo di € 50.000,00 ( € 100.000,00 nel biennio 2005-2006). Per l’Unità Operativa, della quale il dott. C. Sorrentino (I.S.T.) è responsabile, per un ammontare di 40.000,00 € (20.000,00 per il 2005 e 20.000,00 per il 2006) sia per attivare ulteriori test su cellule eucariatiche (a cura del Dipartimento di Genetica dell’Università Federico II a Napoli – prof. G. Geraci -), sia per ampliare la conoscenza dei componenti chimici del condensato in esame. Per il coordinamento delle ricerche (soprattutto per la divulgazione dei risultati – seminari, convegni ecc. – anno per anno) € 30.000,00 (15.000,00 per ciascun anno 2005-2006). Il totale richiesto per anno è di € 126.000,00 , pari a € 252.000,00 per il biennio 2005-2006. A) Unità Operativa n. 1 Programma 2005 Conformemente a quanto stabilito dalla programmazione progettuale, l’attività del primo anno ha interessato una fase di pieno campo ed una di acquisizione di elementi informativi presso gli Enti pubblici e privati operanti nel particolare settore d’interesse. L’attività di campo è iniziata con la produzione in float-system delle piantine occorrenti per le prove agronomiche, che ha interessato un primo lotto di 100 genotipi provenienti dalla collezione di germoplasma dell’I.S.T., coltivati contestualmente presso le aziende sperimentali delle Sedi di Bovolone (Verona) e Scafati (Salerno). Le valutazioni agronomiche sono state effettuate sulla base dei dati rilevati in campo, secondo quanto previsto al punto 2) della scheda 8.3 (dal punto 2.1 al punto 2.7). Si è inoltre provveduto al prelievo dei campioni di foglie da trasmettere all’Unità Operativa dell’Istituto Sperimentale per le Colture Industriali, Sezione di Rovigo, per la prevista determinazione dei contenuti in sostanze Benzodiazepine-simili. Campioni consegnati in data 02/09/2004. Per quanto concerne i rapporti con l’Istituto di Botanica e Genetica Vegetale dell’Università di Piacenza e la Ditta farmaceutica Transpharm, strettamente collegate sul piano operativo, va precisato che i mutati indirizzi programmatici di entrambi hanno reso non più praticabile i rapporti di collaborazione esterna, consigliandone la loro trasformazione in compartecipazione diretta alle attività progettuali sulla base di finanziamenti appropriati. Sul piano delle acquisizioni degli elementi informativi, è in fase di svolgimento l’analisi delle norme vigenti in campo nazionale e Comunitario nel settore tabacco, ai fini della valutazione delle possibili interconnessioni con le finalità del progetto. Analoga fase di svolgimento interessa anche il monitoraggio dei detentori di brevetti di materiali genetici utilizzabili per gli usi alternativi, finalizzato alla valutazione delle possibilità di sfruttamento su licenza degli stessi, anche in considerazione delle alte finalità del loro utilizzo. Nella prospettiva di sfruttamento dei brevetti è inoltre in atto la valutazione delle possibilità organizzative per la produzione del seme ricombinante necessario per le coltivazioni finalizzate agli usi alternativi, il tutto alla luce delle limitazioni colturali imposte dalle normative vigenti sugli OGM. Unità Operativa n. 2 A seguito del protrarsi degli adempimenti amministrativi necessari all’inserimento nel bilancio 2004 del contributo previsto per la realizzazione del progetto “Uso alternativo e studio della mutagenicità del tabacco”, solo nel mese di luglio è stato possibile dare il via alle attività ed all’assunzione del personale necessario alla conduzione delle ricerche. In pratica, solo da pochi giorni ci sono le condizioni per avviare le attività di laboratorio. Nel frattempo sono state date istruzioni alle unità operative impegnate nel progetto per la raccolta dei campioni fogliari di tabacco e nel contempo sono state indicate le modalità di conservazione del materiale vegetale. Per ora i campioni di tabacco dell’U.O. di Bovolone sono stati consegnati e conservati in congelatore presso l’ISCI di Rovigo, mentre i campioni dell’U.O. di Scafati sono conservati presso la sezione periferica dell’ISCI di a Battipaglia, in attesa di essere recuperati e conservati a loro volta a Rovigo. Per quanto riguarda l’attività vera e proporia di analisi sono stati recuperati i diversi reagenti e gli strumenti indispensabili al lavoro e si sta addestrando il personale all’esecuzione delle analisi di laboratorio. Unità Operativa n. 3 Sulla base del lavoro preliminare svolto dalla dott.ssa Manelli si è iniziato a lavorare alla ricerca “tabacco” su due fronti. Primo: l’analisi della filiera del tabacco e dell’influenza della politica U.E. Su questo tema è stato coinvolto il Prof. Zuppiroli (Prof. Associato – Facoltà di Economia Università di Parma) esperto di PAC e di filiere agro-industriali. Programma 2005 Secondo: un modello econometrico del mercato del tabacco. Su questo tema è stato coinvolto il Prof. Messori (Prof. Ordinario – Facoltà di Agraria, Università di Bologna) esperto di econometria dei mercati agricoli. Entro la primavera del 2005 questa fase del lavoro sarà terminata. B) Unità Operativa 4 Sono state condotte le prove del tabacco Burley e Bright sia per il tipo aromatico (cimato) sia per il tipo “neutro” (non cimato) differenziando i livelli di concimazione azotata (3 dosi); sul tabacco Burley Italia si è indagato sia sulle modalità di cura sia sull’incidenza dei trattamenti insetticida. I campi sono stati allestiti nella prov. di Benevento (Burley Aromatico), Caserta Burley Italia, Perugia (Bright neutro), Vicenza (bright Aromatico) e presso la sezione di Bovolone (Bright Aromatico e neutro), infine nel campo sperimentale di Scafati (Burley A. e Italia). I campioni di tutte le prove sono attualmente in lavorazione presso la sezione di biochimica per la preparazione delle sigarette per ottenere il condensato. In laboratorio è stato messo a punto il test dei micronuclei ed è stato attivato e perfezionato tutto il sistema per estrarre e dosare il condensato dal fumo di sigarette. Unità Operativa n. 5 In questi primi mesi del progetto • Sono state messe a punto le tecniche di coltivazione delle linee cellulari • È stato definito il protocollo sperimentale • Sono stati eseguiti dei test preliminari con estratti di tabacco forniti dall’Ist Sperimentale per il Tabacco Scafati. 6) Attività nell'anno 2005: Coordinamento, Incontri con U.O., Organizzazione di un Convegno e Presentazione di note scientifiche in convegni vari. A) Unità Operativa n. 1 Secondo anno • Completamento dell’indagine conoscitiva sullo stato dell’arte e sulle prospettive future. Valutazione qualitativa dei parametri coinvolti nell’attuazione pratica delle potenzialità emergenti e comprensione dei dati sulle reali possibilità attuative degli usi alternativi. Individuazione delle persone, dei laboratori degli enti pubblici e privati, detentori dei brevetti rientranti negli interessi degli usi del tabacco alternativi al fumo; • Preparazione del semenzaio in float-system per la produzione delle piantine necessarie per le prove agronomiche del secondo anno. E’ previsto lo screening di un ulteriore lotto di 200/300 genotipi provenienti dalla collezione di germoplasma dell’I.S.T., da coltivare presso le aziende sperimentali della Sezione di Bovolone (Verona) e di Scafati (Salerno); • Valutazione agronomiche in campo sui genotipi in coltivazione. Si provvederà, inoltre al prelievo dei campioni fogliari da trasmettere all’Unità Operativa dell’Istituto Sperimentale Programma 2005 per le Colture Industriali per la determinazione dei contenuti in sostanze Benzodiazepinesimili; • Produzione della piantine ed allevamento in serra, di eventuali altri genotipi forniti dall’Istituto di Botanica e Genetica Vegetale dell’università di Piacenza, per la produzione in semi di tabacco di enzimi eterologi ad uso farmaceutico (es. α-galattosidasi, α-1-4- glucosidasi, transglutaminasi). Rilievo in campo, sullo stesso genotipo, delle coltivazione in campo eventualmente attuata a cura del predetto Istituto, su autorizzazione della Commissione sulle Biotecnologie e la Biosicurezza del Ministero della Sanità; • Prosecuzione delle valutazioni, presso la Ditta farmaceutica Transpharma di Trieste, dei metodi di estrazione delle proteine e dei relativi costi. Unità Operativa n. 2 • Prosecuzione delle valutazioni, presso l’unità Operativa dell’Istituto Sperimentale per le Colture Industriali, dei contenuti in sostanze Benzodiazepine-simili nei genotipi nel secondo anno. Unità Operativa n. 3 • Prosecuzione dell’indagine economica, affidata all’Unità Operativa di Bologna – Sezione economica del DIPROVAL, sull’impiego delle proteine, omologhe ed eterologhe, sui loro presumibili fabbisogno nel medio e lungo termine e sugli scenari evoluti alla luce di un incremento dell’offerta, conseguente alla produzione su scala economica delle stesse proteine; • Prosecuzione dell’analisi delle norme vigenti nel settore tabacco, sia in campo nazionale che Comunitario e valutazione delle possibili interconnessioni. L’analisi verrà completata anche attraverso contatti diretti con i funzionari responsabili di settore in seno allìU.E. ed al Mi.P.A.F.. Sarà inoltre valutata la possibilità di accedere ai finanziamenti del Fondo europeo per la Ricerca e l’Informazione (TAB-RES-INFO), costituito presso la Commissione Europea ai sensi del Regolamento CEE n° 1636/98; • Monitoraggio dei detentori di brevetti di materiali genetici utilizzabili per gli usi alternativi e definizione di eventuali protocolli d’intesa per lo sfruttamento su licenza degli stessi, visto alla luce delle alte finalità di utilizzo delle proteine prodotte; • Completamento delle valutazioni sulle possibilità organizzative per la produzione del seme ricombinante necessario per le coltivazioni finalizzate agli usi alternativi. B) Unità Operativa n. 4 E’ previsto di realizzare quanto segue: • In campo sarà attuata la medesima Prova agronomica, aggiungendo nella provincia di Benevento e Caserta un ulteriore campo (finanziata rispettivamente dalle prov. di Benevento e Caserta). In laboratorio si effettueranno le determinazione del condensato, ed i relativi test di mutagenicità, saranno, infine, fatte le determinazioni analitiche dei principali parametri chimici, in particolare di alcuni gruppi di nitrosammine, quest’ultime si realizzano presso l’ENEA, come previsto dal programma. Unità Operativa n. 5 • Saranno ripetuti gli esperimenti al fine di confermare i dati precedentemente ottenuti. Programma 2005 7) Durata della ricerca: tre anni 8) Finanziamento totale previsto: € 797.912,81 9) Finanziamento dell'anno: € 268.000,00 Il Coordinatore del Progetto (Dott. Adolfo Di Muro) Programma 2005 SCHEDA SINTETICA DI RICERCA PER ATTIVITÀ STRAORDINARIA NELL’ANNO 2005 PROGRAMMA: Programma di ricerca finalizzato e coordinato del Mi.P.A.F. ENTE FINANZIATORE: 99 % Ministero delle Politiche Agricole e Forestali TIPO DI RICERCA : Fondamentale 􀀨 Applicata × Di Sviluppo 􀀨 NUMERO DELLA RICERCA : D.M. 532/7240/98 Codice prodotto: 51.02 Codice disciplina: 22.04 Codice obiettivo: 30.01 1) Titolo della ricerca: “Induzione di resistenza ai virus in cultivars commerciali di Tabacco Burley e Bright ” 2) Responsabile della ricerca: Dr. Alfredo Cersosimo S.O.P. – Bovolone (VR) – I.S.T. 3) Obiettivi: Ottenimento di linee commerciali di tabacco Burley e Bright resistenti alle più importanti infezioni virali (es. TMV, CMV, PVY, PVYn.) 4) Attività prevista : Reperimento dei geni che conferiscono al tabacco il carattere di resistenza agli agenti virali, loro inserimento in un vettore di trasformazione (Agrobacterium tumefaciens) e trasformazione di cultivars di tabacco per l’induzione della resistenza. Individuazione delle cultivars da prendere in considerazione, con preferenza per quelle cultivars che, pur commercialmente affermate, risultano sensibili alle virosi. Isolamento ed allevamento dei biotipi trasformati su terreno selettivo ed in ambiente confinato (serra pavimentata). Saggi biologici e biochimici per la verifica dell’espressione genica. Allevamento in vaso (serra) delle linee trasformate e loro autofecondazione per la stabilizzazione omozigotica dei geni introdotti. Inoculazioni e saggi biologici per la verifica dell’espressione genica, con particolare riferimento alla resistenza ai virus:TMV, CMV, PVY e PVYn. Produzione di seme delle linee transgeniche resistenti. Prove parcellari, in ambiente protetto, per un raffronto qualitativo e quantitativo con le stesse linee non trasformate e con altre di comprovata resistenza naturale. Valutazione merceologica del tabacco transgenico, in raffronto alle cultivars non trasformate. 5) Attività realizzata: Il progetto, iniziato nel 1999, ha potuto usufruire del finanziamento previsto per il primo anno di attività e per l’acquisizione delle apparecchiature scientifiche programmate. (€ 88.314,13). Ciò ha consentito l’inizio delle attività previste dal piano di lavoro che hanno portato alla trasformazione genetica di alcune linee di tabacco Bright (K326, K394 e BTMS21) e Burley (G94/2, TN86), all’isolamento ed allevamento in Programma 2005 ambiente confinato dei trasformati e ad alcuni cicli della loro autofecondazione. Il finanziamento del secondo anno, limitato al 50% per mancanza di fondi presso il Mi.P.A.F. (€ 32.536,78 su una spesa prevista di € 65.073,57), oltre ad essere pervenuto con notevole ritardo non è stato reso completamente disponibile a causa delle sofferenze di cassa dell’amministrazione dell’I.S.T. Sono state infatti autorizzate spese per complessivi € 7.806,25 a fronte dei € 32.536,78 già assegnati in bilancio e con i restanti € 24.730,54 rimasti a residuo. Per tale motivo, si è verificato una forte limitazione delle attività programmate. Nel contempo, l’avversione dell’Ente finanziatore (l’allora Ministro per le Politiche Agricole e Forestali) nei confronti degli organismi geneticamente modificati (O.G.M.) si concretizzava con la sospensione degli ulteriori finanziamenti (50% del secondo anno e 100% del terzo) ed il conseguente blocco delle attività. Solo il superamento condizionato di tale avversione nel 2002, ha consentito la ripresa del finanziamento (D.M. 506/7303/01 del 31/12/2001) previsto per l’intera durata del progetto. Ancora una volta, però, le sofferenze di cassa esistenti in seno all’amministrazione dell’I.S.T. non hanno consentito il completo utilizzo dei fondi assegnati, nè la loro disponibilità in tempi compatibili con l’effettuazione delle attività programmate. Pur nelle difficoltà che hanno accompagnato l’attuazione dei piani di lavoro, l’attività finora svolta ha portato all’ottenimento di numerosi biotipi trasformati delle cultivars prima menzionale, con disponibilità di semi OGM al primo od al secondo ciclo di autofecondazione (v. relazione 2001). A causa dei ritardi che si sono succeduti, il termine di ultimazione dei lavori è stato spostato al 31/12/2004. 6) Attività nell'anno: In considerazione dei ritardi verificatisi nell’erogazione dei fondi da parte del Mi.P.A.F. e nella messa a disposizione degli stessi da parte dell’IST, si è reso necessario chiedere il la proroga dei termini di ultimazione del progetto ed il prolungamento di un ulteriore periodo di due anni al fine di completare le diverse fasi delle attività programmate. Le attività dell’anno prevedono l’allevamento in serra dei mutanti ottenuti in vitro e loro autofecondazione, secondo ciclo di autofecondazione dei mutanti ottenuti precedentemente, e verifica della funzionalità del gene introdotto. Recupero e selezione dei semi transgenici e loro screening su terreno selettivo, a verifica dell’espressione genica. Tutti i trasformati ottenuti saranno sottoposti ai previsti saggi biologici della diagnostica ed ai raffronti con le stesse linee non trasformate (wt) e con quelle dotate di resistenza naturale agli attacchi dei virus considerati. 7) Durata della ricerca 3 anni 8) Finanziamento totale previsto € 218.461,27 9) Finanziamento dell'anno (2005) € 00.000,00 Il Responsabile della Ricerca (Dr. Alfredo Cersosimo) Programma 2005 SCHEDA DI RICERCA CO.AL.TA. PROGRAMMA: CO.AL.TA. Analisi e valutazione di colture alternative al tabacco TIPO DELLA RICERCA Fondamentale Applicata Di sviluppo Titolo della ricerca : Analisi e valutazione di colture alternative al tabacco (Benevento e Lecce) Coordinatore scientifico : Prof. Antonio Ragozzino Responsabile Unità Operativa CRA I.S.T.: Dott. Raffaele D’Amore Collaborazioni interne all’U.O.: I ricercatori ed i tecnici dell’Istituto Sperimentale del Tabacco di Scafati e Lecce Obbiettivi : Potenziare le opportunità di riconversione dei produttori di tabacco verso altre colture o attività, ai sensi dell’art. 14 del Regolamento (CE) n. 2182/2002 della Commissione del 6 dicembre 2002, attraverso una analisi delle diverse possibilità produttive che siano comparabili dal punto di vista tecnico, economico e sociale, con una particolare attenzione al contesto economico territoriale, alle colture tradizionali, ai vincoli e alle opportunità poste dalla legislazione comunitaria, nazionale e alla struttura dell’occupazione interna ed esterna al settore agricolo, il tutto attraverso la verifica agronomica delle alternative. Attività da svolgere: -analisi e contesto socioeconomico in cui si inserisce l’attività produttiva tabacchicola - studio sulla razionale gestione dell’ambiente agricolo per assicurare una qualità totale - studio degli attuali sistemi di coltivazione nelle zone interessate al programma - verifica sui territori interessati delle colture tipiche e di quelle che attualmente sono utilizzate in aggiunta o già in alternativa al Tabacco -verifica agronomica delle alternative alla produzione di tabacco, identificate in base all’analisi economica ed allo studio delle tradizioni locali -raccolta di informazioni -valutazione degli effetti dei programmi di riconversione -valutazione delle potenzialità del territorio da riconvertire attraverso l’analisi delle caratteristiche Attività da svolgere nell’anno : Saranno approntati campi sperimentali-dimostrativi presso le zone del beneventano e del salernitano individuate ai fini della conversione del tabacco. Verranno introdotte colture erbacee alternative e sarà potenziata la coltivazione di colture locali (ecotipi) già presenti nell’area. Verranno adottati schemi sperimentali adeguati ed approntati protocolli comuni per i rilievi e per le valutazioni bio-agronomiche, merceologiche, stato fitosanitario e di impatto sull’ambiente delle colture prescelte. L’attività di ricerca che verrà sviluppata nel 2005 avrà la seguente sequenza operativa: - analisi del contesto socio-economico in cui si inserisce l’attività produttiva tabacchicola; Programma 2005 - studio sulla razionale gestione dell’ambiente agricolo per assicurare una qualità totale; - studio degli attuali sistemi di coltivazione nelle zone interessate al programma; - verifica sui territori interessati delle colture tipiche e di quelle che attualmente sono utilizzate in aggiunta o già in alternativa al tabacco; - verifica agronomica delle colture alternative alla produzione del tabacco, identificate in base all’analisi economica ed allo studio delle tradizioni locali; - valutazione degli effetti dei programmi di riconversione; - valutazione delle potenzialità del territorio attraverso l’analisi delle caratteristiche pedoclimatiche, irrigue, grado di meccanizzazione, sanità e qualità del prodotto; - indagine sulla presenza nel territorio di centri di raccolta ed industrie di trasformazione sufficienti a favorire l’ampliamento del panorama agricolo vegetale sia inter che intra-specifico; - valutazione della possibilità di introdurre coltivazioni ad alto reddito, soprattutto orticole di pieno campo, con cicli di coltivazione primaverili-estivoautunnali (orticole transumanti) in grado di sopperire al mancato reddito da tabacco (anche in regime di disaccoppiamento); - valutazione bio-agronomica e di impatto ambientale della coltivazione introdotta, utilizzazione del prodotto, sia delle colture orticole che di quelle industriali, cerealicole ed officinali; - potenziamento delle coltivazioni locali di nicchia. Durata della ricerca: 2 anni Finanziamento previsto: 1.379.000 euro Finanziamento per l’anno 2005: circa 839.500 euro Programma 2005 Programma: Convenzione C.R.A. I.S.T. - Dow AgroSciences Ente finanziatore: Dow AgroSciences Tipo di ricerca: applicata Titolo della ricerca: Impiego di Spinosad nella lotta alla Spodoptera littoralis (Boisd.). Responsabile della ricerca: Sannino Luigi Collaboratori: Contiero Massimo Obiettivi: dall’inizio degli anni ‘90 il lepidottero nottuide Spodoptera littoralis (Boisd.) si è reso responsabile di numerosi gravi attacchi a diverse colture delle regioni centro-meridionali, diventando così un problema fitopatologico di primo piano. L’amplissimo spettro alimentare fa sì che la Spodoptera sia suscettibile di arrecare danno praticamente a tutte le colture ortive oltre che al tabacco ed è proprio questa sua versatilità alimentare che rende il fitofago particolarmente difficile da combattere. Contro il lepidottero si usano, di solito, fitofarmaci a largo spettro d’azione, che comportano il rischio di residui eccessivi nel prodotto. La ricerca si propone di individuare alternative valide ai prodotti attualmente in uso. Attività prevista: esperimenti di campo per la valutazione dell’efficacia di Spinosad saranno condotti in alcuni comprensori dell’Italia meridionale. Il protocollo sperimentale prevede l’uso di prodotti nuovi e tradizionali confrontati con Spinosad, a diverse dosi e con differenti modalità di applicazione. I trattamenti saranno applicati una o più volte secondo un disegno sperimentale a blocchi randomizzati completi con quattro ripetizioni. A intervalli regolari saranno rilevati il numero di larve vive di Spodoptera, il numero delle piante danneggiate per parcella e il numero di foglie danneggiate per pianta. Se possibile saranno fatti rilievi anche sulla produzione, valutandone gli aspetti qualitativi e quantitativi. Attività realizzata: negli anni precedenti (1989-2004) l’attività ha riguardato l’allestimento di prove di campo, condotte nella Piana del Sele (SA), nella Piana di Lamezia (CZ) e nel Grossetano (Albinia), tese alla valutazione dello Spinosad, nuovo insetticida di origine naturale, nel controllo di S. littoralis su varie colture. I risultati acquisiti hanno consentito di individuare, a seconda della coltura, modalità, dosi e tempi d’intervento più opportuni. Si è trovato ad esempio che un solo trattamento, applicato a una dose relativamente bassa venti giorni dopo il trapianto, è stato sufficiente a proteggere una coltura di lattuga in tunnel per tutto il ciclo colturale. Le prove relative al 2004 sono tuttora in corso. I risultati saranno oggetto della redazione di un rapporto dettagliato che sarà inviato alla società finanziatrice secondo quanto concordato nel protocollo d’intesa sottoscritto con la Dow AgroSciences. Attività dell’anno: nel 2005 si prevede di continuare la collaborazione; due o tre esperimenti di campo saranno condotti nella Piana del Sele (Salerno) e nel Grossetano, con lo scopo di saggiare ulteriormente l’efficacia insetticida dello Spinosad. Durata della ricerca: annuale Finanziamento totale: € 24.000,00 Finanziamento previsto per il 2005: € 5.000,00 Programma 2005 Programma: Convenzione C.R.A. I.S.T. - Sipcam Ente finanziatore: Sipcam Tipo di ricerca: applicata Titolo della ricerca: Valutazione dell’efficacia di Etofenprox per la difesa del tabacco dai nottuidi. Responsabile della ricerca: Sannino Luigi Collaboratori: Contiero Massimo Obiettivi: I nottuidi (spodoptera littoralis, plusidi, ecc.) danneggiano le piante di tabacco provocando erosioni alle foglie. Scopo della ricerca è quello di valutare in campo contro le larve dei nottuidi l’etofenprox in confronto con altri insetticidi Attività prevista: esperimenti di campo saranno condotti nel Casertano su colture di tabacco Burley. I trattamenti confrontati comprenderanno prodotti in uso e sperimentali applicati secondo due modalità, per irrorazione della pianta e somministrazione con l’adacquamento, secondo un disegno sperimentale a blocchi randomizzati completi con quattro ripetizioni. A intervalli regolari sarà valutata l’efficacia insetticida mediante il conteggio delle foglie danneggiate per pianta si un certo numero di piante per parcella. Attività realizzata: nel 2004 l’attività ha riguardato l’allestimento di una prova di campo, condotta nell’azienda De Simone nel comune di S. Tammaro (CE), su una coltura di Tabacco Burley, trapiantata il 28 aprile. I trattamenti erano costituiti da etofenprox, indoxacarb e dal controllo non trattato (testimone). Il confronto è stato condotto a livello di due applicazione dei prodotti, eseguita mediante pompa a spalla a volume normale, impiegando 1000 litri di acqua per ettaro. Rilievi dell’infestazione sono stati eseguiti a diverse date dopo l’applicazione dei trattamenti. L’analisi dei dati è tuttora in corso. Attività dell’anno: nel 2005 si prevede di continuare la collaborazione con la realizzazione di una prova di campo contro Spodoptera littoralis Durata della ricerca: annuale Finanziamento totale: € 5.750,00 Finanziamento previsto per il 2005: € 2.500,00 Programma 2005 Programma: Convenzione C.R.A. I.S.T. - Isagro Italia Ente finanziatore: Isagro Italia Tipo di ricerca: applicata Titolo della ricerca: Monitoraggio di Spodoptera littoralis nella Piana del Sele e impiego del Bacillus thuringiensis Berlin ssp. aizawai per il suo controllo. Responsabile della ricerca: Sannino Luigi Collaboratori: Contiero Massimo Obiettivi: il lepidottero nottuide Spodoptera littoralis (Boisd.) è un insetto tra i più nocivi dell’area mediterranea. La larva si ciba indifferentemente di tutti gli organi vegetali (foglie, fiori, frutti, semi), con voracità crescente con l’età. Recentemente il fitofago si è diffuso in alcune regioni del Meridione, provocando danni a numerose colture ortive, in ambiente protetto e in pieno campo. Conoscere l’evoluzione della popolazione di S. littoralis nel corso dell’anno è utile per programmare efficaci interventi di controllo. Scopo della collaborazione con Isagro è di determinare l’evoluzione annuale dei voli di S. littoralis, valutare la capacità attrattiva di alcuni dispositivi di cattura e l’efficacia insetticida di un nuovo prodotto a base di Bacillus thuringiensis Berliner ssp. aizawai. Attività prevista: esperimenti di campo per il controllo di S. littoralis saranno condotti nella Piana del Sele (SA). I trattamenti comprenderanno prodotti in uso e sperimentali. Per stimare il grado di attacco sarà rilevato il numero di larve e quello di piante danneggiate per parcella e il relativo numero di foglie attaccate, ripetendo i rilievi a diverse date dopo l’applicazione dei trattamenti. Saranno sperimentate diverse modalità di applicazione dei prodotti. I voli degli adulti di S. littoralis saranno seguiti mediate trappole a feromone, installate in un’ampia area della pianura del Sele. Attività realizzata: nel 2004 l’attività ha riguardato l’allestimento di una prova di campo, condotta nell’azienda Pierro nel comune di Battipaglia (SA), su una coltura pacciamata di lattuga (cv Cambria), trapiantata sotto tunnel di polietilene il 6 ottobre ad una densità di investimento di circa 130.000 piante per ettaro. L’azienda, che si trova a meno di un km dal mare, è solitamente interessata da consistenti infestazioni di S. littoralis nel periodo autunnale, che si sviluppano a carico di diverse colture ortive, in particolare lattuga, carciofo e peperone. I prodotti dell’azienda vengono conferiti prevalentemente alla grande distribuzione, che pone come condizione l’assoluta mancanza di residui, soprattutto sugli ortaggi destinati al consumo fresco. Il Bacillus thuringensis Berliner ssp. aizawai, sierotipo H7 è stato confrontato alle dosi di 1.000 e 1.500 g/ha del formulato commerciale Xentari, con Bacillus thuringensis Berliner ssp. kurstaki sierotipo 3a, 3b-ceppo SA11, alla dose di 1.000 g/ha del formulato commerciale Delfin, Bacillus thuringensis ssp. kurstaki sierotipo 3a, 3b ceppo EG2348, alla dose di 1.000 g/ha del formulato commerciale (Rapax), e con il controllo non trattato (testimone), in un disegno sperimentale a blocchi randomizzati completi con quattro repliche. Il confronto è stato condotto con quattro applicazioni di prodotti, alle dosi suggerite dai produttori, eseguite mediante motopompa a spalla (pressione di 3,5 bar), impiegando 1.000 litri di acqua per ettaro e irrorando fino a gocciolamento. Gli insetticidi sono stati applicati il 26 ottobre e l’applicazione è stata ripetuta nei giorni 28 ottobre, 3 e 9 novembre. L’unità sperimentale era costituita da una parcella di 16 m2 (4 x 4 m) comprendente 7 file binate di piante, distanziate 0,28 m sulla fila e 0,28 m tra le file. Per stimare il grado di attacco è stato rilevato il numero di foglie danneggiate per pianta su 20 piante della bina centrale di ogni parcella, effettuando i rilievi alle seguenti date 28 ottobre, 2, 5 , 9, 12 e 17 novembre (rispettivamente a 2, 7, 10, 14 17 e 22 giorni dal primo trattamento). Dopo ogni rilievo le foglie danneggiate venivano asportate. Durata della ricerca: annuale Finanziamento totale: € 6.750,00 Finanziamento previsto per il 2005: € 3.000,00 Programma 2005 Programma: Convenzione C.R.A. I.S.T. - Università degli Studi di Bari Ente finanziatore: Università degli Studi di Bari Tipo di ricerca: applicata Titolo della ricerca: Valutazione dell’efficacia dei campi magnetici oscillanti alla frequenza delle microonde nel controllo degli insetti infestanti il tabacco in post-raccolta. Responsabile della ricerca: Sannino Luigi Collaboratori: Contiero Massimo Obiettivi: il lepidottero ficitino Ephestia elutella (Hub.) e il coleottero anobide Lasioderma serricorne (F.) possono infestare molti prodotti conservati sia di origine vegetale che animale, pur mostrando una spiccata preferenza per il tabacco. Contro la tignola e il tarlo del tabacco in magazzino è possibile condurre una lotta integrata basata sull’uso degli insetticidi di sintesi e delle microonde. Scopo della collaborazione con il Dipartimento di Biologia e Chimica Agroforestale ed Ambientale dell’Università di Bari è quello di condurre un esperimento teso a valutare la capacità insetticida delle microonde per il contenimento degli insetti del tabacco secco. Attività prevista: un esperimento sarà condotto nel 2005 presso un locale della Itel Telecomunicazioni S.r.L. di Ruvo di Puglia (BA), su alcune decine di cartoni di tabacco secco sia allo stato sciolto che pressato. Durata della ricerca: annuale Finanziamento previsto per il 2005: € 10.000,00 Programma 2005 ATTIVITA’ STRAORDINARIA PROSPETTO RIEPILOGATIVO MiPAF o altro Ente finanziatore Programma di ricerca Estremi Autorizzazione Min. Contributo complessivo 2005 (euro) Contributo prevedibile successivo MiPAF Risorse geneticheVegetali e Germoplasma In attesa di definizione 44.100,00 MiPAF Uso alternativo e studio della mutagenicità del condensato di tabacco D.M. n. 614/7303/03 del 02/12/03 268.000,00 MiPAF Induzione di resistenza ai virus in tabacco. In attesa di proroga In attesa di definizione A.G.E.A Colture alternative al tabacco Nota MIPAF n.41311 del 25.6.04 839.500,oo Dow AgroSciences Valutazione dell’efficacia di nuovi insetticidi nella lotta contro Spodoptera littoralis (Boisd.) In attesa di definizione 5.000,00 Sipcam Valutazione dell’efficacia di Etofenprox per la difesa del tabacco. In attesa di definizione 2.500,00 Isagro Monitoraggio di Spodoptera littoralis nella Piana del Sele e impiego del Bacillus thuringiensis In attesa di definizione 3.000,00 Università di Bari Campi magnetici e controllo infestanti in tabacco In attesa di definizione 10.000,00 Programma 2005 INTERVENTI STRUTTURALI Programma 2005 INTERVENTI STRUTTURALI SCAFATI Uffici e Laboratori Rifacimento facciate con interventi straordinari 50.000,00 Rifacimento impianto di riscaldamento 40.000,00 Ristrutturazione impianto antincendio 20.000,00 Sostituzione ascensore 20.000,00 totale 130.000,00 Azienda Rifacimento tetto locale di cura ad aria mq. 1000 100.000,00 Rifacimento impianto idrico uffici e servizi 20.000,00 Ristrutturazione serra in vetro mq 1000 40.000,00 totale 160.000,00 Totale Scafati 290.000,00 LECCE Uffici e Laboratori Rifacimento condotta idrica 10.000,00 Rifacimento impianto telefonico 5.000,00 totale 15.000,00 Azienda Sant’Anna Rifacimento ricenzione 30.000,00 Serra per float system 15.000,00 totale 45.000,00 Totale Scafati 60.000,00 BOVOLONE Magazzino Sistemazione vetrata sovrastante portone di ingresso Rifacimento del tetto e delle lattoniere Adeguamento dei servizi igienico-sanitari Uffici e Laboratori Eliminazione fessurazione pareti Rifacimento della pavimentazione Adeguamento dei servizi igienico-sanitari Revisione del tetto Essiccatore TR Rifacimento del tetto Rafforzamento passerelle nella parte alta per aggancio filze Programma 2005 ESIGENZE FINANZIARIE Programma 2005 ESIGENZE FINANZIARIE ANNO 2005 USCITE 1) FUNZIONAMENTO 1.1 Venivano indicate le spese per gli organi istituzionali dell’Ente soppresso. 1.2 Gli oneri per il personale riguardano le spese salariali, assegni, oneri previdenziali per il personale a tempo indeterminato (una unità) e personale a tempo determinato per esigenze di conduzione aziendale. 1.3 La spesa si riferisce all’acquisto di beni e servizi per l’attività ordinaria dell’Ente. 1.4 La spesa si riferisce ad oneri finanziari per commissioni bancarie 1.5 Trattasi di spese per oneri tributari, imposte e tasse. Dati analitici più dettagliati sono contenuti nella relazione che accompagna il Bilancio di previsione per il 2005. 2) ATTIVITA’ Prevede le spese per missioni, servizi, salari, manodopera avventizia a tempo determinato e per materiali destinati all’attività ordinaria sulla base delle richieste avanzate dai ricercatori dell’IST. Prevede inoltre spese per la partecipazione dei ricercatori a corsi di perfezionamento e di specializzazione, per l’elaborazione di dati meteorologici, per il mantenimento delle collezioni botaniche, per la stampa della rivista il Tabacco, per gli stage in Italia e all’estero dei ricercatori ENTRATE Non si ritiene di realizzare un avanzo di amministrazione nel 2004. Sono evidenziate le entrate che si prevedono incassare attraverso i cespiti patrimoniali (vendita di prodotti dei campi sperimentali, fitti attivi, recuperi vari), in aumento rispetto all’anno precedente. CONTRIBUTI MINISTERIALI Sono evidenziati i contributi che si richiedono al Mi.P.A.F. per il funzionamento e per la realizzazione dei programmi pari a €. 962933/oo Sostanzialmente la situazione complessiva dell’IST rispetto all’anno precedente resta immutata con l’aggravio di maggiori spese generali previste per consumi di acqua ed energia elettrica, manutenzione impianti e locali per la sicurezza degli ambienti di lavoro (D.L. 626/94) Programma 2005 PROSPETTO FINANZIARIO ATTIVITA’ ORDINARIO 2005 1) FUNZIONAMENTO 1.1) Spese per organi istituzionali 1.2) Oneri per il personale in servizio o in quiescenza dei fondi ordinari (in concordanza con quanto riportato all’legato 10 le. G29 ed esclusa la quota imputabile alle ricerche programmate e pertanto ascrivibile al successivo punto 2.1) 1.3) Acquisto di beni di consumo e servizi ( esclusa la quota imputabile alle ricerche programmate e pertanto ascrivibile al successivo punto 2.1) 1.4) Trasferimenti passivi ed oneri finanziari 1.5) Altre spese generali (oneri tributari, somme non classificabili, poste correttive TOTALE FUNZIONAMENTO 2) ATTIVITA’ 2.1) Materiali, servizi, missioni, emolumenti al personale a tempo determinato i cui oneri sono imputabili alle ricerche programmate 2.2) Attività collaterali TOTALE ATTIVITA’ 3) ACQUISTO ATTREZZATURE (punto 5 “istruzioni”) TOTALE GENERALE USCITE E N T R A T E 4) AVANZO DI AMM.NE DELL’ANNO PRECEDENTE 5) ENTRATE DERIVANTI DALLA VENDITA DI BENI E DALLA PRESTAZIONE DI SERVIZI, REDDITI E PROVENTI PATRIMONIALI, ED ALTRE ENTRATE NON CLASSIFICABILI 6) CONTRIBUTI CHE SI RICHIEDONO AL MINISTERO PER: 6.1) Funzionamento ed attività ordinaria 1 + 2 – (4 + 5) 6.2) Attrezzature per attività ordinaria (previsione punto 3 delle uscite) TOTALE GENERALE ENTRATE PREVISIONI CONSUNTIVO 2004 60.000,00 50.000,00 364.076,69 5.000,00 134.100,00 613.176,69 42.000,00 3.600,00 45.600,00 22.690,80 658.776,69 155.727,95 101.156,85 333.601,09 22.690,80 613.176,69 PREVISIONI CONSUNTIVO 2005 0,00 120.000,00 400.000,00 5.000,00 120.000,00 645.000,00 284.433,00 110.000,00 394.433,00 44.567,00 1.084.000/oo 0,00 87.500,00 951.933,00 44.567,00 1.084.000/oo Note: Il presente prospetto non deve essere modificato in alcune delle sue voci. Programma 2005 INDICE Introduzione Attività ordinaria : Schede di ricerca concluse Attività ordinaria:Schede in corso o di nuova impostazione Individuazione del punto maturazione-raccolta in foglie di tabacco bright Colture alternative al tabacco:Piante officinali Ottimizzazione delle tecniche agronomiche e delle condizioni di cura in ……. Attività biologica di metabolici secondari prodotti da isolati di Penicillum…. Uso di dosi ridotte di fungicidi associate ad agenti di controllo biologico nella. Valutazione agronomica di compost provenienti da residui solidi urbani. Analisi della variabilità genetica in tabacco mediante marcatori molecolari…. Costituzione di linee di tabacco resistenti ai nematodi ……………………….. Coltivazione del tabacco con ridotta lavorazione del terreno. Studio della comunità vegetale. ATTREZZATURE TECNICO SCIENTIFICHE ATTIVITA’ COLLATERALI ATTIVITA’ STRAORDINARIA PROSPETTO RIEPILOGATIVO DELL’ATTIVITA’ STRAORDINARIA INTERVENTI STRUTTURALI ESIGENZE FINANZIARIE Pag.2 Pag.5 Pag.10 Pag.11 Pag.19 Pag.29 Pag.37 Pag.48 Pag.64 Pag.75 Pag.85 Pag.95 Pag.107 Pag.116 Pag.118 Pag.121 Pag.140 Pag.141 Pag.143 1 PRIMO RAPPORTO SEMESTRALE RELATIVO AGLI ASPETTI ECONOMICI ED AGRONOMICI DEL PROGETTO CO.AL.TA. (25 GIUGNO 2004/30 GENNAIO 2005) Con la ratifica da parte degli Stati membri della UE nel giugno 2003 della riforma della PAC (Politica Agricola Comune), si è inteso privilegiare il produttore piuttosto che il sostegno al prodotto, trasferendo la maggior parte del finanziamento disponibile dal sistema corrente al “pagamento unico aziendale”. La riforma permette di trasferire risorse dalle misure di mercato allo sviluppo rurale ed inoltre, essendo il pagamento unico condizionato al rispetto di norme ambientali, assicura il mantenimento degli alti standard di prodotto che i consumatori mostrano di desiderare. La separazione tra l’erogazione dei fondi strutturali dell’UE ed il tipo di produzione (c.d. “disaccoppiamento”) ha riguardava anche la coltura del tabacco. Ciò ha messo in allarme gli operatori del settore nonché il Ministero delle politiche agricole, data l’importanza socio - economica del tabacco in Italia, che è coltivato su una superficie complessiva di circa 40'000 ha, con una produzione media di 3,42 t ha-1 (Istat, 2003). La distribuzione del tabacco nelle diverse regioni italiane è riportata nella figura seguente. (Dati Istat e Agea, 2001): Puglia 4.020 ha Abruzzo 1.149 ha Campania 16.524 ha Lazio 1.465 ha Toscana 2.326 ha Umbria 7.490 ha Veneto 6.420 ha Pertanto, il Consiglio dei Ministri dell’agricoltura dell’Unione Europea, in particolare grazie all’impegno del Ministro dell’Agricoltura italiano, per non creare un traumatico abbandono della coltura con serie ripercussioni economiche ed occupazionali, ha raggiunto, nell’aprile del 2004, un accordo per riformare il settore del tabacco, mantenendo per il 2005 lo status quo ed attivando dal 2006 al 2010 il disaccoppiamento parziale degli aiuti. 2 Il problema, tuttavia, è stato spostato nel tempo ma non accantonato. Il mancato sostegno alla coltivazione di tabacco per combattere il tabagismo, infatti, potrebbe portare, presumibilmente, al graduale “smantellamento” della tabacchicoltura italiana. E’ quindi opportuno prevedere in anticipo la riconversione della coltura ed il diverso utilizzo delle superfici agricole attualmente coltivate a tabacco. A questo scopo è stato presentato ed è in corso di svolgimento a partire dal 25 giugno 2004 il progetto Co.Al.Ta. (l’acronimo sta per “Colture Alternative al Tabacco”). In vero, l’accordo raggiunto nell’aprile 2004 a livello comunitario ha reso il problema della riconversione colturale meno stringente, consentendo all’azione intrapresa con il progetto Co.Al.Ta. di uscire da una logica emergenziale. Il progetto consiste nell’individuazione, con approccio multidisciplinare di taglio socio - economico ed agronomico, delle alternative al tabacco per le zone rientranti nelle province di Salerno e Benevento per la regione Campania e di Brindisi e Lecce (il Salento) per la regione Puglia. Il Co.Al.Ta., come tutti i progetti di riconversione colturale, si caratterizza dunque per un approccio complesso, che investe oltre ad aspetti di natura propriamente agronomica anche problematiche socio-economiche. Ecco perché si è reso necessario un momento di raccordo fra le varie centrali di ricerca (di natura sia agronomica che economica) ed i rappresentanti delle istituzioni del mondo agricolo (assessorati regionali all’agricoltura, sindacati, mondo imprenditoriale, ecc…). In questo ambito si è svolto il primo semestre di attività, in cui tutte le unità operative coinvolte nel progetto (oltre all’Istituto Sperimentale per il Tabacco - ente attuatore su incarico del Mipaf -, il CNR – ISAFOM, l’ISCI – Battipaglia, l’Università di Bari, l’Università di Lecce, l’Università di Napoli) sono state impegnate soprattutto nell’individuazione delle possibili alternative colturali al tabacco, nonché nell’impostazione della successiva fase agronomica, che già è stata, sia pure in parte, avviata. Pertanto, esaurita la fase della riflessione e della scelta delle colture alternative, si deve ora procedere a sperimentare in campo le colture prescelte, per verificarne la compatibilità con il contesto pedoclimatico in cui si vanno ad inserire, nonché per valutarne gli eventuali aspetti problematici di natura tecnico-agronomica, di patologia vegetale ed economica. Nella presente relazione si dà atto delle attività realizzate dal 25 giugno 2004, data di avvio del progetto, al 25 gennaio 2005. Al fine di individuare le alternative colturali al tabacco, nelle aree interessate al programma di riconversione, è stato necessario realizzare una serie di incontri fra i responsabili delle unità operative afferenti al progetto, con gli interlocutori sindacali ed istituzionali (in particolare i responsabili degli Assessorati regionali all’agricoltura, anche per far coincidere le scelte operate nell’ambito del CO.Al.Ta. con le scelte di politica agricola regionale), nonché con esponenti del mondo imprenditoriale, per vagliare il possibile impiego e la redditività delle colture prescelte. 3 Per dare conto delle azioni intraprese, il presente rapporto si articolerà in quattro parti: 1. nella prima parte sarà descritto, attraverso la sommaria ricostruzione dei tavoli di lavoro e degli incontri svoltisi, anche al fine di colloquiare con gli operatori economici interessati allo sviluppo di filiere che si originino dalle alternative colturali al tabacco, il processo che ha condotto alla individuazione di dette alternative; 2. nella seconda parte viene riportato il contributo reso dall’Istituto Nazionale di Economia Agraria (INEA), al fine di accompagnare ed indirizzare sul piano economico le scelte di riconversione operate dai vari responsabili delle altre Unità Operative (U.O.); 3. nella terza parte si riporta l’elenco delle colture su cui le singole U.O. hanno riferito intendono svolgere la propria attività di ricerca; 4. infine, concluderà il rapporto una sintesi del programma di ricerca attualmente in corso di esecuzione. 4 PARTE I RICOSTRUZIONE DEI TAVOLI DI LAVORO E DEGLI INCONTRI SVOLTISI NEL PRIMO SEMESTRE DI ATTIVITÀ Nel primo semestre di attività si sono svolte le seguenti riunioni operative: 1) 10 settembre a Lecce; 2) 17 settembre a Scafati; 3) 8 ottobre a Roma; 4) 27 ottobre a Bari; 5) 22 novembre a Scafati; 6) 25 novembre a Napoli; 7) 15 dicembre a Portici; 8) 25 gennaio a Bari. Nell’incontro del 10 settembre a Lecce, come risulta diffusamente dal verbale, si è provveduto ad illustrare brevemente il progetto Co.Al.Ta., distribuito in copia a tutti i presenti, sottolineando la sua natura “aperta”, nel senso che la parte agronomica di esso, come di fatto sta accadendo, avrebbe avuto inizio solo a partire dal 2005, una volta chiarite dal punto di vista economico e della vocazione del territorio quali colture alternative al tabacco dovessero essere oggetto di verifica agronomica. Nel corso dell’incontro, i rappresentanti delle istituzioni agricole ed industriali salentine invitati hanno fornito indicazioni e suggerimenti al riguardo (si segnalano, in particolare, gli interventi del dott. Vincenzo Castellano, dell’assessorato provinciale all’agricoltura della provincia di Lecce, del dott. Pasquale Giordano, rappresentante dell’Ispettorato Agrario Provinciale, del rappresentante della Coldiretti, Dott. Giuseppe Mori e del rappresentante dell’Assindustria di Lecce, dott. Giovanni La Gioia). Parimenti, nell’incontro del 17 settembre a Scafati, come risulta dal verbale, si è provveduto ad illustrare brevemente il progetto Co.Al.Ta., distribuito in copia a tutti i presenti. Nel corso dell’incontro, i rappresentanti delle istituzioni agricole invitati hanno fornito indicazioni e suggerimenti al riguardo (si segnalano, in particolare, gli interventi del rappresentante della Regione Campania STAPAC - Caserta Dr. Firmo Del Vecchio, del rappresentante della Coldiretti Nazionale Tabacchicoltori Dr. L Auriemma, del Presidente dell’Ordine degli Agronomi di Salerno Dr. D. Maisto, del rappresentante della Confederazione Italiana Agricoltori F. De Gregorio, nonché del rappresentante della Regione Campania Settore IPA DR. G. Allocca). L’incontro dell’8 ottobre 2004 svolto a Roma, presso la sede dell’ Istituto Nazionale di Economia Agraria, ha avuto essenzialmente natura preparatoria del tavolo di lavoro fra tutti i responsabili delle Unità Operative del CO.AL.TA, successivamente tenutosi a Bari il 27 ottobre. Nell’occasione si è provveduto a trasmettere al responsabile dell’Unità Operativa dell’INEA, dott.ssa Roberta Sardone, copia dei verbali degli incontri di Lecce (10 settembre) e di Scafati (17 settembre), nonché di tutto il materiale pervenuto all’Istituto Sperimentale per il Tabacco da parte dei singoli responsabili delle Unità Operative, in cui si propongono una serie di alternative colturali al tabacco, da sottoporre all’esame economico dell’INEA. I rappresentanti dell’INEA presenti al 5 tavolo di lavoro (oltre alla Dott.ssa Sardone, i dott.ri Pallara e Sequino degli Osservatori Inea della Puglia e della Campania), nell’occasione hanno ritenuto di dover procedere esprimendosi, dopo attenta analisi, sulle colture proposte, fornendo indicazioni su quelle da ritenere inammissibili rispetto alla normativa comunitaria attualmente vigente, o comunque escluse da finanziamenti. All’incontro del 27 ottobre a Bari, hanno preso parte tutti i rappresentanti delle Unità operative. I presenti sono stati informati dell’avvenuta approvazione delle variazioni di bilancio, ad opera dell’AGEA e del MIPAF. Quindi sono state illustrate le modalità della rendicontazione economica, da presentare con scadenza trimestrale, provvedendo alla distribuzione di un floppy disk contenente i prospetti da seguire per la rendicontazione stessa. Nell’occasione, però, le Unità Operative hanno concordato di chiedere all’AGEA una proroga fino al 30 di novembre per operare detta rendicontazione, in quanto il lavoro svolto sino ad allora non aveva prodotto un impegno di spesa significativo. Nel corso dell’incontro, i rappresentanti delle Unità Operative hanno discusso dell’andamento del progetto e delle alternative agronomiche già individuate (si veda il verbale della riunione). Si segnalano, in particolare, gli interventi del Prof. Antonio Ragazzino (IST), del Prof. Vittorio Marzi (UniBA), del Prof. Silvano Marchiori (UniLe) e dei Dott.ri Roberta Sardone e Vincenzo Sequino, dell’INEA. In particolare, i responsabili dell’INEA hanno definito due possibili strategie nell’individuazione delle colture alternative: 1) quelle compatibili con il finanziamento previsto dalla normativa comunitaria sul disaccoppiamento (c.d. “ammissibili”); 2) quelle non compatibili con detta normativa (”non ammissibili”), che porterebbero quindi alla perdita dei contributi. Anche dette colture, però, potrebbero essere prescelte come alternative al tabacco, nella misura in cui - per la loro tipicità o per la possibilità di essere coltivate con metodi biologici -, garantirebbero comunque degli utili importanti, risultando quindi economicamente delle alternative altrettanto valide al tabacco. Si è, inoltre, sottolineata l’importanza di creare una qualche forma di collegamento con l’industria (filiera), cercando di far adattare la futura produzione agricola alle esigenze delle industrie. Conclusivamente si è deciso: a) di concentrare la sperimentazione sulle colture compatibili con il finanziamento per il disaccoppiamento, senza però trascurare altre ipotesi di colture tipiche come ad esempio il fagiolo di controne o il pomodorino di collina, che trovano comunque il consenso del mercato; b) di fare affidamento sul buon senso dei Ricercatori quanto al numero ed al tipo di sperimentazioni (su proposta del Prof. Ragazzino); c) di delegare l’INEA ed il Coordinatore del progetto per la scelta delle colture da sperimentare, previo invio presso l’IST di Scafati di una relazione da parte di ogni singola U.O., sulla scorta delle analisi da ciascuna realizzate anche attraverso la somministrazione di questionari, tenendo conto delle indicazioni emerse nel tavolo di lavoro; d) di delegare già oggi l’INEA a studiare la fattibilità sul piano normativo ed economico del farro, proposto come alternativa colturale sia per il Salento che per la Campania; 6 e) di consentire di avviare la sperimentazione in campo anche prima del mese di gennaio, invitando i ricercatori interessati a detto anticipo ad informarne il coordinatore scientifico e l’INEA; f) di incaricare il Project Manager, in collaborazione con il Prof. Vittorio Marzi e l’INEA, per l’organizzazione di incontri con gli imprenditori interessati, attraverso la convocazione di tavoli di lavoro. All’incontro del 22 novembre a Scafati, hanno preso parte i ricercatori dell’I.S.T. di Scafati e di Lecce, ente attuatore del progetto Co.Al.ta. maggiormente coinvolto nello stesso sul piano economico ed operativo (v. verbale allegato). Nell’occasione il Project Manager ha descritto analiticamente quanto emerso dal tavolo di lavoro del 27 Ottobre a Bari, invitando i ricercatori, entro il mese di dicembre, a predisporre una relazione su tutte le colture che si intendono sperimentare con indicazione delle necessarie risorse (sia in termini di personale che di budget, in particolare per le attrezzature da acquistare) che bisogna impiegare. Nell’occasione il Dott. Raffaele D’Amore, di recente nominato Direttore incaricato dell’Istituto, ha svolto un articolato intervento sul progetto sottolineando l’alto valore qualitativo ed economico dei nostri prodotti tipici, il significato economico della “transumanza orticola” fra la produzione collinare e quella dell’entroterra nei mesi estivi e soffermandosi sull’analisi della base territoriale su cui si andrà ad operare (distinguendo diverse tipologie di territorio). All’incontro del 25 novembre a Napoli, presso la sede dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania, si è provveduto ad illustrare agli operatori istituzionali del settore agricolo campano lo stato di avanzamento del progetto, distribuendo una copia della lista delle colture che le varie unità operative, tenendo conto di diversi fattori quali ad esempio le caratteristiche del suolo, la redditività economica, etc., intendono sperimentare in alternativa al tabacco. Il Prof. A. Ragazzino ha precisato che la scelta delle colture da sperimentare in alternativa al tabacco è stata fatta seguendo due metodi: l’osservazione diretta, effettuata personalmente dagli agronomi, e la raccolta di suggerimenti da parte degli operatori locali attraverso la compilazione di appositi questionari. All’articolato dibattito (riportato diffusamente nel verbale) hanno preso parte il Dott. De Gregorio della CIA Regionale, i rappresentanti dell’Assessorato regionale all’agricoltura, la Dott.ssa Di Martino, il Dott. Massaro, la Dott.ssa Di Mauro, il Dott Giordano dell’ISCI e il Dott. D’Amore, Direttore dell’I.S.T. I partecipanti al tavolo di lavoro, sia pure suggerendo aggiustamenti e proposte, hanno complessivamente approvato le scelte operate dalle unità operative del progetto Co.Al.Ta. All’incontro del 15 dicembre a Portici, presso la Facoltà di Agraria, hanno preso parte i responsabili delle Unità Operative impegnate nel progetto, oltre a diversi ricercatori afferenti alle stesse. Il Project Manager ha introdotto i lavori ricordando che la fase delle scelte colturali, si è conclusa, nel senso che i singoli istituti partecipanti, hanno dato delle indicazioni sulla base della loro esperienza, sulla base della somministrazione di questionari e di tutta una serie di elementi, grazie ai quali l’INEA ha potuto effettuare, con riferimento alla normativa comunitaria, una prima valutazione delle colture alternative. A tal fine tutte le unità operative hanno ricevuto da parte dell’INEA un documento specifico dal titolo“La nuova OCM tabacco: alcune valutazioni preliminari sulle colture per la riconversione”, presentato in data 3 dicembre (allegato). Non si 7 tratta comunque di una scelta definitiva perché l’INEA si è impegnata, mentre la sperimentazione va avanti, a seguire ulteriormente queste scelte per poter esprimere alla fine del percorso valutazioni più approfondite su ulteriori elementi come la ricaduta occupazionale, l’effettiva economicità delle alternative, etc. Anche l’INEA dunque, a conclusione del progetto, darà delle indicazioni più precise sulla base di elementi che le unità operative avranno tratto dal punto di vista agronomico. Il Project Manager ha quindi sottolineato che bisogna procedere alla seconda fase, provvedendo, al più presto, alla stesura del progetto operativo dal punto di vista agronomico. Pertanto ogni unità operativa deve indicare in via ufficiale su quale colture, nell’ambito di quelle precedentemente individuate sulla base delle indicazioni dell’INEA, intende svolgere la sperimentazione. Si è quindi aperto un ampio dibattito (riportato nel relativo verbale), in cui le unità operative hanno dato conto del lavoro realizzato (sono già in atto alcune colture), che si conclude con l’impegno a predisporre entro il mese di dicembre, un progetto più dettagliato con l’indicazione delle colture che ciascuna unità operative provvederà a sperimentare, dei tempi necessari e delle risorse che si intendono impiegare. Le unità operative concordano, inoltre, sulla necessità di ottenere fin da ora dal Mipaf e dall’Agea una proroga dei tempi complessivi di realizzazione del progetto di sei mesi. Tale proroga si rende particolarmente necessaria anche in seguito al ritardo con il quale sono stati assunti i borsisti che dovranno collaborare al progetto, naturale conseguenza dei tempi di espletamento delle procedure concorsuali. All’incontro del 25 gennaio 2005 a Bari, presso la sede dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Puglia, si è provveduto ad illustrare al responsabile dell’Assessorato regionale all’agricoltura, dott. Antonicelli, lo stato di avanzamento del progetto, fornendo la lista delle colture che le varie unità operative, tenendo conto di diversi fattori quali le caratteristiche del suolo, la redditività economica, etc., intendono sperimentare nel Salento in alternativa al tabacco. Il dott. Antonicelli, confortato anche dagli interventi chiarificatori del Prof. Marzi, del Prof. Marchiori, del Dott. D’Amore, Direttore dell’IST, dei dott.ri Pallara (INEA), Greco e Lombardi (IST) (il tutto come da verbale), sia pure suggerendo aggiustamenti e proposte, ha complessivamente approvato le scelte operate dalle unità operative del Co.Al.Ta.. INCONTRI CON GLI OPERATORI ECONOMICI Quanto alla ricerca di operatori economici interessati ad attivare filiere produttive che trovino origine in nuove colture sostitutive del tabacco, si è provveduto, soprattutto grazie all’impegno del Project Manager ed all’apporto delle singole unità operative coinvolte nel progetto (in particolare il Prof. Vittorio Marzi), a prendere contatti con vari imprenditori del settore delle piante officinali, farmaceutico, dell’alimentazione, della produzione di mangimi. Detti contatti si sono concretizzati in un incontro con il mondo imprenditoriale svoltosi a Lecce il 1° dicembre 2004, presso la sede dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco (si veda il verbale). Hanno partecipato all’incontro: 1) il presidente dello zuccherificio Molisano Dott. Bizzarri, il quale ha chiarito l’importanza ed il valore economico ed occupazionale del settore della barbabietola, precisando che attualmente detta coltura ha mercato. Solo con riferimento all’anno 2004 8 si è registrata la mancanza di ben 3.000 ettari di prodotto, che lo zuccherificio Molisano avrebbe tranquillante assorbito. L’industria si è anche dichiarata disponibile a sostenerne la coltivazione anche facendosi onere dei costi di trasporto. Il ricavo economico della coltura è pari a circa 1.600 Euro per ettaro. 2) il Dott. Manfreda, responsabile del Consorzio produttori di patate, a giudizio del quale è possibile riconvertire alla coltura della patata qualche centinaio di ettari del Salento oggi coltivati a tabacco. Il primo Paese acquirente di tale prodotto è la Germania e le relative richieste coprono quasi tutta la produzione annuale, tanto che si sta cercando di realizzare una doppia produzione nell’arco dell’anno. La tecnologia agraria utilizzata dai produttori, tuttavia, è carente e questo li espone immancabilmente a grossi problemi come quello delle gelate o quello dei parassiti. Ciò limita molto la produzione complessiva di prodotto, che invece è di alta qualità. Si nota, infine, la mancanza di un’organizzazione capace di valorizzare il prodotto. 3) il Dott. Luigi Villanova, presidente della Lachifarma, azienda farmaceutica impegnata nella produzione di piante officinali utilizzate nella produzione di farmaci antimalarici (Artemisia). La Lachifarma ha già introdotto la coltivazione di questa pianta sul territorio del Sud Italia, dopo averla sperimentata con buoni risultati in Grecia. Gli sforzi dei laboratori di ricerca dell’azienda sono attualmente volti a potenziare la quantità di principio attivo della pianta che attualmente si aggira intorno al 12, 13% (in Cina la percentuale è del 10 - 11%). Il ciclo vitale dell’artemisia è in pratica simile a quello del tabacco, la semina avviene ad aprile mentre il raccolto si effettua ad agosto. E’ però in corso di valutazione dalla Lachifarma anche la possibilità di effettuare un secondo ciclo, che va da agosto a gennaio-febbraio. Circa 1.200 ettari di terreno potrebbero essere sufficienti per soddisfare quelle che al momento sono le esigenze produttive della Lachifarma. Il prezzo che verrebbe garantito ai coltivatori si aggira intorno ai 5.000 Euro per ettaro. 4) il Dott. Giuseppe Tarantini rappresentante Assindustria di Lecce, nonché proprietario dell’azienda Molino del Salento (situata a Maglie), che opera nel settore dei cereali, in particolare stoccaggio dei cereali, molitura, panificazione e pastificazione. L’azienda è interessata all’introduzione dei c.d. “cereali minori “ in particolare Farro e Orzo, per i quali sta già collaborando in un progetto con il CNR. Da studi commerciali svolti in Italia si è rilevata l’importanza di questi cereali per la dieta, soprattutto il farro, rivalutando le proprietà organolettiche di queste fibre. Diverso invece è il discorso per l’orzo, la cui diffusione di tipo alimentare resta limitata alla provincia di Lecce. Per il farro, nell’anno in corso è stata data una disponibilità di coltivazione per circa cento ettari. Per quanto riguarda la quotazione del prodotto, è stato preso come riferimento il prezzo del grano duro e su questo è stata applicata una maggiorazione tra il 25 e il 30% in funzione delle qualità mercantili della granella. Il Dott. Tarantini avrebbe anche interesse per le leguminose da granella, dichiarando che la sua azienda è disposta ad effettuare investimenti tecnologici che le possano consentire di intraprendere la coltivazione e la lavorazione di questi prodotti. 5) il Dott. Giuseppe Maria Ricchiuto, proprietario dell’azienda agricola Specchiasol, che da circa 10 anni si occupa della coltivazione e lavorazione di piante officinali ed aromatiche. Il suo interesse, affinché le filiere si espandano è notevole. La qualità del prodotto coltivato è attualmente superiore a quella delle altre piante presenti sul mercato. L’obiettivo futuro della Specchiasol è quello di aumentare il più possibile la coltivazione biologica, molto richiesta dal mercato. A tal fine sono stati contattati diversi agricoltori della zona ma i risultati sono ancora scadenti, occorrendo adeguata 9 formazione e l’organizzazione di tipo cooperativo. Attualmente la rendita di queste colture si aggira intorno ai 1500/3000 Euro per ettaro, a fronte di un numero di ore lavorative molto ridotto. Anche la ricettività del mercato è buona. Nel caso di piccoli appezzamenti, la Specchiasol potrebbe anche occuparsi di ritirare ed essiccare direttamente il prodotto. Attualmente le piante che hanno una resa economica maggiore perché più richieste dal mercato sono la camomilla e la menta piperita. Oltre alle aziende che hanno partecipato all’incontro di Lecce, interessate alla produzione su tutto il territorio di riconversione (Salento e Campania), sono in corso contatti con altre aziende del settore agro-alimentare, aziende produttrici di senape bianca da seme e del settore floricolo. E’ anche in corso di definizione una convenzione tipo che sarà utilizzabile per regolare i rapporti di collaborazione fra l’Istituto Sperimentale per il Tabacco – ente attuatore del Co.Al.Ta. per conto del Mipaf – e le aziende che intendono coadiuvare la ricerca, mettendo a disposizione le esperienze già maturate sulle colture da sperimentare (di prossima sottoscrizione è, in particolare, un protocollo con la Lachifarma). 10 Parte II CONTRIBUTO DELL’ISTITUTO NAZIONALE DI ECONOMIA AGRARIA AL FINE DI ACCOMPAGNARE ED INDIRIZZARE SUL PIANO ECONOMICO LE SCELTE DI RICONVERSIONE COLTURALE LA NUOVA OCM TABACCO: ALCUNE VALUTAZIONI PRELIMINARI SULLE COLTURE PER LA RICONVERSIONE 1. Descrizione sintetica nuovo regime di aiuti per il tabacco Con il regolamento (CE) 864/2004 del 29 aprile, e successiva rettifica del 9 giugno, è stata riformata l’OCM tabacco; il nuovo regime richiama alle norme generali dettate nel regolamento (CE) 1782/2003, dove vengono introdotti il regime di pagamento unico, la modulazione e la condizionalità. In dettaglio, con il nuovo regolamento, avremo che: • per il 2005 è prorogato l’attuale regime basato sui Regolamenti (CEE) n. 2075/92, n. (CE)1636/98, n. (CE) 2848/98 e n. (CE) 546/2002. La politica per il settore attualmente in vigore è fondata su quattro punti: un regime di quote per il contenimento della produzione complessiva europea, un regime di premi ai produttori agricoli per il sostegno del reddito, un sistema di misure di orientamento volte al miglioramento qualitativo della produzione, alla riduzione della produzione di tabacco e allo sviluppo dell’associazionismo e un regime per gli scambi con i paesi terzi. • dal 2006 al 2009 questi quattro anni rappresentano un periodo transitorio che precede l’introduzione a pieno regime della nuova politica del settore in base ai regolamenti (CE) n. 1782/2003 e 864/2004. In questo periodo il regime di aiuti per il settore del tabacco sarà, di fatto, un “mix” tra il vecchio e il nuovo regime, tant’è che alcune delle precedenti norme rimarranno in vigore. In altre parole, per il periodo 2006 – 2009 il regime di aiuti è basato sia sui regolamenti della precedente OCM che sul reg. (CE) n. 1782/2003 e 864/2004. Nel periodo transitorio, il premio dovrà essere almeno per il 40% completamente disaccoppiato ovvero trasferito al regime di pagamento unico, il restante 60% potrà ancora essere legato alla produzione e quindi normato dalla “vecchia” OCM1. Per quanto riguarda la parte disaccoppiata, in linea con quanto descritto nel regolamento 1782 del 2003, il premio è legato alla media degli aiuti ricevuti dall’azienda agricola negli anni 2000, 2001 e 20022. Il tabacco dovrà provenire da una zona di produzione elencata nell’allegato II del regolamento (CE) 2848/98, dovrà rispettare i requisiti di qualità definiti sempre dallo stesso regolamento e l’agricoltore, come nella precedente OCM dovrà avere in essere un contratto di coltivazione con una impresa di prima trasformazione. • dal 2010 (pieno regime) il premio sarà completamento disaccoppiato (premio ad ettaro), ovvero ricadrà in regime di pagamento unico, così come disposto dal reg. (CE) 1782/2003. Da questa data l’ammontare complessivo del premio viene decurtato del 50%, ovvero viene dimezzato. Dal 2010, quindi, avremo che metà del pagamento unico 1 Per conoscere la quota che rimarrà accoppiata bisognerà attendere il regolamento nazionale anche se, nel caso dell’Italia, l’aspettativa è che tale quota sarà del 60%, ovvero la percentuale massima ammessa. 2 Sono ammessi agli aiuti anche gli agricoltori che hanno acquisito quote di produzione di tabacco durante il periodo dal 1° gennaio 2002 al 31 dicembre 2005. 11 destinato al settore del tabacco sarà riservato ai produttori sotto forma di aiuto totalmente disaccoppiato, mentre l’altra metà sarà destinata all’attuazione di misure a favore delle regioni produttrici di tabacco nell’ambito dei programmi di sviluppo rurale (FEOGA-sezione garanzia, regolamento (CE) n. 1257/1999). All’interno del regime di pagamento unico, e quindi anche per il settore del tabacco, è previsto che tutti gli importi dei pagamenti diretti corrisposti agli agricoltori siano soggetti al regime di modulazione, ovvero ridotti annualmente di un determinata percentuale, 4% per il 2006 e 5% dal 2007 al 2012, da destinare come sostegno supplementare comunitario alle misure dei programmi di sviluppo rurale finanziati dalla sezione Garanzia del FEOGA. I produttori di tabacco subiranno di conseguenza una riduzione del premio sia nel periodo transitorio che in quello di pieno regime. 2. Uso del suolo agricolo nel regime di pagamento unico In base al nuovo regime di pagamento unico, ogni agricoltore è titolare di un diritto all’aiuto per ettaro calcolato dividendo la media dei pagamenti percepiti nel periodo di riferimento (importo di riferimento) per il numero medio di ettari che ha dato vita ai pagamenti diretti in quel periodo; il numero medio di ettari definisce il numero totale dei diritti all’aiuto. Ogni diritto all’aiuto abbinato ad un ettaro ammissibile conferisce il diritto al pagamento dell’importo fissato. Non sono considerati ammissibili, e quindi esclusi dal calcolo del numero medio di ettari, i terreni destinati: − alle colture permanenti (colture fuori avvicendamento che occupano il terreno per almeno cinque annate e forniscono raccolti ripetuti, reg. (CE) n. 795/2004); − alle produzioni di ortofrutticoli, sia destinati al consumo diretto (i prodotti di cui all’articolo 1, paragrafo 2 e del reg. (CE) n. 2200/96), che alla trasformazione (i prodotti di cui all’articolo 1, paragrafo 2 del reg. (CE) n. 2201/96); − e alla coltivazione di patate diverse da quelle destinate alla fabbricazione di fecola. In altre parole, l’azienda, qualora impegni del terreno in colture non ammesse al regime di pagamento, perderà il valore del premio ad ettaro moltiplicato per il numero di ettari non più ammissibili. L’agricoltore beneficiario di aiuti può anche decidere di non svolgere alcuna attività agricola; in ogni caso, egli è tenuto a rispettare su tutta la superficie aziendale i criteri di gestione obbligatori e le buone condizioni agronomiche e ambientali fissati nell’ambito della condizionalità, disposta dallo stesso regolamento 1782/2003. 3. Valutazione di ammissibilità delle colture Per quanto riguarda l’elenco di colture consegnato dall’IST in data 26 novembre 2004 - che raccoglie le proposte di sperimentazione inviate dalle altre unità operative afferenti al progetto CO.AL.TA. - si è operata una valutazione di “compatibilità” in base a quanto disposto dal regolamento sulle norme comuni ai regimi di sostegno diretto (reg. 1782/2003), tra cui come sopra illustrato rientra anche il tabacco a seguito della recente riforma dell’aprile 2004 (reg. 846/2004). Di detta valutazione si dà conto nell’elenco delle colture, nella parte III della presente relazione. Come sopra esplicitato (par. 2), il sistema di pagamento unico prevede rigide regole sull’uso del suolo. Queste comportano la possibilità di impiegare il suolo, a discrezione dell’agricoltore, per la produzione di una serie di colture, di seguito definite “ammissibili” (compreso il tabacco stesso), che determinano il mantenimento del diritto al pagamento unico. Viceversa, il regolamento indica delle colture, la cui introduzione sulle superfici che hanno originato il diritto al sostegno determina la 12 perdita del sostegno stesso. Le colture che comportano la perdita del diritto al pagamento dell’aiuto sono state di seguito definite “non ammissibili”, sebbene la loro introduzione sia comunque tecnicamente possibile, pur comportando la rinuncia al sostegno da parte dell’agricoltore beneficiario. 4. Analisi dei documenti di programmazione regionali Ulteriori valutazioni di opportunità, rispetto all’elenco delle colture indicate come proposta per la sperimentazione da parte delle altre unità operative del progetto, emergono da una sintetica descrizione di quanto riportato da alcuni documenti di programmazione relativi alle aree di interesse. Da questi documenti si evince come, a giudizio delle autorità amministrative competenti, sia potenziabile la produzione di alcuni prodotti in particolare; mentre, su altre colture sembra sussistere un generico parere negativo da parte di dette autorità, che comunque sarebbe opportuno verificare, caso per caso, in occasione dei programmati incontri locali (tavoli regionali). Puglia Come indicato nell’allegato al Programma Operativo Regionale (POR) e relativo Complemento di Programmazione (CdP) della Puglia per il periodo 2000-2006 Analisi degli sbocchi di mercato dei prodotti, gli interventi futuri che riguarderanno il mondo agricolo pugliese potranno nella gran parte dei casi riguardare miglioramenti della meccanizzazione o delle pratiche colturali, attraverso l’introduzione di innovazioni e reimpianti con varietà di maggiore qualità. Solo nei casi della floricoltura e dell’allevamento (ovicaprino e bufalino) risultano ammissibili incrementi della base e della capacità produttiva regionale. Sbocchi di mercato in base al POR e CdP Coltura/Allevamento/Prodotto Tipologia intervento Incremento capacità produttiva Olivicoltura da olio e da mensa Reimpianti e meccanizzazione (olio), impianti (mensa), irrigazione, innovazioni tecnologiche, prodotti qualità, prodotti bio NO (per olio) Floricoltura Serre e impianti, innovazioni tecnologiche, meccanizzazione operazioni colturali SI Ortaggi Prodotti biologici, prodotti qualità, tracciabilità, meccanizzazione operazioni colturali, innovazioni tecnologiche NO Pomodoro da industria Prodotti qualità, prodotti biologici, tracciabilità, meccanizzazione operazioni colturali, innovazioni tecnologiche NO Frutticoltura (ciliegio, mandorlo, susino, pesco, albicocco) Nuovi impianti SI Viticoltura vino Meccanizzazione NO Cereali Produzione biologica, tracciabilità, prodotti di qualità, innovazioni tecnologiche, meccanizzazione operazioni colturali NO Coltivazioni vivaistiche Serre e impianti SI Zootecnia (bovini, ovicaprini, bufalini) Ristrutturazione fabbricati Acquisto riproduttori maschi Solo per ovicaprini e bufalini Uova Allevamenti a terra NO Fonte: allegato al POR e CdP della Puglia 2000-2006 Analisi degli sbocchi di mercato 13 Colture minori con potenziale espansione nella provincia di Lecce Alternative colturali Ammissibili al sostegno pubblico “Sostenibili” in riforma PAC Fonte proposta Canapa NO SI COLDIRETTI Fico NO NO Piano Agricolo Triennale Mandorlo SI NO Piano Agricolo Triennale Melograno NO NO Piano Agricolo Triennale Nespolo del Giappone NO NO Piano Agricolo Triennale Cotogno NO NO Piano Agricolo Triennale Fico d’india NO NO Piano Agricolo Triennale Gelso nero NO NO Piano Agricolo Triennale Azzeruolo NO NO Piano Agricolo Triennale Corbezzolo NO NO Piano Agricolo Triennale Carrubo NO NO Piano Agricolo Triennale Sorbo NO NO Piano Agricolo Triennale Nespolo comune NO NO Piano Agricolo Triennale Piante officinali (lavanda, timo, rosmarino, origano, ecc.) NO SI Piano Agricolo Triennale Cappero NO SI Piano Agricolo Triennale Giuggiolo NO SI Piano Agricolo Triennale Fonte: Piano Agricolo Triennale della Provincia di Lecce Regione Campania Anche per quel che concerne la regione Campania, l’analisi sintetica dei documenti di programmazione regionale evidenzia l’opportunità di concentrare gli incrementi produttivi nel settore del florovivaismo e della trasformazione dei prodotti a base di latte bufalino. Sbocchi di mercato in base al POR Coltura/Allevamento/Prodotto Tipologia intervento Incremento capacità produttiva Olivicoltura da olio e da mensa a) Produzione agricola e trasformazione 􀂾 miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente e di igiene; 􀂾 recupero delle capacità abbandonate nella stessa NO 14 impresa o in altre imprese considerando il numero di piante. Florovivaismo a) Produzione agricola 􀂾 miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente; 􀂾 recupero delle capacità abbandonate nella stessa impresa o in altre imprese, 􀂾 aumento delle capacità produttive regionali entro un limite massimo del 20%. Ciò in termini di superficie per i fiori recisi e le attività vivaistiche, di piante prodotte per i fiori in vaso. b) Impianti di raccolta, conservazione e commercializzazione 􀂾 adeguamento delle capacità degli impianti di prima lavorazione, selezione, presentazione mercantile del prodotto, al reale fabbisogno del settore; 􀂾 miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente e di igiene. SI Ortaggi a) Produzione agricola 􀂾 miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente; 􀂾 recupero delle capacità abbandonate nella stessa impresa o in altre imprese. 􀂾 Incremento delle superfici in coltura protetta, ad esclusione del pomodoro, nella misura massima del 25% dell’attuale capacità regionale. b) Impianti di raccolta, conservazione e commercializzazione del prodotto 􀂾 Adeguamento delle capacità degli impianti di prima lavorazione, selezione, calibratura, presentazione mercantile del prodotto, al reale fabbisogno del settore; 􀂾 Miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 Rispetto dell'ambiente c) Trasformazione 􀂾 Miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della NO 15 qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 Miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente e di igiene; 􀂾 Recupero delle capacità abbandonate nella stessa impresa o in altre imprese. Frutticoltura (ciliegio, mandorlo, susino, pesco, albicocco) a) Produzione agricola 􀂾 Miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 Miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente; 􀂾 Recupero delle capacità abbandonate nella stessa impresa o in altre imprese; b) Impianti di raccolta, conservazione e commercializzazione del prodotto fresco 􀂾 Adeguamento delle capacità degli impianti di prima lavorazione, selezione, calibratura, presentazione mercantile del prodotto; 􀂾 Miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 Miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente e di igiene c) Trasformazione 􀂾 Miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 Miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente e di igiene; 􀂾 Recupero delle capacità abbandonate nella stessa impresa o in altre imprese NO Viticoltura vino a) Produzione agricola 􀂾 Miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 Miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente. b) Trasformazione 􀂾 Miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 Miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente e di igiene; 􀂾 Recupero delle capacità abbandonate nella stessa impresa o in altre imprese. NO Cereali a) Produzione agricola 􀂾 Miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico; NO 16 􀂾 Miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente. Zootecnia (bovini, ovicaprini, suini) 􀂾 Miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 Miglioramento delle condizioni igieniche, di benessere degli animali e di rispetto dell'ambiente; 􀂾 Recupero capacità abbandonate nella stessa impresa o in altre imprese. NO Latte e Derivati Comparto ovi-caprino 􀂾 Miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 Miglioramento delle condizioni igieniche, di benessere degli animali e di rispetto dell'ambiente; 􀂾 Recupero delle capacità abbandonate nella stessa impresa o in altre imprese. NO Latte e Derivati Comparto bovino 􀂾 Miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 Miglioramento delle condizioni igieniche, di benessere degli animali e di rispetto dell'ambiente; 􀂾 Recupero delle capacità abbandonate nella stessa impresa o in altre imprese. 􀂾 NO Latte e Derivati Comparto bufalino Produzione di latte 􀂾 miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico, realizzazione di produzioni ecocompatibili; 􀂾 miglioramento delle condizioni igieniche, di benessere degli animali e di rispetto dell’ambiente ; 􀂾 incremento delle capacità produttive regionali entro un limite massimo del 20% di quelle attuali. Produzione di derivati 􀂾 miglioramento tecnologico, contenimento dei costi di produzione, miglioramento e controllo della qualità, risparmio energetico; 􀂾 miglioramento delle condizioni di rispetto dell'ambiente e di igiene; 􀂾 incremento delle capacità di trasformazione regionali entro un limite massimo del 20% di quelle attuali per la produzione biologica e per la produzione di “Mozzarella di bufala campana DOP. I prodotti per i quali possono essere sostenuti investimenti comprendono, oltre alla mozzarella di bufala, gli altri tipi di formaggi e ricotta derivati dal latte di bufala. SI Fonte: allegato n. 2 al POR Campania 2000-2006 Analisi degli sbocchi di mercato … 17 5. Considerazioni conclusive In sintesi, le ipotesi sulle colture che saranno oggetto dei processi di riconversione nelle aree attualmente investite a tabacco devono tenere conto dei seguenti aspetti: − fino al 2010, non sembra sussistere un vantaggio per gli imprenditori agricoli alla riconversione delle superfici a tabacco; − dopo il 2010, si può ipotizzare che gli agricoltori reagiranno con comportamenti tra loro profondamente diversi: − coltivare produzioni nell’ambito di quelle che consentono il mantenimento del pagamento unico (ammissibili), compreso lo stesso tabacco; − non coltivare nulla sui terreni precedentemente utilizzati a tabacco, mantenendo il diritto al pagamento unico (almeno fino al 2013), a fronte del rispetto degli impegni previsti nell’ambito della condizionalità; − diversificare verso produzioni che comportano la perdita del diritto al pagamento unico (non ammissibili), ma che si caratterizzano per un elevato apprezzamento sul mercato, per le loro caratteristiche e per la possibilità di essere oggetto di processi di valorizzazione (denominazioni, biologico ecc.), che consentono una migliore collocazione sul mercato. In questa ipotesi la perdita del pagamento unico potrebbe essere (in tutto o in parte) compensata, sia dal maggiore valore delle produzioni messe a coltura, rispetto al tabacco, sia dalla possibilità di accesso alle forme di sostegno previste nell’ambito delle misure di sviluppo rurale, tenuto conto anche del loro potenziamento, proprio a vantaggio delle aree tradizionalmente a tabacco, come descritto in riferimento alla nuova OCM dell’aprile 2004 (par. 1). 18 Parte III ELENCO COLTURE DA SPERIMENTARE RISULTANTI DAGLI ELABORATI PRESENTATI DALLE U.O. Istituto Sperimentale per il Tabacco Province di Salerno e Benevento Attività agricola ammissibile: - Farro - Carciofo di Pietralcina - Piante officinali (Artemisia, Camomilla, Melissa, Timo, ecc…) Attività agricola “non ammissibile”, ma considerata dalle U.O. parimenti di rilevante valenza economica: - Fagiolo di Controne - Radicchio estivo - Brassicacee, minicavoli per produzione estiva - Pomodorino Salento Attività agricola “ammissibile”: - Artemisia - Asparago in coltura precoce - Canapa “Thc free” da fibra e da seme - Colture floricole a fronda recisa a basso imput energetico Attività agricola “non ammissibile” ma considerata dall’U.O. parimenti di rilevante valenza economica: - Patata precoce: non ammissibile come previsto dall’art. 51 del reg. (CE) n. 684/2004 - Brassicacee (quali biofumiganti per il controllo dei nematodi fitoparassiti) - Leguminose (Cece di Muro e pisello riccio di San Nicola) 19 CNR - ISAFOM Beneventano Attività agricola ammissibile: - Diverse linee di farro - Senape bianca da seme - Segale - Grano saraceno - Stevia Attività agricola “non ammissibile” ma considerata dall’U.O. parimenti di rilevante valenza economica: - Pomodorino ISCI - Battipaglia Beneventano: Attività agricola “non ammissibile” ma considerata parimenti dall’U.O. di rilevante valenza economica: Pomodorino da industria (tipo cherry o “tondino”) Salernitano: Fagiolo di Controne Pomodorino “corbarino” 20 Università di Bari Attività agricola “ammissibile”: - Farro - Orzo - Carciofo - Avena - Frumento duro e tenero - Piante officinali (Camomilla, Artemisia, Echinacea, Salvia, Menta) Attività agricola “non ammissibile” ma considerata parimenti dall’U.O. di rilevante valenza economica: - Patata - Cece - Lenticchia - orticole Colture originariamente non previste, la cui ammissibilità è ancora da valutare: - lupino - cicerchia - pisello proteico - segale - triticale - topinambur - cicoria da radice - girasole Università di Lecce Attività agricola “non ammissibile” ma considerata parimenti dall’U.O. di rilevante valenza economica: - Brassica botrytis var. cimosa (cultivar locali)- localmente denomianata “Mugnolo” - Daucus carota L. (cultivar locali)- denominata “Pastincana di Santu Pati” - Licopersicon esculentum Mill. (cultivar locali) - Pomodoro di Marciano ed altre cv. - Erba di S. Giovanni – Buglossaides 21 Parte IV SINTESI DELL’ATTIVITÀ AGRONOMICA PREVISTA DALLE SINGOLE U.O. 1. SINTESI DELL’ATTIVITÀ SVOLTA NEL SEMESTRE DALL’U.O. ISTITUTO SPERIMENTALE PER IL TABACCO RESPONSABILE PROF. ANTONIO RAGOZZINO, DAL 15/11/2004 RESPONSABILE DR. RAFFAELE D’AMORE Collaborano: Settore Agronomico Settore chim. e pedo-climatico Settore fitopatologico Dr. Romolo Carotenuto Dr. Renato Contillo Dr.Ernesto Lahos Dr.Antonio Ascione Dr.ssa Antonietta Napolitano Dr.Rosario Nicoletti Dr.Giuseppe Interlandi Dr.ssa Napolitano Antonietta Dr-.ssa Maria grazia Tremola Dr.Francesco Raimo Dr. Pasquale Lombardi Settore entomologico Settore Genetico Dr. Felice Porrone Dr. Luigi Sannino Dr. Ciro Sorrentino Dr. Eugenio Cozzolino Dr.ssa Luisa del Piano Sig. Vincenzo Leone Dr. Massimo Abet Sig. Giuseppe D’Amore B- Sottounità di Lecce: Dr. Pasquale Greco e Dr. Domenico Lombardi 22 A - ATTIVITÀ SVOLTA DALL’IST DI SCAFATI NEL BENEVENTANO E NEL SALERNITANO Attività agronomica predisposta e definita nel corso delle riunioni tenute a Scafati il 22/11/2004, a Lecce il 30/11/2004 ed a Portici il 15/12/04. In base all’indagine svolta, l’U.O. di Scafati ha tracciato un primo piano sulle potenzialità del territorio e sulla possibilità di introdurre nuovi ordinamenti produttivi in grado di favorire la riconversione delle aree destinate alla coltivazione del tabacco nelle province di Benevento e di Salerno. L’area da riconvertire è stata, dunque, suddivisa per zone agricole omogenee dato che le tradizionali superfici destinate a tabacco presentano caratteristiche pedo-climatiche, irrigue e grado di meccanizzazione delle coltivazioni differenti. E’ necessario, quindi, tenere in debita considerazione tutte le possibilità che le nuove colture e le tecnologie agronomiche ad esse collegate saranno in grado di esplicare nella loro globalità. La possibilità di produrre in condizioni di sanità e salubrità ambientale elevate può contribuire in modo efficace alla riuscita del progetto consentendo elevate rese e qualità superiore del prodotto. Inoltre, è indispensabile che nelle zone individuate esistano i presupposti per l’insediamento ed il potenziamento di centri di raccolta e di industrie di trasformazione in grado sia di utilizzare direttamente i prodotti e sia di facilitarne la commercializzazione (V. Convenzione con Lachifarma). Queste premesse sono fondamentali ai fini di un ampliamento del panorama agricolo vegetale sia inter che intra-specifico. Occorre individuare, inoltre, ordinamenti colturali alternativi basati su coltivazioni di specie in coltura intensiva di alto reddito da realizzare in cicli di coltivazione vernino-estivi e primaverili-estivo-autunnali in grado di sopperire al mancato reddito da tabacco. Nel rapporto predisposto dal responsabile dell’U.O. IST Scafati viene riportata una prima caratterizzazione di tipo politico-economico e agricolo della regione Campania (panorama agricolo, popolazione e consistenza delle produzione agricola, conto ecnomico) ed una seconda di tipo agro-ambientale (esame geologico, orografico, idrogeologico e pedoclimatico del territorio). Sono state esaminate le coltivazioni agricole presenti nella provincia di Benevento e di Salerno ed in particolare è stata sottoposta ad un esame tecnico-economico più accurato l’area tabacchicola beneventana sottoposta a riconversione. Le valutazioni effettuate in base a dati statistici forniti dalla Regione Campania sono state completate con l’esame dei dati per i singoli distretti produttivi rilevati dall’INEA di Napoli e riportati nella relazione del Dr.Sequino. In base all’esame dei dati ed in seguito alle rilevazioni effettuate dal personale scientifico dell’IST di Scafati con questionari approntati ad hoc e compilati dopo aver effettuato numerose Ricognizioni sul territorio interessato (agosto-settembre) sono state individuate e classificate le zone in cui sarà svolta l’attività sperimentale (v. rapporto allegato): - Zona A, costituita da terreni di fondo valle, con circa il 90-95 % della superficie irrigata, il profilo altimetrico oscilla dagli 80 ai 200 m. - Zona B, costituita da terreni di media-bassa collina, con circa il 60% della superficie irrigata, il profilo altimetrico oscilla dai 200 ai 400 m. - Zona C, costituita da terreni di media-alta collina, con circa il 30-40% della superficie irrigata, il profilo altimetrico oscilla dai 400 ai 600 m. - Zona D, costituita dai terreni di alta collina e di montagna, non irrigui, il profilo altimetrico oscilla dai 600 agli oltre 800 m. 23 In base a quanto esposto in precedenza sono state individuate le zone di coltivazione dove è in corso l’impianto dei campi sperimentali-dimostrativi. Le zone in via di definizione sono state predisposte seguendo il concetto di concentrare le colture da potenziare o da introdurre in campi la cui funzione è duplice in quanto nelle singole unità di campo verrà verificata sia l’adattabilità ambientale delle nuove introduzioni, ma soprattutto verrà esaminata la possibilità di suscitare un interesse tecnico-economico negli agricoltori tale da spingerli ad una seria riconversione della coltura del tabacco (disposizione dei campi in piccola e grande costellazione). La scelta dei campi avvenuta tra la fine di novembre ed i primi di dicembre è stata effettuata tenendo in debita considerazione quanto detto in precedenza e tenendo in debito conto la marginalità delle coltivazioni a tabacco presenti nella Zona D. La nostra attenzione è stata, quindi, focalizzata verso comuni ricadenti nelle Zone A, B e C dove più si è più concentrata nel passato la coltivazione del tabacco e dove è possibile introdurre con successo ordinamenti colturali altamente intensivi, con rotazioni e successioni accelerate tipiche delle aree ad agricoltura intensiva con colture idonee sia per il consumo fresco che per la trasformazione industriale. La scelta delle zone, gli ordinamenti colturali e le specie da coltivare nel 2005 è stata effettuata seguendo la tempistica e linee programmatiche sotto riportate: 1 - cicli di coltivazione: ciclo vernino-estivo (per il farro e per alcune officinali), cicli primaverili-estivo-autunnali (per le altre specie), ciclo annuale per il carciofo 2 – zone di riconversione: - Zona di riconversione C: sono stati allestiti tre campi già operativi, il primo nel comune di Calvi e gli altri due nel comune d Pietrelcina Campo situato nel comune di Calvi, colture previste: - Farro (7 tipi), 1° ciclo di coltivazione, la semina è stata effettuata alla fine di dicembre - Piante officinali Campi situati nel comune di Pietrelcina - Carciofo in coltura pre-esistente, area collinare (150 – 200m) - Carciofo in coltura pre-esistente, area collinare (300 - 350m) - Zona di riconversione B: Campo situato nel comune di Paduli, colture previste: - Farro, 1° ciclo coltivazione, la semina è stata effettuata alla fine di dicembre - Piante officinali, inclusa l’artemisia annua - Fagiolo ed altre leguminose per produzioni di baccelli allo stato ceroso. In questo ultimo caso è prevista l’introduzione nell’area del Fagiolo di Controne, varietà locale del salernitano, la cui produzione è molto richiesta sui mercati campani - Zona di riconversione A: Sono in fase di individuazione le due aziende ricadenti nei comuni della zona A. In questa zona dove è stata più intensa la coltivazione del tabacco e dove le condizioni bioagronomiche sono più favorevoli per una riconversione del tabacco con ordinamenti colturali più intensivi sono state scelte, per ambedue i campi, in irriguo ed in ciclo primaverile-estivo-autunnale le seguenti colture: 24 - Radicchio rosso ed altre cicorie per produzioni estivo-autunnali - Fagiolo ed altre leguminose per la produzione di baccelli cerosi, Fagiolo di Controne - Brassicacee, inclusi i cavolfiori colorati, per produzioni estivo-autunnali - Pomodorino per il consumo fresco e per la trasformazione industriale - Piante officinali, inclusa l’artemisia annua Si prevede, inoltre, anche l’utilizzazione di un ulteriore campo presso l’Azienda in Benevento di proprietà del C.N.R. – Isafom, in particolare per la coltura di varie linee di artemisia). Per la provincia di Salerno, invece, poiché l’area attualmente interessata alla coltura del tabacco è particolarmente ridotta (circa 200 ha), si prevede di avviare un solo campo in collaborazione con l’ISCI di Battipaglia nella zona collinare intorno a Cava de’ Tirreni, in cui sperimentare le seguenti colture: - pomodorino cherry - fagiolo di Controne - Artemisia annua ed altre piante officinali L’attività di ricerca e sperimentazione predisposta dal settore agronomico, prevede l’acquisto di attrezzature per i rilevi di campo, come bilance elettroniche per le pesate, termoigrografi, geotermografi, igrometri, luxometri, apparecchiature per la determinazione diretta dell’umidità del terreno, ecc. Attività di ricerca nell’ambito del Co.Al.Ta. afferente ai settori di pedologia, patologia, entomologia e genetica dell’IST di Scafati L’attività agronomica descritta in precedenza sarà completata con osservazioni e ricerche effettuate dalle altre componenti scientifiche dell’IST di Scafati. L’attività di ricerca, che sarà svolta dai vari settori, è la seguente: Attività di ricerca del Settore Chimico e Pedoclimatico (Dr.Renato Contillo e Dr.ssa Antonietta Napoletano) Saranno effettuate indagini di impatto ambientale su alcune colture proposte come alternative al tabacco, allo scopo di definire gli effetti dell’insieme delle pratiche agrotecniche su alcuni processi chiave dell’azoto del suolo, in almeno due ambienti rappresentativi del Beneventano ed uno del Salernitano. In particolare si sceglieranno ambienti aventi caratteristiche pedoclimatiche ben differenziate, un ambiente di pianura ed uno di collina. In due campi sedi di prove agronomiche, saranno eseguiti campionamenti del terreno a cadenza il più possibile ravvicinata, in dipendenza delle possibilità operative, ad almeno tre profondità. Sui campioni di suolo saranno determinati i contenuti di acqua, nitrati ed ammonio, sostanza organica solubile in acqua e poi biomassa, nitrificazione potenziale. All’inizio della coltura, i campi saranno sottoposti ad un campionamento per definire la caratteristiche principali dei terreni. Durante la coltura, saranno eseguiti rilievi distruttivi sulle piante, per determinare i principali parametri morfologici e biometrici ed il contenuto totale di azoto asportato. 25 L’andamento termo-pluviometrico locale sarà monitorato durante tutto il periodo della attività, saranno inoltre annotate tutte le operazioni colturali eseguite sulle coltivazioni. L’attività prevede l’acquisizione di nuova strumentazione, sia per sostituire apparecchi obsoleti, sia per arricchire l’IST di nuove dotazioni strumentali, necessarie a mantenere aggiornate le capacità operative. Si prevede l’acquisto di un nuovo AutoAnalyzer, tenendo presente che l’apparato potrà servire a coprire le esigenze di determinazioni chimiche di massa anche per altre U.O. del progetto. Nello stesso ambito, occorrerà acquisire un nuovo conduttimetro, due stazioni meteo portatili, da installare nei campi scelti per le prove per il monitoraggio dei parametri climatici, una stufa di buone dimensioni per l’essiccazione dei campioni di materiale vegetale. Il Dr. Contillo, inoltre, segnala segnala l’opportunità di dotare l’Istituto di strumenti come: - misuratore di nitrati portatile - apparato per la misura dell’umidità del terreno di tipo TDR - misuratore di CO2 emessa dal suolo - misuratore di attività fotosintetica L’attività di ricerca prevista richiede l’acquisto di reagenti, materiali e vetreria per laboratorio, di mappe e altre materiale documentale riferito alle aree interessate. - Attività fitopatologica (Dr. Ernesto Lahos e Dr. Rosario Nicoletti) L’attività programmata presso il laboratorio di Fitopatologia dell’IST prevede studi sui patogeni delle colture individuate come possibili alternative al tabacco nelle varie zone interessate al progetto (Campania e Puglia). Le fasi dell’attività prevedranno: a) individuazione delle patologie più diffuse sulle colture oggetto di studio; b) campionamento di piante malate nelle zone del leccese, beneventano e salernitano previste nel progetto; c) caratterizzazione e riconoscimento dei patogeni fungini isolati; d) messa in collezione dei funghi SI prevede, inoltre, che l’attività fitopatologia dell’I.S.T. si svolga in stretta sinergia con l’azione svolta dall’U.O. dell’Università di Napoli Facoltà di Agraria – Dipartimento di Arboricoltura, Botanica e Patologia vegetale, di cui è responsabile la Prof.ssa Alioto. L’attività prevede l’acquisto di apparecchiature scientifiche, reagenti e materiali di laboratorio, vetreria ed altre prodotti specifici connessi all’attività di ricerca nel settore fitopatologico. - Attività entomologica (Dr.Luigi Sannino) Nell’ambito del progetto Co.Al.Ta. veranno condotte presso il laboratorio dell’IST di Scafati studi sui patogeni e sui fitofagi delle colture individuate come possibili alternative al tabacco nelle zone interessate al progetto Benevento, Salerno e Salento. Particolare attenzione sarà dedicata alla rilevazione, identificazione e stima quantitativa dei parassiti delle specie individuate. Per gli insetti il rilevamento sarà condotto a intervalli regolari sui campioni di piante, identificando e contando l’entomofauna presente sia sulla parte ipogea che epigea. 26 Nel corso delle rilevazioni saranno identificati anche gli eventuali predatori e parassitoidi. Dall’analisi dell’incidenza dei parassiti e la valutazione dei danni si otterranno dati sufficienti per una prima formulazione di una difesa integrata. L’attività prevede l’acquisto di attrezzature scientifiche e di materiali per laboratorio per l’acquisizione e le valutazione dei dati. - Attività biochimica sezione di Genetica dellIST (Dr.Ciro Sorrentino, Dott.ssa Luisa Del Piano, Dr. Massimo Abet) Nell’ambito del progetto Co.Al.Ta., è stata proposta la seguente attività di ricerca: determinazione di alcuni parametri biochimici di rilievo su alcune delle colture oggetto di indagine, per esempio componente proteica nel fagiolo e licopene e vitamina C nel pomodorino, inulina nel carciofo ed altre componenti biodinamiche presenti nella altre specie vegetali interessate alla riconversione. Si cercherà, inoltre di genotipizzare il carciofo di Pietrelcina, mediante l’impiego di marcatori molecolari. E’ previsto l’acquisto di attrezzature scientifiche e di materiale per laboratorio al fine di poter eseguire le attività di analisi previste. 27 B. Istituto Sperimentale Tabacchi, Sottounità di Lecce Nell’ambito dell’IST la sottounità di Lecce ha predisposto il seguente programma ATTIVITÀ PREVISTA DAL DR.PASQUALE GRECO - Prima scheda ricerca: Possibilità di introduzione dell’asparago nel Salento in parziale sostituzione del tabacco. Ci si propone la finalità generale di diffondere la conoscenza nell’ambiente salentino di una coltura innovativa, quale l’asparago, dagli interessanti aspetti economico-sociali. Per conseguire tale scopo si intende mettere a punto una gestione della coltura che assicuri alla pianta le migliori condizioni per uno sviluppo adeguato fornendo nel contempo una rapida risposta ai produttori. L’asparago, tradizionalmente, è coltivato nelle regioni settentrionali. Negli ultimi anni, però, si è manifestata la possibilità di impiegare nuovi ibridi con caratteristiche di precocità adatte alle condizioni climatiche meridionali che determinano un allungamento del periodo vegetativo con conseguenti aumenti produttivi. In Puglia la coltivazione dell’asparago è localizzata in massima parte nella provincia di Foggia (circa 850 ettari); seguono Taranto e Brindisi con 70 e 35 ettari rispettivamente. Non risultano investimenti nella provincia di Lecce. La ricerca sarà realizzata nelle aree a maggiore presenza irrigua, sperimentando la compatibilità dell’asparago con i problemi connessi alla salinità delle acque tipica de larga parte del Salento. - Seconda scheda di ricerca: Caratterizzazione e potenzialità biofumiganti di Brassicacee in avvicendamenti colturali per il controllo dei nematodi fitoparassiti del terreno. La ricerca avrà come obiettivo la caratterizzazione di alcune Brassicaceae da olio per usi industriali rispetto alla loro capacità di produrre quantità sufficienti di GSLs tali che gli ITCs rilasciati per idrolisi risultino avere una buona efficacia biofumigante. A tal fine si provvederà a realizzare una comparazione tra la potenzialità produttiva in GSLs delle Brassicaceae in studio (biomassa x concentrazione di GSLs), oltre che a determinare l’effetto dell’ambiente e delle diverse fasi ontogenetiche sulla concentrazione, composizione e produzione dei GSLs e a definire la tossicità, in vitro e nel suolo, rispetto alle principali specie di nematodi fitoparassiti ed alle forme più diffuse, in ambiente meridionale, di patogeni terricoli. L’attività di ricerca, pertanto, sarà focalizzata sulle seguenti specie: Brassica napus var. oleifera Metzg.; Brassica rapa L.; Brassica juncea Czern. et Coss; Brassica carinata Braum; Raphanus sativus L. var. oleifera; Sinapis alba L.; Crambe abyssinica Hoecst ex Freus. Nell’ambito di ciascuna specie verranno studiati 7 genotipi ad habitus invernale e primaverile, ad alto contenuto in acido erucico e glucosinolati. 28 ATTIVITÀ DI RICERCA PREVISTA DAL DR. DOMENICO LOMBARDI -Titolo della prima ricerca: Introduzione di una nuova specie (Canapa “THC free”) per la produzione della fibra , di sostanze lipidiche e la messa a punto di un processo innova tivo. L’introduzione di una nuova specie, Cannabis sativa L.”THC free, incentivata dalla UE, può consentire in molte aree del Salento un’alternativa sia al tabacco sia a colture di basso reddito. Si vuole realizzare, con questa ricerca, uno studio sull’adattabilità nell’ambiente salentino di 4 – 5 accessioni con contenuto di tetraidrocannabinolo(THC) inferiore a 0,3% (THC free), così come ammesse alla coltivazione dalla UE. Saranno effettuate le determinazioni dei parametri morfo-fisiologici della pianta per lo studio della crescita e lo sviluppo di questa nuova specie nel Salento. Saranno determinati e analizzati gli aspetti quantitativi e qualitativi delle produzioni della fibra e del seme della pianta di canapa, valutando le caratteristiche agro-industriali della fibra, effettuando le analisi delle componenti fibrose, realizzando le determinazioni analitiche del contenuto in acidi grassi, proteine, antiossidanti del seme, mediante metodi tradizionali e procedendo all’estrazione e all’analisi mediante processi innovativi (mediante il sistema della CO2 supercritica) delle componenti lipidiche ed antiossidanti del seme. -Titolo della seconda ricerca: Valutazione degli aspetti fisiologici e produttivi di alcune leguminose da granella. Lo studio ha lo scopo di individuare cv.s locali e nuove costituzioni che presentino buona adattabilità agli ambienti pugliese e campano: genotipi con background genetivo differente, ad elevata attività fotosintetica, e con capacità di trasferire i prodotti fotosintetati dalla pianta nella granella, genotipi a più elevata produzione di dry matter e con un più elevato harvest index. Saranno studiati i parametri morfo-fisiologici della pianta delle leguminose da granella, tradizionalmente coltivate nel territorio, individuando i fattori della produzione nei diversi genotipi. L’individuazione delle varietà più rispondenti alle caratteristiche pedoclimatiche del territorio, può consentire di riconvertire quelle aziende a coltivazione tabacchicola, che subiscono una crisi commerciale sempre più accentuata. Titolo della terza scheda ricerca: Valutazione di cloni di patata con attitudine alla coltura primaticcia. La ricerca prevede la valutazione dell’adattabilità di nuovi cloni di patata nell’ambiente salentino messi a confronto con i cloni tradizionali coltivati nella provincia di Lecce per la coltura precoce. Lo studio è rivolto all’individuazione di genotipi che presentino la migliore espressione dell’interazione genotipo-ambiente con migliore efficienza vegetativa e produttiva nel periodo invernale. Inoltre, verrà effettuta la riproduzione controllata in vitro e poi in vivo per la produzione del tubero-seme. Titolo della quarta scheda di ricerca: Introduzione di nuove specie per la produzione di fronde verdi recise a basso imput energetico. Per le aree da riconvertire è proponibile la produzione di fronde verdi o anche di fronde fiorite e/o con frutti ornamentali utilizzando tecniche produttive a basso costo, nel 29 massimo rispetto ambientale, sia per l’operatore, sia per il consumatore finale. Potrebbero essere impiegate piante appartenenti ai generi Aralia sieboldi, Aralia variegata,Eucaliptus baby blue ed Aspidistra elatior. Lo studio prevede la valutazione di adattabilità ambientale e del potenziale produttivo. Tra le categorie fronde recise lo studio approfondirà gli aspetti produttivi e qualitativi dell’Aralia, Aspidistra, ed Eucaliptus per la produzione delle foglie e fronde recise, per valutare l’adattabilità ambientaledi queste produzioni non tradizionali del Salento, lo studio del ciclobiologico della specie, l’analisi del comportamentopost-raccolta dele fronde recise per la individuazione del processo produttivo nei territori salentini. Sarà effettuata la valutazionedei caratteri merceologici del prodotto successivi alla raccolta, senescenza delle foglie, durata e conservabilità della foglia recisa. 30 2 . U.O. Università di Bari Facoltà di Agraria – Dipartimento di Scienze delle Produzioni vegetali Prof. Vittorio Marzi – Resp.Unità operativa Nel primo semestre di attività l’Unità operativa di Bari ha impostato la propria attività su due direttive: la prima rivolta, attraverso una approfondita indagine conoscitiva a valutare la situazione agricola del Salento, nella logica di una visione d’assieme della problematica di trovare ordinamenti colturali alternativi al tabacco; la seconda rivolta alla valutazione di una serie di colture, che possono trovare concreta affermazione nel Salento, con la realizzazione di campi sperimentali. Pertanto, la prima finalità dell’indagine conoscitiva, molto si è avvalso del lavoro collegiale delle diverse unità, impostate con diversi incontri nelle diverse sedi con i rappresentanti delle istituzioni agricole e con operatori della produzione agricola e della utilizzazione industriale. In questo contesto utili sono state le indicazioni fornite dall’INEA sulla nuova OCM del tabacco, gli orientamenti preliminari sulla coltura per la riconversione. A questo proposito, è da tener presente che l’agricoltura salentina presenta nelle sue linee fondamentali una struttura tradizionale, impostata sulle colture legnose, con numerosi problemi di sopravvivenza e di perdita di competitività, a cui si affianca però un agricoltura più recente e dinamica, che avvalendosi dell’intervento irriguo, lascia intravedere migliori prospettive per il futuro. Un posto di rilievo nell’agricoltura Salentina, occupano le colture ortofloricole, a conferma della vocazione ambientale, caratterizzata da un clima alquanto mite, che permette una successione di colture durante l’anno sia in piena area che sotto protezione. Una maggiore diffusione presentano il carciofo nell’alto Salento, interessante parte della provincia di Brindisi, e la patata in alcuni centri vicini S.Maria di Leuca. Sul carciofo è stata già organizzata una giornata di studio a Mesagne, nel corso della quale sono state illustrate le possibilità delle innovazioni nelle agrotecniche, in particolar modo negli aspetti del risanamento varietale attraverso nuove tecniche vivaistiche, in modo da favorire la ripresa della coltura, che nell’alto Salento ha buone prospettive di affermazione. Anche sulla patata primaticcia, la problematica del rinnovamento varietale è molto sentito nel basso Salento, per cui sono in atto delle prove di valutazione varietale, in collaborazione con le associazioni di categoria. Un nuovo settore in fase di espansione è quello della coltivazione di specie officinali, per la presenza di operatori industriali, disponibili all’acquisto di una ampia gamma di specie, attraverso contratti di coltivazione con gli agricoltori, per la preparazione di specialità erboristiche. Per le caratteristiche di questa specie, che richiedono particolari cure post-raccolta, appaiono tra le più indicate in alternativa al tabacco. Allo stesso tempo, alcune specie come la camomilla, la calendula, l’escolzia, la malva ed altre hanno una buona richiesta sul mercato, per cui possono interessare qualche centinaia di ha, da coltivare attraverso contratti con l’industria operante nel comune di Specchia. Nel corso di un incontro con la società Lachifarma sono stati presi accordi per la messa a punto della filiera produttiva della Artemisia annua L., specie di grande interesse per l’estrazione di principi attivi nella produzione di farmaci antimalarici, molto richiesti in molti paesi in via di sviluppo. L’attività sull’Artemisia dovrebbe avere inizio in primavera. 31 Un rilevante interesse è stato dimostrato per una maggiore affermazione della bietola da zucchero, già presente da diversi anni nel Salento, il cui futuro è ovviamente legato alle disposizioni comunitarie. L’industria saccarifera del Molise, con sede a Termoli, estende il suo bacino di approvvigionamento della bietola in gran parte del foggiano, ma è presente nel salento e nella pianura metapontina, ove è possibile ottenere del prodotto più precoce, consentendo l’anticipo della campagna bieticola con allargamento del calendario di raccolta. Per tale ragione il mondo industriale bieticolo sollecita una maggiore espansione in tali aree. Sotto l’aspetto tecnico, la coltura della bietola a ciclo autunno-primaverile a raccolta anticipata a fine giugno, nel salento è abbastanza interessante sia nella programmazione della campagna di lavorazione industriale sia per il minor fabbisogno di irrigazione, per cui si giustifica l’attuale presenza per la validità dei discreti risultati economici. In accordo con il settore industriale saccarifero, è da sostenere l’attuale espansione della coltura, con interventi nel miglioramento delle agrotecniche e ad eventuali sostegni ai produttori. Il settore saccarifero ha dichiarato che nel salento ci sono i presupposti per un ulteriore aumento delle superfici anche fino a 1.500 ha. E’ da considerare che la bietola è una coltura da rinnovo, che nella regione pugliese riesce ancora a ricevere il parere favorevole degli agricoltori per la discreta redditività. Di un certo rilievo anche l’attenzione per nuovi prodotti cerealicoli, a base di farro ed orzo e per leguminose da granella. È da prevedere che le attuali disposizioni CEE nei riguardi degli aiuti alle coltivazioni agrarie possano modificare l’attuale tendenza alla monocoltura del grano duro e favorire colture alternative, con una maggiore diffusione di leguminose da granella, non solo per il consumo alimentare diretto, ma anche per l’impiego mangimistico. Particolare attenzione è stata posta al farro ed orzo tra i cereali e pisello proteico e cece tra le leguminose da granella. ***** Da questa preliminare analisi del salento, coadiuvati dagli interventi degli operatori di vari settori, sono emerse interessanti indicazioni per incentivare le attività dimostrative e sperimentali su un ampio numero di specie, che potrebbero rappresentare una possibile alternativa al tabacco. Ovviamente, gli attuali sforzi tecnici sono rivolti a migliorare la produttività, sia per gli aspetti quantitativi che qualitativi. In parallelo, a questa fase preliminare di incontri ed analisi per la crescita dell’agricoltura salentina, sono in fase di allestimento delle prove sperimentali, uno presso la sede dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco di Lecce, altri presso i campi sperimentali del Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali di Bari, in tre località (Monopoli, Policoro (MT), Gravina (BA), abbastanza differenti. In sintesi, l’U.O. di Bari ha in corso le seguenti attività: 1) Realizzazione campi catalogo di specie tipiche meridionali 2) Valutazione di ordinamenti colturali alternativi 3) Completamento dell’indagine conoscitiva sulle prospettive di nuovi indirizzi produttivi del salento, con particolare attenzione alle aree tabacchicole 4) Valutazione di varietà di patata per la coltura primaticcia 5) Possibilità di produzione di tubero seme di patata 32 6) Studi ecofisiologici finalizzati alla valutazione dei parametri ambientali sulle caratteristiche qualitative delle colture 1. Creazione campi catalogo di specie tipiche Il Salento vanta antiche tradizioni gastronomiche, dovute all’influenza degli usi dei popoli invasori venuti dal mare che hanno arricchito, condizionato e a volte modificato i sapori originari. Si pensi, ad esempio, al cece, all’orzo, all’avena. La rivalutazione di queste antiche tradizioni può rappresentare un elemento utile per la tipicizzazione dei prodotti. A tal riguardo sono stati realizzati campi dimostrativi con le seguenti specie: 􀂃 Cece (18 tra varietà, biotipi e linee sperimentali: Para 4, Para 3 PA 21, Pascià, Corlian, Ella 6287, Nero, PA 3, Athenas, Para 7, PA 34, Paki 459, Paki 609, Sultano, Paki 304, Bianka, Molian, Kairo ) 􀂃 Lenticchia (3 varietà) 􀂃 Lupino (2 linee, uno a utilizzo alimentare (locale di Locorotondo), l’altro a destinazione zootecnica (Multitalia) 􀂃 pisello proteico 􀂃 frumento duro (Kronos, Meridiano, Duilio, Portobello, Svevo, Iride, Bronte, Claudio, Canonizzo, Lesina, Simeto 􀂃 avena (Rogarotto) 􀂃 frumento tenero Craklin Carisma Sagittario 􀂃 farro (Padre Pio, Davide, Mosè) 􀂃 segale (Ascari) 􀂃 orzo (Otis, Dasio) 􀂃 cicoria (Locale di Maglie) 􀂃 cetriolo (Locale di Corigliano) Tali specie sono stati poste in campi collezione ripetuti in diverse località, al fine di individuare i materiali più interessanti. La semina di frumento duro, frumento tenero, avena, orzo, lupino e pisello proteico è stata effettuata a Monteroni in data 15/12/2004, a Monopoli in data 18/12/2004, a Gravina in data 06/01/2005. Per quanto riguarda il cece, la semina è stata effettuata il 16/02/2005 a Monopoli, il 21/02/2005 a Gravina, durante il mese di marzo a Lecce. Per la lenticchia la semina sarà effettuata nel prossimo marzo per tutti gli areali. Delle diverse linee poste a confronto saranno valutate le capacità produttive di ciascuna linea e gli aspetti qualitativi, al fine di caratterizzare il prodotto. Lo schema sperimentale relativo a tale attività a riportato in allegato I 2.Valutazione di ordinamenti colturali alternativi L’introduzione di nuove colture negli ordinamenti colturali richiede studi relativi al razionale utilizzo del fattore suolo, al fine di massimizzare il reddito con l’uso di tecniche agronomiche in grado di ridurre l’intervallo tra la raccolta della coltura principale e la semina dell’intercalare, tenendo in considerazione la perdita di fertilità agronomica dei suoli. Per il raggiungimento di questi importanti obiettivi è necessario adottare tecniche agronomiche capaci di conservare gli equilibri edafici del suolo e la produttività dello stesso per le generazioni future. 33 Vanno inoltre valutati aspetti legati al grado di intensificazione dei terreni, legato all’indirizzo produttivo aziendale, più intensivo in aziende a carattere orticolo, con disponibilità di acqua irrigua, più estensivo nelle azienda cerealicole, caratterizzate da estensioni maggiori e minor possibilità di utilizzo dell’irrigazione. A tal fine sono state impostate 3 tipologie di rotazione quadriennale alternative: - cerealicolo estensivo (girasole, cereale, cereale, erbaio) In tale rotazione è stato impostato un parcellone della dimensione di circa 400 mq suddiviso in quattro sub-parcelle seminate ciascuna con una delle specie da alternare nell’avvicendamento. Sono state utilizzate le seguenti varietà: - Davide (Farro) - Rogarotto (avena), - un miscuglio contenente avena (cv Rogarotto), veccia (cv. Sauro), orzo (cv Dasio) per quanto riguarda l’erbaio. Queste tre parcelle sono state seminate in data 15/12/2004 presso l’azienda di Monteroni (LE). Per quanto riguarda il girasole, specie primaverile estiva, la semina è prevista per la prima decade di marzo. - cerealicolo intensivo (bietola, grano tenero, patata da seme + pomodoro, leguminose) Anche in tal caso è stato impostato un parcellone della dimensione di 400 mq suddiviso in quattro sub-parcelle di 100 mq ciascuno ove sono state seminate le seguenti varietà: - Monautunno (bietola) - Sagittario (frumento tenero) - Patata da seme (cv Sieglinde) - Leguminose (cece/lenticchia) La bietola e il frumento sono stati seminati in data 15/12/2004, mentre per quanto riguarda la patata, la semina è stata effettuata in data 09/02/2005 Il pomodoro, specie tipicamente estiva, sarà posto a dimora in maggio, dopo la raccolta della patata da seme. - orticolo (insalata/pomodoro, patata novella/cetriolo, cicoria/ fagiolo, cavolfiore/peperone) Anche in tal caso è stato impostato un parcellone della dimensione di 400 mq suddiviso in quattro sub-parcelle di 100 mq ciascuno ove sono state seminate le seguenti varietà: patata (cv Sieglinde) La semina della patata è stata effettuata in data 10/02/2005 Le altre specie saranno seminate in primavera. In tutte e tre le rotazioni saranno effettuate valutazioni sulla produttività delle colture in rotazione, la loro redditività, aspetti legati all’impatto ambientale. Saranno inoltre valutati aspetti legati alla compatibilità del sistema colturale con la disponibilità di manodopera in loco. Lo schema sperimentale è riportato in allegato II 3. Valutazione di varietà di patata per la coltura primaticcia La coltivazione della patata primaticcia si estende, nel Salento su 2.400 ha, nella zona di Galatina. 34 Essa si basa su un numero limitato di cultivar: ‘Sieglinde’ , ‘Spunta’ e ‘Nicola’, che rappresentano circa il 90% del panorama varietale. La possibilità di incrementare la coltivazione della patata richiede la risoluzione di problemi legati a: a) la concentrazione dell’offerta in periodi limitati di tempo, b) alla raccolta anticipata dei tuberi non maturi con peggioramento delle caratteristiche qualitative e deprezzamento del prodotto, c) una riduzione, negli ultimi anni, della componente di esportazione estera (soprattutto verso la Germania) per le vecchie varietà coltivate, con maggiore pressione del prodotto sul mercato interno A questo si aggiunga anche il ruolo svolto dalle produzioni di alcuni Paesi del Bacino del Mediterraneo quali Spagna, Marocco, Cipro, Egitto e Tunisia, che in questi ultimi anni hanno progressivamente aumentato le superfici a patata precoce ed aumentato la loro presenza sui mercati. Questo quadro suggerisce la necessità di sviluppare iniziative sperimentali rivolte all’individuazione di nuove cultivar di patata capaci di rafforzare la componente fondamentale dell’esportazione verso i mercati del nord Europa e di aprire nuovi spazi commerciali nel mercato interno La scelta varietale rappresenta un momento importante nella programmazione colturale, in quanto ad essa si attribuisce un peso determinante per la buona riuscita della coltura. Le difficili condizioni climatiche che accompagnano il ciclo biologico della coltura precoce fanno sì che non tutte le cultivarin contesti ambientali profondamente differenti da quelli italiani, siano in grado di manifestare un adeguato adattamento. Le principali caratteristiche che una cultivar adattabile alla coltura extrastagionale deve possedere sono: 1) ciclo breve; 2) buon ritmo di accrescimento vegetativo in condizioni di temperature moderatamente basse; 3) precoce differenziazione dei tuberi ed elevato ritmo di accrescimento degli stessi nelle prime fasi del processo di tuberificazione; 4) indifferenza al fotoperiodo, unita ad una buona resistenza alle più comuni avversità parassitarie; 5) elevata capacità produttiva; 6) tubero di dimensioni medie, a pasta gialla e tenuta della stessa dopo cottura al vapore, nonché buon indice di lavabilità. A tal fine grande importanza assume la sperimentazione finalizzata a valutare la capacità di adattamento al ciclo vernino-primaverile della coltura precoce. La presente linea di ricerca, condotta in collaborazione con l’associazione provinciale Produttori patate, intende valutare la possibilità di introduzione di nuove varietà. In particolare, nel 2005, è stato allestito un campo sperimentale, in Agro di Lecce, ove sono state poste a confronto le seguenti varietà: Volumia Elisabeth, Spunta, Safrane, Gourmandine, Isci 67, Annabel, Marabel, Inova, Princess, Arnova, El paso, Sieglinde. La semina è stata effettuata in data 07/02/2004 utilizzando uno schema sperimentale a blocchi randomizzati. La distanza tra le file adottata è stata i 90 cm tra le file e 20 sulla fila, al fine di favorire la meccanizzazione di tutte le operazioni colturali. In allegato III si riporta lo schema sperimentale di tale linea di ricerca 4. Possibilità di produzione di tubero-seme di patata L’Italia è fortemente carente nella produzione di tubero seme tanto che nell’analisi dei costi per la produzione della patata l’acquisto di questo materiale rappresenta una delle voci più elevate. 35 Il buon esito della coltura è strettamente correlato all’uso dei tuberi-seme di qualità, caratterizzato da un buono stato sanitario e dall’ottimale stato fisiologico, in quanto una sua alterazione comporta una crescita più lenta e perdite di produzione. La dormienza dei tuberi viene definita come il periodo di tempo durante il quale i tuberi non sono in grado di germogliare a causa di fattori endogeni, anche se le condizioni esogene non sono limitanti (Hemberg 1985). Il periodo di dormienza può essere suddiviso in un fase iniziale di vera dormienza (rest period), condizionata esclusivamente da fattori endogeni, ed un fase di quiescenza (quiescent period o dormant period) che si verifica quando i fattori esogeni risultano limitanti. Particolarmente problematica risulta la coltivazione della patata di secondo raccolto o bisestile, a causa della indisponibilità sul mercato di tubero seme di idonee caratteristiche da destinare a tale tipo di coltivazione, che risulta il fattore produttivo limitante per il conseguimento di rese accettabili. Diverse ricerche condotte nell’Italia meridionale hanno evidenziato che, con particolari accorgimenti (Marzi et al, ), è possibile produrre tuberi seme da coltura a semina invernale (precoce) e raccolta a fine maggio inizio di giugno, da destinare sia alla a semina estiva (bisestile), con possibilità di conseguire rese accettabili, come anche a quella invernale, utilizzando adeguate tecniche di conservazione del tubero-seme. A tal fine è stata impostata una prova utilizzando del tubero seme della cv. Sieglinde della Classe Elite, da destinare alla produzione di tubero seme Le semine sono state effettuate il 09/02/2005 su terreno mai destinato a tale tipo di coltura. La conduzione della prova prevederà: - un monitoraggio della presenza di afidi al fine di intervenire alle prime catture ed assicurare la conduzione in sanità della coltura. - concimazione azotata con dosi contenute di azoto al momento dell’induzione alla tuberizzazione, al fine di assicurare un accrescimento contenuto dei tuberi e un accorciamento del periodo di dormienza dei tuberi raccolti (vedi Vecchio et al, 2001) - trattamento con dissecante al fine di ridurre il rischio di attacchi afidici e il contenimento dell’accrescimento dei tuberi - test virologici per verificare la sanità del tubero seme prodotto - conservazione dei tuberi raccolti, del calibro 35-55 mm, in magazzino a 10- 12°C, al fine di assicurare un decorso ottimale del periodo di dormienza. - illuminazione 2-3 giorni prima della raccolta al fine di assicurare una rapida germogliazione dei tuberi. I tuberi cosi trattati saranno poi seminati in coltura bisestile, confrontando poi le rese fra i tuberi cosi ottenuti e quelli comunemente utilizzati dagli agricoltori, generalmente provenienti dallo scarto di raccolta dei tuberi di coltura precoce. 5. Studi ecofisiologici finalizzati alla valutazione dei parametri ambientali sulle caratteristiche qualitative delle colture La produttività delle colture agrarie è fortemente influenzata dallo sviluppo fogliare, responsabile dell’intercettazione luminosa e della produttività della coltura. A tal fine, la misurazione del LAI risulta fondamentale per rilevare l’andamento vegetativo della coltura. Molti dei fattori limitanti la produzione si manifestano attraverso la riduzione della superficie fogliare, con riduzione della produttività. 36 Uno dei principali obiettivi di una efficiente gestione agronomica delle colture consiste nel massimizzare l’intercettazione della radiazione solare, creando le condizioni per uno sviluppo adeguato dell’area fogliare. Attraverso la realizzazione di campi dimostrativi in diverse località, utilizzando una specie per ciascuna famiglia studiata (cereali, leguminose, solanacee), è stato avviato uno studio di caratterizzazione ambientale, andando a valutare l’influenza di interventi tecnici fortemente miglioratori sulla produttività (irrigazione, concimazione, trattamenti fitosanitari) ad alto impatto ambientale. Lo studio dell’influenza di interventi agronomici fortemente miglioratori sullo sviluppo fogliare prevederà la misurazione di questo parametro al momento tramite misurazioni utilizzando metodi indiretti, attraverso stumenti portatili ( Accupar LP-80), e introducendo metodiche di misurazione basati sulla modellazione tridimensionale della vegetazione (Casa, 2002). La presenza di campi in località differenti consentirà di ottenere dati in condizioni pedoclimatiche differenti, al infine di valutare fattori edifici limitanti. Le misurazioni saranno effettuate durante le seguenti fasi: cereale - emergenza - accestimento - levata leguminose: - emergenza - formazione delle ramificazioni secondarie - levata - fioritura - allegazione solanacee - emergenza a cadenza di dieci giorni dopo la emergenza Metodi di confronto: - distruttivo (Area meter) - strumenti di campo (ceptometro) - telerilevamento (attraverso fotografie con macchina fotografica a raggi infrarossi e analisi d’immagine) Lo studio sarà infine completato, in fase di raccolta, andando a valutare l’entità delle rese e le caratteristiche qualitative dei prodotti ottenuti. La finalità dello studio è una analisi comparativa della risposta ambiental alla coltura, utile per definire quali interventi agrotecnici sono da prevedere per ottimizzare i risultati produttivi nelle differenti condizioni pedo-climatiche. 37 3. U.O. Università di Lecce – Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali Prof. Silvano Marchiori – Resp. Unità operativa L’attenzione del dipartimento di Lecce si è concentrato sulle cosiddette colture di nicchia, ovvero quelle che, in funzione di una produzione ben caratterizzata dal punto di vista geografico, si possono considerare tipiche del territorio salentino e che ben si prestano, pertanto, al mercato dei prodotti locali. Ovviamente la chiave per il successo di queste colture sta nella diversificazione colturale e nella coltivazione su piccola scala. Sarebbe, inoltre, da promuovere una politica consortile e di valorizzazione commerciale del prodotto, al fine di poterlo collocare oltre che sui mercati locali anche nei canali della media e grande distribuzione. Dopo aver suddiviso le colture più interessate al progetto in tre gruppi: colture arboree, Colture erbacee e Piante officinali, il Responsabile passa ad esaminare il primo gruppo facendo particolare attenzione alle piante arboree minori (cotogno, fico, fico d’india, gelso, melangolo, amarena, giuggiolo). Al secondo gruppo appartengono le colture erbacee tipiche del Salento. Dopo un esame delle specie interessate si sono individuate quelle, in considerazione dei limiti temporali ed economici del progetto, sulle quali si concentrerà l’attenzione dell’U.O.: cavolo mugnolo, pastinaca locale, pomodoro (cv. locale di Marciano), erba di S.Marina (Buglossoides purpurocoerulea) . L’attività sarà svolta nell’Orto Botanico del polo scientifico Ecotekne dell’Università degli Studi di Lecce in cui vengono coltivati verdure, legumi ed ortaggi più rappresentativi dell’alimentazione salentina. L’attività prevede l’adozione di una tempistica e di tecniche alternative legate al territorio in cui si va ad operare. Le tecniche di coltivazione saranno impostate secondo un protocollo di coltivazione già concordato nell’ambito dell’Orto Botanico ed in rispetto alle sequenze delle coltivazioni tradizionali. 38 4. U.O. Università di Napoli Facoltà di Agraria – Dipartimento di Arboricoltura, Botanica e Patologia vegetale Prof.ssa Daniela Alioto – Resp. Unità operativa L’attività di ricerca è stata incentrata sul prosieguo dell’opera di monitoraggio delle malattie fungine e virali delle piante erbacee, orticole e non in Campania. Nel caso specifico le ricerche si sono concentrate nelle province di Benevento e di Avellino e sono state di tipo diagnostico ed epidemiologico necessaria per attuare una buona profilassi. Il tabacco nella provincia di Benevento subisce danni cronici da nematodi galligeni (Meloidoyne spp.), da funghi tellurici (Phytophtora spp., Rhizoctonia sp.e Fusarium sp.) e da virus. In particolare i virus più presenti sono il virus del mosaico del cetriolo (CMV), il virus y della patata (PYV) ed il virus del mosaico dell’erba medica (AMV). In questa prima fase operativa, data la limitatezza temporale disponibile non è stat ancora instaurata una stretta collaborazione operativa con l’IST di Scafati, l’ISCI di Battipaglia ed il CNR di Ercolano, che pure si realizzerà necessariamente a partire dall’avvio concreto della fase agronomica del progetto. Al momento, però, sembra di poter concludere che la situazione sanitaria dovrà essere intensamente ed estesamente monitorata se si vuole giungere ad una valutazione più realistica considerato la grande variabilità ambientale degli areali ricadenti nelle province di Salerno e Benevento. 39 5. U.O. C.N.R. – Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo Dott. Riccardo D’Andria – Resp. Unità operativa Sulla base dei risultati da prove di campo dell’ISAFoM già realizzata nel beneventano le specie che hanno fornito i migliori risultati sono state il pomodoro, l’olivo da mensa ed il gladiolo da fiore reciso e per la produzione del materiale riproduttivo. Il pomodoro da industria e da consumo fresco sono colture della tradizione agricola campana. Tra le nuove cv il tipo cherry è interessante per l’intera filiera, produzione in campo e industria conserviera. E’ stato dimostrato che queste cv possono essere coltivate con buoni risultati nelle aree interne senza l’apporto irriguo c con apporti limitati ad alcune fasi del ciclo critiche per la formazione della produzione. Per quanto riguarda la qualità del prodotto da destinare all’industria dovrebbero essere messi a punto protocolli di programmazione che, prendendo in considerazione le epoche di impianto e la durata del ciclo colturale, diano la possibilità di organizzare la distribuzione in base alla capacità lavorativa sia dell’industria che dei produttori agricoli. Questo potrebbe contribuire al mantenimento di elevati standard di qualità durante il processo di produzione/trasformazione. Tra le altre colture di interesse per l’area considerata, vengono citate: l’olivo, la vite da vino e tra le colture floricole il gladiolo. Tra le colture da inserire nei piani di riconversione del tabacco vengono proposte diverse linee di farro, grano saraceno, gladiolo, senape. Ai primi di dicembre è stato seminato il farro. 40 6. U.O. C.R.A. - Istituto Sperimentale per le Colture Industriali – S.O.P. di Battipaglia Dott. Italo Giordano – Resp. Unità operativa L’andamento del mercato degli ultimi anni e le recenti iniziative per la lotta al tabagismo previste dalla Comunità e tendenti a contenere la produzione di tabacco, hanno determinato un calo considerevole delle superfici investite a tabacco e delle relative produzioni anche nella Regione Campania. Le zone regionali maggiormente toccate dalla crisi sono le aree interne collinari del Beneventano e alcune piccole aree interne del Salernitano collocate al margine della Piana del Sele, al confine con il vallo di Diano o anche quelle ai confini con l’Agro Sarnese-Nocerino. Una delle possibili azioni di intervento per ridurre al minimo l’impatto sull’occupazione e sui redditi derivanti da una drastica riduzione della coltivazione del tabacco in queste aree è rappresentata dalla possibilità di riconversione aziendale con la sostituzione parziale o completa di questa coltura con altre che riescano a garantire adeguati livelli di reddito. La scelta dovrebbe ricadere sulla coltivazione di specie di elevato interesse commerciale ed a basso impatto ambientale. Sulla base di studi precedentemente condotti da questo Istituto ed in considerazione dei risultati di indagini condotte presso gli agricoltori delle aree interessate, anche attraverso la compilazione di appositi questionari, si ritiene di individuare come possibili alternative al tabacco: il pomodorino da industria per le aree interne del Beneventano; ecotipi locali di ortive (il “Fagiolo di Controne” per le aree interne della valle del Sede e il pomodorino “Corbarino” per le zone limitrofe all’Agro Sarnese-Nocerino). Allo stato attuale delle ricerche effettuate si evidenzia come la coltivazione del pomodorino da industria potrebbe sicuramente rappresentare, per le aree interne del Beneventano, una valida ed interessante alternativa alla coltivazione del tabacco. In tali zone, esso, potrebbe imporsi come prodotto tipico di qualità ad alto valore aggiunto, soprattutto se tutelato da un marchio che ne attesti e ne garantisca l’origine e le specifiche caratteristiche qualitative legate al territorio ed alla tecnica di produzione. Precedenti sperimentazioni hanno, inoltre, evidenziato che, negli areali del Beneventano è possibile rispettare, per la coltivazione del pomodorino da industria, quanto prescritto dai disciplinari di lotta fitopatologica integrata, per cui le produzioni ottenute possono ritenersi, a tutti gli effetti, derivanti da coltura integrata. L’attività programmata prevede lo svolgimento di prove di confronto varietale, allo scopo di individuare, fra i numerosi materiali genetici disponibili (sia ibridi che varietà standard), quelli più idonei per gli ambienti in studio. Saranno, inoltre, condotte prove di tecnica colturale (con particolare riferimento all’irrigazione), allo scopo di definire l’agrotecnica più idonea per conseguire i migliori risultati quanti-qualitativi. Con riguardo al fagiolo, si punterà sulla diffusione di ecotipi locali già consolidati, sia in considerazione dell’elavato valore aggiunto rappresentato dalla specificità delle caratteristiche organolettiche e nutrizionali di tali ecotipi, sia in considerazione del loro elevato valore biologico (rapporto simbiontico per la fissazione dell’azoto) che fanno, di queste colture, delle alternative insostituibili per l’attuazione di avvicendameni colturali a basso impatto ambientale. L’attività programmata sarà condotta in stretta collaborazione con l’Istituto Sperimentale per il Tabacco di Scafati (per lo studio delle problematiche fitopatologiche 41 di natura fungina e per la valutazione qualitativa del prodotto); con il Dipartimento di Arboricoltura, Botanica e Patologia Vegetale dell Università “Federico II” di Napoli (per lo studio delle problematiche fitopatologiche di natura virale); con il CNR-ISAFoM (per studi riguardanti l’irrigazione). 42 CONCLUSIONI Quanto alla realizzazione degli impegni progettuali, dichiarati nella tabella dei “tempi di attuazione del progetto” si fa presente che, dalla lettura dei documenti presentati dai responsabili delle Unità Operative, risultano ottemperati gli impegni progettuali corrispondenti alle seguenti voci: 1. Verifica sui territori interessati delle colture tipiche e di quelle che attualmente sono utilizzate in aggiunta o già in alternativa al Tabacco; 2. Studio degli attuali sistemi di coltivazione nelle zone interessate al programma (adempiuto attraverso la somministrazione di questionari); 3. Descrizione ambientale e climatica delle zone interessate; 4. Analisi del contesto e delle strutture agricole; 5. Analisi compatibilità economica e politica delle alternative, tenendo conto anche delle tradizioni colturali delle zone interessate dal progetto e degli indirizzi provenienti dal tavolo di concertazione; 6. Impostazione della verifica agronomica delle alternative colturali. Quanto all’impegno a verificare “il Tabacco come alternativa al tabacco” e cioè la possibilità di coltivare nelle zone interessate, in particolare nel Salento, altre specie di tabacco economicamente convenienti, si è rilevato nel corso delle indagini effettuate che ove è risultato possibile la sostituzione dei tabacchi orientali con altri tipi (in particolare il tipo Bright ed il Kentachy), ciò è già da tempo avvenuto e comunque oggi sarebbe non conveniente. La circostanza è confermata nell’intervento del Dott. Auriemma, Responsabile Nazionale della Coldiretti del Tabacco, nell’incontro del 17 settembre 2004 a Scafati (v. relativo verbale). Pertanto detta verifica non avrà bisogno di essere realizzata nella fase della sperimentazione in campo. Potrebbe invece risultare utile verificare sul piano economico la possibilità di non procedere alla riconversione del tabacco per quel prodotto “di qualità”, che continuerà a rendere agli agricoltori, in ragione del fatto che le intese di recente raggiunte a livello europeo rendono compatibile la coltura con il finanziamento consentito in regime di disaccoppiamento (il tabacco cioè risulta coltura “ammissibile” ai fini del disaccoppiamento). Non risulta, invece, del tutto adempiuto il seguente impegno progettuale (o comunque non si rinviene nella documentazione alcun riferimento espresso ad essi): Studio sulla razionale gestione dell’ambiente agricolo per assicurare una qualità totale”. Per esso, in qualità di nuovo Direttore Incaricato dell’I.S.T. e responsabile della rispettiva U.O. ho intenzione di istituire una commissione di studio composta dai Dott.ri Contillo, Abet e Interlandi dell’IST e dai Dott.ri Giordano dell’ISCI e D’Andria dell’ISAFOM - CNR. A conclusione del primo semestre di attività relativa al progetto Co.Al.Ta., si deve esprimere soddisfazione per lo stato di avanzamento del progetto. Indubbiamente si sono registrate non poche difficoltà di avvio, legate anche alla natura non consueta del progetto di riconversione, che presuppone il continuo confronto fra i centri di ricerca coinvolti direttamente nel progetto (Unità Operative) ed i soggetti espressione del mondo istituzionale agricolo, nonché fra gli aspetti di natura propriamente agronomica e le problematiche di tipo socio-economico. Detta difficoltà si è acuita anche in ragione dell’avvicendamento realizzatosi durante il primo semestre di svolgimento del progetto nella guida dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco, Ente Attuatore del Co.Al.Ta. per conto del Mipaf, al Prof. Antonio Ragozzino del sottoscritto, Dott. Raffaele D’Amore, attuale Direttore Incaricato (che, pertanto, svolge, nella qualità, le funzioni di 43 responsabile dell’Unità Operativa dell’IST e di Coordinatore del Progetto). Difficoltà si sono presentate anche per la rendicontazione amministrativa delle spese sostenute dalle singole unità operative, soprattutto in ragione del fatto che la prima fase di attuazione del progetto non ha richiesto l’adozione di particolari impegni di spesa, questo sia a causa del ritardo nelle assunzione di borsisti che dell’avvio – già previsto in progetto –, solo a partire dal mese di gennaio, della fase agronomica e delle più cospicue spese ad essa relative. Nonostante dette difficoltà, si deve tuttavia sottolineare l’impegno profuso da tutti i responsabili delle Unità Operative coinvolte nel progetto e dai ricercatori, che sono riusciti ad avviare l’attività sperimentale assolvendo in larga misura ai compiti assunti. Per dare ulteriore impulso allo svolgimento dell’attività di ricerca, si chiederà formalmente all’AGEA ed al Mipaf che sia concessa una proroga di sei mesi per la conclusione dell’intero progetto, così da consentire una più congrua sperimentazione delle colture prescelte come alternative al tabacco, utilizzando tutto il personale di ricerca a contratto, che ha in larga misura preso servizio solo a partire dal gennaio 2005. Si allegano: 1) i verbali dei Tavoli di lavoro citati; 2) Copia delle relazioni presentate dalle singole unità operative, con particolare riferimento alle descrizioni pedoclimatiche e agli aspetti agricoli delle due principali aree interessate al progetto di riconversione. Il presente rapporto sarà presentato alla stampa in data 10 marzo, ore 12,00, presso l’Hotel Tiziano di Lecce ed in data 22 marzo, ore 12,00, presso l’Hotel President di Benevento e pubblicato sui siti Internet delle Unità Operative. Scafati, 7 febbraio 2005 Il Project Manager Co.Al.Ta. Il Coordinatore del Progetto Co.Al.Ta. Prof. Marco Galdi Dott. Raffaele D’Amore Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 SCHEDA DI PROGETTO 1. Tematica e Filiera Analisi e valutazione di ordinamenti produttivi alternativi nelle aree a riconversione del tabacco – ii fase 2. Titolo Colture alternative al tabacco – II fase 3. Acronimo CO.AL.TA. 2. 4. Tipo di progetto 11.1. Ricerca 11.1. Sviluppo 11.1. Dimostrativo Misto X 5. Durata (mesi) 24 mesi 6. Finanziamento complessivo richiesto (€) € 2.200.000,00 7. Coordinatore di Nome e COGNOME Dott. Raffaele D’Amore progetto Istituzione di appartenenza Indirizzo, telefono, e-mail Direttore Istituto Sperimentale per il Tabacco – C.R.A. Via P. Vitiello, n. 108 – 84018 – Scafati e-mail: progettocoaltadue@tiscali.it 8. Istituzione di appartenenza Denominazione: C.R.A. - Istituto Sperimentale per il Tabacco Indirizzo: Via P.Vitiello, 108 – 84018 – Scafati (SA) Tel.: 081.8563611, Fax: 081.8506206, e-mail: istab@niserv.uniplan.it CODICE FISCALE: 80007990650 PARTITA I.V.A.: 01202180657 N. di conto contabilità speciale presso la Tesoreria centrale e provinciale dello Stato ai sensi della legge 29.10.1984, N. 720 di "Istituzione del sistema di Tesoreria unica per Enti ed Organismi pubblici" 0169096 (Per le Istituzioni di ricerca che non hanno autonomia finanziaria amministrativa dovrà essere indicato il N. di conto contabilità speciale della amministrazione di appartenenza) N. di C/C bancario 30023774 presso Banca di Credito Cooperativo di Scafati e Cetara – ABI 08855 – CAB 76490 Si precisa che i titoli, ai sensi della normativa vigente dovranno essere emessi SENZA la produzione della bolletta di incasso Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-2 9. Curriculum del coordinatore di progetto e pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento (max 1 pag) Curriculum del Dott. Raffaele D’Amore Coordinatore del progetto e responsabile dell’Unità Operativa dell’I.S.T. 1968 - Consegue in dicembre la laurea in Scienze Agrarie presso l’Università degli Studi di Napoli. 1969 - Consegue l’abilitazione all’esercizio della professione di agronomo presso l’Università degli Studi di Napoli 1970/71 - Borsista al 6° Corso di specializzazione in Orticoltura presso il Centro di Specializzazione e Sviluppo Orticoltura Meridionale CSOM, Istituto di Agronomia, Portici (Na). 1/7/1972 – Nominato Sperimentatore presso la Sezione Centrale di Elaiografia e Miglioramento Genetico dell’Istituto Sperimentale per l’Olivicoltura di Cosenza. 1975 – Viene trasferito il 16/3/1975 all’Istituto Sperimentale per l’Orticoltura di Salerno ed assegnato alla Sezione di Tecniche Colturali. 1977/1984 – Nominato Direttore incaricato della Sezione di Tecniche Colturali dell’Istituto Sperimentale per l’Orticoltura di Salerno dal 21/1/1977 al 15/5/1984. 1976/1980 - Partecipazione come Responsabile dell’Unità Operativa al Progetto Finalizzato - CNR, Meccanizzazione delle operazioni colturali di specie orticole, con due schede di ricerca: Pomodoro e Cavolfiore. 1983/1984 - Ha collaborato con la Direzione del Corso ed ha svolto lezioni nell’ambito del 1° e del 2° Corso Internazionale di Specializzazione in Orticoltura, promossi dal Ministero degli Esteri C.E.C.T.I.. 1980/1986 - Responsabile della U.O. Sezione Centrale di Tecniche Colturali partecipa al Progetto Finalizzato Orticoltura con quattro sub-progetti: Cavolfiore e Brassicacee minori, Melanzana, Pomodoro da mensa e Colture Protette. 2/1/1984 - Nominato Direttore Straordinario della Sezione Operativa Centrale di Tecniche Colturali. 1985/1989 - Responsabile Scientifico dell’Unità Operativa afferente al Progetto CEE-Agrimed, Contratto n° 6317, su: Produzioni extrastagionali protette, ottenute da colture orticole alternative alle Solanacee finanziato dalla Commissione della Comunità Europea. Nell’ambito dell’attività ha collaborato con la Direzione dell’Istituto all’organizzazione del Convegno Internazionale CEEAgrimed del 24-25/1/1985 e con l’Istituto Nazionale dei Plastici all’organizzazione del convegno nazionale sulle Materie Plastiche nell’Agricoltura Mediterranea, Paestum, 2-4/4/1987. 1986/1990 – Ha partecipato in qualità di Responsabile dell’Unità Operativa Sezione di Tecniche Colturali al P.F. MAF Ricerche ed interventi per il miglioramento quantitativo e qualitativo delle leguminose da granella con due schede di ricerca afferenti ai sub-progetti: Fagiolo e pisello - Fava, cece e lupino. 2/1/1988 Confermato Direttore Ordinario della Sezione Operativa Centrale di Tecniche Colturali. 1991/1994 - Responsabile con il dr. Restaino del progetto CEE Transnational project optimization of out-of-season cropping in mild winter greenhouses, attività svolta in collaborazione con diverse Istituzioni di ricerca europee operanti nell’ambito dei Paesi del Bacino del Mediterraneo. 1996/2000 - Ha svolto attività in progetti di ricerca regionali in coltura protetta su specie e varietà orticole applicando le tecnologie della forzatura e della semiforzatura,. 1998/2002 – Ha partecipato al Progetto Nazionale Orticoltura del MIPAF, sottoprogetto Sistemi e tecnologie produttive in coltura protetta come responsabile di due schede di ricerca. Apprestamenti mediterranei per la coltivazione di orticole ed Impiego di portinnesti per la difesa da parassiti e patogeni tellurici. Dal 15 novembre 2004 è Direttore Incaricato dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco – C.R.A. 10. Parole chiave Colture – Alternative – Tabacco – 2 Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-3 12. Descrizione del progetto (max. 18 pagine) 12.1. Sintesi del progetto (max 2 pagine) Il COALTA.2 rappresenta un proseguimento del progetto COALTA.1, rispetto al quale estende a nuovi territori l’azione di sostegno alla riconversione. Le zone interessate comprendono: Puglia (Province di Brindisi e Lecce); Campania (province di Caserta, Avellino, Salerno e Benevento); Umbria (Alta Valle del Tevere); Toscana (Valdichiana) e Veneto (basso veronese e zone limitrofe alle province di Vicenza e Padova). La ricerca di utilizzazioni alternative delle risorse rese disponibili dall’abbandono della coltura del tabacco prenderà in considerazione un’ampia gamma di indirizzi, dalle produzioni vegetali, alimentari e no, a quelle zootecniche, fino a forme di utilizzo legate al turismo e allo sport. A tale scopo il progetto comprende le seguenti linee di attività: 1. studi dei contesti tabacchicoli, che approfondiscono ed estendono a nuove aree le indagini intraprese con il precedente progetto COALTA.1; 2. valutazione delle possibilità di filiere alternative di produzione vegetale e verifica di alcuni modelli produttivi; 3. valutazione delle possibilità di produzioni zootecniche e servizi ambientali e verifica di relativi modelli; Il progetto sarà condotto dalle seguenti unità operative: 1. CRA-IST. CRA, Istituto Sperimentale per il Tabacco, che provvederà anche al coordinamento; 2. IAO. Istituto Agronomico per l'Oltremare; 3. ISAFOM. CNR, Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo; 4. UNIPE-COLT. Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e della Produzione Vegetale - Sezione di Agronomia e Coltivazioni erbacee, Università degli Studi di Perugia; 5. CIRSEMAF. Centro Interuniversitario di ricerca sulla selvaggina e sui miglioramenti ambientali a fini faunistici; 6. IGV-PG. Istituto Genetica Vegetale, Università degli Studi di Perugia 7. CRA-ISOR. CRA, Istituto Sperimentale per l’Orticoltura - Sezione di Tecnologia e Commercializzazione La linea n.1 riguarderà sia la continuazione delle attività di ricognizione e caratterizzazione delle imprese tabacchicole intrapreso con il COALTA.1 nelle regioni meridionali e nel Veneto, sia l’estensione di tali indagini alle aree coltivate a tabacco della Toscana e dell'Umbria, e impegnerà in particolare le unità operative 1, 2, 3, 5 e 6. La linea di lavoro si raccorderà con il parallelo progetto INEA per lo studio degli effetti della normativa comunitaria e nazionale e degli aspetti socio-economici della riconversione della filiera del tabacco (progetto RIPTA). La sperimentazione prevista con la linea n.2 riguarderà produzioni vegetali per fini alimentari, per estrazione di essenze e principi farmacologici e per produzione di biomasse a fini energetici. Per le colture a fini alimentari suscettibili di valorizzazione per tipicità si provvederà a caratterizzare i prodotti in modo da assicurarne la tracciabilità, sviluppando allo scopo criteri e mezzi di diagnostica molecolare. Ove possibile, le prove agronomiche saranno integrate dallo studio di metodi di valorizzazione dei prodotti. Questa linea di lavoro impegnerà le unità 1, 3, 4, 5 e 7. Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-4 La linea di attività n.3, dedicata alla ricerca di soluzioni di utilizzo zootecnico e ambientalistico-venatorio, riguarderà la Valdichiana e possibilmente la Val tiberina, zone già interessate dallo sviluppo agrituristico, e sarà compito specifico dell’unità operativa n. 5. Ciascuna unità operativa provvederà a divulgare i risultati raggiunti in confronto con le parti interessate, per verificare l’accettabilità e le possibilità di sviluppo delle soluzioni raggiunte. L’attività di coordinamento comprenderà la gestione dei dati e delle informazioni derivanti dal progetto in modo da assicurare replicabilità, per eventuale continuazione delle ricerche, e accessibilità per le diverse parti interessate e il pubblico in generale. 12.2. Inquadramento del progetto negli obiettivi della programmazione del settore (max. 1 pagina) La riduzione dell’offerta è una delle misure per ridurre la diffusione del fumo di tabacco raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tra le azioni intraprese per il controllo del fumo, l’Unione Europea mira a ridurre drasticamente la produzione del tabacco negli stati membri, eliminando progressivamente il sostegno alla coltivazione e promuovendo la conversione verso attività alternative delle risorse materiali e umane attualmente impegnate nella filiera tabacco. Già l’OCM tabacco all’art. 13 del regolamento CE n. 2075/92 istituiva un fondo comunitario per finanziare studi volti a potenziare le opportunità di riconversione dei produttori di tabacco verso altre coltivazioni o attività. La riconversione dei produttori che a titolo individuale e su base volontaria intendano abbandonare l’attività nel settore è anche sostenuta da un programma di riscatto delle quote, con riduzione corrispondente dei limiti di garanzia. Con la riforma della Politica Agricola Comune, ratificata nel giugno 2003, si è inteso sostenere il produttore piuttosto che il prodotto, trasferendo la maggior parte del finanziamento disponibile dal sistema corrente al ‘pagamento unico aziendale’. Tale riforma permette di trasferire risorse dalle misure di mercato allo sviluppo rurale ed inoltre, essendo il pagamento unico condizionato al rispetto di norme ambientali, assicura il mantenimento degli alti standard di prodotto che i consumatori mostrano di desiderare. La separazione tra l’erogazione dei fondi strutturali UE ed il tipo di produzione (disaccoppiamento) riguarda anche la coltura del tabacco. Per attenuare le ripercussioni economiche ed occupazionali dell’abbandono della coltura, nell’aprile del 2004 è stato raggiunto un accordo di riforma che mantiene lo statu quo per il 2005 ed introduce il disaccoppiamento parziale degli aiuti dal 2006 al 2010. Tale periodo dovrebbe consentire un graduale adattamento verso altri usi delle superfici agricole attualmente coltivate a tabacco. Il sostegno allo sviluppo di iniziative specifiche per il passaggio dei tabacchicoltori ad altre attività agricole rientra pienamente tra le finalità del Fondo comunitario del tabacco e negli orientamenti della politica agricola comunitaria e nazionale. Proprio in vista di tale obiettivo nel 2004 la dotazione del fondo è stata portata dal 2% al 5% dell’intervento complessivo di settore. Il presente progetto risponde alla necessità di fornire ai produttori, alla pubblica amministrazione e ad altre parti interessate un supporto tecnico per la scelta di impieghi alternativi sostenibili delle risorse liberate dall’abbandono della tabacchicoltura, ai sensi dell’art. 14 lettera a) del Regolamento CE n. 2182/2002 del 6 dicembre 2002. Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-5 12.3. Stato dell’arte generale sull’argomento del progetto (max. 2 pagine) Le politiche dissuasive del tabagismo riguardano sia la domanda che l’offerta. Sul versante dell’offerta sono state considerate una varietà di politiche, tra cui: proibizione del consumo, restrizioni (per la gioventù), regimi di interventi su prezzi e costi, restrizioni al commercio internazionale, controllo del contrabbando, sostituzione della coltura e diversificazione produttiva (Banca mondiale, 2000). Attualmente, due terzi della produzione mondiale di tabacco sono prodotti da quattro paesi: Cina, Stati Uniti d’America, India e Brasile e solo due dei circa cento paesi produttori dipendono in larga misura dal tabacco come fonte non sostituibile di valuta: il Malawi e lo Zimbabwe. Diversi schemi sono stati sperimentati per sostituire il tabacco con altre colture. Tuttavia, eccetto che per il Canada, non sembra che finora tali schemi abbiano avuto molto successo come fattori di riduzione del consumo di tabacco, sia per la riluttanza dei tabacchicoltori a partecipare permanendo i prezzi dei tabacchi ai livelli correnti, sia per la prontezza di altri produttori ad entrare in attività (Aberg e Tedla, 1979; Al-Sadat e Zain, 1997; Altman et al., 1998). L’abbandono del tabacco a favore di altre colture può avere maggior successo nell’ambito di più ampi programmi di diversificazione produttiva. Nell’ambito del programma canadese per la diversificazione (anni ‘80), con incentivi economici, molti produttori hanno abbandonato la produzione, ma in buon numero lo avrebbero fatto indipendentemente dal programma (PAHO, 1992). In Australia, come risultato dei programmi di eliminazione del sostegno alla coltura e del riscatto delle quote, i produttori di tabacchi di minor pregio hanno lasciato il settore, mentre quelli rimasti hanno aumentato la scala produttiva. Negli Stati Uniti la ricerca di alternative al tabacco è stata molto attiva, motivata soprattutto dalle incertezze del mercato. Più di due terzi dei produttori hanno provato attività alternative negli anni recenti (Altman et al., 1996). Tuttavia tali sforzi non sono stati sistematici e gli incentivi finanziari non sono stati considerati sempre adeguati. Per la sostituzione si sono preferite colture familiari (es. ortive) o esotiche (es. ginseng). Un discreto successo sembra avere il programma intrapreso nel Maryland, basato su riscatto delle quote di produzione, sviluppo di infrastrutture per valorizzare le risorse naturali, formazione dei produttori, incentivi a collocare i terreni in schemi di preservazione del territorio (Tri- County Council for Southern Maryland, www.tccsmd.org/web/ag/agstrategy.html). Le alternative più ovvie sono state cercate tra le colture ad alto valore aggiunto e ad alta richiesta di lavoro: ortofrutticole e floricole. Anche nei paesi meno ricchi sono state identificate valide alternative in specie come la cassava in Brasile, la canna da zucchero in Kenia, peperoni, soia, cotone e varie crucifere in India. Nel complesso, le colture alternative identificate a livello mondiale superano la cinquantina, ma si ammette che sussistono vari ostacoli alla loro adozione (Yach, 1996). Colture di nicchia possono fornire rendimenti competititvi per un certo numero di aziende, ma una loro diffusione rischia di mandare giù i prezzi, annullando i vantaggi. Pertando le raccomandazioni di colture alternative al tabacco devono essere supportate da adeguate analisi di mercato, che prendano in considerazione la dimensione dei mercati potenziali, l’elasticità della domanda, le competizioni territoriali e i vantaggi comparati delle aree tabacchicole in termini di risorse, costi e accesso ai mercati. Nei diversi programmi per la riduzione delle colture di tabacco lanciati in India le condizioni di miglior successo sono risultate combinazioni di colture competitive, apprestamento di adeguate strutture di mercato, attivazione di linee di credito per gli agricoltori (Singh, 1998; Kaur, 2002). Gli studi condotti in merito mostrano che i programmi di diversificazione hanno maggior prospettive di successo come parte di più ampie iniziative volte a favorire lo sviluppo Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-6 economico generale delle aree tabacchicole, in modo da provvedere opportunità di impiego extra-agricolo (Jha e Chaloupka, 1999). Ciò può richiedere investimenti in infrastrutture, educazione e formazione, come pure un miglior accesso al credito per le piccole imprese (PEIDA, 1985). Un aiuto nel valutare le prospettive di successo delle possibili alternative può venire dalla costituzione di archivi informatici delle caratteristiche agro-ecologiche e delle risorse delle aree produttive, come pure delle risorse e delle esigenze gestionali aggiuntive necessarie (Bonoan, 1994). Con il progetto in via di conclusione COALTA.1 si è cercato di affrontare in maniera sistematica il problema delle alternative per le aree italiane a tabacchicoltura, considerando gli aspetti ecologici, agronomici ed economici delle possibili alternative colturali: verifica sui territori interessati delle colture tipiche e di quelle utilizzate in aggiunta o in alternativa al tabacco; ricognizione dei sistemi di coltivazione; descrizione delle condizioni eco-climatiche; analisi del contesto e delle strutture agricole; analisi di compatibilità economica e politica delle alternative; verifica agronomica delle alternative colturali. Tuttavia la breve durata prevista non consentirà di acquisire dati sufficienti per formulare soluzioni con fiducia di successo. Pertanto questo progetto si propone di approfondire le indagini iniziate, estendendole anche ad aree non toccate nel precedente ed ampliando il ventaglio delle opzioni considerate. Riferimenti Singh KD et al., 1998. Studies on feasibility and econpomic viability of tobacco-based intercropping systems in Bihar. Tobacco Research 24. Kaur S. Tobacco cultivation in India: time to search for alternatives. In Efrosymon D (ed) Tobacco and poverty: observations from India and Bangladesh. PATH (Canada). The Worl Bank, 2000. The economics of tobacco control. http://www1.worldbank.org/tobacco/reports.htm Aberg E, Tedla G, 1979. Tobacco and alternative crops, Report 77. Upsala: Swedish University of Agricultural Sciences, Dept. Plant Husbandry. Al-Sadat N, Zain Z, 1997. Diversification of tobacco farming in Malaysia. Proc. 10th World Conf. Tobacco and Health. Beijing. Altman DG, Levine DW, Howard G, Hamilton H, 1996. Tobacco farmers and diversification: opportunities and barriers. Tobacco Control 5, 192-8. Altman DG, Zaccaro DJ, Levine DW, Austin D, Woodell C, Bailey B, et al. 1998. Predictors of crop diversification: a survey of tobacco farmers in North Carolina. Tobacco Control 74, 376-82. Yach D, 1996. Tobacco in Africa. World Health Forum 17, 29-36. Jha P, Chaloupka FJ, 1999. Curbing the epidemic: Governments and the economics of tobacco control. The World Bank, Washington, DC. PEIDA, 1985. The tobacco industry in the European community, including Portugal and Spain. Edinburgh. Bonoan RR, 1994. Rezonification of tobacco-growing areas. Philippine Journal of Crop Science 19, 56. PAHO (Pan American Health Organization), 1992. Tobacco or health: status in the Americas. Scientific Publication N. 536. 12.4. Obiettivi generali e specifici (intermedi e finali) (max. 3 pagine) 12.4.1. Obiettivo generale Sostenere la riconversione dei produttori di tabacco verso altre produzioni o attività, ai sensi del Regolamento CE n. 2182/2002 del 6 dicembre 2002 (art. 14, lettera a), attraverso l’analisi e la verifica sperimentale di alternative di produzione vegetale o zootecnica-faunistica che, valorizzando le risorse disponibili, forniscano comparabili possibilità di remunerazione dei fattori produttivi. A tal fine si intende anche raccordare gli studi ambientali e le verifiche Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-7 sperimentali con le attività del parallelo progetto RIPTA, sui vincoli e le opportunità poste dalla legislazione comunitaria e sulla struttura dell’occupazione nelle aree tabacchicole. Le aree considerate allo scopo comprendono sia quelle studiate dal progetto COALTA.1 in via di conclusione (Salento e le province di Salerno e Benevento, con produzioni di tipi di tabacco a domanda debole), per validare i risultati fin qui ottenuti e sperimentare nuove alternative, sia quelle meno marginali per la tabacchicoltura (con tipi a domanda più sostenuta) che comunque sono colpite dalla riduzione del sostegno alla coltura (province di Caserta e Avellino, Valtiberina, Valdichiana, provincia di Verona e zone limitrofe). 12.4.2. Obiettivi specifici Determinare le caratteristiche fisiche e socio-economiche delle aree di coltivazione del tabacco e del loro contesto in Veneto, Toscana, Umbria, Campania e Puglia: ecologia e situazione corrente del settore primario e dell’ambiente rurale; aspettative e propensioni dei tabacchicoltori; presenza di produzioni tradizionali e tipiche suscettibili di sviluppo. Valutare le potenzialità delle aree interessate alla riconversione e la possibilità di introdurre nuovi ordinamenti produttivi, valorizzando anche colture tipiche trascurate in passato e tenendo conto in generale delle tendenze emergenti dal territorio. A tale scopo si cercherà di identificare zone agricole omogenee per formulare più specifici piani di riconversione, sviluppando e validando i primi risultati ottenuti con il COALTA.1, tenendo conto delle valutazioni sul regime di disaccoppiamento (progetto RIPTA). Inoltre si procederà alla verifica dei presupposti tecnico-economici per la riconversione di strutture esistenti o per l’insediamento di nuove strutture al fine di valorizzare le produzioni alternative attraverso trasformazione e commercializzazione. Sperimentare colture suscettibili di fornire prodotti valorizzabili per tipicità, provvedendo ad elaborare metodi di identificazione che consentano di commercializzarli con garanzia dell’origine. A tale riguardo si intende caratterizzare le varietà identificate come tipiche mediante analisi genomiche ed elaborare protocolli diagnostici per impiego a scopo di tracciabilità. Sperimentare filiere produttive orticole che consentano di esaltare le caratteristiche di sanità e salubrità ambientale di alcune delle aree tabacchicole considerate e che in generale siano caratterizzate da un basso impatto ambientale in regime di disaccoppiamento. Orticole e le erbe aromatiche potrebbero consentire di estendere i calendari di raccolta per prodotti a forte domanda o di fornire prodotti caratterizzabili per tipicità e qualità. Il coordinamento delle produzioni tra aree litorali e aree interne, traendo profitto dalle differenze climatiche, potrebbe dar luogo a un sistema di produzione pressoché continuo, soprattutto per le colture da foglia. La sperimentazione agronomica dovrà essere integrata dalla valutazione di metodi di raccolta e gestione dei prodotti idonei a valorizzarne la freschezza e le altre caratteristiche di qualità. Sperimentare filiere di produzione non alimentari (biomasse per impiego energetico, colture da fibra, farmaceutiche, ornamentali). Tra le colture per biomassa offre prospettive interessanti il pioppo a ciclo breve (annuo o biennale). Tra quelle da fibra si possono considerare il sorgo e la canapa, utilizzando per quest’ultima linee prive di TH-cannabinolo. Tra quelle per estrazione è particolarmente interessante l’Artemisia annua, produttrice di un efficace principio antimalarico in forte domanda, la cui sperimentazione è iniziata nel COALTA.1. Nell’ambito delle ornamentali si può considerare la produzione di fronde verdi o anche di fronde fiorite con frutti ornamentali, utilizzando tecniche a basso costo e impatto ambientale. Le prove dovranno essere condotte secondo un orientamento di filiera, integrando gli aspetti della prima trasformazione dei prodotti. Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-8 Integrare la sperimentazione agronomica delle colture alternative con varianti agrotecniche, confronti varietali e modalità di trattamento dei prodotti, in modo da definire sistemi di produzione ecologicamente compatibili e a basso impatto ambientale. A tale riguardo si intende anche valutare un protocollo di applicazione dell’azoto ‘a domanda’ basato sul monitoraggio colorimetrico della clorofilla per i suoli leggeri utilizzati preferibilmente per il tabacco Virginia bright, che richiedono un’attenzione particolare per evitare la lisciviazione dell’azoto. Monitorare lo stato fitosanitario delle sperimentazioni agronomiche di alternative colturali, al fine di valutarne la sostenibilità ecologica. A questo riguardo si intende studiare anche la condizione fitopatologica dei suoli a tabacco ed elaborare protocolli operativi per minimizzarne l’impatto negativo su altre colture. Verificare la potenzialità di alternative zootecnico-faunistiche per le aree tabacchicole toscane e umbre, inserite in un contesto caratterizzato da un discreto sviluppo dell’agriturismo: censire allevamenti ed istituti faunistici presenti; verificarne le prospettive di sviluppo e l’attrattiva per i tabacchicoltori; valutare le possibilità e i vincoli all’espansione in alternativa al tabacco. 12.5. Piano di attività (max 10 pagine) Il progetto costituisce l’estensione di analoga ricerca (COALTA.1) in corso di svolgimento in altre regioni agricole italiane (Salento e province di Salerno e Benevento, comunque interessate al proseguimento della ricerca) ad ulteriori aree, nelle quali si inizia a manifestare il problema della riconversione della filiera tabacchicola (Province di Caserta e Avellino, Umbria, Toscana e Veneto). La concentrazione locale della tabacchicoltura comporta un elevato impatto sul contesto socio-economico, che sarà affrontato con il parallelo progetto RIPTA, condotto dall’INEA, con il quale saranno coordinate le attività del COALTA.2. La situazione delle risorse tabacchicole sarà studiata in funzione di impieghi alternativi orientati a fornire remunerazioni competitive dei fattori, valorizzare le filiere produttive tradizionali e tipiche presenti nel contesto, sviluppare sistemi di gestione agronomica ecologicamente sostenibili e a basso impatto ambientale. Le soluzioni proponibili, scelte in base alla ricognizione delle caratteristiche fisiche, agronomiche, strutturali e socioeconomiche delle aree tabacchicole e mediante discussioni con produttori qualificati e altri soggetti interessati, saranno sperimentate in campo confrontando modalità agrotecniche e di gestione-trasformazione dei prodotti allo scopo di verificarne la rispondenza a tali finalità. Nella fase iniziale si procederà a incontri con i rappresentanti delle istituzioni del settore agricolo e degli agricoltori, anche attraverso seminari e visite tecniche, al fine di concordare per le diverse filiere produttive le priorità ed i criteri d’intervento. L’interazione tra le diverse parti sarà istituzionalizzata costituendo tavoli zonali di confronto ai quali parteciparanno il comitato di coordinamento, i responsabili delle unità operative, un rappresentante dell’INEA, rappresentanti del governo locale dell’agricoltura e delle organizzazioni professionali e di settore degli agricoltori. Da questi tavoli di confronto e dai risultati degli studi condotti dalle unità operative scaturirà, previa verifica della fattibilità normativa ed economica da parte dell’INEA, l’elenco di produzioni da sperimentare nella successiva fase operativa del progetto. Sulla base delle informazioni racolte con il COALTA.1 si possono già ritenere eleggibili le produzioni alternative al tabacco compatibili con il finanziamento previsto dalla normativa comunitaria sul disaccoppiamento (c.d. “ammissibili”), ovvero quelle che, pur non essendo Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-9 compatibili con detta normativa (”non ammissibili”) e comportando quindi la perdita del relativo finanziamento, per la loro tipicità o per la possibilità di essere coltivate con metodi ecologici, garantiscono comunque utili significativi, risultando quindi dal punto di vista economico alternative altrettanto valide. Oltre alle produzioni vegetali, saranno studiate anche alternative di produzione animale e di servizi ambientali. Per tutte le colture alternative designate si sperimenteranno agrotecniche e modalità di gestione dei prodotti atte a migliorare le rese e la qualità dei prodotti. Per valutarne la sostenibilità saranno condotte indagini sul regime dell’azoto nei suoli conseguente al nuovo sistema colturale, sulla suscettibilità ai patogeni e ai parassiti, sugli effetti residui dei patogeni terricoli associati al tabacco. 12.5.1. Descrizione delle attività previste suddivise per linee di ricerca o attività Il progetto si articola nelle seguenti linee di attività: 1. studi dei contesti tabacchicoli, che approfondiscono ed estendono a nuove aree le indagini intraprese con il precedente progetto COALTA.1; 2. valutazione delle possibilità di filiere alternative di produzione vegetale e verifica di alcuni modelli produttivi; 3. valutazione delle possibilità di produzioni zootecniche e servizi ambientali e verifica di relativi modelli; Linea 1. Studio dei contesti tabacchicoli Unità operative impegnate: CRA-IST, ISAFOM, IAO Obiettivi Individuare le possibilità di usi alternativi e competitivi delle risorse tabacchicole. Attività e metodi Ricognizione delle strutture tabacchicole e dei sistemi colturali nelle province di Avellino, Caserta e Verona mediante inchieste a questionario su un campione di imprese e incontri con rappresentanti professionali. Descrizione climatica delle aree tabacchicole della Campania utilizzando fonti di dati locali. Ricognizione delle risorse pedoclimatiche in Valdichiana e Valtiberina ed elaborazione di un archivio e di una cartografia tematica con metodi geomatici. Analisi dell’uso alternativo delle risorse tabacchicole e valutazione dell’impatto sociale in Valdichiana e Valtiberina. Questa attività sarà coordinata con l’INEA. Prodotti Numero Mese UO Prodotto P1 6 CRA-IST Rapporto sulle strutture tabacchicole delle province di Avellino, Caserta e Verona e lista delle colture alternative e relative prove sperimentali P3 6 ISAFOM Descrizione dei sistemi colturali in atto e definizione delle alternative da sperimentare per l'area Casertana P4 6 UNIPE-PV Lista di varietà selezionate per le prove e definizione degli esperimenti di tecnica colturale in Umbria P5 6 IGV-PG Rapporto sulle colture tipiche per la Valtiberina e lista delle prove varietali da eseguire P8 10 CRA-IST Descrizione delle caratteristiche climatiche delle aree tabacchicole avellinesi e casertane Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-10 P12 13 IAO Rapporto sulle risorse pedoclimatiche delle aree tabacchicole in Toscana ed Umbria P21 18 IAO Archivio delle risorse pedoclimatiche delle aree tabacchicole in Toscana ed Umbria P24 22 IAO Carta vocazionale delle aree tabacchicole in Toscana ed Umbria P25 24 IAO Rapporto sugli aspetti socio-economici della riconversione in Toscana ed Umbria Capisaldi (termine in mesi) C4 Sistemi e strutture tabacchicole censite per un campione di imprese della Campania e del Veneto C8 Informazioni acquisite ed elaborate sul clima delle aree tabacchicole campane C12 Informazioni acquisite sulle risorse pedoclimatiche in Valdichiana e Valtiberina C18 Archivio e mappa delle risorse pedologiche in Valdichiana e Valtiberina C24 Completamento analisi delle alternative possibili e dell’impatto socioeconomico della conversione in Valdichiana e Valtiberina Linea 2. Valutazione delle possibilità di filiere alternative di produzione vegetale e verifica di modelli produttivi Unità operative impegnate: CRA-IST, ISAFOM, UNIPE-PV, IGV-PG, CRA-ISO Obiettivi Definire e valutare agronomicamente alternative di produzione vegetale competitive con il tabacco per le aree tabacchicole delle province di Caserta, Avellino, Perugia e Verona. Monitorare le condizioni sanitarie delle colture sperimentali per valutarne l’adattabilità ecologica. Sviluppare e verificare agrotecniche a basso impatto ambientale. Sviluppare metodi diagnostici per identificare i prodotti di varietà suscettibili di valorizzare tipicità locali. Valutare modalità di raccolta e gestione-trasformazione dei prodotti idonee ad aumentarne il valore. Attività e metodi La definizione delle colture alternative da sperimentare sarà perfezionata nel corso dei primi quattro mesi del progetto, mediante lo studio di campioni di imprese delle aree tabacchicole interessate alla riconversione nelle province di Avellino, Caserta, Verona e Lecce. In particolare si cercherà di individuare le colture locali suscettibili di essere caratterizzate per tipicità. A tale scopo sarà impiegato un metodo di rilevazione per questionari, già sperimentato nel COALTA.1. Informazioni analoghe saranno condotte per l’Umbria, tenendo conto che analisi più deddagliate delle aree tabacchicole umbre e toscane sono oggetto delle altre due linee di lavoro. Per le sperimentazioni agronomiche in Campania è possibile indicare per il momento alcune specie meritevoli di prova, in base a valutazioni preliminari suffragate dai risultati provvisori del COALTA.1: farro, officinali, artemisia, orticole. Per queste colture sono previste le seguenti attività. Per il farro si verificherà l’adattabilità in zone marginali, non irrigue, mediante confronti varietali a livelli di concimazione differenziati nei terreni più poveri ed asciutti delle aree tabacchicole avellinesi, considerando la suscettibilità all’allettamento riscontrata nel COALTA.1. Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-11 Anche per le officinali con promettenti prospettive di mercato (maggiorana, melissa, timo, lavanda e issopo) si verificherà la resa su terreni marginali a diverse densità di investimento. L’Artemisia annua sarà sperimentata nelle province di Caserta e Avellino, su terreni discretamente fertili, verificando l’influenza di fattori come varietà, azoto e densità di investimento sulla resa di biomassa e di artemisina. Le ortive considerate includono per il momento radicchio, fagiolo, pomodoro, cavolfiore. Per il radicchio (ed eventuali altre specie a foglia individuate successivamente) si proveranno produzioni complementari alle aree costiere, in grado di avvantaggiarsi delle differenze climatiche durante il periodo estivo, nel quale diminuisce l’idoneità delle condizioni di queste aree. Le prove saranno basate essenzialmente su confronti varietali. Per il fagiolo si sperimenteranno varietà determinate, con raccolta allo stadio ceroso nel casertano e nell’avellinese. Per il pomodoro si utilizzeranno diverse varietà del tipo ciliegia, che saranno valutate in pianura e in collina, in entrambi i casi in asciutto e in irriguo. Per il cavolfiore saranno considerate varietà precoci colorate e di piccole dimensioni, per le quali si cercherà di determinare, con impianti cadenzati, un ciclo di coltivazione che fornisca prodotto in un periodo a domanda elevata. In considerazione del rinnovato interesse per la fibra tessile da canapa, nell’area veronese si sperimenteranno varietà di canapa prive di TH-cannabinolo per individuare quelle che forniscono il tipo di fibra di maggior domanda. Per una valutazione integrale della sostenibilità ecologica delle colture alternative, gli esperimenti saranno monitorati regolarmente in modo da rilevare l’incidenza di fitopatie e di attacchi parassitari. Uno studio particolare sarà dedicato ai possibili effetti sulle nuove colture del complesso fitopatologico associato al tabacco. I suoli relativamente sciolti pereferiti per il tabacco Virginia bright possono presentare rischio di lisciviazione dell’azoto con colture che hanno maggiori fabbisogni di questo elemento. Il monitoraggio con analisi colorimetrica (non distruttiva) del contenuto di clorofilla è stato verificato in alcune colture (tabacco compreso) come idoneo per individuare i periodi in cui è possibile somministrare l’azoto minimizzando il rischio di lisciviazione. Si prevede di tarare e verificare tale metodo per le colture destinate ai suoli più leggeri. Per l’Umbria si prevede in via preliminare di sperimentare la produzione di biomasse per uso energetico (basata su pioppo a ciclo breve e sorgo da fibra), una filiera di officinali per estrazione di sostanze medicinali e cosmetiche, la valorizzazione di specie alimentari locali suscettibili di fornire prodotti caratterizzabili come tipici. La sperimentazione comprenderà confronti varietali e fattori colturali (impianto, concimazione, difesa) e cercherà di mettere a punto sistemi di coltivazione a basso impatto ambientale, valutandone anche la sostenibilità economica e la competitività con il tabacco. La valorizzazione dei prodotti di specie e cultivar che si possono considerare tipiche per le aree interessate dal progetto sarà perseguita anche mediante studio di metodi e protocolli di identificazione basati su diagnostica biochimica e genetica. Tale studio servirà anche a porre le premesse per futuri piani di miglioramento genetico. I prodotti tipici potranno essere caratterizzati anche per gli aspetti nutrizionali, presso laboratori esterni o con la collaborazione dell’Istituto Nazionale della Nutrizione (mediante commessa su convenzione). Per migliorare il risultato delle alternative orticole saranno condotti interventi di formazione dei produttori sulla raccolta e sulla gestione dei prodotti e si sperimenteranno metodi di gestione finalizzati a preservare l’integrità e la freschezza dei prodotti. Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-12 Prodotti Numero Mese Unità Prodotto P2 6 CRA-ISO Piano di formazione dei produttori per valorizzare i prodotti orticoli migliorando la raccolta e la gestione P9 10 CRA-IST Primo rapporto sulle condizioni sanitarie delle colture sperimentali P10 13 ISAFOM Rapporto intermedio sulle alternative sperimentate nell'area Casertana P11 13 CRA-ISO Rapporto intermedio sulla sperimentazione dei metodi di gestione dei prodotti orticoli P13 13 UNIPE-PV Rapporto intermedio sulle sperimentazioni agronomiche in Umbria P14 13 IGV-PG Rapporto intermedio sulla sperimentazione varietale sulla caratterizzazione genotipica di colture tipiche per l'Umbria P16 13 CRA-IST Rapporto intermedio sulle attività svolte nelle province di Avellino, Caserta, Verona, Lecce e Brindisi P18 14 CRA-IST Secondo rapporto sulle condizioni sanitarie delle colture sperimentali P19 14 CRA-IST Protocollo del metodo di controllo della fertilizzazione azotata P20 18 CRA-IST Terzo rapporto sulle condizioni sanitarie delle colture sperimentali P22 22 CRA-IST Protocollo per l’identificazione genetica delle cultivar tipiche per la Campania P23 22 IGV-PG Protocollo per l’identificazione genetica delle cultivar e dei prodotti tipici per la Valtiberina P26 22 CRA-IST Rapporto finale sullo stato sanitario delle colture P27 22 CRA-IST Rapporto sulla fitopatologia dei suoli a tabacco P28 24 CRA-IST Rapporto finale sui risultati relativi delle attività svolte nelle province di Avellino, Caserta, Verona, Lecce e Brindisi P29 24 CRA-ISO Guide per la raccolta e la gestione dei prodotti orticoli P30 24 CRA-ISO Rapporto finale sui risultati delle attività relative alla gestione postraccolta P31 24 ISAFOM Rapporto finale sui risultati delle verifiche agronomiche nell'area casertana P32 24 UNIPE-PV Rapporto finale sui risultati delle prove agrotecniche svolte in Umbria P33 24 IGV-PG Rapporto finale sui risultati delle prove con colture tipiche svolte in Umbria Capisaldi (termine in mesi) C4 Alternative colturali individuate; inizio sperimentazione in campo C8 Completamento interventi di formazione dei produttori su raccolta e gestione dei prodotti orticoli C12 Termine valutazioni preliminari per la sperimentazione agronomica condotta dall’ISAFOM C18 Soluzioni di diagnostica biochimica e genetica definite C24 Conclusione sperimentazioni in campo Linea 3. Valutazione delle possibilità di produzioni zootecniche e servizi ambientali e verifica di relativi modelli Unità operative impegnate: CIRSEMAF Obiettivi Valutare la possibilità di conversione zootecnica-faunistica per le aree tabacchicole della Valdichiana e della Valtiberina Attività e metodi Ricognizione degli allevamenti e degli istituti faunistici presenti nelle aree interessate e verifica dei punti di forza e di debolezza delle attuali filiere di produzione animale. Descrizione delle aree sotto il profilo ecologico e climatico. Confronto con i tabacchicoltori per verificare la disponibilità e gli orientamenti verso l’attuazione di alternative di produzione animale e servizi turistico-venatori. Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-13 Individuazione di specie e razze suscettibili di allevamento ecologicamente sostenibile e di fornire prodotti tipici e di qualità elevata. Verifica sperimentale di modelli di produzione animale e definizione delle tecniche di allevamento consigliabili. Prodotti Numero Mese Unità Prodotto P6 6 CIRSEMAF Descrizione degli allevamenti in atto e lista delle alternative zootecniche e faunistiche da sperimentare in Valdichiana e Valtiberina P15 13 CIRSEMAF Rapporto intermedio sulle alternative zootecniche e faunistiche per Valdichiana e Valtiberina P34 24 CIRSEMAF Rapporto finale sulle alternative zootecniche e faunistiche per Valdichiana e Valtiberina Capisaldi (termine in mesi) C4 Inizio confronti con parti interessate C8 Informazione acquisita su produzioni animali correnti ed ecologia delle aree; attività eleggibili individuate C12 Sistemi da sperimentare definiti dopo confronto con tabacchicoltori C18 Completamento verifiche sperimentali C24 Completamento valutazioni in campo; protocolli di gestione definiti 12.5.2. Articolazione temporale delle attività del progetto con esplicitazione dei risultati intermedi previsti Primi quattro mesi Verifica sui territori interessati delle colture tipiche e di quelle che attualmente sono utilizzate in aggiunta o già in alternativa al tabacco (CRA-IST, ISAFoM, IGV-PG, UNIPE-PV, IAO, tavolo di confronto con l’INEA, previa stipula del protocollo di intesa). Verifica sui territori interessati delle specie animali allevate e degli istituti faunistici presenti (CIRSEMAF, tavolo di confronto con l’INEA). Studio della normativa nazionale e comunitaria ( tavolo di confronto con l’INEA). Descrizione ambientale e climatica delle zone interessate (CRA-IST, ISAFoM, IGV-PG, UNIPE-PV, IAO, CIRSEMAF). Verifica dei vincoli e delle opportunità poste dalla legislazione comunitaria a fronte delle alternative identificate dalle singole unità operative (tavolo di confronto con l’INEA). Identificazione delle alternative da sottoporre alla sperimentazione agronomica e zootecnica (CRA-IST, CRA-ISO, ISAFoM, IGV-PG, UNIPE-PV, IAO, CIRSEMAF, tavolo di confronto con l’INEA). Confronto con gli operatori istituzionali del mondo agricolo sulle scelte operate (CRA-IST, ISAFoM, IGV-PG, UNIPE-PV, IAO, CIRSEMAF, tavolo di confronto con l’INEA). Dal quinto al dodicesimo mese Analisi della compatibilità economica delle alternative, tenendo conto anche delle tradizioni colturali e zootecniche delle zone interessate dal progetto e degli indirizzi provenienti dai tavoli di concertazione (tavolo di confronto con l’INEA). Continua lo studio degli attuali sistemi di coltivazione e la verifica dell’attività zootecnica nelle zone interessate al programma (CIRSEMAF, tavolo di confronto con INEA). Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-14 Analisi dell’impatto delle alternative su territorio, occupazione e redditi (tavolo di confronto con l’INEA, previa stipula del protocollo di intesa). Studio delle agrotecniche, delle tecniche di allevamento e di gestione faunistica da proporre alle zone interessate (CRA-IST, CRA-ISO, ISAFoM, IGV-PG, UNIPE-PV, IAO, CIRSEMAF). Formazione dei tabacchicoltori per migliorare la gestione dei prodotti alternativi (CRA-ISO, CRA-IST). Verifica agronomica e zootecnica delle alternative (CRA-IST, CRA-ISO, ISAFoM, IGV-PG, UNIPE-PV, IAO, CIRSEMAF). Elaborazione del primo rapporto annuale, cura ed editing relativo agli aspetti economici, agronomici e zootecnici del progetto (CRA-IST, CRA-ISO, ISAFoM, IGV-PG, UNIPE-PV, IAO, CIRSEMAF, tavolo di confronto con l’INEA, previa stipula del protocollo di intesa). Nel secondo anno Verifica agronomica e zootecnica delle alternative (CRA-IST, CRA-ISO, ISAFoM, IGV-PG, UNIPE-PV, IAO, CIRSEMAF); Valutazioni in pieno campo dei risultati in precedenza ottenuti su parcelle sperimentali (CRAIST, CRA-ISO, ISAFoM, IGV-PG, UNIPE-PV, IAO, CIRSEMAF). Realizzazione di protocolli relativi alle tecniche di produzione e gestione dei prodotti con riferimento alle alternative individuate (CRA-IST, CRA-ISO, ISAFoM, IGV-PG, UNIPE-PV, IAO); Realizzazione di protocolli relativi alle tecniche di allevamento o di gestione con riferimento alle specie e razze animali scelte (CIRSEMAF) Monitoraggio delle politiche comunitarie, nazionali e regionali (tavolo di confronto con l’INEA, previa stipula del protocollo di intesa); Elaborazione della relazione finale, cura ed editing relativo agli aspetti economici, agronomici e zootecnici del progetto, con elencazione delle alternative alla coltivazione del tabacco ai fini del riorientamento del settore (CRA-IST, CRA-ISO, ISAFoM, IGV-PG, UNIPE-PV, IAO, CIRSEMAF, tavolo di confronto con l’INEA). Diagramma delle attività mesi Attività 1- 2 3- 4 5- 6 7- 8 9- 10 11- 12 13- 14 15- 16 17- 18 19- 20 21- 22 23- 24 Unità Linea 1: studio dei contesti tabacchicoli Ricognizione delle strutture tabacchicole nelle province di Avellino, Caserta e Verona CRA-IST Ricognizione dei sistemi colturali attuati dalle aziende tabacchicole campane ISAFOM Descrizione climatica delle aree tabacchicole della Campania CRA-IST Ricognizione delle risorse pedoclimatiche in Valdichiana e Valtiberina IAO Elaborazione di un archivio e di una mappa tematica delle risorse per Valdichiana e Valtiberina IAO Analisi dell’uso alternativo delle risorse per Valdichiana e Valtiberina IAO Valutazione dell’impatto sociale della riconversione in Valdichiana e Valtiberina IAO Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-15 Linea 2: filiere vegetali alternative Identificazione di colture e varietà e dei siti di prova Tutte Formazione dei produttori per la raccolta e la gestione dei prodotti orticoli CRA-ISO Valutazioni preliminari delle colture e definizione delle alternative da sperimentare ISAFOM Identificazione di cultivar tipiche della Valtiberina mediante diagnostica molecolare IGV-PG Identificazione di cultivar tipiche campane mediante diagnostica molecolare CRA-IST Sperimentazione di modelli colturali alternativi per aree marginali in Campania CRA-IST Sperimentazione di modelli colturali alternativi per le aree più fertili in Campania CRA-IST Studio delle condizioni sanitarie delle colture sperimentali CRA-IST Sperimentazione metodi di raccolta e gestione dei prodotti orticoli CRA-ISO Tecniche colturali per la produzione ecocompatibile di biomasse vegetali e colture officinali in Umbria UNIPE-PV Verifica dell’impatto ambientale di colture alternative nelle Province di Avellino e Caserta CRA-IST Verifiche agronomiche di alternative colturali in provincia di Caserta ISAFOM Sperimentazione varietale per le specie tipiche in Valtiberina IGV-PG Metodo per ridurre l'impatto ambientale della concimazione azotata: taratura e verifica CRA-IST Sviluppo di kit diagnostici di identificazione per i prodotti tipici IGV-PG Verifica di tecniche agronomiche e di trasformazione dei prodotti per le cultivar tipiche in Valtiberina IGV-PG Valutazione dell’impatto ambientale delle coltivazioni in Umbria UNIPE-PV Verifica della sostenibilità economica delle colture in Umbria UNIPE-PV Elaborazione di protocolli per la raccolta e la gestione degli ortaggi CRA-ISO Linea 3: alternative zootecniche e faunistiche per Valdichiana e Valtiberina Ricognizione degli allevamenti e degli istituti faunistici presenti CIRSEMAF Studio degli attuali sistemi di allevamento CIRSEMAF Descrizione ambientale e climatica delle zone interessate CIRSEMAF Confronto con gli operatori istituzionali del mondo agricolo sulle scelte operate CIRSEMAF Identificazione delle alternative da sottoporre alla sperimentazione zootecnica CIRSEMAF Verifica delle alternative zootecniche e faunistiche in condizioni sperimentali CIRSEMAF Valutazioni in campo dell’applicabilità dei risultati in precedenza ottenuti a livello sperimentale CIRSEMAF Realizzazione di protocolli relativi alle tecniche di allevamento o di gestione CIRSEMAF 12.5.3. Elenco delle Unità Operative (UO) partecipanti e di eventuali collaborazioni esterne CRA-IST (CRA - Istituto Sperimentale per il Tabacco) Sede centrale,Via Pasquale Vitiello 108, 84018 Scafati (Salerno); tel: (081) 856 36 11 (6 linee passanti); fax: (081) 850 62 06; Sezione di Lecce, Via Francesco Calasso 3, 73100 Lecce; tel: (0832) 30 68 82; fax: (0832) 30 54 11; Sezione di Bovolone: Via Canton 4, 37051 Bovolone Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-16 (Verona); tel: (045) 710 00 89; fax: (045) 710 10 97; Sezione di Roma; Via Sallustiana,10, 00187 Roma; tel: 0642010343/0646656419; fax: 0642010343 Ruolo principale nel progetto: Coordinamento, sperimentazione e analisi di ordinamenti produttivi erbacei, caratterizzazione qualitativa delle produzioni per aumentarne il valore aggiunto. Responsabile: Dott. Raffaele D’Amore, Direttore dell’Istituto; Tel: 0818563611; Fax: 0818506206, e-mail: progettocoalta@tiscali.it Collaboratori: Dr Adolfo Di Muro - Sezione per la Genetica Dr Carotenuto Romolo - Sezione di Tecniche della Lavorazione Dr Abet Massimo - Sezione per la Biochimica Dr Ascione Salvatore - Sezione per le Tecniche Agronomiche Dr Contillo Renato - Sezione per le Tecniche Agronomiche Drsa del Piano Luisa - Sezione per la Genetica Dr Interlandi Giuseppe - Sezione per la Cura e Fermentazione Dr Lahoz Ernesto - Sezione per la Biologia e Difesa Drssa Napolitano Antonietta - Sezione per le Tecniche Agronomiche Dr Nicoletti Rosario - Sezione per la Biologia e Difesa Dr Sannino Luigi - Sezione per la Biologia e Difesa Dr Sorrentino Ciro - Sezione per la Genetica Drsa Tremola Maria Grazia - Sezione per le Tecniche Agronomiche Dr Raimo Francesco - Sezione per le Tecniche Agronomiche Dr Lombardi Pasquale - Resp. Azienda dell’I.S.T. - Scafati Dr Cozzolino Eugenio - Sezione per la Cura e Fermentazione Sig. Giuseppe D’Amore - Sezione per le Tecniche Agronomiche Sig. Lucio Palma - Addetto al laboratorio Dr Greco Pasquale - S.O.P. di Lecce Dr Lombardi Domenico - S.O.P. di Lecce Dr Domenico Maglio - S.O.P. di Roma Dr Alfredo Cersosimo - S.O.P. di Bovolone Dr Fabio Castelli - S.O.P. di Bovolone IAO (Istituto Agronomico per l’Oltremare) Via Antonio Cocchi 4, 50131 Firenze Ruolo principale nel progetto: Studio delle aree coltivate a tabacco della Toscana e dell’Umbria Responsabile: Dott.ssa Alice Perlini. Tel: 055 5061318; Fax: 055 5061333; e-mail: perlini@iao.florence.it Collaboratori: Dott. Marcello Broggio - Biodiversità Dott. Tiberio Chiari - Coltivazioni erbacee Dott. Luciano Conticini - Coltivazioni arboree Dott. Luca Ongaro - Telerilevamento, GIS Dott. Paolo Sarfatti - Telerilevamento, GIS Dott. Alessandro Scappini - Zootecnia Per. Tec. Ivano Tamantini - Analisi del suolo Per. Tec. Stefano Berti - Analisi del suolo Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-17 ISAFOM (CNR, Istituto per i Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo) Via Patacca, 85, 80056 Ercolano (NA) Ruolo principale nel progetto: Analisi e valutazione di ordinamenti produttivi alternativi nelle aree a riconversione del tabacco - II fase Responsabile: dott. Riccardo d’Andria, Tel: 081 7717325; Fax 0817718045; e-mail: r.dandria@ispaim.na.cnr.it; Collaboratori: dott. Antonio Leone - Primo ricercatore dott.ssa Antonella Lavini Ricercatore dott. Giovanni Morelli - Ricercatore dott.ssa Anna Tedeschi Ricercatore p.a Davide Calandrelli Coll.T.P. p.a. Fulvio Fragnito Coll.T.P. p.a. Aldo Martorella Coll.T.P. sig. Giovanni Romano Coll. T.P. sig. Maurizio Tosca Coll. T.P. UNIPE-PV (Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e della Produzione Vegetale - Sezione di Agronomia e Coltivazioni erbacee, Università degli Studi di Perugia) Borgo XX Giugno,74 06121 Perugia Ruolo principale nel progetto: definizione della tecnica di coltivazione di specie agrarie alternative alla coltura del tabacco in Umbria Responsabile: Prof. Gino Covarelli. Tel. 075/5856326; Fax: 075/5856344; e-mail: covarel@unipg.it Collaboratori: Prof. Mario Monotti Prof. Francesco Tei Prof. Roberto Buonaurio Dr. Lorenzo Covarelli Dr.Ssa Maria Chiara Lorenzetti Dr. Giancarlo Peccetti Dr. Euro Pannacci CIRSEMAF (Centro Interuniversitario di ricerca sulla selvaggina e sui miglioramenti ambientali a fini faunistici, Università degli Studi di Firenze) Piazzale delle Cascine 18, 50144 Firenze. Ruolo principale nel progetto: Analisi e valutazione di produzioni zootecniche e attività faunistiche alternative alla coltura del tabacco nelle aree a riconversione Responsabile: Prof. Alessandro Giorgetti. Tel. 0553288356; fax 055321216; e-mail alessandro.giorgettti@unifi.it Collaboratori: Prof. Andrea Martini (PA) DISCIZOO (FI) Prof.sa Carmen Casoli (PA) CIRSEMAF (PG) Prof. Enrico Marone (PA) DEART (FI) Dott.sa Clara Sargentini (RC) DISCIZOO (FI) Dott. Riccardo Bozzi (RC) DISCIZOO (FI) Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-18 Dott. Giangiacomo Lorenzini (DD) DISCIZOO (FI) Dott. Alessandro Massolo (RCC) CIRSEMAF (FI) Dott. Alberto Meriggi (TEC. L.) CIRSEMAF (FI) Dott. robertoFratini (RC) DEART (FI) Prof. Pauselli Mariano (PA) DSZ (PG) Dott. Leonardo Bianchi (DD) DSZ (PG) N. 1 ricercatore biennale a contratto N. 1 borsista biennale N. 2 assegnisti annuali Sig. Remo Magrini (tecnico) DISCIZOO (FI) Sig Silvano Lancini (tecnico) DISCIZOO (FI) Dott.ssa Roberta Rosati Tec AM CIRSEMAF (FI) IGV-PG (CNR - Istituto Genetica Vegetale) Via Madonna alta, 130, 06128 Perugia Responsabile: Francesco Damiani (I ricercatore). Tel: 075 5014862; Fax 075 5014869; francesco.damiani@igv.cnr.it Collaboratori: Sergio Arcioni, Dirigente di Ricerca Ornella Calderini, Ricercatore Fulvio Pupilli, Ricercatore Andrea Rubini, Ricercatore Marco Guaragno, Collaboratore Tecnico Enti di Ricerca Giancarlo Carpinelli, Operatore Tecnico Silvia Ticconi, Tecnico Amministrativo Ruolo principale nel progetto: Interventi genetici e molecolari per la valorizzazione di colture alternative al tabacco CRA-ISO (CRA – Istituto Sperimentale per l’Orticoltura) Via Cavalleggeri 25, 84098 Pontecagnano (SA) Responsabile: Filippo Piro (Dir. di Sezione), Tel: 089 386 238; Fax: 089 384 170; filippo.piro@entecra.it Collaboratori: Vittorio Caponigro, Ricercatore Aristide Tonini, I Ricercatore Accursio Venezia, Ricercatore Marco Milone, Collaboratore Tecnico 12.5.4. Collaborazioni esterne Si prevede di instaurare forme di collaborazione con Istituti specializzati per problemi specifici. In particolare, convenzioni potrebbero essere stipulate con l’Istituto Nazionale della Nutrizione, per determinazioni della qualità nutrizionale di alcuni prodotti tipici considerati tra le alternative, e con il Dipartimento di Patologia Vegetale dell’Università degli Studi di Bari, per studi sui problemi fitopatologici dei suoli tabacchicoli. Come già avvenuto per il primo progetto di riconversione denominato COALTA.1, si prevede di avvalersi di un Comitato di Gestione del progetto, allo scopo di monitorare e valutare in Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-19 itinere l’andamento delle attività e di operare da interfaccia con le istituzioni del mondo agricolo e i soggetti interessati. 12.5.5. Descrizione dei ruoli e delle modalità di interazione delle U.O. partecipanti e di eventuali collaborazioni esterne Gli aspetti agronomici del progetto saranno curati dal CRA-IST, che vedrà impegnate tutte le sue sedi (Scafati, Lecce, Roma e Bovolone), dai due Istituti del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISAFOM e IGV-PG), dal UNIPE-PV e dal IAO. Il CRA-ISO provvederà a sperimentare e definire modalità di raccolta e gestione dei prodotti per le alternative orticole. Il CIRSEMAF curerà prevalentemente le potenzialità di riconversione zootecnica, anche con riferimento a quelle di tipo faunistico. L’INEA, con il quale è in corso di perfezionamento un apposito protocollo di intesa, curerà le valutazioni relative alla normativa comunitaria e nazionale, agli aspetti di natura socio– economica connessi alla riconversione della filiera del tabacco ed alle sue ricadute di natura occupazionale. Il rapporto con l’INEA non graverà economicamente sui fondi del COALTA.2, in considerazione del fatto che l’INEA condurrà, sui fondi per il 2004 ex art. 14 lettera a) del Regolamento CE, n. 2182/2002, un proprio progetto denominato “Studio socioeconomico sulla possibilità di riconversione dei produttori di tabacco” (RIPTA). Le collaborazioni esterne, da stabilirsi con altre istituzioni di ricerca, individuate (INRAN, Dip. Protezione delle Piante dell’Università degli Studi di Bari) o ancora da individuare in base alla scelta delle colture alternative, che si realizzerà nei primi quattro mesi di ricerca, provvederanno a fornire consulenze o condurre studi su aspetti di rispettiva specializzazione. 12.5.6. Descrizione delle modalità di monitoraggio interno del progetto e verifica dei risultati Incontri con i rappresentanti delle istituzioni delle regioni interessate e degli agricoltori. In particolare saranno istituiti tavoli di confronto relativi alle rispettive zone interessate che seguano e discutano l’andamento del progetto almeno prima dell’inizio dei lavori ed a cadenza annuale. Organizzazione di seminari e visite tecniche, per discutere fra i ricercatori l’andamento del progetto. Incontri con le organizzazioni sindacali, per verificare la ricaduta occupazionale delle proposte formulate di produzioni alternative al tabacco. Incontri con responsabili di aziende interessate all’azione di trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli identificati come alternativi al tabacco; Controllo interno sull’andamento del progetto da parte del Comitato di gestione. Redazione di rapporti relativi alle varie attività e fasi del progetto, da distribuire a tutte le parti interessate, per monitoraggio sui risultati e base di discussione, valutazione ed eventuale correzione di indirizzo. 12.5.7. Ostacoli prevedibili ed azioni correttive Considerato che il progetto di ricerca sarà meglio specificato nei suoi contenuti agronomici e zootecnici a conclusione della prima fase della ricerca (presumibilmente entro quattro mesi dall’avvio della stessa), allorché saranno individuate in collaborazione con l’INEA (Progetto RIPTA) le alternative produttive al tabacco da sperimentare in campo, nella fase attuale di Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-20 elaborazione del progetto gli ostacoli prevedibili sono connessi a eventuali difficoltà di reperire aziende e ambienti abbastanza rappresentativi per la sperimentazione, andamenti meteoclimatici sfavorevoli che possono compromettere la buona riuscita delle attività in campo, vincoli delle aziende tabacchicole che limitano la scelta di alternative di produzione vegetale o animale. 12.5.8. Risultati attesi suddivisi per linea di ricerca Linea 1 Valutazioni delle caratteristiche ecologiche, agronomiche e socio-strutturali delle aree tabacchicole e del loro contesto in funzione di scelte alternative di impiego delle risorse per produzioni vegetali o animali o di servizi. In particolare per la Valdichiana e la Valtiberina sarà disponibile un quadro dettagliato della situazione e degli sviluppi perseguibili. Linea 2 Individuazione di alternative di produzione vegetale competitive con il tabacco in regime di agricoltura ecologicamente sostenibile. Agrotecniche idonee per assicurare il raggiungimento di buoni livelli di resa ed elevata qualità dei prodotti insieme con sostenibilità e basso impatto ambientale. Metodi di identificazione dei prodotti che consentano di valorizzarne la tipicità e l’origine. Metodi di raccolta e gestione dei prodotti orticoli che consentano di valorizzarne l’integrità e la freschezza. Linea 3 Caratterizzazione ambientale, individuazione e verifica delle possibilità di alternative zootecniche-faunistiche per Valdichiana e Valtiberina. Metodi di allevamento e di gestione faunistica suscettibili di fornire prodotti e servizi con attributi di tipicità. Elenco dei prodotti (Numero, Unità responsabile, tipo) Mese 6 P1 CRA-IST Rapporto sulle strutture tabacchicole delle province di Avellino, Caserta e Verona e lista delle colture alternative e relative prove sperimentali P2 CRA-ISO Piano di formazione dei produttori per valorizzare i prodotti orticoli migliorando la raccolta e la gestione P3 ISAFOM Descrizione dei sistemi colturali in atto e definizione delle alternative da sperimentare per l'area Casertana P4 UNIPE-PV Lista di varietà selezionate per le prove e definizione degli esperimenti di tecnica colturale in Umbria P5 UNIPE-GV Rapporto sulle colture tipiche per la Valtiberina e lista delle prove varietali da eseguire P6 CIRSEMAF Descrizione degli allevamenti in atto e lista delle alternative zootecnico-faunistiche da sperimentare in Valdichiana e Valtiberina Mese 8 P7 COGE Sintesi sui risultati della ricognizione delle aree tabacchicole interessate e sulle sperimentazioni definite Mese 10 P8 CRA-IST Descrizione delle caratteristiche climatiche delle aree tabacchicole avellinesi e casertane Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 12-21 P9 CRA-IST Primo rapporto sulle condizioni sanitarie delle colture sperimentali Mese 13 P10 ISAFOM Rapporto intermedio sulle alternative sperimentate nell'area Casertana P11 CRA-ISO Rapporto intermedio sulla sperimentazione dei metodi di gestione dei prodotti orticoli P12 IAO Rapporto sulle risorse pedoclimatiche delle aree tabacchicole in Toscana ed Umbria P13 UNIPE-PV Rapporto intermedio sulle sperimentazioni agronomiche in Umbria P14 UNIPE-GV Rapporto intermedio sulla sperimentazione varietale sulla caratterizzazione genotipica di colture tipiche per l'Umbria P15 CIRSEMAF Rapporto intermedio sulle alternative zootecniche e faunistiche per Valdichiana e Valtiberina P16 CRA-IST Rapporto intermedio sulle attività svolte nelle province di Avellino, Caserta, Verona, Lecce e Brindisi Mese 14 P17 COGE Rapporto intermedio sullo stato di avanzamento del progetto P18 CRA-IST Secondo rapporto sulle condizioni sanitarie delle colture sperimentali P19 CRA-IST Protocollo del metodo di controllo della fertilizzazione azotata Mese 18 P20 CRA-IST Terzo rapporto sulle condizioni sanitarie delle colture sperimentali P21 IAO Archivio delle risorse pedoclimatiche delle aree tabacchicole in Toscana ed Umbria Mese 22 P22 CRA-IST Protocollo per l’identificazione genetica delle cultivar tipiche per la Campania P23 UNIPE-GV Protocollo per l’identificazione genetica delle cultivar e dei prodotti tipici per la Valtiberina P24 IAO Carta vocazionale delle aree tabacchicole in Toscana ed Umbria P25 IAO Rapporto sugli aspetti socio-economici della riconversione in Toscana ed Umbria P26 CRA-IST Rapporto finale sullo stato sanitario delle colture P27 CRA-IST Rapporto sulla fitopatologia dei suoli a tabacco Mese 24 P28 CRA-IST Rapporto finale sui risultati relativi delle attività svolte nelle province di Avellino, Caserta, Verona e Lecce P29 CRA-ISO Guide per la raccolta e la gestione dei prodotti orticoli P30 CRA-ISO Rapporto finale sui risultati delle attività relative alla gestione postraccolta P31 ISAFOM Rapporto finale sui risultati delle verifiche agronomiche nell'area casertana P32 UNIPE-PV Rapporto finale sui risultati delle prove agrotecniche svolte in Umbria P33 UNIPE-GV Rapporto finale sui risultati delle prove con colture tipiche svolte in Umbria P34 CIRSEMAF Rapporto finale sulle alternative zootecniche e faunistiche Mese 26 P35 COGE Rapporto finale sui risultati del progetto Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 13-22 13. Ricadute e benefici (max. 2 pagine) 13.1. Benefici scientifici Dal punto di vista scientifico, il primo beneficio che potrà trarsi riguarderà la sperimentazione di un metodo innovativo di conduzione di progetti di ricerca applicati al tema della riconversione colturale concertato con gli operatori economici ed istituzionali, metodo che potrà eventualmente riproporsi all’occorrenza in situazioni analoghe. Evidente ricaduta sul piano scientifico sarà inoltre la raccolta e l’elaborazione di significative informazioni relative agli aspetti tecnico agronomici dei territori interessati. Sono, inoltre, prevedibili eventuali risultati sul piano scientifico, che possano emergere dagli studi in campo ed in laboratorio condotti dalle varie unità operative coinvolte. Dal punto di vista tecnico-agronomico è prevedibile la definizione di nuovi ordinamenti produttivi incentrati sul potenziamento e sulla valorizzazione delle produzioni agro-zootecniche tradizionali e sull’introduzione di nuove, a tutto vantaggio della biodiversità nelle zone interessate al progetto di riconversione. 13.2. Benefici economici Sul piano economico, il beneficio atteso è evidentemente rappresentato dall’ausilio prestato agli operatori del settore nell’individuazione di produzioni alternative al tabacco, economicamente convenienti, senza correre il rischio di scelte approssimative, assunte in assenza di una previa accurata analisi tecnico-agronomica, oltre che economica (quest’ultima svolta in collaborazione con l’INEA). Si intende, inoltre, favorire l’organizzazione di filiere (anche mediante la eventuale redazione e la presentazione al MiPAF di “contratti di filiera”), che possano riorientare l’attività economica degli operatori del settore verso nuove strategie di produzione, manifattura, conservazione, distribuzione e consumo del prodotto agricolo, che rappresentino una reale alternativa economica alla coltivazione del tabacco. 13.3. Impatto sociale Sul piano sociale il beneficio atteso è quello di accompagnare gli agricoltori verso la scelta di colture alternative al tabacco consapevoli ed economicamente convenienti, cercando di optare per soluzioni che conservino l’impiego di manodopera agricola attualmente impegnata nella filiera del tabacco. 13.4. Impatto ambientale L’impatto ambientale del progetto deve ritenersi particolarmente ridotto, anche in considerazione della circostanza che si terrà prevalentemente conto, nell’individuare le alternative al tabacco, delle produzioni che già risultano attualmente associate – in diversi periodi dell’anno – al tabacco, o che comunque rispondono alla tradizione delle singole zone interessate dal progetto. Inoltre, obiettivo della ricerca – come si è già rilevato - è anche quello di favorire l’adozione di tecniche di produzione innovative, più rispettose dell’ambiente. Sarà, inoltre, possibile una verifica dell’impatto delle nuove tecnologie agronomiche e zootecniche oltre che sull’ambiente di coltivazione sui genotipi impiegati. Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 14-23 14. Piano di sfruttamento dei risultati (max. 2 pagine) Il Progetto COALTA.2 si presenta come ricerca economica ed agronomica, in quanto finanziata ai sensi dell’art. 14 del Regolamento CE, lettera a) n. 2182/2002 della Commissione del 6 dicembre 2002. E’ stato presentato contestualmente al COALTA.2 il progetto “Orientamento e formazione sugli ordinamenti produttivi alternativi al tabacco” (Acronimo Di.Al.Ta. “Divulgazione delle alternative al tabacco”), di cui si propone il finanziamento ai sensi della lettera b) del citato regolamento, il cui obiettivo è proprio lo sfruttamento dei risultati ottenuti sul piano della ricerca con il presente progetto (si prevedono convegni, opuscoli divulgativi, formazione dei formatori, allestimento di un sito Internet, realizzazione di DVD e VHS, ecc… In ogni caso, il costante rapporto con gli assessorati regionali all’Agricoltura, potrà consentire anche la definizione di strategie comuni di sfruttamento dei risultati della presente ricerca. Si prevede, infatti, in collaborazione con le istituzioni pubbliche che saranno coinvolte nel progetto (in particolare gli assessorati regionali e provinciali all’agricoltura), la predisposizione di una pubblicazione divulgativa dei risultati conseguiti. I ricercatori impegnati nel progetto, inoltre, potranno mettere a disposizione delle istituzioni che si occupano di formazione professionale le conoscenze acquisite. 14.1. Pubblicazioni scientifiche, tecniche e divulgative Oltre ai documenti indicati come prodotti del progetto, destinati soprattutto ad uso dell’Amministrazione finanziatrice e dei soggetti interessati, i risultati saranno oggetto di pubblicazioni in riviste tecniche ed opuscoli dedicati. 14.2. Convegni Incontri dei partecipanti al progetto con le parti interessate saranno svolti all’inizio 14.3. Materiali didattici e corsi di formazione Per la formazione dei tabacchicoltori in vista della varietà di produzioni alternative da sperimentare e da sviluppare con buone probabilità di proseguimento saranno tenute presentazioni da parte dei ricercatori e saranno elaborati ausili didattici. In particolare, per le alternative basate su orticole ed erbe aromatiche, saranno tenuti seminari di formazione ed elaborate guide sulle buone pratiche di raccolta e gestione dei prodotti. 14.4. Brevetti Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 15-24 15. Eventuali altre fonti di finanziamento Il progetto è integralmente finanziato dalla Comunità europea, per cui non sono previste ulteriori fonti di finanziamento. Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 16-25 16. Scheda finanziaria del coordinatore di progetto Categoria di costo Importo (euro) % sul progetto Finanziamento richiesto Partecipazioni a incontri, riunioni del progetto, convegni e congressi anche all’estero, visite di studio 86.000,00 3,91 86.000,00 Personale per attività di coordinamento 92.000,00 4,18 92.000,00 Convenzioni 60.000,00 2,73 60.000,00 Comitato di gestione 45.000,00 2,05 45.000,00 Totale 283.000,00 12,86 283.000,00 Timbro Istituzione Responsabile amministrativo Coordinatore del progetto Modello C- Allegato 1 DM n. 353 del 16/07/03 - sez. 17-26 17. Scheda Finanziaria (MOD B) riassuntiva per l’intero progetto 17.1. Descrizione del personale (gg/anno sulla base di 210 gg/anno) Anno Categoria 1 2 Totale Ricercatori 1.540 1.540 3.080 Tecnici 1.451 1.451 2.902 Tempo indeterminato Personale ausiliario 390 390 780 Ricercatori 1.448 1.458 2.906 Tecnici 930 930 1.860 Tempo determinato Personale ausiliario 1.030 1.074 2.104 Totale 6.790 6.845 13.632 17.2. Costi e richiesta di finanziamento Costo (€) Finanziamento richiesto (€) Voce di costo I anno II anno Totale I anno II anno Totale Personale a tempo indeterminato 594.208,68 594.208,68 1.188.417,36 0,00 0,00 0,00 Personale a tempo determinato 281.700,00 286.700,00 568.400,00 273.900,00 278.900,00 552.800,00 Borse di ricerca 305.080,00 315.330,00 620.410,00 305.080,00 315.330,00 620.410,00 Coordinamento e gestione 148.500,00 148.500,00 297.000,00 148.500,00 148.500,00 297.000,00 Missioni nazionali ed estere 52.250,00 52.750,00 105.000,00 52.250,00 52.750,00 105.000,00 SUBTOTALE 1.381.738,68 1.398.488,68 2.779.227,36 779.730,00 795.480,00 1.575.210,00 Materiale di consumo 90.050,00 86.100,00 176.150,00 90.050,00 86.100,00 176.150,00 Consulenze 30.000,00 31.500,00 61.500,00 30.000,00 31.500,00 61.500,00 Commesse esterne 105.000,00 105.000,00 210.000,00 105.000,00 105.000,00 210.000,00 Attrezzature 137.640,00 34.500,00 172.140,00 117.640,00 4.500,00 122.140,00 Spese generali 27.500,00 27.500,00 55.000,00 27.500,00 27.500,00 55.000,00 TOTALE 1.771.928,68 1.682.088,68 3.454.017,36 1.149.920,00 1.050.080,00 2.200.000,00 Timbro Istituzione Responsabile amministrativo Coordinatore del progetto Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 1 SCHEDA DI PROGETTO 1. Tematica e Filiera ORIENTAMENTO E FORMAZIONE SUGLI ORDINAMENTI PRODUTTIVI ALTERNATIVI AL TABACCO 2. Titolo DIVULGAZIONE DELLE COLTURE ALTERNATIVE AL TABACCO 2 3. Acronimo DIALTA 2 4. Tipo di progetto Ricerca Sviluppo X Dimostrativo Misto 5. Durata (mesi) 24 mesi 6. Finanziamento complessivo richiesto (€) 1.500.000 Nome e COGNOME Raffaele D’Amore 7. Coordinatore di progetto Istituzione di appartenenza Indirizzo, telefono, e-mail Direttore Istituto Sperimentale per il Tabacco – C.R.A. Via P.Vitiello, n.18 -84018-Scafati 8. Istituzione di appartenenza Denominazione:.C.R.A. – Istituto Sperimentale per il Tabacco Indirizzo: Via P. Vitiello, 108 -84018- Scafati (SA) Tel.:081.8563611, Fax: 081.8506206, e-mail: istab@uniserv.uniplan.it CODICE FISCALE: 80007990650 PARTITA I.V.A.: N. di conto contabilità speciale presso la Tesoreria centrale e provinciale dello Stato ai sensi della legge 29.10.1984, N. 720 di "Istituzione del sistema di Tesoreria unica per Enti ed Organismi pubblici" 0169096 (Per le Istituzioni di ricerca che non hanno autonomia finanziaria amministrativa dovrà essere indicato il N. di conto contabilità speciale della amministrazione di appartenenza) N. di C/C bancario 30023774 presso Banca di Credito Cooperativo di Scafati e Cetara –ABI 08855 – CAB 76490 Si precisa che i titoli, ai sensi della normativa vigente dovranno essere emessi CON/SENZA (barrare la voce che non interessa) la produzione della bolletta di incasso. Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 2 9. Curriculum del coordinatore di progetto e pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento (max 1 pag) Curriculum del Dott. Raffaele D’Amore Coordinatore del progetto e responsabile dell’Unità Operativa dell’I.S.T. 1968 - Consegue in dicembre la laurea in Scienze Agrarie presso l’Università degli Studi di Napoli. 1969 - Consegue l’abilitazione all’esercizio della professione di agronomo presso l’Università degli Studi di Napoli 1970/71 - Borsista al 6° Corso di specializzazione in Orticoltura presso il Centro di Specializzazione e Sviluppo Orticoltura Meridionale CSOM, Istituto di Agronomia, Portici (Na). 1/7/1972 – Nominato Sperimentatore presso la Sezione Centrale di Elaiografia e Miglioramento Genetico dell’Istituto Sperimentale per l’Olivicoltura di Cosenza. 1975 – Viene trasferito il 16/3/1975 all’Istituto Sperimentale per l’Orticoltura di Salerno ed assegnato alla Sezione di Tecniche Colturali. 1977/1984 – Nominato Direttore incaricato della Sezione di Tecniche Colturali dell’Istituto Sperimentale per l’Orticoltura di Salerno dal 21/1/1977 al 15/5/1984. 1976/1980 - Partecipazione come Responsabile dell’Unità Operativa al Progetto Finalizzato - CNR, Meccanizzazione delle operazioni colturali di specie orticole, con due schede di ricerca: Pomodoro e Cavolfiore. 1983/1984 - Ha collaborato con la Direzione del Corso ed ha svolto lezioni nell’ambito del 1° e del 2° Corso Internazionale di Specializzazione in Orticoltura, promossi dal Ministero degli Esteri C.E.C.T.I.. 1980/1986 - Responsabile della U.O. Sezione Centrale di Tecniche Colturali partecipa al Progetto Finalizzato Orticoltura con quattro sub-progetti: Cavolfiore e Brassicacee minori, Melanzana, Pomodoro da mensa e Colture Protette. 2/1/1984 - Nominato Direttore Straordinario della Sezione Operativa Centrale di Tecniche Colturali. 1985/1989 - Responsabile Scientifico dell’Unità Operativa afferente al Progetto CEE-Agrimed, Contratto n° 6317, su: Produzioni extrastagionali protette, ottenute da colture orticole alternative alle Solanacee finanziato dalla Commissione della Comunità Europea. Nell’ambito dell’attività ha collaborato con la Direzione dell’Istituto all’organizzazione del Convegno Internazionale CEE-Agrimed del 24-25/1/1985 e con l’Istituto Nazionale dei Plastici all’organizzazione del convegno nazionale sulle Materie Plastiche nell’Agricoltura Mediterranea, Paestum, 2-4/4/1987. 1986/1990 – Ha partecipato in qualità di Responsabile dell’Unità Operativa Sezione di Tecniche Colturali al P.F. MAF Ricerche ed interventi per il miglioramento quantitativo e qualitativo delle leguminose da granella con due schede di ricerca afferenti ai sub-progetti: Fagiolo e pisello - Fava, cece e lupino. 2/1/1988 Confermato Direttore Ordinario della Sezione Operativa Centrale di Tecniche Colturali. 1991/1994 - Responsabile con il dr. Restaino del progetto CEE Transnational project optimization of out-of-season cropping in mild winter greenhouses, attività svolta in collaborazione con diverse Istituzioni di ricerca europee operanti nell’ambito dei Paesi del Bacino del Mediterraneo. 1996/2000 - Ha svolto attività in progetti di ricerca regionali in coltura protetta su specie e varietà orticole applicando le tecnologie della forzatura e della semiforzatura,. 1998/2002 – Ha partecipato al Progetto Nazionale Orticoltura del MIPAF, sottoprogetto Sistemi e tecnologie produttive in coltura protetta come responsabile di due schede di ricerca. Apprestamenti mediterranei per la coltivazione di orticole ed Impiego di portinnesti per la difesa da parassiti e patogeni tellurici. Dal 15 novembre 2004 è Direttore Incaricato dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco – C.R.A. 10. Parole chiave Colture Alternative al Tabacco, Orientamento, Assistenza, Tutorato Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 3 11. Descrizione del progetto 11.1. Sintesi del progetto Con la ratifica da parte degli Stati membri della UE nel giugno 2003 della riforma della PAC (Politica Agricola Comune), si è inteso privilegiare il produttore piuttosto che il sostegno al prodotto, trasferendo la maggior parte del finanziamento disponibile dal sistema corrente al “pagamento unico aziendale”. La riforma permette di trasferire risorse dalle misure di mercato allo sviluppo rurale ed inoltre, essendo il pagamento unico condizionato al rispetto di norme ambientali, assicura il mantenimento degli alti standard di prodotto che i consumatori mostrano di desiderare. La separazione tra l’erogazione dei fondi strutturali dell’UE ed il tipo di produzione ha riguardato anche la coltura del tabacco. Ciò ha messo in allarme gli operatori del settore nonché il Ministero delle politiche agricole, data l’importanza socio - economica del tabacco in Italia, che è coltivato su una superficie complessiva di circa 40.000 ha, con una produzione media di 3,42 t ha-1 (Istat, 2003). Pertanto, il Consiglio dei Ministri dell’agricoltura dell’Unione Europea, in particolare grazie all’impegno del Ministro dell’Agricoltura italiano, per non creare un traumatico abbandono della coltura con serie ripercussioni economiche ed occupazionali, ha raggiunto, nell’aprile del 2004, un accordo per riformare il settore del tabacco, mantenendo per il 2005 lo status quo ed attivando dal 2006 al 2010 il disaccoppiamento parziale degli aiuti. Il problema, tuttavia, è stato spostato nel tempo ma non accantonato. Il mancato sostegno alla coltivazione di tabacco per combattere il tabagismo, infatti, potrebbe portare al graduale “smantellamento” della tabacchicoltura italiana. È quindi opportuno prevedere in anticipo la riconversione della coltura ed il diverso utilizzo delle superfici agricole attualmente coltivate a tabacco. In tale contesto è già in corso di svolgimento a partire dal 25 giugno 2004 il progetto CoAlTa (Colture Alternative al Tabacco) con lo scopo di individuare, con un approccio multidisciplinare di taglio socio-economico ed agronomico, delle alternative al tabacco per le zone rientranti nelle province di Salerno e Benevento per la regione Campania e di Brindisi e Lecce per la regione Puglia. Con il progetto CoAlTa2 la ricerca si è ulteriormente estesa alle regioni Umbria, Veneto e Toscana ed alle aree della Campania non interessate dal primo CoAlTa. Sulla scia del primo CoAlTa è stato successivamente varato il progetto DiAlTa (Divulgazione delle colture Alternative al Tabacco) con lo scopo di realizzare un centro servizi capace di effettuare azioni di orientamento ed assistenza per i produttori che intendono abbandonare la produzione del tabacco nelle zone coperte dal progetto CoAlTa. Il centro servizi di DiAlTa è in grado di erogare i servizi di seguito descritti. 1. Accesso ad una estesa base di conoscenza che include leggi e regolamenti relativi al tabacco ed alle possibili colture oggetto di riconversione oltre che gli studi ed i rapporti risultanti da CoAlTa e una selezione di pubblicazioni scientifiche sull’argomento. 2. Erogazione di formazione per l’orientamento agli imprenditori tabacchicoli finalizzata alla divulgazione degli studi risultanti dal progetto CoAlTa, alla sensibilizzazione alla problematica della riconversione ed all’orientamento alle possibili alternative. 3. Erogazione di formazione per l’assistenza finalizzata alla riconversione della forza lavoro attiva ed alla divulgazione di pratiche colturali per una razionale gestione dell’ambiente agricolo e per ridurre l’incidenza dei parassiti. 4. Attività di tutorato finalizzato all’affiancamento nella valutazione di possibili alternative al tabacco oltre che nella pianificazione e nell’esecuzione delle azioni da intraprendere ai fini della riconversione. Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 4 Il punto di accesso privilegiato ai servizi offerti da DiAlTa è un portale informativo che integra funzionalità di information filtering per la consultazione della base di conoscenza, funzionalità di elearning per il supporto all’erogazione della formazione e funzionalità di collaborazione a distanza per il supporto alle azioni di tutorato. Obiettivo principale del progetto DiAlTa2 (il presente progetto) è di migliorare i servizi già offerti da DiAlTa e di estenderli alle zone interessate dal progetto CoAlTa2 (quindi Campania, Toscana, Umbria e Veneto). In particolare, il miglioramento dei servizi esistenti implicherà quanto segue. − Potenziare il centro servizi già realizzato nell’ambito di DiAlTa con funzionalità avanzate di videoconferenza, user profiling e information filtering profile-based per incrementare l’efficacia e l’efficienza degli interventi di formazione e tutorato a distanza oltre che per rendere più proficue le ricerche di informazioni sia all’interno che all’esterno della base di conoscenza del sistema massimizzando il matching tra informazione ricercata e documenti reperiti. − Accrescere la base di conoscenza ed il portfolio formativo del centro servizi sia integrando i risultati derivanti dal progetto CoAlTa2 (afferenti alla nuove regioni), sia attraverso la realizzazione e l’integrazione di materiale specifico (di tipo informativo e formativo) contestualizzato sulle nuove realtà territoriali da coinvolgere nel progetto. − Realizzare materiale divulgativo prevedendo la realizzazione di schede informative descriventi ciascuna delle colture alternative al tabacco e la produzione di filmati da distribuire in formato DVD Video illustranti la problematica delle riconversione, le caratteristiche delle principali attività alternative, le tecniche agrozootecniche, le opportunità del mercato, ecc. Il progetto consterà di due fasi. Una prima fase preparatoria della durata di un 6 mesi consentirà di potenziare l’infrastruttura tecnologica già realizzata nel corso del primo DiAlTa ed adeguarla alla nuova realtà territoriale oltre che di preparare il personale da coinvolgere nella fase successiva. In una seconda fase esecutiva della durata di 18 mesi, l’infrastruttura tecnologica e umana realizzata verrà impiegata nell’effettiva erogazione dei servizi individuati. 11.2. Inquadramento del progetto negli obiettivi della programmazione del settore La presente proposta progettuale si propone di favorire le opportunità di riconversione dei produttori di tabacco verso altre colture o attività attraverso azioni divulgative e formative tese ad orientare e preparare gli operatori agricoli ai sensi dell’art. 14, lettera b) del Reg. CE n. 2182/2002. Tale proposta si inserisce, quindi, nel quadro dei cambiamenti sostanziali che hanno investito la commodity del tabacco con la riforma della corrispondente OCM. La riforma, realizzata nell’aprile 2004 (Reg. CE n. 864/2004 del 29 aprile e successiva rettifica del 9 giugno) congiuntamente a quella del cotone, dell’olio di oliva e del luppolo, ha seguito il profondo processo di revisione della PAC voluto dal Commissario Fischler nel 2003, nato come “bilancio di medio termine” della precedente riforma di Agenda 2000. Obiettivo, infatti, della riforma tabacco è stato quello di aumentare la coerenza tra le principali politiche dell’Unione, in questo caso soprattutto fra la PAC e la politica di salute pubblica, includendo questa politica settoriale nel nuovo processo di riforma approvato dal Consiglio europeo del 26 giugno 2003 e superando, altresì, i limiti della vecchia OCM, quali: − elevata dipendenza della produzione dal premio comunitario, che rappresentava il 76% dei ricavi totali; − elevato divario fra i prezzi di importazione che permanevano enormemente più alti dei prezzi interni, nonostante l’aumento registrato da questi ultimi dopo il 1998; Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 5 − elevato costo per il bilancio UE in rapporto agli altri settori: il rapporto fra la PLV e la spesa FEOGA-G è pari, per il tabacco, a 1:6, molto superiore allo zucchero, secondo settore produttivo più assistito (1:2,7), o ai cereali (1:2,27); − offerta ancora non completamente orientata al mercato, per l’esistenza di gruppi varietali poco richiesti dal mercato (tabacchi scuri); − inefficienza rispetto agli obiettivi prefissati di alcuni strumenti, quali il sistema di riscatto delle quote; − deterioramento ambientale dovuto agli effetti del sostegno accoppiato; − contrasto del sistema di aiuti accoppiati con la proposta comunitaria al WTO e, in particolare, con l’impegno a ridurre gli aiuti del 45%. La Commissione ha inteso, dunque, poter bilanciare la necessità di rompere il legame fra il sostegno ai redditi individuali e la coltivazione del tabacco, provvedendo, al tempo stesso, al finanziamento del ri-orientamento del settore verso fonti alternative di reddito. Inoltre, dal momento che circa 1/3 del premio fino a quel momento era necessario per coprire i costi variabili di produzione, la Commissione ha optato per una implementazione progressiva suddivisa in tre tappe per evitare un effetto distruttivo sulla produzione e sulle economie locali e consentire gradualmente ai prezzi di mercato di adeguarsi alle nuove condizioni. E’ stato previsto, così, un disaccoppiamento graduale del premio, accompagnato dall’eliminazione del Fondo per il tabacco e dalla costituzione, all’interno del 2°pilastro, di un fondo per la ristrutturazione delle aree produttrici (envelope); le quote, inoltre, sono state mantenute solo nel periodo transitorio, quale mezzo per fissare l’ammontare della parte del premio non ancora disaccoppiata. Di seguito le principali fasi previste dalla riforma per l’entrata in regime: − una prima fase, comprendente tutto il 2005, durante la quale viene prorogato il regime di aiuto previsto dal Reg. n.2075/92, n. 1636/98, n. 2848/98 e 546/2002; − una seconda fase transitoria, fino al 2009, durante la quale il premio sarà disaccoppiato almeno per il 40%, mentre per il restante 60% potrà essere legato, a discrezione dello Stato membro, alla produzione. Il premio per la percentuale di disaccoppiamento sarà la risultante della media degli aiuti ricevuti negli ultimi tre anni dall’azienda. Quanto alla percentuale accoppiata, le produzioni di tabacco, provenienti da determinate aree, dovranno rispettare i requisiti di qualità definiti dal Reg. 2848/98; lo stesso regolamento prevede inoltre un contratto di coltivazione stipulato tra il produttore e un’azienda di prima trasformazione.; − una terza fase, che inizierà dal 2010, in cui il premio sarà completamente disaccoppiato (premio ad ettaro), prevedendo il pagamento unico (Reg. 1782/2003). A partire da questa terza fase l’ammontare del premio sarà dimezzato, vale a dire che la metà della media degli aiuti percepiti negli ultimi tre anni sarà resa disponibile sotto forma di pagamento unico disaccoppiato, mentre la restante metà costituirà un sostegno per l’attuazione di misure a favore delle Regioni produttrici di tabacco (Reg. 1257/99). L’implementazione completa del processo di riforma dovrebbe assicurare un maggiore orientamento al mercato ed un incremento dei ricavi per i produttori che continueranno a coltivare tabacco, oltre che un impatto positivo sul reddito dei produttori, specialmente di quelli più piccoli, che, nel corso del triennio, riceveranno una parte rilevante dell’attuale premio sotto forma di pagamento unico aziendale. Nel breve periodo ci si attende che cessi la coltivazione delle varietà meno redditizie. Inoltre, il trasferimento dell’attuale premio nel pagamento unico aziendale incoraggerà indubbiamente i Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 6 produttori che non sono in grado di coprire i loro costi variabili di produzione o che potrebbero rivolgersi verso altre colture capaci di generare un maggior reddito per ettaro, a riconvertire verso altri usi i propri terreni nel breve periodo. La risultante riduzione nella produzione comunitaria di tabacco tenderà a concentrarsi nelle aziende più grandi e professionali e in quelle maggiormente orientate alla domanda o alla qualità, ad un prezzo comunitario che dovrebbe allinearsi con quelli del mercato mondiale per le varie varietà prodotte. Unitamente alla graduale introduzione del pagamento unico aziendale fra i produttori, il fondo per la ristrutturazione stimolerà lo spostamento della produzione dalle aziende più piccole a quelle più specializzate, incrementando il trasferimento di reddito al settore del tabacco nel suo insieme e incoraggiando la riconversione all’intero del mercato del lavoro locale. In sintesi, a partire dal 2010 la nuova OCM prevede, con il disaccoppiamento, un taglio sostanziale dei pagamenti che porrà gli agricoltori di fronte alla scelta di “cosa” coltivare. Mentre, infatti, fino a tutto il periodo transitorio non sembra sussistere un vantaggio concreto per gli imprenditori alla riconversione, a partire dal 2010 tale vantaggio sussisterà, dal momento che data in cui si porranno di fronte al tabacchicolture, fondamentalmente, tre scelte: − optare per produzioni tra quelle ammissibili (incluso il tabacco) per assicurarsi il pagamento unico; − mantenere il pagamento unico attraverso la non coltivazione dei terreni, nel rispetto della condizionalità; − optare, pur a fronte della perdita del pagamento unico, per coltivazioni a maggior valore aggiunto, che garantiscano un miglior posizionamento sul mercato ed anche eventualmente qualche forma di sostegno comunitario nell’ambito di alcune misure previste dai piani di sviluppo rurale. Il disaccoppiamento include, infatti, la possibilità di percepire il pagamento unico anche a fronte di un cambiamento della destinazione d’uso del suolo, a condizione che vengano scelte colture tra quelle individuate come ammissibili. E’ possibile, inoltre, percepire il pagamento diretto anche in assenza di coltivazione del suolo, purché si mantengano i terreni in buone condizioni agronomiche e ambientali, in ottemperanza a quanto previsto dalla condizionalità. Viceversa, l’uso del suolo per la coltivazione di prodotti specificatamente indicati dal nuovo regolamento sulle norme comuni non ammissibili determina la perdita al diritto al pagamento unico. La scelta di indirizzare l’uso del suolo su queste colture appare fortemente penalizzante, sebbene vadano prese in considerazione le opportunità di accesso alle risorse finanziarie stornate dal pagamento unico (50%) a vantaggio delle misure di sviluppo rurale. Per mitigare gli effetti della riforma dell’OCM sulle comunità dei territori fortemente dipendenti dalla coltivazione del tabacco, il Reg. CE 864/2004 prevede, infatti, a partire dal 2010, uno spostamento delle risorse derivante dai pagamenti diretti previsti dall’OCM alla politica di sviluppo rurale attuata attraverso i PSR regionali, finalizzati al sostegno dei processi di ristrutturazione e riconversione aziendale. Obiettivo principale della politica di sviluppo rurale è lo sviluppo sostenibile del settore agricolo e delle aree rurali, attuato attraverso il miglioramento della qualità del sistema produttivo e della vita nelle aree rurali. I Piani di Sviluppo Rurale, sulla base di una programmazione pluriennale prevedono, secondo l’attuale normativa, il finanziamento delle seguenti misure: − ristrutturazione e ammodernamento delle strutture produttive; − riqualificazione delle risorse umane; Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 7 − tutela e valorizzazione della qualità dei metodi di produzione e dei prodotti; − diffusione di pratiche agricole eco-compatibili; − interventi forestali; − valorizzazione dei territori e delle culture delle zone rurali; − sostegno alle aziende per adeguarsi a nuove norme; − adesione a sistemi di consulenza aziendale; − partecipazione a sistemi di qualità alimentare; − promozione prodotti di qualità. Attualmente le Regioni stanno attuando i PSR relativi alla programmazione 2000-2006. Il trasferimento di risorse dall’OCM tabacco ai PSR, non coincide, quindi, con l’attuale fase di programmazione, ma con quella 2007-2013, durante la quale sarà attivo il Fondo Europeo per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale (FEASR), che avvierà un sistema di programmazione unico avente tre obiettivi principali: l’accrescimento della competitività del settore agricolo; la valorizzazione dell’ambiente e dello spazio naturale; il miglioramento della qualità della vita nelle zone rurali. Si può dire, in conclusione, che la nuova programmazione apre senz’altro vasti spazi ai produttori di tabacco, anche se l’attenzione sia in termini di raggiungimento degli obiettivi della riforma dell’OCM sia in termini di prospettive di compensazione finanziaria tendono a favorire l’integrazione settoriale e territoriale degli interventi e l’introduzione di sistemi produttivi volti a valorizzare la qualità delle produzioni e dei prodotti In tale quadro normativo e politico risulta di estrema importanza fornire ai tabacchicoltori idonei orientamenti, azioni di formazione ed assistenza, indispensabili strumenti questi ultimi per poter optare per la riconversione della coltura e affrontare la riconversione stessa nei termini più razionali ed efficaci possibili. 11.3 Stato dell'arte generale sull’argomento del progetto La presente proposta progettuale si propone, come detto, di favorire le opportunità di riconversione dei produttori di tabacco verso altre colture o attività attraverso azioni divulgative e formative tese ad orientare e preparare gli operatori agricoli ai sensi dell’art. 14, lettera b) del Reg. CE n. 2182/2002. Il progetto costituisce in tal senso, il prosieguo, sul piano dell’orientamento e della formazione, del progetto di ricerca CoAlTa2 in fase di realizzazione in alcune aree interessate alla riconversione del tabacco (regioni Campania, Umbria, Toscana e Veneto). Naturalmente gli effetti congiunti del processo di riforma del settore tabacco e del pagamento unico introdotto dalla Riforma di Medio Termine determineranno una ulteriore e progressiva spinta alla riconversione delle coltivazioni che, presumibilmente, sarà più forte laddove la coltivazione del tabacco presenta scarse prospettive di redditività. Ciò tanto più quanto più bassa sarà la percentuale di premio che l’Italia manterrà accoppiata alla produzione. Le possibili scelte, come già detto, che si prospettano agli occhi dei tabacchicoltori sono le seguenti: − coltivare produzioni nell’ambito di quelle che consentono il mantenimento del pagamento unico, vale a dire colture “ammissibili” incluso il tabacco; − non coltivare nulla sui terreni precedentemente utilizzati a tabacco, mantenendo il diritto al pagamento unico limitandosi al rispetto della condizionalità; − diversificare le produzioni verso colture “non ammissibili”, ma suscettibili di valorizzazione sul mercato tale da compensare, al limite, la perdita del pagamento unico. I produttori, in tal caso, Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 8 potrebbero beneficiare di forme di sostegno previste nell’ambito delle misure di sviluppo rurale, tenuto conto anche del loro potenziamento a vantaggio proprio delle aree tradizionalmente a tabacco. Gli agricoltori si troveranno, pertanto, nella necessità di selezionare una coltivazione che auspicabilmente presenti sbocchi di mercato positivi, oltre ad essere compatibile con le caratteristiche naturali e infrastrutturali delle aree considerate. Una strategia ragionevole appare quella, dunque, di orientarsi verso produzioni di qualità elevata, suscettibili di valorizzazione economica attraverso le forme di certificazione. La scelta produttiva non potrà non tener conto dei fattori territoriali, tra i quali particolarmente rilevante è la dimensione specifica delle aree potenzialmente soggette a riconversione, che può condizionare la proponibilità di alcune coltivazioni come alternativa ragionevole a quelle ammesse all’interno del regime di pagamento unico (ultima scelta). Nella prospettiva di una riduzione – se non addirittura di una totale eliminazione del sostegno comunitario – la strategia più opportuna sarà verosimilmente quella di diversificare tra produzioni ammissibili, con positivi sbocchi di mercato, e produzioni non ammissibili, ma “di nicchia”, con una prospettiva di reddito più elevata. Ciò consentirebbe all’agricoltore di continuare ad integrare il reddito aziendale con il sostegno comunitario sostituendo al tempo stesso al tabacco produzioni che presentino prospettive positive in merito alla redditività. 11.4. Obiettivi generali e specifici (intermedi e finali) Dal quadro evidenziato emerge come nei prossimi anni gli imprenditori saranno posti di fronte a scelte imprenditoriali sostanziali, le cui ricadute naturalmente non potranno che proiettarsi sul tessuto economico e sociale complessivo territoriale, costituendo un’opportunità di sviluppo o di marginalizzazione, a seconda del grado di consapevolezza e preparazione con cui verranno affrontate le stesse scelte operative. È in tale ottica che il progetto intende innanzitutto informare sulle tendenze in atto nel settore, in modo da sensibilizzare e favorire la riconversione. A tal fine, accanto alla individuazione dell’utilizzo alternativo delle superfici agricole coltivate a tabacco nelle specifiche zone interessate dal progetto (Campania, Umbria, Toscana e Veneto), è necessario procedere con azioni di orientamento degli operatori, nel senso auspicato dalle ricerche di natura agronomica e socioeconomica che l’IST sta portando avanti con il progetto CoAlTa2. Si intende, altresì, divulgare i risultati delle realizzande ricerche sulle tecniche agronomiche alternative effettuate dall’IST, fornendo, in tal modo, agli agricoltori, gli strumenti necessari per effettuare una scelta tra diverse opzioni compatibili con le vocazionalità del territorio, partendo naturalmente dalla conoscenza degli effetti innanzitutto economici delle stesse sui redditi aziendali. Obiettivo specifico del progetto DiAlTa2 è dunque il potenziamento del centro servizi già realizzato nell’ambito del citato progetto DiAlTa e l’estensione dei servizi offerti alle zone interessate dal progetto CoAlTa2 (quindi Campania, Toscana, Umbria e Veneto) così da effettuare operazioni di orientamento ed assistenza contestualizzate nelle specifiche realtà territoriali target per i produttori che intendono abbandonare la produzione del tabacco. − Per quanto concerne l’orientamento, verranno erogati servizi di accesso intelligente ad una estesa base di conoscenza sulle problematiche relative al tabacco e servizi di erogazione di formazione personalizzata finalizzata alla sensibilizzazione alla problematica della riconversione ed all’orientamento nella scelta delle possibili alternative. − Per quanto concerne l’assistenza, gli imprenditori tabacchicoli delle zone interessate che hanno deciso di intraprendere la riconversione verranno affiancati da tutor che li guideranno nella scelta di possibili alternative al tabacco e nella pianificazione delle azioni da intraprendere. Verrà Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 9 inoltre erogata ulteriore formazione finalizzata alla riconversione della forza lavoro attiva ed alla divulgazione di pratiche colturali per una razionale gestione dell’ambiente agricolo. Come già accennato, il progetto consterà di due fasi: − in una prima fase preparatoria della durata di 6 mesi si procederà al potenziamento dell’infrastruttura tecnologica già realizzata nel corso del primo DiAlTa, all’adeguamento della stessa alla nuova realtà territoriale, alla preparazione del personale da coinvolgere nella fase successiva; − in una seconda fase esecutiva della durata di 18 mesi, l’infrastruttura realizzata verrà utilizzata per l’effettiva erogazione dei servizi individuati. Gli obiettivi specifici della fase preparatoria sono di seguito elencati. 1. Potenziamento del centro servizi già realizzato nel progetto DiAlTa con funzionalità avanzate di videoconferenza, di user profiling e di information filtering profile-based che affiancheranno ed integreranno le funzionalità già esistenti di e-learning personalizzato, information filtering e cooperazione distribuita basati sulla conoscenza. Le funzionalità di videoconferenza che verranno integrate saranno di particolare utilità sia per incrementare l’efficacia e l’efficienza degli interventi di formazione a distanza che per supportare il tutorato a distanza. Per questo motivo tali funzionalità saranno integrate ed accessibili sia dalla piattaforma di e-learning che dalla piattaforma di cooperazione distribuita parte del centro servizi di DiAlTa. Attraverso le funzionalità di videoconferenza, gli utenti potranno seguire “in diretta” una lezione del docente o del tutor (a seconda del contesto di utilizzo) in video ed in audio. Essi potranno formulare domande e potranno ricevere una risposta in tempo reale. Il docente potrà far scorrere delle slide mentre spiega la lezione e mostrarle quindi agli studenti avendo la possibilità anche di scrivere su di esse per eventuali correzioni o chiarimenti. Le funzionalità di user profiling consentiranno invece di rendere più proficue le ricerche di informazioni sia all’interno che all’esterno della base di conoscenza del sistema. A tal fine verrà integrato nel centro servizi un sistema di information filtering profile-based che consentirà, da un lato, la selezione dei documenti rispetto al profilo dell’utente e, dall’altro, lo sfruttamento delle informazioni derivanti da ricerche analoghe effettuate in precedenza. Il recupero dei documenti potrà essere sia interno che esterno alla base di conoscenza del centro servizi. Nel primo caso ci si appoggerà sul sistema di filtering knowledge-based già disponibile nel centro servizi e se ne personalizzeranno i risultati sulla base del profilo utente. Nel secondo caso si potranno utilizzare due modalità di ricerca: una modalità “parassita” si appoggerà ad un motore di ricerca esterno (ad esempio Google) e ne personalizzerà i risultati in base al profilo dell’utente. Una modalità “surfing” consentirà invece di reperire automaticamente i documenti di interesse nell’ambito di uno specifico sito o dominio Web (ad esempio il sito del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, il sito del CRA, ecc.). 2. Accrescimento della base di conoscenza e del portfolio formativo al fine di tener conto delle esigenze delle aree coinvolte dal progetto DiAlTa2 (Campania, Umbria, Toscana e Veneto). In particolare, per quanto concerne l’accrescimento della base di conoscenza, si procederà all’individuazione ed alla raccolta del materiale di interesse per le realtà territoriali coinvolte nel progetto DiAlTa2 oltre che ad una successiva indicizzazione semantica di detto materiale attraverso gli standard per le ontologie ed i metadata individuati nell’ambito del primo DiAlTa. La base di conoscenza aggiornata includerà i documenti di programmazione regionali indicanti variazioni della capacità produttiva in determinati settori agro-alimentari e gli studi risultanti dal progetto CoAlTa2 tra cui: analisi economiche delle possibili alternative tecniche ed agronomiche alla coltivazione del tabacco, analisi delle caratteristiche produttive delle aziende tabacchicole delle aree considerate, analisi e tendenze delle situazioni agricole delle aree interessate dalla coltivazione del tabacco, studi sulla razionale gestione dell’ambiente agricolo, ecc. La consultaModello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 10 zione avverrà via Web attraverso gli strumenti messi a disposizione dal centro servizi potenziato di cui al precedente obiettivo. Per quanto concerne il portfolio formativo, invece, sarà necessaria l’integrazione del materiale formativo già realizzato nell’ambito di DiAlTa con moduli specifici riguardanti le nuove realtà territoriali oggetto del presente progetto oltre che la formazione dei formatori che verranno coinvolti nell’erogazione del servizio. Il nuovo materiale formativo da erogare con gli strumenti di e-learning dovrà subire un ulteriore processo di indicizzazione semantica (sfruttando i citati standard per le ontologie ed i metadata) al fine di essere utilizzato in maniera “intelligente” all’interno di corsi personalizzati. È opportuno precisare che in DiAlTa2, la formazione verrà erogata in modalità “blended” sia attraverso corsi in aula che attraverso gli strumenti di elearning messi a disposizione dal centro servizi potenziato di cui al precedente obiettivo. 3. Realizzare materiale divulgativo da utilizzare nell’ambito delle attività di informazione e orientamento di cui alla linea 5. In primo luogo verranno realizzate delle schede informative sinottiche descriventi ciascuna delle colture alternative al tabacco presentandone vantaggi e svantaggi anche in relazione allo specifico contesto geografico/economico/sociale di possibile adozione. Inoltre verranno progettati e realizzati filmati professionali da distribuire in formato DVD Video illustranti la problematica delle riconversione, le caratteristiche delle principali attività alternative, le tecniche agrozootecniche, le opportunità del mercato, ecc. Il materiale realizzato, oltre ad essere distribuito gratuitamente su supporto cartaceo o DVD, verrà mantenuto in formato digitale nel repository del centro servizi (previa indicizzazione semantica con ontologie e metadata) così da essere reso accessibile a chiunque ne abbia necessità e da poter essere utilizzato nell’ambito di percorsi didattico/formativi personalizzati. Gli obiettivi specifici della fase esecutiva sono di seguito elencati. 4. Mantenimento ed aggiornamento del portale informativo. Il portale informativo, parte del centro servizi, verrà continuamente aggiornato con nuovo materiale formativo ed informativo (legato alle specifiche aree di ricaduta del progetto) che via via dovesse rendersi disponibile. Il materiale aggiunto verrà ovviamente sottoposto ad una preventiva fase di indicizzazione semantica al fine di consentirne l’utilizzo da parte del sistema di e-learning ed information filtering integrato nel centro servizi. Le funzionalità integrate nel portale informativo nell’ambito del presente progetto (i.e. il sistema di videoconferenza ed il sistema di user profiling ed information filtering profile-based) saranno inoltre oggetto di manutenzione continua tesa a garantirne la completa e costante funzionalità. 5. Esecuzione delle attività di informazione, orientamento, formazione, tutorato e assistenza. Il centro servizi, a partire dal settimo mese, comincerà l’erogazione graduale dei corsi di orientamento e di assistenza oltre che delle attività di tutorato nelle regioni target: Campania, Umbria, Toscana e Veneto. Tali attività verranno effettuate parzialmente in presenza e parzialmente con l’ausilio dall’infrastruttura tecnologica messa a disposizione dal centro servizi. Per quanto riguarda l’oggetto dei corsi, si prevedono tre diversi livelli di formazione: i primi due legati ad azioni di orientamento, il terzo relativo ad azioni di assistenza. − Ad un primo livello i corsi (che verranno erogati prevalentemente in aula) saranno finalizzati a presentare argomenti di interesse generale (ad esempio la riforma della PAC e le conseguenze nel settore della tabacchicoltura), a motivare l’esigenza della riconversione, a presentare le differenti alternative al tabacco per le specifiche aree interessate e ad introdurre gli ulteriori servizi di orientamento e assistenza forniti dal progetto DiAlTa2 a cui i fruitori potranno accedere successivamente o in contemporanea. − Ad un secondo livello i corsi (che verranno erogati prevalentemente in modalità e-learning) saranno finalizzati all’approfondimento di argomenti specifici come, ad esempio, i sistemi e Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 11 le pratiche di coltivazione per specifiche colture sostitutive, la pianificazione delle azioni da intraprendere ai fini della eventuale riconversione, ecc. − Ad un terzo livello i corsi (che potranno essere erogati con entrambe le modalità) saranno prevalentemente finalizzati alla riconversione della forza lavoro attiva ed alla divulgazione di pratiche colturali per una razionale gestione dell’ambiente agricolo e per ridurre l’incidenza dei parassiti. Nella prossima sezione faremo corrispondere, a ciascuno degli obiettivi specifici qui presentati, una o più linee di ricerca. Suddivideremo poi ciascuna linea di ricerca in attività e ne considereremo l’articolazione temporale ed i risultati conseguenti. 11.5. Piano di attività 11.5.1. Descrizione delle attività previste suddivise per linee di ricerca o attività Di seguito è riportata la Work Breakdown Structure (WBS) del progetto DiAlTa2. In particolare, a ciascuna linea di ricerca (corrispondente ad un obiettivo specifico della sezione 11.4) è stato fatto corrispondere un insieme di attività per le quali si fornisce una breve descrizione. − Linea 1: Potenziamento del centro servizi. L’infrastruttura tecnologia attuale del centro servizi consta di una soluzione per l’e-learning ed il knowledge management (IWT) integrata con una piattaforma di cooperazione distribuita (CWT). La presente linea si occuperà del potenziamento di detta infrastruttura con funzionalità avanzate di videoconferenza, user profiling e information filtering profile-based che affiancheranno ed integreranno le funzionalità già esistenti. Le funzionalità di videoconferenza che verranno integrate saranno accessibili sia da IWT che da CWT e consentiranno di incrementare l’efficacia e l’efficienza degli interventi di formazione e tutorato a distanza. Esse consentiranno agli studenti di seguire una lezione “in diretta” seguendo il docente/tutor in video, in audio e di comunicare con lui in tempo reale. Esse consentiranno, inoltre, l’avvio di una sessione collaborativa on-line tra un docente/tutor ed un numero definito di discenti. Il docente/tutor avrà il controllo sul numero di partecipanti e sull’ammissione degli stessi alla sessione e potrà disporre di alcuni degli strumenti di seguito descritti. − Chat testuale, vocale e visuale: il docente/tutor ed i discenti abilitati potranno essere connessi in modo da rendere possibile una completa interazione tra i punti. I discenti avranno l’opportunità di seguire “in diretta” una lezione del docente/tutor in video ed in audio e potranno formulare domande ricevendo la risposta in real-time. − Lavagna collaborativa: grazie a questa modalità, i discenti ed il docente/tutor potranno utilizzare in maniera interattiva una lavagna condivisa per mostrare grafici, formule, testo, ecc. e, quindi, fornire spiegazioni personalizzate. − Condivisione di applicazioni: consentirà ad un docente/tutor di mostrare ai discenti una applicazione installata sul proprio PC. Questa funzione sarà utile per mostrare il funzionamento di software specifici (e.g. gestionali, di supporto alle decisioni, di simulazione, ecc.) o la soluzione di un problema tramite l’utilizzo dell’opportuno software (e.g. utilizzando fogli di calcolo di Microsoft Excel). − Browsing assistito: le pagine Web visualizzate dal docente/tutor potranno essere visibili dallo studente. Questa funzione sarà utile ad indirizzare lo studente verso le più appropriate sorgenti informative sia nell’ambito del centro servizi sia all’esterno, direttamente su Web. Gli strumenti di videoconferenza che saranno integrati nella piattaforma tecnologica di DiAlTa2 consentiranno inoltre la registrazione della lezione “in diretta” e la successiva fruizione “in differita” della stessa. Il filmato catturato potrà inoltre essere indicizzato attraverso gli strumenti di annotazione semantica basati su ontologie e metadata già disponibili come output del primo Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 12 DiAlTa al fine di consentirne il successivo reperimento intelligente ed il riutilizzo come fonte informativa o nell’ambito di corsi asincroni. Le funzionalità di user profiling e information filtering profile-based consentiranno invece di rendere più proficue le ricerche di informazioni sia all’interno che all’esterno della base di conoscenza del sistema. Lo scopo fondamentale di tali funzionalità è di recuperare documenti interessanti per gli utenti che le utilizzeranno. A tal fine esse proporranno un approccio ibrido cognitivo/collaborativo per la selezione dei documenti giudicati di interesse. Seguendo il modello dell’approccio cognitivo, la rappresentazione dei documenti si baserà sulle informazioni che questi contengono e la selezione verrà decisa rispetto al profilo dell’utente. Tramite l’approccio collaborativo, la ricerca dei documenti sfrutterà le informazioni derivanti da ricerche analoghe effettuate in precedenza. In particolare il sistema utilizzerà la conoscenza su utenti accomunati dagli stessi information need, al fine di suggerire documenti giudicati interessanti, sfruttando in questo modo i benefici provenienti da entrambi gli approcci. Il recupero dei documenti verrà effettuato attraverso due modalità di ricerca. Una prima modalità parassita si appoggerà al motore di ricerca Google (per ricerche esterne al sistema) o sul sistema di filtering knowledge-based (per ricerche all’interno della base di conoscenza del centro servizi). In entrambi i casi la query dell’utente verrà passata al motore ed i risultati ottenuti verranno personalizzati sulla base del profilo utente. Una seconda modalità surfing sarà in grado di effettuare una navigazione autonoma ed intelligente scegliendo il percorso da seguire a partire da un URL di interesse senza la supervisione dell’utente ma decidendo in funzione di una propria euristica. Per quanto concerne la gestione del profilo utente, una sua prima approssimazione per ciascun utente verrà determinata la prima volta che l’utente accede al sistema attraverso una intervista iniziale. L’utente avrà inoltre la possibilità di specificare il grado di aderenza alle proprie aspettative dei documenti reperiti dal sistema (relevance feedback). Le informazioni catturate in questa fase verranno sfruttate dal sistema per raffinare il profilo dell’utente coinvolto e migliorare, di conseguenza, le ricerche successive. La linea consta delle seguenti attività componenti. 􀂃 Attività 1.1: Integrazione delle funzionalità di videoconferenza. Le citate funzionalità di videoconferenza verranno integrate nei due ambienti IWT e CWT per supportare sia l’erogazione dei servizi di e-learning che la cooperazione distribuita. 􀂃 Attività 1.2: Integrazione delle funzionalità di user profiling e information filtering profile-based. Le citate funzionalità verranno integrate nel centro servizi al fine di supportare la ricerca personalizzata di informazioni sia internamente che esternamente alla base di conoscenza del centro servizi. Linea 2: Accrescimento della base di conoscenza e del portfolio formativo. Come già anticipato, la base di conoscenza di DiAlTa2 includerà tutto il materiale preesistente più i documenti di programmazione regionali (per le nuove regioni coinvolte) e gli studi risultanti dal progetto CoAlTa2. Tutte le informazioni succitate saranno convogliate all’interno del centro servizi e saranno indicizzate con ontologie e metadata utilizzando gli strumenti di gestione della conoscenza messi a disposizione dalla piattaforma tecnologica stessa. Verranno inoltre realizzati moduli formativi integrativi riguardanti le nuove realtà territoriali oggetto di DiAlTa2 orientati a tre diversi livelli di formazione. Ad un primo livello si prevedono corsi di interesse generale volti a motivare l’esigenza della riconversione e ad introdurre gli ulteriori servizi di orientamento e assistenza forniti dal progetto DiAlTa2; ad un secondo livello i corsi saranno finalizzati all’approfondimento di argomenti specifici; ad un terzo livello i corsi saranno prevalentemente finalizzati alla riconversione della forza lavoro attiva. Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 13 Il materiale didattico realizzato sarà organizzato in forma di learning objects (unità formative minimali auto-consistenti), sarà convogliato all’interno del sistema di e-learning incluso nella piattaforma tecnologica e sarà indicizzato con ontologie e metadata utilizzando gli strumenti di gestione della conoscenza messi a disposizione. Tra le altre cose dovranno essere disegnate le ontologie “formative” ed “informative” di DiAlTa2 che dovranno essere tra loro compatibili ed integrate con quelle già realizzate in DiAlTa. La linea consta delle seguenti attività componenti. 􀂃 Attività 2.1: Individuazione e raccolta del materiale informativo. Nell’ambito della presente attività verranno individuate le informazioni, i documenti e le fonti informative rispondenti alle tematiche descritte in precedenza, che entreranno a far parte della base di conoscenza di DiAlTa2. 􀂃 Attività 2.2: Realizzazione del materiale didattico. La presente attività si interesserà della realizzazione del materiale didattico aggiuntivo sia per le attività formative in presenza che per quelle da svolgersi in modalità e-Learning. Per i corsi a distanza, in particolare, il materiale dovrà essere organizzato in forma di Learning Objects così da essere facilmente riutilizzato in contesti differenti. 􀂃 Attività 2.3: Indicizzazione semantica del materiale formativo ed informativo. Le informazioni raccolte in 2.1 ed il materiale didattico realizzato in 2.2 (in particolar modo quello relativo alla formazione in modalità e-learning) verrà indicizzato attraverso gli strumenti di indexing e filtering offerti dalla piattaforma tecnologica al fine di favorirne il reperimento e l’utilizzo nell’ambito di corsi didattico/formativi personalizzati. 􀂃 Attività 2.4: Formazione dei formatori. Nell’ambito della presente attività, il personale che si interesserà della formazione e del tutorato nella fase esecutiva del progetto, verrà opportunamente formato sia rispetto ai contenuti da impartire che rispetto alla modalità di erogazione degli stessi attraverso la piattaforma tecnologica di DiAlTa2. − Linea 3: Realizzazione del materiale divulgativo. Al fine di supportare le attività informative da realizzare nel corso della linea 5, la presente linea si interesserà di realizzare materiale divulgativo. Il materiale verrà realizzato sotto forma di schede informative descriventi ciascuna delle colture alternative al tabacco e di filmati da distribuire in formato DVD Video illustranti la problematica delle riconversione, le caratteristiche delle principali attività alternative, le tecniche agrozootecniche, le opportunità del mercato, ecc. Il materiale oltre ad essere distribuito gratuitamente nel corso della linea 5 su supporto cartaceo o DVD, verrà inoltre mantenuto in formato digitale nel repository del centro servizi così da essere reso accessibile a chiunque ne abbia necessità. Al fine di facilitare il processo di reperimento, il materiale subirà un processo di indicizzazione semantica con metadata e ontologie del tutto similare a quello relativo al materiale formativo ed informativo. Per i filmati, in particolare, verranno indicizzati i singoli segmenti autoconsistenti così che il singolo segmento possa essere reperito indipendentemente dalla rimanente parte del filmato sulla base dell’argomento ivi trattato. Il processo di indicizzazione semantica consentirà, tra l’altro, di utilizzare il materiale realizzato nell’ambito di percorsi didattico/formativi personalizzati. La linea consta delle seguenti attività componenti. 􀂃 Attività 3.1: Realizzazione delle schede informative. Nell’ambito della presente attività verranno realizzate delle schede informative sinottiche descriventi ciascuna delle colture alternative al tabacco presentandone vantaggi e svantaggi anche in relazione allo specifico contesto geografico/economico/sociale di possibile adozione. 􀂃 Attività 3.2: Realizzazione di filmati divulgativi. La presente attività si interesserà della realizzazione di filmati da distribuire in formato DVD Video illustranti la problematica della Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 14 riconversione, le caratteristiche delle principali attività alternative, le agrozootecniche, le opportunità del mercato, ecc. 􀂃 Attività 3.3: Indicizzazione semantica del materiale divulgativo. Il materiale realizzato in 3.1 e 3.2 verrà indicizzato attraverso gli strumenti di indexing e filtering offerti dalla piattaforma tecnologica al fine di consentirne il mantenimento anche nell’ambito del centro servizi e di favorirne il reperimento e l’utilizzo nell’ambito di corsi personalizzati. − Linea 4: Mantenimento ed aggiornamento del portale informativo. Il portale informativo, parte del centro servizi, verrà continuamente aggiornato con nuovo materiale formativo ed informativo contestualizzato sul territorio che via dovesse rendersi disponibile. Il materiale aggiunto verrà sottoposto ad una preventiva fase di indicizzazione semantica per consentirne l’utilizzo da parte del sistema di e-learning ed information filtering. Il portale (con particolare riferimento al gruppo di utenza di DiAlTa2, alle funzionalità aggiunte di videoconferenza e user modeling e ad ogni altro aspetto non trattato dal primo progetto DiAlTa) sarà inoltre oggetto di manutenzione ordinaria continua tesa a garantirne la completa e costante funzionalità. La linea consta delle seguenti attività componenti. 􀂃 Attività 4.1: Amministrazione e manutenzione del centro servizi potenziato. Attività di manutenzione ordinaria continua tesa a garantire la completa e costante funzionalità del centro servizi con particolare riferimento agli utenti ed alle funzionalità specifiche aggiunte nell’ambito di DiAlTa2. 􀂃 Attività 4.2: Aggiornamento continuo del materiale formativo ed informativo. Replica delle attività 2.1 e 2.2 fatta ripetutamente nel corso del progetto al fine di aggiornare costantemente la base di conoscenza ed il portafoglio dei corsi. 􀂃 Attività 4.3: Indicizzazione semantica del nuovo materiale formativo ed informativo. Replica dell’attività 2.3 fatta ripetutamente nel corso del progetto al fine di aggiornare la rappresentazione semantica del nuovo materiale parallelamente alla sua inclusione nella base di conoscenza e nel portafoglio corsi. − Linea 5: Attività di Informazione e Orientamento. Questa linea prevede una serie di attività da svolgersi sulle aree obiettivo di DiAlTa2 e finalizzate ad erogare un servizio di informazioni sulle molteplici possibilità ed opportunità che l’imprenditore agricolo può cogliere, al fine di attuare un processo di riconversione delle proprie colture verso nuove produzioni, economicamente, commercialmente e tecnicamente sostenibili. Inoltre, un equipe di esperti qualificati, fornirà un servizio di orientamento il cui scopo è quello di trasferire conoscenze ed indirizzi relativi a nuove possibilità di attività imprenditoriali, legate al mondo agricolo e rurale, che siano in aderenza con la realtà socio economica e morfologica del territorio di riferimento e che abbiano un reale e concreto riscontro sul mercato. I servizi relativi alle attività di seguito descritte saranno erogati con l’ausilio dell’infrastruttura tecnologica del centro servizi ed utilizzando il materiale informativo raccolto ed indicizzato oltre che il materiale divulgativo auto-prodotto. La linea consta delle seguenti attività componenti. 􀂃 Attività 5.1: Pianificazione ed Esecuzione delle Attività di Accoglienza. L’attività di accoglienza, a supporto di quella che verrà erogata a livello multimediale, prevede un’azione di front desk ed un azione di back office, così articolata: attività di pre-accoglienza, attività di accoglienza, attività di consulenza generica e prima diagnosi. Attraverso gli operatori di sportello l’utente è affiancato nella definizione del proprio fabbisogno consulenziale e informativo oltre che nell’individuazione di un percorso personalizzato orientato al raggiungimento dei propri obiettivi professionali. 􀂃 Attività 5.2: Pianificazione ed Esecuzione delle Attività Informative. L’attività prevede l’informazione sulle opportunità derivanti dalle normative comunitarie, nazionali e regionali; Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 15 l’informazione sulle opportunità derivanti dalla sperimentazione sul campo delle colture alternative al tabacco; l’informazione sull’uso appropriato delle tecnologie della trasformazione nelle aziende agricole; l’aggiornamento normativo degli imprenditori. 􀂃 Attività 5.3: Pianificazione ed Esecuzione delle Attività di Orientamento. Il servizio è destinato all'ottimizzazione dell’impiego delle risorse umane dei nuovi imprenditori in funzione delle esigenze del mercato: inplacement e outplacement. Svolge, parallelamente alla realizzazione delle attività formative, servizi di sostegno orientativo, grazie ai quali i tabacchicoltori verranno messi in condizione di affinare le loro capacità di orientarsi nelle opportunità presenti nei contesti produttivi e di affrontare l'ingresso nel mercato dei nuovi imprenditori agricoli. Il servizio dovrà consentire, in particolare, di riflettere sulla fattibilità della business idea e sulle motivazioni che animano il futuro imprenditore, permettendogli, quindi, di esplicitare le sue intenzioni e di valutare se e come portarle a compimento. Il servizio verrà articolato secondo un percorso che proceda per passi logici successivi, che consenta all'aspirante imprenditore di riflettere su alcuni aspetti ritenuti fondamentali quali, ad esempio, l'individuazione del prodotto che si intende offrire sul mercato, con particolare riferimento alla struttura del settore e del mercato di riferimento (potenziali clienti, domanda in termini quantitativi ed esistenza di concorrenti) e la determinazione del processo aziendale che caratterizza la produzione agricola e la vendita del bene (come produrre, come vendere e attraverso quali canali di distribuzione, quali mezzi di comunicazione usare per far conoscere ai potenziali consumatori il prodotto, ecc.). − Linea 6: Attività di Formazione e di Tutorato. Il centro servizi, a partire dal settimo mese, comincerà l’erogazione graduale dei corsi di orientamento e di assistenza oltre che delle attività di tutorato nelle aree obiettivo di DiAlTa2. Tali attività verranno effettuate parzialmente in presenza e parzialmente con l’ausilio dall’infrastruttura tecnologica messa a disposizione dal centro servizi e avvalendosi del materiale formativo realizzato nel corso della linea 2. La linea consta delle seguenti attività componenti. 􀂃 Attività 6.1: Pianificazione ed Esecuzione degli Interventi Formativi. La formazione sarà erogata in modalità “blended learning” ed i percorsi formativi saranno impostati in base ad un preventivo monitoraggio delle specifiche esigenze formative dei destinatari finali, progettate e pianificate in modo di rispondere in maniera concreta e puntuale all’obiettivo di trasferire un know how tale da permettere ai soggetti interessati di svolgere con successo le nuove attività imprenditoriali. In generale, il sistema blended prevede la combinazione di lezioni o attività affidate ad un docente o a un tutor, (in aula, in classe virtuale, in video, in teleconferenza, ecc.); attività di action learning (apprendimento basato sull'azione, attraverso una metodologia di sviluppo delle persone, dei gruppi e delle organizzazioni fondata sulla premessa di imparare ad agire efficacemente sperimentandosi nell'azione reale); attività di e-learning (nel caso specifico con l’ausilio del sistema IWT integrato con il sistema di videoconferenza); processi di apprendimento collaborativo nell’ambito di una learning community (basati sull’interazione sincrona, in presenza o a distanza, o su strumenti di comunicazione asincrona e abilitati dalla piattaforma CWT e dal sistema di videoconferenza). Tutto ciò andrà a delineare uno scenario ricco di variabili ed elementi complessi, a cui farà riferimento tutta l’attività formativa, al fine di saper valutare e scegliere in base ad una precisa strategia didattica finalizzata a migliorare il processo di apprendimento mediante il superamento di precisi vincoli di tempo, spazio, costo, risorse tecnologiche o altro. 􀂃 Attività 6.2: Pianificazione ed Esecuzione delle Attività di Tutorato. Tale attività prevede un supporto all’imprenditore agricolo per la gestione delle scelte imprenditoriali più importanti, nonché il sostegno durante la fase di attuazione delle stesse. Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 16 Il servizio è articolato su tre livelli successivi. Il tabacchicoltore ha un primo contatto con un operatore, che ha il compito di orientare, assistere ed informare sulle opportunità e sulle problematiche relative allo sviluppo delle nuove colture alternative al tabacco. Verrà effettuata una prima valutazione di sostenibilità della scelta produttiva alternativa al tabacco e, se questa produce un risultato positivo, viene proposto l'accesso ai servizi di secondo livello. Il secondo livello è strutturato in modo tale che i tabacchicoltori, che hanno focalizzato la nuova attività agricola da realizzare, possono essere aiutati a svilupparla fino all’attuazione di tutti gli interventi necessari alla sua concretizzazione, nonché per la effettiva definizione di tutti gli elementi utili per valutare la fattibilità del progetto, sia per attingere alle varie forme di finanziamento agevolato. Tale attività sarà supportata da consulenti specialisti e da specifiche azioni formative. I progetti di riconversione della coltura del tabacco che si realizzeranno verranno seguiti da un servizio di tutorato per un periodo fino a due anni dall'inizio attività, finalizzato a sostenere il tabbacchicoltore nelle fasi iniziali della nuova attività agricola, aiutandolo a realizzare le attività previste dal piano di impresa e raggiungere così gli obiettivi prefissati. Per la risoluzione di particolari problematiche (di tipo legale, finanziarie, del lavoro, di marketing, di organizzazione, ecc.) i neo-imprenditori potranno usufruire di consulenze specialistiche da parte di professionisti. − Linea 7: Attività di Assistenza Tecnica. Oltre l’attività di tutorato, il progetto prevede un Team di tutor ed esperti qualificati, per attività di accompagnamento e assistenza a disposizione di tutti gli operatori della filiera nelle aree coperte da DiAlTa2 per l’attuazione di iniziative volte alla riconversione delle coltivazioni del tabacco, il rafforzamento del tessuto economico esistente e la crescita di nuove realtà produttive valorizzando risorse e prodotti e produzioni tipiche che abbiano un reale e concreto sviluppo commerciale sul mercato. La linea consta delle seguenti attività componenti. 􀂃 Attività 7.1: Pianificazione ed Esecuzione degli Interventi di Assistenza Tecnica. L’attività prevede la realizzazione delle seguenti azioni: incontri personalizzati; consulenza specifica (economico-finanziaria e tecnica); consulenza per l’aumento della competitività delle imprese con particolare riferimento alla qualificazione commerciale delle nuove produzioni ed all’applicazione dei diversi disciplinari di qualità; consulenza alla definizione delle strategie di sviluppo delle imprese; consulenza all’elaborazione di progetti e piani in relazione alle opportunità individuate; consulenza sui nuovi requisiti di accesso agli aiuti dell’U.E. a seguito della riforma della Politica Agricola Comune (PAC); supporto tecnico ai piani colturali e di rotazione; supporto alle scelte varietali; supporto alla gestione del processo produttivo; supporto alla qualificazione delle produzioni; consulenza all’innovazione di processo (nuovi sistemi di produzione) e prodotto (nuove colture alternative); consulenza tecnica sulla corretta utilizzazione delle tecnologie per la trasformazione dei prodotti agricoli e per il miglioramento della gestione aziendale anche attraverso l’informatizzazione. Le suddette azioni verranno effettuate con l’ausilio dal sistema di collaborazione distribuita messo a disposizione dal centro servizi esteso con le nuove funzionalità di videoconferenza sviluppate nell’ambito della linea 1. 􀂃 Attività 7.2: Pianificazione ed Esecuzione delle Attività di Accompagnamento. Per il perseguimento degli obiettivi prefissati dal progetto, le attività di orientamento e formazione di cui alle linee 5 e 6 saranno integrati con: − l’organizzazione di seminari, giornate informative, workshop, con il coinvolgimento delle Associazioni di categoria e degli Enti di Assistenza e sviluppo agricolo regionale, Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 17 volte a garantire una più capillare diffusione delle problematiche e tendenze politiche del settore, onde consentire e sviluppare i processi di riconversione; − l’organizzazione di stages presso aziende private e locali, nonché presso strutture di trasformazione e commercializzazione, volte alla divulgazione dei risultati delle sperimentazioni effettuate, alla diffusione di informazioni sulle possibilità produttive previste nelle aree tradizionalmente coltivate a tabacco, alla luce di quanto disposto dalla normativa comunitaria e nazionale per il settore, con la divulgazione anche dei risultati delle ricerche effettuate (opzioni di riorganizzazione dei fattori produttivi e conseguenti impatti prodotti dai processi di riconversione). Tutte le attività precederanno il coinvolgimento diretto di cooperative e di associazioni di tabacchicoltori, enti pubblici e privati in modo da consentire agli operatori del settore una verifica diretta delle opportunità offerte dalla riconversione. 11.5.2. Articolazione temporale delle attività del progetto con esplicitazione dei risultati intermedi previsti Il seguente diagramma di Gantt mostra graficamente l’articolazione temporale delle attività del progetto DiAlTa2. ID Nome attività Inizio Fine 1 Linea 1: Potenziamento del centro servizi M1 M6 2 Attività 1.1: Integrazione delle funzionalità di videoconferenza M1 M6 3 Attività 1.2: Integrazione delle funzionalità di user profiling e information filtering profile-based M3 M6 4 Linea 2: Accrescimento della base di conoscenza e del portfolio formativo M1 M10 5 Attività 2.1: Individuazione e raccolta del materiale informativo M1 M8 6 Attività 2.2: Realizzazione del materiale didattico M1 M8 7 Attività 2.3: Indicizzazione semantica del materiale formativo ed informativo M4 M10 8 Attività 2.4: Formazione dei formatori M4 M10 9 Linea 3: Realizzazione del materiale divulgativo M1 M10 10 Attività 3.1: Realizzazione delle schede informative M1 M8 11 Attività 3.2: Realizzazione di filmati divulgativi M1 M8 12 Attività 3.3: Indicizzazione semantica del materiale divulgativo M4 M10 13 Linea 4: Mantenimento ed aggiornamento del portale informativo M7 M24 14 Attività 4.1: Amministrazione e manutenzione del centro servizi potenziato M7 M24 15 Attività 4.2: Aggiornamento continuo del materiale formativo ed informativo M9 M24 16 Attività 4.3: Indicizzazione semantica del nuovo materiale formativo ed informativo M11 M24 17 Linea 5: Attività di Informazione e Orientamento M7 M24 18 Attività 5.1: Pianificazione ed Esecuzione delle Attività di Accoglienza M7 M24 19 Attività 5.2: Pianificazione ed Esecuzione delle Attività Informative M7 M24 20 Attività 5.3: Pianificazione ed Esecuzione delle Attività di Orientamento M7 M24 21 Linea 6: Attività di Formazione e di Tutorato M7 M24 22 Attività 6.1: Pianificazione ed Esecuzione degli Interventi Formativi M7 M24 23 Attività 6.2: Pianificazione ed Esecuzione delle Attività di Tutorato M7 M24 24 Linea 7: Attività di Assistenza Tecnica M7 M24 25 Attività 7.1: Pianificazione ed Esecuzione degli Interventi di Assistenza Tecnica M7 M24 26 Attività 7.2: Pianificazione ed Esecuzione delle Attività di Accompagnamento M7 M24 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 Anno 1 Anno 2 A Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 18 La tabella seguente riporta, invece, l’elenco dei risultati attesi (deliverable), la data di rilascio e la linea di ricerca/attività di afferenza. Attività Codice Deliverable Tipologia Deliverable Nome Deliverable Scadenza 1.1 D 1.1.1 Rapporto Rapporto sull’integrazione delle funzionalità di videoconferenza nel centro servizi di DiAlTa2 M6 1.2 D 1.2.1 Rapporto Rapporto sull’integrazione delle funzionalità di user profiling ed information filtering profile-based nel centro servizi di DiAlTa2 M6 2.1 D 2.1.1 File Materiale informativo per la base di conoscenza M8 2.2 D 2.2.1 File Materiale formativo M8 2.3 D 2.3.1 File Ontologia formativa/informativa per il tabacco aggiornata M10 2.3 D 2.3.2 File Metadata per il materiale informativo e formativo M10 2.4 D 2.4.1 Rapporto Relazione sulle attività svolte di formazione dei formatori M10 3.1 D 3.1.1 File Schede informative M8 3.2 D 3.2.1 File Filmati divulgativi M8 3.3 D 3.3.1 File Metadata per il materiale divulgativo M10 4.1 D 4.1.1 Rapporto Relazione sulle attività di manutenzione svolte M24 4.2 D 4.2.1 File Aggiornamento del materiale informativo M24 4.2 D 4.2.2 File Aggiornamento del materiale formativo M24 4.3 D 4.3.1 File Aggiornamento dei metadata per il materiale informativo e formativo M24 5.1 D 5.1.1 Rapporto Piano delle attività di accoglienza M10 5.1 D 5.1.2 Rapporto Rapporto sulle attività di accoglienza eseguite M24 5.2 D 5.2.1 Rapporto Piano delle attività informative M10 5.2 D 5.2.2 Rapporto Rapporto sulle attività informative eseguite M24 5.3 D 5.3.1 Rapporto Piano delle attività di orientamento M10 5.3 D 5.3.2 Rapporto Rapporto sulle attività di orientamento eseguite M24 6.1 D 6.1.1 Rapporto Piano degli interventi formativi M10 6.1 D 6.1.2 Rapporto Rapporto sugli interventi formativi eseguiti M24 6.2 D 6.2.1 Rapporto Piano delle attività di tutorato M10 6.2 D 6.2.2 Rapporto Rapporto sulle attività di tutorato eseguite M24 7.1 D 7.1.1 Rapporto Piano degli interventi di assistenza tecnica M10 7.1 D 7.1.2 Rapporto Rapporto sugli interventi di assistenza tecnica eseguiti M24 7.2 D 7.2.1 Rapporto Piano delle attività di accompagnamento M10 7.2 D 7.2.2 Rapporto Rapporto sulle attività di accompagnamento eseguite M24 11.5.3. Le Unità Operative (UO) partecipanti e le eventuali collaborazioni esterne Le Unità Operative partecipanti al progetto sono riassunte nella lista seguente. − CRA–IST – Istituto Sperimentale per il Tabacco, Via Pasquale Vitiello, 66, 84018 Scafati (SA). Il gruppo di ricerca che costituisce l’Unità operativa dell’Istituto Sperimentale per il tabacco è suddiviso in sottounità operative, tante quante sono le sedi dell’Istituto. Complessivamente il gruppo di ricerca possiede esperienze nei settori delle tecniche agronomiche, nelle tecniche di lavorazione dei prodotti agricoli, nel campo della biologia e della difesa, nonché competenze di tipo biochimico e genetico. L’U.O. ha in dotazione la strumentazione ed i laboratori necessari Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 19 per effettuare le determinazioni analitiche attinenti al progetto, con particolare riferimento alle zone a riconversione del tabacco della Campania, della Puglia e del Veneto, ove insistono le sue sedi principali. L’U.O. ha maturato ed approfondito conoscenza di strategie di approccio conoscitivo del territorio con particolare riferimento ai sistemi agricoli, ottenute con lo svolgimento di precedenti attività sperimentali nel campo della riconversione della coltura del tabacco, in particolare con la responsabilità ed il coordinamento dei progetti CoAlTa e CoAlTa2. − DIIMA – Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione Matematica Applicata, Università degli Studi di Salerno, Via Ponte don Melillo, 84084 Fisciano (SA). Il DIIMA effettua ricerche prevalentemente nel campo delle metodologie e tecnologie per l’apprendimento e la conoscenza, delle tecnologie GRID, della modellazione matematica del Web, del soft computing, dell’imaging, dei processi stocastici e della teoria delle code. Il DIIMA è stato coinvolto in numerosi progetti nazionali ed internazionali sulle tematiche citate. Tra le altre cose, il DIIMA è stato il promotore ed il coordinatore del Centro di Eccellenza in Metodi e Sistemi per l’Apprendimento e la Conoscenza, l’unico Centro di Eccellenza italiano finanziato dal MIUR sulle tematiche del learning e del knowledge. Nell’ambito del Centro di Eccellenza, il DIIMA ha contribuito all’evoluzione della piattaforma di e-learning IWT (della società MoMA s.r.l.) alla base del Centro Servizi di DiAlTa e DiAlTa2. Sia il CRA-IST che il DIIMA si avvarranno, nell’esecuzione delle attività, sia di personale interno che di personale a tempo determinato. Laddove necessario, per attività di particolare rilevanza, si prevede anche il ricorso ad esperti esterni su tematiche agronomiche e relative alle ICT. Sono previste, inoltre, le seguenti collaborazioni esterne da attivare sulle attività specifiche descritte nel paragrafo 11.5.4. − MOMA – MoMa s.r.l., via Provinciale Cerzete, 7 - 83042 Atripalda (AV). MOMA è una società hi-tech in piena espansione le cui attività riguardano ricerca applicata, trasferimento tecnologico, sviluppo, ingegnerizzazione, personalizzazione e commercializzazione di soluzioni e prodotti software, tecnologie e servizi avanzati. MOMA ha ideato e sviluppato una serie di soluzioni innovative nel campo della formazione a distanza e della gestione della conoscenza sia in ambito scolastico che professionale. In particolare MOMA distribuisce le piattaforme software IWT e CWT alla base del Centro Servizi di DiAlTa. MOMA è anche un riferimento importante per il Polo di Eccellenza, fulcro dell’innovazione nel settore ICT, dalla Ricerca di Base alla Ricerca Industriale, sviluppatosi nella Valle dell’Irno, modello nazionale di crescita e occupazione per il Mezzogiorno. Il Polo si caratterizza per la profonda sinergia tra il mondo universitario (DIIMA - Università di Salerno), il mondo della Ricerca Industriale (CRMPA e Siemens Informatica) e le PMI High-Tech (Italdata). − IERAAN – Istituto Europeo per le Ricerche Ambientali e Antropologhiche Nazionali, V.le Liegi n. 44, Roma. IERAAN è un’associazione senza scopo di lucro, fondata nel 2002 con la finalità di elaborare e realizzare iniziative scientifiche, tecniche, economiche e giuridiche, volte alla tutela, alla valorizzazione, alla conservazione, al rinnovamento e al miglioramento del patrimonio ambientale e culturale. Tali finalità vengono raggiunte predisponendo ed elaborando documentazioni, studi di fattibilità, ricerche operative e progetti, utili alla promozione di tutte le forme possibili di sviluppo sostenibile del territorio. Obiettivo primario di IERAAN è lo sviluppo economico e sociale compatibile e rispettoso della conservazione dei valori naturalistici e culturali del territorio, capace di favorire il rilancio di antichi mestieri e conoscenze artigianali nonché la creazione di nuove professionalità nell’ambito della conservazione dei beni ambientali e culturali, dell’agricoltura e delle attività turistiche compatibili. − INIPA – Via XXIV Maggio, 43, 00187 Roma. INIPA è l’Ente di Formazione e Ricerca nei settori agro-alimentare e ambientale costituito nel 1952 su iniziativa di COLDIRETTI. È un Ente giuridicamente riconosciuto e senza scopo di lucro che associa diciotto Istituti di livello regionale o provinciale. La sua mission è di sostenere lo sviluppo professionale delle risorse Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 20 umane che operano nella gestione manageriale di imprese, organizzazioni economiche e pubbliche amministrazioni nei settori di competenza; coordinare a livello nazionale lo sviluppo di sistemi di informazione, orientamento, formazione e accompagnamento all'imprenditorialità agricola e rurale, in una logica di sviluppo integrato del territorio; promuovere la ricerca e la divulgazione scientifica presso le imprese e il territorio; incentivare lo scambio culturale tra operatori professionali, imprese, associazioni, Università, Pubbliche Istituzioni e Centri Nazionali e Comunitari di formazione manageriale. − ENAPA – Ente Nazionale Assistenza Patrocinio Agricoltori. Il Patronato ENAPA, istituito dalla Confederazione Generale dell'Agricoltura Italiana nell'anno 1992, è al servizio gratuito degli agricoltori, dei coltivatori diretti e di tutti i cittadini per l'assistenza gratuita nel campo sociale, previdenziale e sanitario. L'ENAPA fornisce servizi agli agricoltori ed ai cittadini in materia di: pensioni dei lavoratori dipendenti pubblici e privati, autonomi, pensioni sociali erogate dall'Inps, dall'Inpdap e dei vari enti di categoria e dei liberi professionisti; contribuzione (prosecuzione volontaria, riscatti, ricongiunzioni), indennità di mobilità, cassa integrazione guadagni, assegni per il nucleo familiare; prestazioni in materia infortunistica dell'Inail, Ipsema, Enpaia, etc.; assistenza medico-legale; assistenza legale. − PRUSST – PRUSST Calidone, via Traiano 1c, 82100 Benevento. Il Programma di Riqualificazione Urbana e Sviluppo Sostenibile del Territorio (PRUSST) implementa interventi tesi alla tutela dell’ambiente ed al miglioramento della vivibilità del sistema comprensoriale. Esso mira a sviluppare i processi di gestione urbana sostenibile attraverso azioni che tengano conto delle questioni ambientali, sociali ed economiche per fornire la base necessaria all’integrazione delle realtà locali. Esso propone di disciplinare il traffico ed i trasporti attraverso l’approccio duale di rete, che possa offrire un quadro per lo sviluppo urbano che si integri ai sistemi di trasporto regionale; implementare le attività sociali attraverso la riqualificazione ed il potenziamento dei centri di aggregazione e di formazione culturale. Rigenerare i centri urbani mediante la bonifica delle aree industriali dismesse e degli edifici esistenti; creare nuovi posti di lavoro attraverso gli interventi di riqualificazione, recupero e restauro edilizio delle reti infrastrutturali e dei servizi; incentivare lo sviluppo delle attività produttive, la dotazione delle infrastrutture (sia a rete che puntuali), l’Università, il sistema dei parchi; sviluppare le attività commerciali di qualità e l’artigianato tipico nei centri storici. 11.5.4. Descrizione dei ruoli e delle modalità di interazione delle U.O. partecipanti e di eventuali collaborazioni esterne (inserire diagramma) IST sarà prevalentemente impegnato nelle seguenti attività: − accrescimento della base di conoscenza e del portfolio formativo (Linea 2) coadiuvato dal DIIMA per gli aspetti tecnico-informatici legati all’indicizzazione semantica del materiale formativo e informativo (Attività 2.3); − formazione dei formatori (Attività 2.4) avvalendosi della collaborazione specialistica della sottocontraente IERAAN per l’attuazione degli interventi formativi; − realizzazione del materiale divulgativo (Linea 3) avvalendosi della collaborazione specialistica della sottocontraente PRUSST Calidone nella realizzazione delle schede informative (Attività 3.1) e coadiuvato dal DIIMA per gli aspetti tecnico-informatici legati all’indicizzazione semantica del materiale divulgativo (Attività 3.3); − aggiornamento in itinere del portale con ulteriore materiale informativo e formativo (Attività 4.2) coadiuvato dal DIIMA per gli aspetti tecnico-informatici legati all’indicizzazione semantica di detto materiale (Attività 4.3); Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 21 − attività di informazione ed orientamento (Linea 5) avvalendosi della collaborazione specialistica della sottocontraente IERAAN per l’attuazione sia delle attività di accoglienza che informative che orientative. − attività di formazione e tutorato (Linea 6) avvalendosi ancora una volta della collaborazione specialistica della sottocontraente IERAAN per l’attuazione degli interventi volti alla creazione ed al supporto di nuove professionalità nel campo dell’agricoltura. − attività di assistenza tecnica (Linea 7) avvalendosi della collaborazione delle associazioni di categoria sottocontraenti INIPA ed ENAPA sia per gli interventi di assistenza sul territorio che per l’esecuzione delle relative attività di accompagnamento. Il DIIMA sarà prevalentemente impegnato nelle seguenti attività: − potenziamento del centro servizi (Linea 1) con funzionalità di videoconferenza, user profiling e information filtering profile-based operato in collaborazione con la sottocontraente MOMA (società proprietaria delle tecnologie IWT e CWT utilizzate per la realizzazione del primo centro servizi); − supporto ad IST per gli aspetti tecnico-informatici legati all’indicizzazione semantica del materiale informativo e formativo (Attività 2.3 e 4.3) oltre che divulgativo (Attività 3.3); − amministrazione e manutenzione del centro servizi (Attività 4.1) operato in collaborazione con la sottocontraente MOMA. La tabella seguente riassume i costi complessivi di ciascuna unità operativa coinvolta nel progetto. Unità Operativa Costo Complessivo IST € 960.000 DIIMA € 540.000 TOTALE € 1.500.000 La tabella seguente indica i partecipanti a ciascuna linea del progetto con l’ulteriore indicazione del budget associato. Codice Nome Linea Partecipanti Budget 1 Potenziamento del centro servizi DIIMA € 225.600 IST € 152.000 2 Accrescimento della base di conoscenza e del portfolio formativo DIIMA € 57.600 IST € 167.000 3 Realizzazione del materiale divulgativo DIIMA € 57.600 IST € 113.000 4 Mantenimento ed aggiornamento del portale informativo DIIMA € 185.200 5 Attività di Informazione e Orientamento IST € 194.000 6 Attività di Formazione e di Tutorato IST € 145.000 7 Attività di Assistenza Tecnica IST € 165.000 Trasferte € 24.000 Spese Generali € 14.000 TOTALE € 1.500.000 Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 22 11.5.5. Descrizione delle modalità di monitoraggio interno del progetto e verifica dei risultati Al fine di monitorare l’avanzamento delle attività di divulgazione e formazione ed indirizzare gli organismi preposti alla realizzazione di attività più capillari, sono previsti incontri periodici con i rappresentati delle istituzioni locali, nonché con i rappresentanti delle associazioni. La verifica dei risultati dei corsi di formazione verrà effettuata attraverso la somministrazione di questionari volti a calibrare il gradimento e anche il livello raggiunto da parte dei partecipanti al corso. Il monitoraggio interno sarà assicurato da incontri frequenti tra le unità operative coinvolte nelle azioni progettuali (anche sotto forma di seminari), dalla verifica da parte del project manager dell’andamento del progetto, nonché, in ultimo, dalla redazione di rapporti predisposti annualmente sui risultati delle azioni di orientamento e formazione. Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 23 12. Ricadute e Benefici Le attività individuate garantite dalla realizzazione del centro servizi consentiranno agli agricoltori e a tutti gli operatori coinvolti nel comparto nelle aree coinvolte dal progetto di conoscere da un lato ed interpretare la riforma dell’OCM tabacco, dall’altro di orientarsi verso le scelte produttive più idonee e compatibili dal punto di vista dei fattori disponibili quali terra e lavoro, nonché dal punto di vista economico e di impatto sociale. Le azioni di orientamento e formazione dovranno tradursi, in concreto, in successivi investimenti aziendali volti allo sviluppo di attività agrituristiche e/o artigianali, attraverso ad esempio la ristrutturazione di fabbricati rurali e relativi impianti, attrezzature e arredi, o la realizzazione di impianti per il tempo libero, l’allestimento di spazi attrezzati per il campeggio sempre collegati sempre all’attività agrituristica (azioni e misure inserite nei PSR); Gi effetti derivanti dagli interventi progettuali previsti saranno senz’altro estremamente importanti, andando ad influire positivamente in termini economici, sociali, ambientali, occupazionali sui territori interessati. Ci si attende complessivamente: 1. un miglioramento della gestione dell’ambiente agricolo precedentemente impiegato per la coltivazione del tabacco; 2. il miglioramento dei sistemi di coltivazione grazie alla trasmissione delle conoscenze relative alle innovazioni tecnologiche sperimentate nei progetti di riconversione; 3. un incremento delle aree destinate alla coltura di prodotti biologici; 4. la valorizzazione degli ecotipi locali In generale, la ristrutturazione del settore tabacchicolo a favore delle produzioni di qualità, i processi di trasformazione e commercializzazione che naturalmente si instaureranno, la possibilità di legare l’immagine del territorio ai prodotti coltivati potranno garantire da una parte la continuità dell’attività agricola, dall’altra il mantenimento dei livelli occupazionali. Gli impatti saranno valutabili attraverso l’applicazione di indicatori quali: 1. variazione percentuale della SAU investita a tabacco; 2. variazione del numero di posti creati o mantenuti; 3. reddito agricolo lordo delle aziende beneficiarie del sostegno; 4. variazione percentuale di aziende beneficiare proponenti miglioramenti ambientali; 5. valore aggiunto negli impianti di trasformazione e commercializzazione; 6. variazione del reddito derivante da attività extragricole. Timbro Istituzione Firma Responsabile Amministrativo Firma Coordinatore di progetto C.R.A. Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura Istituto Sperimentale per il Tabacco Progetto finalizzato finanziato dal Mi.P.A.F. – C.R.A. USO ALTERNATIVO E STUDIO DELLA MUTAGENICITA’ DEL CONDENSATO DI TABACCO. NUMERO DELLA RICERCA: U.A.S.M.T. (D.M. 614/7303/03) DURATA: 2004 - 2006 Unità operativa responsabile della ricerca: Dott. A. Di Muro (Ex Sez. Genetica C.R.A. – I.S.T.) • A) “Studio sugli usi alternativi del tabacco” Responsabile: Dott. Alfredo Cersosimo Sez. di Bovolone C.R.A. - I.S.T. Unità Operativa n° 1: Dott. Alfredo Cersosimo ( Sez. di Bovolone C.R.A. - I.S.T.) Collaborazioni interne: Dott. Fabio Castelli (Sez. di Bovolone C.R.A. - I.S.T.) Dott. Ciro Sorrentino (Ex Sez. Genetica di Scafati C.R.A. - I.S.T.) Dott. Massimo Abet (Ex Sez. di Biochimica di Scafati C.R.A. - I.S.T.) Dott.ssa Luisa del Piano (Ex Sez. Genetica di Scafati C.R.A. - I.S.T.) Collaborazioni esterne: Unità Operativa n° 2: Dott. Gianpaolo Grassi (C.R.A. - I.S.C.I. Bologna) Unità Operativa n° 3: Dott. Fabrizio Ferretti ( DIPROVAL Univ. di BO/Modena) • B) “Studio sulla mutagenicità del condensato” Responsabile: Dott. Ciro Sorrentino Ex Sez. di Genetica C.R.A. - I.S.T. Unità Operativa n° 4: Dott. Ciro Sorrentino (Ex Sez. di Genetica C.R.A. - I.S.T.) Collaborazioni interne: Dott. Alfredo Cersosimo (Sez. di Bovolone C.R.A - I.S.T.) Dott. Ciro Sorrentino (Ex Sez. Genetica. di Scafati C.R.A. - I.S.T.) Dott. Massimo Abet (Ex Sez. di Biochimica di Scafati C.R.A. -I.S.T.) Dott.ssa Luisa del Piano (Ex Sez. Genetica di Scafati C.R.A. - I.S.T.) Dott. Giuseppe Interlandi (Ex Sez. di Cura. di Scafati C.R.A. - I.S.T.) Dott. Salvatore Ascione (Ex Sez. Tecniche Colturali di Scafati C.R.A. - I.S.T) Dott. Luigi Sannino (Ex Sez. di Biologia e Difesa di Scafati C.R.A. - I.S.T.) Collaborazioni esterne: Dott.ssa Rosa Castaldo (Università di Napoli) Dott. Antonio Salluzzo (ENEA – Portici ) Unità Operativa n° 5: Dott.ssa Silvana Simi ( C.N.R. Pisa) 2 Obiettivi: A) Valutare le possibilità reali di sfruttamento delle potenzialità emerse dai laboratori che le hanno prospettate, in merito alle potenzialità del tabacco per usi alternativi al fumo, per avviarne lo sfruttamento su scala economica. Tutto ciò tenendo presente gli indirizzi del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali in materia di OGM. B) Determinare il potere mutageno del condensato del fumo delle sigarette in funzione di due tipi di tabacco e di alcune tecniche agronomiche e di cura. Lo scopo finale è quello di individuare l’effettiva pericolosità di diversi tipi di tabacco, sulla base del potenziale oncogeno del fumo delle sigarette. Il potenziale oncogeno, indicato in futuro sulle sigarette in commercio, determinerà un trasparente avvertimento della pericolosità del fumo Attività prevista: A) Sul piano operativo, lo studio prevede: 1) Ampia indagine conoscitiva sullo stato dell’arte, sugli orientamenti attuali e sulle prospettive future degli usi alternativi del tabacco. Valutazione qualitativa dei parametri coinvolti nell’attuazione pratica delle potenzialità emergenti e reali possibilità attuative.; 2) Valutazioni agronomiche in campo ed in serra. Il progetto prevede una sperimentazione agronomica e biometrica da attuare su alcune specie, linee ed accessioni di tabacco, reperite nella vasta riserva di germoplasma esistente presso l’I.S.T.: a) Sperimentazione in campo, finalizzata: 1) all’individuazione delle specie, linee e cultivar che meglio si prestano ad essere utilizzate per gli usi alternativi, attraverso lo screening degli oltre 1200 genotipi disponibili presso la sede di Scafati dell’I.S.T., tra Nicotianae, Tabacchi e Nuove Accessioni; 2) alla valutazione parallela della linea Wild-type, per i necessari raffronti con la linea trasformata; b) Sperimentazione in serra, finalizzata: 3) alla valutazione della linea costituita presso l’Istituto di Botanica e Genetica Vegetale dell’Università Cattolica del “Sacro Cuore” di Piacenza, per la produzione della proteina farmaceutica glucocerebrosidasi.; 4) alla valutazione di altre proteine eterologhe prodotte dall’Università di Piacenza, in tempi compatibili con quelli previsti dal presente progetto, quali ad esempio: – α-galattosidasi (utilizzata nella cura della Sindrome di Fabry, malattia genetica rara che provoca un disordine nella metabolizzazione dei lipidi per la carenza dell’enzima α-galactosidase A); – α-1,4-glucosidasi (utilizzata nella cura della Sindrome di Pompe, malattia genetica rara che provoca disordini nell’accumulazione del glicogeno. La deficienza di questo enzima provoca un eccesso di glicogeno in tutti i tessuti del corpo per l'incapacità a degradarlo); B) Prove agronomiche biennali, in diverse località, della Campania (CE e Bn), dell’Umbria (PG) e del Veneto (VR) per la valutazione del contenuto di condensato nel fumo di campioni di tabacco Burley e Bright. Saggi di mutagenicità del condensato mediante analisi degli scambi tra cromatidi fratelli e micronuclei, su linfociti umani in coltura. 3 Attività realizzata: Coordinamento Nel aprile 2004 è stato organizzata e svolta una “Giornata di lavoro” sul progetto finalizzato U.A.S.M.T “Uso alternativo e studio della mutagenicità del Tabacco”, con intervento del Direttore generale del C.R.A. e del Dirigente Ricerca e Sperimentazione del Mi.P.A.F.. Sono state presentate relazioni del coordinatore del progetto e dei responsabili di tutte le unità operative. Interventi programmati sono stati svolti sia dai ricercatori di nuove unità operative che dovrebbero subentrare nel progetto del 2005 (Centro di ricerche oncologiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Dipartimento di Scienze farmaceutiche dell’Università di Modena e Reggio Emilia e l’Istituto di Genetica dell’Università Cattolica del S. Cuore di Piacenza) che da rappresentanti di organizzazioni della filiera tabacco (Associazione nazionale periti tabacco, Assessorato all’Agricoltura della Provincia di Caserta, Centro di ricerche Eti di Roma, Aprotav di Trestina e UNITAB di Roma). Hanno partecipato il commissario straordinario I.S.T. (presidente della “Giornata”) ed il Direttore dell’I.S.T. (conclusioni). Il coordinatore ha preso contatti con la Regione Umbria, col Ministero della Salute e le province di Salerno, Benevento ed Avellino per un ampliamento delle prove con relativo finanziamento. Al momento è stato già approvato della Giunta Provinciale di Benevento un finanziamento per € 10.000,00 (ulteriore campo sperimentale 2005 nel beneventano). Sono stati effettuati incontri di coordinamento con le UU.OO. dei due sottoprogetti (A e B). E’ stato presentato sia al C.R.A. che al Mi.P.A.F., una richiesta di ulteriore finanziamento anche e soprattutto per l’incremento nel progetto di ricerca delle seguenti UU.OO. A) Per la ricerca “Uso alternativo del tabacco”, inserimento di 2 Unità Operative. La prima a cura del prof. Mario Baraldi, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia – Dipartimento di Scienze Farmaceutiche : “ Studio sulla Presenza di Sostanze Benzopdiazepino-simili ad attività centrali e periferiche in linee di Nicotiana Tabacum”. Per un ammontare annuo di € 21.000,00 (€ 42.000,00 nel biennio 2005-2006). La seconda a cura del prof. Corrado Fogher, Istituto di Genetica – Università Cattolica S.Cuore di Piacenza; “Tecniche di purificazione di proteine ricombinanti di interesse farmaceutico, estratte da semi di tabacco e studio delle vie metaboliche che determinano la sintesi di sostanze benzodiazepino-simili in Nicotiana spp.”. Per un ammontare annuo di € 20.000,00 (€ 40.000,00 nel biennio 2005-2006). B) Per la ricerca “Studio della mutagenicità del tabacco”, inserimento di una Unità Operativa a cura del prof. A. Cittadini Direttore del Centro di Ricerca Oncologiche dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma. Per la ricerca “Studio della mutagenicità del tabacco”, il prof. A.Cittadini ha prospettato l’argomento “Mutagenesi, trasformazione neoplastica e induzione della apoptosi da parte del condensato da fumo di tabacco. Influenza di diversi carotenoidi (beta carotene, licopene, etc.) e dei loro prodotti d’ossidazione. Modelli in vivo e in vitro”, per un ammontare annuo di € 50.000,00 ( € 100.000,00 nel biennio 2005-2006). Per l’Unità Operativa, della quale il dott. C. Sorrentino (I.S.T.) è responsabile, per un ammontare di 40.000,00 € (20.000,00 per il 2005 e 20.000,00 per il 2006) sia per attivare ulteriori test su cellule eucariotiche (a cura del Dipartimento di Genetica dell’Università Federico II a Napoli – prof. G. Geraci -), sia per ampliare la conoscenza dei componenti chimici del condensato in esame. Per il coordinamento delle ricerche (soprattutto per la divulgazione dei risultati – seminari, convegni ecc. – anno per anno) € 30.000,00 (15.000,00 per ciascun anno 2005-2006). Il totale richiesto per anno è di € 126.000,00 , pari a € 252.000,00 per il biennio 2005-2006. A) Studio sugli usi alternativi del tabacco Unità Operativa n. 1 4 Conformemente a quanto stabilito dalla programmazione progettuale, l’attività del primo anno ha interessato una fase di pieno campo ed una di acquisizione di elementi informativi presso gli Enti pubblici e privati operanti nel particolare settore d’interesse. L’attività di campo è iniziata con la produzione in float-system delle piantine occorrenti per le prove agronomiche, che ha interessato un primo lotto di 100 genotipi provenienti dalla collezione di germoplasma dell’I.S.T., coltivati contestualmente presso le aziende sperimentali delle Sedi di Bovolone (Verona) e Scafati (Salerno). Le valutazioni agronomiche sono state effettuate sulla base dei dati rilevati in campo, secondo quanto previsto al punto 2) della scheda 8.3 (dal punto 2.1 al punto 2.7). Si è inoltre provveduto al prelievo dei campioni di foglie da trasmettere all’Unità Operativa dell’Istituto Sperimentale per le Colture Industriali, Sezione di Rovigo, per la prevista determinazione dei contenuti in sostanze Benzodiazepine-simili. Campioni consegnati in data 02/09/2004. Per quanto concerne i rapporti con l’Istituto di Botanica e Genetica Vegetale dell’Università di Piacenza e la Ditta farmaceutica Transpharm, strettamente collegate sul piano operativo, va precisato che i mutati indirizzi programmatici di entrambi hanno reso non più praticabile i rapporti di collaborazione esterna, consigliandone la loro trasformazione in compartecipazione diretta alle attività progettuali sulla base di finanziamenti appropriati. Sul piano delle acquisizioni degli elementi informativi, è in fase di svolgimento l’analisi delle norme vigenti in campo nazionale e Comunitario nel settore tabacco, ai fini della valutazione delle possibili interconnessioni con le finalità del progetto. Analoga fase di svolgimento interessa anche il monitoraggio dei detentori di brevetti di materiali genetici utilizzabili per gli usi alternativi, finalizzato alla valutazione delle possibilità di sfruttamento su licenza degli stessi, anche in considerazione delle alte finalità del loro utilizzo. Nella prospettiva di sfruttamento dei brevetti è inoltre in atto la valutazione delle possibilità organizzative per la produzione del seme ricombinante necessario per le coltivazioni finalizzate agli usi alternativi, il tutto alla luce delle limitazioni colturali imposte dalle normative vigenti sugli OGM. Unità Operativa n. 2 A seguito del protrarsi degli adempimenti amministrativi necessari all’inserimento nel bilancio 2004 del contributo previsto per la realizzazione del progetto “Uso alternativo e studio della mutagenicità del tabacco”, solo nel mese di luglio è stato possibile dare il via alle attività ed all’assunzione del personale necessario alla conduzione delle ricerche.. Nel frattempo, sono state date istruzioni alle unità operative impegnate nel progetto per la raccolta dei campioni fogliari di tabacco e nel contempo sono state indicate le modalità di conservazione del materiale vegetale.I campioni di tabacco dell’U.O. di Bovolone sono stati consegnati e conservati in congelatore presso l’ISCI di Rovigo, mentre i campioni dell’U.O. di Scafati sono conservati presso la sezione periferica dell’ISCI di a Battipaglia, in attesa di essere recuperati e conservati a loro volta a Rovigo. Per quanto riguarda l’attività vera e proporia di analisi sono stati recuperati i diversi reagenti e gli strumenti indispensabili al lavoro e si sta addestrando il personale all’esecuzione delle analisi di laboratorio. Unità Operativa n. 3 Sulla base del lavoro preliminare svolto dalla dott.ssa Manelli si è iniziato a lavorare alla ricerca “tabacco” su due fronti. Primo: l’analisi della filiera del tabacco e dell’influenza della politica U.E. Su questo tema è stato coinvolto il Prof. Zuppiroli (Prof. Associato – Facoltà di Economia Università di Parma) esperto di PAC e di filiere agro-industriali. 5 Secondo: un modello econometrico del mercato del tabacco. Su questo tema è stato coinvolto il Prof. Messori (Prof. Ordinario – Facoltà di Agraria, Università di Bologna) esperto di econometria dei mercati agricoli. Entro la primavera del 2005 questa fase del lavoro sarà terminata. B) Studio sulla mutagenicità del condensato Unità Operativa 4 Sono state condotte le prove del tabacco Burley e Bright sia per il tipo aromatico (cimato) sia per il tipo “neutro” (non cimato) differenziando i livelli di concimazione azotata (3 dosi); sul tabacco Burley Italia si è indagato sia sulle modalità di cura sia sull’incidenza dei trattamenti insetticida. I campi sono stati allestiti nella prov. di Benevento (Burley Aromatico), Caserta (Burley Italia), Perugia (Bright neutro), Vicenza (bright Aromatico) e presso la sezione di Bovolone (Bright Aromatico e neutro), infine nel campo sperimentale di Scafati (Burley A. e Italia). I campioni di tutte le prove sono in lavorazione presso la Sezione di Biochimica dell’I.S.T. per la preparazione delle sigarette per ottenere il condensato. In laboratorio è stato messo a punto il test dei micronuclei ed è stato attivato e perfezionato tutto il sistema per estrarre e dosare il condensato dal fumo di sigarette. Unità Operativa n. 5 Sono state messe a punto le tecniche di coltivazione delle linee cellulari È stato definito il protocollo sperimentale Sono stati eseguiti dei test preliminari con estratti di tabacco forniti dall’Ist Sperimentale per il Tabacco Scafati. É con vero piacere che avvio i lavori di questo Convegno, assumendone la Presidenza. Mi corre l'obbligo preliminarmente di salutare tutti gli illustri relatori, in particolare la dott.ssa Ida Marandola ed il dott. Francesco Zecca, in rappresentanza rispettivamente del C.R.A. e del Mi.P.A.F., nonché i numerosi intervenuti. Un ringraziamento particolare va agli organizzatori del Convegno, in primis il coordinatore del progetto dott. Adolfo Di Muro, il quale ha visto finalmente realizzarsi un’aspirazione coltivata da tempo, quella di studiare la mutagenicità, verificando il differente potenziale oncogeno dei vari tipi di tabacco, in particolare quelli di coltivazione italiana. Ad esso va associato un ringraziamento al Dott. Alfredo Cersosimo, che seguirà il sottoprogetto sugli usi alternativi del tabacco. Il convegno di oggi si inserisce in un momento particolarmente delicato ed importante della storia del tabacco nel nostro Paese. Proprio in questi giorni, il Ministro Gianni Alemanno ha vinto una battaglia campale, che ha consentito - almeno nel medio periodo - la sopravvivenza della coltura in Italia. Infatti, a Bruxelles - invertendo un orientamento che sembrava irreversibilmente assunto - hanno deciso di prorogare fino al 2010 il finanziamento delle quote per il tabacco, garantendo alla filiera tabacchicola - che impiega oltre 130.000 lavoratori - di poter guardare con maggiore serenità al futuro. Nella prospettiva, comunque, di una eliminazione sul lungo periodo delle quote di sostegno comunitario, si inserisce l'attività di ricerca dell'Istituto sperimentale per il tabacco, di cui solo parzialmente oggi si renderà conto nel corso di questo incontro. Parlare di minore mutagenicità della produzione nazionale, infatti, potrebbe consentire la sopravvivenza delle nostre colture anche ai fini della produzione di tabacco da fumo. Parlare di usi alternativi del tabacco significa individuare ulteriori impieghi, che possano contribuire a mantenere i livelli di produzione attuali. Ma l'Istituto sperimentale per il tabacco, sta anche guardando alla prospettiva di contribuire alla riconversione della filiera tabacchicola, attraverso la realizzazione di progetti di ricerca finanziati dalla Comunità Europea. In particolare si intende studiare le opportunità di riconversione dei produttori di tabacco verso altre colture o attività, attraverso un'analisi delle diverse possibilità produttive che siano compatibili dal punto di vista tecnico, economico e sociale. In questa ricerca, cui collaboreranno altre istituzioni pubbliche (Istituto Nazionale di Economia Agraria, CNR, Università di Napoli, Bari e Lecce, ecc...) si presterà particolare attenzione al contesto economico territoriale, alle colture tradizionali, ai vincoli e alle opportunità poste dalla legislazione comunitaria e nazionale, nonché alla struttura dell'occupazione interna ed esterna al settore agricolo, il tutto attraverso la verifica agronomica delle alternative. Nel corso della Giornata di lavoro organizzata dall'I.S.T., (Istituto sperimentale per il tabacco di Scafati Salerno), con il patrocinio del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali (Mi.P.A.F.) e del C.R.A. (Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura), svoltosi venerdì 23 aprile presso l'Aula Magna dell'I.S.P.V. (Istituto sperimentale per la patologia vegetale), di Roma, sono stati presentati i due filoni del progetto triennale della ricerca, proposto dall'I.S.T. e promosso e finanziato dal Mi.P.A.F.: "Uso alternativo del tabacco" e "Studio della mutagenicità del tabacco". Tra i possibili impieghi alternativi del tabacco si va dall'uso alimentare a quello farmaceutico e industriale, dalla produzione di anticorpi, di proteine omologhe ed eterologhe e vaccini alla bonifica dei terreni inquinati ed al monitoraggio dell'inquinamento atmosferico. Il secondo filone della ricerca intende studiare la diversa pericolosità (riconducibile alla potenzialità oncogena del fumo) di alcuni tipi di tabacco usati nella confezione di sigarette: un modo per rendere davvero trasparenti le indicazioni sui danni provocati dal fumo e la possibilità di diminuirne gli effetti. Da indagini preliminari dei ricercatori dell'I.S.T., è risultata una minore biotossicità da parte dei tradizionali tabacchi italiani. Tale importante peculiarità dovrebbe favorire e incrementare la coltivazione dei tabacchi tipici italiani "leggeri" (meno tossici) nelle zone tradizionali (soprattutto Campania e Umbria). Simili proprietà caratterizzano anche alcuni tipi di tabacchi "orientali" coltivati in Puglia. Dopo i saluti del dott. Francesco Zecca, dirigente Ricerca e sperimentazione del Mi.P.A.F., è intervenuto il commissario straordinario dell'I.S.T., prof. Marco Galdi, che ha presieduto i lavori. Il coordinatore del progetto di ricerca, dott. Adolfo Di Muro direttore di sezione dell'I.S.T., ha presentato il progetto nella sua impostazione completa, anche con riferimento all'auspicato inserimento di nuove unità operative. Sono state presentate le relazioni delle unità operative impegnate nella ricerca con successivi interventi di autorevoli ricercatori, esperti, tecnici, amministratori e politici. Le relazioni sono state le seguenti: dott. Ciro Sorrentino, primo ricercatore dell'I.S.T., "Indagini sulla mutagenicità del condensato del fumo di tabacco in funzione delle tecniche colturali"; dott.ssa Silvana Simi, primo ricercatore dell'Istituto di Fisiologia Clinica C.N.R., "Studio della genotossicità di vari tipi di condensato di tabacco in linee cellulari ingegnerizzate con citocromi inducibili dal fumo di sigaretta"; dott. Alfredo Cersosimo, direttore di sezione dell'I.S.T. "Studio sugli usi alternativi del tabacco"; dott. Gianpaolo Grassi, primo ricercatore dell'Istituto sperimentale per le colture industriali, "Valutazione del contenuto di benzodiazepino- simili in accessioni di tabacco mediante analisi immunologiche"; dott. Fabrizio Ferretti, Diproval ricercatore della Facoltà di Agraria Università degli Studi di Bologna, "Analisi sopra gli aspetti economici e politici degli usi alternativi del tabacco nella filiera agro-industriale". La dott.ssa Ida Marandola, Direttore generale del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, ha relazionato sull'anda- "Giornata di lavoro" sul Progetto di ricerca promosso dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali "Uso alternativo e studio della mutagenicità del tabacco" - sintesi - a cura del Dott. Adolfo Di Muro Dott. Adolfo Di Muro - Direttore della Sezione Centrale per la Genetica dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco, Scafati Coordinatore del progetto. Il Tabacco, 11, 2003: Atti, 1-2 Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 1 SCHEDA DI PROGETTO 1. Tematica e Filiera ORIENTAMENTO E FORMAZIONE SUGLI ORDINAMENTI PRODUTTIVI ALTERNATIVI AL TABACCO 2. Titolo DIVULGAZIONE DELLE COLTURE ALTERNATIVE AL TABACCO 2 3. Acronimo DIALTA 2 4. Tipo di progetto Ricerca Sviluppo X Dimostrativo Misto 5. Durata (mesi) 24 mesi 6. Finanziamento complessivo richiesto (€) 1.500.000 Nome e COGNOME Raffaele D’Amore 7. Coordinatore di progetto Istituzione di appartenenza Indirizzo, telefono, e-mail Direttore Istituto Sperimentale per il Tabacco – C.R.A. Via P.Vitiello, n.18 -84018-Scafati 8. Istituzione di appartenenza Denominazione:.C.R.A. – Istituto Sperimentale per il Tabacco Indirizzo: Via P. Vitiello, 108 -84018- Scafati (SA) Tel.:081.8563611, Fax: 081.8506206, e-mail: istab@uniserv.uniplan.it CODICE FISCALE: 80007990650 PARTITA I.V.A.: N. di conto contabilità speciale presso la Tesoreria centrale e provinciale dello Stato ai sensi della legge 29.10.1984, N. 720 di "Istituzione del sistema di Tesoreria unica per Enti ed Organismi pubblici" 0169096 (Per le Istituzioni di ricerca che non hanno autonomia finanziaria amministrativa dovrà essere indicato il N. di conto contabilità speciale della amministrazione di appartenenza) N. di C/C bancario 30023774 presso Banca di Credito Cooperativo di Scafati e Cetara –ABI 08855 – CAB 76490 Si precisa che i titoli, ai sensi della normativa vigente dovranno essere emessi CON/SENZA (barrare la voce che non interessa) la produzione della bolletta di incasso. Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 2 9. Curriculum del coordinatore di progetto e pubblicazioni degli ultimi 5 anni attinenti l’argomento (max 1 pag) Curriculum del Dott. Raffaele D’Amore Coordinatore del progetto e responsabile dell’Unità Operativa dell’I.S.T. 1968 - Consegue in dicembre la laurea in Scienze Agrarie presso l’Università degli Studi di Napoli. 1969 - Consegue l’abilitazione all’esercizio della professione di agronomo presso l’Università degli Studi di Napoli 1970/71 - Borsista al 6° Corso di specializzazione in Orticoltura presso il Centro di Specializzazione e Sviluppo Orticoltura Meridionale CSOM, Istituto di Agronomia, Portici (Na). 1/7/1972 – Nominato Sperimentatore presso la Sezione Centrale di Elaiografia e Miglioramento Genetico dell’Istituto Sperimentale per l’Olivicoltura di Cosenza. 1975 – Viene trasferito il 16/3/1975 all’Istituto Sperimentale per l’Orticoltura di Salerno ed assegnato alla Sezione di Tecniche Colturali. 1977/1984 – Nominato Direttore incaricato della Sezione di Tecniche Colturali dell’Istituto Sperimentale per l’Orticoltura di Salerno dal 21/1/1977 al 15/5/1984. 1976/1980 - Partecipazione come Responsabile dell’Unità Operativa al Progetto Finalizzato - CNR, Meccanizzazione delle operazioni colturali di specie orticole, con due schede di ricerca: Pomodoro e Cavolfiore. 1983/1984 - Ha collaborato con la Direzione del Corso ed ha svolto lezioni nell’ambito del 1° e del 2° Corso Internazionale di Specializzazione in Orticoltura, promossi dal Ministero degli Esteri C.E.C.T.I.. 1980/1986 - Responsabile della U.O. Sezione Centrale di Tecniche Colturali partecipa al Progetto Finalizzato Orticoltura con quattro sub-progetti: Cavolfiore e Brassicacee minori, Melanzana, Pomodoro da mensa e Colture Protette. 2/1/1984 - Nominato Direttore Straordinario della Sezione Operativa Centrale di Tecniche Colturali. 1985/1989 - Responsabile Scientifico dell’Unità Operativa afferente al Progetto CEE-Agrimed, Contratto n° 6317, su: Produzioni extrastagionali protette, ottenute da colture orticole alternative alle Solanacee finanziato dalla Commissione della Comunità Europea. Nell’ambito dell’attività ha collaborato con la Direzione dell’Istituto all’organizzazione del Convegno Internazionale CEE-Agrimed del 24-25/1/1985 e con l’Istituto Nazionale dei Plastici all’organizzazione del convegno nazionale sulle Materie Plastiche nell’Agricoltura Mediterranea, Paestum, 2-4/4/1987. 1986/1990 – Ha partecipato in qualità di Responsabile dell’Unità Operativa Sezione di Tecniche Colturali al P.F. MAF Ricerche ed interventi per il miglioramento quantitativo e qualitativo delle leguminose da granella con due schede di ricerca afferenti ai sub-progetti: Fagiolo e pisello - Fava, cece e lupino. 2/1/1988 Confermato Direttore Ordinario della Sezione Operativa Centrale di Tecniche Colturali. 1991/1994 - Responsabile con il dr. Restaino del progetto CEE Transnational project optimization of out-of-season cropping in mild winter greenhouses, attività svolta in collaborazione con diverse Istituzioni di ricerca europee operanti nell’ambito dei Paesi del Bacino del Mediterraneo. 1996/2000 - Ha svolto attività in progetti di ricerca regionali in coltura protetta su specie e varietà orticole applicando le tecnologie della forzatura e della semiforzatura,. 1998/2002 – Ha partecipato al Progetto Nazionale Orticoltura del MIPAF, sottoprogetto Sistemi e tecnologie produttive in coltura protetta come responsabile di due schede di ricerca. Apprestamenti mediterranei per la coltivazione di orticole ed Impiego di portinnesti per la difesa da parassiti e patogeni tellurici. Dal 15 novembre 2004 è Direttore Incaricato dell’Istituto Sperimentale per il Tabacco – C.R.A. 10. Parole chiave Colture Alternative al Tabacco, Orientamento, Assistenza, Tutorato Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 3 11. Descrizione del progetto 11.1. Sintesi del progetto Con la ratifica da parte degli Stati membri della UE nel giugno 2003 della riforma della PAC (Politica Agricola Comune), si è inteso privilegiare il produttore piuttosto che il sostegno al prodotto, trasferendo la maggior parte del finanziamento disponibile dal sistema corrente al “pagamento unico aziendale”. La riforma permette di trasferire risorse dalle misure di mercato allo sviluppo rurale ed inoltre, essendo il pagamento unico condizionato al rispetto di norme ambientali, assicura il mantenimento degli alti standard di prodotto che i consumatori mostrano di desiderare. La separazione tra l’erogazione dei fondi strutturali dell’UE ed il tipo di produzione ha riguardato anche la coltura del tabacco. Ciò ha messo in allarme gli operatori del settore nonché il Ministero delle politiche agricole, data l’importanza socio - economica del tabacco in Italia, che è coltivato su una superficie complessiva di circa 40.000 ha, con una produzione media di 3,42 t ha-1 (Istat, 2003). Pertanto, il Consiglio dei Ministri dell’agricoltura dell’Unione Europea, in particolare grazie all’impegno del Ministro dell’Agricoltura italiano, per non creare un traumatico abbandono della coltura con serie ripercussioni economiche ed occupazionali, ha raggiunto, nell’aprile del 2004, un accordo per riformare il settore del tabacco, mantenendo per il 2005 lo status quo ed attivando dal 2006 al 2010 il disaccoppiamento parziale degli aiuti. Il problema, tuttavia, è stato spostato nel tempo ma non accantonato. Il mancato sostegno alla coltivazione di tabacco per combattere il tabagismo, infatti, potrebbe portare al graduale “smantellamento” della tabacchicoltura italiana. È quindi opportuno prevedere in anticipo la riconversione della coltura ed il diverso utilizzo delle superfici agricole attualmente coltivate a tabacco. In tale contesto è già in corso di svolgimento a partire dal 25 giugno 2004 il progetto CoAlTa (Colture Alternative al Tabacco) con lo scopo di individuare, con un approccio multidisciplinare di taglio socio-economico ed agronomico, delle alternative al tabacco per le zone rientranti nelle province di Salerno e Benevento per la regione Campania e di Brindisi e Lecce per la regione Puglia. Con il progetto CoAlTa2 la ricerca si è ulteriormente estesa alle regioni Umbria, Veneto e Toscana ed alle aree della Campania non interessate dal primo CoAlTa. Sulla scia del primo CoAlTa è stato successivamente varato il progetto DiAlTa (Divulgazione delle colture Alternative al Tabacco) con lo scopo di realizzare un centro servizi capace di effettuare azioni di orientamento ed assistenza per i produttori che intendono abbandonare la produzione del tabacco nelle zone coperte dal progetto CoAlTa. Il centro servizi di DiAlTa è in grado di erogare i servizi di seguito descritti. 1. Accesso ad una estesa base di conoscenza che include leggi e regolamenti relativi al tabacco ed alle possibili colture oggetto di riconversione oltre che gli studi ed i rapporti risultanti da CoAlTa e una selezione di pubblicazioni scientifiche sull’argomento. 2. Erogazione di formazione per l’orientamento agli imprenditori tabacchicoli finalizzata alla divulgazione degli studi risultanti dal progetto CoAlTa, alla sensibilizzazione alla problematica della riconversione ed all’orientamento alle possibili alternative. 3. Erogazione di formazione per l’assistenza finalizzata alla riconversione della forza lavoro attiva ed alla divulgazione di pratiche colturali per una razionale gestione dell’ambiente agricolo e per ridurre l’incidenza dei parassiti. 4. Attività di tutorato finalizzato all’affiancamento nella valutazione di possibili alternative al tabacco oltre che nella pianificazione e nell’esecuzione delle azioni da intraprendere ai fini della riconversione. Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 4 Il punto di accesso privilegiato ai servizi offerti da DiAlTa è un portale informativo che integra funzionalità di information filtering per la consultazione della base di conoscenza, funzionalità di elearning per il supporto all’erogazione della formazione e funzionalità di collaborazione a distanza per il supporto alle azioni di tutorato. Obiettivo principale del progetto DiAlTa2 (il presente progetto) è di migliorare i servizi già offerti da DiAlTa e di estenderli alle zone interessate dal progetto CoAlTa2 (quindi Campania, Toscana, Umbria e Veneto). In particolare, il miglioramento dei servizi esistenti implicherà quanto segue. − Potenziare il centro servizi già realizzato nell’ambito di DiAlTa con funzionalità avanzate di videoconferenza, user profiling e information filtering profile-based per incrementare l’efficacia e l’efficienza degli interventi di formazione e tutorato a distanza oltre che per rendere più proficue le ricerche di informazioni sia all’interno che all’esterno della base di conoscenza del sistema massimizzando il matching tra informazione ricercata e documenti reperiti. − Accrescere la base di conoscenza ed il portfolio formativo del centro servizi sia integrando i risultati derivanti dal progetto CoAlTa2 (afferenti alla nuove regioni), sia attraverso la realizzazione e l’integrazione di materiale specifico (di tipo informativo e formativo) contestualizzato sulle nuove realtà territoriali da coinvolgere nel progetto. − Realizzare materiale divulgativo prevedendo la realizzazione di schede informative descriventi ciascuna delle colture alternative al tabacco e la produzione di filmati da distribuire in formato DVD Video illustranti la problematica delle riconversione, le caratteristiche delle principali attività alternative, le tecniche agrozootecniche, le opportunità del mercato, ecc. Il progetto consterà di due fasi. Una prima fase preparatoria della durata di un 6 mesi consentirà di potenziare l’infrastruttura tecnologica già realizzata nel corso del primo DiAlTa ed adeguarla alla nuova realtà territoriale oltre che di preparare il personale da coinvolgere nella fase successiva. In una seconda fase esecutiva della durata di 18 mesi, l’infrastruttura tecnologica e umana realizzata verrà impiegata nell’effettiva erogazione dei servizi individuati. 11.2. Inquadramento del progetto negli obiettivi della programmazione del settore La presente proposta progettuale si propone di favorire le opportunità di riconversione dei produttori di tabacco verso altre colture o attività attraverso azioni divulgative e formative tese ad orientare e preparare gli operatori agricoli ai sensi dell’art. 14, lettera b) del Reg. CE n. 2182/2002. Tale proposta si inserisce, quindi, nel quadro dei cambiamenti sostanziali che hanno investito la commodity del tabacco con la riforma della corrispondente OCM. La riforma, realizzata nell’aprile 2004 (Reg. CE n. 864/2004 del 29 aprile e successiva rettifica del 9 giugno) congiuntamente a quella del cotone, dell’olio di oliva e del luppolo, ha seguito il profondo processo di revisione della PAC voluto dal Commissario Fischler nel 2003, nato come “bilancio di medio termine” della precedente riforma di Agenda 2000. Obiettivo, infatti, della riforma tabacco è stato quello di aumentare la coerenza tra le principali politiche dell’Unione, in questo caso soprattutto fra la PAC e la politica di salute pubblica, includendo questa politica settoriale nel nuovo processo di riforma approvato dal Consiglio europeo del 26 giugno 2003 e superando, altresì, i limiti della vecchia OCM, quali: − elevata dipendenza della produzione dal premio comunitario, che rappresentava il 76% dei ricavi totali; − elevato divario fra i prezzi di importazione che permanevano enormemente più alti dei prezzi interni, nonostante l’aumento registrato da questi ultimi dopo il 1998; Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 5 − elevato costo per il bilancio UE in rapporto agli altri settori: il rapporto fra la PLV e la spesa FEOGA-G è pari, per il tabacco, a 1:6, molto superiore allo zucchero, secondo settore produttivo più assistito (1:2,7), o ai cereali (1:2,27); − offerta ancora non completamente orientata al mercato, per l’esistenza di gruppi varietali poco richiesti dal mercato (tabacchi scuri); − inefficienza rispetto agli obiettivi prefissati di alcuni strumenti, quali il sistema di riscatto delle quote; − deterioramento ambientale dovuto agli effetti del sostegno accoppiato; − contrasto del sistema di aiuti accoppiati con la proposta comunitaria al WTO e, in particolare, con l’impegno a ridurre gli aiuti del 45%. La Commissione ha inteso, dunque, poter bilanciare la necessità di rompere il legame fra il sostegno ai redditi individuali e la coltivazione del tabacco, provvedendo, al tempo stesso, al finanziamento del ri-orientamento del settore verso fonti alternative di reddito. Inoltre, dal momento che circa 1/3 del premio fino a quel momento era necessario per coprire i costi variabili di produzione, la Commissione ha optato per una implementazione progressiva suddivisa in tre tappe per evitare un effetto distruttivo sulla produzione e sulle economie locali e consentire gradualmente ai prezzi di mercato di adeguarsi alle nuove condizioni. E’ stato previsto, così, un disaccoppiamento graduale del premio, accompagnato dall’eliminazione del Fondo per il tabacco e dalla costituzione, all’interno del 2°pilastro, di un fondo per la ristrutturazione delle aree produttrici (envelope); le quote, inoltre, sono state mantenute solo nel periodo transitorio, quale mezzo per fissare l’ammontare della parte del premio non ancora disaccoppiata. Di seguito le principali fasi previste dalla riforma per l’entrata in regime: − una prima fase, comprendente tutto il 2005, durante la quale viene prorogato il regime di aiuto previsto dal Reg. n.2075/92, n. 1636/98, n. 2848/98 e 546/2002; − una seconda fase transitoria, fino al 2009, durante la quale il premio sarà disaccoppiato almeno per il 40%, mentre per il restante 60% potrà essere legato, a discrezione dello Stato membro, alla produzione. Il premio per la percentuale di disaccoppiamento sarà la risultante della media degli aiuti ricevuti negli ultimi tre anni dall’azienda. Quanto alla percentuale accoppiata, le produzioni di tabacco, provenienti da determinate aree, dovranno rispettare i requisiti di qualità definiti dal Reg. 2848/98; lo stesso regolamento prevede inoltre un contratto di coltivazione stipulato tra il produttore e un’azienda di prima trasformazione.; − una terza fase, che inizierà dal 2010, in cui il premio sarà completamente disaccoppiato (premio ad ettaro), prevedendo il pagamento unico (Reg. 1782/2003). A partire da questa terza fase l’ammontare del premio sarà dimezzato, vale a dire che la metà della media degli aiuti percepiti negli ultimi tre anni sarà resa disponibile sotto forma di pagamento unico disaccoppiato, mentre la restante metà costituirà un sostegno per l’attuazione di misure a favore delle Regioni produttrici di tabacco (Reg. 1257/99). L’implementazione completa del processo di riforma dovrebbe assicurare un maggiore orientamento al mercato ed un incremento dei ricavi per i produttori che continueranno a coltivare tabacco, oltre che un impatto positivo sul reddito dei produttori, specialmente di quelli più piccoli, che, nel corso del triennio, riceveranno una parte rilevante dell’attuale premio sotto forma di pagamento unico aziendale. Nel breve periodo ci si attende che cessi la coltivazione delle varietà meno redditizie. Inoltre, il trasferimento dell’attuale premio nel pagamento unico aziendale incoraggerà indubbiamente i Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 6 produttori che non sono in grado di coprire i loro costi variabili di produzione o che potrebbero rivolgersi verso altre colture capaci di generare un maggior reddito per ettaro, a riconvertire verso altri usi i propri terreni nel breve periodo. La risultante riduzione nella produzione comunitaria di tabacco tenderà a concentrarsi nelle aziende più grandi e professionali e in quelle maggiormente orientate alla domanda o alla qualità, ad un prezzo comunitario che dovrebbe allinearsi con quelli del mercato mondiale per le varie varietà prodotte. Unitamente alla graduale introduzione del pagamento unico aziendale fra i produttori, il fondo per la ristrutturazione stimolerà lo spostamento della produzione dalle aziende più piccole a quelle più specializzate, incrementando il trasferimento di reddito al settore del tabacco nel suo insieme e incoraggiando la riconversione all’intero del mercato del lavoro locale. In sintesi, a partire dal 2010 la nuova OCM prevede, con il disaccoppiamento, un taglio sostanziale dei pagamenti che porrà gli agricoltori di fronte alla scelta di “cosa” coltivare. Mentre, infatti, fino a tutto il periodo transitorio non sembra sussistere un vantaggio concreto per gli imprenditori alla riconversione, a partire dal 2010 tale vantaggio sussisterà, dal momento che data in cui si porranno di fronte al tabacchicolture, fondamentalmente, tre scelte: − optare per produzioni tra quelle ammissibili (incluso il tabacco) per assicurarsi il pagamento unico; − mantenere il pagamento unico attraverso la non coltivazione dei terreni, nel rispetto della condizionalità; − optare, pur a fronte della perdita del pagamento unico, per coltivazioni a maggior valore aggiunto, che garantiscano un miglior posizionamento sul mercato ed anche eventualmente qualche forma di sostegno comunitario nell’ambito di alcune misure previste dai piani di sviluppo rurale. Il disaccoppiamento include, infatti, la possibilità di percepire il pagamento unico anche a fronte di un cambiamento della destinazione d’uso del suolo, a condizione che vengano scelte colture tra quelle individuate come ammissibili. E’ possibile, inoltre, percepire il pagamento diretto anche in assenza di coltivazione del suolo, purché si mantengano i terreni in buone condizioni agronomiche e ambientali, in ottemperanza a quanto previsto dalla condizionalità. Viceversa, l’uso del suolo per la coltivazione di prodotti specificatamente indicati dal nuovo regolamento sulle norme comuni non ammissibili determina la perdita al diritto al pagamento unico. La scelta di indirizzare l’uso del suolo su queste colture appare fortemente penalizzante, sebbene vadano prese in considerazione le opportunità di accesso alle risorse finanziarie stornate dal pagamento unico (50%) a vantaggio delle misure di sviluppo rurale. Per mitigare gli effetti della riforma dell’OCM sulle comunità dei territori fortemente dipendenti dalla coltivazione del tabacco, il Reg. CE 864/2004 prevede, infatti, a partire dal 2010, uno spostamento delle risorse derivante dai pagamenti diretti previsti dall’OCM alla politica di sviluppo rurale attuata attraverso i PSR regionali, finalizzati al sostegno dei processi di ristrutturazione e riconversione aziendale. Obiettivo principale della politica di sviluppo rurale è lo sviluppo sostenibile del settore agricolo e delle aree rurali, attuato attraverso il miglioramento della qualità del sistema produttivo e della vita nelle aree rurali. I Piani di Sviluppo Rurale, sulla base di una programmazione pluriennale prevedono, secondo l’attuale normativa, il finanziamento delle seguenti misure: − ristrutturazione e ammodernamento delle strutture produttive; − riqualificazione delle risorse umane; Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 7 − tutela e valorizzazione della qualità dei metodi di produzione e dei prodotti; − diffusione di pratiche agricole eco-compatibili; − interventi forestali; − valorizzazione dei territori e delle culture delle zone rurali; − sostegno alle aziende per adeguarsi a nuove norme; − adesione a sistemi di consulenza aziendale; − partecipazione a sistemi di qualità alimentare; − promozione prodotti di qualità. Attualmente le Regioni stanno attuando i PSR relativi alla programmazione 2000-2006. Il trasferimento di risorse dall’OCM tabacco ai PSR, non coincide, quindi, con l’attuale fase di programmazione, ma con quella 2007-2013, durante la quale sarà attivo il Fondo Europeo per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale (FEASR), che avvierà un sistema di programmazione unico avente tre obiettivi principali: l’accrescimento della competitività del settore agricolo; la valorizzazione dell’ambiente e dello spazio naturale; il miglioramento della qualità della vita nelle zone rurali. Si può dire, in conclusione, che la nuova programmazione apre senz’altro vasti spazi ai produttori di tabacco, anche se l’attenzione sia in termini di raggiungimento degli obiettivi della riforma dell’OCM sia in termini di prospettive di compensazione finanziaria tendono a favorire l’integrazione settoriale e territoriale degli interventi e l’introduzione di sistemi produttivi volti a valorizzare la qualità delle produzioni e dei prodotti In tale quadro normativo e politico risulta di estrema importanza fornire ai tabacchicoltori idonei orientamenti, azioni di formazione ed assistenza, indispensabili strumenti questi ultimi per poter optare per la riconversione della coltura e affrontare la riconversione stessa nei termini più razionali ed efficaci possibili. 11.3 Stato dell'arte generale sull’argomento del progetto La presente proposta progettuale si propone, come detto, di favorire le opportunità di riconversione dei produttori di tabacco verso altre colture o attività attraverso azioni divulgative e formative tese ad orientare e preparare gli operatori agricoli ai sensi dell’art. 14, lettera b) del Reg. CE n. 2182/2002. Il progetto costituisce in tal senso, il prosieguo, sul piano dell’orientamento e della formazione, del progetto di ricerca CoAlTa2 in fase di realizzazione in alcune aree interessate alla riconversione del tabacco (regioni Campania, Umbria, Toscana e Veneto). Naturalmente gli effetti congiunti del processo di riforma del settore tabacco e del pagamento unico introdotto dalla Riforma di Medio Termine determineranno una ulteriore e progressiva spinta alla riconversione delle coltivazioni che, presumibilmente, sarà più forte laddove la coltivazione del tabacco presenta scarse prospettive di redditività. Ciò tanto più quanto più bassa sarà la percentuale di premio che l’Italia manterrà accoppiata alla produzione. Le possibili scelte, come già detto, che si prospettano agli occhi dei tabacchicoltori sono le seguenti: − coltivare produzioni nell’ambito di quelle che consentono il mantenimento del pagamento unico, vale a dire colture “ammissibili” incluso il tabacco; − non coltivare nulla sui terreni precedentemente utilizzati a tabacco, mantenendo il diritto al pagamento unico limitandosi al rispetto della condizionalità; − diversificare le produzioni verso colture “non ammissibili”, ma suscettibili di valorizzazione sul mercato tale da compensare, al limite, la perdita del pagamento unico. I produttori, in tal caso, Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 8 potrebbero beneficiare di forme di sostegno previste nell’ambito delle misure di sviluppo rurale, tenuto conto anche del loro potenziamento a vantaggio proprio delle aree tradizionalmente a tabacco. Gli agricoltori si troveranno, pertanto, nella necessità di selezionare una coltivazione che auspicabilmente presenti sbocchi di mercato positivi, oltre ad essere compatibile con le caratteristiche naturali e infrastrutturali delle aree considerate. Una strategia ragionevole appare quella, dunque, di orientarsi verso produzioni di qualità elevata, suscettibili di valorizzazione economica attraverso le forme di certificazione. La scelta produttiva non potrà non tener conto dei fattori territoriali, tra i quali particolarmente rilevante è la dimensione specifica delle aree potenzialmente soggette a riconversione, che può condizionare la proponibilità di alcune coltivazioni come alternativa ragionevole a quelle ammesse all’interno del regime di pagamento unico (ultima scelta). Nella prospettiva di una riduzione – se non addirittura di una totale eliminazione del sostegno comunitario – la strategia più opportuna sarà verosimilmente quella di diversificare tra produzioni ammissibili, con positivi sbocchi di mercato, e produzioni non ammissibili, ma “di nicchia”, con una prospettiva di reddito più elevata. Ciò consentirebbe all’agricoltore di continuare ad integrare il reddito aziendale con il sostegno comunitario sostituendo al tempo stesso al tabacco produzioni che presentino prospettive positive in merito alla redditività. 11.4. Obiettivi generali e specifici (intermedi e finali) Dal quadro evidenziato emerge come nei prossimi anni gli imprenditori saranno posti di fronte a scelte imprenditoriali sostanziali, le cui ricadute naturalmente non potranno che proiettarsi sul tessuto economico e sociale complessivo territoriale, costituendo un’opportunità di sviluppo o di marginalizzazione, a seconda del grado di consapevolezza e preparazione con cui verranno affrontate le stesse scelte operative. È in tale ottica che il progetto intende innanzitutto informare sulle tendenze in atto nel settore, in modo da sensibilizzare e favorire la riconversione. A tal fine, accanto alla individuazione dell’utilizzo alternativo delle superfici agricole coltivate a tabacco nelle specifiche zone interessate dal progetto (Campania, Umbria, Toscana e Veneto), è necessario procedere con azioni di orientamento degli operatori, nel senso auspicato dalle ricerche di natura agronomica e socioeconomica che l’IST sta portando avanti con il progetto CoAlTa2. Si intende, altresì, divulgare i risultati delle realizzande ricerche sulle tecniche agronomiche alternative effettuate dall’IST, fornendo, in tal modo, agli agricoltori, gli strumenti necessari per effettuare una scelta tra diverse opzioni compatibili con le vocazionalità del territorio, partendo naturalmente dalla conoscenza degli effetti innanzitutto economici delle stesse sui redditi aziendali. Obiettivo specifico del progetto DiAlTa2 è dunque il potenziamento del centro servizi già realizzato nell’ambito del citato progetto DiAlTa e l’estensione dei servizi offerti alle zone interessate dal progetto CoAlTa2 (quindi Campania, Toscana, Umbria e Veneto) così da effettuare operazioni di orientamento ed assistenza contestualizzate nelle specifiche realtà territoriali target per i produttori che intendono abbandonare la produzione del tabacco. − Per quanto concerne l’orientamento, verranno erogati servizi di accesso intelligente ad una estesa base di conoscenza sulle problematiche relative al tabacco e servizi di erogazione di formazione personalizzata finalizzata alla sensibilizzazione alla problematica della riconversione ed all’orientamento nella scelta delle possibili alternative. − Per quanto concerne l’assistenza, gli imprenditori tabacchicoli delle zone interessate che hanno deciso di intraprendere la riconversione verranno affiancati da tutor che li guideranno nella scelta di possibili alternative al tabacco e nella pianificazione delle azioni da intraprendere. Verrà Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 9 inoltre erogata ulteriore formazione finalizzata alla riconversione della forza lavoro attiva ed alla divulgazione di pratiche colturali per una razionale gestione dell’ambiente agricolo. Come già accennato, il progetto consterà di due fasi: − in una prima fase preparatoria della durata di 6 mesi si procederà al potenziamento dell’infrastruttura tecnologica già realizzata nel corso del primo DiAlTa, all’adeguamento della stessa alla nuova realtà territoriale, alla preparazione del personale da coinvolgere nella fase successiva; − in una seconda fase esecutiva della durata di 18 mesi, l’infrastruttura realizzata verrà utilizzata per l’effettiva erogazione dei servizi individuati. Gli obiettivi specifici della fase preparatoria sono di seguito elencati. 1. Potenziamento del centro servizi già realizzato nel progetto DiAlTa con funzionalità avanzate di videoconferenza, di user profiling e di information filtering profile-based che affiancheranno ed integreranno le funzionalità già esistenti di e-learning personalizzato, information filtering e cooperazione distribuita basati sulla conoscenza. Le funzionalità di videoconferenza che verranno integrate saranno di particolare utilità sia per incrementare l’efficacia e l’efficienza degli interventi di formazione a distanza che per supportare il tutorato a distanza. Per questo motivo tali funzionalità saranno integrate ed accessibili sia dalla piattaforma di e-learning che dalla piattaforma di cooperazione distribuita parte del centro servizi di DiAlTa. Attraverso le funzionalità di videoconferenza, gli utenti potranno seguire “in diretta” una lezione del docente o del tutor (a seconda del contesto di utilizzo) in video ed in audio. Essi potranno formulare domande e potranno ricevere una risposta in tempo reale. Il docente potrà far scorrere delle slide mentre spiega la lezione e mostrarle quindi agli studenti avendo la possibilità anche di scrivere su di esse per eventuali correzioni o chiarimenti. Le funzionalità di user profiling consentiranno invece di rendere più proficue le ricerche di informazioni sia all’interno che all’esterno della base di conoscenza del sistema. A tal fine verrà integrato nel centro servizi un sistema di information filtering profile-based che consentirà, da un lato, la selezione dei documenti rispetto al profilo dell’utente e, dall’altro, lo sfruttamento delle informazioni derivanti da ricerche analoghe effettuate in precedenza. Il recupero dei documenti potrà essere sia interno che esterno alla base di conoscenza del centro servizi. Nel primo caso ci si appoggerà sul sistema di filtering knowledge-based già disponibile nel centro servizi e se ne personalizzeranno i risultati sulla base del profilo utente. Nel secondo caso si potranno utilizzare due modalità di ricerca: una modalità “parassita” si appoggerà ad un motore di ricerca esterno (ad esempio Google) e ne personalizzerà i risultati in base al profilo dell’utente. Una modalità “surfing” consentirà invece di reperire automaticamente i documenti di interesse nell’ambito di uno specifico sito o dominio Web (ad esempio il sito del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, il sito del CRA, ecc.). 2. Accrescimento della base di conoscenza e del portfolio formativo al fine di tener conto delle esigenze delle aree coinvolte dal progetto DiAlTa2 (Campania, Umbria, Toscana e Veneto). In particolare, per quanto concerne l’accrescimento della base di conoscenza, si procederà all’individuazione ed alla raccolta del materiale di interesse per le realtà territoriali coinvolte nel progetto DiAlTa2 oltre che ad una successiva indicizzazione semantica di detto materiale attraverso gli standard per le ontologie ed i metadata individuati nell’ambito del primo DiAlTa. La base di conoscenza aggiornata includerà i documenti di programmazione regionali indicanti variazioni della capacità produttiva in determinati settori agro-alimentari e gli studi risultanti dal progetto CoAlTa2 tra cui: analisi economiche delle possibili alternative tecniche ed agronomiche alla coltivazione del tabacco, analisi delle caratteristiche produttive delle aziende tabacchicole delle aree considerate, analisi e tendenze delle situazioni agricole delle aree interessate dalla coltivazione del tabacco, studi sulla razionale gestione dell’ambiente agricolo, ecc. La consultaModello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 10 zione avverrà via Web attraverso gli strumenti messi a disposizione dal centro servizi potenziato di cui al precedente obiettivo. Per quanto concerne il portfolio formativo, invece, sarà necessaria l’integrazione del materiale formativo già realizzato nell’ambito di DiAlTa con moduli specifici riguardanti le nuove realtà territoriali oggetto del presente progetto oltre che la formazione dei formatori che verranno coinvolti nell’erogazione del servizio. Il nuovo materiale formativo da erogare con gli strumenti di e-learning dovrà subire un ulteriore processo di indicizzazione semantica (sfruttando i citati standard per le ontologie ed i metadata) al fine di essere utilizzato in maniera “intelligente” all’interno di corsi personalizzati. È opportuno precisare che in DiAlTa2, la formazione verrà erogata in modalità “blended” sia attraverso corsi in aula che attraverso gli strumenti di elearning messi a disposizione dal centro servizi potenziato di cui al precedente obiettivo. 3. Realizzare materiale divulgativo da utilizzare nell’ambito delle attività di informazione e orientamento di cui alla linea 5. In primo luogo verranno realizzate delle schede informative sinottiche descriventi ciascuna delle colture alternative al tabacco presentandone vantaggi e svantaggi anche in relazione allo specifico contesto geografico/economico/sociale di possibile adozione. Inoltre verranno progettati e realizzati filmati professionali da distribuire in formato DVD Video illustranti la problematica delle riconversione, le caratteristiche delle principali attività alternative, le tecniche agrozootecniche, le opportunità del mercato, ecc. Il materiale realizzato, oltre ad essere distribuito gratuitamente su supporto cartaceo o DVD, verrà mantenuto in formato digitale nel repository del centro servizi (previa indicizzazione semantica con ontologie e metadata) così da essere reso accessibile a chiunque ne abbia necessità e da poter essere utilizzato nell’ambito di percorsi didattico/formativi personalizzati. Gli obiettivi specifici della fase esecutiva sono di seguito elencati. 4. Mantenimento ed aggiornamento del portale informativo. Il portale informativo, parte del centro servizi, verrà continuamente aggiornato con nuovo materiale formativo ed informativo (legato alle specifiche aree di ricaduta del progetto) che via via dovesse rendersi disponibile. Il materiale aggiunto verrà ovviamente sottoposto ad una preventiva fase di indicizzazione semantica al fine di consentirne l’utilizzo da parte del sistema di e-learning ed information filtering integrato nel centro servizi. Le funzionalità integrate nel portale informativo nell’ambito del presente progetto (i.e. il sistema di videoconferenza ed il sistema di user profiling ed information filtering profile-based) saranno inoltre oggetto di manutenzione continua tesa a garantirne la completa e costante funzionalità. 5. Esecuzione delle attività di informazione, orientamento, formazione, tutorato e assistenza. Il centro servizi, a partire dal settimo mese, comincerà l’erogazione graduale dei corsi di orientamento e di assistenza oltre che delle attività di tutorato nelle regioni target: Campania, Umbria, Toscana e Veneto. Tali attività verranno effettuate parzialmente in presenza e parzialmente con l’ausilio dall’infrastruttura tecnologica messa a disposizione dal centro servizi. Per quanto riguarda l’oggetto dei corsi, si prevedono tre diversi livelli di formazione: i primi due legati ad azioni di orientamento, il terzo relativo ad azioni di assistenza. − Ad un primo livello i corsi (che verranno erogati prevalentemente in aula) saranno finalizzati a presentare argomenti di interesse generale (ad esempio la riforma della PAC e le conseguenze nel settore della tabacchicoltura), a motivare l’esigenza della riconversione, a presentare le differenti alternative al tabacco per le specifiche aree interessate e ad introdurre gli ulteriori servizi di orientamento e assistenza forniti dal progetto DiAlTa2 a cui i fruitori potranno accedere successivamente o in contemporanea. − Ad un secondo livello i corsi (che verranno erogati prevalentemente in modalità e-learning) saranno finalizzati all’approfondimento di argomenti specifici come, ad esempio, i sistemi e Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 11 le pratiche di coltivazione per specifiche colture sostitutive, la pianificazione delle azioni da intraprendere ai fini della eventuale riconversione, ecc. − Ad un terzo livello i corsi (che potranno essere erogati con entrambe le modalità) saranno prevalentemente finalizzati alla riconversione della forza lavoro attiva ed alla divulgazione di pratiche colturali per una razionale gestione dell’ambiente agricolo e per ridurre l’incidenza dei parassiti. Nella prossima sezione faremo corrispondere, a ciascuno degli obiettivi specifici qui presentati, una o più linee di ricerca. Suddivideremo poi ciascuna linea di ricerca in attività e ne considereremo l’articolazione temporale ed i risultati conseguenti. 11.5. Piano di attività 11.5.1. Descrizione delle attività previste suddivise per linee di ricerca o attività Di seguito è riportata la Work Breakdown Structure (WBS) del progetto DiAlTa2. In particolare, a ciascuna linea di ricerca (corrispondente ad un obiettivo specifico della sezione 11.4) è stato fatto corrispondere un insieme di attività per le quali si fornisce una breve descrizione. − Linea 1: Potenziamento del centro servizi. L’infrastruttura tecnologia attuale del centro servizi consta di una soluzione per l’e-learning ed il knowledge management (IWT) integrata con una piattaforma di cooperazione distribuita (CWT). La presente linea si occuperà del potenziamento di detta infrastruttura con funzionalità avanzate di videoconferenza, user profiling e information filtering profile-based che affiancheranno ed integreranno le funzionalità già esistenti. Le funzionalità di videoconferenza che verranno integrate saranno accessibili sia da IWT che da CWT e consentiranno di incrementare l’efficacia e l’efficienza degli interventi di formazione e tutorato a distanza. Esse consentiranno agli studenti di seguire una lezione “in diretta” seguendo il docente/tutor in video, in audio e di comunicare con lui in tempo reale. Esse consentiranno, inoltre, l’avvio di una sessione collaborativa on-line tra un docente/tutor ed un numero definito di discenti. Il docente/tutor avrà il controllo sul numero di partecipanti e sull’ammissione degli stessi alla sessione e potrà disporre di alcuni degli strumenti di seguito descritti. − Chat testuale, vocale e visuale: il docente/tutor ed i discenti abilitati potranno essere connessi in modo da rendere possibile una completa interazione tra i punti. I discenti avranno l’opportunità di seguire “in diretta” una lezione del docente/tutor in video ed in audio e potranno formulare domande ricevendo la risposta in real-time. − Lavagna collaborativa: grazie a questa modalità, i discenti ed il docente/tutor potranno utilizzare in maniera interattiva una lavagna condivisa per mostrare grafici, formule, testo, ecc. e, quindi, fornire spiegazioni personalizzate. − Condivisione di applicazioni: consentirà ad un docente/tutor di mostrare ai discenti una applicazione installata sul proprio PC. Questa funzione sarà utile per mostrare il funzionamento di software specifici (e.g. gestionali, di supporto alle decisioni, di simulazione, ecc.) o la soluzione di un problema tramite l’utilizzo dell’opportuno software (e.g. utilizzando fogli di calcolo di Microsoft Excel). − Browsing assistito: le pagine Web visualizzate dal docente/tutor potranno essere visibili dallo studente. Questa funzione sarà utile ad indirizzare lo studente verso le più appropriate sorgenti informative sia nell’ambito del centro servizi sia all’esterno, direttamente su Web. Gli strumenti di videoconferenza che saranno integrati nella piattaforma tecnologica di DiAlTa2 consentiranno inoltre la registrazione della lezione “in diretta” e la successiva fruizione “in differita” della stessa. Il filmato catturato potrà inoltre essere indicizzato attraverso gli strumenti di annotazione semantica basati su ontologie e metadata già disponibili come output del primo Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 12 DiAlTa al fine di consentirne il successivo reperimento intelligente ed il riutilizzo come fonte informativa o nell’ambito di corsi asincroni. Le funzionalità di user profiling e information filtering profile-based consentiranno invece di rendere più proficue le ricerche di informazioni sia all’interno che all’esterno della base di conoscenza del sistema. Lo scopo fondamentale di tali funzionalità è di recuperare documenti interessanti per gli utenti che le utilizzeranno. A tal fine esse proporranno un approccio ibrido cognitivo/collaborativo per la selezione dei documenti giudicati di interesse. Seguendo il modello dell’approccio cognitivo, la rappresentazione dei documenti si baserà sulle informazioni che questi contengono e la selezione verrà decisa rispetto al profilo dell’utente. Tramite l’approccio collaborativo, la ricerca dei documenti sfrutterà le informazioni derivanti da ricerche analoghe effettuate in precedenza. In particolare il sistema utilizzerà la conoscenza su utenti accomunati dagli stessi information need, al fine di suggerire documenti giudicati interessanti, sfruttando in questo modo i benefici provenienti da entrambi gli approcci. Il recupero dei documenti verrà effettuato attraverso due modalità di ricerca. Una prima modalità parassita si appoggerà al motore di ricerca Google (per ricerche esterne al sistema) o sul sistema di filtering knowledge-based (per ricerche all’interno della base di conoscenza del centro servizi). In entrambi i casi la query dell’utente verrà passata al motore ed i risultati ottenuti verranno personalizzati sulla base del profilo utente. Una seconda modalità surfing sarà in grado di effettuare una navigazione autonoma ed intelligente scegliendo il percorso da seguire a partire da un URL di interesse senza la supervisione dell’utente ma decidendo in funzione di una propria euristica. Per quanto concerne la gestione del profilo utente, una sua prima approssimazione per ciascun utente verrà determinata la prima volta che l’utente accede al sistema attraverso una intervista iniziale. L’utente avrà inoltre la possibilità di specificare il grado di aderenza alle proprie aspettative dei documenti reperiti dal sistema (relevance feedback). Le informazioni catturate in questa fase verranno sfruttate dal sistema per raffinare il profilo dell’utente coinvolto e migliorare, di conseguenza, le ricerche successive. La linea consta delle seguenti attività componenti. 􀂃 Attività 1.1: Integrazione delle funzionalità di videoconferenza. Le citate funzionalità di videoconferenza verranno integrate nei due ambienti IWT e CWT per supportare sia l’erogazione dei servizi di e-learning che la cooperazione distribuita. 􀂃 Attività 1.2: Integrazione delle funzionalità di user profiling e information filtering profile-based. Le citate funzionalità verranno integrate nel centro servizi al fine di supportare la ricerca personalizzata di informazioni sia internamente che esternamente alla base di conoscenza del centro servizi. Linea 2: Accrescimento della base di conoscenza e del portfolio formativo. Come già anticipato, la base di conoscenza di DiAlTa2 includerà tutto il materiale preesistente più i documenti di programmazione regionali (per le nuove regioni coinvolte) e gli studi risultanti dal progetto CoAlTa2. Tutte le informazioni succitate saranno convogliate all’interno del centro servizi e saranno indicizzate con ontologie e metadata utilizzando gli strumenti di gestione della conoscenza messi a disposizione dalla piattaforma tecnologica stessa. Verranno inoltre realizzati moduli formativi integrativi riguardanti le nuove realtà territoriali oggetto di DiAlTa2 orientati a tre diversi livelli di formazione. Ad un primo livello si prevedono corsi di interesse generale volti a motivare l’esigenza della riconversione e ad introdurre gli ulteriori servizi di orientamento e assistenza forniti dal progetto DiAlTa2; ad un secondo livello i corsi saranno finalizzati all’approfondimento di argomenti specifici; ad un terzo livello i corsi saranno prevalentemente finalizzati alla riconversione della forza lavoro attiva. Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 13 Il materiale didattico realizzato sarà organizzato in forma di learning objects (unità formative minimali auto-consistenti), sarà convogliato all’interno del sistema di e-learning incluso nella piattaforma tecnologica e sarà indicizzato con ontologie e metadata utilizzando gli strumenti di gestione della conoscenza messi a disposizione. Tra le altre cose dovranno essere disegnate le ontologie “formative” ed “informative” di DiAlTa2 che dovranno essere tra loro compatibili ed integrate con quelle già realizzate in DiAlTa. La linea consta delle seguenti attività componenti. 􀂃 Attività 2.1: Individuazione e raccolta del materiale informativo. Nell’ambito della presente attività verranno individuate le informazioni, i documenti e le fonti informative rispondenti alle tematiche descritte in precedenza, che entreranno a far parte della base di conoscenza di DiAlTa2. 􀂃 Attività 2.2: Realizzazione del materiale didattico. La presente attività si interesserà della realizzazione del materiale didattico aggiuntivo sia per le attività formative in presenza che per quelle da svolgersi in modalità e-Learning. Per i corsi a distanza, in particolare, il materiale dovrà essere organizzato in forma di Learning Objects così da essere facilmente riutilizzato in contesti differenti. 􀂃 Attività 2.3: Indicizzazione semantica del materiale formativo ed informativo. Le informazioni raccolte in 2.1 ed il materiale didattico realizzato in 2.2 (in particolar modo quello relativo alla formazione in modalità e-learning) verrà indicizzato attraverso gli strumenti di indexing e filtering offerti dalla piattaforma tecnologica al fine di favorirne il reperimento e l’utilizzo nell’ambito di corsi didattico/formativi personalizzati. 􀂃 Attività 2.4: Formazione dei formatori. Nell’ambito della presente attività, il personale che si interesserà della formazione e del tutorato nella fase esecutiva del progetto, verrà opportunamente formato sia rispetto ai contenuti da impartire che rispetto alla modalità di erogazione degli stessi attraverso la piattaforma tecnologica di DiAlTa2. − Linea 3: Realizzazione del materiale divulgativo. Al fine di supportare le attività informative da realizzare nel corso della linea 5, la presente linea si interesserà di realizzare materiale divulgativo. Il materiale verrà realizzato sotto forma di schede informative descriventi ciascuna delle colture alternative al tabacco e di filmati da distribuire in formato DVD Video illustranti la problematica delle riconversione, le caratteristiche delle principali attività alternative, le tecniche agrozootecniche, le opportunità del mercato, ecc. Il materiale oltre ad essere distribuito gratuitamente nel corso della linea 5 su supporto cartaceo o DVD, verrà inoltre mantenuto in formato digitale nel repository del centro servizi così da essere reso accessibile a chiunque ne abbia necessità. Al fine di facilitare il processo di reperimento, il materiale subirà un processo di indicizzazione semantica con metadata e ontologie del tutto similare a quello relativo al materiale formativo ed informativo. Per i filmati, in particolare, verranno indicizzati i singoli segmenti autoconsistenti così che il singolo segmento possa essere reperito indipendentemente dalla rimanente parte del filmato sulla base dell’argomento ivi trattato. Il processo di indicizzazione semantica consentirà, tra l’altro, di utilizzare il materiale realizzato nell’ambito di percorsi didattico/formativi personalizzati. La linea consta delle seguenti attività componenti. 􀂃 Attività 3.1: Realizzazione delle schede informative. Nell’ambito della presente attività verranno realizzate delle schede informative sinottiche descriventi ciascuna delle colture alternative al tabacco presentandone vantaggi e svantaggi anche in relazione allo specifico contesto geografico/economico/sociale di possibile adozione. 􀂃 Attività 3.2: Realizzazione di filmati divulgativi. La presente attività si interesserà della realizzazione di filmati da distribuire in formato DVD Video illustranti la problematica della Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 14 riconversione, le caratteristiche delle principali attività alternative, le agrozootecniche, le opportunità del mercato, ecc. 􀂃 Attività 3.3: Indicizzazione semantica del materiale divulgativo. Il materiale realizzato in 3.1 e 3.2 verrà indicizzato attraverso gli strumenti di indexing e filtering offerti dalla piattaforma tecnologica al fine di consentirne il mantenimento anche nell’ambito del centro servizi e di favorirne il reperimento e l’utilizzo nell’ambito di corsi personalizzati. − Linea 4: Mantenimento ed aggiornamento del portale informativo. Il portale informativo, parte del centro servizi, verrà continuamente aggiornato con nuovo materiale formativo ed informativo contestualizzato sul territorio che via dovesse rendersi disponibile. Il materiale aggiunto verrà sottoposto ad una preventiva fase di indicizzazione semantica per consentirne l’utilizzo da parte del sistema di e-learning ed information filtering. Il portale (con particolare riferimento al gruppo di utenza di DiAlTa2, alle funzionalità aggiunte di videoconferenza e user modeling e ad ogni altro aspetto non trattato dal primo progetto DiAlTa) sarà inoltre oggetto di manutenzione ordinaria continua tesa a garantirne la completa e costante funzionalità. La linea consta delle seguenti attività componenti. 􀂃 Attività 4.1: Amministrazione e manutenzione del centro servizi potenziato. Attività di manutenzione ordinaria continua tesa a garantire la completa e costante funzionalità del centro servizi con particolare riferimento agli utenti ed alle funzionalità specifiche aggiunte nell’ambito di DiAlTa2. 􀂃 Attività 4.2: Aggiornamento continuo del materiale formativo ed informativo. Replica delle attività 2.1 e 2.2 fatta ripetutamente nel corso del progetto al fine di aggiornare costantemente la base di conoscenza ed il portafoglio dei corsi. 􀂃 Attività 4.3: Indicizzazione semantica del nuovo materiale formativo ed informativo. Replica dell’attività 2.3 fatta ripetutamente nel corso del progetto al fine di aggiornare la rappresentazione semantica del nuovo materiale parallelamente alla sua inclusione nella base di conoscenza e nel portafoglio corsi. − Linea 5: Attività di Informazione e Orientamento. Questa linea prevede una serie di attività da svolgersi sulle aree obiettivo di DiAlTa2 e finalizzate ad erogare un servizio di informazioni sulle molteplici possibilità ed opportunità che l’imprenditore agricolo può cogliere, al fine di attuare un processo di riconversione delle proprie colture verso nuove produzioni, economicamente, commercialmente e tecnicamente sostenibili. Inoltre, un equipe di esperti qualificati, fornirà un servizio di orientamento il cui scopo è quello di trasferire conoscenze ed indirizzi relativi a nuove possibilità di attività imprenditoriali, legate al mondo agricolo e rurale, che siano in aderenza con la realtà socio economica e morfologica del territorio di riferimento e che abbiano un reale e concreto riscontro sul mercato. I servizi relativi alle attività di seguito descritte saranno erogati con l’ausilio dell’infrastruttura tecnologica del centro servizi ed utilizzando il materiale informativo raccolto ed indicizzato oltre che il materiale divulgativo auto-prodotto. La linea consta delle seguenti attività componenti. 􀂃 Attività 5.1: Pianificazione ed Esecuzione delle Attività di Accoglienza. L’attività di accoglienza, a supporto di quella che verrà erogata a livello multimediale, prevede un’azione di front desk ed un azione di back office, così articolata: attività di pre-accoglienza, attività di accoglienza, attività di consulenza generica e prima diagnosi. Attraverso gli operatori di sportello l’utente è affiancato nella definizione del proprio fabbisogno consulenziale e informativo oltre che nell’individuazione di un percorso personalizzato orientato al raggiungimento dei propri obiettivi professionali. 􀂃 Attività 5.2: Pianificazione ed Esecuzione delle Attività Informative. L’attività prevede l’informazione sulle opportunità derivanti dalle normative comunitarie, nazionali e regionali; Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 15 l’informazione sulle opportunità derivanti dalla sperimentazione sul campo delle colture alternative al tabacco; l’informazione sull’uso appropriato delle tecnologie della trasformazione nelle aziende agricole; l’aggiornamento normativo degli imprenditori. 􀂃 Attività 5.3: Pianificazione ed Esecuzione delle Attività di Orientamento. Il servizio è destinato all'ottimizzazione dell’impiego delle risorse umane dei nuovi imprenditori in funzione delle esigenze del mercato: inplacement e outplacement. Svolge, parallelamente alla realizzazione delle attività formative, servizi di sostegno orientativo, grazie ai quali i tabacchicoltori verranno messi in condizione di affinare le loro capacità di orientarsi nelle opportunità presenti nei contesti produttivi e di affrontare l'ingresso nel mercato dei nuovi imprenditori agricoli. Il servizio dovrà consentire, in particolare, di riflettere sulla fattibilità della business idea e sulle motivazioni che animano il futuro imprenditore, permettendogli, quindi, di esplicitare le sue intenzioni e di valutare se e come portarle a compimento. Il servizio verrà articolato secondo un percorso che proceda per passi logici successivi, che consenta all'aspirante imprenditore di riflettere su alcuni aspetti ritenuti fondamentali quali, ad esempio, l'individuazione del prodotto che si intende offrire sul mercato, con particolare riferimento alla struttura del settore e del mercato di riferimento (potenziali clienti, domanda in termini quantitativi ed esistenza di concorrenti) e la determinazione del processo aziendale che caratterizza la produzione agricola e la vendita del bene (come produrre, come vendere e attraverso quali canali di distribuzione, quali mezzi di comunicazione usare per far conoscere ai potenziali consumatori il prodotto, ecc.). − Linea 6: Attività di Formazione e di Tutorato. Il centro servizi, a partire dal settimo mese, comincerà l’erogazione graduale dei corsi di orientamento e di assistenza oltre che delle attività di tutorato nelle aree obiettivo di DiAlTa2. Tali attività verranno effettuate parzialmente in presenza e parzialmente con l’ausilio dall’infrastruttura tecnologica messa a disposizione dal centro servizi e avvalendosi del materiale formativo realizzato nel corso della linea 2. La linea consta delle seguenti attività componenti. 􀂃 Attività 6.1: Pianificazione ed Esecuzione degli Interventi Formativi. La formazione sarà erogata in modalità “blended learning” ed i percorsi formativi saranno impostati in base ad un preventivo monitoraggio delle specifiche esigenze formative dei destinatari finali, progettate e pianificate in modo di rispondere in maniera concreta e puntuale all’obiettivo di trasferire un know how tale da permettere ai soggetti interessati di svolgere con successo le nuove attività imprenditoriali. In generale, il sistema blended prevede la combinazione di lezioni o attività affidate ad un docente o a un tutor, (in aula, in classe virtuale, in video, in teleconferenza, ecc.); attività di action learning (apprendimento basato sull'azione, attraverso una metodologia di sviluppo delle persone, dei gruppi e delle organizzazioni fondata sulla premessa di imparare ad agire efficacemente sperimentandosi nell'azione reale); attività di e-learning (nel caso specifico con l’ausilio del sistema IWT integrato con il sistema di videoconferenza); processi di apprendimento collaborativo nell’ambito di una learning community (basati sull’interazione sincrona, in presenza o a distanza, o su strumenti di comunicazione asincrona e abilitati dalla piattaforma CWT e dal sistema di videoconferenza). Tutto ciò andrà a delineare uno scenario ricco di variabili ed elementi complessi, a cui farà riferimento tutta l’attività formativa, al fine di saper valutare e scegliere in base ad una precisa strategia didattica finalizzata a migliorare il processo di apprendimento mediante il superamento di precisi vincoli di tempo, spazio, costo, risorse tecnologiche o altro. 􀂃 Attività 6.2: Pianificazione ed Esecuzione delle Attività di Tutorato. Tale attività prevede un supporto all’imprenditore agricolo per la gestione delle scelte imprenditoriali più importanti, nonché il sostegno durante la fase di attuazione delle stesse. Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 16 Il servizio è articolato su tre livelli successivi. Il tabacchicoltore ha un primo contatto con un operatore, che ha il compito di orientare, assistere ed informare sulle opportunità e sulle problematiche relative allo sviluppo delle nuove colture alternative al tabacco. Verrà effettuata una prima valutazione di sostenibilità della scelta produttiva alternativa al tabacco e, se questa produce un risultato positivo, viene proposto l'accesso ai servizi di secondo livello. Il secondo livello è strutturato in modo tale che i tabacchicoltori, che hanno focalizzato la nuova attività agricola da realizzare, possono essere aiutati a svilupparla fino all’attuazione di tutti gli interventi necessari alla sua concretizzazione, nonché per la effettiva definizione di tutti gli elementi utili per valutare la fattibilità del progetto, sia per attingere alle varie forme di finanziamento agevolato. Tale attività sarà supportata da consulenti specialisti e da specifiche azioni formative. I progetti di riconversione della coltura del tabacco che si realizzeranno verranno seguiti da un servizio di tutorato per un periodo fino a due anni dall'inizio attività, finalizzato a sostenere il tabbacchicoltore nelle fasi iniziali della nuova attività agricola, aiutandolo a realizzare le attività previste dal piano di impresa e raggiungere così gli obiettivi prefissati. Per la risoluzione di particolari problematiche (di tipo legale, finanziarie, del lavoro, di marketing, di organizzazione, ecc.) i neo-imprenditori potranno usufruire di consulenze specialistiche da parte di professionisti. − Linea 7: Attività di Assistenza Tecnica. Oltre l’attività di tutorato, il progetto prevede un Team di tutor ed esperti qualificati, per attività di accompagnamento e assistenza a disposizione di tutti gli operatori della filiera nelle aree coperte da DiAlTa2 per l’attuazione di iniziative volte alla riconversione delle coltivazioni del tabacco, il rafforzamento del tessuto economico esistente e la crescita di nuove realtà produttive valorizzando risorse e prodotti e produzioni tipiche che abbiano un reale e concreto sviluppo commerciale sul mercato. La linea consta delle seguenti attività componenti. 􀂃 Attività 7.1: Pianificazione ed Esecuzione degli Interventi di Assistenza Tecnica. L’attività prevede la realizzazione delle seguenti azioni: incontri personalizzati; consulenza specifica (economico-finanziaria e tecnica); consulenza per l’aumento della competitività delle imprese con particolare riferimento alla qualificazione commerciale delle nuove produzioni ed all’applicazione dei diversi disciplinari di qualità; consulenza alla definizione delle strategie di sviluppo delle imprese; consulenza all’elaborazione di progetti e piani in relazione alle opportunità individuate; consulenza sui nuovi requisiti di accesso agli aiuti dell’U.E. a seguito della riforma della Politica Agricola Comune (PAC); supporto tecnico ai piani colturali e di rotazione; supporto alle scelte varietali; supporto alla gestione del processo produttivo; supporto alla qualificazione delle produzioni; consulenza all’innovazione di processo (nuovi sistemi di produzione) e prodotto (nuove colture alternative); consulenza tecnica sulla corretta utilizzazione delle tecnologie per la trasformazione dei prodotti agricoli e per il miglioramento della gestione aziendale anche attraverso l’informatizzazione. Le suddette azioni verranno effettuate con l’ausilio dal sistema di collaborazione distribuita messo a disposizione dal centro servizi esteso con le nuove funzionalità di videoconferenza sviluppate nell’ambito della linea 1. 􀂃 Attività 7.2: Pianificazione ed Esecuzione delle Attività di Accompagnamento. Per il perseguimento degli obiettivi prefissati dal progetto, le attività di orientamento e formazione di cui alle linee 5 e 6 saranno integrati con: − l’organizzazione di seminari, giornate informative, workshop, con il coinvolgimento delle Associazioni di categoria e degli Enti di Assistenza e sviluppo agricolo regionale, Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 17 volte a garantire una più capillare diffusione delle problematiche e tendenze politiche del settore, onde consentire e sviluppare i processi di riconversione; − l’organizzazione di stages presso aziende private e locali, nonché presso strutture di trasformazione e commercializzazione, volte alla divulgazione dei risultati delle sperimentazioni effettuate, alla diffusione di informazioni sulle possibilità produttive previste nelle aree tradizionalmente coltivate a tabacco, alla luce di quanto disposto dalla normativa comunitaria e nazionale per il settore, con la divulgazione anche dei risultati delle ricerche effettuate (opzioni di riorganizzazione dei fattori produttivi e conseguenti impatti prodotti dai processi di riconversione). Tutte le attività precederanno il coinvolgimento diretto di cooperative e di associazioni di tabacchicoltori, enti pubblici e privati in modo da consentire agli operatori del settore una verifica diretta delle opportunità offerte dalla riconversione. 11.5.2. Articolazione temporale delle attività del progetto con esplicitazione dei risultati intermedi previsti Il seguente diagramma di Gantt mostra graficamente l’articolazione temporale delle attività del progetto DiAlTa2. ID Nome attività Inizio Fine 1 Linea 1: Potenziamento del centro servizi M1 M6 2 Attività 1.1: Integrazione delle funzionalità di videoconferenza M1 M6 3 Attività 1.2: Integrazione delle funzionalità di user profiling e information filtering profile-based M3 M6 4 Linea 2: Accrescimento della base di conoscenza e del portfolio formativo M1 M10 5 Attività 2.1: Individuazione e raccolta del materiale informativo M1 M8 6 Attività 2.2: Realizzazione del materiale didattico M1 M8 7 Attività 2.3: Indicizzazione semantica del materiale formativo ed informativo M4 M10 8 Attività 2.4: Formazione dei formatori M4 M10 9 Linea 3: Realizzazione del materiale divulgativo M1 M10 10 Attività 3.1: Realizzazione delle schede informative M1 M8 11 Attività 3.2: Realizzazione di filmati divulgativi M1 M8 12 Attività 3.3: Indicizzazione semantica del materiale divulgativo M4 M10 13 Linea 4: Mantenimento ed aggiornamento del portale informativo M7 M24 14 Attività 4.1: Amministrazione e manutenzione del centro servizi potenziato M7 M24 15 Attività 4.2: Aggiornamento continuo del materiale formativo ed informativo M9 M24 16 Attività 4.3: Indicizzazione semantica del nuovo materiale formativo ed informativo M11 M24 17 Linea 5: Attività di Informazione e Orientamento M7 M24 18 Attività 5.1: Pianificazione ed Esecuzione delle Attività di Accoglienza M7 M24 19 Attività 5.2: Pianificazione ed Esecuzione delle Attività Informative M7 M24 20 Attività 5.3: Pianificazione ed Esecuzione delle Attività di Orientamento M7 M24 21 Linea 6: Attività di Formazione e di Tutorato M7 M24 22 Attività 6.1: Pianificazione ed Esecuzione degli Interventi Formativi M7 M24 23 Attività 6.2: Pianificazione ed Esecuzione delle Attività di Tutorato M7 M24 24 Linea 7: Attività di Assistenza Tecnica M7 M24 25 Attività 7.1: Pianificazione ed Esecuzione degli Interventi di Assistenza Tecnica M7 M24 26 Attività 7.2: Pianificazione ed Esecuzione delle Attività di Accompagnamento M7 M24 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 Anno 1 Anno 2 A Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 18 La tabella seguente riporta, invece, l’elenco dei risultati attesi (deliverable), la data di rilascio e la linea di ricerca/attività di afferenza. Attività Codice Deliverable Tipologia Deliverable Nome Deliverable Scadenza 1.1 D 1.1.1 Rapporto Rapporto sull’integrazione delle funzionalità di videoconferenza nel centro servizi di DiAlTa2 M6 1.2 D 1.2.1 Rapporto Rapporto sull’integrazione delle funzionalità di user profiling ed information filtering profile-based nel centro servizi di DiAlTa2 M6 2.1 D 2.1.1 File Materiale informativo per la base di conoscenza M8 2.2 D 2.2.1 File Materiale formativo M8 2.3 D 2.3.1 File Ontologia formativa/informativa per il tabacco aggiornata M10 2.3 D 2.3.2 File Metadata per il materiale informativo e formativo M10 2.4 D 2.4.1 Rapporto Relazione sulle attività svolte di formazione dei formatori M10 3.1 D 3.1.1 File Schede informative M8 3.2 D 3.2.1 File Filmati divulgativi M8 3.3 D 3.3.1 File Metadata per il materiale divulgativo M10 4.1 D 4.1.1 Rapporto Relazione sulle attività di manutenzione svolte M24 4.2 D 4.2.1 File Aggiornamento del materiale informativo M24 4.2 D 4.2.2 File Aggiornamento del materiale formativo M24 4.3 D 4.3.1 File Aggiornamento dei metadata per il materiale informativo e formativo M24 5.1 D 5.1.1 Rapporto Piano delle attività di accoglienza M10 5.1 D 5.1.2 Rapporto Rapporto sulle attività di accoglienza eseguite M24 5.2 D 5.2.1 Rapporto Piano delle attività informative M10 5.2 D 5.2.2 Rapporto Rapporto sulle attività informative eseguite M24 5.3 D 5.3.1 Rapporto Piano delle attività di orientamento M10 5.3 D 5.3.2 Rapporto Rapporto sulle attività di orientamento eseguite M24 6.1 D 6.1.1 Rapporto Piano degli interventi formativi M10 6.1 D 6.1.2 Rapporto Rapporto sugli interventi formativi eseguiti M24 6.2 D 6.2.1 Rapporto Piano delle attività di tutorato M10 6.2 D 6.2.2 Rapporto Rapporto sulle attività di tutorato eseguite M24 7.1 D 7.1.1 Rapporto Piano degli interventi di assistenza tecnica M10 7.1 D 7.1.2 Rapporto Rapporto sugli interventi di assistenza tecnica eseguiti M24 7.2 D 7.2.1 Rapporto Piano delle attività di accompagnamento M10 7.2 D 7.2.2 Rapporto Rapporto sulle attività di accompagnamento eseguite M24 11.5.3. Le Unità Operative (UO) partecipanti e le eventuali collaborazioni esterne Le Unità Operative partecipanti al progetto sono riassunte nella lista seguente. − CRA–IST – Istituto Sperimentale per il Tabacco, Via Pasquale Vitiello, 66, 84018 Scafati (SA). Il gruppo di ricerca che costituisce l’Unità operativa dell’Istituto Sperimentale per il tabacco è suddiviso in sottounità operative, tante quante sono le sedi dell’Istituto. Complessivamente il gruppo di ricerca possiede esperienze nei settori delle tecniche agronomiche, nelle tecniche di lavorazione dei prodotti agricoli, nel campo della biologia e della difesa, nonché competenze di tipo biochimico e genetico. L’U.O. ha in dotazione la strumentazione ed i laboratori necessari Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 19 per effettuare le determinazioni analitiche attinenti al progetto, con particolare riferimento alle zone a riconversione del tabacco della Campania, della Puglia e del Veneto, ove insistono le sue sedi principali. L’U.O. ha maturato ed approfondito conoscenza di strategie di approccio conoscitivo del territorio con particolare riferimento ai sistemi agricoli, ottenute con lo svolgimento di precedenti attività sperimentali nel campo della riconversione della coltura del tabacco, in particolare con la responsabilità ed il coordinamento dei progetti CoAlTa e CoAlTa2. − DIIMA – Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione Matematica Applicata, Università degli Studi di Salerno, Via Ponte don Melillo, 84084 Fisciano (SA). Il DIIMA effettua ricerche prevalentemente nel campo delle metodologie e tecnologie per l’apprendimento e la conoscenza, delle tecnologie GRID, della modellazione matematica del Web, del soft computing, dell’imaging, dei processi stocastici e della teoria delle code. Il DIIMA è stato coinvolto in numerosi progetti nazionali ed internazionali sulle tematiche citate. Tra le altre cose, il DIIMA è stato il promotore ed il coordinatore del Centro di Eccellenza in Metodi e Sistemi per l’Apprendimento e la Conoscenza, l’unico Centro di Eccellenza italiano finanziato dal MIUR sulle tematiche del learning e del knowledge. Nell’ambito del Centro di Eccellenza, il DIIMA ha contribuito all’evoluzione della piattaforma di e-learning IWT (della società MoMA s.r.l.) alla base del Centro Servizi di DiAlTa e DiAlTa2. Sia il CRA-IST che il DIIMA si avvarranno, nell’esecuzione delle attività, sia di personale interno che di personale a tempo determinato. Laddove necessario, per attività di particolare rilevanza, si prevede anche il ricorso ad esperti esterni su tematiche agronomiche e relative alle ICT. Sono previste, inoltre, le seguenti collaborazioni esterne da attivare sulle attività specifiche descritte nel paragrafo 11.5.4. − MOMA – MoMa s.r.l., via Provinciale Cerzete, 7 - 83042 Atripalda (AV). MOMA è una società hi-tech in piena espansione le cui attività riguardano ricerca applicata, trasferimento tecnologico, sviluppo, ingegnerizzazione, personalizzazione e commercializzazione di soluzioni e prodotti software, tecnologie e servizi avanzati. MOMA ha ideato e sviluppato una serie di soluzioni innovative nel campo della formazione a distanza e della gestione della conoscenza sia in ambito scolastico che professionale. In particolare MOMA distribuisce le piattaforme software IWT e CWT alla base del Centro Servizi di DiAlTa. MOMA è anche un riferimento importante per il Polo di Eccellenza, fulcro dell’innovazione nel settore ICT, dalla Ricerca di Base alla Ricerca Industriale, sviluppatosi nella Valle dell’Irno, modello nazionale di crescita e occupazione per il Mezzogiorno. Il Polo si caratterizza per la profonda sinergia tra il mondo universitario (DIIMA - Università di Salerno), il mondo della Ricerca Industriale (CRMPA e Siemens Informatica) e le PMI High-Tech (Italdata). − IERAAN – Istituto Europeo per le Ricerche Ambientali e Antropologhiche Nazionali, V.le Liegi n. 44, Roma. IERAAN è un’associazione senza scopo di lucro, fondata nel 2002 con la finalità di elaborare e realizzare iniziative scientifiche, tecniche, economiche e giuridiche, volte alla tutela, alla valorizzazione, alla conservazione, al rinnovamento e al miglioramento del patrimonio ambientale e culturale. Tali finalità vengono raggiunte predisponendo ed elaborando documentazioni, studi di fattibilità, ricerche operative e progetti, utili alla promozione di tutte le forme possibili di sviluppo sostenibile del territorio. Obiettivo primario di IERAAN è lo sviluppo economico e sociale compatibile e rispettoso della conservazione dei valori naturalistici e culturali del territorio, capace di favorire il rilancio di antichi mestieri e conoscenze artigianali nonché la creazione di nuove professionalità nell’ambito della conservazione dei beni ambientali e culturali, dell’agricoltura e delle attività turistiche compatibili. − INIPA – Via XXIV Maggio, 43, 00187 Roma. INIPA è l’Ente di Formazione e Ricerca nei settori agro-alimentare e ambientale costituito nel 1952 su iniziativa di COLDIRETTI. È un Ente giuridicamente riconosciuto e senza scopo di lucro che associa diciotto Istituti di livello regionale o provinciale. La sua mission è di sostenere lo sviluppo professionale delle risorse Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 20 umane che operano nella gestione manageriale di imprese, organizzazioni economiche e pubbliche amministrazioni nei settori di competenza; coordinare a livello nazionale lo sviluppo di sistemi di informazione, orientamento, formazione e accompagnamento all'imprenditorialità agricola e rurale, in una logica di sviluppo integrato del territorio; promuovere la ricerca e la divulgazione scientifica presso le imprese e il territorio; incentivare lo scambio culturale tra operatori professionali, imprese, associazioni, Università, Pubbliche Istituzioni e Centri Nazionali e Comunitari di formazione manageriale. − ENAPA – Ente Nazionale Assistenza Patrocinio Agricoltori. Il Patronato ENAPA, istituito dalla Confederazione Generale dell'Agricoltura Italiana nell'anno 1992, è al servizio gratuito degli agricoltori, dei coltivatori diretti e di tutti i cittadini per l'assistenza gratuita nel campo sociale, previdenziale e sanitario. L'ENAPA fornisce servizi agli agricoltori ed ai cittadini in materia di: pensioni dei lavoratori dipendenti pubblici e privati, autonomi, pensioni sociali erogate dall'Inps, dall'Inpdap e dei vari enti di categoria e dei liberi professionisti; contribuzione (prosecuzione volontaria, riscatti, ricongiunzioni), indennità di mobilità, cassa integrazione guadagni, assegni per il nucleo familiare; prestazioni in materia infortunistica dell'Inail, Ipsema, Enpaia, etc.; assistenza medico-legale; assistenza legale. − PRUSST – PRUSST Calidone, via Traiano 1c, 82100 Benevento. Il Programma di Riqualificazione Urbana e Sviluppo Sostenibile del Territorio (PRUSST) implementa interventi tesi alla tutela dell’ambiente ed al miglioramento della vivibilità del sistema comprensoriale. Esso mira a sviluppare i processi di gestione urbana sostenibile attraverso azioni che tengano conto delle questioni ambientali, sociali ed economiche per fornire la base necessaria all’integrazione delle realtà locali. Esso propone di disciplinare il traffico ed i trasporti attraverso l’approccio duale di rete, che possa offrire un quadro per lo sviluppo urbano che si integri ai sistemi di trasporto regionale; implementare le attività sociali attraverso la riqualificazione ed il potenziamento dei centri di aggregazione e di formazione culturale. Rigenerare i centri urbani mediante la bonifica delle aree industriali dismesse e degli edifici esistenti; creare nuovi posti di lavoro attraverso gli interventi di riqualificazione, recupero e restauro edilizio delle reti infrastrutturali e dei servizi; incentivare lo sviluppo delle attività produttive, la dotazione delle infrastrutture (sia a rete che puntuali), l’Università, il sistema dei parchi; sviluppare le attività commerciali di qualità e l’artigianato tipico nei centri storici. 11.5.4. Descrizione dei ruoli e delle modalità di interazione delle U.O. partecipanti e di eventuali collaborazioni esterne (inserire diagramma) IST sarà prevalentemente impegnato nelle seguenti attività: − accrescimento della base di conoscenza e del portfolio formativo (Linea 2) coadiuvato dal DIIMA per gli aspetti tecnico-informatici legati all’indicizzazione semantica del materiale formativo e informativo (Attività 2.3); − formazione dei formatori (Attività 2.4) avvalendosi della collaborazione specialistica della sottocontraente IERAAN per l’attuazione degli interventi formativi; − realizzazione del materiale divulgativo (Linea 3) avvalendosi della collaborazione specialistica della sottocontraente PRUSST Calidone nella realizzazione delle schede informative (Attività 3.1) e coadiuvato dal DIIMA per gli aspetti tecnico-informatici legati all’indicizzazione semantica del materiale divulgativo (Attività 3.3); − aggiornamento in itinere del portale con ulteriore materiale informativo e formativo (Attività 4.2) coadiuvato dal DIIMA per gli aspetti tecnico-informatici legati all’indicizzazione semantica di detto materiale (Attività 4.3); Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 21 − attività di informazione ed orientamento (Linea 5) avvalendosi della collaborazione specialistica della sottocontraente IERAAN per l’attuazione sia delle attività di accoglienza che informative che orientative. − attività di formazione e tutorato (Linea 6) avvalendosi ancora una volta della collaborazione specialistica della sottocontraente IERAAN per l’attuazione degli interventi volti alla creazione ed al supporto di nuove professionalità nel campo dell’agricoltura. − attività di assistenza tecnica (Linea 7) avvalendosi della collaborazione delle associazioni di categoria sottocontraenti INIPA ed ENAPA sia per gli interventi di assistenza sul territorio che per l’esecuzione delle relative attività di accompagnamento. Il DIIMA sarà prevalentemente impegnato nelle seguenti attività: − potenziamento del centro servizi (Linea 1) con funzionalità di videoconferenza, user profiling e information filtering profile-based operato in collaborazione con la sottocontraente MOMA (società proprietaria delle tecnologie IWT e CWT utilizzate per la realizzazione del primo centro servizi); − supporto ad IST per gli aspetti tecnico-informatici legati all’indicizzazione semantica del materiale informativo e formativo (Attività 2.3 e 4.3) oltre che divulgativo (Attività 3.3); − amministrazione e manutenzione del centro servizi (Attività 4.1) operato in collaborazione con la sottocontraente MOMA. La tabella seguente riassume i costi complessivi di ciascuna unità operativa coinvolta nel progetto. Unità Operativa Costo Complessivo IST € 960.000 DIIMA € 540.000 TOTALE € 1.500.000 La tabella seguente indica i partecipanti a ciascuna linea del progetto con l’ulteriore indicazione del budget associato. Codice Nome Linea Partecipanti Budget 1 Potenziamento del centro servizi DIIMA € 225.600 IST € 152.000 2 Accrescimento della base di conoscenza e del portfolio formativo DIIMA € 57.600 IST € 167.000 3 Realizzazione del materiale divulgativo DIIMA € 57.600 IST € 113.000 4 Mantenimento ed aggiornamento del portale informativo DIIMA € 185.200 5 Attività di Informazione e Orientamento IST € 194.000 6 Attività di Formazione e di Tutorato IST € 145.000 7 Attività di Assistenza Tecnica IST € 165.000 Trasferte € 24.000 Spese Generali € 14.000 TOTALE € 1.500.000 Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 22 11.5.5. Descrizione delle modalità di monitoraggio interno del progetto e verifica dei risultati Al fine di monitorare l’avanzamento delle attività di divulgazione e formazione ed indirizzare gli organismi preposti alla realizzazione di attività più capillari, sono previsti incontri periodici con i rappresentati delle istituzioni locali, nonché con i rappresentanti delle associazioni. La verifica dei risultati dei corsi di formazione verrà effettuata attraverso la somministrazione di questionari volti a calibrare il gradimento e anche il livello raggiunto da parte dei partecipanti al corso. Il monitoraggio interno sarà assicurato da incontri frequenti tra le unità operative coinvolte nelle azioni progettuali (anche sotto forma di seminari), dalla verifica da parte del project manager dell’andamento del progetto, nonché, in ultimo, dalla redazione di rapporti predisposti annualmente sui risultati delle azioni di orientamento e formazione. Modello A - Allegato 1 DM n. 353 del 17/07/2003 23 12. Ricadute e Benefici Le attività individuate garantite dalla realizzazione del centro servizi consentiranno agli agricoltori e a tutti gli operatori coinvolti nel comparto nelle aree coinvolte dal progetto di conoscere da un lato ed interpretare la riforma dell’OCM tabacco, dall’altro di orientarsi verso le scelte produttive più idonee e compatibili dal punto di vista dei fattori disponibili quali terra e lavoro, nonché dal punto di vista economico e di impatto sociale. Le azioni di orientamento e formazione dovranno tradursi, in concreto, in successivi investimenti aziendali volti allo sviluppo di attività agrituristiche e/o artigianali, attraverso ad esempio la ristrutturazione di fabbricati rurali e relativi impianti, attrezzature e arredi, o la realizzazione di impianti per il tempo libero, l’allestimento di spazi attrezzati per il campeggio sempre collegati sempre all’attività agrituristica (azioni e misure inserite nei PSR); Gi effetti derivanti dagli interventi progettuali previsti saranno senz’altro estremamente importanti, andando ad influire positivamente in termini economici, sociali, ambientali, occupazionali sui territori interessati. Ci si attende complessivamente: 1. un miglioramento della gestione dell’ambiente agricolo precedentemente impiegato per la coltivazione del tabacco; 2. il miglioramento dei sistemi di coltivazione grazie alla trasmissione delle conoscenze relative alle innovazioni tecnologiche sperimentate nei progetti di riconversione; 3. un incremento delle aree destinate alla coltura di prodotti biologici; 4. la valorizzazione degli ecotipi locali In generale, la ristrutturazione del settore tabacchicolo a favore delle produzioni di qualità, i processi di trasformazione e commercializzazione che naturalmente si instaureranno, la possibilità di legare l’immagine del territorio ai prodotti coltivati potranno garantire da una parte la continuità dell’attività agricola, dall’altra il mantenimento dei livelli occupazionali. Gli impatti saranno valutabili attraverso l’applicazione di indicatori quali: 1. variazione percentuale della SAU investita a tabacco; 2. variazione del numero di posti creati o mantenuti; 3. reddito agricolo lordo delle aziende beneficiarie del sostegno; 4. variazione percentuale di aziende beneficiare proponenti miglioramenti ambientali; 5. valore aggiunto negli impianti di trasformazione e commercializzazione; 6. variazione del reddito derivante da attività extragricole. Timbro Istituzione Firma Responsabile Amministrativo Firma Coordinatore di progetto C.R.A. Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura Istituto Sperimentale per il Tabacco Progetto finalizzato finanziato dal Mi.P.A.F. – C.R.A. USO ALTERNATIVO E STUDIO DELLA MUTAGENICITA’ DEL CONDENSATO DI TABACCO. NUMERO DELLA RICERCA: U.A.S.M.T. (D.M. 614/7303/03) DURATA: 2004 - 2006 Unità operativa responsabile della ricerca: Dott. A. Di Muro (Ex Sez. Genetica C.R.A. – I.S.T.) • A) “Studio sugli usi alternativi del tabacco” Responsabile: Dott. Alfredo Cersosimo Sez. di Bovolone C.R.A. - I.S.T. Unità Operativa n° 1: Dott. Alfredo Cersosimo ( Sez. di Bovolone C.R.A. - I.S.T.) Collaborazioni interne: Dott. Fabio Castelli (Sez. di Bovolone C.R.A. - I.S.T.) Dott. Ciro Sorrentino (Ex Sez. Genetica di Scafati C.R.A. - I.S.T.) Dott. Massimo Abet (Ex Sez. di Biochimica di Scafati C.R.A. - I.S.T.) Dott.ssa Luisa del Piano (Ex Sez. Genetica di Scafati C.R.A. - I.S.T.) Collaborazioni esterne: Unità Operativa n° 2: Dott. Gianpaolo Grassi (C.R.A. - I.S.C.I. Bologna) Unità Operativa n° 3: Dott. Fabrizio Ferretti ( DIPROVAL Univ. di BO/Modena) • B) “Studio sulla mutagenicità del condensato” Responsabile: Dott. Ciro Sorrentino Ex Sez. di Genetica C.R.A. - I.S.T. Unità Operativa n° 4: Dott. Ciro Sorrentino (Ex Sez. di Genetica C.R.A. - I.S.T.) Collaborazioni interne: Dott. Alfredo Cersosimo (Sez. di Bovolone C.R.A - I.S.T.) Dott. Ciro Sorrentino (Ex Sez. Genetica. di Scafati C.R.A. - I.S.T.) Dott. Massimo Abet (Ex Sez. di Biochimica di Scafati C.R.A. -I.S.T.) Dott.ssa Luisa del Piano (Ex Sez. Genetica di Scafati C.R.A. - I.S.T.) Dott. Giuseppe Interlandi (Ex Sez. di Cura. di Scafati C.R.A. - I.S.T.) Dott. Salvatore Ascione (Ex Sez. Tecniche Colturali di Scafati C.R.A. - I.S.T) Dott. Luigi Sannino (Ex Sez. di Biologia e Difesa di Scafati C.R.A. - I.S.T.) Collaborazioni esterne: Dott.ssa Rosa Castaldo (Università di Napoli) Dott. Antonio Salluzzo (ENEA – Portici ) Unità Operativa n° 5: Dott.ssa Silvana Simi ( C.N.R. Pisa) 2 Obiettivi: A) Valutare le possibilità reali di sfruttamento delle potenzialità emerse dai laboratori che le hanno prospettate, in merito alle potenzialità del tabacco per usi alternativi al fumo, per avviarne lo sfruttamento su scala economica. Tutto ciò tenendo presente gli indirizzi del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali in materia di OGM. B) Determinare il potere mutageno del condensato del fumo delle sigarette in funzione di due tipi di tabacco e di alcune tecniche agronomiche e di cura. Lo scopo finale è quello di individuare l’effettiva pericolosità di diversi tipi di tabacco, sulla base del potenziale oncogeno del fumo delle sigarette. Il potenziale oncogeno, indicato in futuro sulle sigarette in commercio, determinerà un trasparente avvertimento della pericolosità del fumo Attività prevista: A) Sul piano operativo, lo studio prevede: 1) Ampia indagine conoscitiva sullo stato dell’arte, sugli orientamenti attuali e sulle prospettive future degli usi alternativi del tabacco. Valutazione qualitativa dei parametri coinvolti nell’attuazione pratica delle potenzialità emergenti e reali possibilità attuative.; 2) Valutazioni agronomiche in campo ed in serra. Il progetto prevede una sperimentazione agronomica e biometrica da attuare su alcune specie, linee ed accessioni di tabacco, reperite nella vasta riserva di germoplasma esistente presso l’I.S.T.: a) Sperimentazione in campo, finalizzata: 1) all’individuazione delle specie, linee e cultivar che meglio si prestano ad essere utilizzate per gli usi alternativi, attraverso lo screening degli oltre 1200 genotipi disponibili presso la sede di Scafati dell’I.S.T., tra Nicotianae, Tabacchi e Nuove Accessioni; 2) alla valutazione parallela della linea Wild-type, per i necessari raffronti con la linea trasformata; b) Sperimentazione in serra, finalizzata: 3) alla valutazione della linea costituita presso l’Istituto di Botanica e Genetica Vegetale dell’Università Cattolica del “Sacro Cuore” di Piacenza, per la produzione della proteina farmaceutica glucocerebrosidasi.; 4) alla valutazione di altre proteine eterologhe prodotte dall’Università di Piacenza, in tempi compatibili con quelli previsti dal presente progetto, quali ad esempio: – α-galattosidasi (utilizzata nella cura della Sindrome di Fabry, malattia genetica rara che provoca un disordine nella metabolizzazione dei lipidi per la carenza dell’enzima α-galactosidase A); – α-1,4-glucosidasi (utilizzata nella cura della Sindrome di Pompe, malattia genetica rara che provoca disordini nell’accumulazione del glicogeno. La deficienza di questo enzima provoca un eccesso di glicogeno in tutti i tessuti del corpo per l'incapacità a degradarlo); B) Prove agronomiche biennali, in diverse località, della Campania (CE e Bn), dell’Umbria (PG) e del Veneto (VR) per la valutazione del contenuto di condensato nel fumo di campioni di tabacco Burley e Bright. Saggi di mutagenicità del condensato mediante analisi degli scambi tra cromatidi fratelli e micronuclei, su linfociti umani in coltura. 3 Attività realizzata: Coordinamento Nel aprile 2004 è stato organizzata e svolta una “Giornata di lavoro” sul progetto finalizzato U.A.S.M.T “Uso alternativo e studio della mutagenicità del Tabacco”, con intervento del Direttore generale del C.R.A. e del Dirigente Ricerca e Sperimentazione del Mi.P.A.F.. Sono state presentate relazioni del coordinatore del progetto e dei responsabili di tutte le unità operative. Interventi programmati sono stati svolti sia dai ricercatori di nuove unità operative che dovrebbero subentrare nel progetto del 2005 (Centro di ricerche oncologiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, Dipartimento di Scienze farmaceutiche dell’Università di Modena e Reggio Emilia e l’Istituto di Genetica dell’Università Cattolica del S. Cuore di Piacenza) che da rappresentanti di organizzazioni della filiera tabacco (Associazione nazionale periti tabacco, Assessorato all’Agricoltura della Provincia di Caserta, Centro di ricerche Eti di Roma, Aprotav di Trestina e UNITAB di Roma). Hanno partecipato il commissario straordinario I.S.T. (presidente della “Giornata”) ed il Direttore dell’I.S.T. (conclusioni). Il coordinatore ha preso contatti con la Regione Umbria, col Ministero della Salute e le province di Salerno, Benevento ed Avellino per un ampliamento delle prove con relativo finanziamento. Al momento è stato già approvato della Giunta Provinciale di Benevento un finanziamento per € 10.000,00 (ulteriore campo sperimentale 2005 nel beneventano). Sono stati effettuati incontri di coordinamento con le UU.OO. dei due sottoprogetti (A e B). E’ stato presentato sia al C.R.A. che al Mi.P.A.F., una richiesta di ulteriore finanziamento anche e soprattutto per l’incremento nel progetto di ricerca delle seguenti UU.OO. A) Per la ricerca “Uso alternativo del tabacco”, inserimento di 2 Unità Operative. La prima a cura del prof. Mario Baraldi, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia – Dipartimento di Scienze Farmaceutiche : “ Studio sulla Presenza di Sostanze Benzopdiazepino-simili ad attività centrali e periferiche in linee di Nicotiana Tabacum”. Per un ammontare annuo di € 21.000,00 (€ 42.000,00 nel biennio 2005-2006). La seconda a cura del prof. Corrado Fogher, Istituto di Genetica – Università Cattolica S.Cuore di Piacenza; “Tecniche di purificazione di proteine ricombinanti di interesse farmaceutico, estratte da semi di tabacco e studio delle vie metaboliche che determinano la sintesi di sostanze benzodiazepino-simili in Nicotiana spp.”. Per un ammontare annuo di € 20.000,00 (€ 40.000,00 nel biennio 2005-2006). B) Per la ricerca “Studio della mutagenicità del tabacco”, inserimento di una Unità Operativa a cura del prof. A. Cittadini Direttore del Centro di Ricerca Oncologiche dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma. Per la ricerca “Studio della mutagenicità del tabacco”, il prof. A.Cittadini ha prospettato l’argomento “Mutagenesi, trasformazione neoplastica e induzione della apoptosi da parte del condensato da fumo di tabacco. Influenza di diversi carotenoidi (beta carotene, licopene, etc.) e dei loro prodotti d’ossidazione. Modelli in vivo e in vitro”, per un ammontare annuo di € 50.000,00 ( € 100.000,00 nel biennio 2005-2006). Per l’Unità Operativa, della quale il dott. C. Sorrentino (I.S.T.) è responsabile, per un ammontare di 40.000,00 € (20.000,00 per il 2005 e 20.000,00 per il 2006) sia per attivare ulteriori test su cellule eucariotiche (a cura del Dipartimento di Genetica dell’Università Federico II a Napoli – prof. G. Geraci -), sia per ampliare la conoscenza dei componenti chimici del condensato in esame. Per il coordinamento delle ricerche (soprattutto per la divulgazione dei risultati – seminari, convegni ecc. – anno per anno) € 30.000,00 (15.000,00 per ciascun anno 2005-2006). Il totale richiesto per anno è di € 126.000,00 , pari a € 252.000,00 per il biennio 2005-2006. A) Studio sugli usi alternativi del tabacco Unità Operativa n. 1 4 Conformemente a quanto stabilito dalla programmazione progettuale, l’attività del primo anno ha interessato una fase di pieno campo ed una di acquisizione di elementi informativi presso gli Enti pubblici e privati operanti nel particolare settore d’interesse. L’attività di campo è iniziata con la produzione in float-system delle piantine occorrenti per le prove agronomiche, che ha interessato un primo lotto di 100 genotipi provenienti dalla collezione di germoplasma dell’I.S.T., coltivati contestualmente presso le aziende sperimentali delle Sedi di Bovolone (Verona) e Scafati (Salerno). Le valutazioni agronomiche sono state effettuate sulla base dei dati rilevati in campo, secondo quanto previsto al punto 2) della scheda 8.3 (dal punto 2.1 al punto 2.7). Si è inoltre provveduto al prelievo dei campioni di foglie da trasmettere all’Unità Operativa dell’Istituto Sperimentale per le Colture Industriali, Sezione di Rovigo, per la prevista determinazione dei contenuti in sostanze Benzodiazepine-simili. Campioni consegnati in data 02/09/2004. Per quanto concerne i rapporti con l’Istituto di Botanica e Genetica Vegetale dell’Università di Piacenza e la Ditta farmaceutica Transpharm, strettamente collegate sul piano operativo, va precisato che i mutati indirizzi programmatici di entrambi hanno reso non più praticabile i rapporti di collaborazione esterna, consigliandone la loro trasformazione in compartecipazione diretta alle attività progettuali sulla base di finanziamenti appropriati. Sul piano delle acquisizioni degli elementi informativi, è in fase di svolgimento l’analisi delle norme vigenti in campo nazionale e Comunitario nel settore tabacco, ai fini della valutazione delle possibili interconnessioni con le finalità del progetto. Analoga fase di svolgimento interessa anche il monitoraggio dei detentori di brevetti di materiali genetici utilizzabili per gli usi alternativi, finalizzato alla valutazione delle possibilità di sfruttamento su licenza degli stessi, anche in considerazione delle alte finalità del loro utilizzo. Nella prospettiva di sfruttamento dei brevetti è inoltre in atto la valutazione delle possibilità organizzative per la produzione del seme ricombinante necessario per le coltivazioni finalizzate agli usi alternativi, il tutto alla luce delle limitazioni colturali imposte dalle normative vigenti sugli OGM. Unità Operativa n. 2 A seguito del protrarsi degli adempimenti amministrativi necessari all’inserimento nel bilancio 2004 del contributo previsto per la realizzazione del progetto “Uso alternativo e studio della mutagenicità del tabacco”, solo nel mese di luglio è stato possibile dare il via alle attività ed all’assunzione del personale necessario alla conduzione delle ricerche.. Nel frattempo, sono state date istruzioni alle unità operative impegnate nel progetto per la raccolta dei campioni fogliari di tabacco e nel contempo sono state indicate le modalità di conservazione del materiale vegetale.I campioni di tabacco dell’U.O. di Bovolone sono stati consegnati e conservati in congelatore presso l’ISCI di Rovigo, mentre i campioni dell’U.O. di Scafati sono conservati presso la sezione periferica dell’ISCI di a Battipaglia, in attesa di essere recuperati e conservati a loro volta a Rovigo. Per quanto riguarda l’attività vera e proporia di analisi sono stati recuperati i diversi reagenti e gli strumenti indispensabili al lavoro e si sta addestrando il personale all’esecuzione delle analisi di laboratorio. Unità Operativa n. 3 Sulla base del lavoro preliminare svolto dalla dott.ssa Manelli si è iniziato a lavorare alla ricerca “tabacco” su due fronti. Primo: l’analisi della filiera del tabacco e dell’influenza della politica U.E. Su questo tema è stato coinvolto il Prof. Zuppiroli (Prof. Associato – Facoltà di Economia Università di Parma) esperto di PAC e di filiere agro-industriali. 5 Secondo: un modello econometrico del mercato del tabacco. Su questo tema è stato coinvolto il Prof. Messori (Prof. Ordinario – Facoltà di Agraria, Università di Bologna) esperto di econometria dei mercati agricoli. Entro la primavera del 2005 questa fase del lavoro sarà terminata. B) Studio sulla mutagenicità del condensato Unità Operativa 4 Sono state condotte le prove del tabacco Burley e Bright sia per il tipo aromatico (cimato) sia per il tipo “neutro” (non cimato) differenziando i livelli di concimazione azotata (3 dosi); sul tabacco Burley Italia si è indagato sia sulle modalità di cura sia sull’incidenza dei trattamenti insetticida. I campi sono stati allestiti nella prov. di Benevento (Burley Aromatico), Caserta (Burley Italia), Perugia (Bright neutro), Vicenza (bright Aromatico) e presso la sezione di Bovolone (Bright Aromatico e neutro), infine nel campo sperimentale di Scafati (Burley A. e Italia). I campioni di tutte le prove sono in lavorazione presso la Sezione di Biochimica dell’I.S.T. per la preparazione delle sigarette per ottenere il condensato. In laboratorio è stato messo a punto il test dei micronuclei ed è stato attivato e perfezionato tutto il sistema per estrarre e dosare il condensato dal fumo di sigarette. Unità Operativa n. 5 Sono state messe a punto le tecniche di coltivazione delle linee cellulari È stato definito il protocollo sperimentale Sono stati eseguiti dei test preliminari con estratti di tabacco forniti dall’Ist Sperimentale per il Tabacco Scafati. Aversano B., De Caro F. - Il potenziale di condensato e le sue correlazioni con certe caratteristiche chimiche e fisiche ottenute dal confronto tra varietà di tabacco Burley. - Annali Ist. Sper. Tabacco XIV, 151-162. Aversano B., De Caro F., Piro F., Sodano E. - Influenza sui costituenti azotati del tabacco Burley, curato a pianta, di cultivar, azoto, ed intervallo cimatura raccolta nelle aree interne del Sud d' Italia. - Annali Ist. Sper. Tabacco XIV, 87-102. Aversano B., Perri E., Interlandi G. - Modificazioni biochimiche legate alla vitalità delle foglie di Virginia Bright durante il flue-curing in condizioni termoigrometriche differenti. - Annali Ist. Sper. Tabacco XIV, 129-150. Carotenuto R. - Tobacco storage. - Annali Ist. Sper. Tabacco XIV, 223-235. Carotenuto R., Pizziol P., Cutolo R., De Risi E. - La densità di imballaggio nella fase di conservazione del tabacco. - Annali Ist. Sper. Tabacco XIV, 209-222. Carotenuto R., Troncone R., Interlandi G., Mellone G. - La fermentazione del tabacco Havanna. - Annali Ist. Sper. Tabacco XV-XVI, 231-240. Carotenuto R., Troncone R., Martiniello P. - Chromatic parameters in relation to visual grades of the flue-cured tobacco. - Agronomy Journal 82, 14-16. Castelli F., Devoti F. - Confronto tra monosuccessione di tabacco e avvicendamenti biennali tabacco-frumento e tabacco-orzo con e senza coltura intercalare di soia. - Annali Ist. Sper. Agronomico XXI, suppl. 2, 29-31. Castelli F., Miceli F., Piro F. - Effetti delle modalità di raccolta e cura in tabacco (Nicotiana tabacum L.) 'Burley' a differente fertilizzazione azotata e densità di popolamento. - Rivista di Agronomia 24 (4), 308-316. Cilardi A.M., Convertini G., Ferri D., Greco P., Quaranta F. - Indici di disponibilità azotata del suolo in relazione all' azoto asportato dal frumento duro. Primi risultati su due terreni centro-meridionali a diversa tessitura. - Annali Ist. Sper. 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Sannino L., Balbiani P. - Attuali possibilità di controllo di Epithrix hirtipennis in Italia. - Supplemento a L' Informatore Agrario n. 13. Sannino L., Balbiani P., Espinosa B. - Descrizione degli stadi di Athetis hospes (Frr.) (Lepidoptera, Noctuidae, Amphipyrinae). - Boll. Soc. Entom. Italiana 121 (3), 213-219. Sannino L., Balbiani P., Espinoza B. - Biologia di Athetis hospes (Fryer, 1831) in Campania (Lepidoptera Noctuidae Amphipyrinae). - Boll. Soc. Entom. Italiana, 122 (2), 141.148. Sannino L., Balbiani P., Espinoza B. - Lacanobia oleracea L.: osservazioni morfologiche (Lepidoptera, Noctuidae, Hadeninae). - Informatore Fitopatologico XL (12), 49-53. Sannino L., Balbiani P., Espinoza B. - Sulla presenza di Phlogophora meticulosa L. e di Noctua pronuba L. in Campania. - L' Informatore Agrario n. 44, 59-62. Sannino L., Balbiani P., Piro F. - Observations on the biology of Lacanobia oleracea L. 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Sannino L., Balbiani A., Piro F., Sakellaridis M. - Preliminary observations on the biology of Lacanobia oleracea L. (Lepidoptera: Noctuidae) in Italy. - Annali Ist. Sper. Tabacco XV-XVI, 107-112. Sannino L., Espinosa B., Balbiani A. - Note sulla morfologia e sul polimorfismo di Noctua pronuba L. (Lepidoptera: Noctuidae - Noctunae). - Informatore Fitopatologico 3, 51-56, 1992. Sannino L., Espinosa B., Balbiani A. - Ritrovamento di Xylena exsoleta L. (Lepidoptera: Noctuidae - Cuculliinae) su tabacco in Campania e osservazioni sulla morfologia larvale. - Annali Ist. Sper. Tabacco XV-XVI, 193-202. Sorrentino C., Abet M., Spagnuolo V., Tonini A., Lombardo G., del Piano L. - Effect of oligogallaturones in tobacco morphogenesis. - Giornale Botanico Italiano, vol. 125 (8). Sorrentino C., del Piano L., Tonini A., Abet M., Spagnuolo V. - Poster relativo al 3° anno di attività del progetto "Tecnologie Avanzate", Montesilvano Lido, 1-3 giugno. Spallacci P., Bidini D., Castelli F. - Caratteristiche della fertilità chimica dei suoli coltivati a tabacco Virginia Bright. - Annali Ist. Sper. Studio e Difesa del Suolo, vol. XX, suppl., 79-86. Vardabasso A., Contillo R., Ambruoso F., Bilotto M., De Luca A., Mellone G., Lombardi P. - Possibilità di introduzione del tabacco Burley di tipo americano nella Val d'Agri. - Incontro sulla sperimentazione dei tabacchi chiari nelle aree interne del Mezzogiorno, Pompei 23 giugno. Vardabasso A., Contillo R., Ambruoso F., Bilotto M., De Luca A., Mellone G., Lombardi P. - Possibilità di introduzione del tabacco Virginia Bright di tipo americano in alcune aree dell'Italia meridionale. - Incontro sulla sperimentazione dei tabacchi chiari nelle aree interne del Mezzogiorno, Pompei 23 giugno. Vardabasso A., Contillo R., Piro F. - Results of Burley tobacco culture in a short growing season environment. - CORESTA International Tobacco Scientific Congress, Jerez de la Frontera, 1992. 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Sannino L., Espinosa B., Lombardi P. - Descrizione degli stati preimmaginali di Heliothis peltigera ([Denis et Schffermuller], 1775) e confronto morfo-etologico con Helicoverpa armigera (Hubner, [1808]) (Lepidoptera Noctuidae Heliothiinae). - Boll. Lab. Ent. Agr. Filippo Silvestri 52, 63-68. Sannino L., Espinosa B., Lombardi P., Balbiani A. - Comparative morphological study of larval and pupal stages of Helicoverpa armigera (Hb.) and Heliothis peltigera (D. et S.) (Lepidoptera Noctuidae Heliothiinae). - XX Inter. Congr. of Entomology, Firenze 25-31 agosto. Sannino L., Espinosa B., Pizziol P. - Aspetti morfologici di Hoplodrina ambigua (D. & S.) (Lepidoptera Noctuidae Amphipyrinae). - Informatore Fitopatologico 7-8, 61. Sansanelli N., Cersosimo A., Coiro M.I., Biondani M.C. - Risposta di linee di tabacco Bright a Meloidogyne incognita. - Nematologia mediterranea 24, 113-118. Scaramucci S., Piro F. - Tendenze regionali della produzione agricola e specializzazione per il tabacco in Italia nel periodo 1971-93. - Il Tabacco 4, 59-76. Sorrentino C., del Piano L., Abet M., Di Muro A. - Indagine preliminare sulla mutagenicità del condensato nei principali tipi di tabacco italiano. - Il Tabacco 4, 47-50. Tremola M.G., Carotenuto R. - Diserbanti e controllo delle infestanti. - Il Tabacco 4, 15-22. Marcelli E., Piro F. - La sperimentazione sui tabacchi chiari nelle aree interne del Mezzogiorno. 2-13. Greco P., Lombardi D.A., Blago A., Festa F.P. - Primi risultati sperimentali sulla introduzione del tabacco burley ydi tipo americano nel Salento. 14-17. Cuocolo L., Caruso G., Postiglione L. - Effetti della cultivar, della concimazione azotata e dell’epoca di raccolta ysulla produzione del tabacco burley di tipo americano. 18-23. Vardabasso A., Contillo R., Ambruoso F., Bilotto M., De Luca A., Mellone G. - Risposta produttiva del tabacco yburley curato a pianta nella valle del Liri. 24-30. Piro F., Maglio D., Pezzini L. - Valutazione della resa del tabacco burley curato a pianta nella valle del Liri. 31-38. Piro F., Maglio D., Pezzini L. - Il tabacco burley nella valle del Liri: effetto del metodo di raccolta a tre livelli di yazoto. 39-43. Carotenuto R., Cutolo R., Troncone R., De Risi E. - Diversità delle cultivar di tabacco burley evidenziate ymediante l’analisi discriminante. 44-45. Greco P., Lombardi D., Blago A., Manzi G. - Valutazione bioagronomica del tabacco virginia bright di tipo yamericano nel Salento. 46-49. Vardabasso A., Contillo R., Ambruoso F., Bilotto M., De Luca A., Mellone G. - Risposta produttiva del tabacco ybright nel basso Molise. 50-55. Piro F., Maglio D., Pezzini L., Grasselli O. - Valutazione della resa del tabacco virginia bright nella valle del Liri. y56-62. Carotenuto R., Cutolo R., Troncone R., De Risi E. - Diversità delle cultivar di tabacco virginia bright evidenziate ymediante l’analisi discriminante. 63-64. Il Tabacco 2 (1) - 1994 Nicoletti R. - La variabilità somaclonale nel miglioramento per la resistenza alle malattie del tabacco. 1-5. Sannino L., Balbiani A., Piro F. - Geodisinfestazione e trattamento fogliare al trapianto nella difesa del tabacco ydall’altica (Epitrix hirtipennis Melsh, Coleoptera - Chrysomelidae). 7-10. Greco P., Piro F., Manzi G. - Influenza della durata della stagione irrigua sulle caratteristiche produttive e yqualitative del tabacco erzegovina. 11-18. Lahoz E., Nicoletti R., Di Muro A., Pizziol P. - Resistenza a Thielaviopsis basicola (Berk. & Br.) Ferraris di ygenotipi di tabacco neocostituiti. 19-22. Mazza S., Di Serio F., D’Errico F.P., Sannino G., Barone L., Scialla A. - Possibilità applicative della ysolarizzazione per la lotta ai nematodi del tabacco nel casertano. - 23-30. Pizziol P., Nicoletti R., Lahoz E. - L’oidio del tabacco. 31-36. Diana G., Piccirillo P. - Il ruolo del boro nella coltura del tabacco. 37-41. Carotenuto R. - Influenza della temperatura e del tempo di esposizione sul tabacco burley. 43-47. Il Tabacco 2 (2) - 1994 Greco P., Piro F. - Risposta produttiva e qualitativa del tabacco Xanthi alla densità di investimento nell’ambiente ysalentino. 49-56. Piccirillo P., Piro F. - RN1: una linea di tabacco burley resistente alla razza 1 del nematode galligeno Meloidogyne yincognita Chit. 57-58. Diana G. - Il consumo dei prodotti del tabacco in Italia. 59-70. Carotenuto R. - Effetto tempo-temperatura sul tabacco Virginia bright in conservazione. 71-74. Carotenuto R. - Effetto tempo-temperatura sul tabacco Maryland in conservazione. 75-78. Greco P., Piro F. - Risposta del tabacco orientale Xanthi alla concimazione NPK nel Salento. 79-90. Avigliano M., Porrone F., Brancato V. - Fungicidi alternativi per il controllo della peronospora del tabacco. 91-94. Il Tabacco 3 - 1995 Nicoletti R., Lahoz E. - Maculatura fogliare a bersaglio ("target spot"): una malattia del tabacco di temuta yintroduzione. 1-6. Diana G. - Il tabacco da fiuto in Italia. 7-13. Diana G. - La produzione del tabacco perique. 15-18. Piccirillo P., Porrone F. - La resistenza a un patotipo necrotico del virus Y della patata (PVY) in Virgin A Mutant ye altre linee di tabacco. 19-23. Contillo R., Lahoz E., Caponigro V. - Controllo di Thielaviopsis basicola (Berk. et Br.) Ferraris e promozione di ycrescita su tabacco mediante isolati di Pseudomonas fluorescens. 25-32. del Piano L., Abet M., Sorrentino C., Basile A., Cafiero G., Spagnuolo V., Di Muro A. - Valutazione degli effetti ydel piombo in Nicotiana tabacum e Nicotiana rustica allevate in vitro. 33-40. Spagnuolo V., del Piano L., Sorrentino C., Abet M. - Risposta a diverse auxine naturali e sintetiche nel genere yNicotiana. 41-44. Scaramucci S., Piro F., Diana G. - Declino d’immagine del fumatore ed evoluzione dei mercati del tabacco. 45-62. Il Tabacco 4 - 1996 Greco P., Blago A., Manzi G. - Effetti della densità di trapianto e della concimazione azotata sul tabacco yorientale. I. Valutazione quanti-qualitativa della cv Perustitza. 1-7. Contillo R., Lahoz E., Nicoletti R. - Rhizoctonia solani anastomosis groups pathogenic on tobacco in Italy. 9-12. Isolati fungini disponibili presso il laboratorio della Sezione di Biologia e Difesa Fitosanitaria dell’Istituto ySperimentale per il Tabacco. 13-14. Tremola M.G., Carotenuto R. - Diserbanti e controllo delle infestanti. 15-22. Carotenuto R., Zampelli G. - Valutazione della resa del tabacco Virginia bright in provincia di Benevento. 23-28. Carotenuto R., Tremola M.G. - Effetti della cultivar, della concimazione azotata e dell’epoca di raccolta sulla yproduzione del tabacco burley curato a pianta. 29-36. Milano D. - L’impiego dei tabacchi nazionali nel manufatti dei Monopoli di Stato. 37-40. Barca L. - La qualità del prodotto intesa come salvaguardia della salute del consumatore. 41-44. Di Muro A. - Il tabacco da fumo: spunti di ricerca e sperimentazione per ridurne le potenzialità oncogene. 45-46. Sorrentino C., del Piano L., Abet M., Di Muro A. - Indagine preliminare sulla mutagenicità del condensato nei yprincipali tipi di tabacco italiano. 47-50. del Piano L., Sorrentino C., Abet M., Di Muro A. - Effetti del piombo sull’allungamento radicale di plantule di yalcune nicoziane allevate in vitro. 51-58. Scaramucci S., Piro F. - Tendenze regionali della produzione agricola e specializzazione per il tabacco in Italia nel yperiodo 1971-93. 59-76. Diana G. - Note storiche sull’origine del tabacco o petun. 77-79. Il Tabacco 5 - 1997 Risultati delle ricerche dell'Istituto Sperimentale per il Tabacco e loro applicabilità. Diana G. - L'Istituto Sperimentale per il Tabacco: 1895-1996. 4. Di Muro A. - Attività di ricerca e sperimentazione dell'Istituto Sperimentale per il Tabacco. 5. Raggruppamento ed ordine di esposizione: yA - Gruppo genetica, Miglioramento genetico ed Agronomia. 6. yyA1 Genetica. 6. yyA2 Miglioramento genetico. 6-7. yyA3 Agronomia. 7-9 yB - Fitopatologia. 9. yC - Biochimica. 9. yD - Cure e Tecnologie delle Lavorazioni. 9. yE - Economia. 10. Sintesi dei risultati delle ricerche: yA - Gruppo genetica, Miglioramento genetico ed Agronomia. 12. yyA1 Genetica. 12. Categoria A: Sintesi dei risultati delle ricerche mature per l'impiego. 12-14. Categoria B: Sintesi dei risultati delle ricerche che necessitano di approfondimenti. 14-18. yyA2 Miglioramento genetico. 18 Categoria A: Sintesi dei risultati delle ricerche mature per l'impiego. 18-24. Categoria B: Sintesi dei risultati delle ricerche che necessitano di approfondimenti. 24-30. yyA3 Agronomia. 31. Categoria A: Sintesi dei risultati delle ricerche mature per l'impiego. 31-42. Categoria B: Sintesi dei risultati delle ricerche che necessitano di approfondimenti. 42-49. yB - Fitopatologia. 50. Categoria A: Sintesi dei risultati delle ricerche mature per l'impiego. 50-57. Categoria B: Sintesi dei risultati delle ricerche che necessitano di approfondimenti. 57-59. yC - Biochimica. 60. Categoria A: Sintesi dei risultati delle ricerche mature per l'impiego. 60-61. Categoria B: Sintesi dei risultati delle ricerche che necessitano di approfondimenti. 61. yD - Cure e Tecnologie delle Lavorazioni. 62. Categoria A: Sintesi dei risultati delle ricerche mature per l'impiego. 62-66. Categoria B: Sintesi dei risultati delle ricerche che necessitano di approfondimenti. 66-67. yE - Economia. 68. Categoria A: Sintesi dei risultati delle ricerche mature per l'impiego. 68-72. Pubblicazioni scientifiche e divulgative. 73-74. Attività generale svolta nel 1996. 75. Convegni e riunioni. 75-76. Visite e contatti di studio. 77-78. Missioni e stages all'estero. 78. Attività CO.RES.TA. 78. Germoplasma. 78. Dati metereologici. 78. Il Tabacco 6 - 1998 Nicoletti R., Rispoli M. - Antagonisti fungini di rhizoctonia solani I. Verticillum biguttatum. 1-6 Nicoletti R., Cozzolino E., Cucciniello A. - Valutazione della resistenza a Rhizoctonia solani in specie del genere yNicotiana. - 7-12 Interlandi G., Piro F., De Caro F., Leone V. - Influenza della densità di carico e della sezione della capanna di ycura sulla qualità del tabacco Burley. 13-22 Piccirillo P., Abet M. -Reaction and peroxydase activity after challenge inoculation with Tomato Mosaic Virus in ytobacco genotypes differing by the zigotic condition of the N' gene. 23-28 Diana G. - Il sito Internet dell'Istituto Sperimentale per il Tabacco. - 29-34 Petrocelli A. - Quale futuro per il tabacco Burley campano con la nuova organizzazione comune del mercato. 35-43 Sorrentino C., del Piano L., Abet M., Tonini A., Barbato L. - Incidenza della variabilità somoclonale in piante yrigenerate da callo di Nicotiana rustica, linea R&, allevato in vitro per 5 anni. 45-53 Carotenuto R., Interlandi G., Tremola M. G., Bovienzo D., Savoia A., Zampelli G. - Classificazione merceologica ydel Burley. Nota preliminare. 5 -58 Zampieri D., Sorrentino C., Di Muro A., del Piano L., Simi S. - Genotossicità di condensati da vari tipi di tabacco yin cellule di mammifero in coltura: risultati preliminari. 59-62 Diana G. - Le sigarette American blend. 63-68 Letture dal panorama internazionale. 69-70 Retrospettiva. 71-74 Elenco isolati fungini disponibili presso la micoteca dell'Istituto Sperimentale per il tabacco. 75-76 Il Tabacco 7 - 1999 Da questo numero gli articoli sono disponibili in formato pdf e scaricabili dal sottostante indice Greco P., Blago A., Manzi G. - Effetti della densità di trapianto e della concimazione azotata sul tabacco yorientale. II. Valutazione quanti-qualitativa della cv. Xanthi Yakà. 1-6 Greco P., Blago A., Manzi G. - Effetti della densità di trapianto e della concimazione azotata sul tabacco yorientale. II. Valutazione quanti-qualitativa della cv. Erzegovina. 7-12 Sannino L., Espinosa B. - Morphological notes on Mamestra brassicae (Lepidotera Noctuidae). 13-25 Diana G. - La storia della sigaretta. 25-34 Di Muro A., Sorrentino C. - Potenzialtà oncogena del fumo di tabacco e possibilità di ridurla. 35-44 Sgambato A., Romano G., Cittadini A. - Nuove metodiche di indagine per la valutazione dei danni da fumo. 45-50 Zampieri D., Sorrentino C., Di Muro A., Simi S. - Uso di cellule di mammifero metabolicamente competenti per il yrilevamento della genotossicità di condensato da diversi tipi di tabacco. 51-54 Della Porta D., Parrella R. - Prevenzione del tabagismo alla luce del nuovo Piano Sanitario Nazionale. 55-58 Dal panorama internazionale: yChi fuma è "dedito a un vizio"?. 59-66 yVertenze legali relative al fumo: a che punto siamo e come ci siamo arrivati?. 67-74 yI gruppi di studio del CORESTA. 75-80 Pubblicazioni del Monopolio Il Monopolio ha costituito la fonte primaria di tutte le informazioni di tipo statistico sulla coltivazione dei tabacchi in Italia, sulla produzione dei tabacchi lavorati e sui consumi, fin dalla sua costituzione nel 1862. Sono state soprattutto le Relazioni, pubblicate periodicamente ogni anno per ogni esercizio finanziario, a fornire un quadro esauriente di tutte le attività del Monopolio. a. & Relazione e bilancio industriale. Azienda dei Tabacchi I primi dati sui tabacchi si possono ricavare da questa Relazione, pubblicata dal 1892? fino al 1924, edita dal Ministero delle Finanze, Direzione Generale delle Privative, successivamente dal Ministero delle Finanze, Direzione Generale dei Monopoli Industriali. Analoghe Relazioni della Direzione Generale delle Privative erano stampate per l'Azienda dei Sali (dal 1895? al 1919?), e per l'Azienda del Chinino di Stato (dal 1900? al 1924); tutte confluirono poi nella successiva Relazione unica. b. & Relazione e bilancio industriale. Aziende dei Tabacchi, dei Sali e del Chinino di Stato Pubblicato annualmente dal 1925 dall'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, a Roma, fino al 1934?. Deriva dalla fusione delle tre precedenti 'Relazione e bilancio industriale'. Per ogni esercizio, per i tabacchi venivano riportati i risultati finanziari ed economici, in particolare le vendite in perso e valore in Italia e all'estero per gruppi di prodotto, gli acquisti dei tabacchi esteri greggi e lavorati, le coltivazioni dei tabacchi, la relazione sull'attività dell'Istituto Sperimentale per le Coltivazioni dei Tabacchi di Scafati, la fabbricazione dei tabacchi lavorati. Venivano inoltre riportate le spese sostenute dal Monopolio, dati sul contrabbando, il prospetto della fabbricazione nelle Manifatture distinte per gruppi di prodotti. Per le altre Aziende, compresa quella delle cartine e tubetti per sigarette, venivano riportati i risultati economici e finanziari, inoltre la situazione del personale salariato dei Monopoli e l'attività dei Dopolavoro dell'Amministrazione. Allegate alle 'Relazioni', e pubblicati generalmente come volumi a sè, erano le "Tavole Statistiche" delle Aziende, di grande interesse per la notevole mole di dati relativi alla coltivazione, fabbricazione, vendite dei tabacchi lavorati e dei prodotti derivati, distinti per gruppi di prodotti, per provincie e compartimenti, con prezzi, tariffe di vendita, numero di rivendite. Molti di questi dati erano inoltre riportati come serie storiche dal 1860, compresi i consumi e i contributi testatici in quantità e valore. In questa veste la Relazione è stata pubblicata fino al 1954, in seguito l'Amministrazione dei Monopoli di Stato stampa la pubblicazione in una nuova veste grafica rilegata e di grande formato: una Parte Prima comprende la Relazione di Bilancio, per le Aziende e il personale; una Parte Seconda comprende le Tavole Statistiche; una Parte Terza per i Grafici Statistici, riportanti i dati in forma grafica e a colori. Questa forma viene mantenuta fino all'esercizio 1961-62. c. & Bilancio Industriale E' la pubblicazione annuale che continua la precedente, a partire dall'esercizio 1962-63, edita a Roma dal 1965 dall'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato La pubblicazione riunisce le tre Parti, senza i grafici statistici, mentre la trattazione per argomenti resta inalterata, con la presentazione dei bilanci per le Aziende Tabacchi, Sali, Chinino di Stato, Cartine e Tubetti per sigarette (questi ultimi presentati fino al 1971). In questa forma Bilancio Industriale viene pubblicato fino all'esercizio 1978. d. & Statistiche sui consumi dei tabacchi Il Monopolio ha curato annualmente a Roma, dall'esercizio 1950-51 all'esercizio 1963-64, la pubblicazione delle "Statistiche sui consumi dei tabacchi nell'esercizio ...". Riportava i dati delle vendite dei tabacchi da fumo e da fiuto (nazionali ed esteri), in quantità e valore per ogni gruppo e marche di prodotti. I dati erano relativi all'intero territorio nazionale, per regione e per provincia, e comprendevano il consumo testatico calcolato in base alla popolazione. Dal 1965 al 1970 diventava "Statistiche sui consumi dei tabacchi nell'anno ..." e riportava anche le vendite effettuate nei singoli Comuni. Nel 1967 i dati delle vendite venivano divisi per grandi aree economiche del territorio nazionale. Dal 1971 al 1978 diventava "Statistiche sulle vendite ed i consumi dei tabacchi e dei sali", con i dati relativi alla vendita dei sali alimentari ed industriali, compreso il consumo e contributo testatico. e. & Rassegna delle Rivendite E' stata una pubblicazione a periodicità annuale dei Monopoli di Stato, a partire dal 1961. Si interessava esclusivamente dei problemi della categoria. f. & MS Attualità (1) Direttore: Luciano Cremona. Direttore responsabile: Giuseppe Sibilia. Redattore Capo: Enrico D'Anna. Periodicità: trimestrale. Pubblicata a Roma come "Rivista trimestrale dell'Amministrazione dei Monopoli di Stato", dal luglio-settembre 1980. Il supplemento contiene le statistiche 1979 dei tabacchi lavorati, con le vendite sull'intero territori o nazionale, la ripartizione dell'importo globale delle vendite, i dettagli di vendita dei prodotti esteri importati e fabbricati su licenza, e le vendite per provincie, regioni e aree economiche. Sono riportate anche le statistiche relative alle vendite dei sali. g. & MS Attualità (2) Direttore responsabile: Enrico D'Anna. Periodicità: annuale. Roma, Piazza Mastai. Stampata a Roma come supplemento alla "Rassegna MS". Riporta in dettaglio tavole statistiche sulle vendite dei tabacchi lavorati nell'intero territorio nazionale, sulle vendite dei prodotti esteri e fabbricati su licenza, sui consumi testatici regionali per prodotti. Per i sali riporta i dati sulle vendite sul territorio nazionale, per provincie, regioni e grandi aree geografiche. h. & Notiziario Monopoli di Stato Periodico del Monopolio, stampato a Roma dal 1953, a cura dell'Ufficio Relazioni Pubbliche (dal 1962 Ufficio Organizzazione e Metodi), bimestrale e poi trimestrale dal 1961. Presenta i dati sintetici degli esercizi, descrizioni delle Manifatture, presentazione di prodotti, storia, dati sulle produzioni mondiali dei tabacchi greggi, lavorati e sui consumi, le tariffe di vendita. Stampato fino al 1964. i. & Rassegna E' una pubblicazione annuale dei Monopoli di Stato, stampata a Roma a partire dall'esercizio 1957/58, a cura dell'Ufficio Relazioni Pubbliche. Descriveva sinteticamente l'esercizio finanziario nel complesso, e più in particolare le Aziende Tabacchi, Sali, Chinino, Cartine e Tubetti per sigarette, riportando i dati sulla coltivazione del tabacco, la fabbricazione e il consumo. In appendice erano riportati i conti di bilancio e le statistiche per le singole Aziende; per il tabacco le statistiche riguardavano per ogni esercizio le superfici coltivate distinte per varietà e Regioni, le quantità dei tabacchi greggi impiegati, e le serie storiche su vendite e consumi testatici per i tabacchi lavorati. In questa forma è stata pubblicata fino al 1979, mentre dall'anno successivo è stata pubblicata come Rassegna MS. j. & Rassegna MS Direttore responsabile: Enrico D'Anna 1980-1985. Periodicità: annuale. Pubblicata annualmente a cura dell'Ufficio Organizzazione e Pubbliche Relazioni dei Monopoli di Stato, dal 1980. Riprendeva i temi della precedente Rassegna, in una veste più agile e sintetica, riportando i dati su produzione, vendite, distribuzione, dei tabacchi, sale e chinino. In sintesi era illustrata la situazione del personale e delle attività sociali del Monopolio, e riportava le consuete tavole statistiche, in forma più sintetica. Nell'interno riportava anche notizie storiche sui prodotti, sulle manifatture, sui consumi. Pubblicata fino al 1985. k. & Rassegna Annuale Direttore responsabile: Enzo Mamone 1986-1989; Mario Vernuccio 1990. Pubblicazione annuale. E' la continuazione del precedente periodico, a partire dal 1986. Stampata fino al 1990, ha ripreso le pubblicazioni nel 1994 come "Rapporto annuale". l. & Rapporto Annuale Contiene le consuete tavole statistiche su produzione, vendita e consumi dei tabacchi lavorati e sale; inoltre vengono illustrate le attività del Monopolio nei settori della ricerca, sviluppo e controllo, le attività sociali e i rapporti esterni. Allegato al Rapporto 1994 è un fascicolo storico sulle lotterie nazionali in Italia. Il Tabacco 7 (2) - 1999 Rispoli M., Nicoletti R. - Antagonisti fungini di Rhizoctonia solani. II. Gliocladium virens. 1-7 Pizziol P., Nicoletti R. - Il tabacco nella normativa comunitaria per la quarantena vegetale. 9-14 Nicoletti R. - La resistenza genetica al marciume nero delle radici del tabacco. 15-19 De Stefano S., Nicoletti R., Beato O. - Pachibasina e crisofanolo, due antrachinoni prodotti dal fungo Trihoderma aureoviride. 21-24 De Stefano S., Nicoletti R. - Isolamento dell'acido2-metil-4-idrossibenzoico come estere metilico dal fungo Pennicillium pinophilum. Suo possibile ruolo nella biogenesi dei composti a scheletro funiconico. 25-28 Tremola M. G., Carotenuto R., Bovienzo D., Zampelli G. - Tecniche di produzione del Burley in Campania. 29-33 Sannino L., Espinosa B. - On the morphology of Noctua comes (Lepidoptera Noctuidae). 35-43 Carotenuto R., Tremola M. G. - Glossario merceologico per il Tabacco Burley. 45-48 Diana G. - La classificazione commerciale dei tabacchi. 49-54 Diana G. - La storia del tabacco in Italia. I. Introduzione e diffusione del tabacco dal 16° secolo al 1860. 55-62 Matrullo D. - Un cenno storico intorno all'introduzione del tabacco in Italia. 63-66 de Luzenberger A. - Nota sulle possibili linee di sviluppo della varietà Burley Italia. 67-69 Dai convegni: La filiera del tabacco in Italia e nel Veneto alla luce della nuova O.C.M. e della privatizzazione dei Monopoli. Bovolone (VR) 2 febbraio 1999 Di Muro A. - Fumo tabacco: necessità di chiarire il pericolo per chi fuma. 73-74 Pantini D. - Quarto rapporto NOMISMA sulla filiera del Tabacco in Italia. 75-77 Riccobono U. - Las privatizzazione dell'Amministrazione dei Monopoli di Stato. 79-81 Il tabacco Katerini in Italia "Un nuovo tabacco per una migliore qualità". Lecce 24 giugno1999 Di Muro a., Sorrentino C., Greco P., Blago A., Cozzolino E., Cucciniello A., Lombardi P: - Introduzionedella coltivazione del tabacco Katerini in Italia: Primi risultati. 85-101 Greco P. - Indirizzi sulle tecniche culturali e di cura nella coltivazione del tabacco Katerini in Italia. 103-106 Bozzoli M. - I tabacchi orientali in Italia ed introduzione della coltivazione del Katerini, particolarmente nella regione Puglia. 107-109 Kokkalis J. La varietà "Katerini" e la sua coltivazione. 111-112 Sorrentino C., del Piano l., Di Muro A., Abet M., Barbato L. - Il condensato del fumo di tabacco, aspetti tossici e mutageni con particolare riguardo ai tabacchi orientali. 113-115 Elenco isolati fungini disponibili presso la micoteca dell'Istituto Sperimentale per il Tabacco- Sezione per la Biologia e Difesa Fitosanitaria. Il Tabacco 8 - 2000 Aversano B., Castelli F., Greco P. Contenuto in acidi grassi volatili in alcuni tabacchi Brighit e Orientali coltivati in Italia. 1-17 Sannino L. Confronto di insetticidi ad applicazione fogliare per il controllo di Spodoptera littoralis (Lepidottera Noctuide) su fragola. 19-23 Sannino L., Porrone F., Biondani M.C., Salerno G. Aphid control on Burley and Flue-cured tobacco with foliar insecticides. 25-31 Nicoletti R., De Stefano S. Peptidi ciclici di origine fungina. 33-59 Carotenuto R., Tremola M.G. Tecniche di produzione del Burley in Campania (Parte 2a). 61-65 Tremola M.G., Carotenuto R. Controllo dei germogli in tabacco Burley. 67-70 Di Muro A., Sorrentino C., del Piano L., Abet M., Barbato L., Cuciniello A., Cozzolino E., Lombardi P. Smoke condensate mutagenicity in several tobacco types: Preliminary study by sister cromatid exchanges. 71-75 Diana G. La storia del tabacco in Italia. II. La coltura e l'industria del tabacco dalla Regia Cointeressata agli inizi del 900. 77-90 Diana G. La storia del tabacco in Italia. III. Dalla formazione del Monopolio di stato fino alla 2a guerra mondiale. 91-103 Cavaliere R. Condizionamenti socio culturali del fumatore. 105-106 Cavaliere R. Processi inconsci nel fumatore. 107-109 Il Tabacco 8 (2) - 2000 Napolitano A., Raimo F. Stima degli interventi irrigui a Scafati. 3-13 Sannino L., Porrone F., Biondani M.C.,Contiero M., Cersosimo A. Control of tobacco aphids by means of sprays. 15-20 Nicoletti R., Sannino L., Mancini P. Valutazione preliminare dell'efficacia di un isolato di Verticillium lecanii nel controllo di Mysuz persicae. 21-25 Carotenuto R., Interlandi G., Tremola M.G., Abet M., De Risi E., Leone V., Sodano E., Cutolo R. Variazioni cromatiche durante la cura. 27-30 Diana G. La storia del tabacco in Italia. IV. La ripresa della coltivazione e dell'idustria del tabacco dal dopoguerra fino agli anni '60. 31-39 Pantini D. La tabacchicoltura italiana di fronte ai nuovi scenari evolutivi. 41-46 De Gregorio F. La tabacchicoltura in Campania, situazione e prospettive. 47-51 Bozzoli M. Quale futuro per il tabacco europeo?. 53-54 Di Muro A., Sorrentino C., Greco P., del Piano L., Blago A., Cozzolino E., Cuciniello A., Manzi G., Lombardi P., Troncone R., Cutolo R. Introduzione alla coltivazione del tabacco Katerini in Italia: Risultati definitivi. 55-60 Lahoz E., Raimo F., Porrone F., Iovieno P. Tre malattie del tabacco ad eziologia fungina di nuova e temuta diffusione. 61-66 Sannino L. La difesa del tabacco dai parassiti animali nel Leccese. 67-69 Scheda patologica: Pennicillium pinophilum Hedgcock. 71-72 Elenco degli isolati fungini disponibili presso la micoteca dell'Istituto Sperimentale per il Tabacco - Sezione per la Biologia e Difesa Fitosanitaria. 73-77 Il Tabacco 9 - 2001 Tenori dei principali composti dell'azoto riscontrati in tabacchi orientali dopo concimazione azotata - B. Aversano, P. Greco, E Sodano, A. Blago The pupa of Ochropleura leucogaster (Lepidoptera Noctuide) - L. Sannino, B. Espinosa, A. Balbiani Il controllo delle infestanti con l'impiego di dosi ridotte di erbicidi, in pre e post trapianto, nella coltura del tabacco - P. Greco, G. Manzi, A. Blago La storia del tabacco in Italia. V. Le nuove politiche sulla coltivazione del tabacco dal 1970 e le attuali tendenze nei consumi - G. Diana Valutazione dell'efficacia delle miscele fenamiphos+imidacloprid e imidacloprid+cyfluthrin nel controllo degli afidi del tabacco - L. Sannino, M. C. Contiero Lotta alle infestanti nalla coltura del tabaco orientale - P. Greco, G. Manzi, A. Blago Color changes in burley tobacco curing as affected by N fertilizzation - M. G. Tremola, G. Interlandi, R. Carotenuto, F. piro, V. Leone, R. Cutolo Crop value response of burley tobacco to N application timing and rate - G. Interlandi, M. G. Tremola, R. Carotenuto, F. piro, V. Leone, R. Cutolo Efficacy of rue extract, sodium bicarbonate and fungicides at reduces rates to control of powdery mildew on tobacco - E. Lahoz, R. Contillo, F. Porrone, M. Avigliano, P. Iovieno Produzione di tabacco burley a ridotto contenuto di alcaloidi, azoto e nitrati nelle foglie e ridotto tenore di condensato nel fumo - A.A. Progetto TAB-RES-INFO 94/T/19-24 Scheda patologica : Verticillium biguttatum W. Gams Elenco degli isolati fungini Il Tabacco 10 - 2002 Programma di attività per l'anno 2003 - R. Carotenuto News dal Convegno CORESTA - M.G. Tremola Approccio alla valutazione granulometrica ed idrologica di vari suoli - F. Raimo, A. Napolitano Observations on the presence of aphid species complex in some Italian tobacco areas - L. Sannino, F. Porrone, M.C. Biondani, M. Contiero, A. Cersosimo Limited effect of sucker control on yeld of Italian style Burley tobacco - G. Interlandi, M.G. Tremola, R. Carotenuto, F. Piro, V. Leone, R. Cutolo Doubtful advantages of topping for primed Burley tobacco - M.G. Tremola, G. Interlandi, R. Carotenuto, F. Piro, V. Leone, R. Cutolo Dry matter production and lead distribution in in different tobacco varieties grown in greenhouse in presence of lead - Project TAB-RES.INFO. 96/T/35 - "Monitoring and minimizing heavy metal content in tobacco" - L. del Piano, M. Abet, C. Sorrentino, E. Cozzolino, A. Cuciniello Efficacia di Spinosad nel controllo di Spodoptera littoralis (Lepidoptera Noctuide) su fragola - L. Sannino, B. Espinosa Use of light mineral oil to reduce the severity of PVY and CMV infections on tobbacco in Itali - P. Iovieni, E. Lahoz, F. Porrone, C. Biondani, A. Carella, R. Contillo Scheda patologica : Lecanicillium psalliote (Treschow) Zare et W. Grams Possibilità di ridurre il rischio da fumo di tabacco - R. Carotenuto Elenco di isolati fungini Il Tabacco 11 - 2003 L'origine e la diffusione La storia del tabacco è una storia di conquista del mondo in meno di due secoli. Partendo da un centro originario identificabile con l'altipiano centroamericano e col Messico meridionale, la pianta del tabacco si diffuse rapidamente: già verso il 1580 era coltivata a scopo commerciale dagli spagnoli e agli inizi del 1600 veniva coltivata dalle Americhe all'Estremo Oriente. Delle specie originarie, la Nicotiana tabacum diventava predominante e si diffondeva rapidamente, mentre la Nicotiana rustica passava in una posizione marginale. Diffondendosi nel mondo, il tabacco si è differenziato in moltissime varietà, merito della sua alta adattabilità a differenti ambienti. La coltivazione del tabacco, con metodi e accorgimenti colturali diversi, si è estesa a moltissimi paesi, in un arco di latitudine compreso tra 60° nord e 50° sud. I continenti dove la coltivazione è più diffusa sono l'Asia (soprattutto in Cina, India, Turchia) e l'America (Stati Uniti, Brasile), ma è presente anche in Europa (Italia, Grecia, Bulgaria, Polonia, Russia), Africa (Zimbabwe, Malawi) e Oceania (Australia e Nuova Zelanda). La pianta Il genere Nicotiana, istituito da Linneo nel 1753, appartiene alla famiglia delle Solanacee comprendente circa 2.000 specie di piante, tra le quali molte usate nell'alimentazione (pomodoro, melanzana, patata, peperoncino), in medicina (belladonna, scopolia, giusquiamo, stramonio) e a scopo ornamentale (petunia, salpiglossa). La Nicotiana tabacum è un'erba annuale o talvolta poliennale, con fusto eretto, alto 1-3 metri, con foglie ellittiche o lanceolate, fiori raccolti in infiorescenze a pannocchia rosa o rossi, il frutto è una capsula contenente semi piccolissimi (circa 10.000 per grammo) di colore bruno, sferici o ellittici, non tossici e vitali per 4-5 anni in condizioni ordinarie di ambiente. La foglia verde produce sostanze importanti nel determinare l'aroma e il gusto del fumo del tabacco. Il contenuto del principale alcaloide, la nicotina, varia normalmente tra 0,2 e 5% del peso secco, ma alcune varietà raggiungono l'8%. La Nicotiana rustica ha un fusto eretto, più piccolo (1,5 metri), con foglie subovali o lanceolate, fiori in infiorescenze a pannocchia giallo- verdi, semi piccolissimi contenuti in capsula. Il contenuto in nicotina è più alto e può raggiungere il 16%. La rustica è utilizzata soprattutto per i tabacchi da fiuto. Il ciclo di coltivazione La pianta del tabacco presenta un buon adattamento al sistema di produzione, basato soprattutto sulla semplificazione delle operazioni colturali, della raccolta e della cura, finalizzate alla riduzione dei costi e all'ottenimento di prodotti di qualità. Le tecniche di produzione delle piantine, di preparazione del terreno, le operazioni di diserbo, concimazione di base, trapianto, difesa sono simili per i vari tipi di tabacco, mentre cambiano la concimazione azotata, l'epoca di cimatura, i sistemi di raccolta e cura. Il ciclo completo della coltura comprende tre fasi: semenzaio, coltivazione in campo, cura. Senza entrare nel dettaglio tecnico di tutto il ciclo, ricordiamo soltanto che: - il trapianto si attua quando le piantine hanno uno sviluppo di 6-7 foglie, con distanze di trapianto diverse per ogni tipo di tabacco, in relazione al terreno e al clima, dipendendo la quantità e qualità del prodotto dalla densità di investimento; - le operazioni colturali sono necessarie per il migliore sviluppo delle piante; - l'asportazione dell'infiorescenza principale (cimatura) e dei germogli ascellari, dove praticata, ha lo scopo di aumentare il peso delle foglie; - la raccolta a foglie singole, a pianta intera o mista, va effettuata quando le medesime hanno raggiunto un giusto grado di maturazione industriale; - soprattutto una cura razionale assicura l'ottenimento di prodotti con le caratteristiche qualitative richieste dall'industria manifatturiera. Infine, per non vanificare tutto il complesso lavoro di coltivazione, è necessario difendere il tabacco nel ciclo vegetativo, durante il quale è soggetto a malattie, parassiti e avversità, intervenendo con mezzi preventivi di difesa e con appropriati trattamenti. Le classi di tabacco Si differenziano secondo il processo di cura, durante il quale le foglie si seccano, perdono il loro colore verde e assumono un colore variante dal giallo al rosso-bruno o nero-bruno, secondo il trattamento. Ai flue-cured appartengono i tabacchi curati ad aria calda (Virginia Bright) in appositi locali, detti bulk-curing, nei quali umidità e temperatura sono appositamente regolati. Il processo di cura dura circa 6-7 giorni, e determina processi fermentativi nel tabacco, con un colore variante dal giallo limone all'arancio scuro o rosso. Il prodotto è usato principalmente dall'industria delle sigarette. Ai fire-cured appartengono i tabacchi curati a fuoco (Kentucky) in appositi locali in muratura, mediante l'esposizione delle foglie al fumo ottenuto bruciando legna secca di essenza forte e non resinosa (come la quercia): il fumo penetra lentamente nelle foglie del tabacco, che assumono un colore variante dal bruno al nero e un caratteristico aroma. I tabacchi sono utilizzati per sigari, per trinciati forti ed anche per sigarette scure. I light air-cured comprendono i tabacchi chiari (Burley, Maryland) trattati ad aria calda in condizioni atmosferiche naturali, ottenute generalmente con stendaggi in piani coperti da fogli di plastica e opportunamente ventilati. Le foglie assumono un colore che varia dal marrone chiaro al rosso. Sono usati per sigarette e trinciati dolci. Alla classe dei dark air-cured appartengono i tabacchi scuri (Havanna, Paraguay) sottoposti allo stesso tipo di cura della classe precedente. Sono utilizzati per la fabbricazione di sigari, sigarette di gusto forte e per tabacchi da mastico. Alla classe dei sun-cured appartengono i tabacchi curati esponendo le foglie direttamente al sole, nei mesi estivi, su telaini di legno all'aperto. La cura si applica per i tabacchi levantini o orientali (Xanthi, Samsun) di aroma molto accentuato (aroma orientale). Sono usati come componenti delle sigarette di gusto americano e per sigarette di tipo turco. La coltivazione in Italia I tabacchi coltivati in Italia appartengono tutti alla varietà N. tabacum (alla N. rustica apparteneva fino a pochi anni fa il Brasile selvaggio) e sono raggruppati in scuri e chiari. Ai primi appartengono i tabacchi Havanna, Paraguay, Beneventano, gli ibridi di Badischer Geudertheimer e Kentucky; i tabacchi chiari comprendono il tipo nordamericano (Virginia Bright, Burley, Maryland, Badischer Burley) e il tipo orientale (Xanthi, Perustitza, Erzegovina, Samsun). Per classi di cura i tabacchi flue-cured e light air-cured costituiscono più dei due terzi della produzione nazionale, soprattutto ad opera del Bright e del Burley (37 e 34%, rispettivamente, del totale nazionale). Anche se la tabacchicoltura si estende su quasi tutta la penisola, il 98% del tabacco viene prodotto in sette regioni; quasi la metà della produzione italiana si concentra in Campania, un terzo in Umbria e Veneto. La produzione campana è incentrata in prevalenza sul Burley tradizionale (a foglia di tipo leggero), mentre la coltivazione degli ibridi di Badischer Geudertheimer, dopo un periodo di forte espansione, è in regresso. I tabacchi levantini sono coltivati prevalentemente in Puglia; il Kentucky in Campania, Toscana, Veneto e Lazio; il Bright in Umbria e Veneto; il Burley, Maryland, Havanna e gli ibridi di Badischer Geudertheimer in Campania e Lazio. Il consumo In Italia i tabacchi prodotti sono impiegati dall'industria manifatturiera esclusivamente per prodotti da fumo (sigarette, sigari e sigaretti, trinciati). I tabacchi curati devono rispondere a determinati requisiti merceologici, per permettere alle manifatture l'ottenimento di prodotti con precise caratteristiche qualitative e degustative. La produzione dei tabacchi lavorati è costituita da sigarette nazionali per il 67%, da sigarette fabbricate su licenza per il 31%, mentre gli altri prodotti rappresentano quote marginali. Il consumo di tabacco in Italia ha raggiunto il massimo nel 1985; attualmente i circa 13 milioni di fumatori consumano più di 91 mila tonnellate di tabacchi lavorati, di cui oltre il 98% come sigarette, mentre il consumo di trinciati, sigari e sigaretti tende a stabilizzarsi. Sono quasi scomparsi i tabacchi da fiuto. Per quote di mercato i prodotti esteri (importati e su licenza) rappresentano circa il 60% del totale delle vendite. Concludiamo questa rapida panoramica evidenziando che il tabacco ha lasciato ovunque una traccia profonda; ha mosso interessi economici enormi, è stato oggetto di deplorazioni e di lodi, di persecuzioni e di liberalizzazioni. Il tabacco ha stimolato una vasta produzione di oggetti da fumo (pipe, portasigarette, tabacchiere, fiammiferi, accendini ....), e la fantasia di artisti e artigiani ha contribuito a diffonderlo. Il tabacco è entrato nei costumi e nelle manifestazioni del pensiero; letteratura, cinema, arte hanno spesso esaltato il suo consumo. Oggetto di studi, ricerche, libri, poche piante come il tabacco possono vantare di aver avuto ammiratori e proseliti entusiasti, e denigrazioni ed attacchi violenti: accolto come pianta ornamentale e medicamentosa, e affermatosi poi come bene essenzialmente voluttuario, è entrato nella cultura dell'uomo modificandone costumi e abitudini. Orientamenti produttivi del tabacco alla luce dei rapporti suolo-pianta - F.P. D'Errico, E. Caprio, A. Ragozzino, L. Mayol, L. De Napoli Tobacco aphid control by soil and spray application - L. Sannino, F. Porrone, M.C. Biondano, M. Contiero, A. Cersosimo, A. Balbiani Studio dellqa distribuzione spaziale di alcuni pigmenti chimici - F. Raimo, A. Napolitano Effetti idi doifferenti livell di fertilizzazione azotata sulla risposta produttiva e qualitativa in una coltura di tabacco Burley di tipo aromatico - E. Cozzolino Caratteristiche produttive e qualitative della più diffuse accessioni di tabacco Burley in Campania - E. Cozzolino I tabacchi nobili - E. Cozzolino Tabacco orientale - M.G. Tremola Il fumo del sigaro tradizionale - G. D'Amore Il sigaro attuale di cava - G. D'Amore Il sigaro toscanello "Aroma anice" - G. D'Amore Vadmecun per i fumatori di sigari - G. D'Amore Quale futuro per i tabacchicoltori Italiani? - A. Ragozzino Atti della giornata di lavoro su progetto finalizzato MiPAF "Uso alternativo e studio della Mutagenicità del tabacco" TABACCHI CURATI AD ARIA CALDA (flue-cured) Bright TABACCHI CURATI AD ARIA: CHIARI (light air-cured): Burley Maryland Badischer Burley TABACCHI CURATI AD ARIA: SCURI (dark air-cured): Havanna Ibridi di Badischer Geudertheimer Beneventano Paraguay TABACCHI CURATI A FUOCO (fire-cured) : Kentucky TABACCHI CURATI AL SOLE (sun-cured) : (tabacchi orientali o levantini) Xanthi Perustitza Erzegovina Samsun Bright cimato, Bright Italia CLIMA temperato TERRENO leggero, sabbioso, irriguo FERTILIZZAZIONE limitata per l’azoto CIMATURA si per il Bright tipico, no per il Bright Italia RACCOLTA progressiva, in 3-6 passaggi LAVORAZIONE scostolatura CURA in stufa ad aria calda forzata IMPIEGO sigarette di tipo americano ed europeo Deriva, per ibridazione e selezione, dal tabacco Virginia di origine nordamericana. Nello Stato omonimo del Virginia gli inglesi, con John Rolfe, introdussero verso il 1612 due razze di tabacco, Oroonoko (originaria del Rio delle Amazzoni, Brasile) e Sweet-scented (soave profumo), dalle quali originò un tabacco intermedio. Le selezioni per l'adattabilità alle condizioni di povertà dei terreni e la cura delle foglie col carbone, al posto della cura con il fuoco di legna, diedero origine al Virginia Bright, o flue-cured tobacco, un tabacco chiaro e dolce, in luogo dell'originario tabacco scuro e forte, il Virginia dark. Il termine flue-cured identifica oggi tutti i tabacchi curati artificialmente ad aria calda. Questi tabacchi sono molto apprezzati per le qualità gustative e aromatiche, e sono utilizzati soprattutto nella fabbricazione di sigarette. La grande richiesta per questo tipo di tabacchi ha favorito la loro diffusione in ogni parte del mondo, e attualmente costituiscono circa il 60% di tutto il tabacco greggio prodotto. Le tipiche zone di coltivazione nel Nord America sono negli Stati Uniti (in Virginia, North e South Carolina, Georgia, Florida e Alabama), e in Canada. Nell’America del Sud vengono coltivati soprattutto in Brasile e Argentina; in Africa in Zimbabwe, Malawi, Sudafrica, Tanzania, Zambia; in Asia sono diffusi in Cina (il paese è il più grande produttore di tabacco flue-cured), India, Pakistan, Filippine, Corea del Sud, Giappone, Thailandia; vengono coltivati anche in Australia e Nuova Zelanda. Il tabacco flue-cured è prodotto anche nei paesi dell'Unione Europea, soprattutto in Italia e Grecia, e nei paesi dell’Europa dell’Est ; in Italia il Virginia Bright di tipo americano, e il Bright Italia tradizionale, rappresentano i tabacchi economicamente più importanti. Caratteri botanici Le coltivazioni di Bright si presentano con aspetti diversi, dovuti alle numerose selezioni effettuate sulle cultivar per adattarle alle diverse zone di coltivazione, per migliorarne le caratteristiche, e per renderle più resistenti ad attacchi di parassiti. Generalmente, in normali condizioni di coltivazione, il Bright è una pianta molto alta, in media circa 2 metri, con 28-35 foglie utili di forma da cilindrica a tronco-conica. Il sistema radicale è a fittone ramificato, il fusto ha colore verde, le foglie sono sessili di colore verde, di forma ovata e lanceolata, con costole e nervature regolari e poco pronunciate. L’infiorescenza presenta fiori di colore dal bianco al rosa. Caratteristiche di produzione Zone di coltivazione In Italia il Virginia Bright è stato introdotto nel 1896 nei territori di Cava dei Tirreni (Salerno) e di Sansepolcro (Arezzo), e successivamente in Umbria e Friuli. Nel 1903 nella provincia di Lecce l'incrocio del Virginia Bright americano con l'Erzegovina Stolak diede origine al Bright Italia, un tabacco che risultò molto adatto alle diverse zone di coltivazione. Il Bright Italia tradizionale (Cospaia BC 60) viene ancora coltivato, ma sono in espansione le cultivar di Virginia Bright americane; tra le più diffuse la Mc Nair 944, Mc Nair 373, Delgold, VA 115, Speight G 28, Coker 411. Molte presentano vari gradi di resistenza contro diversi parassiti (virus, funghi, nematodi). La crescente richiesta dei tabacchi chiari ha portato ad un continuo incremento della produzione del Bright, che ha raggiunto il massimo agli inizi degli anni ’90, con 60.000 tonnellate; l’introduzione comunitaria delle quote massime garantite ha recentemente contenuto la produzione, che resta comunque alta. Il Bright rappresenta attualmente circa il 37% della produzione totale di tabacco greggio; viene coltivato soprattutto nelle regioni del centro-nord (Umbria, Veneto, Toscana e Abruzzo producono l’87% del Bright nazionale). Semenzaio Il semenzaio viene allestito tra febbraio e marzo, con seme di buona germinabilità e su terreno libero da piante infestanti e parassiti, e adeguatamente concimato. Per il Bright, con un grammo di seme si copre una superficie di semenzaio di 16 m2, ottenendo da 70 m2 di semenzaio un numero di piantine sufficienti per investire un ettaro di coltura. La semina viene effettuata insieme all’acqua o con materiale inerte (cenere, sabbia); per ottenere piante uniformi nello sviluppo radicale e fogliare, si ricorre spesso alla semina di precisione usando seme confettato. Per il Bright, in un grammo di semente sono contenuti circa 13.000 semi. Terreno e fertilizzazione Predilige terreni da leggeri a medio impasto, profondi, freschi e irrigui. La concimazione deve essere attentamente dosata, specie riguardo all'azoto, la cui disponibilità deve esaurirsi in corrispondenza della fioritura. Si distinguono due sistemi di coltivazione, uno tradizionale per ottenere prodotti a basso contenuto di nicotina (0,5-0,7%) e di aroma moderato, e uno tipico per ottenere prodotti con contenuto di nicotina più alto (2,2-2,5%), di aroma accentuato. In terreni poveri, per il Bright tradizionale (il Bright Italia) non si somministra azoto, mentre per il Bright tipico (il Virginia Bright americano) si somministrano 20-30 kg/ha di azoto, fino ad un massimo di 80 kg/ha. Per gli altri elementi generalmente non si superano i 100 kg/ha di anidride fosforica (5 quintali di perfosfato per ettaro), e i 150-200 kg/ha di ossido di potassio (4 quintali di solfato potassico). Coltivazione Il trapianto avviene in primavera. Per il Bright tradizionale vengono poste a dimora in media da 30.000 a 40.000 piante/ettaro (con sesto di impianto di 40 x 70 cm si ottengono 35.700 piante a ettaro); per il Bright tipico da 15.000 a 30.000 piante/ettaro (mediamente 18.000 piante/ettaro). Con il sistema tipico si producono diversi tipi di foglia distinti in base alla loro posizione sul fusto (primings, lugs, cutters, leaf, tips); con il sistema italiano tradizionale si produce prevalentemente un solo tipo di foglia (del tipo lugs). Vengono effettuate le consuete operazioni colturali (sarchiatura e rincalzatura), e irrigazione, soprattutto a partire dal secondo mese dopo il trapianto. L'irrigazione viene praticata in quantità soddisfacente, per evitare ritardi nella maturazione, difficoltà nella cura e squilibri nella composizione chimica delle foglie. La cimatura (asportazione dell’infiorescenza apicale) viene praticata solo per il Bright tipico, generalmente a 20 foglie/pianta, seguita da 2 o 3 trattamenti antigermoglio (per prevenire l’insorgere dei germogli all'ascella delle foglie) a distanza di una settimana l’uno dall’altro. La cimatura viene eseguita generalmente a mano. Il Bright tradizionale non viene cimato. Raccolta e cura La maturità delle foglie viene raggiunta quando il colore verde perde di intensità, passando al verde-giallo, e procede in maniera scalare dalle foglie basse a quelle alte. Dopo eliminazione delle foglie vicine al terreno (sbranciolatura), la raccolta viene completata in 3-5 passate per il Bright tipico, e in 5-6 per il Bright tradizionale, prelevando da 3 a 5 foglie per pianta. La resa, in condizioni normali di coltivazione, varia: - da 2.200 a 2.700 kg/ha con alta densità (Bright tradizionale); - da 2.000 a 2.400 kg/ha con densità ridotta e cimatura (Bright tipico). La cura è molto complessa e richiede pratica e locali adatti: si effettua a massa a fuoco indiretto, in celle a ventilazione forzata (bulks-curing), dove le foglie sono sistemate in telaini di varia forma. Nella cura (detta anche cura bright) si susseguono le fasi di ingiallimento, essiccamento della lamina ed essiccamento della costola, ognuna delle quali richiede circa due giorni. Le fasi sono determinate da un progressivo aumento della temperatura e dalla riduzione dell'umidità entro la cella di cura. Nell'ingiallimento la temperatura viene portata fino a 35°C e l'umidità viene regolata per ogni carico, completando la fase in 24-48 ore. Nella fase successiva si fissa il colore giallo, evitando che viri al bruno (ammarronamento ), eliminando l'umidità in modo graduale; si aumenta poi la temperatura quando la lamina fogliare è secca. La costola viene disseccata aumentando progressivamente la temperatura ed eliminando rapidamente l'umidità residua. Al termine della cura il tabacco, per poter essere estratto dalla cella, subisce il processo di rinvicidimento (assorbimento di umidità) con l'impianto di umidificazione della struttura. Il colore del tabacco curato varia generalmente dal giallo limone all'arancio scuro. Allestimento del prodotto e impiego Il prodotto finale viene presentato a foglie sciolte, per raccolta, generalmente in ballotti. Le diverse raccolte sono separate, e ulteriormente selezionate in base al colore, consistenza del tessuto, dimensioni e integrità delle foglie. Nei magazzini di trasformazione il prodotto, dopo una serie di operazioni e di stabilizzazione dell'umidità, viene condizionato in botti o scatoloni. Il tabacco curato presenta un gradevole profumo di zucchero caramellato, con gusto dolce, e ottima combustibilità. Il Virginia Bright viene utilizzato, con varie percentuali, nella miscelazione di quasi tutte le sigarette chiare (blend europeo e americano); in alcune sigarette inglesi il Bright viene utilizzato al 100%. Viene inoltre impiegato nelle miscele dei trinciati da pipa (soprattutto il Bright tradizionale poco aromatico), e in alcuni tabacchi da mastico. BURLEY, MARYLAND, BADISCHER BURLEY CLIMA temperato TERRENO medio impasto, buona fertilità FERTILIZZAZIONE medio-alta per l'azoto (fino a 200 kg/ha) CIMATURA si per il burley tipico e per il maryland, no per il burley tradizionale RACCOLTA a foglie per il burley, a pianta per il maryland LAVORAZIONE scostolatura CURA ad aria all'ombra IMPIEGO sigarette di tipo americano, trinciati Il tabacco Burley appartiene alla classe dei light air-cured, tabacchi chiari le cui foglie sono curate ad aria all'ombra. Il Burley più comunemente coltivato è il White Burley, originario degli USA per spontanea mutazione genetica da una popolazione di Kentucky, intorno al 1864. Un coltivatore a Brown County (Ohio) notò nei semenzai di Red Burley alcune piantine giallo-chiare, scartate inizialmente perchè considerate malate; l'anno successivo le piantine riapparvero di nuovo e furono coltivate. Era così nato il Broadleaf White Burley (a foglia ricadente), varietà con maturazione anticipata di quindici giorni sulle altre e con caratteristiche molto apprezzate. Attualmente non esistono coltivazioni degli originari Burley: le selezioni e gli incroci con ordinarie varietà a foglie verdi hanno prodotto nuovi tipi, alcuni a foglie ricadenti e altri a foglie erette (il cosiddetto Stand-up Burley). La foglia del White Burley si presenta leggera e con la caratteristica di assorbire bene gli aromi aggiunti. Il tabacco Burley è prodotto soprattutto negli USA (in Kentucky e in Tennessee), ma viene coltivato anche in paesi dell'Europa, Asia, Africa, Centro e Sud America; la sua produzione è oltre la metà del totale di tutti gli altri tipi di light. Caratteri botanici Per il tabacco Burley le caratteristiche botaniche e morfologiche sono le seguenti: - pianta molto alta, in media 2 metri, con 40-50 foglie utili, di forma da cilindrica a troncoconica; sistema radicale a fittone ramificato; fusto vigoroso di colore da verde chiaro a bianco crema, tessuto leggero e privo di gomme; costola e nervature poco pronunciate; infiorescenza semiaperta con fiori di colore da crema a rosa. Caratteristiche di produzione Zone di coltivazione In Italia fu introdotto nel 1891; nel corso degli anni lavori di sperimentazione e selezione hanno portato a nuove costituzioni varietali (si ricordano il Burley Gran Reddito, il Burley Giuseppina), verso tipi con foglie più chiare e leggere, adatte alla confezione di sigarette. Attualmente sono diffuse le varietà a foglie erette, con maggiore quantità di gradi da sigarette rispetto al tipo originale. Le linee più note sono quelle americane (serie KY e serie Burley), e gli ibridi maschio sterili F1, con fattori genetici di resistenza alle malattie e buon adattamento all'ambiente. In Italia la produzione del Burley è aumentata dal 1970 al 1984, passando da 31.000 a 62.000 tonnellate, con una contrazione negli anni successivi. La coltura è diffusa lungo tutta la penisola, ma è concentrata per l'88% in Campania, soprattutto nella provincia di Caserta, e nelle regioni Veneto e Lazio. Produzioni discrete di Burley si hanno anche in Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte, mentre è minore la produzione in Toscana, Friuli, Molise, Puglia, Umbria, Marche e Abruzzo. Semenzaio Si allestisce non oltre la metà di marzo, con seme di buona germinabilità, di produzione recente e ben conservato. La densità di semina consigliabile corrisponde a 10 m3 di semenzaio con 1 grammo di seme per coprire 120 m 2 di coltura. Terreno e fertilizzazione Il Burley è un tabacco meno vigoroso, coltivato in terreni di medio impasto e buona fertilità, in zone spesso di notevole intensità colturale e con avvicendamenti anche di molte colture. Il clima preferito è il temperato-umido. Opportune analisi del terreno (ogni 3-4 anni) consentono di stimare le quantità degli elementi da apportare alla coltura. Per l'azoto, che aumenta in peso e volume gli organi della pianta, le esigenze nutritive sono più elevate, ma in genere non si superano le 200 unità/ettaro di azoto, somministrato in forma assimilabile come la nitrica, mentre fosforo e potassio sono correlati alla dotazione del terreno. Coltivazione Per il Burley, caratterizzato da un contenuto medio-alto di azoto e nicotina, per assenza di zuccheri e per finezza del tessuto fogliare, si distinguono due sistemi di coltura, tipico, per foglia ben caratterizzata, e italiano tradizionale, per foglia di tipo leggero: - BURLEY tipico (americano): 20.000 piante per ettaro e cimatura a 22 foglie, per l'ottenimento di prodotti ad alto tenore di nicotina e aroma tipico accentuato; - BURLEY tradizionale (Italia): 35.000 piante per ettaro senza cimatura, per l'ottenimento di prodotti a medio e basso tenore di nicotina. L'irrigazione regolare assicura il normale andamento della maturazione. Per la cimatura, effettuata solamente per il Burley tipico, si interviene all'inizio della fioritura. Raccolta e cura La raccolta viene effettuata a foglie per il Burley tradizionale, a pianta intera per il Burley tipico. La maturità di raccolta si raggiunge dopo tre-quattro settimane. La raccolta a pianta, che richiede la cimatura e il controllo dei germogli, viene effettuata quando sono mature le foglie alte, anche se ciò porta a una perdita di livello delle foglie più basse che superano lo stadio ottimale di maturità. Il metodo di raccolta influisce sulla resa e qualità della foglia curata. In condizioni normali di coltivazione la resa per il Burley tradizionale varia da 2.500 a 3.500 kg/ha, per il Burley tipico da 2.200 a 2.700 kg/ha. La cura viene effettuata all'ombra, al riparo dei raggi del sole, con coperture dei locali. Questi presentano finestre con chiusure regolabili per mantenere i livelli necessari di temperatura (non inferiore a 16°C) e umidità (intorno al 70%). Un tipico locale di cura comune in Italia è costituito da una capanna a tre ordini di filze rivestita con film plastico, utilizzabile sia per la cura a foglie staccate che per la cura a pianta. Allestimento del prodotto Per il Burley raccolto a pianta, dove più nette sono le differenze di proprietà tra le foglie delle diverse posizioni fogliari, l'allestimento va distinto secondo la seguente tipologia fogliare: - foglie basali (circa il 10% del prodotto): sono le più mature, con contenuto di nicotina intorno al 2,5%; - foglie mediane inferiori (circa il 25% del totale): più larghe, con nicotina intorno al 3%; - foglie mediane superiori (circa il 60% del prodotto della pianta): più strette delle precedenti, con nicotina sul 4-4,5%; - foglie apicali (circa il 5% del totale): strette e corte, con grado di maturità inferiore e nicotina al 3,5-4%. L'allestimento del Burley raccolto a foglie va tenuto separato per raccolta, per ottenere un prodotto relativamente omogeneo tra le posizioni fogliari. In prevalenza l'allestimento è costituito dalle prime due tipologie fogliari (basali e mediane inferiori). Nella produzione italiana i livelli di nicotina si mantengono inferiori al 3%, soprattutto per il regime di irrigazione praticato e l'elevata carica fogliare per ettaro. Il tabacco Burley viene usato principalmente per sigarette di miscela americana, ma trova impiego anche nelle miscele di trinciati per pipa, in alcuni sigari come riempimento, e nei tabacchi da mastico. Deriva, per ibridazione e selezione, dal Maryland americano. Il Maryland originario ha caratteristiche spiccate, soprattutto per il tipico aroma che lo contraddistingue da ogni altra varietà di tabacco. Fuori dal suo ambiente originario, il Maryland ha in parte perso le sue caratteristiche tipiche. Appartiene alla classe dei tabacchi chiari curati ad aria (light air-cured), come il Burley, dal quale differisce poco per l'aspetto delle foglie. La diffusione del tabacco Maryland nel mondo è limitata: il maggiore produttore restano gli USA, coltivato nei distretti meridionali dello Stato del Maryland. Quantità minori sono prodotte in Africa (Sud Africa), in Cina, Giappone e Italia. Caratteri botanici In condizioni normali di coltivazione, è una pianta a fusto robusto di colore verde intenso, alta circa 180 cm. Le foglie, di forma tronco-conica, in numero variabile tra 18-20 e fino a 30-35 negli ibridi, sono sessili, di un colore verde scuro, di tessuto leggero e povero di resine. La costola della foglia e le nervature sono poco pronunciate. L'infiorescenza ha fiori di colore rosa più o meno intenso. Caratteristiche di produzione Zone di coltivazione In Italia il Maryland è stato introdotto nel 1893. Gli ibridi che furono costituiti, mediante l'incrocio col tabacco orientale Erzegovina, trovarono ambienti ecologici favorevoli in diverse zone della penisola. Gli ibridi maschiosterili attuali presentano buona resistenza alla peronospora, un fungo molto temibile per le coltivazioni di tabacco. La coltivazione del Maryland in Italia ha avuto una espansione dal 1970 fino al 1978, con una produzione omogenea intorno alle 3.000 tonnellate/anno fino al 1992; in seguito alle limitazioni introdotte con le quote massime garantite per le produzioni dei gruppi varietali di tabacco della comunità europea, la produzione del Maryland si è ridotta a circa la metà. Il Maryland è stato coltivato sporadicamente in Abruzzo, in Lombardia dal 1973 al 1980, nelle Marche fino al 1986, in Friuli dal 1974 fino al 1992, in Piemonte, Puglia e Veneto. Attualmente la produzione si concentra nelle regioni Campania (il 75% circa dell'intera produzione del Maryland), nel Lazio, Toscana, Lombardia, Molise e Marche. Nel 1995 la produzione del Maryland ha costituito circa l'1,5% dell'intera produzione nazionale di tabacco. Semenzaio La semina viene effettuata all'inizio della primavera. Con un grammo di seme si copre una superficie di semenzaio di circa 9 metri quadrati, mentre occorrono circa 120 metri quadrati di semenzaio per ottenere piantine sufficienti per un ettaro di coltivazione. Terreno e fertilizzazione Il Maryland predilige terreni sabbiosi, profondi, fertili, freschi ed irrigui. Il terreno viene lavorato profondamente in autunno, mentre prima del trapianto si eseguono lavorazioni in superficie e si provvede alla concimazione minerale. Orientativamente la concimazione prevede 60-80 unità per ettaro di azoto, 100-150 di anidride fosforica e 200-250 di ossido di potassio. Coltivazione La densità di coltivazione del Maryland varia secondo il tipo di foglia che si vuole ottenere; col sistema tipico si producono diversi tipi di foglie distinti in base alla loro posizione sul fusto, col sistema italiano tradizionale si produce un solo tipo di foglia. Per il Maryland tipico la compattezza varia da 18.000 a 25.000 piante per ettaro; si ottengono prodotti più caratterizzati per pienezza di gusto e aroma. Per il Maryland tradizionale la densità varia da 30.000 a 40.000 piante per ettaro, per ottenere prodotti con una basso tenore di nicotina, gusto tipico e aroma piuttosto attenuato. Dopo il trapianto si effettuano lavorazioni al terreno, eliminazione delle foglie lambenti il terreno ("sbranciolatura"), rincalzatura, concimazione di copertura e trattamenti antiparassitari. La normale maturazione viene assicurata da una disponibilità costante di acqua, integrata eventualmente con l'irrigazione. Raccolta e cura La cimatura, a 18 foglie, si effettua solo per il Maryland tipico. Il Maryland tradizionale si raccoglie a foglie (le prime mediane, del tipo lugs, sono le foglie più larghe), mentre quello tipico si raccoglie a piante intere. E' una razza a maturazione fogliare tardiva, con la maturità di raccolta che viene raggiunta circa due settimane dopo la cimatura. Prima di passare nei locali di cura le piante possono essere lasciate ad appassire in campo per alcuni giorni. La cura avviene ad aria, in appositi locali, generalmente molto semplici, coperti con materiale opaco e riparati dai venti. Finestre ad aperture regolabili consentono di mantenere i livelli di temperature e umidità richiesti, non inferiori a 16 °C e al 70%. La durata della cura varia da 20 a 40 giorni, in funzione della corona fogliare, del grado di maturazione delle foglie e dell'andamento climatico. Allestimento del prodotto e impiego Le foglie curate hanno un colore marrone rossiccio. Il tessuto, meno spugnoso del Burley, è molto combustibile con uno spiccato aroma caratteristico. I gradi di manipolazione delle foglie sono identici a quelli del Burley. Il Maryland raccolto a foglia si separa per raccolta, quello raccolto a pianta si separa secondo quattro posizioni fogliari: - foglie basali (flyings); - prime mediane (lugs); - seconde mediane o medio-apicali (leaf); - apicali (tips). Il Maryland presenta un basso contenuto in nicotina, e viene impiegato nelle miscele per sigarette di tipo americano, come tabacco da riempimento e per migliorare la combustibilità, e nelle miscele di trinciati dolci da pipa. Viene anche usato, insieme al Burley, in alcuni sigari come riempimento, e negli USA nel tabacco da mastico. Il Badischer Burley rientra tra i tabacchi curati ad aria (light air-cured), non fermentati, al pari del Burley e ibridi derivati, e del Maryland. E' una varietà ottenuta dal reincrocio di White-Burley e di Badischer Geudertheimer doppio (una varietà di origine tedesca), con selezione per la conservazione delle caratteristiche. Questa varietà viene coltivata in Germania nella Pianura del Reno e valli adiacenti, Franconia centrale, Brandeburgo, Pomerania occidentale, Sassonia, Sassonia Anhalt, Turingia; in Francia in Aquitania, Midi-Pirenei, Alvernia-Limosino, Alsazia-Lorena, Rodano-Alpi, Franca Contea, Valle della Loira, Centro, Poitou- Bretagna, Borgogna, Charante e Lingua-doca-Rossiglione. Caratteri botanici Morfologicamente, in condizioni normali di coltivazione, la pianta si presenta a fusto alto di circa 180 cm, con una produzione media di 15-20 foglie utili. L'inserzione delle foglie basilari e mediane inferiori è orizzontale, mentre nelle foglie apicali è eretta con una distanza media di 10 cm. Le foglie sono grandi di forma ovale ampia, con colore dal verde chiaro al verde giallastro. La fioritura è mediamente precoce, la maturazione precoce molto scaglionata per le corone superiori, in condizioni normali di coltivazione. Caratteristiche di produzione Zone di coltivazione In Italia la coltivazione di questo tabacco è piuttosto recente; a partire dal 1983 il Badischer Burley è stato coltivato nelle regioni settentrionali della penisola (Piemonte, Veneto, Lombardia e Emilia Romagna), con sporadici tentativi di coltivazione in altre zone. Produzioni minori si sono state avute in anni passati in Campania, Lazio, Toscana, Friuli. Negli ultimi anni la coltivazione di questo tabacco ha avuto un drastico ridimensionamento, con una riconversione a favore del tabacco Burley. Nel 1995 è stato coltivato solo in Piemonte. Semenzaio Viene allestito non oltre la metà di marzo, con seme di buona germinabilità e ben conservato. Il terreno per il semenzaio deve essere opportunamente trattato con prodotti fumiganti contro i nematodi, funghi e altri patogeni, e adeguatamente concimato; il semenzaio viene localizzato al riparo del vento e con buona disponibilità di acqua, in strutture permanenti o in rotazione con altre colture. Con 1 grammo di seme si copre una superficie di circa 10 m 2, ottenendo in 120 m2 di semenzaio una quantità di piantine sufficienti per un ettaro di coltura. Le piantine possono anche essere acquistate da vivaisti specializzati o da ditte trasformatrici, e allevate in apposite serre controllate. Terreno e fertilizzazione Il Badischer Burley predilige suoli sabbiosi e limosi, sufficientemente irrigui, con una umidità media dell'aria. Orientativamente la concimazione, da effettuare secondo la dotazione degli elementi presenti nel terreno, è intorno alle 100 unità/ha di azoto, 100-150 di anidride fosforica e 200 di ossido di potassio. Coltivazione La densità di coltivazione è in media di 32.000-35.000 piante per ettaro. La coltura del Badischer Burley richiede una disponibilità costante di acqua, per ottenere una giusta maturazione del prodotto. La cimatura viene effettuata, manualmente o meccanicamente, in piena fioritura, con eventuale controllo dei germogli. Raccolta e cura La raccolta viene effettuata in foglie, per corona fogliare, o a piante intere, con una resa intorno ai 2.000-3000 kg/ha. La cura viene effettuata ad aria, in essiccatoi adatti per l'air-curing. Questi locali sono generalmente costituiti con coperture di materiale opaco che assicurano il riparo del tabacco dai raggi del sole, e con aperture regolabili per mantenere la temperatura sui 16 °C e l'umidità intorno al 70%. Le foglie curate di qualità migliore (classe 1) sono di colore variabile dal bruno chiaro, bruno rossastro al bruno scuro, non friabili al taglio, intatte, di lunghezza uniforme. Allestimento del prodotto Il tabacco viene cernito per corone fogliari (foglie basilari, mediane inferiori, mediane superiori e apicali) in almeno 3 classi di qualità, e presentato in mannocchi o in balle uniformi con foglie sciolte o affascicolate. Il Badischer Burley e i tabacchi light air-cured sono varietà usate come riempimento nella produzione di sigarette chiare, nella cui composizione entrano per circa il 30-35%. HAVANNA, BADISCHER GEUDERTHEIMER, BENEVENTANO, PARAGUAY CLIMA temperato TERRENO franco-argilloso, fertile, anche non irriguo FERTILIZZAZIONE organica e minerale CIMATURA si RACCOLTA a foglie CURA ad aria all'ombra LAVORAZIONE fermentazione, scostolatura IMPIEGO sigari e trinciati E’ un tabacco derivato per selezione della varietà Forchheimer, di origine tedesca, particolarmente adatta per la produzione di sigari. Indicato anche come Havanna Forchheimer II c, è un tabacco scuro curato ad aria (dark air-cured), e sottoposto a un vigoroso processo di fermentazione dopo la cura. I tabacchi scuri vengono utilizzati per la fabbricazione di sigarette scure (tipiche quelle di gusto francese), sigari e trinciati per pipa, tabacchi da mastico e da fiuto. I tabacchi per la fabbricazione dei sigari, indicati anche come cigar tobacco o cigar leaf, vengono distinti in base alle caratteristiche merceologiche in: - tabacchi da riempimento o da interno (filler); - sottofascia (binder); - fascia (wrapper). L'aroma e il gusto dei tabacchi scuri varia molto con l'ambiente. Appartengono quasi tutti alla Nicotiana tabacum, ma alcuni sono della Nicotiana rustica. Tra i tabacchi scuri sono compresi anche i cosiddetti tabacchi tropicali (tipici quelli dell'Avana e di Cuba) e subtropicali (il Sumatra, tabacco da fascia) le cui classiche zone di produzione sono i tropici e le aree subtropicali. Comprendono anche tabacchi che spesso vengono coltivati in piccola quantità per uso locale, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. I tabacchi dark air-cured costituiscono circa il 20% del totale del tabacco prodotto nel mondo. Il più grande produttore di tabacchi scuri è l'India, seguito da Cina, Brasile (dove sono molto usati per la manifattura dei sigari), Indonesia, Cuba, Repubblica Dominicana, Paraguay, Argentina, Colombia, Polonia, Filippine, USA, Messico e Centro America, Pakistan. Tabacchi scuri sono prodotti anche in Africa (Repubblica Centrafricana, Camerun, Algeria) e in Europa (Francia, Italia, Germania, Belgio). Caratteri botanici L’Havanna è una pianta robusta di forma cilindrica. In normali condizioni di coltivazione fornisce fino a 35 foglie utili. Le foglie, inserite ad angolo acuto sul fusto, sono ovate o ellittiche, con costola e nervature poco accentuate. Il tessuto fogliare è di media sostanza. I fiori sono di colore rosa. Caratteristiche di produzione Zone di coltivazione In Italia i tabacchi scuri e i subtropicali furono coltivati sperimentalmente fin dal 1895, con la cultivar Avana; nel 1908 furono coltivati i tabacchi provenienti da Sumatra, Giava e Borneo. Tra i prodotti da fascia i tipi di tabacchi più coltivati sono stati il Round Tip, pervenuto dalla Florida nel 1934, il Big Cuban, lo Scafati 7, il Sumatra; tra i prodotti da sottofascia e ripieno per sigarette scure il Resistente 142 , tabacco subtropicale originario degli USA, il Gojano, originario del Brasile, e il Brasile del Grappa. Il Forchheimer Havanna è di introduzione più recente. La produzione dei tabacchi scuri ha raggiunto il suo massimo agli inizi degli anni ’90, con circa 92.000 tonnellate, in seguito a causa della riduzione dei premi comunitari e all’introduzione dei limiti di garanzia sulle quote di produzione, e per un generale mutamento di gusto dei consumatori verso prodotti più leggeri, la produzione si è notevolmente ridotta. Attualmente i tabacchi scuri (quasi 17.000 tonnellate prodotte nel 1995) costituiscono circa il 14% dell’intera produzione nazionale di tabacco greggio. La coltivazione del tabacco Havanna è iniziata nel Veneto in sostituzione della varietà locale Nostrano del Brenta, e successivamente si è diffusa nelle province interne della Campania. L’Havanna ha raggiunto il massimo della produzione nella metà degli anni ’80 e nel 1990, con quasi 30.000 tonnellate, poi ha subito una riduzione dovuta soprattutto alla sostituzione della coltivazione con il tabacco Badischer Geudertheimer. Il tabacco Havanna, che costituisce il 10% dei tabacchi scuri, viene coltivato soprattutto in Campania (nelle provincie di Avellino e Benevento) e nel Lazio (in provincia di Frosinone); produzioni minori si hanno in Toscana, Molise, Puglia, Veneto e Friuli. Semenzaio L'epoca di semina è tra febbraio e marzo, con semi di buona germinabilità, trattati eventualmente con un fungicida. I semenzai sono generalmente coperti con garza. Con 1 grammo di seme si coprono circa 3 metri quadrati di semenzaio, mentre per ottenere piantine necessarie per un ettaro di coltura occorrono circa 120 metri quadrati di semenzaio. Terreno e fertilizzazione Il tabacco Havanna predilige terreni di medio impasto, profondi e fertili. Può essere tuttavia coltivato anche in ambienti difficili, come in zone senza irrigazione, dove riesce a fornire produzioni accettabili. Generalmente i tabacchi scuri presentano un più alto contenuto di azoto, e per i tabacchi da fascia l'azoto è necessario per aumentare la resa. La concimazione è comunque legata alla fertilità del terreno e alla disponibilità di acqua. Coltivazione La densità della coltura varia in media da 25.000 a 28.000 piante per ettaro. Per aumentare la massa di terra da addossare al piede delle piante si effettua la rincalzatura : l’operazione favorisce l’emissione di radici superficiali, con migliore utilizzo delle acque di rugiada e delle piccole piogge, e aumenta la resistenza delle piante. Per l’Havanna si effettua la cimatura alta (eliminazione della parte apicale della pianta) allo stadio di 18-20 foglie, con controllo dei germogli ascellari (scacchiatura). Raccolta e cura La raccolta viene effettuata a foglie, eseguita per ogni singola corona di foglie. La resa in condizioni normali di coltivazione fornisce in media 2.000-2.500 chilogrammi di foglie verdi per ettaro. La cura viene effettuata all’aria e in ombra, in appositi fabbricati o in locali rustici di struttura e materiali diversi, e dura circa 60 giorni. In questa fase avvengono una serie di modificazioni biochimiche, che tuttavia non rendono il tabacco direttamente utilizzabile in manifattura, essendo il fumo ancora amaro e sgradevole. E’ necessario procedere alla fermentazione, che avviene a massa e richiede tempi lunghi, fino a 10-11 mesi, con frequenti rivolgimenti delle masse. Nelle masse di foglie, da 80 a 200 quintali, composte con foglie aventi la medesima composizione (apicali, mediane, basali), si determinano processi di autoriscaldamento con emissione di gas, e perdite di sostanza secca. Col processo di fermentazione si ottiene un prodotto dal colore omogeneo, di combustibilità uniforme e caratterizzato da fumo dolce, aroma e gusto gradevoli. Allestimento del prodotto e impiego Il prodotto viene presentato per corone fogliari, in fascicoli condizionati generalmente in ballotti. I fascicoli sono costituiti da foglie uniformi per integrità, sostanza, colore e grado di maturazione. Viene utilizzato per la produzione di trinciato per sigarette scure e per pipa, e come ripieno per sigari di tipo Avana. E’ un tabacco scuro curato ad aria (dark air-cured). Il termine Badischer Geudertheimer è riservato in realtà alla varietà tedesca derivata, dopo una lunga serie di generazioni, dalle cosiddette "Landrassen", selezione per la conservazione delle caratteristiche. E’ stata introdotta dalla località di Geudertheimer (in Alzasia) ed è stata la base per la coltivazione del tabacco nel Baden. Viene utilizzato come tabacco per sigari, talvolta come sottofascia, e da interno per sigarette. In Italia vengono coltivati gli ibridi di Badischer Geudertheimer, derivati dall’incrocio del Badischer G. originario con l’Havanna o con il Paraguay. Caratteri botanici La selezione prolungata finalizzata all’aumento della produttività, alla resistenza ai parassiti e alle avversità metereologiche, ha portato negli ibridi caratteristiche morfologiche poco variabili. In normali condizioni di coltivazione le piante, a portamento cilindrico o conico, raggiungono l’altezza di 170-180 cm, e forniscono 25-30 foglie utili a pianta. Il fusto è eretto, sviluppato e di colore verde tenue. L’apparato radicale è molto sviluppato, con alta emissione dei germogli soprattutto nella parte alta della pianta. Le foglie, ad inserzione obliqua sul fusto, presentano nervature secondarie poco sviluppate, buona paginatura, forma ovale o ellittica, colore verde tenue brillante, bordi leggermente ricadenti e talvolta ondulati. I fiori hanno il bordo alto della corolla di colore rosso intenso vivace. Caratteristiche di produzione Zone di coltivazione Introdotto per sostituire un altro tabacco scuro, il Nostrano del Brenta, agli inizi degli anni ’70 è stato coltivato principalmente nel Veneto, poi la coltivazione è stata estesa per brevi periodi in Emilia Romagna, Friuli, Toscana, Umbria, Trentino. Dagli inizi degli anni ’80 la coltivazione del Badischer G. si è estesa nel Molise e in Puglia. Il periodo di maggiore espansione della coltivazione è stato tra il 1987 e il 1990, quando ha superato le 85.000 tonnellate; la causa del rapido incremento è da ricercarsi unicamente nell’alto premio fornito dalla CEE rispetto agli altri tabacchi scuri. Tuttavia, le qualità degli ibridi non erano competitive con la originaria varietà tedesca, e la CEE successivamente ridusse il premio e distinse la varietà come "ibridi di Badischer Geudertheimer" coltivati in Italia. La coltivazione degli ibridi di Badischer G. rimane comunque la più importante tra i tabacchi scuri, costituendo circa l’84% della produzione totale. Attualmente viene coltivato in prevalenza in Campania, nelle provincie di Benevento e Avellino, dove si concentra il 93% del totale nazionale. Semenzaio I semenzai vanno allestiti tra febbraio e marzo, con terreni liberi da erbe infestanti e parassiti (funghi, nematodi, virus, insetti), e con una adeguata concimazione (per metro quadro di semenzaio sono generalmente sufficienti 170 grammi di nitrato ammonico, 450 grammi di perfosfato semplice, 90 grammi di solfato ammonico). La densità ottimale per le piantine si ottiene seminando con un grammo di seme una superficie di 3 m2, ottenendo da 120 m2 di semenzaio le piantine necessarie per investire un ettaro di coltura. Terreno e fertilizzazione Gli ibridi di Badischer Geudertheimer prediligono terreni di medio impasto, tendenti allo sciolto, freschi, di buona fertilità, con piogge distribuite nel periodo dalla levata alla fioritura. La concimazione, organica o minerale, va commisurata alla naturale fertilità del terreno e alla prevedibile disponibilità di acqua. Coltivazione Il trapianto, con piantine di altezza 10-12 cm e 6-7 foglie, si effettua in aprile-maggio. Gli ibridi del Badischer presentano densità medie da 18.000 a 32.000 piante ad ettaro. Si effettuano le consuete operazioni di sarchiatura (eliminazione delle erbe infestanti) e rincalzatura (raccolta di terra intorno al fusto, per favorire la emissione di radici avventizie). La cimatura (asportazione della infiorescenza principale) viene raramente praticata nel sud d’Italia, mentre viene quasi sempre effettuata al nord. Quando praticata, la cimatura è manuale o meccanica, in piena fioritura, con eventuale controllo dei germogli ascellari (scacchiatura), allo scopo di aumentare il peso delle foglie. Raccolta e cura La raccolta viene effettuata a foglie e per corone fogliari (foglie basilari, mediane inferiori, mediane superiori e apicali). La resa varia in media per zona da 2.500 a 3.500 chilogrammi ad ettaro. La cura viene effettuata ad aria naturale, in locali molto semplici, riparati dai raggi del sole; la cura avviene sotto tettoie fisse o stagionali con coperture in plastica o materiale opaco, e con finestre ad apertura regolabile per poter mantenere adeguati livelli di temperatura ed umidità. La cura termina con l’essiccamento della lamina fogliare e della costola. Le foglie sono poi sottoposte a processi di fermentazione, che avvengono in masse più o meno grandi, dove si determinano fenomeni di autoriscaldamento del materiale con modificazioni chimiche e fisiche, collegate al gusto e all’aroma. Allestimento del prodotto e impiego Il tabacco curato viene affascicolato per corona fogliare, e ripartito almeno in tre gradi di qualità: grado A: foglie di corone diverse, mature, sane, ben curate, colore dal marrone chiaro al grigio topo, ottima combustibilità e ben fermentate; grado B: foglie di corone diverse, buona maturità, lievi difetti di cura, costole anche pronunciate, colore dal marrone chiaro al marrone carico, buon aroma, buona combustibilità e fermentazione; grado C: foglie di corone diverse, di sufficiente maturità, difetti di cura e malattie tollerabili, colore marrone carico anche con disformità, carenze in aroma, combustibilità e fermentazione. Il tabacco curato viene condizionato in ballotti con teli di juta o tavolette del peso variabile da 20 a 60 kg in balle uniformi con le foglie sciolte o affascicolate. I tabacchi del Badischer Geudertheimer tovano utilizzazione nei sigari, come interno e sottofascia, e nelle miscele per trinciati. E' un tabacco derivato dal Brasile Bahia, coltivato nello stato brasiliano di Bahia. I tabacchi originali di Bahia sono utilizzati nella fabbricazione dei sigari, soprattutto per fascia e sottofascia. Il Beneventano è un tabacco scuro curato ad aria (dark air-cured) e fermentato durante la cura. Caratteri botanici E' una pianta a portamento conico, alta fino a 1,60 metri, che in normali condizioni di coltivazione fornisce da 20 a 25 foglie utili. Le foglie, di dimensioni variabili da 15 a 45 cm, sono lanceolate, strette alla base e con apice leggermente deviato; sono lucide e lisce, di colore verde tenero. Il fiore è a corolla rosa o quasi rossa. Caratteristiche di produzione Zone di coltivazione In Italia il tabacco Beneventano è stato introdotto verso il 1840, nella provincia di Benevento dalla quale ha preso il nome (per la sua origine brasiliana veniva anche chiamato Brasile Beneventano). La coltivazione fu poi estesa in altre regioni (Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia, Marche), ma con risultati non soddisfacenti. La sua maggiore espansione si è avuta fino al 1976, successivamente per la minore richiesta è stato sostituito con altri tipi di tabacchi scuri (soprattutto Badischer Geudertheimer). La coltivazione, sospesa nel 1987, è stata ripresa in Campania nel 1995, dove cresce particolarmente bene nei terreni collinari delle province di Benevento e Avellino; sulla produzione nazionale di tabacchi scuri occupa una quota intorno allo 0,2%. Semenzaio I semenzai vengono preparati in gennaio-febbraio, e generalmente sono coperti con garza. Si utilizzano semi di buona germinabilità, trattati eventualmente con un fungicida. Con 1 grammo di seme si ottengono circa 3 metri quadrati di semenzaio, mentre per ottenere piantine necessarie per un ettaro di coltura occorrono circa 120 metri quadrati di semenzaio. Terreno e fertilizzazione Predilige terreni collinari, soleggiati, di medio impasto, profondi, ricchi di potassio e fertili, in zone con primavera mite ed estate caldo-umida. Coltivazione Il trapianto viene effettuato in maggio-giugno, su terreni ben lavorati, con piantine a distanze di 70 x 60 cm. Vengono messe a dimora in media da 24.000 a 26.000 piante per ettaro. Durante la vegetazione il terreno viene lavorato con sarchiature, per liberarlo dalle erbe infestanti. Si effettua cimatura con il bottone fiorale ancora chiuso, lasciando 18-20 foglie utili comprese quelle di bassa corona destinate ad essere eliminate. Raccolta e cura La raccolta viene effettuata a foglie, tra agosto e ottobre. In normali condizioni di coltivazione, il tabacco Beneventano fornisce da 1.000 a 1.400 chilogrammi di foglie verdi per ettaro. Il Beneventano viene sottoposto ad un tipico processo di cura-fermentazione (detta " infocatura"), effettuata sul tabacco allo stato verde. Le foglie raccolte vengono ammucchiate per 24 ore sul pavimento del locale di cura, e coperte con paglia. Si formano quindi le filze, con circa 300 foglie, che vengono stese all'aperto fino ad ingiallimento completo. Le foglie appassite e ingiallite dalla esposizione al sole sono riunite in piccole masse, con la parte basale delle foglie rivolte verso l'esterno, per 24 ore. Le masse vengono quindi sottoposte ad una serie di fermentazioni, aumentandone l'umidità con una breve e parziale immersione in acqua calda; ciò determina un innalzamento rapido in 48 ore della temperatura, fino a 60° C. Questa operazione viene ripetuta più volte, per altre 48 ore, demolendo le masse e riformando le stesse con le foglie in posizione invertita. Al termine il prodotto assume un colore marrone scuro con perdita di gran parte dell'acqua delle foglie. La cura viene poi completata essiccando i lembi e le costole delle foglie, distendendo le filze all'aria. In totale il ciclo di cura dura 6-7 giorni. Allestimento del prodotto Le foglie curate hanno un colore marrone scuro o bruno vinoso, e aroma piccante per la presenza di acido acetico. Il Beneventano viene cernito per classi suddivise per grado di maturazione delle foglie, integrità e risultato della cura. Il prodotto finale, allestito in fascicoli o in ballotti, ha tessuto fine, resistente e molto combustibile; trova impiego nelle miscele per sigarette scure, nei trinciati per pipa e nella produzione di sigari. Il Paraguay è un tabacco scuro tropicale curato ad aria (dark air-cured) e poi fermentato in massa. E' una cultivar PB (Paraguay Bell), ottenuta da sementi certificate. Deriva da seme importato dal Sud America, dallo Stato del Paraguay. Nel luogo di origine i tabacchi Paraguay, usati per tabacchi da sigari e per tabacchi da taglio, hanno colore vivace al rosso-marrone, aroma meno aromatico, talvolta penetrante, con buona combustibilità. Caratteri botanici Il Paraguay è una pianta ad alto fusto, di circa 170 cm, di forma conica, dritta, con portamento delle foglie semieretto o eretto. Le foglie sono poco acuminate, generalmente ovali, più o meno appiattite, mediamente sostanziose. L'infiorescenza è poco estesa, con fiori a petali di colore rosa o rosso. In normali condizioni di coltivazione produce in media 14-16 foglie utili. Caratteristiche di produzione Zone di coltivazione In Italia il Paraguay è di introduzione recente, nel 1973, utilizzato soprattutto per sostituire il Brasile Beneventano. Agli inizi la coltivazione fu provata in diverse regioni (Toscana, Umbria, Veneto, Campania), ma solo in quest’ultima si è diffusa in modo stabile. Il periodo di maggiore espansione è stato agli inizi degli anni ’90, favorito anche da un alto premio comunitario, ma le successive restrizioni imposte con le quote di produzione hanno poi ridotto la sua produzione. Il Paraguay, coltivato in Campania nelle province di Benevento e Avellino, costituisce circa il 6% dei tabacchi scuri coltivati in Italia. Semenzaio Si utilizzano esclusivamente sementi certificate. Con un grammo di seme di ottiene una superficie in semenzaio di circa 3 metri quadrati, mentre sono necessari circa 120 metri quadrati di semenzaio per ottenere le piantine occorrenti per investire un ettaro di coltura. Terreno e fertilizzazione Il Paraguay predilige terreni di medio impasto, leggeri e profondi, in zone a clima temperato di scarsa o media altitudine. La concimazione di azoto, fosforo e potassio va commisurata alla dotazione del terreno. Per la concimazione organica si utilizza materiale ben decomposto. Coltivazione La densità della coltivazione varia in media da 34.000 a 40.000 piante per ettaro. Lo sviluppo vegetativo viene assicurato da operazioni di sarchiatura (eliminazione di erbe infestanti), concimazioni in copertura e irrigazioni. Si effettua la cimatura (distacco del germoglio apicale) allo stadio di 14-16 foglie per pianta, con inibizione dei germogli ascellari. Raccolta e cura la raccolta viene effettuata a foglie, per corona fogliare (3 o 4), o anche a piante intere. La resa, in condizioni normali di coltivazione e secondo le zone, varia tra 2.000 e 3.200 kg per ettaro. La cura si effettua ad aria e in ombra, in essiccatoi adatti per l'air-curing. In Campania i locali più usati sono costituiti da stendaggi a 2-3 piani di appendimento, ricoperti sul tetto da fogli di plastica. Le foglie sono infilzate con spago e appese sui piani; il periodo di cura varia in funzione dei locali e del prodotto, e di fattori esterni (insolazione, venti, umidità dell’aria). In circa 60 giorni si completa comunque l’essiccazione. Le foglie sono rigide ed esigono una fermentazione complementare, che avviene in masse di foglie di circa 50 quintali. Le masse sono sottoposte a una serie di rivolgimenti in funzione delle temperature sviluppate, e completano il processo in circa 45 giorni. Allestimento del prodotto e impiego Le foglie curate sono presentate per corona fogliare, in quattro corone preparate in balle uniformi. La lavorazione si articola sulle suddivisioni direttamente per impiego: - foglie mediane chiare; - foglie mediane scure, più apicali; - foglie basali; - foglie immature e difettose. Di aroma minore rispetto ad altri tabacchi scuri, talvolta penetrante, presenta una buona combustibilità. Il Paraguay viene utilizzato soprattutto come materiale da fascia per sigari fini, e come riempimento in sigari e nelle sigarette, specie in quelle di tipo francese (sigarette scure), e trova utilizzazione anche nei tabacchi da mastico. I TABACCHI FIRE CURED TIPI KENTUCKY CLIMA temperato TERRENO medio impasto-argilloso FERTILIZZAZIONE organica o minerale CIMATURA a 10-12 foglie RACCOLTA in unica soluzione CURA ad aria ed esposizione al fumo di legni particolari LAVORAZIONE scostolatura IMPIEGO sigari e trinciati E' un tabacco derivato, per ibridazione e selezione, dal tipo flue-cured nordamericano. E' un tabacco scuro appartenente alla classe dei fire-cured, i tabacchi curati a fuoco diretto, da legni speciali il cui fumo penetra lentamente nelle cellule delle foglie del tabacco, conferendo uno specifico aroma al tabacco curato le cui foglie assumono un colore dal marrone al marrone scuro, fino al nero. La varietà Kentucky, inizialmente utilizzata come prodotto da mastico e successivamente nelle sigarette "forti", viene coltivata negli Stati Uniti (Kentucky, Virginia, Tennessee) e nel Messico, in molti Stati dell'Africa (Malawi, Tanzania, Kenya, Zaire, Sierra Leone, Mali), in Europa (Polonia, Italia). I tabacchi fire-cured costituiscono circa l'1% dei tabacchi prodotti nel mondo. Caratteri botanici Il Kentucky è una pianta di grande sviluppo, alta fino a 2 metri, a fusto vigoroso e internodi brevi, con 18-20 ampie foglie, lanceolate, di colore verde scuro. In normali condizioni di coltivazione, il Kentucky è una pianta rigogliosa, di forma cilindrica o conica, alta in media tra 180 e 200 cm, con 24-28 foglie utili. Le foglie sono ovate alla base della pianta, lanceolate in cima, di colore verde carico. Le foglie hanno grande sviluppo, lunghe in media 70-80 cm e larghe 40-50 cm, ricche di resine. La costola della foglia e le nervature sono piuttosto pronunciate, con tessuto tendente al sostanzioso, e con infiorescenza aperta e corolla rosea. Il frutto è una capsula contenente circa 3.500 semi. Caratteristiche di produzione Zone di coltivazione In Italia il tabacco Kentucky è una delle varietà americane di più antica introduzione. Venne dapprima importato agli inizi del 1800 dagli Stati Uniti, per il confezionamento del sigaro Toscano, successivamente fu iniziata la sua coltivazione a titolo sperimentale a partire dal 1850. Le ibridazioni con alcune varietà locali e gli adattamenti all'ambiente hanno portato alla costituzione di un tabacco Kentucky molto ben caratterizzato. La coltivazione del Kentucky ha raggiunto il massimo intorno alla metà degli anni '80, quando la produzione ha superato le 12.000 tonnellate; successivamente, per il calo del consumo dei sigari e per la minore richiesta dell'industria manifatturiera, e per le modifiche apportate dalla Comunità europea (gruppi varietali e quote massime garantite), la produzione si è ridotta di circa la metà, mantenendo comunque una sostanziale stabilità negli ultimi anni. La produzione del Kentucky costituisce attualmente circa il 5% del totale dei tabacchi coltivati in Italia. La Campania è la regione dove si concentra quasi la metà dell'intera produzione del tabacco Kentucky, soprattutto nella provincia di Benevento (il 45% della produzione nazionale). Viene coltivato anche in Toscana, Veneto, Lazio e Umbria. Semenzaio Il numero di semi per grammo è 13-14.000 circa. La semina si effettua in febbraio-marzo, usando 0,20 g di seme per metro quadrato di semenzaio. Da una superficie di 60 mq di semenzaio si ottengono piantine sufficienti per un ettaro di coltura. Le cure nel semenzaio consistono in frequenti irrigazioni, diradamento delle piantine, diserbo e difesa da parassiti animali e vegetali, soprattutto dalla muffa blu (peronospora). Terreno e fertilizzazione Il Kentucky predilige terreni profondi, freschi, di medio impasto, naturalmente fertili e ricchi di sostanza organica. I terreni troppo sciolti e sabbiosi danno un prodotto di tessuto magro, quelli troppo argillosi e permeabili all'acqua forniscono tabacchi con tessuto ordinario e grossolano. Le concimazioni organiche, eseguite in autunno, non superano i 100 quintali per ettaro. I concimi minerali sono somministrati in primavera, in quantità orientative intorno ai 150 kg di azoto per ettaro, e quantità analoghe di anidride fosforica e ossido di potassio. Coltivazione Il trapianto, effettuato con piantine che nel semenzaio hanno raggiunto l'altezza di 10-15 cm, si effettua tra maggio e giugno, con distanze di circa 90 x 90 cm. Le normali condizioni di produzione richiedono una compattezza variabile in media da 10.000 a 12.000 piante per ettaro, pari a circa 100.000 foglie per ettaro. Il Kentucky richiede operazioni di rincalzatura delle piante, concimazioni in copertura e irrigazione di soccorso, effettuata soprattutto durante la fase di maturazione delle foglie, ed eliminazione delle foglie più basse a contatto col terreno (sbranciolatura). Viene effettuata cimatura da 14 a 20 foglie utili per la pianta, con eliminazione del bottone fiorale e delle foglie più alte. Si ottiene un aumento della superficie fogliare, specie delle foglie apicali, e un tessuto fogliare più sostanzioso ed elastico. Successivamente si eliminano i germogli ascellari che si formano (operazione di scacchiatura), con uno o due trattamenti con prodotti antigermoglianti di contatto e sistemici. Raccolta e cura a fuoco diretto La maturazione delle foglie si raggiunge 40-50 giorni dopo la cimatura, avviene dal basso (foglie basilari) verso l'alto (foglie mediane e apicali), e comporta uno schiarimento del colore e la comparsa di macchie giallo-verdastre. La raccolta viene effettuata in foglie, staccando le foglie dal fusto 2-3 per volta. La raccolta a piante intere o mista si effettua raramente. Le foglie raccolte vengono infilzate e portate nei locali di cura. La resa di prodotto verde, in condizioni normali, varia in media da 1.500 a 2.100 kg per ettaro. Dopo la raccolta si procede alle operazioni di cura, in appositi locali dotati di sistemi di "stendaggio" per le filze di foglie, e di prese d'aria per la regolazione dell' umidità durante la cura. Le fasi della cura determinano mutamenti di colore delle foglie e del loro stato fisico, mediante opportune gradazioni di temperatura regolabili col fuoco. Si distinguono 4 fasi: ingiallimento, ammarronamento, essiccazione della lamina fogliare, essiccazione della costola. Nella fase di ingiallimento le foglie sono poste in locali chiusi per alcuni giorni a temperatura ambiente, senza fuoco. Nella fase di ammarronamento, quando il tabacco ha assunto in gran parte il colore giallo, si accendono i fuochi con legna secca di essenza forte (faggio, leccio, quercia e simili) ottenendo fumo senza fiamma. La temperature resta a 28-30 °C per un giorno, e portata a 38-40 °C in 4-5 giorni, eliminando dai locali l'umidità che si forma. Nella fase di essiccamento della lamina fogliare, quando il tabacco è completamente marrone, la temperatura viene portata a 45-50 °C, attivando i processi di fermentazioni in massa che conferiscono profumo e aroma al tabacco. Opportuni controlli dell'umidità evitano fenomeni di surriscaldamento delle foglie che le renderebbero inutilizzabili. Il fumo in questa fase rende le foglie lucenti e di tessuto compatto. Nella fase successiva, di essiccamento della costola, della durata di circa tre giorni, la lamina fogliare diventa vitrea e fragile al tatto: il fuoco viene spento e si attende che la foglia torni morbida e pastosa. Il fuoco viene di nuovo acceso per portare gradualmente la temperatura fino a 50 °C e riottenere una lamina di nuovo vitrea. L'operazione finale, di rinvincidimento, permette col riassorbimento dell'umidità, di ottenere di nuovo la consistenza pastosa della foglia. Le operazioni di fuoco e quest'ultima, alternate, portano la costola e la lamina a un colore marrone uniforme, elastica e morbida. In totale il processo di cura dura da 15 a 20 giorni, con un consumo di legna di circa 50 kg per quintale di tabacco verde da curare. Allestimento del prodotto e impiego Le foglie curate del Kentucky sono ampie, gommose, lucide di colore marrone, elastiche e resistenti; l'alto contenuto in nicotina (3-6%) conferisce gusto e aroma intensi. Le foglie curate vengono presentate in manocchi, e condizionati generalmente in ballotti. Nella fase di lavorazione pre-manifatturiera le foglie sono separate per gradi d'impiego (fascia, ripieno e trinciati). Il Kentucky per fascia da sigari presenta foglie ben curate e stagionate, di colore marrone scuro, con tessuto sostanzioso e ricco di resine, di buona combustibilità. Il Kentucky è impiegato prevalentemente per il confezionamento dei sigari Toscani (fascia e ripieno), in misura minore nei trinciati da pipa e in alcuni tipi di sigarette La coltivazione del tabacco in Italia I tabacchi vengono classificati secondo il sistema di cura: TABACCHI CURATI AD ARIA CALDA (flue-cured) Bright TABACCHI CURATI AD ARIA: CHIARI (light air-cured): Burley Maryland Badischer Burley TABACCHI CURATI AD ARIA: SCURI (dark air-cured): Havanna Ibridi di Badischer Geudertheimer Beneventano Paraguay TABACCHI CURATI A FUOCO (fire-cured) : Kentucky TABACCHI CURATI AL SOLE (sun-cured) : (tabacchi orientali o levantini) Xanthi Perustitza Erzegovina Samsun I TABACCHI SUN CURED TIPI XANTHI, PERUSTITZA, ERZEGOVINA, SAMSUN CLIMA caldo asciutto TERRENO franco argilloso, poco profondo e poco fertile FERTILIZZAZIONE ridotta CIMATURA non praticata RACCOLTA a foglie CURA ad aria, con esposizione diretta al sole LAVORAZIONE fermentazione IMPIEGO sigarette di tipo turco ed americano I tabacchi orientali (o levantini) appartengono alla classe dei tabacchi sun cured, le cui foglie sono curate al sole. Sono caratteristici per la piccola paginatura delle foglie, specialmente delle apicali di gusto più pieno e di aroma più spiccato e delicato. Sono coltivati in ambiente sub-umido o caldo arido, in regioni a clima caratterizzato da stagione estiva calda e con poche piogge. Aree tipiche di produzione dei tabacchi orientali sono i paesi dell'area mediterranea (Grecia, Turchia, zone dei Balcani, Bulgaria, Italia meridionale), ma la loro coltivazione si estende in Russia, nell'area del Medio Oriente (Iraq, Iran, Siria, Libano, Israele, Cipro), in Asia (Pakistan, Thailandia, Cina, Filippine), in America (Messico, Cile, Guatemala), in Africa (Malawi, Sudafrica, Libia, Zimbabwe). La quota di produzione degli orientali costituisce circa il 10% di tutto il tabacco prodotto nel mondo. Origine Sebbene l'origine dei tabacchi orientali si sia perduta, le evidenze indicano che le specie originali abbiano avuto i loro antenati in America meridionale, precisamente nel Texas e nel Messico. In particolare si ritiene che i tabacchi Xanthi (basmas) siano derivati da una antica varietà del Venezuela chiamata Varinas. Gli incroci e le selezioni portarono poi ad estreme differenze la forma degli orientali da quella di tutte le altre classi di tabacchi. Agli inizi del 1600 il tabacco fu introdotto nelle regioni orientali asiatiche (Siam, Cina, Giappone, Corea) e in Turchia. Agli inizi del secolo successivo il tabacco si diffuse nel resto dell'Oriente e dell'Asia minore, nelle regioni della Bulgaria, della Serbia, dell'Erzegovina. I turchi diffusero poi la coltura in Romania e in Grecia, e verso la fine del 1800 la coltivazione si estese nei territori allora sotto la Turchia (Smirne, Samsun, Baffra, Trebisonda), fino al Caucaso. Con le favorevoli condizioni di clima e di terreno i tabacchi orientali ebbero un rapido sviluppo, e negli ultimi anni del XIX secolo i tabacchi orientali arrivarono in Italia e nei paesi dell' Africa. Caratteri botanici Gli orientali presentano un ridotto sviluppo della pianta (tra 50 e 180 cm) e delle foglie, per adattamento a condizioni caratterizzate da carenza di disponibilità di acqua. Le piante producono 24-30 foglie, dal colore giallo limone smorto al bruno-rossiccio e bruno, con lunghezza di 8-25 cm, due o tre volte la larghezza. La foglia più larga è considerata di poca qualità, con poco aroma e spesso poco adatta all'uso, le foglie apicali sono di qualità più alta. Le foglie dei tabacchi orientali vengono spesso distinte in base alle diverse condizioni locali ambientali, creando talvolta confusione. Attualmente le foglie possono essere distinte in due gruppi morfologicamente diversi, ognuno con una sottoclasse: - 1) Tipo Basma (dal turco "basmak" = pressare): le foglie sono di piccolo sviluppo, da 5 a 20 cm, di forma da cuoriforme ad ovata, nervature appena accennate, colore sempre brillante dal giallo al giallo oro-bruno. I tabacchi sono di gusto dolce e aroma delicato, di buona combustibilità (tipi Xanthi e Perustitza); -- 1a) Sirdili (deriva da una parola turca che significa "lingua di bue"): le foglie sono più lunghe e strette, caratteristiche dell'Est Macedonia, nel distretto di Zichna; - 2) Tipo Bachi-bagli (dal turco "testa legata"): foglie arrotondate o a forma di cuore, con un marcato picciolo di lunghezza variabile. Il tessuto è elastico, con colore dal giallo chiaro al giallo bruno con tendenza al rossiccio. Tabacchi non molto aromatici e gusto neutro (tipi Erzegovina e Samsun); -- 2a) Kabakulak (in turco "grandi orecchie"): caratterizza le foglie intermedie tra basma e bachi-bagli. Le foglie sono più larghe, con ampie orecchie, di forma lanceolata o ovato lanceolata, tessuto sostanzioso, colore non molto brillante dal giallo al giallo limone, nervature evidenti. Sono meno aromatiche e sono usate come riempimento. Altri termini vengono usati per descrivere varietà o tipi di tabacco. Alcuni di questi sono: - Yaka = per i tabacchi coltivati in collina; - Ova = per i tabacchi di pianura; - Djembel = per i tabacchi di montagna; - Myrodatha = tabacchi aromatici; - Sari = tabacchi gialli; - Mavri = tabacchi neri. I termini caratterizzano anche la qualità della foglia: i tabacchi yaka sono i tabacchi nobili, ricchi di gomme e resine, con foglie delicate e soffici, di sviluppo piccolo; i tabacchi ova sono i tabacchi di base, meno pregiati, con foglie più pesanti e aspre tendenti a sviluppo ampio; i tabacchi djembel sono i più pregiati, con foglie di sviluppo piccolo tendenti all'allungamento. Caratteristiche di produzione Zone di coltivazione In Italia le prime coltivazioni di tabacchi orientali comparvero negli ultimi anni del 1800 in varie regioni, con risultati negativi. Nel 1884 furono impiantati campi sperimentali a Cava dei Tirreni (Salerno), Cori (Roma), e soprattutto nel Salento, a Tricase e Supersano, dove i tabacchi levantini trovarono le migliori condizioni. In seguito coltivazioni furono fatte nel Leccese, in Sicilia (Palermo, Barcellona Pozzo di Gotto, Comiso) e in Sardegna (Sassari). I buoni risultati portarono poi ad estendere la coltura dei levantini anche in Abruzzo, Marche, Umbria, Lazio e Campania. Le varietà coltivate sono state numerose: Xanthi, Erzegovina, Porsutcian, Tsebelia, Perustitza, Samsun, Trapisum, Plovdiv Ova, Zihna, ed altre. Attualmente le varietà di tabacchi orientali coltivati sono lo Xanthi Yaka, originario della Grecia, la Perustitza, originaria della Bulgaria, l'Erzegovina, originaria della Jugoslavia, e il Samsun, originario del Venezuela. La superficie coltivata e la produzione costituiscono circa il 12% e il 9%, rispettivamente, del totale nazionale. La produzione di orientali, per le riduzioni operate a livello comunitario europeo e per difficoltà di collocamento, ha subito una progressiva riduzione a partire dal 1986. La coltivazione è concentrata soprattutto in Puglia (l'84% della superficie e l'87% della produzione totale di orientali), in particolare nella provincia di Lecce. Quote minori sono in Abruzzo, Campania e Sicilia. Semenzai Vengono allestiti tra gennaio e febbraio. In 1 grammo di sementa sono contenuti da 11.000 a 14.000 semi, dotati di grande facoltà germinativa (seme dell'annata ben conservato può arrivare al 95% di semi germinati). Generalmente 1 grammo di semi è sufficiente per coprire 3 metri quadri di semenzaio. I semenzai vanno mantenuti coperti e umidi, privi di erbe infestanti e di parassiti animali e vegetali. Una buona conduzione dei semenzai favorisce lo sviluppo di piantine uniformi e ben sviluppate; per i tabacchi orientali occorrono circa 300 metri quadri di semenzaio per ottenere le piantine per un ettaro di superficie in campo. Terreno e fertilizzazione Gli orientali si coltivano su terreni non irrigui, leggeri o di medio impasto, in genere ricchi di sali di ferro, poco profondi. Preferiscono un clima caldo, non ventoso, con forte insolazione. La formazione delle sostanze aromatiche che caratterizzano questi tabacchi si ottiene con uno sviluppo vegetativo molto lento, mentre un sviluppo rapido delle foglie dovuto a piogge o irrigazione porta a tessuto friabile e povero di aromi. La fertilità del terreno porta a sviluppare molto le foglie, ed influisce in senso negativo su aroma, gusto e combustibilità di questi tabacchi. La concimazione deve quindi essere contenuta. Coltivazione Il trapianto si effettua con piantine alte circa 10 cm, con distanze di trapianto in campo diverse per le varietà: 50 x 20 cm (distanza tra le file e tra piante della stessa fila) per l'Erzegovina e il Samsun (densità di 100.000 piante per ettaro), 40 x 20 cm per la Perustitza (120.000 piante/ha), 40 x 15 cm per lo Xanthi (166.000 piante/ha). I tabacchi orientali necessitano di ripetute sarchiature (rimozione dello strato superficiale del terreno), trattamenti antiparassitari, specialmente contro il fungo Peronospora tabacina, e controllo delle erbe infestanti. Le piante non vengono mai cimate. Raccolta e cura Avviene nei mesi estivi tra luglio e agosto, con le foglie in piena maturità (indicata da schiarimento del colore verde e abbassamento della punta e dei bordi), a partire dal basso verso l'alto. La raccolta viene fatta a foglie singole, in 5-8 passaggi per i tipi aromatici (Perustitza, Xanthi), in 4-5 passaggi per i tipi da riempimento (Erzegovina, Samsun). Le corone fogliari vengono distinte in: - basali, con foglie molto mature; - mediane, le foglie della parte centrale della pianta, le migliori; - apicali, le foglie terminali la cui qualità è legata all'andamento stagionale e alle caratteristiche del terreno. Le foglie raccolte per corona fogliare sono infilzate a mano con spago, e le filze sono poi poste in telaini di legno per la cura. Le operazioni di raccolta e cura sono lunghe e onerose, e arrivano ad interessare circa 5 milioni di foglie per ettaro. La cura e lavorazione dei tabacchi levantini avvengono in una successione di fasi che portano nelle foglie modifiche di ordine fisico, biochimico e chimico: cura, manipolazione, fermentazione, conservazione. Nella cura si ha un primo periodo di ingiallimento, effettuato all'ombra (in locali ombreggiati o sotto tettoia), quindi si espongono i telaini al sole e le foglie assumono un colore dorato o giallo-marrone. Il colore viene quindi fissato con l'essiccamento del lembo e delle costole; con l'essiccazione scompaiono i residui di colore verde, ed iniziano i cambiamenti nell'elasticità e nella combustibilità del tabacco. Al termine le filze sono raccolte in ghirlande e poste in locali asciutti e oscuri (per favorire la brillantezza del colore, sbiadito dall'eccesso di luce solare). Manipolazione e fermentazione Dopo il periodo nei locali di custodia, le filze distinte per raccolta vengono collocate in casse dette "a crociera" o confezionate in ballotti avvolti con tela di iuta, per la lavorazione premanifatturiera. Questa consiste in una serie di manipolazioni e in una fase conclusiva di fermentazione. Le foglie vengono distaccate fra di loro (operazione di "spulardamento", effettuata a mano o a macchina), suddivise in gradi per caratteristiche merceologiche e impiego, pressate e sottoposte a fermentazione. Questa fase avviene in modo naturale, con l'innalzamento della temperatura tra l'inizio della primavera e la fine dell'estate, o forzata in apposite celle climatizzate regolando il processo di fermentazione che si svolge con durata più breve (15-20 giorni). Il tabacco viene infine conservato in locali adatti, ponendo le ballette in strati sovrapposti su pedane di legno, controllando temperatura, umidità e parassiti (tarlo e tignola del tabacco). Impiego La foglia orientale è essenzialmente un tabacco per sigaretta, che può essere fumato direttamente: le cosiddette sigarette turche sono infatti al 100% tabacco orientale, ma attualmente sono poco fumate al di fuori dei paesi di origine. La maggior parte dei tabacchi orientali è costituita da tipi neutri o da riempimento, mentre i tabacchi orientali più caratteristici sono i tipi aromatici, che presentano un gusto dolce e gradevole, con aroma ben distinto, molto richiesti sul mercato. Vengono usati nella fabbricazione delle sigarette in miscela con altri tabacchi, come nelle sigarette chiare di tipo american blend, composte da tabacchi Virginia o bright flue-cured con quantità variabili di Burley, Maryland e tabacchi orientali, e nella preparazione di miscele di trinciati per pipa. Il tabacco Xanthi (o Xanthi Yakà) deriva per ibridazione e selezione dallo Xanthi della Macedonia. La sua origine viene fatta risalire ai tabacchi Varinas del Venezuela, dai quali sono derivati tutti i tabacchi orientali di tipo Basmà. La coltivazione dello Xanthi è iniziata in Macedonia nel XVII secolo, introdotto da importatori veneziani e genovesi, e si è diffusa successivamente in Tracia e Anatolia. E’ un tabacco di tipo orientale curato al sole (sun cured). Caratteri botanici E’ una pianta snella di aspetto cilindrico o conico, a fusto esile, alta circa 1,80 m. Le foglie, in numero di 25-30, sono erette, sessili, di forma ovata o ellittica; sul fusto sono inserite ad angolo acuto e disposte su internodi distanziati, mentre alla base della pianta sono inserite ad angolo retto. Le foglie presentano tessuto gentile, con nervature sottili. Il tessuto fogliare è leggero, ricco di gomma e cere. I fiori sono di colore bianco tendenti al rosa chiaro, le capsule dei semi sono più piccole rispetto agli altri tabacchi orientali. Il tabacco Xanthi italiano è assimilabile ai tabacchi Basmà, caratterizzati da foglie di forma da cuoriforme ad ovata ed ovato lanceolata, di piccolo sviluppo, da 5 a 20 cm, colore sempre brillante dal giallo al giallo oro bruno. Caratteristiche di produzione Zone di coltivazione Il tabacco Xanthi è stato introdotto in Italia nel 1885, con coltivazioni nel Lazio (Cori), in Puglia (Tricase) e in Abruzzo (Teramo e Chieti). Alcuni tipi di tabacchi derivati dallo Xanthi sono stati il Lecce Yakà, coltivato nella penisola salentina, e l’ Abruzzi Yakà, nelle province di Pescara e Chieti. Nel periodo di massima espansione la coltivazione di questo tabacco ha interessato soprattutto le regioni centro-meridionali (Puglia, Basilicata, Campania, Lazio, Abruzzo e Molise, e anche in Calabria in alcuni comuni in provincia di Cosenza); la ragione della diffusione in queste regioni deriva dall’apporto in termini di reddito e occupazione fornito dalla coltivazione del tabacco, in zone agricole spesso con poche alternative colturali. Negli anni ’80 la coltivazione dello Xanthi con 12.000 tonnellate costituiva il 40% di tutti gli orientali coltivati, in seguito ha subito un drastico ridimensionamento a favore degli altri tipi di tabacchi orientali. Attualmente lo Xanthi viene coltivato solo in Puglia, soprattutto nella provincia di Lecce; la produzione nel 1995 (pari all’11% dei tabacchi orientali), è stata di 1.275 tonnellate, con una superficie di 862 ettari e una resa media pari a 1,5 t/ha. Semenzaio La semina si effettua tra gennaio e febbraio, in semenzai con terreno finemente lavorato e libero da erbe infestanti e parassiti. Un grammo di seme copre una superficie in semenzaio di circa 3 metri quadrati, e permette di ottenere in 300 metri quadrati di semenzaio un numero di piantine sufficienti per un ettaro di coltura. Terreno e fertilizzazione Lo Xanthi richiede zone difese da venti, secche o con rare piogge estive, umidità relativa alta. Le migliori condizioni si raggiungono con temperature tra 20 e 28 °C durante il periodo di coltivazione. Le condizioni pedologiche ottimali sono rappresentate da terreni leggeri, sciolti, scheletro abbondante, poco profondi, collinari o sub-collinari (il termine Yakà distingue i tipici tabacchi di collina), non molto fertili e non ricchi di sostanza organica, con sali di ferro. L'apporto dei fertilizzanti è limitato, le concimazioni azotate in copertura sono variabili tra 10 e 45 kg/ettaro, in relazione agli investimenti unitari di piante ad ettaro. Coltivazione La ridotta dimensione delle piante consente di trapiantare con una densità superiore agli altri tipi di tabacco: in condizioni normali la densità dello Xanthi varia tra 140.000 e 170.000 piante ad ettaro. Le distanze tra le file variano tra 50-60 cm, mentre sulle file le distanze tra piante variano tra 10 e 18 cm. Un tipico impianto di 15 x 40 cm consente di ottenere 166.000 piante per ettaro. I tabacchi orientali necessitano di scarso apporto di acqua, tuttavia è importante il controllo delle erbe infestanti per evitare la competizione idrica per la poca disponibilità d'acqua del terreno. La situazione di stress idrico durante lo sviluppo e la maturazione delle foglie permettono di ottenere prodotti merceologicamente superiori. Non viene effettuata cimatura. Raccolta e cura La raccolta viene effettuata per corone fogliari, con le foglie per corona che variano da 5-8 per lo Xanthi. Per completare la raccolta di piante con 30-40 foglie occorrono 5-6 passaggi. Le corone fogliari vengono distinte in: - basali, che comprendono le foglie più mature; - mediane, le migliori, costituite con le foglie della parte centrale della pianta; - apicali, con le foglie terminali. La raccolta a piante intere non viene praticata. La resa varia da 1.000 a 1.300 chilogrammi di foglie verdi per ettaro. Le foglie raccolte vengono sottoposte all’operazione manuale di infilzamento, che consiste nel riunire le foglie in filze facendo passare un filo nella parte basale e al centro delle costole fogliari, senza pressare le foglie. Le filze vengono poi fissate su telai in legno, a distanze di circa 20 cm l'una dall'altra. La cura viene effettuata generalmente sotto coperture di plastica, ottenendo l’ingiallimento della foglia all’ombra, e l'essiccazione della lamina e della costola alla luce del sole. La durata varia secondo la maturazione delle foglie, più breve per le foglie basali (8-10 giorni) rispetto alle apicali (circa 20 giorni). Con la cura la foglia passa dallo stato verde a quello di tabacco greggio, con modifiche di natura biochimica (passaggio dal verde al giallo e perdita di acqua nella foglia). Al termine della cura le filze di foglie sono riunite in gruppi e appese in locali di custodia. Le filze vengono poi presentate generalmente in "casse a crociera" di 30-40 kg o condizionate in ballotti di 15-20 kg, per la successiva lavorazione premanifatturiera. In questa fase le foglie sono divise in gradi di diverse caratteristiche merceologiche e di impiego, e sottoposte a fermentazione, processo che trasforma il tabacco greggio in prodotto idoneo all’impiego. La fermentazione stagionale è un processo naturale che si effettua tra l’inizio della primavera e la fine dell’estate, di durata variabile, la fermentazione extrastagionale viene effettuata in apposite celle climatizzate, con durata di circa 15 giorni. Allestimento del prodotto e impiego Le foglie essiccate e fermentate hanno colore variabile dal giallo al marrone, tessuto sostanzioso, elastico, gommoso, con meno dell’1% di alcaloidi. Il tabacco Xanthi è considerato un tabacco di tipo aromatico, di particolare pregio, dal gusto dolce, di tono medio, di buona combustibilità, con aroma leggero e gradevole. Trova impiego nella confezione di sigarette di tipo orientale e di tipo americano, e nelle miscele di trinciati per pipa. Deriva, per ibridazione e selezione, dal tabacco Perustitza bulgaro, coltivato nell’area di Plovdiv. Il seme di questo tabacco è originario della Macedonia e della Tracia. E’ un tabacco orientale curato al sole (sun cured). Caratteri botanici E' una pianta snella, alta 1-1,30 metri, cilindrica o conica, con nodi a giusta distanza. Il fusto è spesso con foglie inserite con angolo meno acuto rispetto al tabacco Xanthi Yakà. In condizioni normali di coltivazione produce da 27 a 50 foglie utili. Le foglie sono verde chiaro, sessili, di medio o grande sviluppo, di forma ovata o ellittica, ad apice acuto, e di tessuto leggero. L’infiorescenza è ramificata, con i fiori di colore da rosa chiaro a rosso vivo. Caratteristiche di produzione Zone di coltivazione In Italia la varietà, con il nome di Perustitza-Ustina bachi bagli, è stata introdotta nel 1922 a Lecce, nella provincia di Lucugnano, e moltiplicata poi a Salerno nella pianura di Paestum. Successivi incroci con altri tipi di tabacco portarono a forme nane, cespugliose, a forme giganti, a piante con fiori rossi. Tra queste si ricorda la Perustitza Gigante coltivata nel Lazio, con altezza di 1,5-1,7 metri, foglie più grandi (15-20 x 7-10 cm) e maggior numero di foglie utili (40-50). Il periodo di maggiore estensione della Perustitza si è avuto nel decennio 1975-1985, con produzioni di oltre 10.000 tonnellate, successivamente la produzione si è ridotta di 1/5. La coltivazione ha interessato in prevalenza le regioni centro-meridionali (Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria); attualmente la produzione, che costituisce il 42% del totale dei tabacchi levantini, è concentrata soprattutto in Puglia (provincia di Lecce) e Abruzzo (provincia di Chieti). Semenzaio La semina si effettua in febbraio, in semenzai generalmente coperti con teli di garza porosi. Un grammo di seme copre una superficie in semenzaio di circa 3 m2; il numero di piantine utili per m2 è di circa 700-1000. In 300 m2 di semenzaio si ottengono un numero di piantine sufficienti per un ettaro di coltura. In semenzaio le cure consistono nella eliminazione di piante infestanti, nel diradamento delle piantine, in concimazione in copertura e difesa contro i parassiti, soprattutto contro il fungo peronospora. Terreno e fertilizzazione La Perustitza è un tabacco meno esigente nei riguardi del terreno rispetto agli altri tabacchi levantini. Esige clima mite, caldo d'estate ma non arido, con pioggia in maggio- giugno. Le condizioni pedologiche ottimali sono rappresentate da terreni tufacei, sciolti, poco profondi e molto permeabili, di media consistenza e non fertili, poveri di azoto organico e con buone dotazioni di potassio e ferro, con buona insolazione e riparati dai venti freddi. Coltivazione La ridotta dimensione delle piante consente di trapiantare con una densità superiore agli altri tipi di tabacco: in condizioni normali la densità del tabacco Perustitza varia tra 130.000 e 150.000 piante ad ettaro. Il trapianto si effettua generalmente ad aprile, con piantine sane e robuste: un tipico impianto effettuato con piantine poste a dimora di 20 cm l’una dall’altra su file distanti 45 cm, fornisce un investimento di 111.000 piantine per ettaro. Le pratiche colturali consistono in ripetute sarchiature (eliminazione di erbe infestanti), rincalzature per favorire l’emissione di radici avventizie, concimazione in copertura con nitrato o solfato di ammonio (1-1,5 quintali/ettaro). I tabacchi orientali necessitano di scarso apporto di acqua, tuttavia è importante il controllo delle erbe infestanti per evitare la competizione idrica per la poca disponibilità d'acqua del terreno. Non viene effettuata cimatura. Raccolta e cura La raccolta viene effettuata a foglie, procedendo dalle basilari verso le apicali. Per completare la raccolta di piante con 30-40 foglie occorrono 5-7 passaggi. Le foglie vengono mantenute distinte in corone per ciascuna raccolta, essendo differenti le caratteristiche delle foglie. Le migliori sono in genere le foglie mediane alte, mentre le apicali spesso non raggiungono la maturazione prima delle piogge autunnali. In coltivazioni normali la resa fornisce in media da 1.200 a 1.400 chilogrammi di foglie verdi per ettaro. Le foglie, in numero di 200-250, vengono infilzate a mano con spago, formando filze che vengono attaccate con le estremità ai lati di telai di legno, per le operazioni di cura. La cura viene effettuata generalmente sotto coperture di plastica: dopo l’ingiallimento delle foglie all’ombra, si passa alla fissazione del colore e all’essiccamento della lamina e della costola alla luce e al sole, completando la cura in circa quindici-venti giorni. Le filze vengono successivamente sistemate in locali riparati a stagionare, e dopo la cernita si formano le ballette a forma parallelepipeda (tongas), mediante pressatura meccanica, disponendo le foglie alla rinfusa. Le ballette vengono poi poste in locali a stagionare. Col processo di fermentazione che porta ad aumento della temperatura, il tabacco subisce una perdita in peso e sviluppa le caratteristiche di aroma. Al termine le ballette sono rivestite con tela e depositate nei magazzini. Allestimento del prodotto e impiego Le foglie essiccate e fermentate sono di colore giallo-oro tendente al rosso, di tessuto gentile e poroso, di alta aromaticità. La combustibilità è ottima, il gusto nobile, leggero, dolce, fresco. Il tabacco normalmente presenta colore giallo chiaro tendente al rossiccio, vivace e brillante o tendente all'opaco. Il gusto è pieno, marcato, ma nel complesso abbastanza gradevole e con aroma schietto e intenso. Le filze di foglie sono presentate generalmente in "casse a crociera" di 30-40 kg o condizionate in ballotti di 15-20 kg. Il tabacco Perustitza viene impiegato nelle miscele per sigarette di blend europeo e americano, e nella preparazione di miscele per trinciati. L’Erzegovina è un tabacco orientale curato al sole (sun cured). Deriva, per ibridazione e selezione, dall'Erzegovina coltivato nella omonima regione balcanica, nei distretti di Stolak, Trebinje e Ljubusky. In Italia appartiene, con lo Xanthi e la Perustitza, al gruppo dei tabacchi levantini. Caratteri botanici E' una pianta tozza, a fusto molto spesso, a forma di cono rovesciato (Erzegovina normal) o cilindrico (Erzegovina resistant), alta circa 1 m. Fornisce fino a 35 foglie utili, sessili, a forma tozza, lanceolate, ovate e ineguali, colore verde, translucide, con apice corto, curvo, con nervature bianche. Le foglie si inseriscono sul fusto ad angolo acuto, in corrispondenza di nodi molto ravvicinati. I fiori sono di colore roseo, riuniti in pannocchia quasi racchiusa tra le foglie apicali. Caratteristiche di produzione Zone di coltivazione L’Erzegovina è stato introdotto in Italia nel 1893 a Lecce, coltivato sperimentalmente in diverse regioni, e diffuso soprattutto nel Salento e in Abruzzo. Di questa varietà furono fatte diverse selezioni, adattate alle diverse condizioni ambientali delle zone di coltivazione (Istria Valle, Abruzzi Valle, Lecce Valle). Con la liberalizzazione della coltivazione (nel 1970) si è rideterminata una distribuzione tipologica dei tabacchi levantini in Italia, a vantaggio dell’Erzegovina e a svantaggio dello Xanthi. Agli inizi degli anni ’70 la produzione dell’Erzegovina costituiva il 35% della produzione totale dei tabacchi levantini, attualmente rappresenta il 46%. L’aumento dei consumi delle sigarette di blend europeo e americano, e la riduzione dei consumi di sigarette a base di tabacchi scuri e orientali, ha portato alla progressiva diminuzione nella produzione dei tabacchi orientali, più ricchi di condensato, a partire dalla metà degli anni ’70; la coltivazione dell’ Erzegovina ha avuto una contrazione, con la progressiva scomparsa dalle regioni meridionali tradizionali (Abruzzo, Basilicata, Lazio, Molise, Campania, Marche). Solo negli ultimi anni si è avuta una ripresa della coltivazione, concentrata in Puglia nella provincia di Lecce. Semenzaio Il semenzaio viene preparato in febbraio, con coperture di teli di garza per la protezione dal freddo. Generalmente il terreno viene sterilizzato per evitare attacchi di funghi e batteri. Con 1 grammo di seme si copre una superficie in semenzaio di circa 3 m2, ottenendo in 300 m2 di semenzaio un numero di piantine sufficienti per un ettaro di coltura. Terreno e fertilizzazione Esige clima caldo-asciutto, con qualche pioggia tra primavera e estate. Predilige terreni di medio impasto (argilloso-siliceo-calcarei o siliceo-calcareo-argillosi), sabbie calcaree con sottosuolo non troppo argilloso, di fertilità media. La concimazione è limitata, poiché le dosi elevate influiscono negativamente sulla qualità del prodotto curato; gli apporti di potassio (solfato potassico), fosforo (perfosfato minerale) e azoto (nitrato ammonico) possono in linea generale essere contenuti, rispettivamente, in 100, 60 e 40-60 kg/ettaro. Coltivazione Il trapianto in campo si effettua tra i mesi di aprile e maggio, con piantine sane e robuste. Il tabacco Erzegovina viene trapiantato con una densità di circa 100.000-120.000 piante ad ettaro, con sesto di impianto di 50 cm (tra le file) x 20-25 cm (sulle file). I tabacchi orientali necessitano di scarso apporto di acqua e pertanto l’irrigazione, influendo negativamente sulle caratteristiche del prodotto, non viene praticata. Le erbe infestanti vanno comunque controllate per evitare competizione idrica con le piante di tabacco. Pertanto come cure colturali si effettuano operazioni di sarchiatura (eliminazione delle infestanti) e una rincalzatura (raccolta di terra intorno al fusto), per favorire l’ emissione delle radici avventizie. La cimatura (asportazione dell’infiorescenza principale) non viene effettuata. Raccolta e cura La raccolta viene eseguita a foglie, normalmente ad uno stadio di maturazione delle foglie meno avanzato rispetto agli altri tabacchi. Per completare la raccolta occorrono generalmente 4-5 passaggi. La coltivazione in condizioni normali fornisce in media da 1.300 a 1.700 chilogrammi per ettaro. Dopo la raccolta le foglie, mantenute distinte per corona fogliare, sono sottoposte all’ operazione di infilzamento, effettuata a mano o con apposite macchine, facendo passare un filo nella parte basale e al centro delle costole fogliari, senza pressare le foglie. Le filze, formate da 200-300 foglie, vengono fissate su telai in legno (stendaggio) esposti all'aperto e riparati dal vento, a distanze di circa 10-15 cm l'una dall'altra, per le successive operazioni di cura. Nella cura si distinguono le fasi di ingiallimento, fissazione del colore, essiccazione. L'ingiallimento delle foglie viene effettuato all’ombra, in luoghi scuri e ombreggiati (in locali o sotto tettoie), fino ad ottenere un colore giallo chiaro. La fissazione del colore inizia con l'esposizione delle filze direttamente al sole, generalmente sotto coperture di plastica, fino ad ottenere la completa essiccazione della lamina e della costola della foglia. La durata varia secondo la maturazione delle foglie, più breve per le foglie basali (8-10 giorni) rispetto alle apicali (circa 20 giorni). Al termine le filze vengono raccolte in ghirlande o festoni e poste in locali asciutti, ventilati e oscuri (per favorire la brillantezza del colore, sbiadito dall'eccesso di luce solare). Quando le foglie si ammorbidiscono per assorbimento di umidità, le filze vengono riposte in "casse a crociera" di 30-40 kg o condizionate in ballotti provvisori di 15-20 kg, per la successiva lavorazione premanifatturiera. In questa fase le filze sono divise in gradi di diverse caratteristiche merceologiche e di impiego, e lavorate in ballette di tipo Basmà o Tongas. Nelle prime le foglie dopo spianatura sono disposte a pacchetti su dischi, distinte per caratteristiche, e imballate in casse aperte con pareti mobili, regolate da viti speciali in relazione allo sviluppo delle foglie (il peso delle ballette varia da 8 a 15 kg). Nelle ballette a Tongas le foglie sono cernite e imballate alla rinfusa con apposite presse (peso intorno ai 20 kg). Nelle ballette le foglie sono sottoposte a fermentazione, processo che trasforma il tabacco greggio in prodotto idoneo all'impiego. La fermentazione stagionale è un processo naturale che si effettua tra l'inizio della primavera e la fine dell'estate, di durata variabile, quella extrastagionale viene effettuata in apposite celle climatizzate, con durata di circa 15 giorni. Le foglie essiccate e fermentate sono di colore giallo brillante, il tessuto è gentile, leggero, elastico, di facile cura. Aroma molto tenue, quasi neutro, di ottima combustibilità e gusto piacevole. Il tabacco ha generalmente gusto neutro, sostanzialmente dolce, sufficiente o scarsa combustibilità. Il tenore di nicotina è basso, l'aroma poco marcato o quasi assente. E' un tabacco da riempimento, e trova impiego nelle sigarette e nei trinciati. Il tabacco Samsun appartiene alla classe dei sun-cured, i tabacchi le cui foglie sono curate al sole (tabacchi orientali o levantini). I più caratteristici sono i tipi aromatici, ma la maggior parte dei tipi sono neutri o da riempimento. Le zone tradizionali di coltivazione gravitano intorno al mediterraneo orientale (Paesi balcanici, Grecia, Bulgaria, Turchia, Siria, Iran, Italia meridionale, Libano, Israele). Altri paesi produttori di tabacchi orientali sono Russia, Pakistan, Thailandia, Cina. Il Samsun, originario del Venezuela, è un tabacco tradizionale della regione di Samsun sul Mar Nero (Anatolia, in Turchia), dove la coltura fu importata dalla Persia (l'attuale Iran) nei primi anni del XVII secolo. Varietà di Samsun vengono attualmente coltivate in diversi paesi dell'area mediterranea. In Turchia il tabacco Samsun, di aroma e gusto delicato, viene prodotto in tre differenti qualità: a) Maaden-Dérè, di qualità migliore; b) Alatshan, di qualità poco inferiore alla precedente; c) Bashi-Bagli, di buona e media qualità. In Grecia viene coltivato un tipo di Samsun, con foglie a forma di cuore, con caratteristiche di gusto da dolcemente aromatiche a neutre, molto utilizzato come buon tabacco da riempimento. Caratteri botanici Le caratteristiche botaniche e morfologiche del Samsun corrispondono alle seguenti: - pianta snella, quasi cilindrica; numero di foglie utili da 24 a 26; fusto verde chiaro; foglia semipicciolata, quasi cuoriforme, liscia, di colore verde; costola e nervature attenuate; tessuto leggero; infiorescenza poco staccata con fiori di colore rosso. E' una pianta più vigorosa e meno slanciata degli altri tabacchi orientali. Lo sviluppo della pianta è ridotto dal clima caldo-arido e dalla forte insolazione, che favoriscono però l'accumulo di resine e gomme sulle foglie. Caratteristiche di produzione Zone di coltivazione In Italia il Samsun venne introdotto nel 1895 a scopo sperimentale nei comuni di Poggiardo e Sassari, dopo che cinque anni prima erano state iniziate le prime coltivazioni dei tabacchi orientali. In Sardegna la coltura inizialmente non ebbe successo, ma i tabacchi levantini in breve tempo si diffusero in diverse regioni (Puglia, Campania, Toscana, Abruzzo). In particolare il Samsun, dopo la seconda guerra mondiale, veniva coltivato in concessione speciale e per esportazione in Campania, Lazio, Abruzzo e Sardegna. Dei tabacchi levantini coltivati in Italia, i più diffusi sono stati i tipi Xanthi, provenienti dalla Grecia, le varietà Perustitza dalla Bulgaria, e l'Erzegovina dalla Macedonia. In Italia la produzione dei tabacchi orientali ha raggiunto il massimo nel 1976, con oltre 38.000 tonnellate, ma a partire dal 1986 si è avuta una progressiva riduzione. All'interno del gruppo sono comprese le varietà Perustitza ed Erzegovina, le più importanti per diffusione, lo Xanthi Yakà e il Samsun. Nel 1995 gli orientali hanno costituito circa il 12% della superficie tabacchicola nazionale, e il 9% circa della produzione totale. Gli orientali sono concentrati soprattutto in Puglia (87%), con produzioni minori in Abruzzo, Campania e Sicilia. Il Samsun viene coltivato nella provincia di Salerno. Semenzaio Si impiegano 0,3-0,4 grammi di seme per metro quadro, per una densità ottimale intorno a 700 piante per metro quadro. Il numero dei semi contenuti nelle capsule della pianta del Samsun è di circa 12.000 per grammo. Terreno e fertilizzazione Gli orientali si adattano a terreni di varia natura, ma danno un prodotto migliore in terreni sabbiosi e privi di scheletro, ben aerati e facili a scaldarsi, con concimazioni contenute. Per i fertilizzanti va evitato l'impiego di dosi eccessive che influiscono negativamente sulla qualità del prodotto curato. L'elemento più importante ai fini della combustibilità è il potassio, mentre l'azoto influenza l'aumento della produzione e il fosforo influisce sulle caratteristiche del prodotto finito. In linea di massima le dosi di fertilizzanti per i tabacchi orientali sono intorno ai 60 kg per ettaro per il fosforo, 40-60 per l'azoto, 100 per il potassio. Coltivazione La densità della coltura è la più elevata tra tutti i tabacchi coltivati. La densità per i tipi aromatici (Perustitza, Xanthi) varia da 120.000 a 160.000 piante per ettaro, mentre per i tipi da riempimento (Erzegovina, Samsun) è intorno alle 100.000 piante per ettaro. Nella coltura tradizionale l'irrigazione è sconsigliata; è comunque importante controllare le erbe infestanti, per evitare competizione idrica per la scarsa disponibilità d'acqua del terreno. La cimatura non viene praticata. E' importante evitare la coltura ripetuta ricorrendo alla pratica delle rotazioni, effettuata per evitare stanchezza del terreno e la manifestazione di malattie al tabacco. Raccolta e cura La raccolta è scalare e manuale, eseguita in uno stadio di maturazione delle foglie meno avanzato rispetto ad altri tabacchi. Si effettua in 5-6 passaggi per i tipi aromatici (30-40 foglie), e 4-5 passaggi per i tipi da riempimento. Nel Samsun le foglie superiori spesso non raggiungono la maturazione. La cura si effettua generalmente sotto coperture di plastica. La cura inizia con l'infilzamento delle foglie in ghirlande di 200-300 foglie, essiccate poi su telai in ombra (fase di ingiallimento). Dopo 2-3 giorni i telai sono esposti al sole, completando l'essiccazione in 15-20 giorni. Le operazioni di cura interessano circa 5 milioni di foglie per ettaro. Le foglie curate del Samsun hanno tessuto consistente, elastico, gommoso, di colore giallo-bruno- rossiccio, aroma pronunciato, buona combustibilità. Vengono formati dei ballotti per il trasporto agli stabilimenti di produzione, dove le foglie verranno sottoposte a processi di fermentazione. L'utilizzazione dei tabacchi orientali in ambito comunitario ha avuto una drastica riduzione negli ultimi anni, a causa dell'orientamento dei consumatori verso prodotti più leggeri. Il Samsun, per l'aroma discreto e gradevole, viene spesso utilizzato per l'arrotondamento delle miscele. I tabacchi orientali sono impiegati soprattutto nelle miscele per sigarette, alle quali conferiscono particolare aroma, ma vengono usati anche nelle miscele di trinciati per pipa. Nelle sigarette di tipo american blend i tabacchi orientali entrano per circa il 10%, mentre nelle sigarette di tipo turco i tabacchi orientali sono il solo costituente. L'Italia, con 130.590 t di tabacco greggio prodotte nel 1996, è tra i principali produttori di tabacco nella Comunità Europea. Il settore, con circa 80.000 coltivatori, rappresenta l'1,6% della Produzione Lorda Vendibile dell'Agricoltura con circa 800 miliardi. Nel 1996 le regioni con le maggiori produzioni sono state la Campania (47%), l'Umbria (16%), il Veneto (16%), la Puglia (8%), la Toscana (4%) e il Lazio (3%). Grazie alla grande varietà di ambienti pedoclimatici vengono coltivati tutti i più importanti tipi di tabacco (Nicotiana tabacum): tabacchi curati ad aria calda (flue-cured), tabacchi curati a fuoco (fire-cured), tabacchi chiari (light air-cured) e scuri (dark air-cured) curati ad aria, tabacchi curati al sole (sun-cured) o orientali, tutti usati nei prodotti da fumo, e la Nicotiana rustica (Brasile selvaggio), usata per i tabacchi da fiuto. La produzione del tabacco, in quantità e qualità, dipende da numerosi fattori: condizioni pedoclimatiche, tipo e cultivar, sistema di coltura e cura. Oltre a questi fattori il tabacco è soggetto a danni dovuti a parassiti animali e vegetali, che colpiscono in diversa misura la coltura nelle fasi di semenzaio, di campo e magazzino, e a danni dovuti a cause non parassitarie. La valutazione dei danni economici arrecati dai parassiti alla tabacchicoltura non è facile: in Italia (a titolo di stima) sono stati valutati danni intorno al 6% della produzione di tabacco, con una perdita annua di circa 56 miliardi di lire. Tutti i parassiti danneggiano il tabacco sia direttamente (traendo da esso alimento) con manifestazioni di lesioni sugli organi della pianta, che indirettamente con modificazioni in alcuni dei componenti chimici. Alcuni sono parassiti obbligati, capaci di moltiplicarsi solo in tessuti ospiti viventi (virus, alcuni funghi, nematodi), altri utilizzano la pianta del tabacco per la propria crescita (piante parassite e insetti). Alcuni parassiti diffondono facilmente, altri necessitano di vettori specifici per la loro trasmissione (alcuni virus trasmessi da insetti); i funghi patogeni delle foglie che producono numerose spore portate in campo dall'aria sono più facilmente e rapidamente dispersi rispetto ai patogeni del terreno. Ciò influisce certamente sulla diffusione della malattia e quindi sull'entità dei danni, ma fattori ambientali come umidità e temperatura sono fattori critici per l'inizio dell'infezione, lo sviluppo della malattia e la riproduzione di tutti i patogeni. Pertanto nello studio delle alterazioni prodotte dai parassiti, oltre a rilevare gli aspetti dovuti a cause biologiche proprie del ciclo vitale del parassita, si deve tenere conto delle condizioni esterne (climatiche e pedologiche), le cui variazioni possono determinare condizioni favorevoli o meno alla diffusione del patogeno. Inoltre i sintomi caratteristici possono talvolta essere accentuati in casi individuali, variando con lo stadio di sviluppo della pianta, con condizioni di crescita sfavorevoli o con pratiche colturali inadatte. In questa rassegna verranno trattate le avversità che maggiormente interessano la coltivazione del tabacco in Italia, sia in semenzaio che in campo, evidenziando l'importanza economica della patologia e illustrando brevemente il ciclo biologico per ogni parassita, le condizioni ottimali per il loro sviluppo, le caratteristiche più evidenti del loro manifestarsi, l'epoca e le modalità di lotta preventiva e/o curativa. In un capitolo a parte saranno trattate una serie di avversità del tabacco dovute a cause non parassitarie, come alterazioni fisiologiche dovute a carenze o eccessi nutrizionali, a fattori legati all'uso dei fitofarmaci e all'inquinamento, fattori che negli ultimi anni hanno acquistato rilevante importanza, e a cause dovute strettamente all'ambiente. Virus Le virosi del tabacco sono malattie infettive molto frequenti, che in particolari condizioni possono causare danni molto gravi alle colture. Malattie causate da virus I virus sono trasmessi in natura per contatto, per seme, con il trasporto di terreno infetto e per opera di insetti (afidi, cicadellidi, psillidi, coccidi, aleurodidi, tripidi), acari, fanerogame parassite (cuscuta), nematodi, funghi, polline, ecc. Le infezioni virali determinano un'azione perturbatrice sul normale andamento dell'attività fisiologica delle piante, le quali reagiscono producendo una ricchissima varietà di manifestazioni che rendono a volte difficile l'identificazione degli agenti patogeni per via sintomatica. I sintomi infatti non sono specifici e neanche sempre costanti, ma sono sensibilmente influenzati dalle condizioni ambientali come temperatura, luce, umidità, composizione del terreno in cui cresce la pianta, varietà coltivata, nonché dal ceppo del patogeno e dall'epoca di infezione. I virus a volte producono infezioni latenti senza alcuna alterazione esterna nelle piante, oppure virus differenti tra loro possono originare sintomatologie simili; possono inoltre non mantenere costanti le loro caratteristiche, ma subire variazioni che si ripercuotono sulle loro proprietà patogeniche e sui sintomi prodotti sulle piante. E' da tenere presente inoltre che sintomi simili a quelli prodotti dai virus sono provocati da cause biotiche e abiotiche, come batteri, rickettsie, funghi, micoplasmi, spiroplasmi, protozoi, tossine prodotte da artropodi, anomalie genetiche, deficienze nutrizionali, alte temperature, squilibri ormonali, insetticidi, antibiotici e inquinamenti dell'aria. Per l'esatta diagnosi delle virosi sono necessari, oltre all'osservazione diretta, saggi biologici basati sull'inoculazione di piante indicatrici erbacee, osservazioni al microscopio elettronico, prove sierologiche (immunomicroscopia elettronica, saggi immunoenzimatici), e moderne tecniche molecolari, quali l'uso di sonde di acidi nucleici e ibridazione col materiale genetico virale. Le virosi segnalate sul tabacco in Italia, descritte nella presente rassegna, sono riassunte nella Tab. 1. Mosaico del tabacco Tobacco Mosaic Virus = TMV I sintomi sono vari e mutevoli; sulle foglie si ha una caratteristica maculatura clorotica alternata ad aree di colore verde più intenso, di dimensione irregolare e a localizzazione internervale (Fig. 1). Le foglie presentano spesso bollosità e malformazione accentuata del lembo (foglie nastriformi e filiformi). Le aree clorotiche hanno accrescimento ridotto e presentano la lamina meno spessa; le foglie sono più fragili e maturano irregolarmente. Il prodotto curato presenta difetti nelle proprietà organolettiche e nella combustibilità. L'infezione grave provoca nelle piante deperimento e arresto di crescita (Fig. 2). Il virus è ubiquitario e sono numerose le specie vegetali suscettibili, tra le quali la patata e il pomodoro. Del TMV esistono moltissimi ceppi differenziabili per il grado di virulenza, per le reazioni sierologiche, per le alterazioni indotte nelle piante. Il virus persiste a lungo nel materiale infetto (anche 30 anni nelle foglie di tabacco essiccate), e viene diffuso per contatto, ad opera principalmente dell'uomo durante i lavori colturali (trapianto, trattamenti, raccolta, ecc.). E' presente in tutti i paesi dove si coltiva tabacco. Negli USA le perdite ammontano all'1% del raccolto annuale. L'infezione precoce provoca maggiori perdite, con riduzioni del raccolto fino al 30% e perdite in valore commerciale del 50%. Mosaico del cetriolo Cucumber Mosaic Virus = CMV I sintomi, molto simili a quelli del mosaico del tabacco, con i quali possono essere confusi, si presentano con zone verde pallido tra le nervature delle foglie che successivamente si estendono sull'intera lamina fogliare (Fig. 3). Le bollosità prodotte sulle foglie sono meno marcate di quelle prodotte dal TMV. Altri sintomi sono: distorsione delle foglie e del lembo, ravvicinamento e talvolta fusione delle nervature fogliari (Fig. 4). Il virus è frequente su un gran numero di specie, sia dicotiledoni che monocotiledoni, comprendenti piante infestanti e importanti colture erbacee industriali (pomodoro, peperone, cucurbitacee, ornamentali). Del CMV si conoscono numerosi ceppi che variano nei sintomi, nella virulenza, nelle proprietà fisiche. Il virus, diffusissimo in natura, si conserva sulle piante infestanti che circondano i campi coltivati ed è facilmente trasmesso da diverse specie di afidi (Myzus persicae, Aphis gossypii, A. maidis), in modo non-persistente, e meccanicamente per contatto. I danni al tabacco dipendono dalle condizioni climatiche, dalla virulenza del ceppo, dalla precocità dell'infezione. Le perdite prodotte dal virus raggiungono l'entità di quelle causate dal TMV, più accentuate se l'infezione in campo avviene precocemente. In Giappone grosse perdite si verificano di anno in anno. Virus Y della patata Potato Virus Y = PVY La 'bandatura nervale' è il sintomo caratteristico prodotto dal virus; si presenta con lo schiarimento delle nervature e leggero mosaico, la decolorazione in seguito si estende tra le nervature lasciando una striscia di tessuto verde lungo i lati delle nervature (Fig. 5). Il PVY provoca sviluppo stentato della pianta ed incurvamento delle foglie verso il basso. Il virus Y si conserva vitale su tuberi di patata; in pieno campo sorgenti di inoculo sono piante coltivate e spontanee. Del virus si conoscono ceppi che variano nella virulenza, negli ospiti e nelle proprietà fisiche. L'infezione, diffusa principalmente da afidi (Fig. 6) e insetti (Myzus persicae, M. ornatus, Macrosiphum euphorbiae, Aulacorthum circumflexum, Aphis rhamni), dipende da una complessa relazione tra insetto, virus, pianta ospite e ambiente. Diffuso in tutto il mondo, le perdite economiche consistono in riduzioni quantitative e qualitative del tabacco, con stime del 25% della produzione. In Europa, dove è comparso negli anni '60 con l'introduzione di materiale resistente alla peronospora ma suscettibile al PVY, rappresenta una costante minaccia per il tabacco. Potato Virus Y, ceppo necrotico = PVYn Esiste una variante necrotica del virus, l'Yn, che produce sul tabacco una sintomatologia più grave, la necrosi nervale ("tobacco veinal necrosis") caratterizzata da aree clorotiche, e da necrosi delle nervature principali e secondarie, che ha inizio dalle foglie basali e si estende a quelle apicali; si hanno in seguito bollosità e accartocciamenti della lamina fogliare e striature necrotiche sul picciolo e sul fusto (Fig. 7). A tali alterazioni segue spesso un arresto della crescita e morte della pianta (Fig. 8). E' molto diffuso in zone di coltivazione della patata, e attacca molte altre solanacee, leguminose e chenopodiacee. Maculatura anulare Tobacco Ring-spot Virus = TRSV Le alterazioni si osservano essenzialmente sulle foglie, con la formazione iniziale di piccoli anelli giallastri che racchiudono aree di colore verde normale, e successivamente con la formazione di serie di anelli concentrici ai primi (anulature clorotiche). Le macchie anulari sono regolari quando sono comprese negli spazi internervali, mentre quando interessano le nervature sono irregolari formando delle linee sinuose disposte ai lati della nervatura mediana e delle laterali (Fig. 9). Le alterazioni non sempre hanno l'andamento descritto: le anulature o le linee necrotiche possono essere isolate, oppure sono formate da numerosi trattini o puntini biancastri o giallastri, riuniti e ordinati in modo da formare figure circolari o irregolari di diversa superficie. La forma e la disposizione delle figure dipendono dalla varietà del tabacco, dall'intensità dell'infezione, dall'età delle piante e dalle condizioni ambientali. Con il progredire dell'infezione, i sintomi si attenuano e le nuove foglie crescono normalmente pur mantenendo il virus attivo nei loro tessuti. Il virus ha molti ospiti tra i quali leguminose, malerbe e alfalfa. Viene diffuso da nematodi ectoparassiti (Xiphinema americanum), e da alcuni insetti (Thrips tabaci, Epithrix hirtipennis). Trasmissibile per succo, in campo può essere diffuso nelle operazioni di cimatura e di eliminazione dei germogli. Il virus può sopravvivere in malerbe biennali e perenni, e in colture come soia e alfalfa che possono agire come sorgenti di inoculo. Molto diffuso in USA, dove può causare gravi perdite (fino al 90% di piante infette), in Canada e in Australia, è presente anche in Europa e in Italia. Necrosi Tobacco Necrosis Virus = TNV Colpisce il tabacco soprattutto in semenzaio; l'infezione inizia con la necrosi alla base del fusto, che passa poi alla nervatura mediana e alle nervature laterali delle foglie, fino a provocare la morte delle piantine. In piante adulte provoca la necrosi del fusto e aree circolari necrotiche sulle foglie basse, con bollosità della lamina fogliare e infossamento delle nervature, mentre il resto della pianta appare normale. Tra le piante ospiti il virus è stato segnalato su mais, trifoglio, zucca, orzo. Il TNV è spesso presente nelle radici di molte piante ospiti senza produrre alcun sintomo visibile. Il virus si trasmette facilmente da materiale infetto, mediante il semplice sfregamento delle foglie. E' anche trasmesso dall'acqua del terreno, e infetta le piante sane attraverso le radici che presentano ferite. La diffusione del virus avviene dai frammenti di radice rimasti nel terreno, principalmente tramite il fungo Olpidium brassicae: il virus adsorbito sulla superficie delle zoospore viene liberato quando il protoplasto delle zoospore germinanti penetra nelle radici. Comunemente diffuso in terreni irrigui, non provoca generalmente danni rilevanti. Necrosi striata Tobacco Rattle Virus = TRV Le foglie di piante infette presentano aree dapprima clorotiche e successivamente necrotiche che si espandono progressivamente (Figg. 10, 11); le foglie infette quando vengono toccate si rompono e crepitano. Necrosi sistemiche possono svilupparsi in modo molto pronunciato, sullo stelo, sui piccioli, sulle nervature fogliari, con striscie incavate dal marrone al grigio. Le piante inoltre hanno taglia più o meno ridotta, le foglie si arricciano e raggrinziscono con margini ondulati. Un ceppo del TRV (ceppo leggero o "etching") provoca sulle foglie numerose lesioni marrone chiaro che formano poi larghi anelli, con leggera distorsione e mosaico. Le piante col tempo recuperano e producono nuove foglie che sembrano normali. Questo virus ha un ampio spettro di ospiti, trovandosi in molte piante ornamentali, in molte specie di malerbe e in diverse specie coltivate (in particolare su solanacee). Del virus esistono diversi ceppi, alcuni dei quali sono trasmessi con difficoltà. Il TRV si trasmette ad opera di nematodi del genere Paratrichodorus e Trichodorus, si conserva nei residui del terreno dove rimane attivo per molto tempo. Il virus può infettare la cuscuta che trasmette l'infezione alle piante ospiti, tra le quali il tabacco. Diffuso in diversi paesi, provoca anche danni su patata in Germania (screziatura del picciuolo e distorsione) e negli USA ('maculatura anulare suberosa'). Striatura Tobacco Streak Virus = TSV I sintomi iniziali consistono in clorosi perinervale della parte prossimale delle foglie, seguita da necrosi e distorsione fogliare generalmente unilaterale (Fig. 12). Nei casi gravi le necrosi possono interessare l'intera foglia, con arrotolamento dei margini verso il basso (Fig. 13). Le lesioni sono più numerose sulle foglie medio basali. Con il passar del tempo le piante recuperano e le nuove foglie appaiono normali, mentre le foglie colpite restano deformate e rimpicciolite. Può infettare piante coltivate (cotone, arachide, fava, pisello), spontanee e da fiore. Del TSV si conoscono diversi ceppi differenziabili per gli ospiti, per i sintomi e le proprietà fisiche. Il virus è trasmesso da alcune specie di tripidi, come Frankliniella occidentalis e Thrips tabaci. Presente in numerosi paesi, in Italia è stato segnalato nel 1952 su coltivazioni di tabacco orientale in provincia di Lecce ("farfara" del tabacco), e più recentemente in Campania. I danni al tabacco sono generalmente limitati, tuttavia in Brasile provoca gravi perdite (fino al 50% o più in alcune aree infette). Mosaico dell'erba medica Alfalfa Mosaic Virus = AMV I sintomi, influenzati dalla temperatura e dal ceppo virale, si manifestano con lesioni necrotiche fogliari di forma allungata o ad anello, schiarimento delle nervature e anulature clorotiche sulle foglie giovani (Fig. 14). Le foglie dei germogli si presentano distorte con mosaico giallo lucido (Fig. 15). Prevalente sull'erba medica, è diffuso su numerose colture quali peperone, patata, pisello, trifoglio, sedano. La trasmissione avviene generalmente mediante gli afidi, ma è stata ottenuta anche meccanicamente e con la cuscuta; nelle patate è possibile la trasmissione per tuberi. Per il tabacco i danni hanno generalmente poca importanza economica. Virosi complesse Su tabacco è comune l'infezione contemporanea di due o più virus. Quando ciò accade, si ha interazione tra i patogeni con accentuazione dei danni arrecati alle piante (effetto sinergico) e con manifestazione di sintomi più gravi e complessi: mosaico, schiarimenti nervali, bollosità e malformazioni fogliari, necrosi sul fusto, ecc. (Fig. 16 - infezione mista di TMV e CMV). Le piante attaccate presentano inoltre ritardo e arresto dello sviluppo (Fig. 17 - infezione mista PVY e CMV). In Italia le virosi multiple più frequenti sono dovute a varie combinazioni tra TMV, CMV, PVY o PVYn, talvolta presenti anche contemporaneamente. Lotta alle virosi Le perdite quantitative e qualitative del raccolto, causate dalle virosi, dipendono da diversi fattori quali: il ceppo del virus, la varietà della pianta e il periodo d'infezione. Lo scopo della difesa è di contenere o ritardare la comparsa di epidemie usando ad esempio varietà resistenti o controllando le popolazioni di insetti vettori. La difesa dalle virosi è basata essenzialmente su misure preventive e indirette, mancando sostanze antivirali ad azione curativa. L'efficacia dei metodi dipende da fattori sia ecologici che economici: così il costo per il coltivatore di varietà resistenti sarà generalmente minore del costo di applicazione di un prodotto chimico che agisca contro i vettori di virus. In generale le epidemie potranno essere più efficacemente prevenute, combinando tra loro varie misure di controllo. Procedure di carattere generale, valide per tutte le virosi, consistono in: allestimento dei semenzai su terreno precedentemente sterilizzato e sul quale non è stato coltivato tabacco o altre solanacee; liberazione dei terreni in prossimità dei semenzai e al loro interno da erbe infestanti, quali possibili veicoli di infezioni; uso di semi esenti da infezioni, o eventuale loro disinfezione prima della semina, con prodotti fungicidi specifici (mancozeb, maneb, metalaxil, metiram, propamocarb) (i fitofarmaci saranno illustrati nelle parti riguardanti le relative avversità) o con piretrine; scrupolosa vigilanza delle piante, sia in semenzaio che in campo, per individuare le prime piante sospette o ammalate ed eliminarle; divieto di fumare durante le pratiche colturali, sia in semenzaio che in campo, per evitare la diffusione di virus che si trasmettono facilmente per contatto, come il TMV. E' opportuno tenere puliti gli attrezzi e le macchine per le lavorazioni, ed effettuare la disinfezione delle mani mediante lavaggio con acqua e sapone, o con una soluzione al 10% di fosfato sodico. Valido si è dimostrato l'uso del latte per l'inattivazione del virus del mosaico del tabacco; l'immersione delle mani nel latte prima della carpitura delle piantine dal semenzaio riduce la diffusione del virus. In campo è opportuno distruggere col fuoco i residui delle colture precedenti, evitando di interrarli, specie in presenza di piante colpite da virosi, ed effettuare rotazioni con piante non ospiti dei patogeni; evitare la coltivazione di colture ospiti dei virus (pomodoro, patata, zucchino, peperone, melanzana) vicino al tabacco. In campi con forti infestazioni virali è opportuno attendere un certo numero di anni (almeno tre) prima di reimpiegare tabacco sullo stesso terreno, effettuando opportune rotazioni (ad es. frumento - prato di leguminose - frumento - erbaio). L'efficacia del controllo delle malattie mediante le rotazioni dipende da diversi fattori; principalmente dal ciclo e comportamento del patogeno, dalla sua persistenza nel terreno, dai mezzi di diffusione del patogeno e dal grado di specificità dell'ospite. Valido è l'impiego di linee di tabacco resistenti: per il TMV sono disponibili diverse linee di Burley e di ibridi, linee di Bright americane (Coker 86, Coker 176, NC 567, SC 71, SC 72, Virginia 770) e italiane (FO 104, Z23 x K36, Z23 x McNair 944, C60 BH23); alcune di queste linee sono anche resistenti a malattie fungine e ai nematodi. Sono disponibili anche varietà resistenti al PVY, ma la loro applicazione è limitata per i numerosi ceppi del virus e per le relazioni con le resistenze ad altre malattie (varietà resistenti alla peronospora e ai nematodi galligeni mostrano suscettibilità al PVY e al ceppo necrotico). Tra le operazioni preventive va ricordata la lotta con mezzi diretti e indiretti ai fitofagi vettori di virus, con specifici trattamenti insetticidi e fungicidi. I principali fattori ambientali che agiscono sulla attività dei vettori sono l'acqua e la struttura del terreno per i nematodi; l'acqua e il pH del suolo per i funghi, il movimento dell'aria e la temperatura per i vettori aerei. Riguardo alla mobilità dei vettori è da tenere presente che i vettori abitanti nel suolo, come i nematodi e i funghi, si muovono lentamente e quindi trasmettono il virus a piccole distanze, mentre il polline o i semi diffondono maggiormente i virus; ancora più rapida è la diffusione operata da insetti alati o portati dal vento, che in un giorno possono spostarsi per decine di chilometri. Per i virus trasmessi da afidi sono utilizzabili trattamenti aficidi specifici: per attacchi precoci prodotti di media e breve durata (acefate, endosulfan, etiofencarb, pirimicarb), nelle fasi avanzate prodotti rapidamente degradabili (ciflutrin, deltametrina, eptenofos). Valida è l'interposizione di barriere vegetali tra file di piante sulle quali eseguire periodici trattamenti con insetticidi. Per i virus trasmessi da vettori presenti nel terreno sono opportuni i trattamenti preventivi prima del trapianto con nematocidi e fungicidi, per contatto (etoprofos, dazomet, maneb), sistemici in semenzaio (tiabendazolo) o al terreno (procimidone, propamocarb, tionazin) o fumiganti (dazomet, bromuro di metile, metam-sodium, metil-isotiociano). Bibliografia AA.VV. (1983) - Le virosi delle piante ortive. - L'Italia Agricola 120 (1), 15-178. Audus L.J. (1959) - Plant growth substances. - 2nd Ed., Leonard Hill, London. Avigliano M. 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Al termine del ciclo di coltivazione, nella maggior parte dei tabacchi le foglie sono raccolte individualmente, o a gruppi, in una successione che assicura il giusto stadio di maturità. Le foglie del tabacco allo stato verde contengono generalmente dall'85-al 90% di acqua, e per essere conservate ed usate devono essere seccate. La perdita di acqua costituisce quindi il fenomeno più evidente dell'essiccazione del prodotto, e ad esso si accompagnano complesse variazioni chimiche e fisiche del tabacco, fino ad ottenere le pregiate caratteristiche merceologiche finali. Le fasi della cura Tutti i sistemi di cura, anche se fra loro diversi, hanno in comune le fasi di ingiallimento, ammarronamento e essiccazione delle foglie. Nella fase di ingiallimento si hanno reazioni di idrolisi enzimatiche che portano alla formazione di zuccheri semplici, alla trasformazione delle proteine in amminoacidi, e idrolisi parziale delle pectine e dei pentosani, con degradazione della clorofilla. Nella fase di ammarronamento si hanno reazioni ossidative, con formazione di anidride carbonica e acqua; dagli amminoacidi si formano ammoniaca e ammidi; si modificano gli acidi organici e i composti fenolici, mentre diminuiscono gli alcaloidi e si ha riduzione della sostanza secca. Nella fase di essiccazione del lembo fogliare si ha l'eliminazione dell'acqua, mediante regolazione di temperatura e umidità relativa dell'aria. Con la cura si ottengono prodotti adatti al consumo, tuttavia non sempre essa è sufficiente per esaltare completamente le buone qualità o eliminare del tutto quelle cattive. Le caratteristiche di base delle foglie appena curate possono essere mascherate da fattori negativi di gusto aspro e pungente; il prodotto viene allora sottoposto alla stagionatura (ageing) e alla fermentazione, ottenendo le modificazioni migliorative tali da produrre un fumo dolce e aromatico, idoneo all'impiego manifatturiero. La stagionatura viene applicata principalmente ai tabacchi leggeri di tipo americano (Burley e Bright), conservandoli per qualche anno in casse o balle ad un contenuto di umidità del 10-13%. La fermentazione, alla quale sono sottoposti quasi tutti i tabacchi dark air-cured e sun-cured, è un processo più breve ma intenso, che si effettua accumulando i prodotti in masse, con autoriscaldamento del materiale e notevole perdita di sostanza secca. La fermentazione comporta considerevoli variazioni nella composizione delle foglie, si esaltano le caratteristiche intrinseche di tessuto, colore e aroma, si migliora la combustibilità e si degradando le sostanze nocive. I sistemi di cura Le tecniche di cura che vengono eseguite sui tabacchi sono le seguenti: - cura ad aria (tabacchi light air-cured e dark air-cured) - cura ad aria calda (tabacchi flue-cured) - cura a fuoco (tabacchi fire-cured) - cura al sole (tabacchi sun-cured) Sistemi di cura dei tabacchi italiani Metodo di cura Tipi di tabacchi Usi Cura ad aria (air-cured) Tabacchi chiari (light): Burley - Maryland - Badischer Burley sigarette di tipo americano, trinciati Tabacchi scuri (dark): Havanna - Badischer Geudertheimer - sigari, trinciati Beneventano - Paraguay Cura ad aria calda (flue-cured) Tabacchi chiari: Virginia Bright sigarette di tipo americano Cura a fuoco (fire-cured) Tabacchi scuri: Kentucky sigari, trinciati Cura al sole (sun-cured) Tabacchi levantini: Xanthi - Perustitza - Erzegovina sigarette di tipo turco e americano In alcuni casi, come per il tabacco Burley air-cured e per alcuni raccolti per sigari da riempimento, viene tagliata la pianta intera e curata direttamente senza rimuovere le foglie; queste vengono poi staccate solo al termine della cura (cura a pianta intera). Talvolta prima di tagliare la pianta vengono rimosse le foglie apicali. Cura ad aria dei tabacchi chiari (Light air-cured) La cura viene effettuata ad aria, in appositi locali riparati dai venti, generalmente molto semplici, coperti con materiale opaco che assicura il riparo del tabacco dai raggi del sole. I locali presentano finestre ad aperture regolabili per mantenere i livelli necessari di temperatura (non inferiore a 16°C) e umidità (intorno al 70%). Un tipico locale di cura comune in Italia per i tabacchi chiari (Burley, Maryland, Badischer Burley) è costituito da una capanna a tre ordini di appendimento delle filze di tabacco, rivestita con film plastico, utilizzabile sia per la cura a foglie staccate che per la cura a pianta intera. Con questo processo l'umidità delle foglie scende drasticamente, passando da 85-90% a 15-20%, con una perdita di acqua molto rapida nei primi dieci giorni di cura. La cura dipende da fattori esterni come intensità del sole, venti, umidità dell'aria, rugiade notturne, dal tipo di locale e dal prodotto; molto importante è la disposizione sulla stessa filza di foglie uniformi per corona e per grado di maturazione. Le fasi della cura sono quelle tipiche: la fase di ingiallimento dura in genere 2-3 giorni, nella fase di ammarronamento si elimina progressivamente l'acqua e il tabacco inizia ad assumere il colore tipico di ciascuna varietà, nella fase di essiccazione della lamina fogliare e della costola la colorazione finale è influenzata direttamente dall'ambiente (temperatura e umidità relativa dell'aria). La durata della cura varia da 20 a 40 giorni, in funzione della corona fogliare, del grado di maturazione delle foglie e dell'andamento climatico. Lo scopo di questa cura è la produzione di foglie di colore uniforme, con fumo di pieno aroma: le foglie del tabacco Burley sono di colore marrone nocciola, con aroma simile al fieno, buona combustibilità, non friabili al taglio, intatte, di lunghezza uniforme; le foglie curate del Maryland assumono colore rosso mattone, tessuto leggero, aroma simile al tiglio, elevata combustibilità. Cura ad aria dei tabacchi scuri (Dark air-cured) La cura dei tabacchi scuri (Havanna, Badischer Geudertheimer, Paraguay) viene effettuata all'aria e in ombra, in appositi fabbricati o in locali rustici di struttura e materiali diversi, e dura circa 60 giorni. In questa fase avvengono una serie di modificazioni biochimiche, che tuttavia non rendono il tabacco direttamente utilizzabile in manifattura, essendo il fumo ancora amaro e sgradevole. E’ necessario procedere alla fermentazione, che avviene a massa e richiede tempi lunghi, fino a 10-11 mesi, con frequenti rivolgimenti delle masse. Nelle masse di foglie, da 80 a 200 quintali, composte con foglie aventi la medesima composizione (apicali, mediane, basali), si determinano processi di autoriscaldamento con emissione di gas, e perdite di sostanza secca. Al termine si ottiene un prodotto di colore omogeneo, combustibilità uniforme e caratterizzato da fumo dolce, aroma e gusto gradevoli. Il tabacco Beneventano viene invece sottoposto ad una cura particolare detta "infocatura", effettuata sul tabacco allo stato verde. Le foglie raccolte sono ammucchiate per 24 ore sul pavimento del locale di cura, e coperte con paglia. Si formano quindi le filze, con circa 300 foglie, che sono stese all'aperto fino ad ingiallimento completo. Le foglie appassite e ingiallite dalla esposizione al sole sono riunite in piccole masse, con la parte basale delle foglie rivolte verso l'esterno, per 24 ore. Le masse sono quindi sottoposte ad una serie di fermentazioni, con parziale immersione in acqua calda; ciò determina un innalzamento rapido in 48 ore della temperatura, fino a 60° C. Questa operazione è ripetuta più volte, per altre 48 ore, demolendo le masse e riformandole con le foglie in posizione invertita. Al termine il prodotto assume un colore marrone scuro. La cura viene poi completata essiccando i lembi e le costole delle foglie, distendendo le filze all'aria. In totale il ciclo di cura dura 6-7 giorni. Cura ad aria calda (Flue-cured) La cura dei tabacchi chiari (tipo Virginia) è molto complessa e viene praticata in locali adatti, in celle a ventilazione forzata (bulk curing), dove le foglie con l'apice rivolto verso il basso vengono sistemate in telaini di forma variabile. Altre tecniche consentono il caricamento di telaini alla rinfusa, o la sostituzione dei telaini con grossi contenitori (cassoni). Nella cura si susseguono le fasi di ingiallimento, essiccamento della lamina e fissazione del colore, essiccamento della costola, conservazione del prodotto. E' importante sistemare nel locale foglie uguali per linea, corona e grado di maturazione, per assicurare il più possibile l'uniformità del prodotto. La cura è piuttosto complessa e richiede una continua sorveglianza; tutte le fasi sono determinate da un progressivo aumento della temperatura e dalla riduzione dell'umidità entro la cella di cura. Nell'ingiallimento la temperatura viene portata fino a 35°C e l'umidità viene regolata per ogni carico, completando la fase in 24-48 ore. Nella fase successiva si ottiene l'essiccazione della lamina fogliare con la temperatura fino a 46 °C, e si fissa il colore giallo, evitando che viri al bruno (ammarronamento), portando la temperatura a 55-58 °C ed eliminando l'umidità in modo graduale. Quando la lamina fogliare è secca si aumenta progressivamente la temperatura fino a 65 °C e si ottiene il disseccamento della costola. Per la conservazione del prodotto si raggiunge infine la temperatura finale di 80 °C. Al termine della cura il tabacco, per poter essere estratto dalla cella, subisce il processo di rinvicidimento (assorbimento di umidità) con l'impianto di umidificazione della struttura. L'intero processo è di breve durata, 6-7 giorni; il prodotto finale varia generalmente di colore dal giallo limone all'arancio scuro, e dà un fumo di aroma leggero. Cura a fuoco diretto (Fire-cured) In Italia questa cura viene usata sul tabacco scuro Kentucky, in locali dotati di sistemi di "stendaggio" per le filze di foglie e di prese d'aria per regolare l'umidità. Nella cura si distinguono le fasi di ingiallimento, ammarronamento, essiccazione della lamina fogliare ed essiccazione della costola, ottenute mediante opportune gradazioni di temperatura regolabili col fuoco. Nella fase di ingiallimento le foglie sono poste in locali chiusi per alcuni giorni a temperatura ambiente, senza fuoco. Nella fase di ammarronamento, quando il tabacco ha assunto in gran parte il colore giallo, si accendono i fuochi con legna secca di essenza forte (faggio, leccio, quercia e simili) ottenendo fumo senza fiamma. La temperatura resta a 28-30 °C per 1-2 giorni, si eleva a 35 °C aumentando il numero dei fuochi, e viene portata a 38-40 °C in 4-5 giorni, eliminando dai locali l'umidità che si forma. Il colore passa gradatamente dal giallo al marrone. Nella fase di essiccamento della lamina fogliare, quando il tabacco è completamente marrone, la temperatura viene portata a 45-50 °C, attivando i processi di fermentazione in massa che conferiscono profumo e aroma al tabacco. Il fumo in questa fase rende le foglie lucenti e di tessuto compatto. Nella fase successiva, di essiccamento della costola, della durata di circa 3 giorni, la lamina fogliare diventa vitrea e fragile al tatto: il fuoco viene spento e si attende che la foglia torni morbida e pastosa. Il fuoco viene quindi di nuovo acceso per riottenere una lamina di nuovo vitrea. Con l'operazione di rinvincidimento si ottiene di nuovo la consistenza pastosa della foglia. Le operazioni di fuoco e quest'ultima, alternate, portano la costola e la lamina a un colore marrone uniforme, elastica e morbida. La cura è condizionata dal grado di maturazione delle foglie e dalle condizioni dei locali (temperatura, umidità e ventilazione). Il processo di cura dura 15-20 giorni, con un consumo di legna di 50 kg per quintale di tabacco verde da curare. Con questo sistema di cura le foglie presentano un contenuto molto alto di fenoli dovuto all'assorbimento del fumo, sono lucide a tessitura compatta, elastica e resistente, con gusto e aroma intensi per l'alto contenuto in nicotina. Cura al sole (Sun-cured) La cura e lavorazione dei tabacchi levantini (Xanthi, Perustitza, Erzegovina) avvengono in una successione di fasi che portano nelle foglie modifiche di ordine fisico, biochimico e chimico: cura, manipolazione, fermentazione, conservazione. Per il processo è necessario un periodo di calda insolazione per almeno un mese dopo la raccolta; viene quindi effettuato all'aperto nei mesi estivi, e può considerarsi intermedio tra la cura ad aria e quella ad aria calda, sia come durata che come effetti. Il processo di cura inizia con l'ingiallimento delle filze di foglie all’ombra, in luoghi scuri (in locali o sotto tettoie), fino ad ottenere un colore giallo chiaro. La durata è variabile, ma per ottenere una colorazione uniforme è necessario che le foglie vengano raccolte con lo stesso grado di maturazione e abbiano lo stesso sviluppo, e che nei locali sia possibile un adeguato arieggiamento per permettere la dispersione di eccessi di umidità. La fissazione del colore inizia con l'esposizione delle filze direttamente al sole, fino ad ottenere la completa essiccazione della lamina e della costola della foglia. La durata varia secondo la maturazione delle foglie, più breve per le foglie basali (8-10 giorni) rispetto alle apicali (circa 20 giorni). Al termine le filze vengono raccolte in ghirlande o festoni e poste in locali asciutti, ventilati e oscuri (per favorire la brillantezza del colore, sbiadito dall'eccesso di luce solare). Quando le foglie si ammorbidiscono per assorbimento di umidità, le filze vengono riposte in "casse a crociera" di 30-40 kg o condizionate in ballotti provvisori di 15-20 kg, per la successiva lavorazione premanifatturiera. Le foglie essiccate e fermentate sono di colore giallo-oro tendente al rosso, di tessuto gentile e poroso, di alta aromaticità. Produzione di tabacco greggio 1993-1999 Superficie di tabacco greggio 1993-1999 Produzione e superficie nelle regioni (1993-1999): Abruzzo Molise Basilicata Piemonte Campania Puglia Emilia Romagna Sicilia Friuli Toscana Lazio Umbria Lombardia Veneto Marche Produzione e superficie per provincie e tipi di tabacco (1995-1999): Abruzzo Molise Basilicata Piemonte Campania Puglia Emilia Romagna Sicilia Friuli Toscana Lazio Umbria Lombardia Veneto Marche Bright 3108 2596 2678 2534 2340 2048 1624 1093 1064 939 959 999 683 Burley - 0,9 - - - - - 0,5 - - 0,3 - - Perustitza 1461 1190 1232 1330 1293 1231 1060 942 797 681 610 554 466 Erzegovina - 1,9 - - 3,2 - - 0,7 - - 1,3 1,2 - Katerini 0,126 0,1 Totale 4569 3789 3910 3863 3636 3279 2684 2036 1861 1620 1571 1554 1149 (Province, 1998-1999) BASILICATA PRODUZIONE in tonnellate - SUPERFICIE in ettari Tipi 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 Bright 120 97 78 44 56 50 66 53 37 21 45 23 19 Burley - - 2,7 - - - - - 0,8 - - - - Erzegovina 7,7 12 2,5 4,3 Totale 120 97 80 44 63,7 62 66 53 38 21 45 25,5 23,3 (Province, 1998-1999) CAMPANIA PRODUZIONE in tonnellate - SUPERFICIE in ettari Tipi 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 Bright 78 59 76 64 57 51 38 32 35 28 28 27 17 Burley 39810 35787 37514 39576 39820 40340 12828 12486 11414 10506 10085 9352 8377 Maryland 1293 1132 1268 1253 1293 1398 811 713 657 605 581 567 554 Kentucky 2847 2633 3051 3035 3225 3031 1169 1131 1125 1456 1490 1432 1207 Perustitza 313 276 221 203 219 161 235 227 156 137 131 117 71 Ibr. Badischer G. 13619 12434 13247 14082 14154 14143 6877 7422 6710 6460 6543 6424 5336 Havanna 3030 1347 1368 1651 1553 1594 1905 1108 963 782 754 678 552 Paraguay 1913 1231 979 1063 1023 914 1205 733 697 554 553 506 385 Beneventano - - 31 40 39 35 - - 24 39 34 26 22 Katerini - - - - - - 3 - - - - - - 3 Totale 62903 54900 57756 60967 61386 61672 25069 23851 21779 20567 20199 19129 16524 (Province, 1998-1999) EMILIA-ROMAGNA PRODUZIONE in tonnellate - SUPERFICIE in ettari Tipi 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 Burley 71 156 156 74 78 68 22 65 53 23 20 21 18 Badischer Burley 168 - - - - 57 - - - Totale 239 156 156 74 78 68 79 65 53 23 20 21 18 (Province, 1998-1999) FRIULI PRODUZIONE in tonnellate - SUPERFICIE in ettari Tipi 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 Bright 225 234 257 305 286 326 118 111 127 122 136 126 117 Burley 63 73 84 118 96 124 23 32 31 33 35 39 35 Badischer Burley 12,6 - - - 4,7 - - - Havanna - - 0,5 - - - 0,3 - Totale 301 308 342 423 382 450 146 144 158 155 171 165 152 (Province, 1998-1999) LAZIO PRODUZIONE in tonnellate - SUPERFICIE in ettari Tipi 1993 1994 1996 1997 1998 1999 1994 1995 1996 1997 1998 1999 Bright 966 1068 998 1122 1471 1533 583 510 428 428 538 508 Burley 1506 1163 1344 1471 1269 1084 585 504 473 467 405 307 Maryland 451 324 366 397 498 543 201 155 157 168 221 169 Kentucky 550 514 525 587 628 637 231 243 251 262 282 236 Ibr. Badischer G. 525 330 428 410 601 505 261 177 213 200 236 168 Havanna 472 385 249 359 140 190 299 244 142 135 51 58 Paraguay - 0,2 - - - 0,2 - - Totale 4471 3784 3911 4346 4607 4527 2160 1835 1665 1661 1734 1465 (Province, 1998-1999) LOMBARDIA PRODUZIONE in tonnellate - SUPERFICIE in ettari Tipi 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 Bright 499 507 581 559 524 578 296 211 217 242 254 296 287 Burley 730 628 537 587 376 302 264 243 188 135 135 113 75 Maryland - - 9,0 - - - 6,7 - Badischer Burley 188 4,7 29 - 97 5,6 9,5 - Totale 1417 1140 1157 1146 900 890 657 460 421 377 389 409 362 (Province, 1998-1999) marche PRODUZIONE in tonnellate - SUPERFICIE in ettari Tipi 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 Bright 280 246 261 307 230 290 106 96 98 112 139 129 96 Burley - 1,7 31 - - 0,3 5,8 - Maryland - - 0,2 - - - 0,2 - Kentucky 2 Nel 1994 in una piazza del centro di Bucarest (Romania), un uomo ha fumato, con un congegno da lui stesso costruito, 800 sigarette in meno di 5 minuti. Nel 1994 il volume mondiale di sigarette è stato di 5.320 miliardi di sigarette, pari a oltre 100 miliardi la settimana. La Cina è il maggior produttore mondiale di sigarette, con 1.700 miliardi di pezzi, e contribuisce per il 40-45% alla produzione mondiale di tabacco (1993). In Cina, secondo uno studio cinese (1995), fumano il 67% dei maschi e il 2% delle donne. Nel mondo circa 47 milioni di persone dipendono dall'industria del tabacco. Si calcolano in circa 1 miliardo e 200 milioni i fumatori nel mondo; in 100 stati del mondo lavorano tabacco circa 180 milioni di persone tra trasformatori, produttori, distributori e coltivatori. In Europa le attività relative al tabacco occupano direttamente circa 1,5 milioni di persone, in Italia circa 350.000. Le miscele di tipo inglese, realizzate principalmente con tabacco Virginia trattato ad aria calda, rappresentano oltre il 40% delle vendite mondiali di sigarette; le miscele di tipo americano, composte da tabacchi Burley, Virginia e Orientali, rappresentano il 35%. Nel 1992 il tabacco, con oltre 140 miliardi di dollari, ha contribuito per circa il 3% al totale delle entrate fiscali per tutti i paesi del mondo. Nel 1993 è stata posta in vendita in Canada una sigaretta che si può riaccendere dopo lo spegnimento, con un cilindretto per conservare il mozzicone e un paio di forbicette per tagliare via l'estremità bruciata. Nel 1996 a Bellaire ("aria bella"), vicino Houston, (USA) una norma impone di fumare solo nella propria casa. In California (USA) è vietato fumare negli uffici federali, amministrativi, scuole, uffici privati, ristoranti, stadi, aeroporti; dal 1/1/1998 anche nei bar. A Manhattan (USA) nel 1995 è sorto un locale per sole donne che masticano sigari. Nel gennaio 1996 in Paraguay il fumo viene proibito nei negozi alimentari e nelle strutture sanitarie. In Cina, nel marzo 1996, a Pechino viene vietato il fumo nella "Grande sala del popolo", usata per conferenze e incontri di alto livello; a maggio il divieto viene esteso in ospedali, teatri, scuole e mezzi pubblici di trasporto. Nel Galles meridionale (Inghilterra), in una impresa di arredamento, è prevista per i fumatori la detrazione dalla paga di una sterlina l'ora; secondo i proprietari, un disegnatore non può lavorare con la sigaretta in bocca. Nel 1998 un'azienda chimica di Rouen (Francia) ha proposto aumenti salariali per chi smette di fumare: 400 franchi per che si astiene da fumare sul posto di lavoro, 500 franchi per chi smette di fumare. In Irlanda (1998) le autorità sanitarie offrono un viaggio di due settimane in Messico per gli operai edili che smettono di fumare. L'Associazione svizzera per la prevenzione del tabagismo (1998) offre viaggi e numerosi premi per chi si astiene dal consumare tabacco: l'effettiva astinenza dal fumo sarà verificata con test biologici. Nel mondo ci sono compagnie aeree che: proibiscono totalmente il fumo nei loro voli; riservano posti per i fumatori; prevedono fasce orarie con voli per fumatori o non fumatori; forniscono gomme da masticare per i fumatori; non prevedono alcuna restrizione. Negli USA è stata inventata da P.C. Toringam la sigaretta fatta con foglie di lattuga sottoposte a particolari trattamenti. L'iniziativa ha avuto un grande successo. A Parigi viene distribuito un gioco chiamato "Le Nez du Cigare": comprende un libretto con schede di degustazione del sigaro e dei suoi profumi, e un set di boccettine con diverse essenze. Nelle strade di Francoforte (Germania, 1998) sono installati semafori dove il segnale verde per i pedoni è rappresentato da una figura che cammina con borsa, ombrello e pipa in bocca. In Italia Nel 1895 il consumo pro-capite/anno di sigarette era pari a 65 grammi; nel 1995 è stato di 1.567 grammi. Nel 1994 sono stati "consumati" quasi 19 miliardi di pezzi tra fiammiferi 'svedesi' e cerini (circa 400 a testa), per una spesa di oltre 84 miliardi. Le rivendite di tabacchi sono state 58.578 nel 1994, e 56.852 nel 1996; la spesa media per abitante per il tabacco è di 241 mila lire all'anno. I fumatori italiani sono circa 13 milioni, il 26% della popolazione adulta (più di 14 anni). I fumatori sono il 31% della popolazione maschile, le fumatrici il 22% della popolazione femminile. Il 19% fuma più di un pacchetto di sigarette al giorno; il 36% meno di 10 sigarette al giorno; sigari e pipe sono fumate dallo 0,4% della popolazione. I fumatori passivi all'interno delle famiglie sono calcolati in circa 16 milioni. Fumate sigari? Secondo "Il Tabacco" (1920), la "sigaromanzia" indica il vostro carattere, secondo il modo in cui il sigaro viene fumato. Il contrabbando illegale in Italia viene stimato tra i 10 e i 12 miliardi di lire l'anno. Il più alto consumo di sigarette si ha nel Sud dell'Italia e nelle Isole, con il 37% di tutte le sigarette vendute in italia. Le sigarette più vendute, con una quota del 35% circa, sono le light (condensato tra 5 e 9,99 mg), seguite dalle full flavour (condensato oltre i 12 mg), dalle medium (10-11,99 mg), dalle extralight (2-4,99 mg) e dalle ultralight (circa 2 mg). Sono circa 220 le marche di sigarette commercializzate attualmente in Italia, suddivise in due segmenti di prezzo: convenienti (circa 48% del mercato) con le marche nazionali, e "premium price" (52%) con le marche estere più diffuse. I prodotti più tassati (1996) sono le sigarette e la benzina, rispettivamente con il 74,5% e il 73,35% di imposte. L'importazione di sigarette è in costante aumento: nel 1995 ne sono state importate per 38.560 miliardi. L'88% della produzione nazionale di tabacco greggio (dati 1996) si concentra in 4 regioni: Campania (47%), Umbria (16%), Veneto (16%), Puglia (9%). Il 38% del tabacco greggio dell'Unione Europea proviene dall'Italia, il 36% dalla Grecia. Diversi sono i metodi per smettere di fumare. Il periodico "Donna" (1997), insieme a una buona dose di volontà, consiglia i seguenti: - terapia di gruppo - cerotto - chewingum alla nicotina - diffusore aromatico - ipnosi - graffette e agopuntura - omeopatia. Dal 1997 è disponibile la sigaretta Black Death (Morte Nera): pacchetto nero, scritta gotica, teschio con cilindro. Il marchio ha origini islandesi, usato per la prima volta in una marca di vodka. Attualmente il nome Black Death si trova su prodotti di vario genere, tra cui birra, vodka, rum, accendini, t-shirt.